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sabato, giugno 06, 2009

Anche le pulci ruggiscono

Eco la foto del Pais dove il premier Topolanek si sarebbe riconosciuto.




L'Italia fa scuola. Chiunque, in questo caso Topolanek, può dire vaccate. Se questo signore crede sia un fotomontaggio denunci, ma abbia il coraggio, e non so se l'avrà, di rassegnare le dimissioni, due secondi dopo, se le fotografie si dimostrassero veritiere. Ecco perché l'Italia è un problema europeo e non solo nazionale.

Fonte la Repubblica
Topolanek: "Io nudo? Solo un fotomontaggio"

ROMA - E' forse l'aspetto più grottesco delle foto pubblicate dal Pais. L'ex premier ceco Topolanek, ospite a Villa Certosa, appare in una immagine senza costume sul bordo della piscina. La foto, debitamente pixelata anche sul volto, è stata pubblicata dal quotidiano spagnolo. Topolanek evidentemente si è riconosciuto.

E alla domanda: foto o fotomontaggio? ha risposto: "Entrambe le cose. Sono io, sì, ma è chiaramente anche frutto di un fotomontaggio". "L'immagine - ha aggiunto- è chiaramente alterata".

Difficile pensare a una congiura del Pais, che si mette a truccare la foto proprio nelle sue parti intime, ma Topolanek è sicuro. "Io non credevo che le elezioni europee potessero essere così importanti da spingere i socialisti a porre in essere attacchi e manipolazioni così ridicole" ha dichiarato, come riporta il sito del quotidiano Mlada Fronta Dnes: "In ogni caso si tratta di una intrusione brutale nella privacy, perché quella era una vacanza privata. E io in questo non vedo nulla di male e di compromettente".

Poi, riferendosi al quotidiano spagnolo, ha detto: "Il fatto che a pubblicarle sia un giornale politicamente orientato come El Pais, per di più nel giorno delle elezioni, dimostra chiaramente che il tutto fa parte della campagna elettorale della sinistra".

sabato, novembre 08, 2008

È un paese per vecchi

Uno dei tanti voltagabbana degli ultimi anni. Chicco Testa che adesso si è scoperto nuclearista dopo aver costruito una carriera facendo l'ambientalista.
Attualmente è Managing Director di Rothschild e Presidente della società Roma Metropolitane, appartenente al comune di Roma, che realizza le nuove Linee Metropolitane della Capitale. È inoltre Presidente di Telit Communications Plc
È autore del libro "Tornare al nucleare? L'Italia, l'energia, l'ambiente", Gli Struzzi,Einaudi uscito nell'aprile 2008, in cui ripercorre vent'anni di discussione pubblica italiana sulle politiche ambientali ed energetiche e non esclude il nucleare, a suo parere, come fonte energetica a zero emissioni di idrocarburi .




In un posto come l'Italia dove sei considerato un giovane sino all'età di 50 anni. In un paese mafioso che non è stato in grado di controllare la proliferazione dell'immondizia. In un paese che non è in grado di investire uno straccio di risorsa nei giovani e nella scuola. In questo paese si osa rilanciare l'ipotesi nucleare e a farlo sono i vecchi. Lo fanno gli over 50/60. Se gli italiani vogliono suicidarsi in massa prego, ma un paese che non è in grado di gestire nemmeno i rifiuti normali come si pensa che si sia in grado in gestire rifiuti nucleari? Mi auguro che l'Europa prenda a difendersi da un paese che è indubbiamente diventato un rischio per tutti gli altri perché se esplode una centrale in Italia non è che in Francia, Spagna o Germania non se ne sentirebbero gli effetti.

Nucleare, gli italiani ci ripensano la maggioranza ora è favorevole.
di FABIO BORDIGNON e NATASCIA PORCELLATO
da Repubblica.it

In questi giorni ricorre l'anniversario dei referendum che, nel 1987, hanno di fatto sancito l'uscita dell'Italia dal gruppo di paesi produttori di energia nucleare. Ventun anni fa, attraverso l'abolizione di tre articoli di legge, il popolo italiano sentenziava il rifiuto alla presenza di centrali nucleari sul territorio nazionale. Il tema, tuttavia, è rimasto nel dibattito pubblico e, anche recentemente, alcuni esponenti politici, tra cui il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il leader dell'Udc Pierferdinando Casini, hanno espresso la volontà di tornare ad investire nella soluzione nucleare. I dati raccolti da Demos nelle scorse settimane mostrano un'opinione pubblica piuttosto aperta verso l'opzione nucleare, per quanto siano da segnalare importanti distinguo, soprattutto dal punto di vista generazionale e politico.

Nucleare: sì o no? Quanto rilevato nel sondaggio ci mostra una realtà mutata e interessante. I favorevoli alla costruzione di centrali nucleari in Italia sono il 47%, mentre a confermare il rifiuto per l'energia prodotta dalla fissione dell'atomo è il 44%. E' dunque la maggioranza relativa a "ripensare" l'esito del referendum, anche se non possiamo ignorare il 9% che sceglie di non esprimersi.

Spostando l'ipotetica centrale dalla generica nazione alla provincia di residenza del rispondente, le opinioni mutano leggermente verso. I contrari alla costruzione, in questo caso, sono esattamente la metà - il 50% - mentre quanti si dicono comunque "a favore" sono il 41% - con, ancora, un 9% di incerti.

Giovani contro. Se osserviamo i risultati in base alla classe d'età del rispondente, vediamo come siano proprio i più giovani, quanti cioè non hanno preso parte al referendum di oltre vent'anni fa, a esprimere il parere maggiormente negativo. Infatti il dato si alza tra coloro che hanno tra i 25 e i 34 anni (48%) e nella fascia tra i 35 e i 44 anni (dove tocca il 50%). Se invece consideriamo quanti non vogliono la centrale nella propria provincia di residenza, vediamo come siano sempre le generazioni più giovani ad esibire l'opposizione più netta: tra i 15 e i 44 anni, infatti, sono oltre il 54% ad esprimersi negativamente, contro una media del 50%.

Nord e Sud. Il nucleare taglia in due anche la penisola. Se il Nord tende ad essere più favorevole al ritorno al nucleare, il Centro e il Sud mostrano scetticismo. In particolare, è il Nord Ovest a manifestare maggiore apertura, sia per la costruzione di centrali in Italia (54%, +7 punti percentuali rispetto alla media) che nel territorio (46%, +5 punti percentuali). I più scettici sono invece i cittadini del Centro: il 37% accetterebbe la costruzione di una centrale nella propria provincia, mentre è il 43% ad auspicarne la costruzione nella penisola (per entrambi lo scarto rispetto alla media nazionale è negativo di circa quattro punti).

L'ambiente e la politica. Anche la variabile elettorale offre spunti interessanti di riflessione e ci aiuta a comprendere come le posizioni discendano anche - e soprattutto - da ragioni "politiche". La spaccatura tra destra e sinistra, in altre parole, divide anche tra favorevoli e contrari alla costruzione di centrali nucleari. Gli elettori di PdL e Lega Nord, ma anche quelli dell'Udc, si distinguono per il grande favore con cui vedono la costruzione di centrali, sia in Italia che nella realtà locale. Le aree di maggiore scetticismo (o di aperta opposizione) si concentrano invece tra gli elettori del Pd, dell'IdV e, soprattutto, della Sinistra Arcobaleno.