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domenica, maggio 10, 2009

Interessanti imbecillità prese da Dago



Lettera alla redazione di Dagospia

Caro Dago,ad "Annozero", ieri, prima di dare la parola alla requisitoria di Travaglio, alla stizzosa vetero-femminista pannelliana Bonino, alla moglie di Rutelli, Barbara Palombelli, all'immancabile e ormai monotona Concita De Gregorio e a Veronica Lario - cui ha prestato la voce l'attempata attrice Guerritore, moglie di Zaccaria,ex presidente della RAI e oggi deputato del PD - Santoro ha premesso, con durezza, che non avrebbe mandato in onda un'eventuale telefonata del premier. Informazione normale della TV pubblica di un Paese normale ?

Il giudizio spetta ai lettori di "Dagospia". Ghedini, avvocato di Berlusconi e deputato padovano del PDL, si è battuto, con puntiglio, nello studio di Michele,ma era solo nella tana dello spietato "lupo rosso" di Salerno, mentre dal fazioso Floris(PD), vedovo inconsolabile di Prodi e Veltroni, Sandrone, Bondi, martedi' sera, avrebbe dovuto rispondere, in modo più incisivo, meno salmodiante preci all'Altissimo ed ecumenico, alla Concita De Gregorio(PD, tendenza Walter, l'Obama di Trastevere)), che ha bocciato in blocco tutti i candidati del centrodestra,deplorando, in particolare, la presenza nelle liste PDL di un certo Strano, finiano di Sicilia, e di altri presunti inquisiti. Il garantismo, come è noto, vale solo, se sotto inchiesta finiscono i compagni....
M.

Aldilà degli attivisti che da mesi ormai inondano di commenti i vari siti, questa storia vista dall'estero è pazzesca. Il mutamento antropologico è compiuto. La prosa di questo tizio ne è una prova. La stizzosa vetero-femminista Bonino? Appena appena uno dei personaggi dell'anno per il Times, all'epoca cooptata da Berlusconi perché eletta con una montagna di voti.
"L'attempata" Guerritore (perché una donna a 30 anni deve suicidarsi?) "Anomalo il rifiuto di ricevere telefonate" (perché negli altri paesi il presidente chiama quando una trasmissione non gli piace e in diretta s'intromette. B era stato invitato se non ci va sono fatti suoi). "Moglie di Zaccaria" (quindi se ha diritto di parola chessò Carlo Rossella che di B è stipendiato e parla a Ballarò, non ne ha un attrice moglie di un deputato PD?) Ghedini si batte con puntiglio. Certo i continui "va la, va laa, va laaaaa" sono un'ottima strategia per controbattere. Affermare "Berlusconi piace perché è come il popolo" è quantomeno un tantinello azzardato. Un uomo di oltre 70 ani che frequenta una ragazzina anche al popolo appare un poco strano. Le accuse alla De Gregorio? Noiosa. Nino Strano? Uno indegno di stare in Parlamento indipendentemente da come finiranno le inchieste a suo carico. Tutto normale. Non c'è nulla da fare. Solo quando comincerà a mancare il cibo nei negozi, forse, la gente del Belpaese comincerà ad aprire gli occhi.

domenica, febbraio 03, 2008

A chi convengono le elezioni?




Si vota, 300 milioni di euro in più ai partiti - Mariolina Sesto per il Sole 24 Ore:

C’è un motivo per il quale il voto anticipato conviene a tutti i leader nessuno escluso: se si andasse alle urne i partiti incasserebbero fino al 2011 rimborsi elettorali doppi. Sia quelli maturati per la quindicesima legislatura che quelli relativi alla sedicesima.

Per le forze politiche la fine anticipata della legislatura si trasformerebbe in un business finanziario, per lo Stato in un aggravio di costi pari a circa 300 milioni di euro. E a poco vale a questo punto il taglio del 10% al fondo annuale per i rimborsi scattato con la Finanziaria: l’aggravio per lo Stato sarà di 270 milioni anziché di 300.

I fondi elettorali di Camera e Senato ammontano infatti a circa 50 milioni di euro ciascuno e sono costituiti calcolando la cifra di 1 euro per ogni avente diritto al voto. Per le elezioni di aprile 2006 gli aventi diritto al voto erano precisamente 50.098.305 (47.258.305 gli aventi diritto al voto in Italia e 2.840.000 quelli all’estero).

Da questo fondo ad ogni partito è attribuita una quota sulla base delle percentuali di voto ottenute. Una leggina ad hoc approvata con voto bipartisan a inizio 2006, poco prima di andare a votare, sancì il diritto dei partiti a continuare a incassare i rimborsi anche in caso di voto anticipato.

Da qui l’affare: se la legislatura si esaurisce prima della sua naturale scadenza lo Stato deve comunque pagare le somme già maturate per tutti e cinque gli anni. Proprio in base a questa leggina Forza Italia ha potuto cartolarizzare i contributi che deve ancora riscuotere. Ed anche il Pd potrebbe avere la sua convenienza: Ds e Dl continueranno a incassare le risorse relative alla XV legislatura; il Pd avrà i fondi della XVI.

«È evidente che se si fosse abolita la norma inserita nel febbraio 2006 si potevano risparmiare circa 100 milioni all’anno, che invece saremo costretti a spendere se le Camere verranno sciolte a giorni», calcola Silvana Mura, deputata dell’Idv. «Cosa che avevamo ampiamente annunciato e che per ben due volte abbiamo cercato di evitare con degli emendamenti alla finanziaria 2007 e 2008. Purtroppo questo non è stato possibile per l’ostilità di tutte le altre forze politiche».

giovedì, gennaio 10, 2008

Grillo e la paura del confronto



Io sono giornalista (non tanto in Italia), stimo abbastanza Alessandro Gilioli (della cui famiglia conosco un altro grande giornalista, il cugino Francesco), ma queste domande non erano così calzanti. Io a Euronews l'intervista l'ho fatta (la trovate si questo sito e su Youtube cliccando - Euronews Grillo) e ho posto le domande (anche se poi non mi sono messo in video), quindi le cose si possono fare (anche se poi tutti i media italiani l'hanno definita un'intervista-monologo)....poi fatevi un'idea voi.

dal Blog "Piovono Rane" di Alessandro Gilioli dell'Espresso

Una storia un po’ lunga, ma se avete voglia di leggerla fino in fondo vi dirà parecchio su Beppe Grillo.

Il giorno 2 gennaio, come molti, ho letto e visto in Internet il “discorso di Capodanno” di Grillo. Nel quale, come si ricorderà, è stato lanciato il V-day contro i giornali per il 25 aprile prossimo venturo.

Tra le altre cose, nel suo discorso Grillo prevedeva con certezza che tutti media “mainstream” avrebbero volutamente ignorato il suo V-day sui giornali, visto che la cosa riguardava direttamente gli interessi delle testate e dei loro proprietari.

Il fenomeno Grillo mi interessa, da tempo vado scrivendo diverse cose sulle storture del sistema editoriale in Italia (a partire dall’Ordine e dalla legge sulle provvidenze) e credo anche che i giornali debbano interessarsi delle fasce della società che Grillo più o meno rappresenta.

Quindi il giorno stesso telefono a Grillo sul suo cellulare per proporgli un’intervista sul tema del V-day contro la stampa, la “vera casta” come dice lui.

Grillo mi risponde quasi subito, con gentilezza, ma nicchia un po’ sull’intervista: «Io sono un monologhista», mi dice testualmente. «Invece dell’intervista le scrivo un pezzo io e voi lo pubblicate su L’espresso».

Io gli rispondo che un pezzo no, non ci interessa, che per quelli c’è già il suo seguitissimo blog e noi invece vorremmo un confronto, anche aspro magari, sul tema che ha lanciato, il V-Day contro i giornali.

Gli prometto che però, ovviamente, tutte le sue risposte saranno riportate senza variazioni e senza alcuna censura, che ha la più assoluta libertà di dire quello che gli pare, che sono dispostissimo a mandargli i suoi virgolettati per approvazione a intervista scritta.

«Mah», dice lui, «non so, io non dò il mio meglio in queste cose».

Insisto, gli faccio presente che un confronto civile è il modo migliore per far crescere e circolare le idee, gli propongo di andarlo a trovare dove si trova e alla fine sembro parzialmente convincerlo: «D’accordo, facciamolo», dice, «ma non di persona. Mi mandi le sue domande via mail e io le rispondo subito dopo le feste».

Il giorno dopo mi metto al mio pc e una dopo l’altra snocciolo le domande.

Sono tutte molto semplici, anche se non a zerbino.

Gli chiedo ad esempio se non ritiene che i giornali e la Rete possano convivere, visto che la tivù non ha ucciso la radio.

Se non crede che grazie alla loro buona salute economica molti giornali possano fare anche ottime inchieste, e gliene elenco alcune di questo e di altri giornali. Gli faccio l’esempio di Mastella, su cui diversi giornali hanno fatto inchieste ampiamente riprese dallo stesso Grillo nel suo blog.

Gli chiedo dunque se non pensa che sia sbagliato mettere sullo stesso piano i quotidiani di partito inesistenti che prendono soldi direttamente dallo Stato e i giornali veri - magari perfino utili al dibattito sociale e al controllo sulla politica - che hanno solo detrazioni postali e contributi per la carta.

Gli chiedo se è consapevole che con l’abolizione totale e indistinta delle provvidenze probabilmente morirebbero voci come il Manifesto o come l’Internazionale, su cui lui stesso scrive una pagina ogni settimana, e gli chiedo se questo secondo lui sarebbe un passo in avanti per la nostra società.

Gli chiedo perché nel discorso di Capodanno ha esaltato come “ultimi giornalisti liberi” Biagi e Montanelli contrapponendoli a tutti gli altri, visto che anche Biagi e Montanelli scrivevano sui grandi giornali secondo lui servi e di “casta”.

Gli chiedo se in questo suo condannare senza eccezioni i giornali e i giornalisti ce n’è qualcuno che salverebbe, che secondo lui non fa parte della casta.

Gli chiedo se considera parte della casta anche quelle migliaia di giornalisti sottopagati e precari che ormai lavorano in gran parte delle redazioni.

Gli chiedo come può dire che tutti i giornalisti sono casta, visto che la grandissima parte di loro ha come unico privilegio il biglietto gratis ai musei, e per il resto si paga come tutti gli altri comuni mortali la casa, il cinema, il treno, l’autobus, il biglietto allo stadio e così via.

Già che ci sono, gli chiedo perché non risponde mai agli altri blog, visto che predica i blog come mezzo di comunicazione dell’avvenire.

Gli mando il tutto con una bella mail.

Passa la Befana, passano altri due giorni ma da Grillo nessuna risposta.

Gli mando un sms per ricordargli il nostro accordo, lui non risponde.

Gli mando un’altra mail copiaincollando la precedente, nel caso la prima si fosse persa.

Niente.

Questa mattina, 9 gennaio, gli telefono:

«Pronto buongiorno sono Gilioli de L’espresso, la disturbo?»
«Certo, lei mi disturba sempre».

«Mi dispiace. Volevo sapere se ha visto le domande che le ho mandato…».
«Certo che le ho viste e non intendo minimamente risponderle».

«Come mai?»
«Perchè sono domande offensive e indegne».

«Mi scusi, ma non mi pare, sono solo domande. Servono a un confronto. Se lei mi dà le sue risposte per iscritto, io le trascrivo tali quali, le dò la mia parola».
«No, non se ne parla neanche, lei non ha capito niente. Buongiorno».

«Buongiorno».

Da questa ridicola esperienza, deduco due o tre cose di cui credo di avere ormai la certezza.

Primo: Grillo ha una paura fottuta del confronto. Sa che il suo linguaggio apocalittico e assertivo non ha niente a che vedere con lo scambio di idee e con il dibattere. E’ chiuso nel suo monologhismo. Sa di non avere argomentazioni razionali forti per difendere le sue affermazioni a tutto tondo, sa che il confronto lo obbligherebbe a qualche sfumatura e sa che probabilmente le sfumature lo annienterebbero, visto che il suo successo è figlio della sua assertività.

Secondo: Grillo ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura. Io gli avevo promesso tre o quattro pagine di intervista su “L’espresso”, lui ha preferito non apparire per poter dire che la grande stampa lo ignora e lo censura. Bene, visto che da qui al 25 aprile andrà strillando al mondo che i giornali non parlano del suo V-Day perché ne hanno paura, si sappia che questo giornale voleva concedergli ampio spazio ma che lui lo avrebbe accettato solo per monologare, per ospitare la sua invettiva, e non per un’intervista. Nemmeno il più tracotante politico della Casta, a fronte di una richiesta di intervista, risponde “O scrivo io da solo e senza domande o niente”.

Terzo: Grillo con ogni probabilità usa così tanto Internet - e detesta così tanto i giornali - proprio perché il blog gli consente questo non-confrontarsi, questo non-dibattere. Perfino Berlusconi - dopo i primi tempi in cui mandava le videocassette registrate ad Arcore - ha imparato a rispondere alle domande dei giornalisti. Grillo no. Grillo si trincera dietro Internet per non ricevere domande, per non confrontarsi. Per esaltare, come direbbe lui, le sue caratteristiche di “monologhista”.

Attenzione, ragazzi, perché se questo è il futuro della politica in Rete fa veramente schifo.

Ps. Il direttore di Internazionale mi corregge precisando che il suo giornale non prende provvigioni. Chiedo scusa per l’inesattezza.