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giovedì, agosto 14, 2008

Phelps contro la fame...

... la sua ...

Michael Phelps affamato chiede che gli venga portato un cinghiale fritto



Mangiar bene, per sentirsi in forma. Con l'oro conquistato nella 4x200 stile libero, Michael Phelps è entrato ieri nella storia vincendo l'undicesimo titolo olimpico e salendo per la quinta volta a Pechino sul gradino più alto del podio. Dopo l'ultimo trionfo, il nuotatore statunitense ha rivelato il segreto che gli consente di sostenere durissimi allenamenti, cinque ore per sei volte la settimana: un'incredibile dieta - si fa per dire - da 12mila calorie al giorno, sei volte la quantità standard di un adulto maschio. La colazione del campione capace di oscurare Mark Spitz prevede tre uova in padella con il pane, con l'aggiunta di alcuni selezionati ingredienti: formaggio, lattuga, pomodori, cipolle fritte e ovviamente maionese. Poi due tazze di caffè e una scodella di fiocchi d'avena, una "pappa" di cereali spezzettati. Ma non è ancora finita. Ci sono tre fette di pane tostato, con zucchero a velo per assicurarsi che non manchino calorie. Per finire, tre piccole frittelle di cioccolato. Terminata la prima colazione e con le fitte della fame per l'incombere del pranzo, Phelps non rinuncia a mezzo chilo di pasta condita e due grandi panini con prosciutto e formaggio, pieni di maionese. E senza dimenticare mille calorie di bevanda energetica. La cena è il pasto in cui il nuotatore fa la scorta di carboidrati per l'allenamento del giorno successivo. Ancora mezzo chilo di pasta, accompagnato però da una pizza e altre mille calorie di bevanda energetica. Poi a letto per il meritato riposo. "Mangiare, dormire e nuotare, è tutto quello che so fare", ha detto ieri Phelps all'emittente statunitense Nbc.

Fonte Apcom

mercoledì, agosto 13, 2008

I nostri "biscotti"

Posto la foto di un'altra storica combine italiana. Trattasi di Italia-Camerun el mondiale 1982 (stando almeno a quanto dice Oliviero Beha)




Vi ricordate gli Europei quando i giornalisti Rai e i loro accompagnatori berciavano di un presunto biscotto (combine) degli olandesi per fare fuori dalla fase successiva una squadretta che aveva segnato cl contagocce e non meritava di andare avanti (dimenticate la vittoria con la Francia che i transalpini erano così cotti che si sarebbero fatti battere dal San Marino)? Ricordate le nostre squallide vestali a minacciare, inveire contro l'avverso destino. Guai, guai agli olandesi se non dovessero battere la Romania. Poi arrivano le Olimpiadi e l'Italia non batte il Camerun (che si farà massacrare dal Brasile) e persino i giornali cinesi parlano di combine. Non c'è nulla da dire. O meglio, ci sarebbe, ma poi fioccherebbero le querele.

da Repubblica.it

Italia-Camerun, pari e fischi. Blatter e Abete attaccano
Il pari va bene a tutti. I dirigenti: "Brutto spettacolo"
Gli azzurri chiudono al primo posto ed evitano il Brasile ai quartidal nostro inviato MARCO MENSURATI

TIANIJN - Iniziata come una partita vera, la sfida tra Camerun e Italia - in palio un buono per evitare di incrociare il Brasile nella prossima partita - finisce in un mezzo biscotto. Uno spettacolo talmente avvilente e noioso che addirittura i cinesi, popolo paziente per eccellenza, finiscono per fischiare e reclamare la restituzione dei soldi del biglietto. Il boato di delusione che esplode al 90' dovrebbe far riflettere un po' tutti: forse i tifosi e le Olimpiadi in generale meritavano un po' più di rispetto.

Inevitabile alla fine la polemica. Blatter, presidente della Fifa: "Meglio non commentare quello che ho visto". Abete, che di solito non si sbilancia mai: "Un brutto spettacolo". Casiraghi difende la prestazione della squadra: "L'harakiri esiste in Giappone, non in Cina. Abbiamo giocato tre partite in sei giorni, c'era un caldio bestiale".

Eppure, all'inizio, nonostante un pareggio andasse bene a entrambe le squadre, nonostante il terreno, -una "spiaggia dipinta di verde" l'hanno ribattezzato i brasiliani che qui ci hanno giocato le prime due partite - nonostante il caldo soffocante e, soprattutto, nonostante l'arbitro pasticcione, Italia e Camerun almeno ci hanno provato. Soprattutto in avvio, quando la squadra che aveva più da perdere, il Camerun, ha cercato di metterla subito sul piano a lei più congeniale, quello agonistico e atletico.

L'impatto dei camerunensi con il match è stato piuttosto duro. Tanto duro che, già al 13', hanno rischiato di portarsi in vantaggio. Su calcio di rigore. In area ci erano arrivati quasi per caso. Ma una volta lì hanno pescato il colpo di spalla di Bocchetti scambiato dall'assistente dell'arbitro Vasquez per un tocco col braccio. Per fortuna degli azzurri, sulla realizzazione, Emiliano Viviano portiere del Brescia, classe '85, trova il guizzo giusto, legge la traiettoria e salva il risultato.

Il Camerun però insiste. Non ha la minima intenzione di accontentarsi del suo punto e qualificarsi ai quarti. E quindi spinge sul versante agonistico del match, forse ancora più di prima. E' qui che l'arbitro dà il peggio di sé permettendo nella fase centrale del primo tempo agli "indomabili" entrate troppo violente e scomposte - seppure quasi mai cattive. Ed è proprio in conseguenza di una di queste entrate che finisce la partita. Subito dopo un rigore reclamato dagli azzurri (aggancio in area di Giovinco e uscita spericolata ma, probabilmente, regolare del portiere avversario) in un incrocio con Nocerino a centrocampo, il colossale Mandjeck entra in maniera sconsiderata prendendo in pieno il piede dell'avversario. Rosso diretto.

A quel punto, con un uomo in meno e un po' di acido lattico nelle gambe, il Camerun - che perdendo avrebbe rimesso in gioco la Corea - decide di accontentarsi. E si ferma. Nel senso letterale del termine. Ne viene fuori una palude immobile di passaggetti e mezzi tocchi che spazientisce persino il pubblico cinese, che mai si sarebbe sognato di dover fischiare a uno dei molti avvenimenti delle sue attesissime olimpiadi.

L'Italia dal canto suo sta al gioco. Non tanto per paura di qualcosa di particolare quanto perché il caldo e l'umidità stringono il water drop, lo stadio da 80 milioni di dollari costruito per l'evento, in una morsa micidiale. E perché il torneo è ancora lungo.

Follìe olimpiche




Russia contro Georgia lite anche nel beach volley
La nazionale georgiana composte da brasiliani "naturalizzati". Protestano i russi: "Abbiamo giocato contro il Brasile, questi non conoscono nemmeno il nome del presidente giorgiano"

EMILIO MARRESE per la Repubblica

PECHINO - Dopo l'abbraccio da libro Cuore sul podio, che aveva commosso e fatto scrivere pagine, tra la russa Paderina e la georgiana Salukvadze, argento e bronzo nella pistola dieci metri, oggi al beach volley è finita ben diversamente: la tregua olimpica s'è insabbiata. Le atlete russe, eliminate dalle georgiane, hanno fatto notare di essere state buttate fuori, in realtà, da due brasiliane naturalizzate a suon di dollari. E il presidente della federazione georgiana ha risposto a brutto muso: zitte voi che ci state invadendo. "Abbiamo giocato contro il Brasile, non la Georgia" , ha detto la russa Alexandra Shiryaeva dopo l'incontro, perso per 1-2: "Queste non conoscono nemmeno il nome del presidente georgiano". Non ha tutti i torti, la ragazza: Christine Santanna e Andreeza Chagas hanno ottenuto la cittadinanza della Georgia senza nemmeno vivere in questo Paese. I loro nomi sono stati cambiati in Saka e Rtvelo, che sono poi le due parti del nome Georgia in lingua locale. Stesso discorso, e ancor più comico, per la coppia del beach volley maschile georgiano: altri due brasiliani ingaggiati dietro lauto compenso che si chiamano Renato Gomes e Jorge Terceiro, ma per esibirsi nel loro sport, non solo ai Giochi, si sono fatti ribattezzare Geor e Gia.


Il presidente della Federazione volley georgiana, Levan Akhvlediani, ha replicato alle accuse delle russe schiacciando duro, pure troppo: "Qui è solo sport e le guerre è meglio vincerle sui campi di gara: sono notti che non dormo per l'invasione russa del mio paese. Con le loro proteste le russe si sono dimostrate cattive perdenti. Ora che sono state sconfitte si lamentano di essere state battute dal Brasile, se avessero vinto, avrebbero detto di aver battuto la Georgia. Dopo lo scoppio della guerra molti dei nostri atleti volevano andarsene da Pechino, ma siamo rimasti su ordine del presidente Saakashvili e abbiamo continuato a gareggiare nel rispetto dello spirito olimpico, nonostante la preoccupazione, senza avere praticamente notizie delle nostre famiglie. Ma ora a casa sono sicuro che tutti sono molto contenti".


Geor e Gia invece avevano perso tre giorni fa contro il Brasile vero, campione olimpionico in carica (Ricardo ed Emanuel), col quale dividono allenatori e centro tecnico di preparazione: "In Georgia non è che ci stiamo molto: per il beach volley il Brasile è molto meglio". Solo per quello, naturalmente.

sabato, agosto 09, 2008

The opening ceremony

Never seen in the history of the mankind

Olimpiadi infami e bellissime




Bocog censura domanda "non sportiva" sulle due Coree
Agli atleti i giornalisti possono porre solo domande strettamente sportive. Appare questa la linea adottata dal Comitato organizzatore dei Giochi olimpici (Bocog), che oggi ha censurato la domanda posta da un cronista occidentale a due atleti di Corea del Sud e Corea del Nord finiti sullo stesso podio: "Vi siete complimentati fra di voi? Vi siete parlati?", ha chiesto il giornalista, "Non devono rispondere: è una domanda che non riguarda l'evento", ha chiuso il discorso un responsabile del Bocog.
E' successo al termine della gara di Pistola 10 metri, finita con l'oro del cinese Wei Pang, l'argento del sudcoreano Jin Jong-oh ed il bronzo del nordcoreano Kim Jong-su. L'intervento 'censorio' del Bocog ha scatenato una piccola protesta da parte dei giornalisti stranieri presenti, e più tardi qualcuno di loro è tornato a porre ai due coreani di nuovo la domanda 'incriminata', che gli atleti hanno liquidato con diplomazia: "E' bello che tre paesi asiatici abbiano conquistato il podio. Speriamo di vincere ancora", ha risposto Jin.