UK is a serious country, that's the reason why people and the press are frankly shocked by this expensive italian party organised by/for Barclay's bankers. In a country like Italy it'll be quite normal... You can make 300.000 pound/year but You cannot buy Your style...
The Sun
Barclays bankers flew to Italy yesterday on an all-expenses paid bash — as the rest of the country was left in the financial meltdown. Bosses from Barclays Wealth are schmoozing with clients on a three-day jaunt believed to be costing more than £500,000. About 320 guests are tonight due to enjoy a lavish banquet at the fabulous Villa Erba, beside Lake Como.
They will tuck into fresh ravioli, beef fillet, dessert, coffee and biscuits, plus fine wines costing hundreds of pounds per case. They will also be treated to an evening of music by Milan’s famous Scala opera house. Guests are understood to be staying at Lake Como’s luxury Villa D’Este hotel. The invitations alone cost £3,000. The jaunt will shock customers who have seen the world plunge into crisis as bankers’ greedy gambles backfire. Even Barclays staff admitted the event “sent out the wrong message” at a time when millions of ordinary Brits were struggling to make ends meet.
One source said: “These client bashes are real luxury affairs — no expense is spared. Given the current climate it’s really got up everyone’s noses that this one is going ahead. “Hard-working Brits face losing their homes, and taxpayers’ cash is being used to bail out the excesses of banks.
“But it seems these bankers don’t care as long as they can sip chianti in Italy. The cost will be huge — talk about feasting while Rome burns.” A spokeswoman for Barclays Wealth claimed Sun readers would not be interested in the trip. She said: “This is an event for bankers and clients. It’s not a story for your readers. “You can’t stop doing business just because of the credit crunch. “This is not jolly people going to dinner, it’s an educational seminar — and it’s more important than ever to keep this kind of thing going in the credit crunch.”
The jaunt comes just days after The Sun revealed how Barclays bankers enjoyed a lavish trip to Monte Carlo.
And it is going ahead despite the tragic death last week of Barclays Wealth chief Frank McGarahan, 45, who was killed as he tried to stop thugs attacking a couple in Norwich. Barclays issued a statement defending the annual conference, saying it was essential to “help clients through the difficult markets”.
Pentma vuol dire pietra, ma questo blog è solo un sassolino, come ce ne sono tanti. Forse solo un po' più striato.
sabato, ottobre 11, 2008
venerdì, ottobre 10, 2008
Cattivo gusto della betancourt
D'accordo, umana comprensione per la tragica esperienza della Betancourt, ma non stiamo parlando di Mandela. E poi il cattivo gusto di indire la conferenza stampa prima della proclamazione. Non per altro, porta sfiga.
NOBEL PACE: VINCE AHTISAARI, IL GRANDE MEDIATORE...
(Ansa) Il Premio Nobel per la pace e' andato oggi al politico e diplomatico finlandese Martti Ahtisaari, 71 anni, infaticabile mediatore dell'Onu da oltre trent'anni. Il comitato del Nobel lo ha premiato per il lavoro svolto per l'indipendenza della Namibia nel '90, per la soluzione della crisi di Aceh in Indonesia nel 2005 fra governo e separatisti e per gli oltre 15 anni di mediazioni nell'ex Jugoslavia.
Ahtisaari ha seguito la crisi balcanica dall'inizio, nel '91, diventando anche rappresentante speciale dell'Onu per la regione. Nel '99 convinse il presidente serbo Slobodan Milosevic a cessare la guerra in Kosovo, dal 2006 al 2007 provo' inutilmente a mettere d'accordo serbi e albanesi del Kosovo, finendo per tracciare un piano che prevedeva l'indipendenza sotto supervisione internazionale (quello che poi e' avvenuto).
Ahtisaari e' stato presidente socialdemocratico della Finlandia dal '94 al 2000 e si e' occupato per l'Onu anche di Corno d'Africa, Asia centrale, Irlanda del Nord e Iraq.
Il comitato per il Nobel nella motivazione del premio ha parlato dei 'suoi importanti sforzi, in diversi continenti e per oltre tre decenni, alla risoluzione di conflitti internazionali'.
Secondo il Comitato 'Ahtisaari e' un mediatore internazionale di grande rilievo' ed ha mostrato 'quale ruolo la mediazione di vari tipi puo' giocare nella risoluzione dei conflitti internazionali'. 'Naturalmente sono molto contento della decisione e molto grato', ha detto il diplomatico in un commento a caldo. Alla domanda di quale sia stato il risultato piu' importante nella sua carriera, ha risposto la Namibia, 'perche' ha richiesto cosi' tanto tempo'.
BETANCOURT SPERAVA NEL PREMIO, AVEVA CONVOCATO LA STAMPA A PARIGI..
(Adnkronos/Dpa) - Ingrid Betancourt era cosi' tanto certa di vincere il Nobel per la pace, andato al finlandese Martti Ahtisaari, che aveva convocato per oggi alle 13 a Parigi una conferenza stampa, durante la quale avrebbe dovuto commentare l'assegnazione del premio. I giornalisti, riferisce la stampa francese, avrebbero dovuto presentarsi all'Hotel Meurice, dove alloggia l'ex ostaggio delle Farc, e a loro era gia' stata inviata una dichiarazione, embargata fino all'annuncio del premio, nella quale si sottolineava che, dandole il Nobel, "il Comitato ha inviato un forte messaggio ai sequestratori che giocano impunemente con la liberta' delle altre persone". Rapita dalle Farc il 23 febbraio del 2002, la Betancourt era stata liberata con un blitz delle forze colombiane il 2 luglio scorso.
giovedì, ottobre 09, 2008
Francesca libera
L’ex terrorista nera Francesca Mambro, condannata all'ergastolo per la strage di Bologna, esce dal carcere dopo 26 anni: sarà in libertà condizionale fino al 2013 quando la pena sarà estinta. Per i suoi legali l’ex terrorista 'si è ravveduta' mentre per i familiari delle vittime parlano di 'vergogna'
Francesca Mambro (Chieti, 25 aprile 1959) ex terrorista italiana di estrema destra, moglie di Valerio Fioravanti.
Francesca Mambro è stata riconosciuta responsabile complessivamente dell'uccisione di 95 persone ed è stata condannata complessivamente a 6 ergastoli e a 84 anni e 8 mesi.[1] Ha scontato in carcere circa 26 anni di cui circa 10 in regime di semilibertà. Lavora per l'associazione Nessuno Tocchi Caino.
Il perdono è importante. Solo un dato, meglio, un numero: 95! Poi fate voi.....
Godevetelo!

Silvio Berlusconi non è più un'anomalia italiana da molto tempo. È l'Italia ad essere diventata un'anomalia europea, ma solo dall'estero, forse, la cosa appare in tutta la sua flagranza. Una cosa del genere, al Bagaglino (noto teatro romano che mostra un avanspettacolo da brivido, tutto tette&culi) non l'avrebbe mai fatta forse neppure Craxi.
Fbrizio Roncone
Da Corriere della Sera
È entrato nella penombra del Salone Margherita quasi chinando la testa, svelto a sedersi in platea, a confondersi. Mancavano venti minuti alla fine del primo tempo e adesso si capisce che è stata una mossa studiata. Adesso, mentre il sipario si chiude e tutti pensano di potersene andare al bar: e invece no, perché c'è lui, appunto, c'è Silvio Berlusconi che si alza di colpo e saluta con la mano, e lo vedono tutti che è raggiante.
Applauso che sale, che cresce, qualche signora che grida eccitata. E lui lì, che fa segno di star giù, di smetterla, che chiede un po' di silenzio, «perché, signori e signori, ho qualcosa da dirvi...».
Ora parla piano, nel gran silenzio del teatro. «Sono venuto per dirvi che stasera, a Palazzo Chigi, abbiamo preso un provvedimento grazie al quale in questa crisi nessun italiano... e ripeto: nessun italiano perderà neppure un euro».
Seconda bordata di applausi. Erano qui a godersi lo spettacolo «Partiti... di testa!», con Manlio Dovì e la cosa più berlusconiana che pensavano di vedere era la faccia del cantante-ospite, la faccia di Mariano Apicella, il chitarrista personale del Cavaliere; nessuno osava sperare in un incontro con lui, con il Cavaliere in persona. Che, subito, prosegue.
«Ho voluto partecipare a questa serata, e mi fa piacere ascoltare le canzoni del mio caro amico Apicella, anche se sono al termine di una giornata convulsa... ma, ecco, sono venuto proprio per dimostrarvi che la situazione è sotto controllo».
Sono le 22,30. Se le sensazioni contano qualcosa, davvero non sembra che la giornata di Berlusconi sia stata lunga e faticosa come tutti sappiamo. Viene fuori a piccoli passi, si avvicina alla zona del bar stringendo mani, rispondendo a battute: una decina di ragazze in minigonna, scese rapidamente dalla galleria, cercano di farsi largo. «Vi confesso una cosa: io non dico di essere il migliore, ma davvero, se mi guardo intorno... non vedo nessuno migliore di me».
Ride lui e ridono tutti. Si volta, si trova davanti il regista Pier Francesco Pingitore. Lo tratta con confidenza. «Ti dico, caro mio: questa crisi non è uno scherzo, ma non è nemmeno come quella del '29...». Tutti ascoltano muti. E lui: «Posso darvi un consiglio? Bisogna tenere i titoli nel cassetto e aspettare. Lo faccio anche io, per capirci, con Mediaset. Il valore del titolo ce l'ho avuto prima su, intorno ai 20 euro, poi giù, sugli 11... oggi eravamo sui 3,90... ma io sono tranquillo... Ripeto: bisogna stare calmi. Non dovete farvi prendere dal panico...».
Sta spiegando la crisi economica mondiale con toni e termini rassicuranti. Un comizio casalingo. La gente annuisce. Un signore ha chiamato a casa la moglie e, con il telefonino tenuto a mezz'aria, la sta facendo ascoltare in diretta.
Il Cavaliere prosegue: «Vi dicevo del panico. Questa mattina, i direttori delle banche mi hanno fatto sapere che i loro clienti andavano agli sportelli disperati, tutti che volevano portar via i soldi per poi metterli, non so, sotto il materasso... Ecco, è per questo che sono venuto. Per rassicurarvi tutti... anche perché, ve lo giuro: noi, in Europa, siamo quelli che stanno meglio».
Poi racconta un paio di barzellette. Quella in cui tutti si piegano dalla risate è questa: «Allora, c'è un tizio che entra in un ristorante e vede una bella signora. Si volta, e fa all'amico: oh, io me la farei. E l'amico: scusa, ma quella sarebbe mia moglie... E l'altro: beh, pagando, s'intende...».
Intanto, la pattuglia di ragazze è riuscita a infilarsi nella mischia. Berlusconi le nota, le lascia avvicinare. Seguono complimenti, e non solo. Ad una, la più carina, Berlusconi dispensa infatti il solito vecchio consiglio: «Dammi retta... fatti sposare da uno ricco». Poi, di colpo, spruzza lì un po' di politica: «Ma vi sembro un dittatore? Quelli della sinistra non fanno che ripeterlo... dicono che c'è un regime... allora, vi sembro un dittatore? Mah, sono davvero dei pazzi... ».
Lo chiamano dentro, gli chiedono di cantare, di salire sul palco con Apicella. E lui, il Cavaliere, un po' ciondolante, con la smorfia che conoscete: «Beh, intanto andiamo a goderci il secondo tempo, poi vediamo se...».
La Carfagna alla riscossa

«L'ho citata in giudizio e sono in difficoltà perché la signora Guzzanti mi fa compassione. Poveraccia, non credo sia una persona solida, mi sembra fragile mentalmente». Il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, intervistata da Enrico Mentana nella puntata di Matrix in onda mercoledì sera, torna a parlare delle polemiche scatenate dallo spettacolo di Piazza Navona di alcuni mesi fa nel corso della manifestazione 'no cav day'.
Quindi immagino che la Carfagna permetterà l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche?. Ho capito male? E ancora. "l'ho citata in giudizio", significa che l'ha querelata? Che si è rifatta a questo articolo?
"Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale prevista dall'articolo 336 del codice penale". (Art. 550. Citazione diretta a giudizio). Solo per la precisione.
Sarà capitato anche a voi....

"Mail Goggles" è un nuovo servizio sperimentale della posta elettronica di Google. Prima di inviare un'email si accerta che l'utente sia lucido. Con un test logico. "Non mandare quel messaggio"
Così Gmail ti protegge dalle gaffe
Si attiva nelle ore più a rischio di impulsi improvvisi, ovvero di notte nel weekend
di ALESSIA MANFREDI
per Repubblica.it
E' CAPITATO a tutti, almeno una volta: si clicca impulsivamente sul tastino "invio" per poi trovarsi a cosa fatta a rimuginare se non proprio a maledirsi, per aver mandato un'email azzardata, sbagliata, inoppurtuna. Dichiarazione d'amore al collega o improvvida comunicazione al capo poco importa: il danno è fatto. E, guardacaso, non succede quasi mai di martedì mattina. La gaffe è in agguato soprattutto nelle ore notturne del weekend, complici una birra o un cocktail di troppo.
Ora Google corre ai ripari: per gli utenti della sua popolarissima Gmail sta testando un apposito servizio contro i rimpianti del mattino dopo. Si chiama "Mail Goggles" e per ora è solo in fase sperimentale. Si attiva nelle ore piccole del weekend, e prima di permettere l'invio di un messaggio e-mail controlla che chi scrive sia in possesso delle sue facoltà logiche e mentali. Come? Sottoponendogli un semplice problemino matematico. Se in un tempo ragionevole si riesce a calcolare quanto fa 11 per 2 o 48 meno 38, Gmail deduce che l'utente è sobrio e quindi in grado di reggere tutte le conseguenze delle sue azioni - e missive - telematiche. Se, al contrario, non riesce neppure a fare cinque per due, il filtro entra in azione: e al mattino dopo l'utente potrà ringraziare papà Google per aver stoppato il messaggio prima del fatidico invio.
L'applicazione anti-gaffe nasce da un caso personale. L'ingegnere Jon Perlow, che lavora per la compagnia, racconta sul blog Gmail che è capitato anche a lui di mandare messaggi in momenti di debolezza quando invece avrebbe fatto meglio ad autocensurarsi. "Come quella volta - si legge - che a notte fonda ho mandato un'email alla mia ex dicendole che dovevamo rimetterci insieme". Missiva che nel sobrio chiarore del mattino si è palesata in tutta la sua gravità.
Messo a punto da chi sa il fatto suo, "Mail Goggles" per default entra in azione nelle ore più a rischio, ovvero quelle notturne del weekend. Ma una volta attivato, per chi desidera farlo (nell'edizione americana si troverà nella sezione Settings, in alto nella homepage, da cui poi si accede a Labs, la parte dedicata ai servizi in fase di test), si potrà decidere di rendere operativo il filtro anche in fasce orarie diverse: a seconda della propria personalissima mappa di rischio emotivo.
martedì, ottobre 07, 2008
Viral Marketing

Che cos'è? È immettere nella rete notizie se non fasulle quantomeno "indirizzate". Un esempio, ma certamente sbaglio, me lo danno queste due lettere pubblicate dal sito Dagospia a proposito della Unicredit. La seconda mi sembra obiettiva, almeno a quanto dice la stampa internazionale (che io leggo mediamente di più di un redattore del tg1, per dire). La prima è assurda. Si critica il sito, che finora ha sbaragliato la concorrenza con notizie VERE e anticipazioni, e gli si chiede di tacere. Potrebbe essere un caso, ma sto vedendo fiorire questi messaggi da più parti sul web, dove la comunicazione è oggettivamente più libera, e io, che sono cresciuto con Andreotti, faccio mia la frase del senatore a vita: "a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca".
Ecco le lettere:
Caro Dagospia, finche' fai gossip, ironia, critica, accuse vere o presunte e chi piu' che ha piu' ne metta su politici di destra o di sinistra, attori, ballerine, uomini famosi o pseudo famosi va tutto bene.
Come si dice a Roma, non me ne puo' frega' de meno. Anzi, sicuramente mi diverto.
Ma se lo fai su una azienda quotata in borsa come Unicredit, che non e' una azienda qualsiasi perche' detiene i depositi di migliaia di cittadini e che come qualsiasi azienda quotata risente moltissimo in Borsa e nelle quotazioni dei "boatos" e, appunto, di notizie vere o false ancorche' distribuite con grande "ironia", ti chiederei cortesemente di TACERE. Perche' anche io, come molti italiani, ho i miei soldi in UniCredit.
E forse Profumo sara' anche un Mr Arrogance e avra' sicuramente sbagliato un sacco di cose, ma la campagna di accuse e discredito nei suoi confronti non fa certo bene ne' alla banca ne' in primis ai cittadini che tanti soldi hanno li' depositato. Perche' crea panico e sfiducia non solo nei mercati (che forse non si basano sul gossip di Dagospia per le loro valutazioni) ma probabilmente nel semplice cittadino si'. Un po' di rispetto per gli interessi dei risparmiatori preoccupati per l'andamento di Unicredit caro Dagospia lo dovresti avere..
Francesca
Caro Dago, nessuno vuole dirlo ma Unicredit è tecnicamente fallita o quantomeno insolvente. Una SPA che annuncia il pagamento di un dividendo e poi decide di conferirlo in azionii crea solo altra carta e quindi altro debito. E' paragonabile ad un imprenditore indebitato pieno di cambiali che per pagare le vecchie cambiali ne sottoscrive di nuove e piu costose. Invece dovrebbe andare alla camera di commercio per comunicare il fallimento. In un paese serio Unicredit verrebbe Commissariata e non si capisce cosa aspetti a farlo la Banca d'Italia prima che sia troppo tardi.
Luca P.
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lunedì, ottobre 06, 2008
Prohíben a los recogepelotas mirar las tetas e el trasero de las tenistas
Una nota muuuuuy vieja

Tal vez la advertencia a estos jóvenes del Masters femenino de tenis que está jugando en Madrid haya venido por esta foto del US Open que dejó fuera de juego a un recogepelotas que miraba la delantera de Bethanie Mattek, o por las quejas de la tenista rusa Elena Dementieva de que alguien estaba observando su culo. Lo cierto es que ahora, en el Masters femenino que se desarrolla en Madrid, los chicos que alcanzan las pelotas y que han ganado protagonismo por distintas circunstancias fueron tajantemente advertidos: está prohibido mirar a las jugadoras.

Tal vez la advertencia a estos jóvenes del Masters femenino de tenis que está jugando en Madrid haya venido por esta foto del US Open que dejó fuera de juego a un recogepelotas que miraba la delantera de Bethanie Mattek, o por las quejas de la tenista rusa Elena Dementieva de que alguien estaba observando su culo. Lo cierto es que ahora, en el Masters femenino que se desarrolla en Madrid, los chicos que alcanzan las pelotas y que han ganado protagonismo por distintas circunstancias fueron tajantemente advertidos: está prohibido mirar a las jugadoras.
domenica, ottobre 05, 2008
Pensieri sparsi

Io odio quest uomo. Sinceramente lo considero pericoloso e aborro l'idea di invitarlo in trasmissioni condotte da persone come Vespa o Giovanni Floris, giornalisti evidentemente non in grado, per una ragione o per un'altra, di controbattere agli sproloqui dello studioso, autore di: Strategia del colpo di Stato: libro quasi introvabile. Si tratta di Edward Luttwak. Vi consiglio di leggervi la recensione su Carmillaonline a questo indirizzo (www.carmillaonline.com/archives/2003/03/000105.html). Poi però l'ho sentito parlare e criticare duramente il sistema bancario italiano, sempre a Ballarò, e mi sono trovato d'accordo con lui. Le banche italiane non rischiano, non investono sono lo specchio del paese: familiste, poco inclini a scommettere sui giovani o su persone che non siano i soliti noti. In una parola ridicole (e il post precedente lo dimostra). Sono ormai convinto che l'Italia sia irrecuperabile almeno per molti anni a venire e la dimostrazione me la dà anche un brano dell'ottima inchiesta dell'Espresso su "gioventù bevuta":
"Francesco alza le spalle, quando sente le statistiche. C'è anche la sua storia, in questi numeri, ma non gli importa. Da tre anni ha finito le scuole medie, fa il manovale nei cantieri fuori Roma e alle 11 del mattino gira per le impalcature con una bottiglia di birra in mano. "Bere è bello", dice: "Cioè, ti stordisce. Però t'aiuta...". Sei mesi fa, racconta, è andato in crisi: "L'idea di scaricare mattoni a vita m'ha mandato ai matti". Allora ha provato a cambiare settore: fattorino, magazziniere, idraulico. Porte chiuse in faccia.
A 16 anni, con 500 euro al mese in nero, si è sentito finito. E ha iniziato a bere: prima in compagnia, tutte le sere "birra, vino, whisky, ma anche sambuca e amari"; poi sul lavoro, senza pensare ai rischi. Finché un giorno è caduto da un primo piano e si è spaccato un braccio. "Al pronto soccorso il dottore m'ha sgamato", ricorda: "M'ha detto di andarci piano, con le bevute. E io ho risposto: esagero, invece. Meglio ammazzarsi di vino che 'sto strazio".
Un paese mafioso come l'Italia scrollerà le spalle. Un paese serio s'indignerebbe. Insomma se un paese (lo scrivo volutamente piccolo) non riesce a scommettere sulle nuove generazioni, dove il ministro dell'Istruzione (nata a Leno in provincia di Brescia) va a fare l'esame di stato (scritto piccolo apposta) a Reggio Calabria perché è più facile, ma poi fa l'integerrima e la castigamatti nella scuola, béh, tutto questo la dice lunga su di un paese arrivato alla frutta, anzi, già abbondantemente oltre l'ammazzacaffé.
Dagospia, the special one
Alessandro Profumo (born February 17, 1957) is an Italian banker, the CEO of the Gruppo Unicredito, Italy's major banking group.

In Italy exists a website called Dagospia, is focused on Gossip, but from time to time speaks about economy or politics. See what happened when they wrote something about Unicredit Banca!
Why that? Because the website writes the truth, does what newspapers very often don't do in this country: journalism
DAGO-ESCLUSIVO
Nel cuore della notte, riunione tempestosa a piazza Cordusio: avrebbero deciso l'aumento di capitale che dovrebbe essere intorno a 5 miliardi di euro. Domani riunione straordinaria del Consiglio di Amministrazione Unicredit per ratificare la decisione (che nei giorni scorsi era sempre stata negata da Alessandro Profumo).
Ma il vero problema che ha tenuto banco la notte scorsa è questo: chi sottoscriverà l'aumento di capitale? I soci Unicredit, con il berluscone Palenzona in testa, scalpitano, e il mercato dire depresso o scettico è scrivere un eufemismo. Cercasi quindi investitori istituzionali pronti ad aprire il borsellino. Se non saranno sufficienti, sarà la banca stessa a sottoscrivere la parte che rimarrà inoptata.
Dopo aver attivato una task force di Vigilanza Bankitalia, Mario Draghi ha chiesto all'ex Mister Arrogance di tranquillizzare i mercati. Ormai è chiaro - vedi l'articolo che segue - che l'attacco alla banca italiana è partito da Londra, come Dagospia ha sempre scritto, dove la credibilità di Profumo ha perso molti punti. Lo avrebbero accusato - dicono i boatos della City - di non sapere l'entità dei "prodotti tossici" nascosti nella banche dell'Est, in primis Bank of Austria, che appartiene al 96% a Unicredit.
Intanto, da ieri ore 16 in punto, la più grande banca italiana ha riaperto i cancelli a quella bestia di Dagospia, oscurato perché (non ridete) non rispondente alle "polciy aziendali": ora il sito è tornato di nuovo visibile ai 180 mila dipendenti Unicredit. Deo gratias.
www.dagospia.com
LA CONSOB STANA LO SPECULATORE - LONDRA, EPICENTRO DEL TERREMOTO
Andrea Greco per La Repubblica
Il titolo Unicredit recupera un altro 10% a Piazza Affari e si riporta a 3,08 euro, quasi azzerando le perdite tragiche della prima parte della settimana. Il sereno sembra tornare tra gli investitori, e anche nei rapporti tra gli azionisti di peso e il management guidato da Alessandro Profumo. Che fino a tarda sera si sono confrontati per accelerare sulla manovra di rafforzamento patrimoniale del gruppo scosso dalla crisi della finanza.
Anche se ieri sera non risultavano cda convocati, gli annunci arriveranno presto, forse prima della riapertura di lunedì. L´obiettivo, definito «il più importante di tutti adesso», è far salire l´indice patrimoniale Core Tier 1 all´obiettivo già espresso del 6,2% a fine anno. A metà 2008 il coefficiente era al 5,55%, troppo basso per tempi così tumultuosi. Lo pensa anche il governatore della Banca d´Italia Mario Draghi, e se ne sta convincendo il management di Piazza Cordusio.
L´intervento, che potrebbe spingersi fino a 5 miliardi di euro, dovrebbe avere forma composita. Difficile l´aumento di capitale, che più volte Profumo e le prime linee hanno negato di volere, sarebbero allo studio una serie di misure sul dividendo e la cessione di partecipazioni. A queste quotazioni una cedola da 24 centesimi (quasi un 10% di rendimento) ha poco senso, e sarà probabilmente ridotta per risparmiare parte dei 3 miliardi di euro distribuiti l´anno scorso.
Se poi fosse distribuita una cedola in azioni, sarebbe rafforzato anche il capitale. Altra misura in rampa di lancio è la cessione del 3,5% di Generali, al servizio di un bond e già "coperta da derivati" - vale circa 1,1 miliardi - poi Atlantia (che vale circa 300 milioni), poi immobili per 1,5 miliardi. È poi in emissione un bond da 2,3 miliardi. Interventi da fare in fretta e che trovano il consenso delle Fondazioni grandi socie. Come Cariverona, che ha oltre il 5%, o Caritorino che ha il 4%.
Intanto la Consob ha trovato le prime anomalie sulle vendite allo scoperto su Unicredit di questi giorni: 60 milioni di azioni, pari a circa 180 milioni di euro, non sarebbero stati consegnati entro i tre giorni previsti dalla normativa. L´irregolarità è della filiale italiana di un grande nome della finanza internazionale. Nelle prossime ore la Commissione appurerà se è stato un errore tecnico o la violazione della misura del 22 settembre (quando la Consob ha vietato la vendita di titoli senza averne la disponibilità, proprio per limitare le oscillazioni dei titoli di banche e assicurazioni).
Sempre a ore la vigilanza di Lamberto Cardia riceverà i dati dalla simile autorità britannica riguardo intermediari stranieri che hanno operato su Unicredit con base Londra. Proprio le speculazioni degli operatori, inserite sulle "code" di ordini di vendita di grandi fondi investitori Usa come Fidelity, hanno provocato il terremoto lunedì e martedì. Ma tra i venditori di Unicredit, contrariamente alle voci, non risulta il fondo Amber Capital.

In Italy exists a website called Dagospia, is focused on Gossip, but from time to time speaks about economy or politics. See what happened when they wrote something about Unicredit Banca!
Why that? Because the website writes the truth, does what newspapers very often don't do in this country: journalism
DAGO-ESCLUSIVO
Nel cuore della notte, riunione tempestosa a piazza Cordusio: avrebbero deciso l'aumento di capitale che dovrebbe essere intorno a 5 miliardi di euro. Domani riunione straordinaria del Consiglio di Amministrazione Unicredit per ratificare la decisione (che nei giorni scorsi era sempre stata negata da Alessandro Profumo).
Ma il vero problema che ha tenuto banco la notte scorsa è questo: chi sottoscriverà l'aumento di capitale? I soci Unicredit, con il berluscone Palenzona in testa, scalpitano, e il mercato dire depresso o scettico è scrivere un eufemismo. Cercasi quindi investitori istituzionali pronti ad aprire il borsellino. Se non saranno sufficienti, sarà la banca stessa a sottoscrivere la parte che rimarrà inoptata.
Dopo aver attivato una task force di Vigilanza Bankitalia, Mario Draghi ha chiesto all'ex Mister Arrogance di tranquillizzare i mercati. Ormai è chiaro - vedi l'articolo che segue - che l'attacco alla banca italiana è partito da Londra, come Dagospia ha sempre scritto, dove la credibilità di Profumo ha perso molti punti. Lo avrebbero accusato - dicono i boatos della City - di non sapere l'entità dei "prodotti tossici" nascosti nella banche dell'Est, in primis Bank of Austria, che appartiene al 96% a Unicredit.
Intanto, da ieri ore 16 in punto, la più grande banca italiana ha riaperto i cancelli a quella bestia di Dagospia, oscurato perché (non ridete) non rispondente alle "polciy aziendali": ora il sito è tornato di nuovo visibile ai 180 mila dipendenti Unicredit. Deo gratias.
www.dagospia.com
LA CONSOB STANA LO SPECULATORE - LONDRA, EPICENTRO DEL TERREMOTO
Andrea Greco per La Repubblica
Il titolo Unicredit recupera un altro 10% a Piazza Affari e si riporta a 3,08 euro, quasi azzerando le perdite tragiche della prima parte della settimana. Il sereno sembra tornare tra gli investitori, e anche nei rapporti tra gli azionisti di peso e il management guidato da Alessandro Profumo. Che fino a tarda sera si sono confrontati per accelerare sulla manovra di rafforzamento patrimoniale del gruppo scosso dalla crisi della finanza.
Anche se ieri sera non risultavano cda convocati, gli annunci arriveranno presto, forse prima della riapertura di lunedì. L´obiettivo, definito «il più importante di tutti adesso», è far salire l´indice patrimoniale Core Tier 1 all´obiettivo già espresso del 6,2% a fine anno. A metà 2008 il coefficiente era al 5,55%, troppo basso per tempi così tumultuosi. Lo pensa anche il governatore della Banca d´Italia Mario Draghi, e se ne sta convincendo il management di Piazza Cordusio.
L´intervento, che potrebbe spingersi fino a 5 miliardi di euro, dovrebbe avere forma composita. Difficile l´aumento di capitale, che più volte Profumo e le prime linee hanno negato di volere, sarebbero allo studio una serie di misure sul dividendo e la cessione di partecipazioni. A queste quotazioni una cedola da 24 centesimi (quasi un 10% di rendimento) ha poco senso, e sarà probabilmente ridotta per risparmiare parte dei 3 miliardi di euro distribuiti l´anno scorso.
Se poi fosse distribuita una cedola in azioni, sarebbe rafforzato anche il capitale. Altra misura in rampa di lancio è la cessione del 3,5% di Generali, al servizio di un bond e già "coperta da derivati" - vale circa 1,1 miliardi - poi Atlantia (che vale circa 300 milioni), poi immobili per 1,5 miliardi. È poi in emissione un bond da 2,3 miliardi. Interventi da fare in fretta e che trovano il consenso delle Fondazioni grandi socie. Come Cariverona, che ha oltre il 5%, o Caritorino che ha il 4%.
Intanto la Consob ha trovato le prime anomalie sulle vendite allo scoperto su Unicredit di questi giorni: 60 milioni di azioni, pari a circa 180 milioni di euro, non sarebbero stati consegnati entro i tre giorni previsti dalla normativa. L´irregolarità è della filiale italiana di un grande nome della finanza internazionale. Nelle prossime ore la Commissione appurerà se è stato un errore tecnico o la violazione della misura del 22 settembre (quando la Consob ha vietato la vendita di titoli senza averne la disponibilità, proprio per limitare le oscillazioni dei titoli di banche e assicurazioni).
Sempre a ore la vigilanza di Lamberto Cardia riceverà i dati dalla simile autorità britannica riguardo intermediari stranieri che hanno operato su Unicredit con base Londra. Proprio le speculazioni degli operatori, inserite sulle "code" di ordini di vendita di grandi fondi investitori Usa come Fidelity, hanno provocato il terremoto lunedì e martedì. Ma tra i venditori di Unicredit, contrariamente alle voci, non risulta il fondo Amber Capital.
Ah, les français!
sabato, ottobre 04, 2008
Lo gnocca-pensiero
Che l'Italia sia diventata la bengodi dei delinquenti a causa della sistematica distruzione del sistema-giustizia ad opera di politici italiani incapaci, mi sembra un fatto. Che facciano parlare una fine intellettuale come Eva Henger venuta in Italia non certo a recitare Shakespeare è forse azzardato. Far parlare in tv, in un programma con un tema del genere, una persona così, mi sembra un'idiozia. E si che Telese non è l'ultimo degli stupidi. Ovviamente, se qualcuno volesse sapere che cosa ha fatto per tanti anni l'intellettuale Henger, basta andare sul sito tube8 (aggiungere com dopo) e cliccare il suo nome. Rimarrete stupiti dalla profondità dei suoi atti.
La Henger assieme all'ex marito Riccardo Schicchi, inventore di Diva Futura
giovedì, ottobre 02, 2008
Alitalia, prima fregatura
Sono fissato? Probabilmente. Per me resta una cosa poco seria. E quindi cerco di monitorare le furbate...
(Ansa) - L'assemblea del Senato ha approvato un emendamento al decreto Alitalia che raddoppia la tassa d'imbarco da 1 a 2 euro. Dall'emendamento, riformulato in Aula e' stato soppresso il riferimento alla destinazione delle somme. L'emendamento prevede inoltre la possibilita', per i lavoratori Alitalia in cig, di conservare la cassa integrazione anche nel caso che, assunti con contratto a tempo indeterminato, vengano licenziati dal nuovo lavoro e si ritrovino disoccupa
(Ansa) - L'assemblea del Senato ha approvato un emendamento al decreto Alitalia che raddoppia la tassa d'imbarco da 1 a 2 euro. Dall'emendamento, riformulato in Aula e' stato soppresso il riferimento alla destinazione delle somme. L'emendamento prevede inoltre la possibilita', per i lavoratori Alitalia in cig, di conservare la cassa integrazione anche nel caso che, assunti con contratto a tempo indeterminato, vengano licenziati dal nuovo lavoro e si ritrovino disoccupa
Sei superman? È il concorso per te
Quando si critica il sistema-Italia, soprattutto se si è giornalisti, si hanno spesso scrollate di spalle. Bene, leggete questo assurdo bando di concorso. Potevano direttamente scriverci il nome della persona a cui è indirizzato piuttosto che far finta di renderlo "aperto a tutti".
Il concorso per un posto da giornalista da 100mila euro lordi l'anno, per 24 mesi, è aperto a tutti! Che bella notizia! Basta essere iscritti da 20 anni all'Ordine, da 10 alla Stampa Parlamentare, aver lavorato 20 anni come giornalista parlamentare in un'agenzia di stampa nazionale più altri 20 anni come direttore di strutture della P.A. (Relazioni Esterne o Uffici stampa) e....avere 10 anni di esperienza di P.A. (Pubblica Amministrazione). Se siete dei super-senior e avete ricevuto il dono dell'eterna giovinezza (basta immergersi nella piscina di Cocoon, no?) fatevi avanti a questo link:http://www.cnipa.gov.it/site/it-IT/Bandi_e_Avvisi/Avvisi/ oppure
http://www.cnipa.gov.it/site/_contentfiles/01386400/
1386474_Programma%20di%20diffusione%20del%20codice%20della%20PA%20digita
le%20-%20avviso.pdf
L'Ente che ha pubblicato questo bando pubblico è il CNIPA, collegato al Ministero attualmente diretto da Brunetta.
Pansa
Uno dei più grandi giornalisti italiani del '900. Un uomo nei confronti del quale nutro un'ammirazione sviscerata anche se al momento non sono d'accordo con lui. Una splendida intervista piena (come accade quando parla un giornalista) di alcune fandonie, ma anche godibilissima, fatta da Luca Telese sul Giornale. Che i giovani si rileggano le sue inchieste.
Luca Telese per Il Giornale
Il giornalista passa al "Riformista" dopo 31 anni nel gruppo Repubblica. "Spero che tireremo qualche sassata nelle vetrine dell'informazione. I soldi? Non l'ho fatto per quello, guadagno già un sacco con i libri"
«Spero che tireremo qualche sassata nelle vetrine dell'informazione». Oddìo. Giampaolo Pansa lascia L'Espresso, e basta aggiungere che sta nel gruppo da 31 anni, per capire che è una notizia. Se ne va a Il Riformista di Antonio Polito (notizia anche questa, come passare dalla squadra di Golia a Davide). Per di più si diverte a spiegare che per lui il giornalismo «è un mestiere per bastiancontrari». Subito dopo aggiunge «un giornale piccolo è meglio di un giornale grande».
Eugenio Scalfari
Pansa, te ne vai lasciando l'Espresso con il Bestiario, ma senza il suo autore?
(Risata pansiana, ah, ah, ah) «Veramente mi porto via anche il Bestiario. È un copyright mio, credo che a un vecchio signore come me consentiranno questo trasloco».
Non so come chiedertelo: ti hanno coperto d'oro?
«Noooòòòh... Ma che oro e oro! Faccio già un sacco di soldi con i miei libri, figurarsi se mi arricchisco col giornale».
Niente trattativa da calciomercato, dunque?
«Polito, e gli Angelucci, mi hanno dato quel che mi spettava. Sono un signore anziano che possiede una Panda».
Hai quello del giornalismo.
«Il che comporta che leggo e taglio dodici quotidiani tutte le mattine. Ma non è molto dispendioso».
È più grande l'archivio Pansa o quello Ceccarelli?
«Forse il suo. Il mio occupa due stanze. Sai come ho iniziato?».
Racconta.
«Vedevo Vittorio Gorresio, più matto di me, che catalogava persino gli auguri di Natale. Allora chiesi "A che ti serve?"».
E lui?
«Risposta sublime. Immagina il tipo. Capelli all'Umberto, erre arrotata: "Taglia tutto, a partire dai tuoi articoli. Quando li dimentichi anche tu è il momento migliore per passare dalla copiatura degli altri a quella dei propri"».
Mica male come scuola di giornalismo...
«Ma sì! Basta con la retorica autocelebrativa».
Quanto serve tagliare?
«Molto: per esempio ho una busta anche su di te. Ma ti racconto del mio primo pezzo»
Massimo D'Alema
Questo lo so. A La Stampa, con il mitico Gidibì, la recensione di Quell'ultimo ponte di Cornelius Ryan!
«Allora saprai anche che fine fece. Rimase tre giorni in ghiacciaia, finché non ebbi la malaugurata idea di chiedere che fine avesse fatto».
Chi ti rispose?
«Il direttore. Lo prese, lo strappò, urlò: "Più che una recensione, è una pessima cronaca. Fatta, per giunta, da uno che a giudicare dall'anagrafe non c'era!"».
Mamma mia.
«Provai dolore fisico».
Non dire che vai a Il Riformista perché ami cambiare.
«Invece è così: compio proprio oggi la bellezza di 73 anni, mi diverto. È l'ottavo giornale in cui entro, si vede che sono zingaresco. Forse sono il più grande cambiagiornali».
Un giudizio che ti ha inorgoglito?
«Ah, ah, ah... D'Alema».
D'Alema ti ha fatto un complimento?
«Disse a Claudio Rinaldi: "Pansa si fa leggere dalla prima all'ultima riga. Ma non capisce un cazzo di politica. Peggio di lui solo Prodi"».
Una bella frecciata.
«Ma no, una medaglia».
D'Alema però si rivolse da una tribuna congressuale al tuo binocolo, e venne pure a stringerti la mano...
«Ah, il binocolo. È Zeiss, made in Ddr. Ha iniziato la carriera quando ero al Corriere, nel congresso Dc in cui inventai le "truppe mastellate"».
Il binocolo ha un segreto?
«Il primo è semplice. Ti mette cento metri davanti ai colleghi. Se vedi la faccia di De Mita dopo cinque ore di relazione puoi capire tutto di lui».
Il secondo?
«Quando sei lì che scruti, c'è sempre una collega affascinante che ti chiede: "Oh, Pansa! Me lo presti?"».
E tu?
«Rispondo: Manco morto».
Però, galante...
«Sai: io lo presto a lei, lei lo presta a un altro, e poi non lo rivedo più. È un binocolo da caccia. E in fondo io sono passato dalla caccia delle prede a quella delle facce».
Come si fa a intervistare il comandante Borghese tre giorni prima del suo golpe?
«Culo. Ma io mi sono convinto proprio con quell'intervista che il golpe era una panzana. Ti pare che uno prima di occupare il Quirinale fa chiacchiere davanti al registratore del "nemico" Pansa?».
Come vi congedaste?
(Nuovo ghigno). «Bel dialogo. Lui mi chiese: "Scriverà un articolo obiettivo?" E io: "No". Si riprese bene. "Mi ha dato una risposta onesta"».
E tu intanto portavi a casa uno scoop.
«Mah, gli scoop... il vecchio Di Bella, che fu un grandissimo capocronista diceva: "Non far mai comunella con gli altri. È meglio prendere un buco, che perdere un punto di vista originale sulle cose"».
Attribuisci il merito del tuo reportage sul Vajont a un paio di calosce!
«Era il '63. Gidibì mi mise sulla macchina con un inviato blasonato, Francesco Rosso. Che dormì tranquillamente, e poi si infilò con tutti gli altri inviati blasonati all'Hotel Cappello di Belluno».
E tu?
«Io avevo avuto l'idea di prendere gli scarponi. Così mi arrampicai sulla montagna, 9 chilometri a piedi andare e a tornare».
Sulla strada incontrasti la squadra de Il Giorno.
«C'era Bocca... e Guido Nozzoli, che chiese: "Hai fatto la guerra?" Io: "No". Lui: "Allora preparati. La troverai qui"».
Che ti resta di quel pezzo?
«Una puzza indescrivibile: fango, sterpaglie e sangue. Ma quando alla sera i giornalisti blasonati videro le riprese Rai dagli elicotteri, i loro pezzi invecchiarono in un minuto».
La decisione più drammatica che hai preso?
«Con Scalfari. Quando dicemmo di no alla moglie di un sequestrato dalle Br che ci implorava di pubblicare i comunicati brigatisti».
Come capisci se è giusto?
«Solo dopo trent'anni. Se non te ne sei pentito. Ma se avessimo pubblicato i testi dei brigatisti lo Stato chiudeva».
Ti senti un maestro?
«Macchè! A "Il Messaggero" mi fecero caporedattore. E io nella macchina ero proprio un disastro, non sapevo disegnare un menabò».
Non ci credo.
«Oh sì! Mi salvava il vecchio Terracina, padre di Claudia, che senza dir nulla mi ridisegnava le pagine. Un santo».
Poi te ne andasti.
«Divenne co-editore, Edilio Rusconi. E io, come molti altri di sinistra, lo consideravo, pensa, un clerico fascista!».
Ammetti almeno il fiuto.
«Vabbè, ma suffragando con un aneddoto sapido su di un neodirettore...».
Sono tutt'orecchi.
«Mi misero, non so perché, nella giuria della borsa Formenton. Il premio era due stage di sei mesi in un quotidiano del gruppo Caracciolo, e uno uguale a La Repubblica».
E cosa c'entra?
«Gli articoli erano anonimi. Mi piaceva molto uno. Scritto in modo originale e moderno. Stupiva. Dissi: "premiamolo". Ci fu discussione».
E poi?
«Dissi: "vedrete, è una donna. Dopo la scelta aprimmo la busta. era Concita De Gregorio, oggi direttora».
Sai persino cosa rispondere ai giovani che ti chiedono come si diventa giornalisti?
«Sì. Scordatevi le passeggiate che è durissima. E poi leggetevi dieci libri e fate il riassunto in dieci righe».
Ma si può montare un pezzo così e mandarlo in onda?
Certo. Lo fa il Tg1.
Postilla. Questo è un link a youtube ergo denunciate altri per appropriazione indebita di materiale video. O cassatelo, come certamente farete, dal sito di video in comune.
Postilla. Questo è un link a youtube ergo denunciate altri per appropriazione indebita di materiale video. O cassatelo, come certamente farete, dal sito di video in comune.
mercoledì, ottobre 01, 2008
In-ve-ro-si-mile

Se Travaglio non si può distruggere professionalmente (è un ottimo cronista) si cerca di instillare il sospetto che faccia il filo a una bella ragazza (una gnocca, per farmi capire da un certo numero di persone). A farlo è "Chi". Ragazzi, questa non è destra, è populismo puro.
da "Chi" - Al termine della prima puntata di "annozero" , il controverso giornalista si è concesso una cena con il carabiniere più bello della tv: la fiorettista Granbassi. (aggiunta blogger: è una balla)
Da dagospia: l'anticipazione di "Chi" dei nostri eroi attagliati era stata offerta e accettata dal Corriere della Sera ma stamattina non è apparso niente di nulla.... (invito a leggere i deliri del maleducatissimo Cossiga in rete)
GRANBASSI-CARABINIERI, ADESSO È SCONTRO: NO AD ‘ANNOZERO'? IO VADO LO STESSO
Emanuela Audisio per La Repubblica
L'ordine è cambiato. L'Arma dei carabinieri non vuole più che Margherita Granbassi, campionessa di fioretto, due bronzi a Pechino, partecipi alla trasmissione "AnnoZero" di Michele Santoro. Il permesso, dato con molte difficoltà, è stato revocato dopo la prima puntata.
Ma a questo punto Margherita, appassionata di giornalismo, non obbedisce. E tocca. Andrà lo stesso in trasmissione. Perché le interessa l'esperienza, ed era disposta a farla anche gratis. Questo ha sempre detto e ribadito. Anche se era stata zitta davanti alle polemiche dell'ex presidente Francesco Cossiga che subito dopo la prima puntata aveva criticato l'abbigliamento "indecoroso" e da "velina" della campionessa.
E dato via ad un'interpellanza parlamentare, firmata anche da Maurizio Gasparri, che per Pechino era stato un grande sostenitore dell'atleta, sensibile alla causa tibetana. Granbassi, tra l'altro, per niente scollata, in tv veste Laura Biagiotti. Ma i carabinieri, dopo aver dichiarato, che la presenza di Margherita poteva essere un ottimo spot per avvicinare l'Arma ai giovani, hanno cambiato idea. Sembra per il tema dell'incompatibilità. Prima hanno autorizzato, poi hanno negato.
Eppure la Granbassi nella prima puntata non ha fatto molto, il suo è stato un intervento, in funzione di intervistatrice, breve e discreto. Lodato da Ilaria D'Amico, conduttrice televisiva, di sport, ma non solo: "Mi sembra che Santoro l'abbia voluta un po' proteggere, senza mandarla allo sbaraglio. Giusto così".
Margherita però non abbassa il fioretto, né la testa. Non smetterà di andare in tv, perché lei in futuro, una volta lasciata la scherma, vuole fare proprio la giornalista. Così ci sarà anche nella prossima puntata. Senza divisa, ma la sfida è aperta. A questo punto è probabile che l'Arma punirà la disobbedienza con un richiamo. E che il carabiniere semplice Granbassi (e non maresciallo, come ha detto Cossiga) verrà messa in congedo. Questo significa che Margherita è pronta a lasciare la divisa. Ma non la scherma, a cui tiene moltissimo.
Chiaro che il problema è la sua partecipazione ad una trasmissione politica. Ma anche Aldo Montano, oro ad Atene nel 2004, lasciò i carabinieri per divergenze su come dovesse gestire la sua immagine, compresa la partecipazione al reality "La Fattoria". È un affondo, quello della Granbassi. Il primo della sua nuova carriera. Ha vinto il titolo mondiale nel 2006. Ma stavolta il duello è più pericoloso e meno sportivo.
martedì, settembre 30, 2008
Il prossimo? Rocco Siffredi....
Fonte: agenzie
L'attrice Ramona Badescu è il consigliere del sindaco Gianni Alemanno sulle questioni che riguardano gli immigrati originari della Romania. La nomina, avvenuta a metà luglio e di cui solo ora si ha notizia, affida alla popolare attrice di origine romena l'incarico di seguire i problemi che riguardano i suoi connazionali e di studiare forme di integrazione tra i due popoli e le due culture. Ramona Badescu si era presentata alle ultime elezioni comunali nella Lista civica a sostegno di Alemanno. L'incarico sarebbe svolto dall'attrice a titolo gratuito
Ora, se la cosa è fatta a titolo gratuito è encomiabile, altrimenti è un po' sospetta... mi domando se chiederanno a Rocco Siffredi di accettare una poltrona con delega alla pianificazione familiare....
lunedì, settembre 29, 2008
Grandi colleghi
In Italia esiste un giornalista considerato un "maestro". È Angelo Panebianco che scrive per il Corsera. Io non sono d'accordo con questa disamina. Dal Velino.it riprendo alcune delle sue illuminanti affermazioni in un suo ultimo articolo. A mio avviso si tratta di banalità da brivido e piaggeria. Queste parole però vengono considerate "interessanti analisi di un uomo libero". Ovviamente solo in Italia.
Panebianco si è soffermato, in particolare, sulla questione del ritorno al maestro unico generalista deciso dal ministro Gelmini - che sembra diventato, per la sinistra, sindacale e non, il simbolo del “vento controriformista” che soffierebbe oggi sulla scuola - per obiettare che “si fa finta di dimenticare che la riforma della scuola elementare del 1990, quella che abolì il maestro unico, fu un classico prodotto del consociativismo politico-sindacale che caratterizzava tanti aspetti della vita repubblicana. Nel caso della scuola funzionava allora un’alleanza di fatto fra Dc, Pci e sindacati - ricorda Panebianco- . L’abolizione del maestro unico fu dettata esclusivamente da ragioni sindacali”. Con l’obiettivo di bloccare qualsiasi ipotesi di ridimensionamento del personale scolastico come conseguenza del calo demografico e anzi porre le premesse per nuove, massicce, assunzioni di maestri. “Non a caso - cita Panebianco quanto aveva scritto all’ epoca - sono proprio i sindacati i più entusiasti sostenitori della riforma (…) Questa classe politica ha sempre trattato così la scuola, incurante delle esigenze didattiche ma attentissima a quelle sindacali’ (Corriere della Sera , 22 novembre 1989)”. Conclude Panebianco: “Fino a questo momento, il ministro Gelmini ha fatto pochi errori. I provvedimenti fino ad ora adottati sono di buon senso e per lo più tesi ad arrestare il degrado della scuola. Ma, anziché riconoscerlo e dare il proprio contributo di idee e di proposte (come dovrebbe fare un vero partito riformista, ancorché all'opposizione), il Partito democratico preferisce ripercorrere l'antica strada: quella della ‘mobilitazione’, della sponsorizzazione dei sindacati, anche quando questi difendono posizioni indifendibili”.
Mia aggiunta:
La scuola col maestro unico la possono volere in Biafra, non in un paese del primo mondo, ma l'Italia del primo mondo non fa più parte da tanto tempo......
Turbamenti a senso unico
Da “La Stampa” - Intervenendo nella stucchevole polemica sulla Granbassi, Marco Travaglio e il vignettista Vauro hanno usato contro gli avversari politici i verbi «ragliare» e «puttaneggiare» (quest’ultimo riferito alla performance della Vezzali da Vespa). I guru della sinistra ormai imitano la destra anche nel linguaggio. A questo punto la vera opposizione sarebbe usare un po’ di educazione.
Quindi, da quello che si legge la "destra" o presunta tale potrebbe usare questi termini e la "sinistra" o presunta tale, dovrebbe offrire l'altra guancia e farsi massacrare? No, solo per capire....
Nepotismo leghista

Sono stato da poco a Udine, uno dei luoghi più belli del mio ex paese. Da mozzare il fiato. Lavoratori (e non pirla) che mi hanno accolto nel migliore dei modi. Gente che capisci perché vota Lega. Già, la Lega, da terrone ro convinto che potesse cambiare le cose, ma poi si sono fatti comprare. Squallidi.
Un pezzo di Pino Corrias
L’Umberto e i suoi cari
Da Vanity, 17 settembre 2008
Umberto Bossi e la sua Lega sono un manuale vivente di deriva politica. Vengono da Lenin. Passano per Carlo Cattaneo e Calandrino. Stanno finalmente approdando a Clemente Mastella. Anche se nella forma degenerata del mastellismo, ancestrale teoria dell’Italia familista e vorace che si fa prassi, anzi euforia, quando si tratta di divorare organigrammi, pretendere privilegi, scorte, posti garantiti, feste, appartamenti a prezzi scontati, rimborsi per viaggi, giornali di partito, convegni e almeno tre pasti al dì con il dolce.
Bisognava vederli, l’altro giorno a Venezia, tutti riuniti per il rito celtico dell’ampolla del Po, sciamare dopo il comizio popolano (con insulti ai negri, ai terroni, ai musulmani) verso i saloni patrizi dell’Hotel Metropole, camere da 500 euro a notte. Tutto lo stato maggiore padano: sindaci, assessori, deputati, senatori, sottosegretari, ministri. Con motoscafi blu e le femmine bianche, e i figli, i familiari, i portaborse.
Come quasi tutto nella Lega anche questa nuova stagione della abbondanza (sebbene mai lieta come ai tempi democristiani e socialisti, semmai cupa, rancorosa, rivendicativa) discende in linea diretta dai voleri del capo. Ha cominciato lui, Umberto, piazzando il fratello Franco e il figlio primogenito Riccardo alla Commissione europea di Bruxelles. Funzionari con notevole esperienza: uno venendo da un Autoricambi di Fagnano Olona, l’altro dal fuoricorso dell’università. E ha continuato con il secondo figlio, il prediletto Renzo, quello bocciato due volte alla maturità, che il papà definisce “trota, non ancora delfino”, ma che si porta ai vertici di Arcore e di Palazzo Chigi. Lo sta istruendo alla politica e lo fa allenare con i suoi ministri, visto che anche lui, da piccolo Bossi, sogna il federalismo prossimo venturo. Oppure il feudalesimo.
Las voces de Antigona
Es una obra contra Zapatero, lo entiendo, pero los etarras son unos mierda......
domenica, settembre 28, 2008
Fuori i buoni
Il prossimo ministro della Funzione Pubblica
da REPUBBLICA.IT
"Tra i migliori dipendenti pubblici". Ma niente assunzione per la precaria
Il governo ha bloccato la stabilizzazione di 50mila lavoratori a tempo determinato
di MAURO MUNAFO'
ROMA - "E' il momento di riconoscere i meriti e di premiare i migliori". Il proclama, rigorosamente in grassetto, domina la pagina "Non solo fannulloni" del sito del Ministero per la pubblica amministrazione, che da qualche settimana indice il concorso "Premiamo i risultati", per mettere in evidenza gli esempi di buona gestione. Valentina Benni, dell'Istituto Formazione Lavoro, è responsabile di uno dei cento lavori selezionati e, come premio, si è vista togliere la tanto attesa stabilizzazione: precaria da dodici anni e, commenta amara, "chissà per quanti altri ancora".
I precari. Un emendamento approvato dal governo blocca l'assunzione di circa 50 mila lavoratori a tempo determinato della pubblica amministrazione. Secondo gli impegni presi dalle ultime due finanziarie la stabilizzazione sarebbe iniziata con il nuovo anno per tutti coloro che possedevano tre requisiti: aver lavorato per almeno tre anni, aver sostenuto una prova selettiva ed essere entrati in graduatoria.
Tra le tante persone che si sono viste bloccare l'agognata assunzione a pochi mesi dal traguardo, emerge il caso di Valentina Benni, quarantenne dell'Isfol, precaria da dodici anni e responsabile del progetto "A European community of Practice on Sound Planning and managment", con l'obiettivo di migliorare la capacità di spesa dei finanziamenti internazionali: uno dei cento casi di buona amministrazione selezionati proprio dal ministero di Brunetta.
Il concorso. Dopo le sue campagne contro gli impiegati improduttivi, i cosiddetti "fannulloni", il Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione ha infatti promosso un concorso volto a premiare i primi della classe. "Far emergere ed illuminare tali energie vitali, favorendone la valorizzazione e la messa in comune dei risultati raggiunti" gli intenti del concorso, come si può leggere sul sito di presentazione.
Parole che oggi suonano come una beffa per Benni: "Si parla di meritocrazia e poi ecco i risultati" si sfoga. Una laurea in Scienze Politiche, un master di secondo livello e un'altra laurea conseguita negli Stati Uniti non sono bastati ad ottenere il posto fisso. Di più, il progetto di cui è stata responsabile l'ha portata a lavorare anche durante la gravidanza, conclusa cinque mesi fa. "Abbiamo collaborato con Belgio e Polonia, e il nostro lavoro ha avuto tanto successo che il progetto avrà un seguito". Una continuazione che Benni, insieme ad altri circa 300 colleghi dell'Istituto Formazione Lavoro, dovrà seguire da precaria, come ha fatto finora. E alla beffa si aggiunge un'altra beffa: "Con la certezza di assunzione a breve - racconta - ci è stato anche sconsigliato di partecipare ad altri concorsi".
aggiunta:
Il tema di cui si parlava è questo e troverete un sacco di articoli a riguardo.
Posto a rischio per 50 mila precari dello Stato, delle Regioni e dei Comuni. Con un emendamento al disegno di legge 1441 quater collegato alla Finanziaria 2009 relativo ai lavori usuranti, il governo ha deciso di azzerare le norme delle ultime due manovre che prevedevano la stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato.
sabato, settembre 27, 2008
Progetti eversivi
TODI (Perugia) - Molti ospedali pubblici verrano privatizzati per contenere le spese della sanità. È il progetto illustrato dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenuto a un incontro organizzato dai Liberali popolari di Carlo Giovanardi a Todi. «Rispetto al Veneto e alla Lombardia, in Sicilia e in Sardegna le spese sanitarie sono del 40% più alte. La soluzione è il federalismo fiscale e anche la privatizzazione di molti ospedali pubblici», ha affermato il premier che ha inoltre difeso il federalismo sostenendo che «è una riforma in cui la maggioranza conta» e grazie alla quale «si potranno abbassare le imposte».
Federalismo fiscale è una cosa. Privatizzazione degli ospedali è un'altra. Difficile che gli italiani si rendano conto della differenza, ma intanto il progetto eversivo continua. Inquietante.
Federalismo fiscale è una cosa. Privatizzazione degli ospedali è un'altra. Difficile che gli italiani si rendano conto della differenza, ma intanto il progetto eversivo continua. Inquietante.
Dichiarazioni significative
Già che il capo della polizia si chiami Manganelli è esaustivo. Leggete però che fine psicologo è:
da Repubblica.it
Agenti morti durante inseguimento si consegna l'autista dell'auto in fuga.
Il capo della polizia Antonio Manganelli, lasciando la camera ardente allestita per i due poliziotti deceduti nell'inseguimento, ha spiegato che tra "tra noi c'è grande emozione, dolore, rabbia ma molta determinazione". Ieri, appena appresa la dinamica dell'incidente mortale, alcuni sindacati di polizia avevano lanciato una dura polemica per la mancata dotazione del dispositivo antiribaltamento sulle auto di servizio.
"Vedo molta serenità - ha commentato Manganelli - da parte delle organizzazioni sindacali. La polizia in questo momento è assolutamente serena e compatta". "Certo - ha aggiunto - è il momento del dolore e quindi si può dare spazio anche a delle riflessioni come quelle sull'auto e sul dispositivo antiribaltamento. Ma è uno sfogo, uno spunto di riflessione, non è una posizione della polizia nè delle organizzazioni sindacali".
A questo punto c'è da chiedersi cosa voglia dire "serenità"...
da Repubblica.it
Agenti morti durante inseguimento si consegna l'autista dell'auto in fuga.
Il capo della polizia Antonio Manganelli, lasciando la camera ardente allestita per i due poliziotti deceduti nell'inseguimento, ha spiegato che tra "tra noi c'è grande emozione, dolore, rabbia ma molta determinazione". Ieri, appena appresa la dinamica dell'incidente mortale, alcuni sindacati di polizia avevano lanciato una dura polemica per la mancata dotazione del dispositivo antiribaltamento sulle auto di servizio.
"Vedo molta serenità - ha commentato Manganelli - da parte delle organizzazioni sindacali. La polizia in questo momento è assolutamente serena e compatta". "Certo - ha aggiunto - è il momento del dolore e quindi si può dare spazio anche a delle riflessioni come quelle sull'auto e sul dispositivo antiribaltamento. Ma è uno sfogo, uno spunto di riflessione, non è una posizione della polizia nè delle organizzazioni sindacali".
A questo punto c'è da chiedersi cosa voglia dire "serenità"...
venerdì, settembre 26, 2008
giovedì, settembre 25, 2008
Les voleurs!!!!
C'est la crise au siège de la chaîne d'information France 24. Au point que le canal peut littéralement sauter !
En effet, cet été, la chaîne américaine NBC n'a pas du tout apprécié que France 24 diffuse sur internet — et notamment sur des sites de partage comme Youtube — l'intégralité de la finale du 100 mètres des Jeux Olympiques, qui a vu la victoire du supersonique sprinteur jamaïcain Usain Bolt.
D'après la direction de la chaîne française d'info en continu, les Américains pourraient leur réclamer "de quelques dizaines à quelques centaines de millions d'euros" en dommages et intérêts.
Dès le lendemain de la course, NBC, qui a remarqué que France 24 utilisait les images de la finale, a contacté le service de gestion des droits télé du CIO (Comité International Olympique), qui s'est empressé de contacter la chaîne du câble, qui a retiré, dans l'urgence, la vidéo concernée. Mais le mal était fait !
Mais chez France 24, on tremble de tous ses membres et on attend la réaction des services juridiques de NBC, qui n'ont depuis ce fameux lendemain d'épreuve, plus donné de nouvelles. Si la chaîne américaine obtient "quelques centaines de millions d'euros", France 24, dont le budget total s'élève à 87 millions d'euros, devra mettre la clé sous la porte pour régler cette ardoise.
mercoledì, settembre 24, 2008
Dichiarazioni a casaccio 2
"Il lavoro di Petruccioli è stato molto buono e se vi è la disponibilità del centrodestra a rieleggerlo, per noi va bene". Walter Veltroni
...senza parole...
...senza parole...
martedì, settembre 23, 2008
Dichiarazioni a casaccio
Al tg1 Tremonti (ministro dell'economia) promette il pareggio di bilancio nel 2011. In un paese allo 0,1%di crescita. Ovvero un paese fermo. Scrivo questo post perché fra 5 anni, magari lo rileggerò e riderò, amaramente, di questa balla.
lunedì, settembre 22, 2008
Il peggior ministro (o uno dei peggiori)
Imbarazzante. Sto ascoltando l'intervento di Maria Stella Gelmini da Vespa, a Porta a Porta. Magari non sarà il prgramma migliore del mondo, ma è esaustivo per vedere come questa persona, la Gelmini, di cui ho già scritto semplicemente non sa di che cosa parla. La Garavaglia viene fatta passare per una pericolosa agitprop di fronte a una ragazzina, la Gelmini, che non dovrebbe stare dove sta. Un esempio? La frase:" la scuola e l'università non debbono essere usate per trovare lavoro. Bisogna elevare la qualità". Ci pensi chi ha votato il PdL e ci pensi il PD che NON sta facendo opposizione.
Altro esempio? Ma certo.
Le regole per chiamare i supplenti? Risposta della Gelmini. Le fa il Parlamento (le fa il Ministero quelle regole). È indegno! E poi si rifugia in un: "ci sono molti sprechi".
Ci sarebbero 43 miliardi di euro per la scuola e il 97% sarebbero per il monte stipendi? Con gli stipendi ridicoli che prendono i professori in Italia?
Medardo Caretta

Il Kenya è uno degli stati più corrotti del globo. Ancora meta di turismo da parte dei nostri connazionali. Questa lettera del console italiano dimostra come possa essere anche un posto molto pericoloso.
Caso Caretta, la lettera del console Roberto Macrì, console onorario italiano a Malindi
«Non condanno e non assolvo ma Vi informo poiché penso di essere uno dei pochissimi che hanno assistito alla triste storia dall’inizio alla fine. Circa quattro anni fa nella tarda mattinata si presenta in Consolato il Signor Medardo Caretta, insieme a due donne e un uomo keniani. Desiderava io fossi testimone di quanto stava accadendo e presagendo qualcosa di brutto, ho approfittato della presenza in consolato del Signor Ugo Troiani che ho invitato ad assistere all’incontro.
Una delle due donne raccontava che suo figlio di una decina di anni, insieme al figlio di un’altra signora, era stato adescato ed era entrato nella casa del Signor Caretta dove lo stesso , avrebbe avuto due rapporti sessuali, uno tramite una fellatio e l’altro di sodomia con i due ragazzi. Il Signor Caretta, che vive nella sua casa di Kibokoni insieme alla moglie, negava assolutamente spiegando che, spesso i ragazzini del villaggio limitrofo venivano al cancello a chiedere caramelle o qualche soldino, cosa che quasi sempre veniva soddisfatta e che questo era stato uno dei tanti casi; l’abitudine era stata creata da una giovane inquilina italiana, persona generosa e sensibile amante dei bambini, che nei mesi in cui era stata ospite della casa, aveva abituato gli stessi a venire a prendere caramelle e biscotti; andata via l’inquilina, l’abitudine è rimasta in eredità al Signor Caretta che non si è sentito di interromperla.
Dopo un breve ma composto battibecco , la signora ci tenne a spiegare che comunque, “visto che siamo tutti esseri umani perciò soggetti a sbagliare”, con una cifra di scellini 500.000 (cinquecentomila) (cioè 5 mila euro ndr) si poteva chiudere il caso (il tutto testimoniato in Corte); il signor Caretta obiettò che non era disponibile a pagare nulla dato che non era successo nulla di quanto raccontato, e che non avrebbe avuto problemi ad andare in corte; cominciò quindi il processo durato circa quattro anni con circa quaranta (40) rimandi; desidero riassumere, per non annoiare, i fatti più salienti; a) attestati medici locali escludevano la sodomia, b) enfatizzate e accettate dalla corte erano state apportate correzioni da terza persona sul rapporto del dottore, c) dimostrate discrepanze di tempi , luoghi e rapporti fatti da i due bambini , che non avevano invece oltrepassato il cancello della casa , d) un testimone in favore del Signor Caretta veniva aggredito fuori della corte dalla mamma di uno dei due ragazzini, per evitare che deponesse; la madre fu solo ammonita dal Magistrato per tale comportamento, e) in diverse successive occasioni il Signor Caretta è stato avvicinato dalla mamma del bambino per sollecitare la chiusura del caso con un pagamento, si può supporre che se le prove fossero state schiaccianti non sarebbero passati quasi quattro anni e ripeto, 40 rimandi, per condannare un “mzungu” (bianco, ndr) che avrebbe abusato di un ragazzino keniano.
Alla fine del caso il Signor Caretta è stato assolto dal caso di sodomia (quattordici anni ) ma è stato condannato a cinque anni per adescamento e cinque anni per fellatio da considerarsi concorrenti, perciò per un totale di cinque anni; l’avvocato ha presentato ricorso , in attesa del quale, il condannato non beneficiando della cauzione (in quanto straniero) deve stare in carcere. Attualmente è ammanettato al letto dell’ospedale governativo , dove è stato portato essendo seriamente ammalato, per poter essere curato (spesso deve mingere in una bottiglia quando il secondino non ha voglia di accompagnarlo al bagno). Mi sembra doveroso, nei confronti dei connazionali e del Signor Caretta, esporre quanto realmente è accaduto e accade».
Roberto Macrì, console onorario italiano a Malindi
domenica, settembre 21, 2008
Le veline strisciano?
Ah, l'Italia, terra di meritocrazia, di veline e velone e di una splendida tivvù. Adesso sembra (pare, si mormora) che il concorso per le nuove veline fosse taroccato. In Italia? Ma siamo impazziti? Posto l'articolo della Stampa di Torino, m anche un link preso dal sito tuttosulgossip. Leggete un po' i commenti (e soprattutto le date) Fate vobis

Da la Stampa.it
Veline taroccate è polemica sul web.
L'accusa: scelte pilotate. Striscia: è tutto regolare
ALESSANDRA COMAZZI
Dopo una selezione durata tutta estate, le nuove veline di Striscia la notizia, Costanza Caracciolo e Federica Nargi, sono state elette giovedì su Canale 5 di fronte a 10 milioni di spettatori, un ascolto che la rete si sognava da tempo. Ma fin da luglio, la Nargi, molto fotografata dai rotocalchi anche per via del suo fidanzato Francesco Botta, concorrente del Grande fratello 8, era data per favoritissima, vincitrice annunciata. Per esempio dal sito Dagospia, croce e delizia del popolo dei media. Adesso che la vittoria della Nargi è puntualmente avvenuta, Dagospia rilancia. Anche con una lettera di Gianni Ippoliti, già autore e conduttore, per esempio, di Non è mai troppo tardi, o Q come cultura, che per tradizione annuncia in anticipo chi vincerà il Festival di Sanremo.
Nella lettera di Ippoliti si legge addirittura che la Nargi sarebbe stata imposta da Fabrizio Del Noce, ora direttore di RaiFiction e a interim ancora di Raiuno. Su un altro sito di gossip, fin da luglio si indicava nella Nargi la nuova velina bruna. Che si replica da Striscia? Non se la prendono tanto, ma sottolineano l’assurdità delle accuse. Circa la presunta raccomandazione di Del Noce, poi, i suoi rapporti con Ricci non dovrebbero essere idilliaci, visto il processo ancora in corso per la microfonata contro Staffelli. Altro che segnalare una velina. Il nome della Nargi era nell’aria semplicemente perché lei ha un fidanzato con un minimo di notorietà e perché è molto «velinesca». Dunque gli accusatori avrebbero tirato a indovinare, ma con basi oggettive, come dire?, «di contenuti». Indicando peraltro anche i nomi di altre concorrenti, invece puntualmente eliminate.
Pare, anzi, che alcune decisioni delle giurie siano state accolte con dispiacere dallo staff del programma, che si vedeva sfuggire alcune giovanotte molto adatte. E ancora: non è che due veline debbano restare tali per sempre, non sono nominate a vita come i senatori. Se non vanno bene, Ricci può eliminarle quando vuole. Anzi, storicamente, alla prova dello stacchetto funzionano meglio le veline scelte dagli autori che quelle votate dal popolo. Perché, dunque, Ricci dovrebbe rischiare con un taroccamento? Magari perché lui stesso ci ha insegnato che non bisogna mai credere a niente, nel dorato mondo della televisione... E comunque, posso ricordare la mia personale esperienza, già raccontata su La Stampa. Ho fatto da giurato alle veline. In giugno, a Riccione, all’inizio delle selezioni.
Per la giuria, c’era assoluta libertà di voto. Ognuno sceglieva la propria concorrente preferita, in caso di ex aequo si alzava una paletta. Le ragazze comparivano come per incanto poco prima dell’esibizione; stavano mute; appena finita la registrazione, sparivano, inghiottite dal nulla. Alla giuria non davano confidenza. Non ammiccavano, non sorridevano. Un collega aveva persino lamentato, sarcastico: «E dire che avevo pensato a un voto di scambio...».
http://tuttosulgossip.blogspot.com/2007/09/veline-2008.html?showComment=1215209640000#c15387792411754296984%20luglio%202008%2015.14

Da la Stampa.it
Veline taroccate è polemica sul web.
L'accusa: scelte pilotate. Striscia: è tutto regolare
ALESSANDRA COMAZZI
Dopo una selezione durata tutta estate, le nuove veline di Striscia la notizia, Costanza Caracciolo e Federica Nargi, sono state elette giovedì su Canale 5 di fronte a 10 milioni di spettatori, un ascolto che la rete si sognava da tempo. Ma fin da luglio, la Nargi, molto fotografata dai rotocalchi anche per via del suo fidanzato Francesco Botta, concorrente del Grande fratello 8, era data per favoritissima, vincitrice annunciata. Per esempio dal sito Dagospia, croce e delizia del popolo dei media. Adesso che la vittoria della Nargi è puntualmente avvenuta, Dagospia rilancia. Anche con una lettera di Gianni Ippoliti, già autore e conduttore, per esempio, di Non è mai troppo tardi, o Q come cultura, che per tradizione annuncia in anticipo chi vincerà il Festival di Sanremo.
Nella lettera di Ippoliti si legge addirittura che la Nargi sarebbe stata imposta da Fabrizio Del Noce, ora direttore di RaiFiction e a interim ancora di Raiuno. Su un altro sito di gossip, fin da luglio si indicava nella Nargi la nuova velina bruna. Che si replica da Striscia? Non se la prendono tanto, ma sottolineano l’assurdità delle accuse. Circa la presunta raccomandazione di Del Noce, poi, i suoi rapporti con Ricci non dovrebbero essere idilliaci, visto il processo ancora in corso per la microfonata contro Staffelli. Altro che segnalare una velina. Il nome della Nargi era nell’aria semplicemente perché lei ha un fidanzato con un minimo di notorietà e perché è molto «velinesca». Dunque gli accusatori avrebbero tirato a indovinare, ma con basi oggettive, come dire?, «di contenuti». Indicando peraltro anche i nomi di altre concorrenti, invece puntualmente eliminate.
Pare, anzi, che alcune decisioni delle giurie siano state accolte con dispiacere dallo staff del programma, che si vedeva sfuggire alcune giovanotte molto adatte. E ancora: non è che due veline debbano restare tali per sempre, non sono nominate a vita come i senatori. Se non vanno bene, Ricci può eliminarle quando vuole. Anzi, storicamente, alla prova dello stacchetto funzionano meglio le veline scelte dagli autori che quelle votate dal popolo. Perché, dunque, Ricci dovrebbe rischiare con un taroccamento? Magari perché lui stesso ci ha insegnato che non bisogna mai credere a niente, nel dorato mondo della televisione... E comunque, posso ricordare la mia personale esperienza, già raccontata su La Stampa. Ho fatto da giurato alle veline. In giugno, a Riccione, all’inizio delle selezioni.
Per la giuria, c’era assoluta libertà di voto. Ognuno sceglieva la propria concorrente preferita, in caso di ex aequo si alzava una paletta. Le ragazze comparivano come per incanto poco prima dell’esibizione; stavano mute; appena finita la registrazione, sparivano, inghiottite dal nulla. Alla giuria non davano confidenza. Non ammiccavano, non sorridevano. Un collega aveva persino lamentato, sarcastico: «E dire che avevo pensato a un voto di scambio...».
http://tuttosulgossip.blogspot.com/2007/09/veline-2008.html?showComment=1215209640000#c15387792411754296984%20luglio%202008%2015.14
giovedì, settembre 18, 2008
Mamme un po' così

In questa cronaca di ennesimo bullismo in Roma la "mamma" di uno di questi delinquenti dichiara, o avrebbe dichiarato, che il figlio " impegnato nel sociale". Già il giornalista non spiega in che senso e questi usciranno in due giorni e non gli accadrà nulla, faranno due pianti e saranno rispediti a casa. Quello che mi colpisce è la giustificazione della madre. È incredibile che nessuno in Italia assuma più la benché minima responsabilità. Per nulla.
da Repubblica.it
Pensionato pestato da tre baby bulli. Aggressione fuori da un liceo romano. Un altro episodio all'Aquila: due adolescenti denunciati per lesioni aggravate
di FEDERICA ANGELI
"Spostati, il marciapiede è nostro e tu, da qui, non passi". Stavano ascoltando una musica rap a tutto volume e ballavano scatenati tre adolescenti della Roma bene quando un anziano cardiopatico, colpevole di passare sul "loro" marciapiede, è stato bloccato e picchiato selvaggiamente. Storia di bullismo metropolitano nel cuore del Flaminio, quartiere bene della capitale, davanti ad un liceo artistico. Una storia di violenza, quasi la fotocopia di quello che è successo ieri all'Aquila, dove però ad incappare nella furia di due baby teppisti, armati di frustino da cavallo fuori da un istituto, sono stati degli studenti.
A Roma tutto è iniziato intorno all'ora di pranzo. I tre giovani, uno di 15 e due di 16 anni, erano fuori dal liceo artistico di piazza Mancini, a due passi dallo stadio Olimpico, e aspettavano che dei loro amici uscissero da scuola. Danzavano e scherzavano al centro del marciapiede quando un ex carabiniere in pensione di 75 anni ha tentato di passare. "Di qui non si passa, attraversa la strada e cammina da quella parte", così i giovani hanno iniziato a prendere in giro l'uomo, parandosi davanti a lui e impedendogli fisicamente di proseguire la camminata.
L'uomo, energico nonostante l'età, non si è lasciato mettere i piedi in testa e ha risposto a tono. E i ragazzini hanno alzato il tiro: lo hanno accerchiato, insultato e spintonato. L'anziano ha cercato di farli desistere, arrivando addirittura a supplicarli di lasciarlo tranquillo: "Sono malato di cuore, lasciatemi in pace". Ma la reazione del gruppo è stata violenta e improvvisa: uno di loro l'ha spinto, un altro lo ha colpito al volto con pugni e schiaffi, il terzo lo ha preso a calci sulle gambe.
La vittima è caduta a terra e, prima di perdere i sensi, è riuscita a dare l'allarme al 113. Gli agenti del commissariato Villa Glori, diretti dal vicequestore Loredana Del Tosto, si sono subito messi sulle tracce dei tre teppisti, fuggiti dopo il pestaggio. Una pattuglia della polizia a cavallo che si trovava nelle vicinanze ha invece prestato i primi soccorsi all'uomo in attesa dell'ambulanza. Per lui, fortunatamente, solo un ematoma alla tempia sinistra.
I tre - la cui descrizione fisica era stata molto accurata - sono stati rintracciati dagli investigatori non lontano dal luogo del pestaggio. Portati in commissariato sono stati denunciati per aggressione e lesioni. Il capo branco, a quanto dichiarato dalla madre agli investigatori, è impegnato nel sociale.
"Questo episodio rappresenta una ferita ancora più grave perché mina alla base uno dei pilastri della nostra società, la terza età - ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno - Chiedo che le punizioni per questi delinquenti in erba siano le più severe possibili". "I tre bulletti da strapazzo - suggerisce Luigi Camilloni, presidente dell'Osservatorio Sociale - dovrebbero meditare sulla parola "rispetto" per gli anziani non in riformatorio, bensì facendo loro svolgere dei servizi civili quali ad esempio la pulizia dei servizi igienici in qualche ospedale geriatrico".
Ieri in serata anche i due adolescenti dell'Aquila responsabili del pestaggio ai coetanei sono stati rintracciati dagli agenti della squadra mobile e denunciati per lesioni aggravate. Una vendetta per uno sgarro subìto la scorsa settimana, sarebbe all'origine del pestaggio.
mercoledì, settembre 17, 2008
E la Vezzali continua....
Nella migliore tradizione sono i giornalisti ad aver frainteso. in realtà lo squallore del comportamento della Vezzali a mio avviso resta tutto. Voglio proprio vedere se non finisce nel PdL
da Repubblica.it
di Antonello Caporale
L'ITALIANA più vincente della storia. Ori e argenti. C'è un solo nome da ricordare, quello di Valentina Vezzali. "Una determinazione massima ad arrivare".
Una carriera strepitosa.
"Non lo dica al passato. Sono qui e lotterò a lungo".
Pronta a sfidare i limiti.
"È la mia vita".
Donna del fare, da Jesi.
"Mi sento davvero così"
Berlusconi è uomo del fare.
"Ce ne avessimo di uomini come lui. Determinazione, grinta, energia".
Creatività.
"Tutto".
Gli ha regalato il fioretto. E persino concesso, durante la registrazione di Porta a Porta, il diritto di toccarla.
"Si vede proprio che di scherma i giornalisti sono ignoranti".
Ignorantissimi, signora.
"Toccare è un'espressione tecnica".
Vespa ha subito sottolineato il suo tecnicismo.
"Ma ci mancherebbe!".
Purtroppo la malizia è come un prato in primavera: sempre in fiore.
"Volevo dirgli: guarda presidente che da te mi farei toccare. Ma ci fossero stati Prodi o Veltroni avrei fatto lo stesso".
Per essere un tantino più precisi: da lei mi farei veramente toccare.
"Era un onore concesso a un uomo importante".
Si è capito.
"In genere tocco, non mi faccio toccare".
Signora, anche questo è chiarissimo.
"Come si può fraintendere, mi dica?".
Francamente in un certo senso si può.
"Chiunque abbia fatto scherma ride a crepapelle. Allora, per esempio, quando in pedana c'è l'assalto del maestro e ci sono delle cose, delle parole".
Altre parole?
"Si".
Si possono dire?
"Meglio di no".
Comunque Berlusconi è abituato a sistemare la spada sulla spalla. E basta.
"Io e lui in qualche modo rappresentiamo l'Italia che vuole vincere".
Io e lui.
"A quattro mesi dal parto ero di nuovo in pedana".
Una forza della natura.
"Ho subito un grave infortunio ma non ho smesso".
La sfida dei limiti, abbiamo già detto.
"Mi chiamano Vale, perché valgo".
In Parlamento ci sarebbe molto bisogno di gente come lei, Vale.
"La politica non è questione che al momento mi interessa. In televisione sono andata con le medaglie sul petto a rappresentare tutti e la voglia di continuare".
S'è capito.
"Non riesco a capacitarmi però su come sia possibile avere così tanta malizia: lei ha presente il fioretto?".
Suo marito ha compreso?
"Si è messo a ridere".
E' stata una bella serata di televisione.
"Volevo dare al presidente del Consiglio l'onore..."
Più ripetiamo e più si fraintende.
"Non penso".
Mi creda.
"Se mi tocchi è punto a te".
martedì, settembre 16, 2008
La piaggeria della Vezzali
Ogni volta che mi sembra di essere ai massimi qualcosa mi fa cambiare idea. Guardate questa perla dalla tv di Stato italiana. Mi auguro che la Vezzali sia candidata perché altrimenti non so a cosa sia servito...
Bulli al Governo
Roberto Maroni, il ministro di un partito che parla di secessione....

Cos'è un bullo? Fondamentalmenrte una persona che approfitta del suo ruolo per essere superiore agli altri. Magari un ministro che sa, oggi, di essere intoccabile in Italia. Nel governo (italiano) uno dei partiti della coalizione che lo dominano (pur con percentuali minoritarie a livello nazionale, cioè la Lega Nord) è guidato da un personaggio, Umberto Bossi, che non solo è ministro, ma che si dice pronto alla secessione. Che parla a vanvera di fucili e invece di essere rinchiuso in manicomio viene citato per le sue "argute provocazioni". I ministri di questo partito un giorno sì e l'altro pure proferiscono frasi che demolirebbero la carriera politica di un qualsiasi esponente politico di un qualsiasi paese politicamante civilizzato del mondo. Non, ovviamente, in Italia.
Un esempio? La querelle calcistica fra Inter e Catania. Leggete un estratto da un articolo:
Adesso dopo le simpatiche anche se provocatorie dichiarazioni di Mourinho verso il Catania, la squadra siciliana risponde per bocca del suo amministratore delegato: Pietro LoMonaco. Deferito perché ha detto che a Mourinho "bisognerebbe prenderlo a sprangate si denti".
Il bullo è in questo caso il ministro dell'Interno Maroni, (del partito secessionista, dei fucili etc etc). Ma lui è ministro a Roma Ladrona quindi approfitta del suo ruolo per pontificare.
da repubblica.it
Per il ministro dell'Interno quello dell'Ad del Catania "è la cosa peggiore che si può fare: se un dirigente di una squadra incita alla violenza, anche solo metaforicamente, poi io non mi stupisco se qualche tifoso esagitato mette in atto compartimenti violenti". "Bisogna - aveva concluso Maroni - evitare queste espressioni". Poi, parlando in generale del problema della violenza negli stadi, il responsabile del Viminale aveva spiegato che la proposta di mettere celle negli stadi lanciata dal presidente della Legacalcio Antonio Matarrese "non è all'ordine del giorno", mentre "le decisioni prese rimarranno" perché "al di là delle critiche che sono state fatte, funzionano".
Il duro intervento del ministro dell'Interno arriva quando lo scontro tra Catania e Inter fa registrare il quarto atto. Tutto era iniziato al termine dell'anticipo di San Siro tra i campioni d'Italia e i siciliani vinto dai padroni di casa. Se il Catania recriminava per una serie di episodi sfortunati, il tecnico nerazzurro ostentava l'arroganza che l'ha reso celebre, dichiarando che il 2-1 gli stava stretto ("potevamo vincere 5-1") e accusando Tedesco, vittima di un fallo di Muntari punito con l'espulsione (e oggi con tre giornate di squalifica), di aver simulato ("da come si rotolava a terra pensavo morisse").
Provocazioni andate di traverso a Lo Monaco che non ha perso tempo per sparare affermazioni ancora più gravi. "Mourinho andrebbe preso a bastonate sui denti", ha commentato, forse senza rendersi conto che queste parole, dette dal dirigente di una squadra la cui tifoseria si è macchiata della morte dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, assumevano un sapore ancora più sgradevole. Poco dopo l'amministratore delegato tornava infatti parzialmente sui suoi passi, spiegando che "si trattava solo di un'espressione colorita".
Mourinho non si tirava però indietro, continuando a soffiare sul fuoco irridendo l'avversario. "Lo Monaco? Io - ha risposto il tecnico a chi gli chiedeva una replica - conosco Monaco di Baviera, il Granpremio di Monaco, il Bayern Monaco e il monaco tibetano. Lo Monaco non so chi sia, ma se mi sfrutta per farsi pubblicità deve pagarmi".
Così in mattinata, prima del richiamo di Maroni, il dirigente del Catania è tornato a farsi vivo sostenendo che "il calcio italiano senza Mourinho non perderebbe granché" e scusandosi di nuovo per quello che a suo avviso non voleva essere che "un intercalare tipico delle nostre parti". Poi, per nulla intimorito dal richiamo del ministro, Lo Monaco è tornato a difendersi, rispondendo per le rime. "Avrei volentieri fatto a meno di questa sortita del signor Maroni - ha replicato - e non sono certamente io il rappresentante di un partito che ha fatto propri i capisaldi dell'istigazione alla violenza in questi anni. Non sono stato io a parlare di fucili o di 'Roma ladrona'".
Cos'è un bullo? Fondamentalmenrte una persona che approfitta del suo ruolo per essere superiore agli altri. Magari un ministro che sa, oggi, di essere intoccabile in Italia. Nel governo (italiano) uno dei partiti della coalizione che lo dominano (pur con percentuali minoritarie a livello nazionale, cioè la Lega Nord) è guidato da un personaggio, Umberto Bossi, che non solo è ministro, ma che si dice pronto alla secessione. Che parla a vanvera di fucili e invece di essere rinchiuso in manicomio viene citato per le sue "argute provocazioni". I ministri di questo partito un giorno sì e l'altro pure proferiscono frasi che demolirebbero la carriera politica di un qualsiasi esponente politico di un qualsiasi paese politicamante civilizzato del mondo. Non, ovviamente, in Italia.
Un esempio? La querelle calcistica fra Inter e Catania. Leggete un estratto da un articolo:
Adesso dopo le simpatiche anche se provocatorie dichiarazioni di Mourinho verso il Catania, la squadra siciliana risponde per bocca del suo amministratore delegato: Pietro LoMonaco. Deferito perché ha detto che a Mourinho "bisognerebbe prenderlo a sprangate si denti".
Il bullo è in questo caso il ministro dell'Interno Maroni, (del partito secessionista, dei fucili etc etc). Ma lui è ministro a Roma Ladrona quindi approfitta del suo ruolo per pontificare.
da repubblica.it
Per il ministro dell'Interno quello dell'Ad del Catania "è la cosa peggiore che si può fare: se un dirigente di una squadra incita alla violenza, anche solo metaforicamente, poi io non mi stupisco se qualche tifoso esagitato mette in atto compartimenti violenti". "Bisogna - aveva concluso Maroni - evitare queste espressioni". Poi, parlando in generale del problema della violenza negli stadi, il responsabile del Viminale aveva spiegato che la proposta di mettere celle negli stadi lanciata dal presidente della Legacalcio Antonio Matarrese "non è all'ordine del giorno", mentre "le decisioni prese rimarranno" perché "al di là delle critiche che sono state fatte, funzionano".
Il duro intervento del ministro dell'Interno arriva quando lo scontro tra Catania e Inter fa registrare il quarto atto. Tutto era iniziato al termine dell'anticipo di San Siro tra i campioni d'Italia e i siciliani vinto dai padroni di casa. Se il Catania recriminava per una serie di episodi sfortunati, il tecnico nerazzurro ostentava l'arroganza che l'ha reso celebre, dichiarando che il 2-1 gli stava stretto ("potevamo vincere 5-1") e accusando Tedesco, vittima di un fallo di Muntari punito con l'espulsione (e oggi con tre giornate di squalifica), di aver simulato ("da come si rotolava a terra pensavo morisse").
Provocazioni andate di traverso a Lo Monaco che non ha perso tempo per sparare affermazioni ancora più gravi. "Mourinho andrebbe preso a bastonate sui denti", ha commentato, forse senza rendersi conto che queste parole, dette dal dirigente di una squadra la cui tifoseria si è macchiata della morte dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, assumevano un sapore ancora più sgradevole. Poco dopo l'amministratore delegato tornava infatti parzialmente sui suoi passi, spiegando che "si trattava solo di un'espressione colorita".
Mourinho non si tirava però indietro, continuando a soffiare sul fuoco irridendo l'avversario. "Lo Monaco? Io - ha risposto il tecnico a chi gli chiedeva una replica - conosco Monaco di Baviera, il Granpremio di Monaco, il Bayern Monaco e il monaco tibetano. Lo Monaco non so chi sia, ma se mi sfrutta per farsi pubblicità deve pagarmi".
Così in mattinata, prima del richiamo di Maroni, il dirigente del Catania è tornato a farsi vivo sostenendo che "il calcio italiano senza Mourinho non perderebbe granché" e scusandosi di nuovo per quello che a suo avviso non voleva essere che "un intercalare tipico delle nostre parti". Poi, per nulla intimorito dal richiamo del ministro, Lo Monaco è tornato a difendersi, rispondendo per le rime. "Avrei volentieri fatto a meno di questa sortita del signor Maroni - ha replicato - e non sono certamente io il rappresentante di un partito che ha fatto propri i capisaldi dell'istigazione alla violenza in questi anni. Non sono stato io a parlare di fucili o di 'Roma ladrona'".
Il protestante nel pallone
La "squola" in ginocchio

Il consenso nel Governo italiano sembra che salga. La Gelmini fa strame della scuola pubblica. Il paese è ormai in recessione nera. Mi sembra ci sia una correlazione.
La scuola che comincia con il lutto al braccio
di FRANCESCO MERLO
da Repubblica.it
LA MINISTRA Gelmini li voleva in rosso-Stalin, ma i maestri italiani non sono caduti nella trappola e si sono listati il braccio di nero-Gelmini. Viva, dunque, questa elegante protesta dei maestri che ha messo in lutto il governo e ha spiazzato la ministra che, con la sua corona di neo addetti stampa (ricordate gli utili idioti?) cerca, sogna e brama una sgangherata violenza sessantottina. Si era insomma allenata, la signora di Brescia, per affrontare gli insegnanti sbracati di cui sparla da quando è diventata ministro. Perciò ora non sa come prendere la contestazione ironica e sobria espressa con quel nero, che lei stessa ama molto indossare e che non strumentalizza proprio nulla, meno che mai i bambini.
E ci pare mal consigliata la Gelmini quando sostiene che, con quel nero al braccio, i maestri usano i bambini contro di lei. Gli insegnanti non si sono listati di nero né contro i bambini né insieme ai bambini. Sono in nero perché orfani di chi, meglio di tutti, dovrebbe rappresentarli e proteggerli; sono a lutto del buon governatore comprensivo come un padre di famiglia; protestano perché il ministro, che dovrebbe schierarsi con la scuola tutta, si è invece schierato contro l'anima della scuola.
Viene dunque il sospetto che, spiazzata dalla civiltà e dalla compostezza della protesta, la Gelmini abbia usato - lei - i bambini come nascondiglio retorico per il suo disagio, per la sua prima sconfitta. Capita, del resto, alla Gelmini di imputare agli altri i propri peccati. Gian Antonio Stella ci ha raccontato sul Corriere di come proprio lei, che ha sprezzantemente accusato il Sud di regalare titoli di studio agli incompetenti, avesse raccattato un'abilitazione professionale - avvocato - in un dirupo di Reggio Calabria.
Sono spesso neri i tailleur della Gelmini. Le permettono, grazie alla tinta del rigore, di esporre con dignità tranquillizzante la propria maliziosa femminilità. Anche i maestri italiani, ben lontani dallo stile straccione che la Gelmini vede in loro, hanno scelto il rigore del nero per denunziare, con la stessa dignità tranquillizzante dei sornioni tailleur ministeriali, che la scuola italiana è orfana, anzi è 'adespota', senza capo, parola di etimo greco che abbiamo imparato in quel liceo che la Gelmini vorrebbe - anche questo! - rimpicciolire, avvelenare e dunque far sparire introducendo - come ha fatto sapere - 'il liceo breve', che diventerebbe un'altra morte lenta ma, intanto, è già un'altra provocazione.
Alle orecchie di chi conosce l'importanza del liceo italiano, - "la sartoria della vita" diceva Lucio Colletti - l'espressione "liceo breve" suona infatti come 'gigante nano'. E vale a poco sostenere che altri ministri dell'Istruzione, di destra di centro o di sinistra, avevano già avuto qualcuna delle pensate della Gelmini. La signora di Brescia non è la prima che, da ministro, maltratta la scuola, che la sottopone alla violenza dell'incompetenza.
E ovviamente si capisce che il liceo breve, il liceo ridotto di un anno, farebbe risparmiare altro danaro. Ma non c'è solo la bassa ragioneria all'origine di queste provocazioni. La Gelmini provoca per dimostrare che dietro la formazione italiana, dietro il liceo - soprattutto classico - c'è ancora il sessantotto, ci sono i fannulloni fradici di ideologia comunista, anzi classico-comunista. Ma il liceo italiano non è 'la scuola quadrì dei rivoluzionari frustrati. Stia attenta la Gelmini a toccare il meglio dell'Italia e della sua memoria, la nostra eccellenza, il modello nazionale per il quale ancora, ogni tanto, ci distinguiamo nel mondo.
E stia attenta a ripetere che bisogna fare come la Francia o come l'Inghilterra, o ancora come gli Stati Uniti o come la Germania. In realtà una virtù che bisognerebbe a tutti i costi 'rubarè a questi Paesi è il non inseguire modelli stranieri, quasi sempre incomparabili, ma di sostenere e di rafforzare un proprio sistema nazionale. Gli inglesi non vogliono diventare come gli americani né i francesi come i tedeschi (con la stessa, insopportabile retorica si potrebbe consigliare alla Gelmini di farsi... protestante).
E poi, andiamo!, avvocato Gelmini: l'adulto italiano che ripensa al liceo non si ferma alle manifestazioni, alle occupazioni e al 6 politico, ma si abbandona al ricordo della scoperta dei libri, della capacità di resuscitare i morti, dell'universo pieno di miti e di simboli, di quei professori ai quali i maestri che lei umilia devono per esempio l'ironia e l'arguzia di vedere in lei non il nemico di classe, ma la linguaccia lunga di Santippe che, surrogando il linguaggio intelligente, importuna Socrate e infastidisce la decenza (anche se per la verità si sospetta che Socrate si sia convinto a bere la cicuta proprio per liberarsi dalle angherie di Santippe).
È grazie al liceo che i maestri italiani stanno affrontando le provocazioni della ministra non con la violenza della demagogia che la Gelmini a tutti i costi vuole (re) suscitare, non con il ritorno di Potere operaio e di Lotta continua che la signora ha bisogno di avere come nemici, ma con il nero dell'educazione civica, con il nero del catechismo morale, con il nero della scienza greca - mélas cholé è lo spleen inglese, l'umor nero, la malinconia della scuola - , e con il nero della scienza latina - nigri sed formosi, neri ma belli direbbe Orazio dei maestri in cromatica rivolta.
La verità è che la Gelmini sta cercando con tutte le sue forze la protesta di piazza per poter dire che nella scuola italiana sono tutti comunisti, tutti fuori dalla storia prima che dal mercato. Ne ha bisogno per affrontare la scuola con lo sproloquio di Bossi, con la in-cultura della Lega, con il bisturi economicistico e con la demolizione della presunta egemonia culturale. Insomma la Gelmini si vede già protagonista di una specie di neo maccartismo alle vongole, anzi alla polenta.
Speriamo dunque che si diffonda questo tipo di protesta fantasiosa ed efficace. I colori infatti esprimono benissimo gli umori e rispondono alla regola delle opposizioni. Nei colori c'è l'idea relativista - laica - che anche la protesta è governata da quel principio di indeterminazione che abbiamo imparato al liceo: tutto dipende dalla dose e dal contesto e si può stare con il nero che rimanda al caos dell'inizio o con il nero che rimanda alla dolente compostezza della fine. Come abbiamo imparato ad usare la gobba di Leopardi contro quella di Andreotti così sappiamo che il rosso è allarme ma è anche sangue versato, è aggressività violenta ma è anche amore.
E dunque, per esempio, contro Brunetta che sogna l'ipercinesi mercuriale del colore aragosta o del blu elettrico, gli statali potrebbero presentarsi in ufficio con una bandana celeste da fannulloni in relax. E i dipendenti dell'Alitalia potrebbero viaggiare con un arcobaleno di protesta sulla giacca verde... Infine, se la Gelmini dovesse davvero insistere nella volontà di accorciare il liceo, ebbene tutti quelli che lo hanno amato e vorrebbero ancora mandarci i propri figli potrebbero fondare il movimento delle camicie blu cobalto, che è il colore della gonna di quella bellissima dark lady che piaceva da morire al Falcone Maltese, romanzo ovviamente noir.
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