lunedì, aprile 04, 2011

I matti


I danni della legge Basaglia

Intercettazioni, nuova stretta del Pdl. L'opposizione protesta: «Ridicoli»
Proposta del deputato Maurizio Bianconi in commissione:«Non più utilizzabili in processo»


MILANO - Intercettazioni come strumento d'indagine e non più «mezzi di ricerca della prova». Quindi, non potranno più finire nei fascicoli processuali e non saranno pubblicabili. La proposta di legge presentata dal deputato Pdl Maurizio Bianconi, presentata un mese fa alla Camera, è stata assegnata ora alla commissione Giustizia. Nel testo, si prevede che «gli elementi acquisiti attraverso le attività preventive non possono essere utilizzati nel procedimento penale, fatti salvi i fini investigativi. In ogni caso le attività di intercettazione preventiva di cui al presente articolo, e le notizie acquisite a seguito delle attività medesime, non possono essere menzionate in atti di indagine né costituire oggetto di deposizione né essere altrimenti divulgate».

OPPOSIZIONE - Iniziativa contro la quale ha protestato subito l'opposizione. «Ne inventano una più del diavolo - ha commentato il presidente dei deputati Idv, Massimo Donadi - pur di impedire le intercettazioni e mettere il bavaglio alla stampa. Ora ci provano con la proposta di legge Bianconi. Stanno diventando persino ridicoli». «La legge bavaglio - ha aggiunto l'esponente dipietrista - non passerà mai. Oltre ad essere una intollerabile censura, è un regalo alle mafie ed ai criminali. Bloccheremo questa legge-porcata in parlamento, sul nascere, con il sostegno, se necessario dell`opinione pubblica. Berlusconi non s'illuda: è vero che controlla gran parte dell'informazione televisiva e parte della stampa, ma questa forzatura gli si ritorcerà contro come un boomerang». (fonte: TMNews)

domenica, aprile 03, 2011

Genialate




Tommaso Labate per "Il Riformista"

«Che cos'è il genio?», si chiedeva, il "Perozzi" (Philippe Noiret) in Amici miei prima di magnificare l'ennesimo scherzo elaborato dal "Necchi" (Duillio Del Prete). «E fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità di esecuzione! ». Il "Necchi" che ieri ha mandato ko la maggioranza è il segretario d'Aula del Pd, Roberto Giachetti.


GIACHETTI ROBERTO
Aula di Montecitorio, interno giorno, ore 10,25. Quando chiede la parola a inizio seduta, nessuno immagina che Giachetti stia per mettere insieme «fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione», i quattro elementi di un menù parlamentare che trasformerà il 31 marzo del 2011 nell'ennesimo «giorno da cani» della maggioranza.

Nel suo intervento il deputato del Pd chiede che dentro il «processo verbale» di cui è appena stata data lettura rientrino alcune performance in cui si era prodotto Ignazio La Russa il giorno prima. «Nel pieno del suo intervento il collega La Russa, rivolto ai colleghi del Pd, affermava che siamo dei conigli», dice. «Chiedo almeno che rimanga agli atti della Camera e soprattutto dentro il processo verbale (...) una frase del genere, che per quanto mi riguarda qualifica il Ministro», insiste.

Sembra una goccia nell'oceano degli atti parlamentari. E invece l'intervento di Giachetti è la biglia che, magicamente, manda in tilt il flipper pidiellino, leghista e responsabile. Meno di venti minuti dopo, infatti, la maggioranza è in un angolo.

Per la prima volta nella storia della Repubblica, la Camera boccia il processo verbale del giorno prima. In teoria non significa nulla. In pratica, però, l'opposizione guadagna le ore (preziose) per ricacciare in alto mare il processo breve. Gli attimi prima della chiusura della votazione sono un inferno. Fini si sgola: «Prego i colleghi di prendere posto e di votare. Il Ministro Brunetta ha votato? Il Ministro Fitto ha votato? Ministro Alfano, prego. Dichiaro chiusa la votazione».


RISSA A MONTECITORIO
L'ultimo secondo è fatale al guardasigilli, che sbaglia a inserire la tesserina per votare nell'apposita fessura e poi, con un gesto di stizza, la lancia contro Di Pietro. Ed è fatale anche alla Prestigiacomo, che si volta furibonda verso la terza carica dello Stato (i due, un tempo, si volevano bene assai).

«No, no», grida Stefy a Gianfry, chiedendogli implicitamente di tenera aperta la votazione. «Gli ha gridato "stronzo", Prestigiacomo ha gridato "stronzo" a Fini», giurano dai banchi dell'opposizione (attendesi il resoconto definitivo, oggi). Game. Set. Match. Il presidente della Camera decreta: «Onorevoli, la votazione è stata dichiarata aperta oltre ogni limite. La Camera respinge, a parità di voti».

Dai banchi del Pdl, il tarantino Pietro Franzoso grida nei confronti di Fini frasi che le vecchie educande avrebbero definito «irripetibili». Il presidente della Camera viene colpito da una copia del Corriere della Sera, mentre una palletta di carta lo manca di poco. «Non sono stato io, erano da dietro», sbraita Franoso. I boatos (giustizialisti) incolpano le berlusblondies Castiello Giuseppina da Afragola e Mannucci Barbara da Roma.



LANCIO DI MONETINE A MONTECITORIO
La prima per il lancio del giornale, la seconda per la galletta di carta. Ma anche nel più tragicomico degli spettacoli può spuntare una scena tra il misero e il becero. Succede quando, dopo un intervento di Italo Bocchino, Osvaldo Napoli perde la testa e si dirige verso l'assistente della deputata Ileana Argentin. «Tu non puoi applaudire, capito?», dice il berlusconiano piemontese.

«Che succede? Che c'è, onorevole Argentin? Non capisco, ha chiesto di parlare, onorevole Argentin?», dice Fini dallo scranno più alto. «Mi hanno rotto anche il microfono! Si è appena avvicinato un collega per dire al mio operatore che non deve permettersi di applaudire» (Argentin). «E ha ragione», sbraita il leghista Polledri. «Ma come si permette!» (Fini a Polledri). «Allora ricordo all'Aula che io non muovo le mani...» (Argentin).

«Invito il collega che ha proferito la parola a scusarsi. Onorevole Polledri, si scusi o chiarisca» (ancora Fini). Alcuni deputati del Pd bloccano il collega Michele Meta, amico di una vita di «Ileana», che prova a raggiungere i banchi della maggioranza.


IL VAFFA DI LA RUSSA A FINI
Dai banchi del Carroccio parte un «handicappata del cazzo» riferito alla Argentin. Che conclude: «Non desidero le scuse di nessuno. Credo che lei mi conosca abbastanza per sapere che non strumentalizzo mai queste cose. Ma se desidero applaudire un mio avversario, lo faccio come credo e quando credo. Se non lo posso fare con le mie mani, lo faccio con le mani di chiunque». Applausi. Sia Polledri che Napoli, quest'ultimo anche in Transatlantico, si scusano.

La giornata nera del governo si fa nerissima nel pomeriggio, quando il processo breve scompare dai radar. «Questi del gruppo del Pdl so' proprio incompetenti. Si sono fatti fregare ancora», è l'analisi del "responsabile" Francesco Pionati. Tutto per "colpa" del processo verbale e dell'intuizione di Giachetti.


PRESTIGIACOMO
Tutta colpa delle pagine 72 e 73 del resoconto stenografico di mercoledì 30 marzo, il La Russa day. Che - testualmente - dà dei «conigli» ai deputati dell'opposizione e si becca in cambio un doppio «fascista, coglione!». Qualche riga più sotto c'era quella parolina che il ministro della Difesa aveva rivolto al suo ex amico Fini. Per gli atti di Montecitorio è un «va...» (all'indirizzo della presidenza). Ma fior di testimoni, come hanno riportato tutti i giornali di ieri, giurano che quel «va...» era corredato da due effe, una a, una enne, una ci, una u, una elle e una o.

domenica, marzo 20, 2011

Resterà sempre un piazzista

Lo sfigatissimo premier italiano che rosica di fronte alle prese di posizione di Sarkozy

fonte il secolo XIX

Su il Secolo XIX in edicola sette pagine dedicate alla crisi con la Libia

Parigi - «Sono sicuro che il popolo libico saprà distinguere tra chi ha chiuso con coraggio l’epoca fascista e chi invece ancora mantiene una logica colonialista». Silvio Berlusconi si sfoga con alcuni ministri. La Francia ha messo il piede sull’acceleratore e l’Italia ha dovuto regolarsi di conseguenza. Ma a malincuore: «Occorreva – questo il rimpianto del premier – più cautela, era necessario mettere in atto l’ultima mediazione, bisognava aspettare». Ciò non significa che l’Italia non sia al fianco degli insorti in Libia. Ma Sarkozy e Cameron «si sono mossi troppo frettolosamente». Il premier si aspettava anche il distinguo di Mosca che ieri ha preso le distanze dagli attacchi. Il dito è puntato proprio contro il presidente francese che, questo il ragionamento del Cavaliere, si presenta come «il salvatore della Libia» soltanto per interessi personali ed economici. Sarkozy, in compagnia del ministro degli Esteri Juppé, ha organizzato un summit con il segretario di Stato americano Clinton e il premier inglese Cameron: Berlusconi non è stato invitato, e non l’ha presa bene. È stato in quel vertice ristretto che, in realtà, si è deciso di stringere sull’intervento. Roma è stata tagliata fuori, relegata a un ruolo di comprimario. A inviare un messaggio chiaro è stato il ministro della Difesa: «Non faremo da affitta camere, non daremo le chiavi delle nostre basi ai nostri amici alleati», ha spiegato La Russa dando sfogo a quanto Berlusconi per ora dice solo in privato: «La Francia pensa di fare tutta da solo, sbaglia. Le basi sono nostre, siamo stati noi a metterci la faccia. Occorreva coinvolgere la Lega araba e l’Unione Africana, invece ha voluto intestarsi la guerra. Una mossa azzardata». Poco importa al Cavaliere che gli Usa e l’Inghilterra abbiano “sposato” la linea di Sarkozy. Il timore é che in ogni caso l’Italia avrà la peggio, perderà gas e petrolio nonostante il suo ingresso nei volenterosi. E allora il Capo del governo si trova tra due fuochi: da una parte una vera e propria coalizione di guerra che da ieri bombarda la Libia, dall’altra la posizione della Lega che ieri ha attaccato duramente l’esecutivo. Provocando l’indignazione dei ministri La Russa e Frattini che sono stati accusati dal “Senatur” di parlare a vanvera. Questa volta il premier non si é limitato a esprimere una semplice irritazione per le uscite di Bossi. «Può avere anche ragione, ma così rischia di delegittimarci in un momento delicato», si è sfogato con rabbia. Berlusconi non ha gradito che non siano state prese in considerazione le posizioni dell’Italia e della Germania. Ma di fronte all’intransigenza della Francia il premier ha dovuto abbassare il capo: «Non possiamo sfilarci, altrimenti verremo travolti», ha ripetuto Berlusconi. E ieri a Parigi la cosa era evidente: al pranzo ufficiale, il Cavaliere (seduto tra Zapatero e il ministro degli Emirati arabi, lontano da Sarkozy e Ban Ki Moon, ma vicino alla Ashton), ha parlato per penultimo, offrendo la disponibilità italiana per le basi e dicendosi pronto, se richiesto, a fare anche di più. Cameron, che aveva parlato prima, non poteva più ringraziarlo pubblicamente: lo ha fatto con un biglietto scritto a mano. Illary Clinton, che ha parlato dopo, come raccontano gli sherpa presenti all’incontro, lo ha invece direttamente ringraziato. Ma era tutta facciata: chi era vicino al premier racconta che dopo il vertice era molto teso, e avrebbe detto che «è vero, Gheddafi è un dittatore che sta massacrando il suo popolo, ma non è peggiore di altri che stanno facendo la stessa cosa e contro i quali nessuno interviene. Con lui avevamo stretto un accordo che ora di fatto devo rompere, è giusto farlo, in queste condizioni, ma non è una posizione facile». Nervosismo evidente all’incontro con i giornalisti in ambasciata (durato 9 minuti): non ha mai sorriso. Il Cavaliere avrebbe voluto dire di no, ma si rende conto che, «se richiesto», non potrà dire di no.

martedì, marzo 01, 2011

Le cimici di B

...se questo è un padre...

++ RUBY: PADRE B.GUERRA,PREMIER VUOLE CIMICE IN SEDE FLI? ++
UOMO DEFINISCE LOCALI 'TANA DEI COSPIRATORI'; BERLUSCONI RIFIUTA
(ANSA) - MILANO, 1 MAR - C'e' anche la proposta fatta a
Silvio Berlusconi di mettere una microspia nelle sede milanese
di Futuro e Liberta' nelle intercettazioni depositate dai pm di
Milano - e che l'ANSA ha potuto consultare - nello stralcio
dell'inchiesta sul caso Ruby e per il quale il premier sara'
processato con rito immediato per concussione e prostituzione
minorile a partire dal prossimo 6 aprile.
E' l'idea, che non ha avuto seguito in quanto il Capo del
Governo ha ritenuto ''meglio non farlo'', di Innocenzo Guerra,
padre della show girl Barbara, una delle ragazze ospiti delle
serate ad Arcore.

L'uomo, impegnato nei lavori di
risistemazione dei locali della sede di Fli in via Terraggio
(inaugurati ufficialmente lo scorso 24 gennaio), e che definisce
''tana dei cospiratori'', l'11 gennaio, parlando all'ora di cena
al telefono con la figlia le dice: ''Io gli volevo proporre se
vuole mettere una microspia (ride)...'' . Poco piu' avanti:
''io..c'ho le chiavi io dell'ufficio (...) ieri e' venuto anche
il senatore Valditara''. La figlia: ''e si puo' fare?''. Il
padre le ripete: ''io c'ho le chiavi''. La show girl: 'allora
glielo dico sub... cacchiarola. Non e' qui senno' cazzo andavamo
a casa sua subito''. Innocenzo Guerra: ''annuisce. Perche' gia'
ieri parlava di La Russa questo qui, io son stato dentro 10
minuti...''. E ancora: ''eran dentro in sei che parlavano:
'allora ti devi occupare dei palazzinari perche' dobbiamo
tirare fuori i 200.000 appartamenti della gente che gli manca la
casa' (...) Sto senatore parlava cosi' adesso La Russa non ho
capito cosa diceva di La Russa''. (ANSA).
BRU-Y6N/FRF
01-MAR-11 17:21 NNNN

[Qui Milano Libera] Incontro con Antonio Ricci

giovedì, febbraio 24, 2011