mercoledì, luglio 08, 2009

Soffioni imbarazzanti



Assisto al Tg1. Che il telegiornale guidato da Minzolini dia notizie è effetivamente chiedere troppo, ma si tratta di uno spottone imbarazzante e difficilmente credibile anche dal più sprovveduto telespettatore. Poi Giorgino che si atteggia a Enzo Biagi agitando gli occhiali senza dire nulla è davvero troppo. Peccato che il primao canale Rai sia ridotto così.

Citato senza saperlo



Bòn, visto che il mio canale è stato citato e che la diretta l'ho fatta io....copincollo dal Corsera

Tra la morte (25 giugno) e il tributo (7 luglio) c'è stato un lasso di tempo che ognuno ha riempito secondo i propri gusti. Il media event tradizionale non era soltanto la rottura della normale routine di programmazione, era anche una liturgia pubblica che ognuno consumava a casa propria ma secondo il rituale imposto dai conduttori-celebranti. Con il MJ memorial è cambiato tutto, almeno nel mondo. Il tributo ha funzionato come una sorta di colonna audiovisiva. Migliaia di siti coniugavano la diretta con commenti personali, secondo le modalità del live blogging. Facebook ha chiamato a raccolta le sue comunità virtuali, con più di 8 milioni di fans connessi. Per quel che riguarda le nostre tv, la Rai si è data assente, Italia 1 non ha tradito la sua vocazione di rete generalista «giovane». In studio il direttore Giorgio Mulè con Tarak Ben Ammar, David Zard, il vecchietto Linus, di professione giovane, Kay Rush. Ma sul satellite si poteva seguire la diretta della cerimonia anche su SkyTg24, Euronews (con sobrio commento), Sky News, Cnn, Fox News, Bbc, Canal 24 horas, France 24, Zdf, ProTv (Romania) e naturalmente su Mtv Gold (MJ è stato il primo cantante afroamericano ad apparire su Mtv).

Aldo Grasso

Innocenti



Appena sei mesi di per gli assassini di Aldrovandi.

Se la sono cavata con 3 anni e mezzo, 3 dei quali indultati, il mantenimento del ruolo in divisa e anche lo stipendio.
Una sentenza storica la definisce uno degli avvocati di parte civile Fabio Anselmo. Io la ritengo pericolosa e diseducativa perché lancia un segnale pericoloso: ossia che anche se ammazzi, in Italia, in qualche modo te la cavi.

Dal sito di Daniele Martinelli

martedì, luglio 07, 2009

Quel pirla di Matteo Salvini (simpaticamente)



Ci sono un tedesco, un francese e Matteo Salvini... potrebbe cominciare così una barzelletta di quelle razziste che piacciono ai legaioli. Matteo Salvini dimostra comunque di essere un buffone. Perché? Perché come tutti i buffoni è un uomo senza palle. Incapace di assumersi le proprie responsabilità. Degno di far parte di un partito con un leader come Umberto Bossi. Andrà in Europa, magari dovrebbe imparare almeno una lingua straniera....

da Repubblica.

ROMA - E' un europarlamentare, quindi non perderà il posto. Ma quella di oggi non è stata una bella giornata per Matteo Salvini. Repubblica.it ha pubblicato il video di una sua sconcertante esibizione alla festa della Lega di Pontida. Chiama i napoletani "colerosi, terremotati". E' stato criticato da tutti i partiti, eccetto la Lega. E alla fine, ha almeno dovuto rassegnare le dimissioni dal Parlamento italiano. Anche se a Radio Capital ha voluto specificare: "I napoletani non c'entrano: "Dovevo optare fra Parlamento italiano e Parlamento europeo. E ho scelto l'Europa". Salvini è un esponente di primo piano della Lega Nord, capogruppo al consiglio comunale di Milano.

La giornata. "Salvini venga fatto dimettere". "Un atto pubblico deplorevole e vergognoso". "La performance canora dell'on. Salvini mette in luce la vera anima della Lega Nord nei confronti di Napoli e del Sud". Sono le prime reazioni al video sull'esibizione del deputato europeo pubblicato da Repubblica.it. E, quasi subito arriva anche la sua risposta: "Erano solo cori da stadio. Politica e razzismo non c'entrano. E' una triste polemica". E se Pd e Idv attaccano sottolineando la natura "razzista" della canzone, del Pdl parla il coordinatore Ignazio La Russa che chiede al leghista semplicemente di "chiedere scusa". "Sono sicuro che stava scherzando - dice il ministro della Difesa - basterebbe chiedere scusa. Certo, è una storia che fa girare le scatole". Il presidente della Camera Gianfranco Fini chiede spiegazioni all'esponente leghista. Il leader del Carroccio Umberto Bossi copre invece il suo eurodeputato: "Tutte stronzate, dovrebbe dimettersi perché canta male". Il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa chiede al governo: "Cosa ne pensa?".

"La canzonaccia razzista di Matteo Salvini non può essere liquidata come semplice folklore e per questo non può passare impunita. Non è la prima volta che il parlamentare leghista rende pubblica la sua vena razzista" sostiene il vicepresidente dell'Italia dei valori alla Camera, Fabio Evangelisti. "Non solo Salvini deve chiedere scusa ai napoletani, ma è bene che la Lega prenda le distanze e chieda le sue dimissioni".

"Sono scandalizzata dalla volgarità delle sue parole dice la deputato Pd, Pina Picierno: "Per questo motivo e per denunciare la gravità di un tale atteggiamento che tradisce una preoccupante deriva razzista di alcuni esponenti della maggioranza, presenterò un'interpellanza parlamentare sulla condotta dell'on. Salvini, che non è nuovo ad uscite di questa natura".

Il suo collega di partito Vinicio Peluffo: "Salvini chieda scusa e si dimetta". In parte è successo. Angelo Chianese, responsabili dei giovani Udc della Campania, parla di "espressioni di infimo profilo". Alessandra Mussolini risponde con un rap in dialetto con traduzione annessa. "Ehi Matteo, tu sei curioso, porti l'orecchino e sei un invidioso, lavati la bocca prima di parlare, sei un pezzente e non ci scocciare!". Più tardi in aula si è scatenata: "Coro vergognoso e offensivo". Ed è andata vicino ai banchi della Lega con fazzolettini e disinfettante. Un'altra deputata del Pdl, Nunzia De Girolamo promette: "Voterò contro tutti i provvedimenti della Lega in Parlamento se il leghista non chiede scusa". Italo Bocchino (Pdl) definisce Salvini "simpatico" ma lo invita a chiedere scusa. "Poi lo inviterò a Napoli".

L'Ansa registra anche la reazione di Mariano Apicella, il menestrello preferito da Berlusconi: "Salvini è un uomo privo di intelligenza".

"Non c'è che dire - commenta l'on. Riccardo Villari, del gruppo Misto - Una performance degna del peggior razzismo da stadio e che la dice lunga sull'alto senso di appartenenza alle istituzioni dell'esponente della Lega. Chissà cosa ne pensano i colleghi del Pdl dell'on. Salvini, soprattutto quelli orgogliosi di essere napoletani come lo sono io. Se stessimo parlando di una persona civile, ci aspetteremmo delle scuse".

Ma Salvini cerca di giustificarsi: quella sera, il gruppo di amici leghisti si stava solo esercitando in una piccola "rassegna" di cori da stadio. E dice: "Qui la politica non c'entra nulla, non c'entra nulla il razzismo, e chi si stupisce o si scandalizza vuol dire che sono almeno 30 anni che non mette piede in uno stadio...".

Salvini dimentica che con le leggi attuali, promulgate dal suo governo, in caso di cori del genere la partita verrebbe sospesa.

Secondo Salvini "la politica è questo governo che ha ripulito Napoli da rifiuti e schifezze dopo anni di degrado. Il video in cui canto invece è un'altra cosa, è una festa tra amici che nulla c'entra con la politica, nel corso della quale si sono cantate canzoni da stadio. Quella messa in rete è la canzone sfottò che si canta ai tifosi del Napoli e poi ne abbiamo cantata subito dopo una contro il Verona. Ci si sfotte tra tifoserie e io ero appunto con tifosi bergamaschi che facevano coretti da stadio, e non in una sede politica".

Parole che non toccano il suo collega al Parlamento europeo, Enzo Rivellini (Pdl): "Ho chiesto l'intervento del capodelegazione del Ppe a Bruxelles, Mario Mauro".

Alla fine, Salvini annuncia le dimissioni dal Parlamento italiano. Altro che cori da stadio.

Salvini sei un buffone....!

Infrattiamoci che è meglio

Pochi hanno fato gli errori di Frattini e sono stati più eterei nella loro presenza politica in Eruropa e a Roma, eppure continua a pontificare



Corsera

Il Guardian: «Italia fuori dal G8» Frattini: «È una buffonata»
Il giornale: «I piani del summit sono nel caos. Intervenuti gli americani». Il ministro: «Solo sciocchezze»

ROMA - Il Guardian spara sull'Italia, a proposito dell'organizzazione del summit dell'Aquila: «Italia fuori dal club del G8». E Frattini risponde ad alzo zero: «È una buffonata, spero che il Guardian esca dal club dei grandi giornali». Tutto è nato dalla tesi sostenuta dal quotidiano britannico, in un commento dell'editorialista che si occupa di diplomazie, Julian Borger, secondo le quali «all'interno del G8 crescono le voci di un'espulsione dell'Italia, perché i piani del summit sono caduti nel caos». Il commento prevede anche un futuro scenario di vertici senza l'Italia, «sostituita dalla Spagna che ha un più alto reddito pro capite» e riporta alcune affermazioni di alti funzionari occidentali, secondo i quali «il G8 è un club, con la sua quota partecipativa da pagare. L'Italia non lo sta facendo».

«ITALIANI TERRIBILI» - Secondo la fonte citata dal Guardian, «gli italiani - nell'organizzazione del summit - sono stati terribili. Non ci sono né metodi, né programmi». Il giornale scrive anche che, negli ultimi giorni, in assenza di iniziative concrete in agenda, gli Usa hanno preso il controllo della situazione, organizzando una «teleconferenza tra gli sherpa, in un ultimo disperato tentativo di inserire degli obiettivi nel summit». Un analista della New York University citato dal giornale, Richard Gowan, critica duramente la presidenza di Berlusconi: «Gli italiani non hanno idee e hanno deciso che la cosa migliore è propagandare un'agenda molto sintetica per nascondere il fatto che non hanno realmente un'agenda».

FRATTINI: «È UNA BUFFONATA» - «Spero che esca il Guardian dai grandi giornali del mondo» ha dunque replicato il ministro degli Esteri Franco Frattini da Bucarest quando gli è stata rivolta una domanda sull'articolo del quotidiano britannico. Il ministro ha definito una «buffonata» la notizia, riportata dal Guardian, che gli Usa abbiano preso in mano l'organizzazione del summit dell'Aquila con una videoconferenza tra gli sherpa. «È una sciocchezza», ha commentato Frattini. Fonti della Farnesina sottolineano che sulla notizia che gli Usa abbiano preso in mano la situazione c'è «un evidente fraintendimento» perché in effetti una videoconferenza tra gli sherpa c'è stata, ma è stata organizzata da Washington in vista del G20 di Pittsburgh.

LA RUSSA: «NON LEGGO GIORNALI STRANIERI» - «È una sciocchezza, basta non comprare il quotidiano inglese. L'Italia fuori dal G8? Se mai il "Guardian" sarà fuori dalle edicole...». Con una battuta anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, liquida l'articolo del 'Guardian «In questi giorni -dice La Russa- non leggo i giornali stranieri, nè le notizie riprese dai giornali stranieri».

BOSSI: «COPIANO I GIORNALI ITALIANI DI SINISTRA» - Anche Umberto Bossi dice di non essere minimamente preoccupato per le continue accuse della stampa estera nei confronti di Silvio Berlusconi. «Sono critiche - spiega mentre pranza in un bar vicino alla Camera dei deputati con il figlio Renzo - che vengono dall'interno, all'estero copiano i nostri giornali, i giornali della sinistra. Ma Berlusconi - aggiunge Bossi - non cade e non cadrà... Un governo cade se non fa niente ma lui di cose ne ha fatte tante...».

NYTIMES: «G8 COMMEDIA, TRAGEDIA O FARSA. DIPENDE DA BERLUSCONI» - A creare un clima di ulteriore attesa sul G8, con riflettori sempre più puntati su Berlusconi, arriva anche il New York Times che scrive come il vertice potrebbe assumere le caratteristiche della commedia, della tragedia o dell'impresa seria auspicata dai suoi organizzatori. Il più importante quotidiano Usa precisa che l'esito del vertice dipende dal premier Silvio Berlusconi, e dagli «scandali da soap opera a sfondo sessuale» da cui è costretto a difendersi. Ma non solo: a condizionare la riuscita o meno del vertice potranno contribuire anche altri due fattori, il sisma e i no global.

Italy out




Calls grow within G8 to expel Italy as summit plans descend into chaosWhile US tries to inject purpose into meeting, Italy is lambasted for poor planning and reneging on overseas aid commitments
Comments (235)

Julian Borger, diplomatic editor
guardian.co.uk, Monday 6 July 2009 19.30 BST

Preparations for Wednesday's G8 summit in the Italian mountain town of L'Aquila have been so chaotic there is growing pressure from other member states to have Italy expelled from the group, according to senior western officials.

In the last few weeks before the summit, and in the absence of any substantive initiatives on the agenda, the US has taken control. Washington has organised "sherpa calls" (conference calls among senior officials) in a last-ditch bid to inject purpose into the meeting.

"For another country to organise the sherpa calls is just unprecedented. It's a nuclear option," said one senior G8 member state official. "The Italians have been just awful. There have been no processes and no planning."

"The G8 is a club, and clubs have membership dues. Italy has not been paying them," said a European official involved in the summit preparations.

The behind-the-scenes grumbling has gone as far as suggestions that Italy could be pushed out of the G8 or any successor group. One possibility being floated in European capitals is that Spain, which has higher per capita national income and gives a greater percentage of GDP in aid, would take Italy's place.

The Italian foreign ministry did not reply yesterday to a request to comment on the criticisms.

"The Italian preparations for the summit have been chaotic from start to finish," said Richard Gowan, an analyst at the Centre for International Co-operation at New York University.

"The Italians were saying as long ago as January this year that they did not have a vision of the summit, and if the Obama administration had any ideas they would take instruction from the Americans."

The US-led talks led to agreement on a food security initiative a few days before the L'Aquila meeting, the overall size of which is still being negotiated. Gordon Brown has said Britain would contribute £1.1bn to the scheme, designed to support farmers in developing countries.

However, officials who have seen the rest of the draft joint statement say there is very little new in it. Critics say Italy's Berlusconi government has made up for the lack of substance by increasing the size of the guest list. Estimates of the numbers of heads of state coming to L'Aquila range from 39 to 44.

"This is a gigantic fudge," Gowan said. "The Italians have no ideas and have decided that best thing to do is to spread the agenda extremely thinly to obscure the fact that didn't really have an agenda."

Silvio Berlusconi has come in for harsh criticism for delivering only 3% of development aid promises made four years ago, and for planning cuts of more than 50% in Italy's overseas aid budget.

Meanwhile, media coverage in the run-up to the meeting has been dominated by Berlusconi's parties with young women, and then the wisdom of holding a summit in a region experiencing seismic aftershocks three months after a devastating earthquake as a gesture of solidarity with the local population.

The heavy criticism of Italy comes at a time when the future of the G8 as a forum for addressing the world's problems is very much in question. At the beginning of the year the G20 group, which included emerging economies, was seen as a possible replacement, but the G20 London summit in April convinced US officials it was too unwieldy a vehicle.

The most likely replacement for the G8 is likely to be between 13- and 16-strong, including rising powers such as China, India, Brazil, Mexico and South Africa, which currently attend meetings as the "outreach five" But any transition would be painful as countries jostle for a seat. Italy's removal is seen in a possibility but Spanish membership in its place is unlikely. The US and the emerging economies believe the existing group is too Euro-centric already, and would prefer consolidated EU representation. That is seen as unlikely. No European state wants to give up their place at the table.

Il vergognoso Matteo Salvini

Questo buffone non ha nessuna remora a prendere lo stipendio da Roma ladrona. Pecunia non olet.

domenica, luglio 05, 2009

Uno o più bugiardi a Palazzo Chigi



Critiche "prima" di aver visto le foto. Coniderate manipolate "prima" di essere state rese pubbliche. Bugiardi.

Fonte: la Repubblica

Palazzo Chigi interviene con un lunga nota su quella che descrive come "una morbosa campagna" della stampa estera - tra cui cita il servizio del Sunday Times, "del gruppo Murdoch" - a proposito del fatto che si starebbero per pubblicare "a ridosso del G8, alcune foto asseritamente scattate a Villa Certosa". Nella nota del governo si sottolinea che "nessuna immagine scattata a Villa Certosa può avere alcunché di imbarazzante per il presidente Berlusconi", si aggiunge che le foto di cui ha parlato il giornale inglese tuttavia "non corrispondono a fatti avvenuti e sono certamente frutto di manipolazione o di fotomontaggi digitali". E si conclude che, in ogni caso, pubblicare foto scattate a Villa Certosa "è inibita" da un provvedimento del Garante sulla Privacy.

'La scorsa settimana aveva copiato alcune frasi dell'Espresso riportandole come proprie e attribuendole a fonti anonime. Anche stavolta - prosegue la nota - questa stampa si fa portavoce di personaggi definiti 'ben informati', ma riprende in sostanza articoli già pubblicati in Italia. Siamo di fronte, con tutta evidenza, ad un gioco di rimbalzo, ad un attacco concertato, ad una morbosa campagna di stampa che però non ha elementi fondati sui quali basare le proprie accuse".

Living with Michael

No Silvio, no party



Source: dailymail

Berlusconi 'asks topless model-turned-minister to replace wife at G8'
By NICK PISA

Silvio Berlusconi has reportedly solved the problem of not having a First Lady co-host at next week's G8 summit – by asking a topless model-turned-minister to step in.

The divorcing Italian Prime Minister is understood to have asked Mara Carfagna to look after the partners of the world’s top leaders at the conference in L'Aquila.

And the idea is sure to put a smile on the face of German Chancellor Angela Merkel’s husband Joachim Sauer, who is the only man among the leader’s spouses.


Solution: Silvio Berlusconi hired Mara Carfagna (right) because he is divorcing

Italy's Equal Opportunities Minister Miss Carfagna is set to be joined by cabinet colleague, Education Minister Maria Stella Gelmini, according to Italian reports.

The idea is said to have been thought up by former cruise ship crooner Mr Berlusconi himself, who also moved the talks to L'Aquila after an earthquake struck there in April.

The 72-year-old has been hit by a series of sleazy scandals in recent months and in May his long-suffering wife Veronica Lario, 52, announced she was divorcing him.

Ms Lario claimed that she had had enough of her husband ‘frequenting minors’ after it emerged that he had attended the 18th birthday party of model Noemi Letizia.#


Problem: Mr Berlusconi with wife Veronica Lario in 2005 - before they split up

He even gave her a £5,000 gold and diamond necklace.

In recent weeks Berlusconi has been at the centre of a sex scandal after it was claimed that escort girl Patrizia D”Addario had been paid to spend the night at his Rome residence Palazzo Grazioli.

Since then it has emerged that regular parties were held at Palazzo Grazioli and at his Villa Certosa estate in Sardinia at which girls were paid to attend.

Billionaire media tycoon Berlusconi also has a history with Ms Carfagna as two years ago - before she became an MP - he told her during a TV awards dinner that if he ‘wasn’t already married,’ he would ‘run off’ with her.

As a result of what he said his furious wife demanded - and got - a public apology from Berlusconi after she wrote to an Italian newspaper complaining of his behaviour.

Last year there were also further controversy between Berlusconi and Ms Carfagna after a comedian claimed she had performed a sex act on the politician.

It came after Italian newspapers had been buzzing with wild rumours that Berlusconi and an unnamed woman minister took part in the sort of activity not written about since the days of Bill Clinton and Monica Lewinsky.

During an anti-Berlusconi rally in Rome, comedian Sabina Guzzanti named the woman Ms Carfagna and she hit back and said she would sue as the claims were ‘vulgar and fanciful.’

Miss Carfagna is the youngest member of his Cabinet and she entered politics in 2006 after a career in TV.

Many were surprised at her appointment, given her inexperience and before joining the cabinet she had posed topless and semi-naked, but always highlighted her family values and insisted none of the pictures was ‘erotic’.

Today a spokesman at Ms Carfagna’s office said: ‘We are aware of the reports but there is nothing to say at the moment as the agenda for the G8 summit is still being drawn up.’

The world’s leaders will gather in the central Italian city of L’Aquila on Wednesday to discuss the economy, climate change, development and food security.

Prime Minister Gordon Brown is attending with his wife Sarah and she will have a day in Rome before joining her husband in the city on Wednesday night for the rest of the summit.

Along with other leaders they will stay at the financial police barracks in Coppitto which is the summit venue and they will also see for themselves first hand the effects of April’s earthquake which killed 300 people.

The area is still being hit by aftershocks including a large one today which measured 4.1 on the Richter scale compared to the 5.8 one which struck in April.

Despite the continuing aftershocks Berlusconi has assured the delegations that the summit is quake proof and a British diplomat in Rome revealed all delegates including Mr Brown had been given ‘tremor training.’

The source said: ‘Because of where the summit is being held and because of the aftershocks everyone in the 40 strong British delegation, including the PM have been given advice on what to do in an earthquake.

‘In essence it’s the basics such as keeping calm and not panicking, stand in a doorway but keep the door open in case the building shifts and jams it shut.’

Berlusconi moved the summit to the area to help boost morale and put the region back on its feet.

Also, once the delegations have left the compound, people made homeless by the quake will move in until new houses are ready.

sabato, luglio 04, 2009

A tribute to mister Jackson



Tourists visiting Buckingham Palace in London were treated to a Coldstream Guards remix of Michael Jacksons Thriller in a spectacular show on Wednesday (July 1).

Avevo 23 anni

e adesso a questo vogliono intitolargli una strada. Una grande idea del sindaco Alemanno. Se ne attendono altre....



Fonte la Repubblica

Alemanno: "Avviata la procedura per intitolare una strada a Craxi"

ROMA - Nel corso della prima seduta del Consiglio comunale, lo scorso anno, l'allora neosindaco Gianni Alemanno annunciò la sua intenzione di intitolate alcune strade della capitale a personaggi politici del passato: Giorgio Almirante, Enrico Berliguer, Amintore Fanfani e Bettino Craxi. E oggi il primo cittadino rivela che l'iter, almeno per quanto riguarda il leader socialista, è già cominciato: "E' stata avviata la discussione - dichiara, a margine di un'iniziativa all'Auditorium - in sede di commissione toponomastica". Il che significa, aggiunge, che "appena avremo il parere lo porteremo in Consiglio".

E dunque presto a Roma si potrà passeggiare in una via Craxi. Personaggio senza dubbio importante, anche se controverso, della storia d'Italia. Nato a Milano nel 1934, morto latitante ad Hammemet ("esule, diceva lui) nel 19 gennaio del 2000, a 65 anni, Craxi è stato il primo esponente del garofano a ricoprire la carica di presidente del Consiglio. In due governo consecutivi, dal 1983 al 1987: un record di stabilità, ai tempi travagliati della Prima Repubblica. Con la famosa formula del pentapartito.

Politico decisionista, ispiratore della famosa "Milano da bere" degli anni Ottanta, protagonista di eventi clamorosi come la crisi di Sigonella con gli Usa (nel 1985 fece fuggire in Egitto i sequestratori dell'Achille Lauro), negli anni Novanta Craxi fu - come quasi tutti i suoi colleghi dell'epoca - investito in pieno dalla bufera tangentopoli. Nella seconda fase della tempesta giudiziaria che sconvolse l'Italia, quella in cui furono celebrati i processi, fu condannato due volte in via definitiva. Per corruzione nel processo Eni-Snai; per finanziamento illecito nella vicenda delle mazzette per la metropolitana milanese. In altri casi, la sua posizione processuale fu stralciata a causa della morte, avvenuta sei anni dopo la sua fuga nella villa di Hammamet, in Tunisia.

E adesso, l'iniziativa di Alemanno. Che sicuramente sarà accolta con soddisfazione dalla famiglia. Ma che potrebbe anche provocare qualche polemica. Perché, anche tanti anni dopo la sua avventura politica, la sua figura continua a dividere.

Pirla a Roma

Ah, i giovani d'oggi: internet, telefonini, informazione. Poi però il sogno è sempre quello di farcela in breve. Guardate i pirla che hanno creduto a questo annuncio....




Fonte: La repubblica

Un'agenzia romana inventa una ricerca di volti nuovi. Un manifesto improbabile e un invito ammiccante: "Non serve diploma". Centinaia di ragazze aderiscono. "Una scorciatoia per il successo"
E molte abboccano al falso casting. L'ideatore: "Abbiamo pensato alla 'mentalità Noemi'. Non credevamo che tante
ci sarebbero cadute. Ora diventerà un gioco... E i book li manderemo al premier"

di RANIERI SALVADORINI

ROMA - Michael W. Colletti offre una "scorciatoia" alle "belle presenze" per "entrare nel mondo che conta", così dicono i volantini che tappezzano la capitale. E la bufala satirica che fa la parodia di Berlusconi fa presa davvero, al punto che "meglio dirlo, che è solo uno scherzo".

"Claim starbiz your chance". "Non serve un diploma o una lunga carriera politica, ma solo cortesia, una faccia pulita, una piacevole presenza e, perché no, un po' di spirito d'avventura". Sullo sfondo, una ragazza seminuda, focus sul lato B, dove è impresso lo slogan: "Yes we can". E l'invito a presentarsi per un "casting", perché "possiamo offrirti una corsia preferenziale per la tua carriera". L'Agenzia di Michael W. Colletti, ha un sito Internet e una pagina Facebook, con amicizie "curiose", come la rivista di satira Frigidaire, l'umorista Diego Bianchi, o La Nuova Ecologia.

E allora facciamo amicizia. Anche perché Michael W. Colletti in fondo sente di volersi "svelare". "Era talmente grottesco il manifesto che non pensavamo che qualcuno ci potesse credere davvero" - spiega "Kajano", fumettista, uno dei ragazzi del gruppo di "satiri" che ha messo in giro la bufala. E invece centinaia di ragazze, "incuriosite" dall'idea che è "questo il momento, tra elezioni, scandali e rimescolamenti, che si aprono spazi per i volti freschi dello spettacolo italiano" hanno "bussato" al profilo fantasma di Michael, chiedendo di fare amicizia.

Il casting ci sarà davvero, mercoledì 8 luglio (al Beba Do Samba, a San Lorenzo, ore 20), e "quando me le sono raffigurate lì, magari accompagnate dalle mamme, come mi è capitato spesso di vedere per annunci assurdi, mi ha fatto molta tristezza - dice Arnald, un altro del gruppo, di cui fanno parte anche "bradipo nevrotico" e "pseudonimo"". Ma anche nomi più "noti" della satira "impegnata", come Gianpiero Caldarella. "Il nostro obiettivo - prosegue Arnald - non è certo umiliare le persone, ma evidenziare che si è perso ogni rapporto con la realtà perché il lavoro non è più pensato come qualcosa che si costruisce giorno per giorno, tutti cercano una scorciatoia".

"Qualcuno deciderà per me". Racconta Kanjano che "Noemi è stata la vera ispiratrice, è emblematica: una ragazza carina, un po' frivola e probabilmente ignorante, che crede che politica e spettacolo siano interscambiabili". Ma quello che ha colpito gli umoristi non è solo la confusione tra i due mondi, ma anche la "delega", il fatto che "fa lo stesso, perché tanto a decidere sarà Papi". Così come quelle mamme che Arnald si sarebbe imbarazzato a vedere mentre accompagnavano le figlie a farsi fotografare da Michael, "una sorta di Fabrizio Corona senza tatuaggi, un "ammanicato" sulla scia di Tarantini, uno che ha fatto una carriera veloce, il cui slogan è: "Il mio obiettivo è il tuo successo"".

Il calendario di Michael. "Lo vedrete domenica per le strade di Roma , dice Arnald, nei luoghi simbolo della città, a fare foto a una bella modella, in costume, sfruttando la strada come set e a fare pubblicità al suo studio di Casting". Il tutto, ovviamente, sarà messo in circolazione su YouTube, ma per il momento clou si deve aspettare mercoledì, quando ci sarà il Casting. "Speriamo che le persone che verranno abbiano voglia di giocare - dice Kanjano, che però non vuol anticipare troppo - useremo gli spazi del locale, dal bancone al bagno, ma saranno soprattutto i personaggi e l'abbigliamento a parlare, attraverso lo scatto ciascuno potrà raccontare la sua storia". Spiegano i ragazzi che il book verrà poi stampato e mandato alle sedi del Governo, "a cominciare - se ci fosse il bisogno di dirlo - dal Presidente del Consiglio, ma anche alle redazioni giornalistiche che hanno omesso questa vicenda degradante o alle trasmissioni che incoraggiano le varie veline o meteorine".

Chi lo dirà a April Reyes? Una delle tante ragazze che hanno contattato Michael mostra una lattina di birra tra i seni. Ce ne sono di più sobrie, certo, ma alcune "sono talmente grottesche - va avanti Kanjano - che non puoi che leggerle come finestre su altri mondi, cose di cui nemmeno immagineresti l'esistenza". Forse, le conosceremo mercoledì. "Se verranno sul serio, non ci sono dubbi, una foto ben fatta se la sono meritata".

venerdì, luglio 03, 2009

Why Berlusconi Loves a Good Gaffe

By Jeff Israely Tuesday, Nov. 11, 2008
Italian Prime Minister Silvio Berlusconi

Stand aside, Joe Biden. The American Vice President-elect may have made a few verbal missteps during the campaign, but the title of Prince of Gaffe belongs unassailably Silvio Berlusconi. Last week's election victory of Barack Obama and his garrulous running mate offered the Italian Prime Minister another chance to prove he is the world leader with the loosest lips. Speaking in Moscow alongside Russian President Dmitry Medvedev, Berlusconi flashed a Cheshire-cat grin as he listed the reasons that Obama would be an effective leader: "He's young, handsome, and even has a good tan." (See pictures of Barack Obama's campaign behind the scenes.)

Berlusconi's apparent attempt at humor sparked charges of racism from political opponents, though most inside and outside Italy simply shook (or buried) their heads at the terrible timing — both historic and comedic — of such a remark in the wake of Obama's election as the first black U.S. President. As he's done before when accused of stepping out of line on the world stage, the 72-year-old billionaire lashed out at anyone who criticized him or called for an apology as "imbeciles," insisting his comment was meant to be "cute."

On Sunday, Carla Bruni-Sarkozy, the Italian-born wife of the French President said Berlusconi's comment made her "pleased to have become French." Otherwise, however, the incident has predictably blown over within diplomatic circles. Berlusconi's aides said that he'd received a friendly call over the weekend from Obama, who was making the telephone rounds with world leaders, and that the Moscow comments were not mentioned. What could anyone say?

But the question lingers: What drives this gaffeur from Milan to continue an unbroken series of comments guaranteed to offend someone? What, for example, was the Italian Prime Minister thinking three years ago when he credited his own "playboy" powers for persuading Finland's female prime minister to agree that a key European Union agency be accorded to Italy? And what prompted him to compare a German member of the European Parliament to a Nazi prison guard, or to flash two fingers of the cuckold behind the head of the Spanish foreign minister during the family photo at a European summit in 2002.

Berlusconi's propensity for crossing the rhetorical line remains one of the central mysteries of his rise to become the most influential Italian politician of his generation. At times, one sees that the former real estate and media mogul is aching to be considered a leading statesman, with all the gravitas that entails. But all too often, it seems, he just can't resist another juvenile jape.

Interpretations among those in the know in Italy vary. Some say the man known as Il Cavaliere sees the world as his personal stage, simply letting it all hang out in public like other super-rich and powerful people do in private, convinced that his humor and Italian charm will win over the world. Others discern a calculation in his off-the-cuff quips: to divide his opponents, to keep allied pretenders to his throne off balance, and most of all to simply keep the spotlight on himself. By now, having been elected Prime Minister three times, most see his occasional outrageousness as an integral part of his leadership style, a kind of imperious one-man show.

"Sometimes it's spontaneous," says one insider from Italy's center-left opposition who admires Berlusconi's political agility even as he cringes at his public antics. "But sometimes I think he wakes up and says: 'I'm going to say something outlandish today. They'll see I'm still with it, that I don't miss a beat.'" (See pictures of Italy.)

As one of the last remaining loyal allies of George W. Bush, Berlusconi may worry that his influence could wane under an Obama presidency. And he may reason that the only response is to try to be the most 'simpatico'(likeable) ally on the world stage, even if it means a few jokes that backfire.

Antonio Amadori, an experiential psychologist and author of a book on Berlusconi, Mi Consenta (Allow Me), believes the Prime Minister is ultimately driven by a desire to "completely fill" the public consciousness. "Asking why he does things is like asking why Jerry Lewis does things," he says. "This is who he is. He is theatrical and believes in his own charisma and abilities to improvise."

In fact, Amadori wonders if the arrival of Obama, and the prospective of such a fascinating — and indeed young and handsome — figure on the world stage, has thrown Berlusconi for a loop. "Obama has an extraordinary physical and scenic presence. You can imagine Berlusconi's jealousy," he says.

Nevertheless, with his advancing age, toothy smiles, and acknowledged struggle with hair loss, Berlusconi still will have a counterpart to turn to in Washington: Vice President Joe Biden. They may both have to resort to gaffes to get a piece of the limelight.

A cavalier preparing to host the world

From The Economist print edition

The host of the G8 summit, Silvio Berlusconi, faces many lurid scandals at home. But the biggest should be his refusal to accept the extent of Italy’s economic woes

WHEN the leaders of the world’s largest economies meet on July 8th near the Italian city of L’Aquila for this year’s G8 summit, they will find themselves in an apposite setting. Three months ago L’Aquila was hit by an earthquake that left 300 people dead and much of the city centre in ruins. The area is still experiencing powerful aftershocks: on June 22nd there was yet another one.

It might be imagined that none of the assembled leaders would deny that their economies have also been shaken to their foundations. But one does: the host. Italy’s prime minister, Silvio Berlusconi, has from the outset insisted that in Italy the recession will be neither as severe nor as prolonged as elsewhere.

At first, this view had some credibility. With a banking system leery of derivatives and relatively isolated from the rest of the world, Italy did not suffer disaster of the sort that brought financial institutions crashing to the ground in America and Britain. But analysts have since given progressively greater weight to other considerations. The Italian economy is highly dependent on exports (partly because of weak domestic demand) and so exposed to a decline in world trade. What is more, the public debt is huge (worth well over 100% of GDP), so the government has little scope to copy others in borrowing for costly stimulus measures. An “anti-crisis” package unveiled by Mr Berlusconi on June 26th was unhelpfully modest: its main provision was a 12-month, 50% tax break on reinvested profits.

In recent weeks, respected organisations inside and outside Italy have lowered expectations for the economy, predicting not merely a savage recession, but at best a fragile recovery in 2010. The European Commission and the International Monetary Fund both now estimate that in 2009 Italy’s GDP will shrink by 4.4%. The Bank of Italy and the employers’ association, Confindustria, have plumped for 4.9%. And in the most recent gloomy analysis, the OECD on June 24th put the likely shrinkage of the economy this year at 5.5%. True, three other G8 countries are doing worse still (see chart). But the notion that Italy, which has a 20-year history of underperformance, will miss the full impact of the recession is fanciful.

The OECD survey, in particular, clearly embarrassed Mr Berlusconi. He responded this week angrily that it was time to “shut the mouths” of those who spoke of “crisis here and crisis there”. He also suggested that companies should withdraw advertising from newspapers that spread gloom (even though his own finance ministry had in May quietly altered its own estimate of the fall in GDP to 4.2%).

In Italy appearance and reality seldom coincide. Many economists and businesspeople assume that, as so often, Mr Berlusconi’s provocative rhetoric masks a subtler purpose. “I think that [Berlusconi and his finance minister, Giulio Tremonti] are most afraid of a drop in internal consumption and are trying to drive it up,” says Michele Tronconi, president of the fashion industry’s trade body, Sistema Moda Italia. Mr Berlusconi has all but admitted as much. “We need to try to revive consumption. People should go back to their previous lifestyles,” he declared recently.

Yet if the plan is indeed to compensate for the loss of exports by hoodwinking the Italian consumer into spending more, it is a risky one, for both Italy’s government and for the country. Mr Berlusconi already has a credibility problem at home over his private life, having refused to make good his pledge to explain to parliament his relationship with an 18-year-old aspiring model. He is now having to put up with a raft of stories about call-girls being entertained at his home in Rome. He can ill afford to have his claims about the health of the economy contradicted by the evidence of voters’ own eyes and ears.

Mr Tronconi, who backs the government’s optimism offensive, acknowledges that “my experience is of a crisis that is biting very hard”. He heads a small, family-owned textile finishing company and output in his sector was down “nearly 30%” compared with 12 months ago.

Fabio Pammolli of CERM, an economics think-tank, notes that “being a country with a very fragmented economy, made up of small businesses, the moment at which the recession becomes visible is delayed. The collapse of thousands of micro-enterprises does not make the front pages in the same way as the bankruptcy of a Chrysler or General Motors.” But it does show up in the figures. Istat, the government statistical office, says that 204,000 jobs were lost in the first quarter of 2009. In April industrial production was down by 22% and orders by 32% on a year earlier.

By insisting that nothing is amiss, Mr Berlusconi and Mr Tremonti are also passing up an opportunity to embark on reforms that would not only speed the economy’s recovery but actually improve Italy’s productivity and public finances. Confindustria is pressing the government for more reform of the unsustainable pension system (Italy spends 13% of GDP on the elderly, almost four percentage points more than the average for the EU 15 richer economies). And it wants a programme of liberalisation and privatisation to promote competition, increase productivity and cut consumer-price inflation. A recent Bank of Italy study concluded that in three years such a programme could boost Italy’s GDP by as much as 5%.

Since it returned to office last year, however, the Berlusconi government has become wary of free-market ideas. Guided by Mr Tremonti, author of a book foreshadowing the credit crunch, the government has embraced Sarkozyite ambiguity. It has no programme for deregulation or asset sales. It is not prepared even to raise the retirement age for women. Ministers have hinted that they fear courting unpopularity at an already delicate juncture.

It might be possible to steer through pension reforms and take on the vested interests opposed to liberalisation and privatisation if it were done in the name of national belt-tightening. Italians responded heroically in the mid-1990s when the then prime minister, Romano Prodi, called for sacrifices to clean up the national accounts to prepare for euro membership.

Yet although Mr Berlusconi may survive the scandals that have engulfed him, he can scarcely appeal to voters for blood, sweat and tears so long as he insists that Italy has emerged almost unscathed from the world’s economic meltdown—rather as the barracks in which the G8 summit is being held weathered the earthquake.

Your tragedy

Berlusconi’s scandal, Italy’s tragedy
Geoff Andrews, 29 - 06 - 2009
The Italian prime minister's corrosion of the country’s public life means that even his departure would offer Italy no clear route to renewal, says Geoff Andrews.

Silvio Berlusconi, the most successful populist politician of modern times, has long mastered the art of appealing over the heads of professional politicians to reach the "bellies" rather than the "brains" of ordinary Italians. In his three periods as Italy's prime minister (May 1994-January 1995, June 2001-May 2006, and from May 2008) he has seen off seven centre-left leaders to remain the dominant figure in Italy's political landscape. Berlusconi's ability to dominate the media and turn even critical attention to his advantage have been invaluable assets in this regard.

Could this pattern of domination now be changing? Is Berlusconi's long hegemony approaching its end? The most recent flurry of stories and scandals - concerning his relations with young women, beginning with Noemi Letizia, his 18-year-old friend from Naples who calls him "Papi" - are certainly among the most damaging he has faced; and there is great significance in the fact that he is no longer in control of events.

Marco Brazzoduro, "Italy's choice: risk from Roma vs Roma at risk" (24 June 2008)
But there is a sense in which even Silvio Berlusconi's own fate has already become a secondary factor in what is happening. For the series of events which have engulfed the 72-year-old premier and which now dominate large sections of the press inside and outside Italy can no longer be reduced - if they ever could - to a question of his own personal behaviour. Rather, Berlusconi's crisis has become the peculiar tragedy of modern Italy itself.

The media-political storm

Silvio Berlusconi has attracted negative media coverage in the past. What looks different this time is that the near-daily exposures from young women, alleging that he paid for sex, reveal a web of deceit at the heart of Italian politics. True, the private and the public domains have - the prime minister's denials to the contrary - rarely been distinct in his career. What recent events reveal most vividly is the extent to which Silvio Berlusconi's own values have become embedded in Italian public life.

The manner of Berlusconi's contemptuous response to the claims from various women - that he paid for sex with them, or offered them jobs for his TV network or as candidates for his party - reveals a lack of transparency in the Italian political system as well as threats to media freedom that would be unacceptable in any other western democracy. Berlusconi ignored these claims for several weeks, and refused to answer any of the questions posed to him (including in open Democracy - see "Silvio Berlusconi: ten more questions" [5 June 2009] and "Silvio Berlusconi: answers, please" [9 June 2009]).

It was typical that the prime minister should then ignore normal channels of democratic accountability and turn to the gossip magazine, Chi, which he owns, to state his denials. His behaviour suggests that in Italy politics has been replaced by the display of personal omnipotence. How much further will Italy's decrepit political culture and degenerate body-politic be allowed to sink?

Italy hosts the Group of Eight (G8) summit in L'Aquila on 8-10 July 2009, and the performance of the Italian premier will be the primary focus. Berlusconi is more isolated than ever within the international community; he counts only the Russian president, Dmitry Medvedev, as a close ally. The signs that his diminishing status is further tarnishing Italy's own reputation are widespread, from the embarrassed responses of other leaders to his behaviour to the effort by a group of academics to persuade the G8 "first ladies" to boycott the L'Aquila summit. Even his relations with the Catholic church are strained: after a brief rapprochement when he tried to push through a decree to keep Eluana Englaro alive, his latest indiscretions have caused a series of leading clergy to reproach him (Archbishop Angelo Bagnasco of Genoa pointedly condemned "men drunk on a delirium of their own greatness...").

The crisis goes deeper than his relations with young women. On 21 May 2009, Berlusconi described the Italian parliament as "useless", saying that only 100 MPs were necessary to get the business done and contrasting legislators unfavourably with businessmen. In February 2009, a court ruled that he had bribed the British lawyer David Mills to provide false testimony, even as he himself is protected from prosecution by parliamentary-immunity legislation passed by his own government. Berlusconi has offered no explanation for this. The pattern here of an absence of any commitment to democratic accountability by the country's elected leader has led La Repubblica - which has done an exemplary job in pursuing the truth of Berlusconi's actions - to issue a further ten questions for him to answer (see "Le dieci domande mai poste al Cavaliere" [14 May 2009] and "Le dieci nuove domande al Cavaliere" [La Repubblica, 26 June 2009].

At the same time, the government's own attitudes to the media its does not control are problematic. Berlusconi has urged companies not to advertise in the weekly L'Espresso (a publication from the same media group as La Repubblica). His minister for culture and close ally Sandro Bondi has described La Repubblica as a "threat to democracy" - an extraordinary way to characterise the normal functioning of a newspaper in a free society. In addition, the director of the public broadcaster RAI - part of Berlusconi's media empire - has declined to broadcast details of the claims against Berlusconi (something equivalent to the BBC refusing to cover the parliamentary-expenses scandal in Britain).

Berlusconi and after

Italy is a very divided country, and the adverse international press coverage of its leader - even now - influences only part of the population. Yet, what it has created is a climate of shame and embarrassment amongst Italians within and beyond Italy; that their identity is now bound up with the persona of Silvio Berlusconi. There is growing recognition that things cannot continue as they are. As foreign press criticism has increased, more Italians have been stirred to vent their anger and to call on allies in the west to continue their investigations.

Indeed, some of Silvio Berlusconi's closest allies have suggested to Guy Dinmore, Rome correspondent for the Financial Times, that they are preparing for life without him (see Berlusconi whispers grow louder", Financial Times, 25 June 2009). They are clearly very worried where the current web of dubious and perhaps criminal actions will lead.

Giuliano Ferrara, editor of Il Foglio and one of Berlusconi's most astute intellectual allies, has warned that Italy could have another "24 July" on its hands; a reference to the date in 1943 when Mussolini was dismissed by King Victor Emmanuel III and subsequently set up the Republic of Salo`. Once again, Italy finds itself with a leader obsessed with power, who, having positioned himself above the law and believing himself invincible, may be predisposed to bring others down with him in a last gesture of defiance.

These are worrying times for all who care about Italy, irrespective of their political views. Silvio Berlusconi will not resign easily. If he does relinquish power voluntarily or as the result of pressure, he will lose parliamentary immunity and could face further prosecution. There is no obvious successor from his party who has wide appeal. Yet the opposition remains very weak. There is no prospect for much needed reforms to the Italian constitutional system and, so far, no sign of a popular groundswell for change.

The only political beneficiaries to date from Berlusconi's troubles have been the xenophobic Northern League, which performed well in Italy's elections to the European parliament on 6-7 June. The league can still prove an awkward government partner, as it did in December 1994 when the first Berlusconi government fell. The demise of Silvio Berlusconi's reign, if it is coming, could be protracted and painful; and it could leave Italy's long-term prospects remaining bleak. A tragedy indeed.

Cecchinaggio mediatico



Al solito, prima Libero e il Giornale, e adesso Panorama, si concentrano nella distruzione di un teste: Patrizia D'Addario. In realtà in un Paese serio questo articolo non farebbe che "corroborare" l'indignazione nei confronti del premier. Sarebbero ancora più rapide le sue dimissioni. La D'Addario ormai si è capito che razza di persona sia e portarsi in casa una del genere vuol dire essere "almeno" dei sempliciotti. Ma questo Panorama non lo dice. Non potrebbe parlar male del proprietario. Inverosimile come si stravolga la realtà. Il fatto che una persona del genere abbia avuto una vita talmente ricca di avventure non dimostra altro che il premier non è evidentemente in grado di far bene il suo mestiere. Già il fatto che un uomo, all'epoca sposato e che si considera difensore dei valori cristiani, viva così è scandaloso, ma che razza si servizio segreto è quello che fa entrare questa gente in contatto col premier? Ah, Nuzzi, Nuzzi che brutta cosa voler essere più papisti del Papa.

Gianluigi Nuzzi per "Panorama"

La trappola si è inceppata. Le manette che dovevano scattare alla vigilia del G8 nell'inchiesta sul sexgate all'italiana sono rimaste appese al muro. Niente arresti, niente retate nel filone che vuole la cocaina stivata in valigie alla volta della villa dell'imprenditore Gianpaolo Tarantini, a Capriccioli in Costa Smeralda, dominus del gossip su spartiti giudiziari. In procura a Bari volano le colombe.

Il capo, Emilio Marzano, prima si è spazientito per le deformazioni apparse sui giornali, le fughe di notizie sull'inchiesta. Poi, anticipando di suo e di poche ore il monito del presidente Giorgio Napolitano sulla «tregua» per il simposio all'Aquila, ha impartito la linea della prudenza. Manette rinviate, spazzate via le nubi e la pioggia acida che poteva cadere sui grandi della Terra con i fumi velenosi di intercettazioni, i nuovi gossip e le delazioni nel ventilatore.

Che si trattasse di una trappola non lo fa supporre solo una certa sincronia giudiziaria, apparente replica del 1994 a Napoli, il summit internazionale sulla criminalità organizzata e quell'avviso di garanzia che dal pool di Milano azzoppò il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

È la genesi stessa di questo rozzo sex-gate, la storia opaca di Patrizia D'Addario, le sue frequentazioni e i piani d'assalto, le confessioni delle sue amiche, a imporre questa deduzione.

Serve anzitutto conoscere D'Addario, al di là della lieta trilogia precotta finora sapientemente distribuita. Prima scena: Patrizia prostituta vittima del suo protettore che si ribella e lo fa arrestare. Seconda: Patrizia donna avvenente che si concede al premier per una notte registrando scene dell'incontro dopo essere stata pagata 1.000 euro da un imprenditore, che Berlusconi incautamente ha per amico.

Terza e ultima scena: Patrizia chiede al premier la solita, italica spintarella su un progetto edilizio. Lamenta di essere stata illusa (ma illudere una prostituta pare una contraddizione in termini, in genere avviene il contrario) e si vendica raccontando ai giornali fatti privati del presidente del Consiglio.

La storia è andata diversamente. Lo svelano gli investigatori, che loro malgrado hanno avuto a che fare con D'Addario negli ultimi 5-6 anni a Bari. Tutti mostrano diffidenza, fastidio nei suoi confronti. Lo raccontano i faldoni di atti su questa donna, custoditi negli archivi della questura e dei carabinieri in città. Patrizia, donna che fa degli altrui segreti e debolezze arma impropria di sopravvivenza.

«Ogni volta che D'Addario veniva a questuare» racconta un inquirente «lasciavo sempre la porta dell'ufficio aperta. Perché? È una donna contraddittoria, crea problemi, è pericolosa». Come mostrano alcuni retroscena della sua vita.

Berlusconi fotografato il 31 maggio 2009 davanti all'ingresso dell'hotel Palace di Bari, alle sue spalle Patrizia D'Addario
Tutto inizia nel 2005. Patrizia vive di prostituzione. Adesca i clienti nella discoteca di Bisceglie, la vedono allo Sheraton di Bari, nelle masserie della zona. Alle forze di polizia è pressoché sconosciuta, sebbene abbia alcuni singolari primati. È una delle poche, forse l'unica italiana, a risalire i flussi migratori delle colleghe slave. Nel 2007 compie infatti trasferte in Montenegro, dove va a lavorare, raccontano in questura, accompagnando alcuni ladri che s'occupano di esportare auto di lusso.

La storia si ingarbuglia. Sulla scena compare Giuseppe Barba, che divide la sua vita tra la casa di Patrizia e la sua famiglia, con moglie e figli. Barba, a detta di D'Addario, la costringe a prostituirsi. Sono anni bui. Le denunce fra i due si incrociano. Patrizia una volta bussa in questura con un braccio fasciato: «Mi picchia» dice. Un'altra volta scatta l'oltraggio a pubblico ufficiale perché non si ferma a un posto di blocco e insulta i poliziotti. Un'altra volta presenta una denuncia per molestie addirittura contro alcuni agenti che rispondono ipotizzando la calunnia.

La donna si attrezza e usa metodi più sofisticati, nemmeno Stefania Ariosto, che aveva presentato fior di denunce, predisponeva telecamere, microfoni e scatti fotografici. Patrizia filma un amplesso con il suo protettore Giuseppe. Chi l'ha esaminato racconta che nel video Patrizia si lamenta, dice che non ce la fa più a prostituirsi... E lui replica che hanno bisogno di soldi. Insomma, la prova dello sfruttamento. Il filmino finisce in procura, Barba viene arrestato, Patrizia affrancata, libera.

È il lieto fine atteso per ogni prostituta? Macché, quando il terribile magnaccia esce di galera, Patrizia delude tutti e torna a convivere con l'aguzzino. Gli apre le porte di casa. Strano no? La scelta la rende inaffidabile agli occhi degli investigatori. Ma lei cerca sempre comprensione e conforto. Punta in alto.

Non si sa per quale canale (ed è un mistero che si ritrova in tante storie di Patrizia) riesce ad avvicinare addirittura il questore Vincenzo Speranza. Teme di fare la fine di Marisa Scopece, un'amica prostituta finita carbonizzata che tempo prima aveva accompagnato dagli inquirenti. Ma anche qui le sue paure si rivelano infondate.

Arriviamo agli ultimi anni. Patrizia comincia a frequentare politici. Politici di sinistra che finora non sono emersi nell'inchiesta barese. Eppure, i racconti si sovrappongono facendo della cosiddetta questione morale un problema comunque senza colore politico. È la storia della villa disabitata alle porte di Matera dove è stata vista D'Addario. Una casa protetta da allarmi e soprattutto dall'omertà che lega certa politica agli appalti. A quelle commistioni che solo ora hanno convinto il governatore Nichi Vendola ad azzerare la giunta regionale. Con buona pace della procura di Bari.

La villa, a un'ora dall'epicentro del sexgate all'italiana, in terra lucana, viene tirata a lucido e aperta solo per le feste. Il padrone non vuole mischiare la famiglia agli affari. Così «i saloni, le camere si spalancano a festa tra balli e fiumi di champagne, cinque, sei volte l'anno» racconta il professionista barese rintracciato da Panorama e che ha partecipato a quegli incontri «fino all'alba.

Imprenditori che hanno tirato su imperi sul pubblico (sanità, infrastrutture, costruzioni soprattutto), gioiosi politici pugliesi targati Pd e un tripudio di bellezze locali, ragazze sfrontate nei loro modi spicci e diretti. Escort, insomma, a iniziare dall'intramontabile Patrizia D'Addario».

Che qui come in mille altri appuntamenti del potere pugliese era ora vicina, ora amica, ora qualcos'altro. Perché a suggerire di infilare le sue mosse in uno scacchiere studiato dalla sinistra per fare cadere Berlusconi sono vicinanze, fatti e racconti di amiche. Come quelli di Manila Gorio, un transessuale assai vicino a D'Addario: in un'intervista rilasciata a Grazia Longo sulla Stampa sostiene che «è stata direttamente Patrizia a chiedere aiuto a dei politici pugliesi spiegando il materiale bomba che aveva tra le mani». Ovvero i nastri di Palazzo Grazioli.

Peraltro la storia non sta in piedi. Come può essere credibile questo cambio strategico? Prima la prostituta decide di costituire prove audio e video dei suoi incontri nella capitale, lasciandoci ipotizzare che un domani avrebbe potuto rinfacciarli. Poi, solo per un'apparente delusione su un progetto edilizio, decide di azzerare il potenziale credito e ogni futuro «professionale» svelando le sue preziose informazioni. Segue, subito dopo, una serie infinita di coincidenze.

È una coincidenza che il suo avvocato, Maria Pia Vigilante, abbia in città rapporti solidi con la sinistra e con la procura, saldati fin dai tempi della difesa dei pentiti di Cerignola. Vigilante è collegata alla giunta regionale Vendola, che la sostiene finanziariamente nei suoi progetti contro la tratta di esseri umani; è in ottimi rapporti con il sindaco di Bari Michele Emiliano e con il senatore Alberto Maritati, entrambi del Pd ed ex magistrati; ha dispensato a D'Addario efficaci consigli di strategia mediatica.

A questo punto, saltata la trappola, per il G8, rimangono i fantasmi. Le foto della Sardegna, tra annunci e smentite di nuovi clic, o magari qualche spifferata dagli armadi blindati che custodiscono le «prove», non sui patti per dividersi gli appalti, tra feste, festini e accordi sottobanco, o sulla longa manus della Sacra corona unita, ma sugli incontri di Patrizia con il premier.

giovedì, luglio 02, 2009

Truffatori a Roma

Conto da incubo per due giapponesi


Fonte il Corriere

Pranzo da 695 euro al Passetto
Nel conto inclusa una mancia da 115,50 euro. Denunciato per truffa il titolare. Alemanno: non deve più riaprire

Il menu
Il ristoratore: ma loro erano soddisfatti del pranzo (1 luglio'09)

Il ristorante il Passetto in via Zanardelli, dietro piazza Navona

Doveva essere una pranzetto romantico nella città più bella del mondo. Ci sono arrivati dal Giappone. Tavolo all'aperto, al fresco del venticello romano, a due passi da piazza Navona. Lui e lei, fidanzati e innamorati. Solo che il conto ha rovinato tutto: 695 euro per due antipasti, due primi, due secondi, due coppette di gelato. Nella salata ricevuta inclusa anche la mancia: 115,50 euro.

LA CENA - È accaduto venerdì 19 giugno nel pomeriggio al Passetto, noto ristorante romano medio-alto nel cuore della città, dietro piazza Navona, a due passi dal Senato. Quando la coppia di fidanzati è arrivata nel locale, nessuno ha dato loro un menu dove poter scegliere cosa mangiare. È stato invece mandato un cameriere che parlava in inglese. Ed è stato lui che con modi gentili e affabili li ha convinti: «Fidatevi di me, faccio io». E così il menu del pranzo non è stato scelto dai ragazzi che quindi non conoscevano il costo di ogni piatto. Però hanno mangiato ed apprezzato.

IL CONTO - Meno piacevole è stato invece il conto. Totale: 695 euro. In un primo momento i due turisti hanno pensato a un errore, ma i dubbi sono venuti meno quando sono tornati in possesso della carta di credito: sulla ricevuta risultava che al totale era stata addirittura aggiunta una «piccola» mancia di 115,50 euro, prelevata senza la loro autorizzazione. Di fronte alle proteste, il ristoratore è rimasto irremovibile ribadendo che quelli erano i prezzi normali del locale. Ma la coppia non si è rassegnata e uscita dal ristorante ha raccontato l'accaduto alla polizia.


DENUNCIA E CHIUSURA - Così i due hanno presentato una denuncia al commissariato Trevi Campo Marzio. Gli agenti hanno compiuto i controlli nell'esercizio commerciale ed è emerso che i prezzi applicati ai due giapponesi non corrispondevano a quelli del menu. Gli agenti hanno anche richiesto i controlli sanitari da parte del Servizio igiene alimenti e nutrizione della Asl RmA, che ne ha disposto l'immediata chiusura per gravi carenze igienico sanitarie, dopo aver riscontrato carenze strutturali, ambienti sporchi e frigoriferi non funzionanti.

ALEMANNO - «Per quanto mi riguarda questo ristorante non deve più aprire e per casi di questo genere si deve arrivare alla revoca della licenza«. Così il il commento del sindaco di Roma Gianni Alemanno: «Ho dato mandato alla Polizia Municipale di predisporre dei controlli straordinari, anche di personale in borghese, per smascherare queste truffe - ha aggiunto Alemanno - che devono essere perseguite con fermezza fino ad arrivare alla revoca della licenza. Questi singoli casi, che rappresentano una minima parte, rischiano di infangare la reputazione della stragrande maggioranza dei ristoratori romani, conosciuti in tutto il mondo per l'ottima qualità del cibo e del servizio e per i prezzi equi».

Il. Sa.

The last will

LAST WILL OF MICHAEL JOSEPH JACKSON

I, MICHAEL JOSEPH JACKSON, a resident of the State of California, declare this to be my last Will, and do hereby revoke all former wills and codicils made by me.

I declare that I am not married. My marriage to DEBORAH mAN ROWE JACKSON has been dissolved. I have three children now living, PRINCE MICHAEL JACKSON, JR., PARIS MICHAEL KATHERINEJACKSON and PRINCE MICHAEL JOSEPH JACKSON,IT. I have no other children,living or deceased.

It is my intention by this Will to dispose of all property which I am entitled to dispose-of by wiil. I specificallyrefrain from exercising aU150wersof appointment that I may possess at the time of ~y death. I give my entire estate to the Trustee or Trustees then acting under that certain Amendedand Restated Declarationof Trust executed on March 22, 2002 by me as Trustee and Trustor which is called the MICHAELJACKSONFAMILYTRUST, giving effect to any amendmentsthereto made prior to my death. All such assets shall be held, managed and ,distributed as a part of said Trust accordingto its terms and not as a separate testamentary trust.
..
If for any reason this gift is not operativeor is invalid, or if the aforesaid Trust fails or has been revoked, I give my residuaryestatd'tothe Trustee or Trustees named to act in the MICHAEL JACKSON FAMILY TRUST, as Amended and Restated on March 22,2002,

and I direct said Trustee or Trustees to divide, administer,hold and distribute the trust estate pursuant to the provisio~s of said Trust, as hereinabovereferred to as such provisions now.' exist to the same extent and in the same manner as though that certain Amended and Restated Declarationof Trust, were herein set forth in full, but without giving effect to any
subsequent amendments after the date of this Will. The Trustee, Trustees, or any successor Trustee named in such Trust Agreementshall serve withoutbond.

IV

I direct that all federal estate taxes and state inheritanceor successiontaxes payable A upon or resulting ftom or by reason of my death (herein "Death Taxes") attributable to Il/ property which is part of the trust estate of the MICHAEL JACKSON FAMILY TRUST, including property which passes to said trust from my probate estate shall be paid by the Trustee of said trust in accordance with its terms. Death Taxes attributable to property passing outside this Will, other than property constituting the trust estate of the trust inentionedin the precedingsentence,shall be chargedagainst the taker of said property.

V
I appoint JOHN BRANCA,JOHN McCLAINand BARRY SlliGEL as co-Executors

Y

of this Will. In the event of anyof their deaths,resignations,inability,failureor refusaltM " serve or continueto serve as a co-Executor,the other shall S'erveand no replacementneed be named. The co-Executors serving at"any time after my death may name one or more replacementsto serve in the event that none of the three named individualsis willing or able
to serve at any time.
The term "my executors" as used in this Will shall include any duly acting person~ A 11 fl representative or representatives of my estate. No individual acting as such need post a vv {f-' bond. I hereby give to my Executors, full power and authority at any time or times to sell, lease, mortgage, pledge, exchange or otherwise dispose of the property, whether real or,
personal comprising my estate, upon such terms as my Executors shall deem best, to continue any business enterprises,to purchase assets ftom my estate, to continuein force and

Page 2
pay insurance premiums on any insurancepolicy, including life insurance, owned by my estate, and for any of the foregoingpurposesto make, execute and deliver any and all deeds, contracts, mortgages, bills of sale or other instruments necessary or desirable therefor. In addition, I give to my Executorsfull power to invest and reinvest the estate funds and assets in any kind of property, real, personal or mixed, and every kind of investment, specifically including, but not by way of limitation, corporate obligations of every kind and stocks, preferred or common, and interests in investment trusts and shares in investment companies, and any common trust fund administered by any corporate executor here under, which men of
prudent discretion and intelligence acquire for their own account.
VI
Except as otherwise provided in this Will or in the Trust refeITedto in Article m A11 here of, I have intentionally omitted to provide for my heirs. I have intentionally omitted to(V \;1 provide for my fonner wife, DEBORAH JEAN ROWE JACKSON.
vn
If at the time of my death I own or have an interest in property located outside of the State of Californiar equiring ancillary administration, I appoint my domiciliary Executors as ancillary Executors for such property. I give to said domiciliary Executors the following additional powers, rights and privileges to be exercised in their sole and absolute discretion,
with reference to such property: to cause such ancillary administrationto be commenced, caI Tiedon and completed; to detennine what assets, if any, are to be sold by the ancillary Executors; to pay directly or to advance funds from the California estate to the ancillary Executors for the payment of all claims, taxes, costs and administrationexpenses,including
compensation of the ancillary Executors and attorneys' fees incUITedby reason of the ownership of such property and by such ancillary administration;and upon completion of such ancillary administration, I authorize and direct the ancillary Executors to distribute, transfer and deliver the residue of such property to the domiciliary Executors herein, to be distributed by them under the tenns of this Will, it being my intention that my entire estate
Page 3
--

shan be administered as a unit and that my domiciliary Executors shall supervise and control, so far as pennissible by local law, any ancillaryadministrationproceedingsdeemed necessaryin the settlementof my estate. vm

If any of my children are minors at the time of my death, I nominate my mother, KATHERINE JACKSON as guardian of the persons and estates_ofsuch minor children. If nominate DIANA ROSS as guardian of the pers

I subscribe my name to this Will this On the date written below, MICHAEL JOSEPH J undersigned,that the foregoing instrument consistingof five (5) pages, including the page signed by us as witnesses, was his Will and requested us to act as witnesses to it. 'He thereupon signed this Will in our presence, all of us being present at the same time. We now, at his request, in his presenceand in the presenceof each other, subscribeour names as witnesses. ~.-
Each of us is now more than eighteen(18) years of age and a competentwitness and resides at the address set forth after his name.
Each of us is acquaintedwith MICHAELJOSEPH JACKSON. At this time, he is over the age of eighteen (18) years and, to the best of our knowledge, he is of sound mind and is not actingunder duress, menace,fraud, misrepresentationor undue influence.
Page 4

We declare under penalty of perjury that the foregoing is true and correct.

Quando Berlusconi piangeva

Bye bye a un paese di merda

mercoledì, luglio 01, 2009

Moggi tutttocampo



Invece di stare al gabbio, o almeno in dignitoso silenzio Moggi fa trasmissioni televisive, scrive su certi giornali e adesso se lo
ritrovano al Bologna....

Fonte Corriere.it

Dal processo al Bologna. Moggi gioca a tutto campo

NAPOLI — La capacità di con quistare i riflettori non gli è mai mancata. Che sia stato il grande puparo del calcio combinato e degli arbitri obbedienti, come sostiene la Procura di Napoli e come tante intercettazioni tele foniche raccontano, o al contra rio quasi un’anima candida vitti ma dei poteri forti, come lui è convinto di poter dimostrare, Luciano Moggi resta un primat tore capace come pochi di sce gliere i tempi per l’entrata in sce na. E non è un caso che ieri ab bia deciso di presentarsi in aula al processo di Napoli in cui è ac cusato di essere l’uomo che gui dava la «cupola» del calcio che metteva gli arbitri giusti a dirige re le partite della Juventus e del le squadre che al potere bianco nero si sottomettevano. Non è un caso che sia sceso in campo a confrontarsi con il suo presente, fatto di aule di tribunali e avvo cati e presidenti di corte d’assi se, proprio nel giorno in cui prende corpo per lui un futuro che è ritorno al passato. Moggi consulente del Bologna (consu lente perché sol tanto quello può essere, con la so spensione inflitta gli dalla giustizia sportiva, ma di fatto Moggi del Bologna diventa il direttore om bra e forse pure qualcosa in più) è una storia concreta, quasi con­clusa, che forse solo la reazione dei tifosi e del mondo del calcio potrebbe fermare. E se questo è il momento di tornare in pista, Moggi sceglie di rientrare dalla porta più stretta, quella che si apre sull’aula in cui oggi sfilano i testimoni che raccontano di quelle schede telefoniche svizze re distribuite a designatori arbi trali e direttori di gara per parla re senza essere intercettati.

Quando arriva lui sta depo nendo Teodosio De Cillis, il tito lare del negozio dove Moggi si riforniva delle sim straniere, e uno degli avvocati dell’ex d.g. ju ventino lo sta incalzando chie dendogli se conosca anche altri dirigenti sportivi. E quello alla fi ne dice sì, «conosco Marco Bran ca », direttore area tecnica del l’Inter, «che veniva nel mio ne gozio, ma non per comprare schede, una volta comprò un te lefonino e un’altra volta una tele camera ». E comunque compra re schede svizzere non è un rea­to, taglia corto il presidente Tere sa Casoria che sta vedendo nelle domande dell’avvocato Priore schi un tentativo di dimostrare cose estranee al processo. Ma or mai il nome di Branca è risuona to, e basta questo a Moggi per venir meno all’annuncio di silen zio stampa fatto un attimo pri ma di entrare in aula e lanciarsi in una serie di allusioni che mi rano tutte in una direzione: l’In ter. Dice: «Certo se l’Inter si ser viva in quel negozio, e se schede svizzere sono venute fuori nel processo Telecom a Milano, per ché sono state sequestrate alla Polis d’Istinto (la società di Ema nuele Cipriani, sodale dell’ex re sponsabile della sicurezza Tele com Giuliano Tavaroli, ndr), io faccio uno più uno e sapete cosa penso? Che eravamo pedinati e telefonati a nostra insaputa».

Il tentativo di ribaltare il tavo lo è fatto. A questo punto può dedicarsi all’altra questione del la sua giornata: il Bologna. An dandosene dal tribunale dice: «Bologna è una bella città, ma gari di dare qualche consiglio ogni tanto mi piacerebbe an che. Ma il fatto è che troppi pre sidenti si fidano di me, se dico sì a uno, mi devo scusare con al tri sette o otto». Ma alla presi dentessa del Bologna, France sca Menarini, ha già detto sì, e non da ora, ma da quando ha pi lotato in aprile l’arrivo in pan china di Papadopulo in sostitu zione di Mihajlovic. I Menarini hanno con lui quasi un debito per la salvezza (e per aver con servato con la permanenza in A i relativi diritti tv), e lui ha sette o otto giocatori pronti per il club rossoblù. Il solito Moggi, insomma. Ieri sera è arrivato a Bologna con il figlio Alessandro con un volo privato: si è incon trato con i Menarini e accordato per ricoprire un ruolo esterno. L’ipotesi dell’ingresso in società di una finanziaria a lui legata è invece sfumata. Oggi alle 11 conferenza stampa della socie tà: sarà annunciata la nomina come direttore dell’area tecnica di Francesco Ceravolo, uno dei fedelissimi di Moggi (era a Li vorno). Bologna non condivide nulla. Gli umori della città li sin tetizza Gazzoni Frascara, ex pa tron rossoblù: «Sarebbe l’uomo sbagliato al posto sbagliato. Bo logna non lo merita».

Fulvio Bufi

Accadde a Viareggio

Accadde a Viareggio

Viareggio, chi sono i colpevoli




L'Italia è un paesello ridicolo. Quanti possono essere quelli che hanno bisogno di fare Milano - Roma in tre ore e Mezza? Poche centinaia. A fronte degli svariati milioni di pendolari che ogni giorno debbono sobbarcarsi dei viaggi in carrozze a pezzi, sporche, vecchie di decine d'anni. E l'Italia invece di rafforzare questi servizi pensa all'alta velocità? Lo sappiamo che gli unici a guadagnarci sono quelli della criminalità organizzata. Andiamo, ma chi vogliamo prendere in giro?


Fonte la Repubblica
di MAURIZIO RICCI

NON ci sono pesci piccoli nella catena delle responsabilità per la tragedia di Viareggio. Questo è quello che sappiamo finora. A muovere il treno è il gigante Fs. I vagoni sono della Gatx, un colosso del settore, che ne gestisce 20 mila. Gli standard di sicurezza a cui devono attenersi sono stati fissati al massimo livello, la Commissione europea di Bruxelles. Il contenuto dei vagoni è gpl prodotto dalla Sarpom, proprietà del maggior gruppo petrolifero mondiale, la Exxon. Che ha affidato la verifica finale degli stessi vagoni di nuovo alle Ferrovie dello Stato, nella veste privata di Fs logistica.

Non ci sono piccoli imprenditori disinvolti e faciloni, piccoli burocrati inesperti o poco competenti. Siamo di fronte ad una serie di protagonisti, con storia, esperienza, mezzi e strutture. Ma ognuno, in questa storia, sembra portare una porzione di responsabilità.

Il locomotore Trenitalia arriva alla stazione di Viareggio ad una velocità di 90 chilometri l'ora. La velocità massima prevista, su quel tratto di binari, è di 100 chilometri l'ora, ma c'è da chiedersi se 90 chilometri l'ora all'ingresso in una stazione non sia una velocità un po' troppo sostenuta quando si trasportano carichi così pericolosi. In ogni caso, a quanto pare, l'asse del carrello di un vagone cede, la cisterna si apre, il gpl, compresso a 15 atmosfere, schizza fuori con una forza enorme che lo trascina a distanza, si ritrasforma in gas, incontra una scintilla ed esplode. Fosse avvenuto di giorno, anziché di notte, il massacro si sarebbe moltiplicato. Il vagone è della Gatx, società con sede a Vienna. La normativa europea impone una revisione dei vagoni merci - carrelli compresi - ogni 4-6 anni. Non sappiamo ancora dove sia avvenuta. Non necessariamente in Italia: di fatto, nel paese in cui il vagone si è trovato, vuoto, al momento in cui gli scadeva il "bollino" quadriennale. Questo stabilisce la Commissione europea, spesso criticata - evidentemente al di là del dovuto - per l'eccesso di occhiuta scrupolosità. E' una garanzia sufficiente? Non pare proprio, soprattutto per un veicolo che, presumibilmente, la Gatx, che ci guadagna sopra, si sforza di tenere sui binari e in movimento 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per tutti i quattro anni di durata della revisione. Lo riconosce apertamente il vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, anche se il riconoscimento suona, a questo punto, un po' tardivo. Tajani ha comunque ragione ad indicare che maggiori garanzie si avrebbero da un sistema di revisione che, anziché su una scadenza a tempo, si basasse sul chilometraggio effettivamente percorso dal vagone e sul carico trasportato, cioè sullo sforzo sostenuto dalla sua struttura.

È la prima grossa falla di sicurezza, portata alla luce dalla tragedia di Viareggio. Ma non è l'unica. Osservano i dirigenti della Gatx che, una volta affittato il vagone, la sua gestione e manutenzione ricadono sotto la responsabilità di chi lo affitta. E la Sarpom sostiene di essersi affidata, per la verifica tecnica dei vagoni, a Fs Logistica. Rispuntano, insomma, le Ferrovie dello Stato, questa volta, però, nella veste di consulente tecnico privato, presente sul mercato, accanto e in concorrenza con altri consulenti, per fornire un servizio a pagamento ad un cliente. Una situazione che, bizzarramente, ricorda quella delle società di rating che, sulla qualità dei titoli-salsiccia all'origine dell'attuale crisi finanziaria, fornivano un giudizio in cambio di un pagamento da parte degli stessi presentatori dei titoli. È assolutamente prematuro individuare in Fs logistica l'anello finale delle responsabilità della tragedia di Viareggio. Saranno le inchieste a stabilirlo o a individuare altrove, come è perfettamente possibile, chi ha peccato di omissione o di leggerezza. Ma è con disagio e sconcerto che si registra come, in questo processo, dalla revisione alla verifica, la sicurezza e, di fatto, la vita delle persone siano affidate ad un processo sostanzialmente di autocertificazione, in cui l'autorità pubblica è presente solo all'inizio e non nel momento cruciale in cui il treno, materialmente, affronta i binari e parte verso le stazioni.

Manca, insomma, una presenza, esterna ed estranea al mercato, che imponga e, poi, controlli in proprio il rispetto delle regole. Non è questa assenza che si può intendere per "liberalizzazione". Un mercato liberalizzato non è una partita senza arbitro: è una partita in cui l'arbitro non gioca, ma accerta e fischia i falli. Anche se avere un arbitro efficiente può rappresentare un costo.

Per le Fs e per chi governa il sistema dei trasporti in Italia, è il momento di riflettere. Le Fs hanno colmato il disavanzo di bilancio pur portando, contemporaneamente, l'Italia nell'era moderna: con l'alta velocità, il Milano-Roma in tre ore e mezza e la concorrenza all'aereo. Ma bisogna chiedersi a quale prezzo: sulla rete, sul resto dei treni, sulla sicurezza. Se il prezzo deve essere lo scandalo quotidiano delle traversie di milioni di pendolari, il collasso di infrastrutture di rete, come due settimane fa sulla Firenze-Bologna, tragedie della sicurezza come a Viareggio, il prezzo è inaccettabile. Un Freccia Rossa efficiente e funzionale e un sistema ferroviario complessivamente obsoleto, fatiscente e pericolante è esattamente la fotografia del sistema ferroviario in India. Del resto, si diceva una volta che le catastrofi in cui, per cedimenti di un materiale obsoleto, muoiono un sacco di persone sono i disastri tipici del terzo mondo. E, adesso, Viareggio.

Da Gennaro



Fonte La repubblica Genova

G8, le intercettazioni "inchiodano" De Gennaro

Il G8 continua a tenere banco. Se n´è avuta l´ennesima conferma ieri, alla ripresa del processo a carico di due imputati eccellenti, entrambi «ex», Gianni De Gennaro, all´epoca dei drammatici fatti del luglio 2001 capo della polizia e Spartaco Mortola, che in quello stesso periodo era a capo della Digos di Genova. Si è praticamente in vista del traguardo, perché è scesa in campo l´accusa. Ha dato il via alle requisitorie il primo dei piemme, Francesco Albini Cardona, oggi sarà la volta del collega Enrico Zucca. De Gennaro e Mortola debbono rispondere di istigazione a deporre il falso, cioè che l´allora questore del capoluogo ligure Francesco Colucci sarebbe stato indotto a modificare la sua precedente versione su alcuni aspetti della violenta irruzione alla scuola Diaz. L´addebito, secondo gli inquirenti, avrebbe il supporto di alcune conversazioni intercettate, in particolare su una «chiacchierata» compiutamente registrata dalla quale emergerebbe che Colucci sarebbe stato convinto a «deporre circostante non rispondenti al vero» riguardanti soprattutto la fase di preparazione e organizzazione di polizia condotta alla Diaz.

In particolare ci sarebbero stati precisi «suggerimenti» e richieste esplicite di «modifiche» allo scopo di eliminare il principale punto di contrasto fra le dichiarazioni rese in precedenza, relative alla richiesta di fare intervenire il responsabile delle relazioni esterne Sgalla sui luoghi dell´operazione e rendere così omogenea la testimonianza di Colucci a quanto oggetto della propria. Secondo la ricostruzione della procura, si tratterebbe di un elemento fondamentale, perché dimostrerebbe come le alte gerarchie della polizia avessero gestito l´operazione Diaz affiancando o scalzando di fatto i responsabili locali. Quanto al coinvolgimento di Mortola, l´accusa è basata in particolare su alcune telefonate nelle quali Colucci, oltre a spiegare che il Capo (De Gennaro) lo avrebbe sollecitato ad aggiustare le precedenti dichiarazioni, gli chiedeva di rinfrescargli la memoria «in vista della sua deposizione al processo nel quale «rimedierà» l´accusa di falsa testimonianza su quanto avvenuto alla Diaz».

Il magistrato requirente avrebbe puntato tutto sulle carte (il condizionale è d´obbligo perché l´udienza, trattandosi del rito abbreviato chiesto dagli imputati si è svolta a porte chiuse, davanti al giudice Silvia Carpanini), avrebbe proiettato su un ideale schermo fatti e retroscena del blitz alla Diaz e le presunte sollecitazioni a modificare precedenti e compromettenti dichiarazioni, Il magistrato, ad eccezione di un breve break, ha parlato per cinque ore. Richiamandosi sempre a circostanze considerate assolutamente vere e citando i passaggi più significativi delle intercettazioni. C´è ovviamente molta attesa per avere conferma del peso che avranno in sede di decisione gli argomenti dibattuti. Per oggi è previsto l´intervento del pm Enrico Zucca, il quale dovrebbe affrontare il tema in diritto.

E i difensori, professor Franco Coppi e avvocato Carlo Biondi (per De Gennaro), Alessandro Gazzolo e Piergiovanni Iunca (per Mortola) non hanno voluto rilasciare alcuna dichiarazione, lasciando comunque intendere che sono più che decisi a dare battaglia.