Fonte la Repubblica
Si farà il vertice sulla giustizia. Fini: "Firme? Le chiedano a Sting"
Al centro del summit il piano del Cavaliere per sfuggire ai processi a suo carico
ROMA - "Quello che scrive Feltri mi lascia del tutto indifferente. Mi preoccuperei se alcuni intendimenti attribuiti a Berlusconi fossero veri ma al momento non ci sono elementi per pensare così". Gianfranco Fini bolla così l'idea preannunciata da Vittorio Feltri sul Giornale secondo cui in settimana ai parlamentari della maggioranza verrà fatto sottoscrivere un documento di impegno personale a favore della riforma della giustizia. "Gli autografi si chiedono a Sting - ironizza il presidente della Camera durante la trasmissione di Fabio Fazio - Il presidente della Camera non firma nulla". Fini torna ancora sull'affondo di Feltri e, con un sorriso ironico, lancia una stilettata: "Berlusconi sa per certo che Feltri quando spara a palle incatenate nel campo amico danneggia il premier stesso in primo luogo. Il fatto è che lui è l'editore, e questo è quello che non mi quadra".
Poi il "compagno" Fini ("centrodestra e centrosinistra sono etichette su contenitori, c'è chi cerca di mettere come me qualcosa nei contenitori") torna al tema della giustizia, con un nuovo stop alla prescrizione breve, invocata dal premier: "Il problema è dare al cittadino danneggiato il diritto di veder tutelata la propria volontà di arrivare a una sentenza. Se con una leggina si annullano processi il cittadino che ha già pagato l'avvocato, che si è imbarcato in un processo, quel cittadino si arrabbia".
Fini rilancia, poi, tutte le sue perplessità sul Pdl: "Così come è organizzato non mi seduce al 100%. Non mi piace la caserma. Vorrei che ci fosse un po' più di rispetto delle opinioni degli altri, anche se queste dovessero apparire eretiche". E a Berlusconi manda a dire: "Quando si è leali con una persona, occorre dire cosa non si condivide, se no non si è leali, si è supini".
Duro il monito che il presidente lancia sulla lotta alla criminalità organizzata. Anche in relazione al dibattito sulle candidature in vista delle regionali. "Certe candidature sono inopportune, anche se portano voti, magari quei voti dipendono da poteri non trasparenti". Parole che suonano come un nuovo stop alla scelta del Pdl in Campania che punta su Nicola Cosentino.
Giustizia. Tema delicato quello della giustizia, che porterà ad un vertice tra Berlusconi, Fini e Bossi nei primi giorni della settimana. Il premier spinge per una soluzione che lo metta al riparo dai processi dopo la bocciatura del lodo Alfano. Una fretta che non piace a Fini che punta a riforme condivise con l'opposizione. Per trovare una soluzione servirà un summit per verificare se esiste nella maggioranza la volontà dichiarata di "scudare" politicamente il presidente del Consiglio sulle questioni della giustizia. L'attenzione è tutta sulla "durata del processo", cioè sulla prescrizione. Accorciarla significherebbe mettere al riparo Berlusconi dai processi milanesi. Agli alleati il premier chiederà un impegno chiaro e deciso su cinque punti: la riforma del processo penale e delle intercettazioni (i due provvedimenti, approvati alla Camera, sono fermi al Senato); la riforma costituzionale della giustizia; la riforma del meccanismo di elezione del Csm; e, appunto, la durata dei processi. Resta da capire che farà Fini.
La posizione di Casini. Il leader dell'Udc oggi ha detto che "'è bisogno di una grande modernizzazione del Paese e c'è bisogno anche di una riforma della giustizia, mi chiedo perchè Berlusconi abbia aspettato fino ad oggi a impostare un grande rinnovamento della giustizia che non sia penalizzante per qualcuno, che sia rispettosa di tutti, dell'autonomia dei magistrati in primis, ma che sia anche finalmente la risposta che i cittadini attendono".
L'ottimismo della Lega. "Sono ottimista sul fatto che si sia vicini a una soluzione condivisa, credo che si sia quasi al testo finale. Risolto questo si creerà il clima per poter lavorare per l'interesse del Paese, con le riforme". Il ministro leghista Roberto Calderoli sottolinea che "va superato il problema che tutti sono uguali davanti alla legge ma anche la legge è uguale per tutti e Berlusconi non può essere stato un santo finchè era un imprenditore e poi è entrato in politica ed è cambiato tutto". "Deve essere messo nelle condizioni di governare - conclude - perchè così ha deciso il popolo".
Pd, "si discuta la nostra proposta". "Perché non discutiamo la proposta sull aprescrizione già depositata dal Pd alla Camera che ripristina termini ragionevoli per la celebrazione dei processi e la sanzione dei comportamenti dilatori che possono mettere in atto le parti?". Lo chiede la capogruppo del Pd in commissione Giustizia, Donatella Ferranti
domenica, novembre 08, 2009
sabato, novembre 07, 2009
Ma si offendono se li chiamano ladri
Fonte Corriere
IL SINDACO SICULO E PDL DI CASTROFILIPPO PORTA IN GITA AL COLUMBUS DAY I SUOI “CARI” (VIGILI, BANDA AMMINISTRATORI, ECC.) - SPESA COMPLESSIVA: 80MILA € - QUESTO IN UN PAESE CHE HA CHIUSO LE ELEMENTARI PER MANCANZA DI FONDI!...
Gianantonio Stella per "Corriere della Sera Magazine"
Cosa direste se Letizia Moratti portasse in gita a New York, a spese del Comune, 23.074 milanesi o se Gianni Alemanno ci portasse 48.349 romani? Verrebbe giù il diluvio. Eppure c'è chi l'ha fatta, la pazzia di andare in America con un cittadino ogni poco più di 56 abitanti.
sindaco salvatore ippolito
Si chiama Salvatore Ippolito, è il sindaco berlusconiano di Castrofilippo, un paese di 3.104 anime sperso tra Canicattì e Agrigento; e solleva una curiosità: ma gente così la paga la Lega Nord per sputtanare, per dirla col Cavaliere, il Mezzogiorno?
Pareva impossibile, infatti, dopo tutte le polemiche divampate in passato per altri leggendari viaggi siculi, come quello di120 persone che volarono a Oslo a spese della Regione per vedere come i norvegesi avessero organizzato i mondiali di ciclismo, o quello organizzato per andare in 231 a Fukuoka per vedere come avessero organizzato i giapponesi le Universiadi.
Columbus Day
Macché, il signor Salvatore Ippolito aveva un«american dream»: il suo sogno era sfilare al Columbus Day. Cosa hanno mai i castrofilippesi meno di Clemente e Alessandrina Mastella, che ci andarono nell'ottobre 2006 con una delegazione così ampia che il viaggetto costò 680.000 euro, di cui 250.000 stanziati dalle cinque Province campane (si sa: navigano nell'oro...) e 300, spiegò la presidentessa, presi dai fondi europei destinati ai Por, i Progetti operativi regionali? O meno dei pugliesi che ci andarono con Nichi Vendola spendendo per 4 giorni newyorchesi («non ne so niente: era tutto organizzato dal mio predecessore») 345.000 euro?
tremonti
E così, indifferente ai problemi finanziari italiani e del «suo» compagno di partito Giulio Tremonti, il 7 ottobre scorso, l'Ippolito si è imbarcato per la Grande Mela, come ha raccontato Emanuele Lauriasu La Repubblica di Palermo, con un po' di amministratori, sette dipendenti comunali, quattro vigili urbani, due cuochi e trenta musicisti della banda del paese «per offrire ai paisà d'Oltreoceano degustazioni di prodotti tipici e un'esibizione folk».
Spesa complessiva, 80mila euro: 33milaper i biglietti, 16.500 di vitto e alloggio, 24.500per la «logistica», 6milaper la «rappresentanza» e l'organizzazione tra l'altro di un dibattito sulla crisi dello zolfo anche se da quelle parti, secondo l'opposizione (i soliti comunisti!), «le miniere non ci sono mai state».
Peccato che il paese avesse dovuto chiudere la scuola elementare per le ristrettezze finanziarie. Amen. In ogni caso, pensa il sindaco, Dio vede e provvede. Oppure provvederà San Silvio. O almeno la Madonna. Che campeggia sul sito web del municipio grazie a una webcam che trasmette in diretta 24 ore su 24 da Lourdes: «Bedda Matri, facci 'a grazia...».
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Barbari nell'era di Internet
Nel paese che racconta a sé stesso di essere il sesto più ricco al mondo (forse a cominciare dal basso) accadono cose così. Faccio presente che a Bogotà esiste, ad esempio, un internet a ogni angolo di strada e persino nei paesi più sperduti ci sio può connettere. Nelle città anche medio-piccole si viaggia a molti mega. In Italia....
Banda larga, Confindustria contro lo stop ai fondi
Dure critiche dagli operatori del settore. Presa di posizione della Federazione concessionarie pubblicitarie-Assointernet: "Grave errore. Era una strada per uscire dalla crisi" di ALESSANDRO LONGO
Banda larga, Confindustria contro lo stop ai fondi
ROMA - Contro lo stop ai finanziamenti per la banda larga protesta anche la Confindustria."Un danno al Paese. Il Piano anti digital divide è strategico. Come Confindustria - afferma il delegato del presidente della confederazione allo Sviluppo della Banda Larga, Gabriele Galateri - continueremo a sostenere la priorità di questo intervento. In due anni potrebbero essere investiti 1,5 miliardi di euro in infrastrutture per ridurre il digital divide, che riattiverebbero la filiera dell'ICT e gli investimenti in innovazione digitale delle imprese. Ogni euro investito nella banda larga ne produce almeno due di aumento di attività economica e di Pil. Il Paese non può rimandare questi interventi".
Le proteste dal mondo web. "Siamo stupefatti dalla decisione del governo di rinviare i fondi per il piano banda larga di Paolo Romani (vice ministro allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni). Significa rallentare la ripresa economica". Carlo Poss, presidente dell'osservatorio Fcp (Federazione concessionarie pubblicitarie)-Assointernet non ha dubbi: "Il governo non ha capito, a differenza delle aziende, che la banda larga serve per uscire dalla crisi, creare posti di lavoro, aumentare il prodotto interno lordo".
Secondo uno studio dell'Unione Europea, la banda larga porterà un milione di posti di lavoro fino al 2015 e una crescita dell'economia europea di 850 miliardi di euro. "Tutti i paesi europei l'hanno capito e infatti stanno investendo tantissimo contro il digital divide. Eppure non sono più o meno in crisi di noi", dice.
"Ma abbiamo deciso di andare a fondo a questa cosa. Metteremo insieme le associazioni di categoria, gli editori, per far capire al governo che sta sbagliando valutazione e che deve cambiare idea sui fondi banda larga", aggiunge Poss, che ha anche una serie di proposte "pratiche e concrete" per sostenere internet in Italia. "Il governo dovrebbe sostenere l'e-commerce con campagne istituzionali per l'utilizzo della carta di credito", dice per esempio. Secondo Eurostat, l'Italia è in fondo alla classifica dei principali Paesi europei per l'uso dell'e-commerce: lo fa l'11 per cento della popolazione (contro il 20 della Spagna e il 55 del Regno Unito).
Una famiglia su due non ha il pc: un altro record negativo dell'Italia. "Il governo dovrebbe incentivare l'uso di internet e l'acquisto di pc da parte delle famiglie disagiate", dice Poss.
Del resto, "misure concrete per stimolare la domanda informatica delle famiglie italiane risalgono a due legislazioni fa, con le iniziative del Ministro Stanca", conferma Maurizio Decina, ordinario di Reti e Comunicazioni del Politecnico di Milano e uno dei massimi conoscitori del settore, "mentre ora- continua Decina - l'attenzione del governo è rivolta soprattutto al passaggio al digitale terrestre". La tv, non internet, è nei pensieri del governo, conferma Poss: "bisognerebbe rivedere la legge Mammì, che stabilisce gli investimenti pubblicitari della pubblica amministrazione e mette internet in una quota di investimenti dove c'è anche la tv, a cui va quindi tutto, lasciando a internet le briciole".
Fcp-Assointernet è in buona compagnia. C'è stato un vero e proprio coro di proteste, da tutti gli schieramenti, contro il rinvio dei fondi banda larga deciso dal governo. Una scelta che, secondo Anie (federazione di Confindustria di imprese elettrotecniche ed elettroniche) e Cgil rischia di ritardare la ripresa dell'economia. Proteste anche da Assintel-Confcommercio e da Fimi (Federazione industria musicale italiana), mentre Corrado Calabrò (presidente dell'Authority tlc) non trattiene la delusione: "purtroppo lo prevedevo", ha dichiarato. Il rischio è di ritardare l'ammodernamento complessivo del sistema Italia. Il piano Romani infatti doveva servire anche per sostenere, con una rete più efficiente, gli imminenti servizi per comunicare via internet con la pubblica amministrazione (sanità, scuole, uffici), come previsto dal piano Brunetta, eGovernment 2012.
Lo stesso Renato Brunetta (ministro per la pubblica amministrazione) pochi giorni fa ha affermato che il suo piano e quello di Romani sono strettamente legati. Si rischia di piombare in un circolo vizioso. Dall'arrivo di questi servizi eGovernment, l'industria si aspetta infatti uno sprone della domanda di banda larga (come stima Confindustria). E risolvere così un problema tutto italiano: solo il 20 per cento della popolazione infatti ha la banda larga, molto meno che negli altri principali Paesi europei.
Banda larga, Confindustria contro lo stop ai fondi
Dure critiche dagli operatori del settore. Presa di posizione della Federazione concessionarie pubblicitarie-Assointernet: "Grave errore. Era una strada per uscire dalla crisi" di ALESSANDRO LONGO
Banda larga, Confindustria contro lo stop ai fondi
ROMA - Contro lo stop ai finanziamenti per la banda larga protesta anche la Confindustria."Un danno al Paese. Il Piano anti digital divide è strategico. Come Confindustria - afferma il delegato del presidente della confederazione allo Sviluppo della Banda Larga, Gabriele Galateri - continueremo a sostenere la priorità di questo intervento. In due anni potrebbero essere investiti 1,5 miliardi di euro in infrastrutture per ridurre il digital divide, che riattiverebbero la filiera dell'ICT e gli investimenti in innovazione digitale delle imprese. Ogni euro investito nella banda larga ne produce almeno due di aumento di attività economica e di Pil. Il Paese non può rimandare questi interventi".
Le proteste dal mondo web. "Siamo stupefatti dalla decisione del governo di rinviare i fondi per il piano banda larga di Paolo Romani (vice ministro allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni). Significa rallentare la ripresa economica". Carlo Poss, presidente dell'osservatorio Fcp (Federazione concessionarie pubblicitarie)-Assointernet non ha dubbi: "Il governo non ha capito, a differenza delle aziende, che la banda larga serve per uscire dalla crisi, creare posti di lavoro, aumentare il prodotto interno lordo".
Secondo uno studio dell'Unione Europea, la banda larga porterà un milione di posti di lavoro fino al 2015 e una crescita dell'economia europea di 850 miliardi di euro. "Tutti i paesi europei l'hanno capito e infatti stanno investendo tantissimo contro il digital divide. Eppure non sono più o meno in crisi di noi", dice.
"Ma abbiamo deciso di andare a fondo a questa cosa. Metteremo insieme le associazioni di categoria, gli editori, per far capire al governo che sta sbagliando valutazione e che deve cambiare idea sui fondi banda larga", aggiunge Poss, che ha anche una serie di proposte "pratiche e concrete" per sostenere internet in Italia. "Il governo dovrebbe sostenere l'e-commerce con campagne istituzionali per l'utilizzo della carta di credito", dice per esempio. Secondo Eurostat, l'Italia è in fondo alla classifica dei principali Paesi europei per l'uso dell'e-commerce: lo fa l'11 per cento della popolazione (contro il 20 della Spagna e il 55 del Regno Unito).
Una famiglia su due non ha il pc: un altro record negativo dell'Italia. "Il governo dovrebbe incentivare l'uso di internet e l'acquisto di pc da parte delle famiglie disagiate", dice Poss.
Del resto, "misure concrete per stimolare la domanda informatica delle famiglie italiane risalgono a due legislazioni fa, con le iniziative del Ministro Stanca", conferma Maurizio Decina, ordinario di Reti e Comunicazioni del Politecnico di Milano e uno dei massimi conoscitori del settore, "mentre ora- continua Decina - l'attenzione del governo è rivolta soprattutto al passaggio al digitale terrestre". La tv, non internet, è nei pensieri del governo, conferma Poss: "bisognerebbe rivedere la legge Mammì, che stabilisce gli investimenti pubblicitari della pubblica amministrazione e mette internet in una quota di investimenti dove c'è anche la tv, a cui va quindi tutto, lasciando a internet le briciole".
Fcp-Assointernet è in buona compagnia. C'è stato un vero e proprio coro di proteste, da tutti gli schieramenti, contro il rinvio dei fondi banda larga deciso dal governo. Una scelta che, secondo Anie (federazione di Confindustria di imprese elettrotecniche ed elettroniche) e Cgil rischia di ritardare la ripresa dell'economia. Proteste anche da Assintel-Confcommercio e da Fimi (Federazione industria musicale italiana), mentre Corrado Calabrò (presidente dell'Authority tlc) non trattiene la delusione: "purtroppo lo prevedevo", ha dichiarato. Il rischio è di ritardare l'ammodernamento complessivo del sistema Italia. Il piano Romani infatti doveva servire anche per sostenere, con una rete più efficiente, gli imminenti servizi per comunicare via internet con la pubblica amministrazione (sanità, scuole, uffici), come previsto dal piano Brunetta, eGovernment 2012.
Lo stesso Renato Brunetta (ministro per la pubblica amministrazione) pochi giorni fa ha affermato che il suo piano e quello di Romani sono strettamente legati. Si rischia di piombare in un circolo vizioso. Dall'arrivo di questi servizi eGovernment, l'industria si aspetta infatti uno sprone della domanda di banda larga (come stima Confindustria). E risolvere così un problema tutto italiano: solo il 20 per cento della popolazione infatti ha la banda larga, molto meno che negli altri principali Paesi europei.
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venerdì, novembre 06, 2009
Repubblica, quando la geografia è un'opinione
Accade un grave fatto di sangue negli USA (qui)
"Malik Nidal Hasan, maggiore dell'esercito degli Stati Uniti d'America, professione psichiatra, non partirà più per l'Iraq. E non partiranno più neppure quella decina di ragazzi finiti sotto i suoi colpi: uccisi, sterminati nel Soldier Readiness Facility, il centro medico di Fort Hood, Texas".
Repubblica ha un inviato. Da dove? Da New York, alla bazzecola di 1475 chilometri di distanza. Quando si dice essere sul posto.
NEW YORK - Malik Nidal Hasan, maggiore dell'esercito degli Stati Uniti d'America, professione psichiatra....
El mercader
"- Me ha arruinado... se ha reído de mis pérdidas y burlado de mis ganancias, ha afrentado a mi nación, ha desalentado a mis amigos y azuzado a mis enemigos. ¿Y cuál es su motivo? Que soy judío. ¿El judío no tiene ojos? ¿El judío no tiene manos, órganos, dimensiones, sentidos, afectos, pasiones? ¿No es alimentado con la misma comida y herido por las mismas armas, víctima de las mismas enfermedades y curado por los mismos medios, no tiene calor en verano y frío en invierno, como el cristiano? ¿Si lo pican, no sangra? ¿No se ríe si le hacen cosquillas? ¿Si nos envenenáis no morimos? ¿Si nos hacéis daño, no nos vengaremos?"
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teatro
giovedì, novembre 05, 2009
La "difesa" di Barbareschi
ma una pernacchia, no?
Fonte Corsera
Barbareschi, lo stipendio e le assenze
La replica del deputato-attore al Corriere
«Le mie assenze non giustificate ma non cediamo a facili populismi»
Dispiace che un professionista come Gian Antonio Stella (sul Corriere della Sera di ieri) faccia affidamento su di una intervista pubblicata su Il Fatto Quotidiano del 31 ottobre, manipolata in modo evidente in cui non ho mai dichiarato che lo stipendio di politico non mi basta, così come non mi aspettavo che si continuasse la prassi giornalistica di estrapolare alcune affermazioni dal contesto nel quale erano inserite. Quest’anno, come deputato, ho presentato 5 proposte di legge, tre sulla pedofilia, una contro la pirateria e una sullo spettacolo, ottenendo una legge che istituisce la giornata nazionale contro la pedofilia, uno dei pochissimi (purtroppo) disegni di legge di iniziativa parlamentare andati a buon fine. La mia lotta per i fondi per lo spettacolo è stata appoggiata da uno schieramento bipartisan, così come la mia attività di imprenditore dello spettacolo porta lavoro a decine di donne e uomini che lavorano in campo culturale, in un Paese ancora incapace di valorizzare appieno il proprio patrimonio e le proprie eccellenze. Impegni antecedenti la mia candidatura hanno ostacolato per brevi periodi la mia presenza in aula. Questo non giustifica le mie assenze, che sono al 50%, e per questo il mio impegno nel prossimo futuro sarà di ridurle quanto più è possibile. Forse il momento sarebbe maturo per non cedere a facili populismi, a favore di un impegno concreto e reale per il miglioramento del nostro Paese, come nel mio piccolo sto cercando di fare.
Luca Barbareschi
Roma
Posso capire l’imbarazzo di Barbareschi. Ma che mi rinfacci di aver riportato una frase uscita su un altro giornale che poi lui stesso ha ribadito («tolte tutte le spese, i collaboratori messi in regola e così via, non è che lo stipendio di parlamentare mi basti») in una sua telefonata a me martedì pomeriggio è curioso. Si chiederà il lettore: come mai Barbareschi ha telefonato a Stella mentre scriveva la rubrica su di lui? La curiosità è anche mia. Anzi, giriamola a Gianfranco Fini: come mai la mia richiesta di informazioni sulle presenze in commissione dell’onorevole Barbareschi rivolta all’ufficio stampa della Camera (dove stanno dipendenti pubblici pagati con soldi pubblici e tenuti a dare informazioni pubbliche) non solo è rimasta senza risposta («i dati non ci sono») ma è magicamente arrivata nel giro di tre minuti alle orecchie dell’attore-deputato? Il presidente Fini trova questo normale? E lui, Barbareschi, dopo essere stato eletto anche sull’onda delle polemiche feroci della destra contro la sinistra additata come simbolo della «casta», trova normale invitare oggi a «non cedere a facili populismi» chi sottolinea il suo monte assenze del 52,3%?
Gian Antonio Stella
mercoledì, novembre 04, 2009
M'arrazzo
Dall'estero guardo queste miserie e mi fanno sorridere. Non si può essere così idioti.
Fonte Corriere
Marrazzo:«Carabinieri violenti,m'impedirono di tirar su i pantaloni»
«Nell'abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza»
ROMA - «Ribadisco che nell'abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza e con violenza. Mi spinsero in un angolo impedendomi di tirare su i pantaloni che mi stavo levando quando sono entrate». È uno dei passi della deposizione di Piero Marrazzo fatta il 2 novembre scorso davanti al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed al sostituto Rodolfo Sabelli.
«STATO PSICOLOGICO D'INFERIORITÀ» -Tale versione contraddice quella dei carabinieri accusati del ricatto secondo il quale nell'appartamento di via Gradoli si trovava anche il pusher Gianguarino Cafasso, morto nello scorso settembre. «In tale modo, per il mio abbigliamento - ha aggiunto Marrazzo - mi trovavo in uno stato psicologico di inferiorità e umiliazione. Inoltre in più occasioni vennero a contatto con me quasi a volermi intimidire, come per farmi capire che erano armati. Per tutto quel tempo sono stato costretto a stare nella stanza da letto e solo in un'occasione mi sono affacciato sulla soglia della porta ed ho potuto vedere con chiarezza che vi erano solo due persone, oltre a Natalie». «Mi sentivo come fossi stato sequestrato. Natalie invece per qualche tempo mi è sembrata essere stata collocata fuori dal balcone; ho dedotto questo dalla circostanza che l’ho vista passare davanti alla stanza da letto spinta verso il balcone e dal luogo dove mi trovavo per qualche tempo non l’ho più vista».
«SOLO 1000 EURO ERANO PER NATALIE» - Ai magistrati che indagano sul presunto ricatto ordito ai suoi danni Piero Marrazzo ha spegato la questione soldi. Non era di 5000 mila euro la cifra pattuita per la prestazione «mercenaria con il trans Natalie», ma di 1000 euro. «Preciso - ha dichiarato - che la somma che avevo nel portafogli al momento di entrare nell'appartamento di Natalie era di soli 3000 euro; 1000 euro e non 3000 come ho detto in precedenza li ho appoggiati su un tavolinetto e gli altri 2000 euro erano rimasti nel mio portafoglio per mie necessità. Non dovevo, in altri termini, consegnarli a Natalie». Marrazzo ha quindi aggiunto che «successivamente, come ho detto, la somma di 2000 euro contenuta nel portafogli è stata sottratta dai due carabinieri entrati». «Mi sono confuso nelle dichiarazioni rese in precedenza sull'entità della somma - ha precisato - perché ricordavo che il giorno precedente avevo effettuato un prelievo dal conto corrente a me intestato presso l'agenzia Unicredit di viale Mazzini, dentro la Rai, una somma di 5000 euro; mi era rimasta la somma di 3000 euro dopo aver effettuato alcuni pagamenti per esigenze familiari per un importo di circa 2000 euro».
COCAINA - Nell'audizione del 2 novembre, come si legge dai verbali, Marrazzo precisa di far uso di droga, rispondendo ad una domanda dei pm, solo occasionalmente ed in compagnia di transessuali. «Mi è capitato sporadicamente di aver consumato cocaina solo durante questa tipologia di incontri». Parlando di Natalie, Marrazzo afferma di conoscerlo «già da qualche tempo e di essere stato con lei in qualche altra occasione, ma non più di due-tre volte dal gennaio di quest'anno. Non so dire con precisione da quanto conosco Natalie». Marrazzo riconosce poi di aver avuto «altri incontri di questo tipo con un'altra persona, un certo Blenda (e non Brenda come è stato scritto in questi giorni ndr), nome che ho letto sui giornali e che mi sembra di ricordare». «Nell'occasione di un incontro con Blenda ricordo che è passato anche un altro trans del quale non rammento il nome. Mi sembra che ho avuto solo due incontri con Blenda».
RICATTATO - «Né Blenda né Natalie mi hanno mai chiesto del denaro o ricattato in relazione a foto o video che mi ritraevano», sottolinea Marrazzo ai magistrati che indagano sul presunto ricatto messo a punto da quattro carabinieri. «Non sono a conoscenza di video o foto - ha aggiunto - scattate da Blenda in occasione di questi incontri, ma il mio stato confusionale negli stessi incontri, dovuto all'assunzione occasionale della cocaina non mi mette nelle condizioni di saperlo». Marrazzo afferma inoltre che il 3 luglio, quando entrò in casa di Natalie, di non aver «visto alcun piatto con la cocaina». «Ho visto invece la cocaina nel piatto - si legge nel verbale di interrogatorio - solo dopo l'irruzione dei due carabinieri e non ho visto chi l'ha collocata». Quanto a Natalie, l'ex presidente della Regione Lazio afferma di non ricordare se gli abbia dato assegni «per pagare le sue prestazioni, assegni poi restituitimi in cambio di contanti». Marrazzo, infine, ritorna su una telefonata arrivata su un'utenza della presidenza della Regione: «per quanto ricordo - dichiara - ho ricevuto solo una telefonata sull'utenza fissa della mia segreteria da parte di persona che, per come si è qualificata al telefono alla mia segretaria, ho pensato fosse uno dei due carabinieri che è intervenuto il 3 luglio; la telefonata è stata presa dalla mia segretaria ed è stata effettuata pochi giorni dopo il 3 luglio».
IL RINVIO- Il verbale dell’ultimo interrogatorio reso dall’ex governatore è stato depositato oggi al tribunale del riesame e proprio per questo è stata rinviata, dopo pochi minuti l’udienza, davanti al tribunale del riesame per l’esame dei ricorsi delle difese dei 4 carabinieri in carcere. Il collegio, presieduto da Francesco Taurisano, ha accolto la richiesta di termini a difesa fatta dagli avvocati degli indagati e ha disposto il rinvio a lunedì 9 novembre proprio perché i pubblici ministeri hanno depositato proprio stamane il verbale.
Fonte Corriere
Marrazzo:«Carabinieri violenti,m'impedirono di tirar su i pantaloni»
«Nell'abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza»
ROMA - «Ribadisco che nell'abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza e con violenza. Mi spinsero in un angolo impedendomi di tirare su i pantaloni che mi stavo levando quando sono entrate». È uno dei passi della deposizione di Piero Marrazzo fatta il 2 novembre scorso davanti al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed al sostituto Rodolfo Sabelli.
«STATO PSICOLOGICO D'INFERIORITÀ» -Tale versione contraddice quella dei carabinieri accusati del ricatto secondo il quale nell'appartamento di via Gradoli si trovava anche il pusher Gianguarino Cafasso, morto nello scorso settembre. «In tale modo, per il mio abbigliamento - ha aggiunto Marrazzo - mi trovavo in uno stato psicologico di inferiorità e umiliazione. Inoltre in più occasioni vennero a contatto con me quasi a volermi intimidire, come per farmi capire che erano armati. Per tutto quel tempo sono stato costretto a stare nella stanza da letto e solo in un'occasione mi sono affacciato sulla soglia della porta ed ho potuto vedere con chiarezza che vi erano solo due persone, oltre a Natalie». «Mi sentivo come fossi stato sequestrato. Natalie invece per qualche tempo mi è sembrata essere stata collocata fuori dal balcone; ho dedotto questo dalla circostanza che l’ho vista passare davanti alla stanza da letto spinta verso il balcone e dal luogo dove mi trovavo per qualche tempo non l’ho più vista».
«SOLO 1000 EURO ERANO PER NATALIE» - Ai magistrati che indagano sul presunto ricatto ordito ai suoi danni Piero Marrazzo ha spegato la questione soldi. Non era di 5000 mila euro la cifra pattuita per la prestazione «mercenaria con il trans Natalie», ma di 1000 euro. «Preciso - ha dichiarato - che la somma che avevo nel portafogli al momento di entrare nell'appartamento di Natalie era di soli 3000 euro; 1000 euro e non 3000 come ho detto in precedenza li ho appoggiati su un tavolinetto e gli altri 2000 euro erano rimasti nel mio portafoglio per mie necessità. Non dovevo, in altri termini, consegnarli a Natalie». Marrazzo ha quindi aggiunto che «successivamente, come ho detto, la somma di 2000 euro contenuta nel portafogli è stata sottratta dai due carabinieri entrati». «Mi sono confuso nelle dichiarazioni rese in precedenza sull'entità della somma - ha precisato - perché ricordavo che il giorno precedente avevo effettuato un prelievo dal conto corrente a me intestato presso l'agenzia Unicredit di viale Mazzini, dentro la Rai, una somma di 5000 euro; mi era rimasta la somma di 3000 euro dopo aver effettuato alcuni pagamenti per esigenze familiari per un importo di circa 2000 euro».
COCAINA - Nell'audizione del 2 novembre, come si legge dai verbali, Marrazzo precisa di far uso di droga, rispondendo ad una domanda dei pm, solo occasionalmente ed in compagnia di transessuali. «Mi è capitato sporadicamente di aver consumato cocaina solo durante questa tipologia di incontri». Parlando di Natalie, Marrazzo afferma di conoscerlo «già da qualche tempo e di essere stato con lei in qualche altra occasione, ma non più di due-tre volte dal gennaio di quest'anno. Non so dire con precisione da quanto conosco Natalie». Marrazzo riconosce poi di aver avuto «altri incontri di questo tipo con un'altra persona, un certo Blenda (e non Brenda come è stato scritto in questi giorni ndr), nome che ho letto sui giornali e che mi sembra di ricordare». «Nell'occasione di un incontro con Blenda ricordo che è passato anche un altro trans del quale non rammento il nome. Mi sembra che ho avuto solo due incontri con Blenda».
RICATTATO - «Né Blenda né Natalie mi hanno mai chiesto del denaro o ricattato in relazione a foto o video che mi ritraevano», sottolinea Marrazzo ai magistrati che indagano sul presunto ricatto messo a punto da quattro carabinieri. «Non sono a conoscenza di video o foto - ha aggiunto - scattate da Blenda in occasione di questi incontri, ma il mio stato confusionale negli stessi incontri, dovuto all'assunzione occasionale della cocaina non mi mette nelle condizioni di saperlo». Marrazzo afferma inoltre che il 3 luglio, quando entrò in casa di Natalie, di non aver «visto alcun piatto con la cocaina». «Ho visto invece la cocaina nel piatto - si legge nel verbale di interrogatorio - solo dopo l'irruzione dei due carabinieri e non ho visto chi l'ha collocata». Quanto a Natalie, l'ex presidente della Regione Lazio afferma di non ricordare se gli abbia dato assegni «per pagare le sue prestazioni, assegni poi restituitimi in cambio di contanti». Marrazzo, infine, ritorna su una telefonata arrivata su un'utenza della presidenza della Regione: «per quanto ricordo - dichiara - ho ricevuto solo una telefonata sull'utenza fissa della mia segreteria da parte di persona che, per come si è qualificata al telefono alla mia segretaria, ho pensato fosse uno dei due carabinieri che è intervenuto il 3 luglio; la telefonata è stata presa dalla mia segretaria ed è stata effettuata pochi giorni dopo il 3 luglio».
IL RINVIO- Il verbale dell’ultimo interrogatorio reso dall’ex governatore è stato depositato oggi al tribunale del riesame e proprio per questo è stata rinviata, dopo pochi minuti l’udienza, davanti al tribunale del riesame per l’esame dei ricorsi delle difese dei 4 carabinieri in carcere. Il collegio, presieduto da Francesco Taurisano, ha accolto la richiesta di termini a difesa fatta dagli avvocati degli indagati e ha disposto il rinvio a lunedì 9 novembre proprio perché i pubblici ministeri hanno depositato proprio stamane il verbale.
martedì, novembre 03, 2009
La politica nel paese dei limoni
Alessandro Ferrucci per "il Fatto Quotidiano"
"Non faccio niente. Ma con un impegno della madonna...", recita Luca Barbareschi nel suo ultimo lavoro teatrale. Lui è regista e primo attore di un musical nato da un'idea di Giorgio Gaber. Gira l'Italia. Ancona, Roma, Napoli, Crotone e ancora...
Mi scusi, come concilia un impegno del genere con la sua attività parlamentare?
"Beh, non capisco la domanda: ho oltre l'80% di presenze"
Sicuro? I dati ufficiali della Camera raccontano di un 47,70%...
"Ah si. Vabbè, è quasi la metà. È la stessa cosa".
Non proprio...
"Senta, io lavoro molto più di lei (è la prima volta che ci parliamo,ndr). Dormo quattro ore a notte, sono in piedi dalle sei del mattino e sono in grado di organizzare il lavoro".
Però dalla commissione Trasporti, della quale lei è vice-presidente, lamentano le continue assenze...
"Saranno i suoi amici a dire certe cose. In un anno e mezzo ho presentato quattro proposte di legge e ne ho portato a casa una. Sono uno dei più efficienti!"
Bene. Lei però, ha spesso denunciato il malaffare italiano, il lassismo politico: non crede che la complessità della macchina statale meriterebbe un po' più d'attenzione?
"Nooo. Eppoi non potrei permettermelo: non ce la farei ad andare avanti con il solo stipendio da politico"
Ma sono circa 23mila euro lordi al mese, più tutti i benefit...
"E allora? Non sono mica nato da una famiglia ricca. Nessuno mi ha lasciato niente".
Per lei, Montecitorio è un secondo lavoro...
"È facile parlare per voi! Voi giornalisti siete la vera casta, la feccia. Ora avete chiamato me come se fossi il male assoluto".
Eravamo incuriositi dalla sua poliedricità...
"No! I nemici sono i giornalisti ladri. Sono la maggior parte, solo che non li becca mai nessuno. Intoccabili. Inoltre i problemi della vita sono altri..."
Quali?
"I ladri, i farabutti e tutti quelli come loro".
Ma proprio non vede la necessità di maggiore impegno parlamentare?
"In Israele chi fa il deputato deve lasciare ogni altro lavoro"
Appunto...
"Da noi non è così. Ho anche una attività imprenditoriale da mandare avanti..."
Pure...
"Sì. E sono bravissimo. Mi basta un'ora per dare le direttive giuste e farle eseguire".
Sarà stanchissimo...
"Cosa? Non ho capito..."
Sento la sua voce molto affaticata...
"Ah! Lo ripeto: mi sveglio presto, lavoro, e poi alle cinque vado a teatro per le prove. Anzi, la saluto, devo andare. Saluti Travaglio, mi piace molto come lavora" Sì, sono le 16.30, è ora di correre al Quirino di Roma. Sono gli ultimi giorni, poi via per una lunga tournee, lontano dalla Capitale. Buon viaggio, e non si stanchi troppo, onorevole Barbareschi.
"Non faccio niente. Ma con un impegno della madonna...", recita Luca Barbareschi nel suo ultimo lavoro teatrale. Lui è regista e primo attore di un musical nato da un'idea di Giorgio Gaber. Gira l'Italia. Ancona, Roma, Napoli, Crotone e ancora...
Mi scusi, come concilia un impegno del genere con la sua attività parlamentare?
"Beh, non capisco la domanda: ho oltre l'80% di presenze"
Sicuro? I dati ufficiali della Camera raccontano di un 47,70%...
"Ah si. Vabbè, è quasi la metà. È la stessa cosa".
Non proprio...
"Senta, io lavoro molto più di lei (è la prima volta che ci parliamo,ndr). Dormo quattro ore a notte, sono in piedi dalle sei del mattino e sono in grado di organizzare il lavoro".
Però dalla commissione Trasporti, della quale lei è vice-presidente, lamentano le continue assenze...
"Saranno i suoi amici a dire certe cose. In un anno e mezzo ho presentato quattro proposte di legge e ne ho portato a casa una. Sono uno dei più efficienti!"
Bene. Lei però, ha spesso denunciato il malaffare italiano, il lassismo politico: non crede che la complessità della macchina statale meriterebbe un po' più d'attenzione?
"Nooo. Eppoi non potrei permettermelo: non ce la farei ad andare avanti con il solo stipendio da politico"
Ma sono circa 23mila euro lordi al mese, più tutti i benefit...
"E allora? Non sono mica nato da una famiglia ricca. Nessuno mi ha lasciato niente".
Per lei, Montecitorio è un secondo lavoro...
"È facile parlare per voi! Voi giornalisti siete la vera casta, la feccia. Ora avete chiamato me come se fossi il male assoluto".
Eravamo incuriositi dalla sua poliedricità...
"No! I nemici sono i giornalisti ladri. Sono la maggior parte, solo che non li becca mai nessuno. Intoccabili. Inoltre i problemi della vita sono altri..."
Quali?
"I ladri, i farabutti e tutti quelli come loro".
Ma proprio non vede la necessità di maggiore impegno parlamentare?
"In Israele chi fa il deputato deve lasciare ogni altro lavoro"
Appunto...
"Da noi non è così. Ho anche una attività imprenditoriale da mandare avanti..."
Pure...
"Sì. E sono bravissimo. Mi basta un'ora per dare le direttive giuste e farle eseguire".
Sarà stanchissimo...
"Cosa? Non ho capito..."
Sento la sua voce molto affaticata...
"Ah! Lo ripeto: mi sveglio presto, lavoro, e poi alle cinque vado a teatro per le prove. Anzi, la saluto, devo andare. Saluti Travaglio, mi piace molto come lavora" Sì, sono le 16.30, è ora di correre al Quirino di Roma. Sono gli ultimi giorni, poi via per una lunga tournee, lontano dalla Capitale. Buon viaggio, e non si stanchi troppo, onorevole Barbareschi.
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lunedì, novembre 02, 2009
È morta Alda Merini
Ai giovani
Bella ridente e giovane
con il tuo ventre scoperto,
e una medaglia d'oro
sull'ombelico,
mi dici che fai l'amore ogni giorno
e sei felice e io penso che il tuo ventre
è vergine mentre il mio
è un groviglio di vipere
che voi chiamate poesia
ed è soltanto tutto l'amore
che non ho avuto
vedendoti io ho maledetto
la sorte di essere un poeta.
con il tuo ventre scoperto,
e una medaglia d'oro
sull'ombelico,
mi dici che fai l'amore ogni giorno
e sei felice e io penso che il tuo ventre
è vergine mentre il mio
è un groviglio di vipere
che voi chiamate poesia
ed è soltanto tutto l'amore
che non ho avuto
vedendoti io ho maledetto
la sorte di essere un poeta.
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