Silvio Berlusconi must have strong fingernails. Amid violence on Rome’s streets and fisticuffs in its parliament, Italy’s prime minister has clung on to power by the narrowest of margins. On Tuesday, he defeated a no-confidence motion by 314 votes to 311. This is a bad result for all concerned.
Mr Berlusconi may strive to portray himself as the winner of this week’s intrigue. But he has won nothing more than a Pyrrhic victory. He has lost his absolute majority in the lower house of parliament; a substantial number of his former colleagues now sit in opposition. This will make governing all but impossible. With European debt markets on edge, Italy could do without an impaired political decision-making process.
Mr Berlusconi has two options. He could resign in an attempt to force early elections. Or he can try to expand his coalition. His preference is for the latter: on Tuesday he indicated that he was open to an alliance with the centrist UDC, led by Pier Ferdinando Casini.
The UDC rebuffed his overtures. So Mr Berlusconi will have to pick off individual politicians and persuade them to back him. His performance this week suggests he may succeed. But this is hardly a recipe for effective or stable government.
In fact, the wrangling will merely put off Mr Berlusconi’s reckoning until the next crisis. That may not be too far away. Sandro Bondi, the culture minister, and one of Mr Berlusconi’s main party managers, has a no-confidence vote of his own hanging over him. A defeat could sink the government.
Yet although the government is in the mire, its opponents have little to celebrate. Their failure to take advantage of its floundering serves only to highlight their own disarray. Despite pushing hard for a no-vote, Gianfranco Fini, the speaker, and Mr Berlusconi’s ally-turned-foe, saw four of his own grouping vote to save the government. Mr Fini now faces calls for his resignation as speaker.
But the biggest loser, as so often during Mr Berlusconi’s farcical premierships, is Italy. The violence that accompanied Tuesday’s vote was the worst since the 1970s. Just as damaging, though, is the political paralysis the vote will prolong.
The world’s seventh-largest economy needs reform. One in four youths is unemployed; growth is less than anaemic; national debt has hit €1,800bn. Mr Berlusconi has proven beyond all doubt that he is incapable of dealing with these challenges. Italy’s tragedy is that no one more capable has emerged to dislodge him.
Pentma vuol dire pietra, ma questo blog è solo un sassolino, come ce ne sono tanti. Forse solo un po' più striato.
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lunedì, aprile 04, 2011
I matti
I danni della legge Basaglia
Intercettazioni, nuova stretta del Pdl. L'opposizione protesta: «Ridicoli»
Proposta del deputato Maurizio Bianconi in commissione:«Non più utilizzabili in processo»
MILANO - Intercettazioni come strumento d'indagine e non più «mezzi di ricerca della prova». Quindi, non potranno più finire nei fascicoli processuali e non saranno pubblicabili. La proposta di legge presentata dal deputato Pdl Maurizio Bianconi, presentata un mese fa alla Camera, è stata assegnata ora alla commissione Giustizia. Nel testo, si prevede che «gli elementi acquisiti attraverso le attività preventive non possono essere utilizzati nel procedimento penale, fatti salvi i fini investigativi. In ogni caso le attività di intercettazione preventiva di cui al presente articolo, e le notizie acquisite a seguito delle attività medesime, non possono essere menzionate in atti di indagine né costituire oggetto di deposizione né essere altrimenti divulgate».
OPPOSIZIONE - Iniziativa contro la quale ha protestato subito l'opposizione. «Ne inventano una più del diavolo - ha commentato il presidente dei deputati Idv, Massimo Donadi - pur di impedire le intercettazioni e mettere il bavaglio alla stampa. Ora ci provano con la proposta di legge Bianconi. Stanno diventando persino ridicoli». «La legge bavaglio - ha aggiunto l'esponente dipietrista - non passerà mai. Oltre ad essere una intollerabile censura, è un regalo alle mafie ed ai criminali. Bloccheremo questa legge-porcata in parlamento, sul nascere, con il sostegno, se necessario dell`opinione pubblica. Berlusconi non s'illuda: è vero che controlla gran parte dell'informazione televisiva e parte della stampa, ma questa forzatura gli si ritorcerà contro come un boomerang». (fonte: TMNews)
domenica, aprile 03, 2011
Genialate
Tommaso Labate per "Il Riformista"
«Che cos'è il genio?», si chiedeva, il "Perozzi" (Philippe Noiret) in Amici miei prima di magnificare l'ennesimo scherzo elaborato dal "Necchi" (Duillio Del Prete). «E fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità di esecuzione! ». Il "Necchi" che ieri ha mandato ko la maggioranza è il segretario d'Aula del Pd, Roberto Giachetti.
GIACHETTI ROBERTO
Aula di Montecitorio, interno giorno, ore 10,25. Quando chiede la parola a inizio seduta, nessuno immagina che Giachetti stia per mettere insieme «fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione», i quattro elementi di un menù parlamentare che trasformerà il 31 marzo del 2011 nell'ennesimo «giorno da cani» della maggioranza.
Nel suo intervento il deputato del Pd chiede che dentro il «processo verbale» di cui è appena stata data lettura rientrino alcune performance in cui si era prodotto Ignazio La Russa il giorno prima. «Nel pieno del suo intervento il collega La Russa, rivolto ai colleghi del Pd, affermava che siamo dei conigli», dice. «Chiedo almeno che rimanga agli atti della Camera e soprattutto dentro il processo verbale (...) una frase del genere, che per quanto mi riguarda qualifica il Ministro», insiste.
Sembra una goccia nell'oceano degli atti parlamentari. E invece l'intervento di Giachetti è la biglia che, magicamente, manda in tilt il flipper pidiellino, leghista e responsabile. Meno di venti minuti dopo, infatti, la maggioranza è in un angolo.
Per la prima volta nella storia della Repubblica, la Camera boccia il processo verbale del giorno prima. In teoria non significa nulla. In pratica, però, l'opposizione guadagna le ore (preziose) per ricacciare in alto mare il processo breve. Gli attimi prima della chiusura della votazione sono un inferno. Fini si sgola: «Prego i colleghi di prendere posto e di votare. Il Ministro Brunetta ha votato? Il Ministro Fitto ha votato? Ministro Alfano, prego. Dichiaro chiusa la votazione».
RISSA A MONTECITORIO
L'ultimo secondo è fatale al guardasigilli, che sbaglia a inserire la tesserina per votare nell'apposita fessura e poi, con un gesto di stizza, la lancia contro Di Pietro. Ed è fatale anche alla Prestigiacomo, che si volta furibonda verso la terza carica dello Stato (i due, un tempo, si volevano bene assai).
«No, no», grida Stefy a Gianfry, chiedendogli implicitamente di tenera aperta la votazione. «Gli ha gridato "stronzo", Prestigiacomo ha gridato "stronzo" a Fini», giurano dai banchi dell'opposizione (attendesi il resoconto definitivo, oggi). Game. Set. Match. Il presidente della Camera decreta: «Onorevoli, la votazione è stata dichiarata aperta oltre ogni limite. La Camera respinge, a parità di voti».
Dai banchi del Pdl, il tarantino Pietro Franzoso grida nei confronti di Fini frasi che le vecchie educande avrebbero definito «irripetibili». Il presidente della Camera viene colpito da una copia del Corriere della Sera, mentre una palletta di carta lo manca di poco. «Non sono stato io, erano da dietro», sbraita Franoso. I boatos (giustizialisti) incolpano le berlusblondies Castiello Giuseppina da Afragola e Mannucci Barbara da Roma.
LANCIO DI MONETINE A MONTECITORIO
La prima per il lancio del giornale, la seconda per la galletta di carta. Ma anche nel più tragicomico degli spettacoli può spuntare una scena tra il misero e il becero. Succede quando, dopo un intervento di Italo Bocchino, Osvaldo Napoli perde la testa e si dirige verso l'assistente della deputata Ileana Argentin. «Tu non puoi applaudire, capito?», dice il berlusconiano piemontese.
«Che succede? Che c'è, onorevole Argentin? Non capisco, ha chiesto di parlare, onorevole Argentin?», dice Fini dallo scranno più alto. «Mi hanno rotto anche il microfono! Si è appena avvicinato un collega per dire al mio operatore che non deve permettersi di applaudire» (Argentin). «E ha ragione», sbraita il leghista Polledri. «Ma come si permette!» (Fini a Polledri). «Allora ricordo all'Aula che io non muovo le mani...» (Argentin).
«Invito il collega che ha proferito la parola a scusarsi. Onorevole Polledri, si scusi o chiarisca» (ancora Fini). Alcuni deputati del Pd bloccano il collega Michele Meta, amico di una vita di «Ileana», che prova a raggiungere i banchi della maggioranza.
IL VAFFA DI LA RUSSA A FINI
Dai banchi del Carroccio parte un «handicappata del cazzo» riferito alla Argentin. Che conclude: «Non desidero le scuse di nessuno. Credo che lei mi conosca abbastanza per sapere che non strumentalizzo mai queste cose. Ma se desidero applaudire un mio avversario, lo faccio come credo e quando credo. Se non lo posso fare con le mie mani, lo faccio con le mani di chiunque». Applausi. Sia Polledri che Napoli, quest'ultimo anche in Transatlantico, si scusano.
La giornata nera del governo si fa nerissima nel pomeriggio, quando il processo breve scompare dai radar. «Questi del gruppo del Pdl so' proprio incompetenti. Si sono fatti fregare ancora», è l'analisi del "responsabile" Francesco Pionati. Tutto per "colpa" del processo verbale e dell'intuizione di Giachetti.
PRESTIGIACOMO
Tutta colpa delle pagine 72 e 73 del resoconto stenografico di mercoledì 30 marzo, il La Russa day. Che - testualmente - dà dei «conigli» ai deputati dell'opposizione e si becca in cambio un doppio «fascista, coglione!». Qualche riga più sotto c'era quella parolina che il ministro della Difesa aveva rivolto al suo ex amico Fini. Per gli atti di Montecitorio è un «va...» (all'indirizzo della presidenza). Ma fior di testimoni, come hanno riportato tutti i giornali di ieri, giurano che quel «va...» era corredato da due effe, una a, una enne, una ci, una u, una elle e una o.
domenica, marzo 20, 2011
Resterà sempre un piazzista
Lo sfigatissimo premier italiano che rosica di fronte alle prese di posizione di Sarkozy
fonte il secolo XIX
Su il Secolo XIX in edicola sette pagine dedicate alla crisi con la Libia
Parigi - «Sono sicuro che il popolo libico saprà distinguere tra chi ha chiuso con coraggio l’epoca fascista e chi invece ancora mantiene una logica colonialista». Silvio Berlusconi si sfoga con alcuni ministri. La Francia ha messo il piede sull’acceleratore e l’Italia ha dovuto regolarsi di conseguenza. Ma a malincuore: «Occorreva – questo il rimpianto del premier – più cautela, era necessario mettere in atto l’ultima mediazione, bisognava aspettare». Ciò non significa che l’Italia non sia al fianco degli insorti in Libia. Ma Sarkozy e Cameron «si sono mossi troppo frettolosamente». Il premier si aspettava anche il distinguo di Mosca che ieri ha preso le distanze dagli attacchi. Il dito è puntato proprio contro il presidente francese che, questo il ragionamento del Cavaliere, si presenta come «il salvatore della Libia» soltanto per interessi personali ed economici. Sarkozy, in compagnia del ministro degli Esteri Juppé, ha organizzato un summit con il segretario di Stato americano Clinton e il premier inglese Cameron: Berlusconi non è stato invitato, e non l’ha presa bene. È stato in quel vertice ristretto che, in realtà, si è deciso di stringere sull’intervento. Roma è stata tagliata fuori, relegata a un ruolo di comprimario. A inviare un messaggio chiaro è stato il ministro della Difesa: «Non faremo da affitta camere, non daremo le chiavi delle nostre basi ai nostri amici alleati», ha spiegato La Russa dando sfogo a quanto Berlusconi per ora dice solo in privato: «La Francia pensa di fare tutta da solo, sbaglia. Le basi sono nostre, siamo stati noi a metterci la faccia. Occorreva coinvolgere la Lega araba e l’Unione Africana, invece ha voluto intestarsi la guerra. Una mossa azzardata». Poco importa al Cavaliere che gli Usa e l’Inghilterra abbiano “sposato” la linea di Sarkozy. Il timore é che in ogni caso l’Italia avrà la peggio, perderà gas e petrolio nonostante il suo ingresso nei volenterosi. E allora il Capo del governo si trova tra due fuochi: da una parte una vera e propria coalizione di guerra che da ieri bombarda la Libia, dall’altra la posizione della Lega che ieri ha attaccato duramente l’esecutivo. Provocando l’indignazione dei ministri La Russa e Frattini che sono stati accusati dal “Senatur” di parlare a vanvera. Questa volta il premier non si é limitato a esprimere una semplice irritazione per le uscite di Bossi. «Può avere anche ragione, ma così rischia di delegittimarci in un momento delicato», si è sfogato con rabbia. Berlusconi non ha gradito che non siano state prese in considerazione le posizioni dell’Italia e della Germania. Ma di fronte all’intransigenza della Francia il premier ha dovuto abbassare il capo: «Non possiamo sfilarci, altrimenti verremo travolti», ha ripetuto Berlusconi. E ieri a Parigi la cosa era evidente: al pranzo ufficiale, il Cavaliere (seduto tra Zapatero e il ministro degli Emirati arabi, lontano da Sarkozy e Ban Ki Moon, ma vicino alla Ashton), ha parlato per penultimo, offrendo la disponibilità italiana per le basi e dicendosi pronto, se richiesto, a fare anche di più. Cameron, che aveva parlato prima, non poteva più ringraziarlo pubblicamente: lo ha fatto con un biglietto scritto a mano. Illary Clinton, che ha parlato dopo, come raccontano gli sherpa presenti all’incontro, lo ha invece direttamente ringraziato. Ma era tutta facciata: chi era vicino al premier racconta che dopo il vertice era molto teso, e avrebbe detto che «è vero, Gheddafi è un dittatore che sta massacrando il suo popolo, ma non è peggiore di altri che stanno facendo la stessa cosa e contro i quali nessuno interviene. Con lui avevamo stretto un accordo che ora di fatto devo rompere, è giusto farlo, in queste condizioni, ma non è una posizione facile». Nervosismo evidente all’incontro con i giornalisti in ambasciata (durato 9 minuti): non ha mai sorriso. Il Cavaliere avrebbe voluto dire di no, ma si rende conto che, «se richiesto», non potrà dire di no.
fonte il secolo XIX
Su il Secolo XIX in edicola sette pagine dedicate alla crisi con la Libia
Parigi - «Sono sicuro che il popolo libico saprà distinguere tra chi ha chiuso con coraggio l’epoca fascista e chi invece ancora mantiene una logica colonialista». Silvio Berlusconi si sfoga con alcuni ministri. La Francia ha messo il piede sull’acceleratore e l’Italia ha dovuto regolarsi di conseguenza. Ma a malincuore: «Occorreva – questo il rimpianto del premier – più cautela, era necessario mettere in atto l’ultima mediazione, bisognava aspettare». Ciò non significa che l’Italia non sia al fianco degli insorti in Libia. Ma Sarkozy e Cameron «si sono mossi troppo frettolosamente». Il premier si aspettava anche il distinguo di Mosca che ieri ha preso le distanze dagli attacchi. Il dito è puntato proprio contro il presidente francese che, questo il ragionamento del Cavaliere, si presenta come «il salvatore della Libia» soltanto per interessi personali ed economici. Sarkozy, in compagnia del ministro degli Esteri Juppé, ha organizzato un summit con il segretario di Stato americano Clinton e il premier inglese Cameron: Berlusconi non è stato invitato, e non l’ha presa bene. È stato in quel vertice ristretto che, in realtà, si è deciso di stringere sull’intervento. Roma è stata tagliata fuori, relegata a un ruolo di comprimario. A inviare un messaggio chiaro è stato il ministro della Difesa: «Non faremo da affitta camere, non daremo le chiavi delle nostre basi ai nostri amici alleati», ha spiegato La Russa dando sfogo a quanto Berlusconi per ora dice solo in privato: «La Francia pensa di fare tutta da solo, sbaglia. Le basi sono nostre, siamo stati noi a metterci la faccia. Occorreva coinvolgere la Lega araba e l’Unione Africana, invece ha voluto intestarsi la guerra. Una mossa azzardata». Poco importa al Cavaliere che gli Usa e l’Inghilterra abbiano “sposato” la linea di Sarkozy. Il timore é che in ogni caso l’Italia avrà la peggio, perderà gas e petrolio nonostante il suo ingresso nei volenterosi. E allora il Capo del governo si trova tra due fuochi: da una parte una vera e propria coalizione di guerra che da ieri bombarda la Libia, dall’altra la posizione della Lega che ieri ha attaccato duramente l’esecutivo. Provocando l’indignazione dei ministri La Russa e Frattini che sono stati accusati dal “Senatur” di parlare a vanvera. Questa volta il premier non si é limitato a esprimere una semplice irritazione per le uscite di Bossi. «Può avere anche ragione, ma così rischia di delegittimarci in un momento delicato», si è sfogato con rabbia. Berlusconi non ha gradito che non siano state prese in considerazione le posizioni dell’Italia e della Germania. Ma di fronte all’intransigenza della Francia il premier ha dovuto abbassare il capo: «Non possiamo sfilarci, altrimenti verremo travolti», ha ripetuto Berlusconi. E ieri a Parigi la cosa era evidente: al pranzo ufficiale, il Cavaliere (seduto tra Zapatero e il ministro degli Emirati arabi, lontano da Sarkozy e Ban Ki Moon, ma vicino alla Ashton), ha parlato per penultimo, offrendo la disponibilità italiana per le basi e dicendosi pronto, se richiesto, a fare anche di più. Cameron, che aveva parlato prima, non poteva più ringraziarlo pubblicamente: lo ha fatto con un biglietto scritto a mano. Illary Clinton, che ha parlato dopo, come raccontano gli sherpa presenti all’incontro, lo ha invece direttamente ringraziato. Ma era tutta facciata: chi era vicino al premier racconta che dopo il vertice era molto teso, e avrebbe detto che «è vero, Gheddafi è un dittatore che sta massacrando il suo popolo, ma non è peggiore di altri che stanno facendo la stessa cosa e contro i quali nessuno interviene. Con lui avevamo stretto un accordo che ora di fatto devo rompere, è giusto farlo, in queste condizioni, ma non è una posizione facile». Nervosismo evidente all’incontro con i giornalisti in ambasciata (durato 9 minuti): non ha mai sorriso. Il Cavaliere avrebbe voluto dire di no, ma si rende conto che, «se richiesto», non potrà dire di no.
martedì, marzo 01, 2011
Le cimici di B
...se questo è un padre...
++ RUBY: PADRE B.GUERRA,PREMIER VUOLE CIMICE IN SEDE FLI? ++
UOMO DEFINISCE LOCALI 'TANA DEI COSPIRATORI'; BERLUSCONI RIFIUTA
(ANSA) - MILANO, 1 MAR - C'e' anche la proposta fatta a
Silvio Berlusconi di mettere una microspia nelle sede milanese
di Futuro e Liberta' nelle intercettazioni depositate dai pm di
Milano - e che l'ANSA ha potuto consultare - nello stralcio
dell'inchiesta sul caso Ruby e per il quale il premier sara'
processato con rito immediato per concussione e prostituzione
minorile a partire dal prossimo 6 aprile.
E' l'idea, che non ha avuto seguito in quanto il Capo del
Governo ha ritenuto ''meglio non farlo'', di Innocenzo Guerra,
padre della show girl Barbara, una delle ragazze ospiti delle
serate ad Arcore.
L'uomo, impegnato nei lavori di
risistemazione dei locali della sede di Fli in via Terraggio
(inaugurati ufficialmente lo scorso 24 gennaio), e che definisce
''tana dei cospiratori'', l'11 gennaio, parlando all'ora di cena
al telefono con la figlia le dice: ''Io gli volevo proporre se
vuole mettere una microspia (ride)...'' . Poco piu' avanti:
''io..c'ho le chiavi io dell'ufficio (...) ieri e' venuto anche
il senatore Valditara''. La figlia: ''e si puo' fare?''. Il
padre le ripete: ''io c'ho le chiavi''. La show girl: 'allora
glielo dico sub... cacchiarola. Non e' qui senno' cazzo andavamo
a casa sua subito''. Innocenzo Guerra: ''annuisce. Perche' gia'
ieri parlava di La Russa questo qui, io son stato dentro 10
minuti...''. E ancora: ''eran dentro in sei che parlavano:
'allora ti devi occupare dei palazzinari perche' dobbiamo
tirare fuori i 200.000 appartamenti della gente che gli manca la
casa' (...) Sto senatore parlava cosi' adesso La Russa non ho
capito cosa diceva di La Russa''. (ANSA).
BRU-Y6N/FRF
01-MAR-11 17:21 NNNN
++ RUBY: PADRE B.GUERRA,PREMIER VUOLE CIMICE IN SEDE FLI? ++
UOMO DEFINISCE LOCALI 'TANA DEI COSPIRATORI'; BERLUSCONI RIFIUTA
(ANSA) - MILANO, 1 MAR - C'e' anche la proposta fatta a
Silvio Berlusconi di mettere una microspia nelle sede milanese
di Futuro e Liberta' nelle intercettazioni depositate dai pm di
Milano - e che l'ANSA ha potuto consultare - nello stralcio
dell'inchiesta sul caso Ruby e per il quale il premier sara'
processato con rito immediato per concussione e prostituzione
minorile a partire dal prossimo 6 aprile.
E' l'idea, che non ha avuto seguito in quanto il Capo del
Governo ha ritenuto ''meglio non farlo'', di Innocenzo Guerra,
padre della show girl Barbara, una delle ragazze ospiti delle
serate ad Arcore.
L'uomo, impegnato nei lavori di
risistemazione dei locali della sede di Fli in via Terraggio
(inaugurati ufficialmente lo scorso 24 gennaio), e che definisce
''tana dei cospiratori'', l'11 gennaio, parlando all'ora di cena
al telefono con la figlia le dice: ''Io gli volevo proporre se
vuole mettere una microspia (ride)...'' . Poco piu' avanti:
''io..c'ho le chiavi io dell'ufficio (...) ieri e' venuto anche
il senatore Valditara''. La figlia: ''e si puo' fare?''. Il
padre le ripete: ''io c'ho le chiavi''. La show girl: 'allora
glielo dico sub... cacchiarola. Non e' qui senno' cazzo andavamo
a casa sua subito''. Innocenzo Guerra: ''annuisce. Perche' gia'
ieri parlava di La Russa questo qui, io son stato dentro 10
minuti...''. E ancora: ''eran dentro in sei che parlavano:
'allora ti devi occupare dei palazzinari perche' dobbiamo
tirare fuori i 200.000 appartamenti della gente che gli manca la
casa' (...) Sto senatore parlava cosi' adesso La Russa non ho
capito cosa diceva di La Russa''. (ANSA).
BRU-Y6N/FRF
01-MAR-11 17:21 NNNN
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mercoledì, febbraio 23, 2011
Gramellini da Fabio Fazio a Che tempo che fa. Le notizie della settimana...
Da guardare giusto gli ultimi due minut quando viene smontata la strategia difensiva della PDL
Facciamo come ci pare
Quanti deliri tra i filo Cav.
di Marco Travaglio
Fonte l'espressonline
Dicono che se il concusso nega di esserlo stato, il reato non c'è. Dicono che se Berlusconi ignorava la minore età della ragazza, il reato non sussiste. Tutte balle: urge un corso accelerato di diritto penale
Sentendo parlare Berlusconi, viene il dubbio che i suoi onorevoli avvocati, forse per un eccesso di umana pietà, non l'abbiano bene informato su quel che rischia dal processo Ruby. Infatti dice serafico: "Accuse infondate e risibili: il dirigente della polizia che sarebbe stato concusso nega di esserlo mai stato e la minorenne nega di aver mai avuto avances o rapporti sessuali e afferma di essersi presentata come ventiquattrenne". Non gli hanno spiegato che, per la concussione, non è necessario che il concusso si dichiari tale: trattandosi di un'estorsione commessa da un pubblico ufficiale, essa pone il concusso in uno stato di sudditanza. Di solito, nei processi per estorsione, la vittima del racket nega di aver pagato il pizzo, eppure chi gliel'ha imposto viene condannato lo stesso. Per la prostituzione minorile, basta provare che la prostituta era minorenne, non che l'indagato lo sapesse; se non lo sapeva, peggio per lui (altrimenti non si riuscirebbe mai a condannare nessuno).
È dunque consigliabile un corso accelerato di diritto penale non solo per il premier imputato, ma anche per la legione di commentatori che si esercitano sul caso Ruby. Maurizio Belpietro, giurista per caso, ripete che il Cavaliere è in una botte di ferro: "Se la Procura non incrimina i funzionari della Questura per aver rilasciato Ruby dopo la sua telefonata, è evidente che lui non li ha costretti a fare nulla di illecito". Ma per la concussione non occorre che il concusso faccia qualcosa di illecito: basta che il concussore, "abusando della sua qualità o dei suoi poteri", lo "induca" a "dare o promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità". Ora, il pm minorile aveva raccomandato di trattenere Ruby o di affidarla a una comunità, invece i funzionari la affidarono "indebitamente" alla consigliera regionale Nicole Minetti ed, essendo vittime di concussione, non sono perseguibili. Piero Ostellino, in uno dei venti-trenta articoli pro Berlusconi scritti sul "Corriere", sempre con l'aria di difendere il liberalismo a nome di Locke, Stuart Mill, Tocqueville e gli altri suoi spiriti guida, insinua che "l'inchiesta sul capo del governo, e le relative intercettazioni, sarebbero partite prima della famosa telefonata in Questura, cioè prima di qualsiasi notitia criminis... un abuso di potere tipico dei regimi dittatoriali".
Due giorni dopo, sempre sul "Corriere", Ernesto Galli della Loggia ripete: "Qual era la notitia criminis che prima della famosa notte della Questura ha indotto a mettere sotto controllo la villa di Arcore?". Tutte balle. L'indagine partì a giugno e le intercettazioni a luglio, dunque dopo la notte della Questura (27 maggio); e mai fu controllata la villa di Arcore: lo furono solo i cellulari delle ragazze invitate dal trio Mora-Fede-Minetti, sospettato di organizzare un giro di prostituzione. Per scoprirlo non occorre nemmeno conoscere i codici. Basterebbe che gli opinionisti del "Corriere" leggessero le cronache del "Corriere".
di Marco Travaglio
Fonte l'espressonline
Dicono che se il concusso nega di esserlo stato, il reato non c'è. Dicono che se Berlusconi ignorava la minore età della ragazza, il reato non sussiste. Tutte balle: urge un corso accelerato di diritto penale
Sentendo parlare Berlusconi, viene il dubbio che i suoi onorevoli avvocati, forse per un eccesso di umana pietà, non l'abbiano bene informato su quel che rischia dal processo Ruby. Infatti dice serafico: "Accuse infondate e risibili: il dirigente della polizia che sarebbe stato concusso nega di esserlo mai stato e la minorenne nega di aver mai avuto avances o rapporti sessuali e afferma di essersi presentata come ventiquattrenne". Non gli hanno spiegato che, per la concussione, non è necessario che il concusso si dichiari tale: trattandosi di un'estorsione commessa da un pubblico ufficiale, essa pone il concusso in uno stato di sudditanza. Di solito, nei processi per estorsione, la vittima del racket nega di aver pagato il pizzo, eppure chi gliel'ha imposto viene condannato lo stesso. Per la prostituzione minorile, basta provare che la prostituta era minorenne, non che l'indagato lo sapesse; se non lo sapeva, peggio per lui (altrimenti non si riuscirebbe mai a condannare nessuno).
È dunque consigliabile un corso accelerato di diritto penale non solo per il premier imputato, ma anche per la legione di commentatori che si esercitano sul caso Ruby. Maurizio Belpietro, giurista per caso, ripete che il Cavaliere è in una botte di ferro: "Se la Procura non incrimina i funzionari della Questura per aver rilasciato Ruby dopo la sua telefonata, è evidente che lui non li ha costretti a fare nulla di illecito". Ma per la concussione non occorre che il concusso faccia qualcosa di illecito: basta che il concussore, "abusando della sua qualità o dei suoi poteri", lo "induca" a "dare o promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità". Ora, il pm minorile aveva raccomandato di trattenere Ruby o di affidarla a una comunità, invece i funzionari la affidarono "indebitamente" alla consigliera regionale Nicole Minetti ed, essendo vittime di concussione, non sono perseguibili. Piero Ostellino, in uno dei venti-trenta articoli pro Berlusconi scritti sul "Corriere", sempre con l'aria di difendere il liberalismo a nome di Locke, Stuart Mill, Tocqueville e gli altri suoi spiriti guida, insinua che "l'inchiesta sul capo del governo, e le relative intercettazioni, sarebbero partite prima della famosa telefonata in Questura, cioè prima di qualsiasi notitia criminis... un abuso di potere tipico dei regimi dittatoriali".
Due giorni dopo, sempre sul "Corriere", Ernesto Galli della Loggia ripete: "Qual era la notitia criminis che prima della famosa notte della Questura ha indotto a mettere sotto controllo la villa di Arcore?". Tutte balle. L'indagine partì a giugno e le intercettazioni a luglio, dunque dopo la notte della Questura (27 maggio); e mai fu controllata la villa di Arcore: lo furono solo i cellulari delle ragazze invitate dal trio Mora-Fede-Minetti, sospettato di organizzare un giro di prostituzione. Per scoprirlo non occorre nemmeno conoscere i codici. Basterebbe che gli opinionisti del "Corriere" leggessero le cronache del "Corriere".
giovedì, febbraio 10, 2011
Una donna da sposare
Fonte corsera
Sara Tommasi: «Berlusconi mi ha delusa, lui dovrebbe dare il buon esempio»
La showgirl: «Non sono una escort. Sono vittima di persecuzioni e ricatti continui e non mi sento tutelata»
«il mio problema è un impulso insopprimibile a fare sesso»
Sara Tommasi: «Berlusconi mi ha delusa, lui dovrebbe dare il buon esempio»
La showgirl: «Non sono una escort. Sono vittima di persecuzioni e ricatti continui e non mi sento tutelata»
MILANO - «Non sono una escort. Sono vittima di persecuzioni e ricatti continui e non mi sento tutelata»: così Sara Tommasi, la showgirl e attrice che avrebbe avuto rapporti con il premier e anche con esponenti legati alla camorra, attualmente in vacanza a Dubai, parla all'Ansa dello scandalo che l'ha travolta.
BERLUSCONI - «Berlusconi mi ha colpita positivamente la prima volta che l'ho visto - aggiunge - Oggi posso dire di essere delusa. Uno scandalo del genere può coinvolgere una starlette come me ma non un politico, che dovrebbe dare il buon esempio». Sara Tommasi si dice poi «assolutamente tranquilla» e spiega: «Il mio lavoro mi porta a contatto con un certo ambiente e con personaggi del calibro di Berlusconi, Gheddafi, Putin. Non mi pento di niente, cosa avrei dovuto fare? Non lavorare nello spettacolo?».
Le parole della Tommasi arrivano proprio nel giorno in cui le forze dell'ordine hanno perquisito la sua casa milanese nell'ambito dell'inchiesta di Napoli che la vede coinvolta. E del botta e risposta indiretto con la figlia del premier Marina Berlusconi, che ha replicato alla pubblicazione del testo di alcuni sms dell'attrice che la coinvolgevano dicendo: «Scopro dalla lettura dei giornali che una signorina che non ho mai conosciuto, in un messaggino inviato ad una persona che non ho mai conosciuto, sostiene che farei parte di un non meglio precisato giro squallido, come è noto, gli unici "giri" che frequento sono quelli di mio marito e dei miei figli».
IL RAPPORTO CON LA MINETTI - In un'altra intervista, questa volta a Novella 2000 in edicola giovedì la Tommasi precisa alcuni aspetti del suo carattere: «Il mio problema è un impulso insopprimibile a fare sesso. Ma non sono una prostituta. È che mi sciolgono la droga nei bicchieri...» Però ammette: «Certo, se un ministro mi offrisse 15mila euro... ma è solo un'ipotesi». E poi ancora su Ronaldhino: «Frequenta gente che sembrano narcotrafficanti», racconta Sara. E su Sgarbi: «Mi ha portato con Berlusconi in Bulgaria, il giugno scorso». Infine della Minetti, attuale fidanzata del suo ex Giancola, la Tommasi dice che «pensa solo ai soldi ed è malata di shopping».
IL MISTERO DEL CELLULARE - In un'intervista a La7 poi ha dato la sua versione su suoi sms al premier: «Il cellulare l'ho perso un migliaio di volte. Il numero di Berlusconi ce l'ho in rubrica: avendolo perso in taxi, magari qualcuno ha trovato il cellulare e ha mandato dei messaggi. Magari un agente, un agentucolo, gente legata a Corona, a Lele Mora, che poi l'ha usato per far casino, per far le serate». Sull'ambiente in cui si sta sviluppando l'inchiesta ha aggiunto: «Vuol dire che c'è un sistema che mette droga nei bicchieri. Capita con Corona, capita con Lele Mora». Alla domanda se intende andare dai Pm di Napoli ha risposto: «Spero di sì, spero che mi chiamino perchè finora mi hanno chiamato soltanto i giornalisti».
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giovedì, febbraio 03, 2011
Banane per cena
Fonte Repubblica
E sul Tg1 va in onda
l'intervista brezneviana
di SEBASTIANO MESSINA
C'ERA una volta il videomessaggio a reti unificate, con librerie di scena e telecamere velate. Oggi anche Berlusconi s'è adeguato ai tempi: gli bastano quattro minuti all'apertura del Tg1. Un Tg1 al cui confronto il mitico telegiornale Vremia dell'era brezneviana brilla ormai per indipendenza, autonomia e spirito critico. Chi ha visto ieri sera l'edizione delle 20 ha assistito a un evento scientificamente rilevante, una mutazione genetica in diretta televisiva: il videomessaggio con intervistatore embedded.
Nel pieno di una tempesta che sta squassando la sua maggioranza, mettendo in pericolo il passaggio del federalismo fiscale e la stessa sopravvivenza del governo, nel bel mezzo di una bufera giudiziaria che vede il presidente del Consiglio indagato per reati infamanti, nel cuore di uno scandalo senza precedenti sugli eccessi imbarazzanti della sua vita privata, il principale telegiornale del servizio pubblico ottiene una "intervista esclusiva" con Berlusconi, la mette in cima al suo menù dell'ora di cena, la annuncia con toni emozionati nei titoli di testa, e poi cosa gli va a domandare l'intervistatore presidenziale? La verità sui cinque milioni promessi a Ruby, già "nipote di Mubarak" prima della rivolta del Cairo? La sua versione sul giro di denaro e di regali alle disponibili signorine del residence Olgettina? La sua linea di difesa al processo che lo aspetta a Milano? Macché. Il telegiornalista Renzulli, evidentemente appena tornato da un lungo viaggio nel pianeta Papalla, gli fa i complimenti per i brillantissimi risultati ottenuti dal governo italiano nel contenimento dei conti pubblici, la cui eco - ci informa con un sussurro zelante - si è ormai diffusa in tutta l'Europa.
Dopodiché indossa la maglia della mezzala di complemento e invece di fargli non diciamo delle contestazioni, ma anche solo delle garbate domande, fa partire verso il premier uno dietro l'altro dei passaggi sotto rete, degli assist imbarazzanti a porta vuota, fino a raggiungere l'apice con un quesito con risposta incorporata: "Dietro il no dell'opposizione, secondo lei, aleggia il partito della patrimoniale, la vecchia ricetta che per risolvere i nodi della nostra economia punta sempre sulla scorciatoia dell'aumento della pressione fiscale?".
A una simile domanda, perfetta nella sua efficacia propagandistica, il presidente del Consiglio avrebbe potuto limitarsi a rispondere, annuendo con soddisfazione: "È proprio così, amico mio, vedo che lei ha capito tutto". E invece, nel generoso intento di corroborare con parole sue la tesi così splendidamente esposta dallo sparring partner speditogli dall'amico Minzolini, Berlusconi ci ha spiegato che lui sta facendo i conti con un debito pubblico che "dal 1980 al 1992", è stato moltiplicato "otto volte" dai governi di allora, "con i comunisti in primo piano". Ed è stato a questo punto che è venuta a galla la classe, l'eleganza, lo stile del buon Renzulli. Un altro gli avrebbe domandato: scusi, sta parlando dei governi dei suoi amici socialisti e democristiani, quando il Pci stava all'opposizione? E invece lui, che è un artista dell'intervista senza domande, non ha voluto inquinare quel momento con un'obiezione, un "ma" o un sopracciglio inarcato. E ha infiocchettato con il suo sorriso rassicurante il pacco regalo del videomessaggio presidenziale, che il "direttorissimo" s'è incaricato di consegnarci giusto in tempo per l'ora di cena.
giovedì, gennaio 27, 2011
Culo flaccido il "martello" di Arcore?
Signora mia non c'è più religione....
Fonte Repubblica
Ruby, alla Camera appunti scottanti
Minetti intercettata: "Rovinata da Silvio"
Le carte trasmesse alla Giunta. Invito a comparire per la consigliera regionale, mentre spuntano tre chili di cocaina nell'appartamento della Polanco all'Olgettina. Una nuova supertestimone. Una lista con le donazioni alla ragazza marocchina. E nella casa di un'altra ragazza agenda con i regali. Il Cavaliere: "E' tutto scandaloso". "Famiglia Cristiana": "Una parte del mondo cattolico fatica ad aprire gli occhi"
Ruby, alla Camera appunti scottanti Minetti intercettata: "Rovinata da Silvio" Nicole Minetti
ROMA - Arrivano altri documenti sul caso Ruby, carte che indeboliscono la linea difensiva del premier. Sono stati inviati dai pm di Milano alla Camera dei deputati. Si tratta di 227 pagine di "ulteriore documentazione integrativa di quella già inviata il 14 gennaio scorso" a sostegno della richiesta di l'autorizzazione ad eseguire perquisizioni negli uffici del tesoriere di Berlusconi, Giuseppe Spinelli. Documenti che il presidente della Camera Gianfranco Fini ha trasmesso al presidente della Giunta per le autorizzazioni, Pierluigi Castagnetti. Dentro, tra l'altro, gli sfoghi di Nicole Minetti contro Berlusconi: "E' un pezzo di m... Si sta comportando da pezzo di m... pur di salvare il suo c... flaccido...". E vengono alla luce due episodi inquietanti: nell'abitazione all'Olgettina della Polanco sono stati sequestrati due chili e 800 grammi di droga. Secondo gli inquirenti, gli stupefacenti sarebbero del convivente della giovane, Ramirez Della Rosa.
Ma di particolare importanza sembrano essere gli appunti sequestrati a Ruby, come scrive anche il sito dell'espresso. 1
Il premier, però, ostenta tranquillità: "Non ho nulla da dichiarare, è tutto scandaloso. Ne ho viste tante in vita mia e ne sono sempre uscito benissimo". Lapidario Umbero Bossi: "Solo scartoffie".
Le nuove carte. I nuovi documenti supportano l'invito a comparire per il consigliere
regionale del Pdl Nicole Minetti, già indagata per induzione e favoreggiamento della prostituzione e prostituzione minorile. Minetti, insieme a Spinelli avrebbe provveduto alle spese delle ragazze e all'organizzazione delle feste e dovrà comparire il primo febbraio. Chi ha visto le carte parla di perquisizioni nelle abitazioni delle ragazze, verbali degli interrogatori e altre intercettazioni. Alla Minetti, inoltre, sarebbero state sequestrate fatture riguardanti canoni di Via Olgettina per importi che in un anno arrivano a oltre 50mila euro.
E proprio la Minetti sarebbe la protagonista di una nuova intercettazione nella quale si scaglia contro il Cavaliere. "E un pezzo di m... Se vuole vedermi mi chiama lui, ma se vado ci vado con gli avvocati" avrebbe ancora detto, intercettata, la consigliera regionale. In particolare il colloquio della Minetti avviene con la sua assistente Clotilde Strada: "Non me ne fotte un c... se lui è il presidente del Consiglio o, cioè, è un vecchio e basta. A me non me ne frega niente, non mi faccio prendere per il culo. Si sta comportando da pezzo di m... pur di salvare il suo culo flaccido". Altre intercettazioni segnalano lo sconforto di altre ragazze finite nell'affare Ruby: "Mi ha rovinato la vita. E' un vecchio..." si leggerebbe nelle carte. Tra le altre ci sono anche le lamentele di Barbara Fagioli che direbbe: "So che mi stanno ascoltando ma queste cose le dico lo stesso. A lui gli fa comodo mettere te e me in Parlamento perchè dice 'bene me le sono levate dai coglioni, lo stipendio lo paga lo Stato'".
"Lo sapevamo", le risponde Clotilde. "Perchè uno che fa così è un pezzo di m...", insiste Minetti, "perchè lui mi ha tirato nei casini in una maniera che solo Dio lo sa. In cui non sarei finita neanche se ci mettevo tutto l'impegno. Gli ho parato il c... e non si può permettere di fare così". In un'altra telefonata sempre a Clotilde, la Minetti dice: "Tu hai mai sentito dire dalla sua bocca: 'oh, fermi un attimo, guarda che lei e' una brava ragazzà? Lui pur di salvare il suo c... flaccido non se ne frega di niente". Le intercettazioni, ovviamente, precedono la "performance" dell'altra sera nell'intervento telefonico del premier all'"Infedele" di Gad Lerner. Nell'occasione, Berlusconi si è lanciato in lodi sperticate della Minetti: ".. Una che ha due lauree, che si è fatta da sé, che è di madre lingua inglese...". Non sembra assurdo ipotizzare che il Cavaliere sapesse delle invettive telefoniche della consigliera regionale Pdl.
Ma dalle carte emergono alcuni fatti nuovi. Anzitutto un nuovo testimone, Maria Makdoum, che avrebbe confermato i 'festini' a luci rosse ad Arcore. Ed ancora alcuni appunti di Ruby con l'indicazione di cifre considerevoli che avrebbe ricevuto da premier e di altre che avrebbe dovuto ricevere.
Ecco il dettaglio: Diamanti
50 mila per il libro
12.000 campagna intimo
200000 da Luca Risso
70 mila Conservati da Di Maria
170 mila conservati da Spinelli
4 milioni e mezzo da Silvio Berlusconi che ricevo tra due mesi
29/10/2010 rinuncia avvocato giuliante
29/10/2010 nomina avvocato di maria
Inoltre ci sarebbero delle intercettazioni che riguarderebbero una convocazione del premier di tutte le ragazze che hanno subito le perquisizioni da parte degli inquirenti all'Olgettina, per fare il punto della situazione con i legali del presidente del Consiglio. La prima telefonata sarebbe partita da un numero riservato riconducibile a Berlusconi, le altre sarebbero dei passa parola tra le stesse ragazze. Infine un bonifico di 10mila euro ad Alessandra Sorcinelli, una delle ospite delle feste di Arcore.
La nuova testimone. Ma anche dalle vecchie carte emergono alcuni fatti nuovi. Anzitutto un nuovo testimone, Maria Makdoum, che avrebbe confermato i 'festini' a luci rosse ad Arcore. Ed ancora alcuni appunti di Ruby con l'indicazione di cifre considerevoli che avrebbe ricevuto da premier e di altre che avrebbe dovuto ricevere. Inoltre ci sarebbero delle intercettazioni che riguarderebbero una convocazione del premier di tutte le ragazze che hanno subito le perquisizioni da parte degli inquirenti all'Olgettina, per fare il punto della situazione con i legali del presidente del Consiglio. La prima telefonata sarebbe partita da un numero riservato riconducibile a Berlusconi, le altre sarebbero dei passa parola tra le stesse ragazze. Infine un bonifico di 10mila euro ad Alessandra Sorcinelli, una delle ospite delle feste di Arcore. E, ancora, a casa di un'altra delle ospiti delle feste - Iris Berardi - sono stati sequestrati gioielli vari e una agenda dalla quale risulta che la ragazza avrebbe ricevuto nei mesi di gennaio, febbraio e aprile scorsi circa 40mila euro.
La droga. E spunta anche la cocaina. Ne sono stati sequestrati 2,8 chili nell'abitazione di Maria Esther Polanco a via Olgettina 65. Secondo gli inquirenti, gli stupefacenti sarebbero del convivente della giovane, Ramirez Della Rosa, che è stato trovato alla guida di una Mini-Cooper di proprietà di Nicole Minetti. Ramirez Della Rosa avrebbe usato l'auto della Minetti mentre quest'ultima si trovava in vacanza alle Seychelles. Ma sarebbe stato proprio Ramirez, al quale in un altro appartamento a via Portaluppi hanno trovato altri 10 chili di droga, a suggerire "a Nicole", di fare "una denuncia della macchina", presumibilmente di furto.
Domattina la Giunta. Intanto, la Giunta è stata riconvocata per domattina alle 10. I parlamentari nelle prossime potranno visionare la nuova documentazione, che conterrebbe riscontri ottenuti in seguito alle recenti perquisizioni effettuate negli appartamenti dell'Olgettina. La consultazione, assicura il presidente della giunta, avverrà nella massima riservatezza: verrà fatta una copia per gruppo della documentazione della procura e ogni membro potrà prenderne visione nella giunta stessa alla presenza di un funzionario senza la possibilità di duplicarla.
La reazione del Pd. "Le nuove carte sono una pietra tombale sul tentativo dei legali del premier di edulcorare e rappresentare come normali le serate ad Arcore. Da una prima sommaria lettura emerge un quadro ancora più grave" commenta il capogruppo nella giunta Marilena Samperi.
Il Pdl minimizza. "Ai fini della decisione della Giunta non serviranno, è un'integrazione di quello che già c'è" taglia corto Antonio Leone relatore di maggioranza. Mentre Fabrizio Cicchitto punta il dito contro la Procura: 'E' gravissimo e incomprensibile che la notizia del materiale aggiuntivo da parte di Milano sia stata battuta dalle agenzie di stampa in anticipo e che gli organi di informazione ne fossero a conoscenza già mezz'ora prima dei componenti della Giunta".
Carfagna: "Un atto di persecuzione". Rompe il silenzio sulla vicenda Ruby il ministro Mara Carfagna. E parla di "un atto di persecuzione, spionaggio e invadenza senza precedenti nella storia della Repubblica italiana con la casa del presidente del Consiglio tenuta sotto osservazione da più di un anno". Ma, pur schierandosi con il premier, il ministro delle Pari opportunità sembra prendere tempo: "Non spetta a me dare un giudizio morale su comportamenti che per altro non sono stati accertati. Se verrà accertato che i fatti che leggiamo sui giornali corrispondono al vero, il mio giudizio andrà in una direzione, sennò andrà in un'altra", sottolinea il ministro.
Famiglia Cristiana. Torna, però, a farsi sentire la stampa cattolica. In particolare Famiglia Cristiana, già in passato severa con il premier. "La misura era colma. Così come l'indignazione. Al punto che era impossibile tacere di fronte alle squallide vicende del presidente del Consiglio" scrive il direttore, don Antonio Sciortino, in risposta alle lettere di protesta dei lettori. "Il mondo cattolico ha reagito compatto, più che in passato - si legge sul numero oggi in edicola - e se una parte di esso fatica ad aprire gli occhi e, giustamente, chiede prudenza e attesa dell'esito dei procedimenti, a torto tace sul rispetto delle istituzioni e sulla chiarezza da fare nelle sedi competenti. E in tempi rapidi, per fugare anche il minimo sospetto che chi guida il paese e lo rappresenta, lo fa calpestando il decoro che l'alto ruolo richiede. Anche secondo la carta costituzionale". Sono ben quattro le pagine che ospitano le lettere di protesta dei lettori. A loro don Sciotino dice che "la vera gogna mediatica è quella di un Paese sbertucciato nel mondo, non certo per colpa dei media che 'mettono a nudo il re'. I nostri ragazzi all'estero sono apostrofati come 'italiani bunga bunga', e non è una lusinghiera definizione".
Archiviato esposto della Fiorillo. Il Plenum del Csm ha appena deciso di archiviare l'esposto del pm del tribunale dei minori di Milano, Anna Maria Fiorillo, in relazione alla vicenda Ruby. In questo modo è stata accolta l'indicazione della Prima Commissione di Palazzo dei Marescialli che si era già espressa per l'archiviazione. La versione del pm dei minori e quella del ministro, riconosce il csm nella delibera approvata nel pomeriggio, "sono tra loro diverse" ma "non spetta al csm chiarire eventuali contrasti". "Eventualmente sarà la competente autorità giudiziaria, nelle modalità previste dalla legge, a verificare la corretta ricostruzione dei fatti".
domenica, gennaio 23, 2011
Patacche di Signorini?
Fonte Dagospia
Gentile Signore,
sono la Prof. Franca Cantoresi, Medico Dermatologo del Dipartimento di Scienze Mediche e Medicina Interna, dell'Università La Sapienza di Roma.
L'altra sera, mi è capitato di vedere il programma di Signorini in cui come ospite c'era Ruby.
Quando la ragazza ha mostrato i segni dell'ustione sul cuoio capelluto, mi è sembrato in realtà che obiettivamente quel segno non fosse compatibile con tale diagnosi, quanto con la diagnosi di nevo sebaceo, nevo peraltro congenito e per tale motivo presente dall'infanzia.
Cordiali saluti
Prof.Franca Cantoresi
Gentile Signore,
sono la Prof. Franca Cantoresi, Medico Dermatologo del Dipartimento di Scienze Mediche e Medicina Interna, dell'Università La Sapienza di Roma.
L'altra sera, mi è capitato di vedere il programma di Signorini in cui come ospite c'era Ruby.
Quando la ragazza ha mostrato i segni dell'ustione sul cuoio capelluto, mi è sembrato in realtà che obiettivamente quel segno non fosse compatibile con tale diagnosi, quanto con la diagnosi di nevo sebaceo, nevo peraltro congenito e per tale motivo presente dall'infanzia.
Cordiali saluti
Prof.Franca Cantoresi
giovedì, gennaio 20, 2011
Muoia Sansone? Magari
Il suo destino non è quello del Paese
LUIGI LA SPINA
Il videomessaggio con il quale il presidente del Consiglio ha comunicato agli italiani la decisione di non presentarsi alla procura di Milano e la volontà di varare una legge per punire quei pm che lo accusano annuncia, purtroppo, una linea di difesa inquietante. Destinata ad aggravare sia lo stato di turbamento del Paese, sia l’immagine di discredito internazionale che, in questi giorni, si sta riversando sull’Italia.
Berlusconi ha lanciato un appello drammatico alla maggioranza che lo ha eletto perché, in maniera compatta, unisca il destino della nazione al suo destino personale. Senza comprendere che l’istituzione che presiede, il governo della Repubblica, deve rappresentare non solo coloro che l’hanno votato, ma tutti gli italiani. Ecco perché la sua sfida alla magistratura, in nome del consenso popolare, rischia di aver gravi conseguenze sull’ordinamento e sull’equilibrio dei poteri dello Stato, fondamenti della nostra democrazia.
Il presidente del Consiglio ha diritto, come tutti i cittadini, di veder rispettata la presunzione d’innocenza davanti alle infamanti accuse che la procura di Milano gli ha rivolto. Un principio costituzionale di elementare civiltà giuridica, ma che ha come corrispettivo naturale lo stesso rispetto sia verso il magistrato che lo indaga, sia verso i cittadini italiani che hanno diritto di conoscere la sua versione dei fatti contestati. Anche perché non sarà la procura di Milano a considerare la fondatezza della sua difesa, ma i giudici di un tribunale che, in passato, ha dimostrato indipendenza di valutazione rispetto alle richieste del pm. Né sarà la procura di Milano a decidere sulle questioni di competenza territoriale e funzionale avanzate dai suoi avvocati.
Fa parte, poi, di una strategia difensiva puramente mediatica, utile ad aumentare la confusione polemica, ma dalla logica avventurosa, l’invocazione alla cosiddetta privacy. Per due elementari ragioni: le indagini, innanzi tutto, sono nate dal sospetto di gravi reati e, quindi, la verifica di tali ipotesi non si può fermare davanti a quei limiti. La valutazione delle conseguenze, se questa obiezione venisse accolta, nelle inchieste sui comuni cittadini potrebbe equivalere alla dichiarazione di una sostanziale impunità estesa a tutti gli italiani.
Ma la seconda ragione dell’insostenibilità della tesi che in questi giorni viene ripetuta dai fan di Berlusconi, senza un minimo di riflessione, riguarda proprio il fatto che il presidente del Consiglio non è, appunto, un comune cittadino italiano, ma rappresenta una delle più alte cariche dello Stato. La nostra Costituzione, come quelle di tutti i Paesi non retti da una dittatura, impone una trasparenza, una dignità di comportamenti, anche personali, che non sono richiesti a coloro che non hanno i doveri dell’uomo pubblico.
Al di là della fondatezza delle accuse, della solidità delle prove raccolte, delle competenze delle procure, il presidente del Consiglio dovrebbe rendersi conto che l’unico modo per arginare il mare, montante e inquietante, dei giudizi sprezzanti che si sta abbattendo, da parte dell’opinione pubblica internazionale, sul nostro Paese è fornire ai magistrati una versione, credibile e accettabile, di quanto avvenuto sia nelle sue ville private, sia nella famosa notte alla questura di Milano. Se davvero non ha nulla da farsi perdonare, né sul piano penale né su quello morale, non si capisce perché impedisca a se stesso, con formalismi giuridici discutibili, di convincere gli italiani, anche quelli che non sono suoi tifosi, di poter credere alla sua innocenza.
E’ arrivato il momento che anche Berlusconi, dopo quasi vent’anni, possa distinguere la sorte della sua fortuna di imprenditore, di politico, persino di uomo di grande successo mediatico e di sicuro carisma personale, da quella del suo Paese. Lui, nonostante una notevole considerazione di sé, non si può paragonare a Sansone e gli italiani non possono fare la fine dei filistei.
LUIGI LA SPINA
Il videomessaggio con il quale il presidente del Consiglio ha comunicato agli italiani la decisione di non presentarsi alla procura di Milano e la volontà di varare una legge per punire quei pm che lo accusano annuncia, purtroppo, una linea di difesa inquietante. Destinata ad aggravare sia lo stato di turbamento del Paese, sia l’immagine di discredito internazionale che, in questi giorni, si sta riversando sull’Italia.
Berlusconi ha lanciato un appello drammatico alla maggioranza che lo ha eletto perché, in maniera compatta, unisca il destino della nazione al suo destino personale. Senza comprendere che l’istituzione che presiede, il governo della Repubblica, deve rappresentare non solo coloro che l’hanno votato, ma tutti gli italiani. Ecco perché la sua sfida alla magistratura, in nome del consenso popolare, rischia di aver gravi conseguenze sull’ordinamento e sull’equilibrio dei poteri dello Stato, fondamenti della nostra democrazia.
Il presidente del Consiglio ha diritto, come tutti i cittadini, di veder rispettata la presunzione d’innocenza davanti alle infamanti accuse che la procura di Milano gli ha rivolto. Un principio costituzionale di elementare civiltà giuridica, ma che ha come corrispettivo naturale lo stesso rispetto sia verso il magistrato che lo indaga, sia verso i cittadini italiani che hanno diritto di conoscere la sua versione dei fatti contestati. Anche perché non sarà la procura di Milano a considerare la fondatezza della sua difesa, ma i giudici di un tribunale che, in passato, ha dimostrato indipendenza di valutazione rispetto alle richieste del pm. Né sarà la procura di Milano a decidere sulle questioni di competenza territoriale e funzionale avanzate dai suoi avvocati.
Fa parte, poi, di una strategia difensiva puramente mediatica, utile ad aumentare la confusione polemica, ma dalla logica avventurosa, l’invocazione alla cosiddetta privacy. Per due elementari ragioni: le indagini, innanzi tutto, sono nate dal sospetto di gravi reati e, quindi, la verifica di tali ipotesi non si può fermare davanti a quei limiti. La valutazione delle conseguenze, se questa obiezione venisse accolta, nelle inchieste sui comuni cittadini potrebbe equivalere alla dichiarazione di una sostanziale impunità estesa a tutti gli italiani.
Ma la seconda ragione dell’insostenibilità della tesi che in questi giorni viene ripetuta dai fan di Berlusconi, senza un minimo di riflessione, riguarda proprio il fatto che il presidente del Consiglio non è, appunto, un comune cittadino italiano, ma rappresenta una delle più alte cariche dello Stato. La nostra Costituzione, come quelle di tutti i Paesi non retti da una dittatura, impone una trasparenza, una dignità di comportamenti, anche personali, che non sono richiesti a coloro che non hanno i doveri dell’uomo pubblico.
Al di là della fondatezza delle accuse, della solidità delle prove raccolte, delle competenze delle procure, il presidente del Consiglio dovrebbe rendersi conto che l’unico modo per arginare il mare, montante e inquietante, dei giudizi sprezzanti che si sta abbattendo, da parte dell’opinione pubblica internazionale, sul nostro Paese è fornire ai magistrati una versione, credibile e accettabile, di quanto avvenuto sia nelle sue ville private, sia nella famosa notte alla questura di Milano. Se davvero non ha nulla da farsi perdonare, né sul piano penale né su quello morale, non si capisce perché impedisca a se stesso, con formalismi giuridici discutibili, di convincere gli italiani, anche quelli che non sono suoi tifosi, di poter credere alla sua innocenza.
E’ arrivato il momento che anche Berlusconi, dopo quasi vent’anni, possa distinguere la sorte della sua fortuna di imprenditore, di politico, persino di uomo di grande successo mediatico e di sicuro carisma personale, da quella del suo Paese. Lui, nonostante una notevole considerazione di sé, non si può paragonare a Sansone e gli italiani non possono fare la fine dei filistei.
lunedì, gennaio 17, 2011
Quando subire il bunga bunga provoca bruciori
C'è poco da fare, malgrado l'insipienza del PD (ma quando si scioglie?) questo tirzio deve andare in galera.
Fonte corsera
Le istruzioni alle ragazze, la Minetti parla prima della festa:«Ne vedrai di ogni»
Una danzatrice del ventre racconta ai pm: «Io disgustata»
il premier conferma in tv: ho dato soldi a Mora, «un prestito»
Le istruzioni alle ragazze, la Minetti parla prima della festa:«Ne vedrai di ogni»
Una danzatrice del ventre racconta ai pm: «Io disgustata»
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| Nicole Minetti (Fotogramma) |
Nel settembre 2010 Minetti invita una sua amica riminese, studentessa universitaria della quale era stata compagna di scuola, a una delle cene di Arcore. Non è una felice idea: la studentessa uscirà assai infastidita dalla serata con Berlusconi e il gruppo di altre ragazze, dalle richieste del premier, dalle scene alle quali assiste. E nei giorni successivi se ne lamenterà al telefono con le amiche.
Per questo, a posteriori, diventa di qualche rilievo un passaggio di una telefonata della fase invece iniziale della storia: quella nella quale l'intercettata Minetti, nel preparare l'amica alla serata di Arcore, le si rivolge con una espressione di slang aziendal-meneghino tratta dal marketing d'impresa: «Ti devo briffare, ne vedrai di ogni!», dove il neologismo briffare, brutto calco italiano dell'inglese briefing, significa comunicare sommariamente le richieste di un cliente su una determinata commessa, fare una riunione per aggiornare informazioni e istruzioni necessarie a un progetto.
Una marocchina come Ruby ma non si conoscono
Una reazione psicologica identica a quella della studentessa amica della Minetti, e una analoga descrizione delle scene che nelle feste del premier ad Arcore si sarebbero svolte determinando appunto quella reazione, sono state testimoniate anche da una ragazza interrogata appena l'altro ieri per la prima volta dai pm Ilda Boccassini e Antonio Sangermano, come persona informata sui fatti.
È una giovane marocchina come Ruby, ma non si conoscono. È una ballerina di danza del ventre. È stata ingaggiata per una delle serate del premier ad Arcore, dove dunque è stata come Ruby ma in epoca successiva a Ruby. È insomma di un «giro» diverso da quello di Ruby e delle sue amiche intercettate. Eppure del modello di quella serata la ballerina marocchina ha riferito gli svolgimenti imbarazzanti, al punto da dirsene letteralmente «disgustata», proprio negli stessi termini già appresi dagli investigatori attraverso i racconti intercettati di altre ragazze in altri periodi.
E la deputata si raccomandò:«Però a mezzanotte tutti a letto»
La natura delle feste del premier ad Arcore, specie nella parte che segue l'iniziale cena per mutarsi in spettacolo sceneggiato e sfociare infine nella scelta delle ospiti ammesse a trascorrere la notte in villa, è stata del resto poco a poco ricostruita dall'indagine attraverso quella parte di dichiarazioni di Ruby prese con le molle dai pm che sono state invece indirettamente confermate dalle intercettazioni di altre partecipanti. Sui loro cellulari intercettati sono state captate anche conversazioni con l'europarlamentare Licia Ronzulli e la deputata pdl Mariarosaria Rossi riguardo alle feste di cui ma sempre solo nella fase iniziale della cena l'una sarebbe stata ospite in una occasione e l'altra qualche volta in più. Le telefonate compaiono nell'invito a comparire a Berlusconi perché per l'accusa indirettamente dimostrano che nelle feste del premier c'erano di norma dopocena molto vivaci a notte inoltrata: sicché sembra evocare una eccezione la telefonata in cui l'onorevole Rossi alla ribalta delle cronache estive per avere organizzato al Castello di Tor Crescenza due cene politiche di donne parlamentari pdl in onore di Berlusconi nei giorni della crisi con Fini alla vigilia di una delle serate di Arcore scherza con una delle ragazze e, in considerazione di un impegno ufficiale l'indomani con il presidente del Senato Schifani, si raccomanda: «A mezzanotte, però, stavolta tutti a letto!».
Niente uso di intercettazioni nel caso di parlamentari
Le intercettazioni delle ragazze con le due parlamentari sono utilizzate solo verso terzi, quali gli asseriti reclutatori di ragazze come Minetti-Mora-Fede. Del resto la scelta della Procura è stata quella di non utilizzare quali fonti di prova nei confronti di parlamentari come l'onorevole Berlusconi alcun dato che richiedesse autorizzazioni delle Camere: quindi niente uso di intercettazioni né trascritte né sunteggiate, o anche solo di tabulati o celle telefoniche. La giurisprudenza di Corte costituzionale e Cassazione, ammettendo nei confronti dei terzi non parlamentari la captazione casuale di conversazioni tra un parlamentare e l'utenza intercettata di un non parlamentare, è infatti severa nel sanzionare il magistrato che però poi faccia il furbo continuando a contrabbandare per «casuale» l'ascolto di relazioni telefoniche invece prevedibili con un parlamentare. Per questo, ad esempio, quando l'intercettato Fede nel settembre 2010 ha avuto una conversazione con l'onorevole Berlusconi, non soltanto la telefonata non è stata utilizzata, ma da quel momento le intercettazioni di Fede sono state totalmente sospese. Così come nell'invito a comparire a Berlusconi non è riportata alcuna telefonata del premier, tantomeno con Nicole Minetti.
La perquisizione tentata nell'ufficio di Spinelli
Nel videomessaggio diffuso ieri da Berlusconi, intanto, spunta una importante informazione con la quale il premier conferma la matrice individuata ieri su queste colonne della perquisizione tentata dalla polizia nell'ufficio a Milano Due di Giuseppe Spinelli e bloccata dal consiglio dell'avvocato Ghedini con la motivazione che l'ufficio sarebbe «di pertinenza» della segreteria politica dell'onorevole Berlusconi. L'impressione era che lo scopo della perquisizione fosse accertare i «rapporti economici» intuiti dalle intercettazioni attorno al milione e mezzo di euro tra Berlusconi l'«utilizzatore finale» delle prostitute e l'impresario tv Lele Mora indagato per favoreggiamento della prostituzione quale «convogliatore» ad Arcore delle ragazze tramite Spinelli, l'uomo di fiducia del Cavaliere e storico gestore del suo «portafoglio» personale, non indagato ma indicato dall'accusa come mero pagatore delle prostitute con buste di denaro da 500 euro di taglio e con disponibilità di alloggi. E in effetti ieri, a sorpresa, pur senza dettagli sulle ragioni e sull'entità di una erogazione qualificata come «prestito» ancora non restituito, proprio il presidente del Consiglio ha ammesso di aver finanziato Mora: «Lo conosco da molti anni per il suo eccellente lavoro a Mediaset, e ho aiutato Mora in un momento di grande difficoltà economica e di salute. Sono orgoglioso di averlo fatto e so che, quando potrà, mi restituirà quanto gli ho prestato».
martedì, gennaio 11, 2011
Quando la politica controlla la magistratura
ROMA, 11 GEN - Il Csm archivi la lettera-esposto
presentata dal pm del tribunale per i minorenni di Milano
Annamaria Fiorillo, che si era occupata di Ruby, la ragazza
marocchina portata in Questura a Milano per un furto e poi
rilasciata e affidata al consigliere regionale Nicole Minetti
dopo una telefonata del presidente del Consiglio Berlusconi.E'
questa la richiesta avanzata al plenum dalla Prima Commissione
di Palazzo dei marescialli. Ansa
presentata dal pm del tribunale per i minorenni di Milano
Annamaria Fiorillo, che si era occupata di Ruby, la ragazza
marocchina portata in Questura a Milano per un furto e poi
rilasciata e affidata al consigliere regionale Nicole Minetti
dopo una telefonata del presidente del Consiglio Berlusconi.E'
questa la richiesta avanzata al plenum dalla Prima Commissione
di Palazzo dei marescialli. Ansa
venerdì, dicembre 31, 2010
Berlusconi: "Sconfiggerò il cancro"
Con la speranza che il 2011 si porti via, almeno politicamente) questo buffone...
martedì, dicembre 21, 2010
Povero, patetico vecchio...
Fpnte corsera
ROMA - «Non c'è una cazzo di ragione per votarvi». A margine dei saluti di Natale tra le più alte cariche dello Stato al Quirinale, Berlusconi si è presentato in grande forma. Poco prima, durante la cerimonia protocollare, era stato pizzicato dai fotografi durante un momento di assopimento. Poi, al momento del rinfresco, ha recuperato la sua verve ed è stato protagonista di diversi siparietti nella sala dei rinfreschi. Non tutti coloro che ne sono stati coinvolti hanno apprezzato. Ad esempio il capogruppo Fli al Senato, Pasquale Viespoli, che si era avvicinato per salutarlo, liquidato appunto con quella frase un po' sprezzante: «Non c'è una cazzo di ragione per votarvi». Viespoli, interpellato poi dai giornalisti, ha minimizzato: «Non ho sentito». Il presidente dei senatori finiani ha spiegato ai giornalisti di non aver colto la battuta di Berlusconi su Fli.«Se l'ha detta - ha però aggiunto -, è una battuta fuori posto e fuori luogo, soprattutto alla luce del profilo e dello stile dell'intervento pronunciato poco prima da Napolitano».
ROMA - «Non c'è una cazzo di ragione per votarvi». A margine dei saluti di Natale tra le più alte cariche dello Stato al Quirinale, Berlusconi si è presentato in grande forma. Poco prima, durante la cerimonia protocollare, era stato pizzicato dai fotografi durante un momento di assopimento. Poi, al momento del rinfresco, ha recuperato la sua verve ed è stato protagonista di diversi siparietti nella sala dei rinfreschi. Non tutti coloro che ne sono stati coinvolti hanno apprezzato. Ad esempio il capogruppo Fli al Senato, Pasquale Viespoli, che si era avvicinato per salutarlo, liquidato appunto con quella frase un po' sprezzante: «Non c'è una cazzo di ragione per votarvi». Viespoli, interpellato poi dai giornalisti, ha minimizzato: «Non ho sentito». Il presidente dei senatori finiani ha spiegato ai giornalisti di non aver colto la battuta di Berlusconi su Fli.«Se l'ha detta - ha però aggiunto -, è una battuta fuori posto e fuori luogo, soprattutto alla luce del profilo e dello stile dell'intervento pronunciato poco prima da Napolitano».
LA GAG CON RUTELLI - Berlusconi ha approfittato dell'aperitivo anche per scherzare con alcuni degli intervenuti. Mentre il leader dell'Api, Francesco Rutelli, raggiungeva il salone dei rinfreschi, il Cavaliere lo ha afferrato ai lati: «Mi si inchina il Terzo Polo». «Addirittura alle spalle», ha replicato ridendo Rutelli e Berlusconi ha precisato: «No, ai fianchi». In mattinata Rutelli al Senato era stato vittima "incolpevole" di una gaffe. Aveva frainteso la parola «buonista» pronunciata dal leghista Bricolo nei confronti di un magistrato con «comunista» (Guarda il video)
IL BACIO A PISANU - Nel corso del rinfresco Berlusconi ed il presidente della Camera Gianfranco Fini non si sono salutati mentre il premier si è fermato a parlare con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed il presidente del Senato Renato Schifani. Più tardi il premier si è appartato per parlare più di cinque minuti con il senatore Fli Mario Baldassarri. L'unico uomo che ha baciato è Beppe Pisanu a cui ha detto: «Dobbiamo parlarci, ma per più di tre minuti».
GLI ELOGI A MENTANA - Ha poi dedicato le proprie attenzioni a diversi esponenti dell'informazione tv. Ha parlato con il presidente della Rai, Paolo Garimberti, e con il direttore del Tg2 Mario Orfeo. Ha anche salutato con calore Enrico Mentana: «L'ho sempre saputo - gli ha detto complimentandosi per i successi del suo telegiornale su La7 - che eri il più bravo». Si è poi appartato da solo per qualche minuto prima anche con il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, che ha salutato così: «Ci sentiamo al telefono domani mattina, ti chiamo».
venerdì, dicembre 17, 2010
Another communist Manifesto The Financial Times
Source FT.com
Italy’s great survivor clings to power
Published: December 15 2010 22:12 | Last updated: December 15 2010 22:12Copyright The Financial Times Limited 2010. Print a single copy of this article for personal use. Contact us if you wish to print more to distribute to others.
The shaked dwarf
Silvio Berlusconi has dominated Italian political life since he was first elected prime minister in 1994, just as his television empire has helped shape the country's imagination over a generation. He is now in his third term, although the terms were not consecutive, but barely holding on to office.
When he took power again in 2008, he seemed to be almost permanently intertwined with the Italian state. But starting with revelations in 2009 of personal indiscretions that were remarkably indiscreet even by Mr. Berlusconi's standards, his standing began to diminish. In July 2010 he split with a key partner in his center-right coalition, creating a slow-moving political crisis that led to a vote of confidence Mr. Berlusconi barely survived in December 2010.
Although his mandate is set to end in 2013, the razor-thin majority shown in the vote meant that Mr. Berlusconi no longer has the margin to govern, and analysts predicted that he might resign and call early elections anyway. Those could come at a high cost at a time when international markets are intensely focused on Italy’s high debt and low growth.
Critics accused Mr. Berlusconi of squandering his majority and focusing more on his personal life — not only the now-infamous wild parties, but also his many legal sagas — than on the country’s problems. Economists say Italy needs significant structural reform and cost cutting in order to stimulate growth and reduce its debt, which at 118 percent of gross domestic product is the second-highest in the 16-member Euro zone after Greece.
Mr. Berlussoni's troubles began a year into his latest tenure, as his private life began to dominate the national conversation, especially stories involving young women, parties and the official residence. Then Mr. Berlusconi's wife, Veronica Lario, took to the front pages to announce that she wanted a divorce and accused him of dallying with young women.
Caustic characterizations of Mr. Berlusconi were revealed in a cache of leaked diplomatic cables obtained by WikiLeaks and released to various news organizations in November 2010, causing a firestorm in Italy. In one instance, Elizabeth Dibble, the deputy chief of mission at the United States Embassy in Rome, who was preparing President Obama for a meeting with Mr. Berlusconi in June 2009, warned that some in the American government regarded the Italian leader as “feckless, vain and ineffective as a modern European leader.”
Read More...
Marital Drama Unfolds in the Press
When Mr. Berlusconi's wife announced in May 2009 that she wanted a divorce and accused him of cavorting with young women, it seemed like yet another storm that Italy's most powerful man would easily weather.
Then things turned surreal. First came a rare and inescapable torrent of speculation in the media and at dinner tables about the nature and origins of his relationship with Noemi Letizia, a pretty blond aspiring model whose 18th birthday party he attended in Naples in April. (She said she calls him Daddy.) This was the party that caused Mr. Berlusconi's wife to declare their marriage, one year older than Ms. Letizia, over.
The intense scrutiny was seen as costing Mr. Berlusconi's coalition several percentage points in June elections for the European Parliament, which it won anyway.
A new scandal erupted the same month as three women said that they were paid to attend parties at Mr. Berlusconi's official Rome residence and that they were given jewelry. The depiction of the prime minister's residence as a kind of Playboy Mansion with spotty security shifted the public mood in Italy.
One of the women who said they were paid to attend, Patrizia D'Addario, told the newspaper Corriere della Sera that she had visited the residence several times, and that Mr. Berlusconi asked her to spend the night once. She said she tape-recorded her visits and also took some photographs. The link between Mr. Berlusconi and Ms. D'Addario emerged from a corruption investigation into a businessman who was said to have introduced them.
Facing growing criticism about his private life, Mr. Berlusconi went on the defensive in an exclusive interview in Chi magazine, which he owns and which is Italy's equivalent of People. He said he did not recall Ms. D'Addario.
Mr. Berlusconi said that he thought the left was behind the investigation of the businessman and that it was trying to tarnish his image before Italy hosted President Obama and other world leaders at the Group of 8 summit meeting from July 8 to 10. The meeting was held in L'Aquila, the city devastated by an April 6 earthquake that killed nearly 300 people and left 65,000 homeless.
In August, Dino Boffo, editor of the staid newspaper of the Italian Bishops' Conference, Avvenire, wrote: "People have understood the unease, the mortification, the suffering that this arrogant neglect of sobriety has caused the Catholic Church." The next month, Mr. Boffo was out of a job.
Il Giornale, the newspaper owned by Mr. Berlusconi's brother, responded by calling Mr. Boffo "a homosexual known to the Italian secret services" and the culprit in a sexual harassment suit. Il Giornale's attack expanded further with another editorial aimed at the Catholic Church itself.
In December 2009, as if to cap off an eventful year, Massimo Tartaglia, a man with a history of mental illness, struck the prime minister in the face with a statuette after a rally, fracturing his nose and breaking two teeth. Mr. Tartaglia was placed under psychiatric care and banned him from attending public rallies.
Legal Troubles
Mr. Berlusconi's popularity, as reflected in polls, has dropped sharply, and he appears deeply worried about further damage, especially from moderate Catholic voters. He has announced million-dollar defamation lawsuits against several publications that have been critical of him, part of what his critics and allies alike worry is a dangerous trend toward treating any criticism as disloyal and possibly illegal.
In addition to waning popularity, Mr. Berlusconi faces potential legal trouble, as well. In October, Italy's highest court overturned a law that has protected the country's highest officials, granting them immunity from prosecution while in office. But in April 2010, President Giorgio Napolitano signed a new law giving the prime minister and his ministers immunity from trial for 18 months because their duties constitute a "legitimate impediment" to attending hearings.
Milan prosecutors have asked for Mr. Berlusconi to stand trial for tax fraud and embezzlement in television-rights deals, but the case is likely to be suspended under the new law.
Another case against Mr. Berlusconi, in which he is accused of bribing a British lawyer, David Mills, to give false testimony, suffered a setback when the case against Mr. Mills expired under the statute of limitations, weakening the case against Mr. Berlusconi.
Political Crisis
The current political crisis is so complex as to confound even veteran political analysts, to say nothing of average Italians. But what is clear is that Mr. Berlusconi is struggling mightily to hold his coalition together. The restive co-founder of his center-right People of Liberties party, Gianfranco Fini, a former neo-fascist who is finding more support these days in the center, left the party in late July 2010, arguing that Mr. Berlusconi was in danger of becoming a dictator.
The split also strengthened the Northern League’s point man in the government, Finance Minister Giulio Tremonti, who is seen as a contender to one day succeed Mr. Berlusconi.
As the crisis expands, no one is forgetting that the Northern League, though a partner in every Berlusconi government, has not always been loyal. In 1994, Mr. Berlusconi’s first government collapsed after the party pulled out, and without its backing he lost the 1996 elections. With its support, he won again in 2001 and 2008.
This time around, Northern League leaders say they will back Mr. Berlusconi — but they want elections next spring, two years before the government’s mandate is set to end. In exchange for its support, the party wants Mr. Berlusconi to pass its platform of “fiscal federalism,” allowing more tax revenue to stay local in the prosperous North.
Hanging in the balance is the Italian South, which has traditionally backed Mr. Berlusconi, but which the Northern League mercilessly criticizes for its corruption and historic misuse of state resources. Some political observers say fiscal federalism will further divide the country between the prosperous North and poorer South.
Calling for a Vote of Confidence
Mr. Berlusconi narrowly survived two confidence votes on Dec. 14, 2010, avoiding the collapse of his government but prolonging Italy’s political agony. The votes, in the Senate and lower house, came in a highly charged atmosphere. Some protestors clashed violently with the police, who fired tear gas, as tens of thousands of people marched through Rome calling on Mr. Berlusconi to step down.
In spite of the victory, Italy was plunged into political uncertainty. Mr. Berlusconi, with his razor-thin majority, no longer has the margin to govern, and analysts predicted that he might resign in the coming weeks and call early elections anyway.
Mr. Berlusconi’s chief problems are within his own coalition. Not even Mr. Berlusconi was strong — or focused enough — to hold together a fragile and ideologically incoherent center-right coalition. In November 2010, Mr. Belusconi's former ally, Mr. Fini withdrew four cabinet members, a move that formalized the political crisis and precipitated the confidence vote.
Mr. Fini’s grouping had enough power to help bring down Mr. Berlusconi. But in spite of his statesmanlike demeanor and growing consensus, Mr. Fini still does not have enough power to succeed Mr. Berlusconi.
When he took power again in 2008, he seemed to be almost permanently intertwined with the Italian state. But starting with revelations in 2009 of personal indiscretions that were remarkably indiscreet even by Mr. Berlusconi's standards, his standing began to diminish. In July 2010 he split with a key partner in his center-right coalition, creating a slow-moving political crisis that led to a vote of confidence Mr. Berlusconi barely survived in December 2010.
Although his mandate is set to end in 2013, the razor-thin majority shown in the vote meant that Mr. Berlusconi no longer has the margin to govern, and analysts predicted that he might resign and call early elections anyway. Those could come at a high cost at a time when international markets are intensely focused on Italy’s high debt and low growth.
Critics accused Mr. Berlusconi of squandering his majority and focusing more on his personal life — not only the now-infamous wild parties, but also his many legal sagas — than on the country’s problems. Economists say Italy needs significant structural reform and cost cutting in order to stimulate growth and reduce its debt, which at 118 percent of gross domestic product is the second-highest in the 16-member Euro zone after Greece.
Mr. Berlussoni's troubles began a year into his latest tenure, as his private life began to dominate the national conversation, especially stories involving young women, parties and the official residence. Then Mr. Berlusconi's wife, Veronica Lario, took to the front pages to announce that she wanted a divorce and accused him of dallying with young women.
Caustic characterizations of Mr. Berlusconi were revealed in a cache of leaked diplomatic cables obtained by WikiLeaks and released to various news organizations in November 2010, causing a firestorm in Italy. In one instance, Elizabeth Dibble, the deputy chief of mission at the United States Embassy in Rome, who was preparing President Obama for a meeting with Mr. Berlusconi in June 2009, warned that some in the American government regarded the Italian leader as “feckless, vain and ineffective as a modern European leader.”
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Marital Drama Unfolds in the Press
When Mr. Berlusconi's wife announced in May 2009 that she wanted a divorce and accused him of cavorting with young women, it seemed like yet another storm that Italy's most powerful man would easily weather.
Then things turned surreal. First came a rare and inescapable torrent of speculation in the media and at dinner tables about the nature and origins of his relationship with Noemi Letizia, a pretty blond aspiring model whose 18th birthday party he attended in Naples in April. (She said she calls him Daddy.) This was the party that caused Mr. Berlusconi's wife to declare their marriage, one year older than Ms. Letizia, over.
The intense scrutiny was seen as costing Mr. Berlusconi's coalition several percentage points in June elections for the European Parliament, which it won anyway.
A new scandal erupted the same month as three women said that they were paid to attend parties at Mr. Berlusconi's official Rome residence and that they were given jewelry. The depiction of the prime minister's residence as a kind of Playboy Mansion with spotty security shifted the public mood in Italy.
One of the women who said they were paid to attend, Patrizia D'Addario, told the newspaper Corriere della Sera that she had visited the residence several times, and that Mr. Berlusconi asked her to spend the night once. She said she tape-recorded her visits and also took some photographs. The link between Mr. Berlusconi and Ms. D'Addario emerged from a corruption investigation into a businessman who was said to have introduced them.
Facing growing criticism about his private life, Mr. Berlusconi went on the defensive in an exclusive interview in Chi magazine, which he owns and which is Italy's equivalent of People. He said he did not recall Ms. D'Addario.
Mr. Berlusconi said that he thought the left was behind the investigation of the businessman and that it was trying to tarnish his image before Italy hosted President Obama and other world leaders at the Group of 8 summit meeting from July 8 to 10. The meeting was held in L'Aquila, the city devastated by an April 6 earthquake that killed nearly 300 people and left 65,000 homeless.
In August, Dino Boffo, editor of the staid newspaper of the Italian Bishops' Conference, Avvenire, wrote: "People have understood the unease, the mortification, the suffering that this arrogant neglect of sobriety has caused the Catholic Church." The next month, Mr. Boffo was out of a job.
Il Giornale, the newspaper owned by Mr. Berlusconi's brother, responded by calling Mr. Boffo "a homosexual known to the Italian secret services" and the culprit in a sexual harassment suit. Il Giornale's attack expanded further with another editorial aimed at the Catholic Church itself.
In December 2009, as if to cap off an eventful year, Massimo Tartaglia, a man with a history of mental illness, struck the prime minister in the face with a statuette after a rally, fracturing his nose and breaking two teeth. Mr. Tartaglia was placed under psychiatric care and banned him from attending public rallies.
Legal Troubles
Mr. Berlusconi's popularity, as reflected in polls, has dropped sharply, and he appears deeply worried about further damage, especially from moderate Catholic voters. He has announced million-dollar defamation lawsuits against several publications that have been critical of him, part of what his critics and allies alike worry is a dangerous trend toward treating any criticism as disloyal and possibly illegal.
In addition to waning popularity, Mr. Berlusconi faces potential legal trouble, as well. In October, Italy's highest court overturned a law that has protected the country's highest officials, granting them immunity from prosecution while in office. But in April 2010, President Giorgio Napolitano signed a new law giving the prime minister and his ministers immunity from trial for 18 months because their duties constitute a "legitimate impediment" to attending hearings.
Milan prosecutors have asked for Mr. Berlusconi to stand trial for tax fraud and embezzlement in television-rights deals, but the case is likely to be suspended under the new law.
Another case against Mr. Berlusconi, in which he is accused of bribing a British lawyer, David Mills, to give false testimony, suffered a setback when the case against Mr. Mills expired under the statute of limitations, weakening the case against Mr. Berlusconi.
Political Crisis
The current political crisis is so complex as to confound even veteran political analysts, to say nothing of average Italians. But what is clear is that Mr. Berlusconi is struggling mightily to hold his coalition together. The restive co-founder of his center-right People of Liberties party, Gianfranco Fini, a former neo-fascist who is finding more support these days in the center, left the party in late July 2010, arguing that Mr. Berlusconi was in danger of becoming a dictator.
The split also strengthened the Northern League’s point man in the government, Finance Minister Giulio Tremonti, who is seen as a contender to one day succeed Mr. Berlusconi.
As the crisis expands, no one is forgetting that the Northern League, though a partner in every Berlusconi government, has not always been loyal. In 1994, Mr. Berlusconi’s first government collapsed after the party pulled out, and without its backing he lost the 1996 elections. With its support, he won again in 2001 and 2008.
This time around, Northern League leaders say they will back Mr. Berlusconi — but they want elections next spring, two years before the government’s mandate is set to end. In exchange for its support, the party wants Mr. Berlusconi to pass its platform of “fiscal federalism,” allowing more tax revenue to stay local in the prosperous North.
Hanging in the balance is the Italian South, which has traditionally backed Mr. Berlusconi, but which the Northern League mercilessly criticizes for its corruption and historic misuse of state resources. Some political observers say fiscal federalism will further divide the country between the prosperous North and poorer South.
Calling for a Vote of Confidence
Mr. Berlusconi narrowly survived two confidence votes on Dec. 14, 2010, avoiding the collapse of his government but prolonging Italy’s political agony. The votes, in the Senate and lower house, came in a highly charged atmosphere. Some protestors clashed violently with the police, who fired tear gas, as tens of thousands of people marched through Rome calling on Mr. Berlusconi to step down.
In spite of the victory, Italy was plunged into political uncertainty. Mr. Berlusconi, with his razor-thin majority, no longer has the margin to govern, and analysts predicted that he might resign in the coming weeks and call early elections anyway.
Mr. Berlusconi’s chief problems are within his own coalition. Not even Mr. Berlusconi was strong — or focused enough — to hold together a fragile and ideologically incoherent center-right coalition. In November 2010, Mr. Belusconi's former ally, Mr. Fini withdrew four cabinet members, a move that formalized the political crisis and precipitated the confidence vote.
Mr. Fini’s grouping had enough power to help bring down Mr. Berlusconi. But in spite of his statesmanlike demeanor and growing consensus, Mr. Fini still does not have enough power to succeed Mr. Berlusconi.
mercoledì, dicembre 15, 2010
Grandi condottieri
Ancora una volta è stato sottostimato il conflitto di interessi e l'enorme potenza economica di Berlusconi. Ancora una volta uno che, forse a questo punto un po' erroneamente, viene considerato un grande condottiero, ha sbagliato i suoi calcoli. Fini voleva far cadere il governo e ha impiegato un mese (quattro settimane) per andare al voto della mozione permettendo in piu' di chiudere il parlamento per un paio di settimane abbastanza perché il cavaliere potesse fare tutto quanto (moltissimo) era in suo potere per convincere gli indecisi che gli servivano a cambiare casacca. Quello stesso Fini, genio della politica evidentemente, che ha imbarcato una caterva di Giuda che poi hanno, com'era largamente prevedibile "tradito" al segnale convenuto. Ora, se questo è un grande condottiero politico.....
martedì, dicembre 14, 2010
Quella gran Gnocca della Polidori
Siccome la signora va dicendo che con il Cepu non c'entra, io posto semplicemente un pezzullo...
I legami con il cugino fondatore di Cepu
I legami con Cepu sono di natura strettissima. Perchè la Polidori è la cugina di Francesco Polidori, più noto come mister Cepu, grande "sponsor" del Cavaliere e colui che ha fondato l'azienda.
I due sono legatissimi, scriveva ad agosto scorso il Corriere della Sera: "Abitano uno vicino all' altro a Fraccano, paesino di soli 32 abitanti, poco sopra Città di Castello. Tutte le domeniche, messa fianco a fianco, alle undici".
I nonni erano i titolari di un' azienda agricola, i nipoti decidono di seguire altre strade.
Catia entra nelle aziende di famiglia, costruzioni, lavorazioni di lamiere e ceramiche. Poi fa carriera e diventa presidente nazionale dei giovani imprenditori di Confapi. È qui che Fini la nota e comincia ad apprezzarla.
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