Pentma vuol dire pietra, ma questo blog è solo un sassolino, come ce ne sono tanti. Forse solo un po' più striato.
lunedì, aprile 04, 2011
I matti
I danni della legge Basaglia
Intercettazioni, nuova stretta del Pdl. L'opposizione protesta: «Ridicoli»
Proposta del deputato Maurizio Bianconi in commissione:«Non più utilizzabili in processo»
MILANO - Intercettazioni come strumento d'indagine e non più «mezzi di ricerca della prova». Quindi, non potranno più finire nei fascicoli processuali e non saranno pubblicabili. La proposta di legge presentata dal deputato Pdl Maurizio Bianconi, presentata un mese fa alla Camera, è stata assegnata ora alla commissione Giustizia. Nel testo, si prevede che «gli elementi acquisiti attraverso le attività preventive non possono essere utilizzati nel procedimento penale, fatti salvi i fini investigativi. In ogni caso le attività di intercettazione preventiva di cui al presente articolo, e le notizie acquisite a seguito delle attività medesime, non possono essere menzionate in atti di indagine né costituire oggetto di deposizione né essere altrimenti divulgate».
OPPOSIZIONE - Iniziativa contro la quale ha protestato subito l'opposizione. «Ne inventano una più del diavolo - ha commentato il presidente dei deputati Idv, Massimo Donadi - pur di impedire le intercettazioni e mettere il bavaglio alla stampa. Ora ci provano con la proposta di legge Bianconi. Stanno diventando persino ridicoli». «La legge bavaglio - ha aggiunto l'esponente dipietrista - non passerà mai. Oltre ad essere una intollerabile censura, è un regalo alle mafie ed ai criminali. Bloccheremo questa legge-porcata in parlamento, sul nascere, con il sostegno, se necessario dell`opinione pubblica. Berlusconi non s'illuda: è vero che controlla gran parte dell'informazione televisiva e parte della stampa, ma questa forzatura gli si ritorcerà contro come un boomerang». (fonte: TMNews)
domenica, aprile 03, 2011
Genialate
Tommaso Labate per "Il Riformista"
«Che cos'è il genio?», si chiedeva, il "Perozzi" (Philippe Noiret) in Amici miei prima di magnificare l'ennesimo scherzo elaborato dal "Necchi" (Duillio Del Prete). «E fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità di esecuzione! ». Il "Necchi" che ieri ha mandato ko la maggioranza è il segretario d'Aula del Pd, Roberto Giachetti.
GIACHETTI ROBERTO
Aula di Montecitorio, interno giorno, ore 10,25. Quando chiede la parola a inizio seduta, nessuno immagina che Giachetti stia per mettere insieme «fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione», i quattro elementi di un menù parlamentare che trasformerà il 31 marzo del 2011 nell'ennesimo «giorno da cani» della maggioranza.
Nel suo intervento il deputato del Pd chiede che dentro il «processo verbale» di cui è appena stata data lettura rientrino alcune performance in cui si era prodotto Ignazio La Russa il giorno prima. «Nel pieno del suo intervento il collega La Russa, rivolto ai colleghi del Pd, affermava che siamo dei conigli», dice. «Chiedo almeno che rimanga agli atti della Camera e soprattutto dentro il processo verbale (...) una frase del genere, che per quanto mi riguarda qualifica il Ministro», insiste.
Sembra una goccia nell'oceano degli atti parlamentari. E invece l'intervento di Giachetti è la biglia che, magicamente, manda in tilt il flipper pidiellino, leghista e responsabile. Meno di venti minuti dopo, infatti, la maggioranza è in un angolo.
Per la prima volta nella storia della Repubblica, la Camera boccia il processo verbale del giorno prima. In teoria non significa nulla. In pratica, però, l'opposizione guadagna le ore (preziose) per ricacciare in alto mare il processo breve. Gli attimi prima della chiusura della votazione sono un inferno. Fini si sgola: «Prego i colleghi di prendere posto e di votare. Il Ministro Brunetta ha votato? Il Ministro Fitto ha votato? Ministro Alfano, prego. Dichiaro chiusa la votazione».
RISSA A MONTECITORIO
L'ultimo secondo è fatale al guardasigilli, che sbaglia a inserire la tesserina per votare nell'apposita fessura e poi, con un gesto di stizza, la lancia contro Di Pietro. Ed è fatale anche alla Prestigiacomo, che si volta furibonda verso la terza carica dello Stato (i due, un tempo, si volevano bene assai).
«No, no», grida Stefy a Gianfry, chiedendogli implicitamente di tenera aperta la votazione. «Gli ha gridato "stronzo", Prestigiacomo ha gridato "stronzo" a Fini», giurano dai banchi dell'opposizione (attendesi il resoconto definitivo, oggi). Game. Set. Match. Il presidente della Camera decreta: «Onorevoli, la votazione è stata dichiarata aperta oltre ogni limite. La Camera respinge, a parità di voti».
Dai banchi del Pdl, il tarantino Pietro Franzoso grida nei confronti di Fini frasi che le vecchie educande avrebbero definito «irripetibili». Il presidente della Camera viene colpito da una copia del Corriere della Sera, mentre una palletta di carta lo manca di poco. «Non sono stato io, erano da dietro», sbraita Franoso. I boatos (giustizialisti) incolpano le berlusblondies Castiello Giuseppina da Afragola e Mannucci Barbara da Roma.
LANCIO DI MONETINE A MONTECITORIO
La prima per il lancio del giornale, la seconda per la galletta di carta. Ma anche nel più tragicomico degli spettacoli può spuntare una scena tra il misero e il becero. Succede quando, dopo un intervento di Italo Bocchino, Osvaldo Napoli perde la testa e si dirige verso l'assistente della deputata Ileana Argentin. «Tu non puoi applaudire, capito?», dice il berlusconiano piemontese.
«Che succede? Che c'è, onorevole Argentin? Non capisco, ha chiesto di parlare, onorevole Argentin?», dice Fini dallo scranno più alto. «Mi hanno rotto anche il microfono! Si è appena avvicinato un collega per dire al mio operatore che non deve permettersi di applaudire» (Argentin). «E ha ragione», sbraita il leghista Polledri. «Ma come si permette!» (Fini a Polledri). «Allora ricordo all'Aula che io non muovo le mani...» (Argentin).
«Invito il collega che ha proferito la parola a scusarsi. Onorevole Polledri, si scusi o chiarisca» (ancora Fini). Alcuni deputati del Pd bloccano il collega Michele Meta, amico di una vita di «Ileana», che prova a raggiungere i banchi della maggioranza.
IL VAFFA DI LA RUSSA A FINI
Dai banchi del Carroccio parte un «handicappata del cazzo» riferito alla Argentin. Che conclude: «Non desidero le scuse di nessuno. Credo che lei mi conosca abbastanza per sapere che non strumentalizzo mai queste cose. Ma se desidero applaudire un mio avversario, lo faccio come credo e quando credo. Se non lo posso fare con le mie mani, lo faccio con le mani di chiunque». Applausi. Sia Polledri che Napoli, quest'ultimo anche in Transatlantico, si scusano.
La giornata nera del governo si fa nerissima nel pomeriggio, quando il processo breve scompare dai radar. «Questi del gruppo del Pdl so' proprio incompetenti. Si sono fatti fregare ancora», è l'analisi del "responsabile" Francesco Pionati. Tutto per "colpa" del processo verbale e dell'intuizione di Giachetti.
PRESTIGIACOMO
Tutta colpa delle pagine 72 e 73 del resoconto stenografico di mercoledì 30 marzo, il La Russa day. Che - testualmente - dà dei «conigli» ai deputati dell'opposizione e si becca in cambio un doppio «fascista, coglione!». Qualche riga più sotto c'era quella parolina che il ministro della Difesa aveva rivolto al suo ex amico Fini. Per gli atti di Montecitorio è un «va...» (all'indirizzo della presidenza). Ma fior di testimoni, come hanno riportato tutti i giornali di ieri, giurano che quel «va...» era corredato da due effe, una a, una enne, una ci, una u, una elle e una o.
domenica, marzo 20, 2011
Resterà sempre un piazzista
Lo sfigatissimo premier italiano che rosica di fronte alle prese di posizione di Sarkozy
fonte il secolo XIX
Su il Secolo XIX in edicola sette pagine dedicate alla crisi con la Libia
Parigi - «Sono sicuro che il popolo libico saprà distinguere tra chi ha chiuso con coraggio l’epoca fascista e chi invece ancora mantiene una logica colonialista». Silvio Berlusconi si sfoga con alcuni ministri. La Francia ha messo il piede sull’acceleratore e l’Italia ha dovuto regolarsi di conseguenza. Ma a malincuore: «Occorreva – questo il rimpianto del premier – più cautela, era necessario mettere in atto l’ultima mediazione, bisognava aspettare». Ciò non significa che l’Italia non sia al fianco degli insorti in Libia. Ma Sarkozy e Cameron «si sono mossi troppo frettolosamente». Il premier si aspettava anche il distinguo di Mosca che ieri ha preso le distanze dagli attacchi. Il dito è puntato proprio contro il presidente francese che, questo il ragionamento del Cavaliere, si presenta come «il salvatore della Libia» soltanto per interessi personali ed economici. Sarkozy, in compagnia del ministro degli Esteri Juppé, ha organizzato un summit con il segretario di Stato americano Clinton e il premier inglese Cameron: Berlusconi non è stato invitato, e non l’ha presa bene. È stato in quel vertice ristretto che, in realtà, si è deciso di stringere sull’intervento. Roma è stata tagliata fuori, relegata a un ruolo di comprimario. A inviare un messaggio chiaro è stato il ministro della Difesa: «Non faremo da affitta camere, non daremo le chiavi delle nostre basi ai nostri amici alleati», ha spiegato La Russa dando sfogo a quanto Berlusconi per ora dice solo in privato: «La Francia pensa di fare tutta da solo, sbaglia. Le basi sono nostre, siamo stati noi a metterci la faccia. Occorreva coinvolgere la Lega araba e l’Unione Africana, invece ha voluto intestarsi la guerra. Una mossa azzardata». Poco importa al Cavaliere che gli Usa e l’Inghilterra abbiano “sposato” la linea di Sarkozy. Il timore é che in ogni caso l’Italia avrà la peggio, perderà gas e petrolio nonostante il suo ingresso nei volenterosi. E allora il Capo del governo si trova tra due fuochi: da una parte una vera e propria coalizione di guerra che da ieri bombarda la Libia, dall’altra la posizione della Lega che ieri ha attaccato duramente l’esecutivo. Provocando l’indignazione dei ministri La Russa e Frattini che sono stati accusati dal “Senatur” di parlare a vanvera. Questa volta il premier non si é limitato a esprimere una semplice irritazione per le uscite di Bossi. «Può avere anche ragione, ma così rischia di delegittimarci in un momento delicato», si è sfogato con rabbia. Berlusconi non ha gradito che non siano state prese in considerazione le posizioni dell’Italia e della Germania. Ma di fronte all’intransigenza della Francia il premier ha dovuto abbassare il capo: «Non possiamo sfilarci, altrimenti verremo travolti», ha ripetuto Berlusconi. E ieri a Parigi la cosa era evidente: al pranzo ufficiale, il Cavaliere (seduto tra Zapatero e il ministro degli Emirati arabi, lontano da Sarkozy e Ban Ki Moon, ma vicino alla Ashton), ha parlato per penultimo, offrendo la disponibilità italiana per le basi e dicendosi pronto, se richiesto, a fare anche di più. Cameron, che aveva parlato prima, non poteva più ringraziarlo pubblicamente: lo ha fatto con un biglietto scritto a mano. Illary Clinton, che ha parlato dopo, come raccontano gli sherpa presenti all’incontro, lo ha invece direttamente ringraziato. Ma era tutta facciata: chi era vicino al premier racconta che dopo il vertice era molto teso, e avrebbe detto che «è vero, Gheddafi è un dittatore che sta massacrando il suo popolo, ma non è peggiore di altri che stanno facendo la stessa cosa e contro i quali nessuno interviene. Con lui avevamo stretto un accordo che ora di fatto devo rompere, è giusto farlo, in queste condizioni, ma non è una posizione facile». Nervosismo evidente all’incontro con i giornalisti in ambasciata (durato 9 minuti): non ha mai sorriso. Il Cavaliere avrebbe voluto dire di no, ma si rende conto che, «se richiesto», non potrà dire di no.
fonte il secolo XIX
Su il Secolo XIX in edicola sette pagine dedicate alla crisi con la Libia
Parigi - «Sono sicuro che il popolo libico saprà distinguere tra chi ha chiuso con coraggio l’epoca fascista e chi invece ancora mantiene una logica colonialista». Silvio Berlusconi si sfoga con alcuni ministri. La Francia ha messo il piede sull’acceleratore e l’Italia ha dovuto regolarsi di conseguenza. Ma a malincuore: «Occorreva – questo il rimpianto del premier – più cautela, era necessario mettere in atto l’ultima mediazione, bisognava aspettare». Ciò non significa che l’Italia non sia al fianco degli insorti in Libia. Ma Sarkozy e Cameron «si sono mossi troppo frettolosamente». Il premier si aspettava anche il distinguo di Mosca che ieri ha preso le distanze dagli attacchi. Il dito è puntato proprio contro il presidente francese che, questo il ragionamento del Cavaliere, si presenta come «il salvatore della Libia» soltanto per interessi personali ed economici. Sarkozy, in compagnia del ministro degli Esteri Juppé, ha organizzato un summit con il segretario di Stato americano Clinton e il premier inglese Cameron: Berlusconi non è stato invitato, e non l’ha presa bene. È stato in quel vertice ristretto che, in realtà, si è deciso di stringere sull’intervento. Roma è stata tagliata fuori, relegata a un ruolo di comprimario. A inviare un messaggio chiaro è stato il ministro della Difesa: «Non faremo da affitta camere, non daremo le chiavi delle nostre basi ai nostri amici alleati», ha spiegato La Russa dando sfogo a quanto Berlusconi per ora dice solo in privato: «La Francia pensa di fare tutta da solo, sbaglia. Le basi sono nostre, siamo stati noi a metterci la faccia. Occorreva coinvolgere la Lega araba e l’Unione Africana, invece ha voluto intestarsi la guerra. Una mossa azzardata». Poco importa al Cavaliere che gli Usa e l’Inghilterra abbiano “sposato” la linea di Sarkozy. Il timore é che in ogni caso l’Italia avrà la peggio, perderà gas e petrolio nonostante il suo ingresso nei volenterosi. E allora il Capo del governo si trova tra due fuochi: da una parte una vera e propria coalizione di guerra che da ieri bombarda la Libia, dall’altra la posizione della Lega che ieri ha attaccato duramente l’esecutivo. Provocando l’indignazione dei ministri La Russa e Frattini che sono stati accusati dal “Senatur” di parlare a vanvera. Questa volta il premier non si é limitato a esprimere una semplice irritazione per le uscite di Bossi. «Può avere anche ragione, ma così rischia di delegittimarci in un momento delicato», si è sfogato con rabbia. Berlusconi non ha gradito che non siano state prese in considerazione le posizioni dell’Italia e della Germania. Ma di fronte all’intransigenza della Francia il premier ha dovuto abbassare il capo: «Non possiamo sfilarci, altrimenti verremo travolti», ha ripetuto Berlusconi. E ieri a Parigi la cosa era evidente: al pranzo ufficiale, il Cavaliere (seduto tra Zapatero e il ministro degli Emirati arabi, lontano da Sarkozy e Ban Ki Moon, ma vicino alla Ashton), ha parlato per penultimo, offrendo la disponibilità italiana per le basi e dicendosi pronto, se richiesto, a fare anche di più. Cameron, che aveva parlato prima, non poteva più ringraziarlo pubblicamente: lo ha fatto con un biglietto scritto a mano. Illary Clinton, che ha parlato dopo, come raccontano gli sherpa presenti all’incontro, lo ha invece direttamente ringraziato. Ma era tutta facciata: chi era vicino al premier racconta che dopo il vertice era molto teso, e avrebbe detto che «è vero, Gheddafi è un dittatore che sta massacrando il suo popolo, ma non è peggiore di altri che stanno facendo la stessa cosa e contro i quali nessuno interviene. Con lui avevamo stretto un accordo che ora di fatto devo rompere, è giusto farlo, in queste condizioni, ma non è una posizione facile». Nervosismo evidente all’incontro con i giornalisti in ambasciata (durato 9 minuti): non ha mai sorriso. Il Cavaliere avrebbe voluto dire di no, ma si rende conto che, «se richiesto», non potrà dire di no.
venerdì, marzo 18, 2011
giovedì, marzo 03, 2011
martedì, marzo 01, 2011
Le cimici di B
...se questo è un padre...
++ RUBY: PADRE B.GUERRA,PREMIER VUOLE CIMICE IN SEDE FLI? ++
UOMO DEFINISCE LOCALI 'TANA DEI COSPIRATORI'; BERLUSCONI RIFIUTA
(ANSA) - MILANO, 1 MAR - C'e' anche la proposta fatta a
Silvio Berlusconi di mettere una microspia nelle sede milanese
di Futuro e Liberta' nelle intercettazioni depositate dai pm di
Milano - e che l'ANSA ha potuto consultare - nello stralcio
dell'inchiesta sul caso Ruby e per il quale il premier sara'
processato con rito immediato per concussione e prostituzione
minorile a partire dal prossimo 6 aprile.
E' l'idea, che non ha avuto seguito in quanto il Capo del
Governo ha ritenuto ''meglio non farlo'', di Innocenzo Guerra,
padre della show girl Barbara, una delle ragazze ospiti delle
serate ad Arcore.
L'uomo, impegnato nei lavori di
risistemazione dei locali della sede di Fli in via Terraggio
(inaugurati ufficialmente lo scorso 24 gennaio), e che definisce
''tana dei cospiratori'', l'11 gennaio, parlando all'ora di cena
al telefono con la figlia le dice: ''Io gli volevo proporre se
vuole mettere una microspia (ride)...'' . Poco piu' avanti:
''io..c'ho le chiavi io dell'ufficio (...) ieri e' venuto anche
il senatore Valditara''. La figlia: ''e si puo' fare?''. Il
padre le ripete: ''io c'ho le chiavi''. La show girl: 'allora
glielo dico sub... cacchiarola. Non e' qui senno' cazzo andavamo
a casa sua subito''. Innocenzo Guerra: ''annuisce. Perche' gia'
ieri parlava di La Russa questo qui, io son stato dentro 10
minuti...''. E ancora: ''eran dentro in sei che parlavano:
'allora ti devi occupare dei palazzinari perche' dobbiamo
tirare fuori i 200.000 appartamenti della gente che gli manca la
casa' (...) Sto senatore parlava cosi' adesso La Russa non ho
capito cosa diceva di La Russa''. (ANSA).
BRU-Y6N/FRF
01-MAR-11 17:21 NNNN
++ RUBY: PADRE B.GUERRA,PREMIER VUOLE CIMICE IN SEDE FLI? ++
UOMO DEFINISCE LOCALI 'TANA DEI COSPIRATORI'; BERLUSCONI RIFIUTA
(ANSA) - MILANO, 1 MAR - C'e' anche la proposta fatta a
Silvio Berlusconi di mettere una microspia nelle sede milanese
di Futuro e Liberta' nelle intercettazioni depositate dai pm di
Milano - e che l'ANSA ha potuto consultare - nello stralcio
dell'inchiesta sul caso Ruby e per il quale il premier sara'
processato con rito immediato per concussione e prostituzione
minorile a partire dal prossimo 6 aprile.
E' l'idea, che non ha avuto seguito in quanto il Capo del
Governo ha ritenuto ''meglio non farlo'', di Innocenzo Guerra,
padre della show girl Barbara, una delle ragazze ospiti delle
serate ad Arcore.
L'uomo, impegnato nei lavori di
risistemazione dei locali della sede di Fli in via Terraggio
(inaugurati ufficialmente lo scorso 24 gennaio), e che definisce
''tana dei cospiratori'', l'11 gennaio, parlando all'ora di cena
al telefono con la figlia le dice: ''Io gli volevo proporre se
vuole mettere una microspia (ride)...'' . Poco piu' avanti:
''io..c'ho le chiavi io dell'ufficio (...) ieri e' venuto anche
il senatore Valditara''. La figlia: ''e si puo' fare?''. Il
padre le ripete: ''io c'ho le chiavi''. La show girl: 'allora
glielo dico sub... cacchiarola. Non e' qui senno' cazzo andavamo
a casa sua subito''. Innocenzo Guerra: ''annuisce. Perche' gia'
ieri parlava di La Russa questo qui, io son stato dentro 10
minuti...''. E ancora: ''eran dentro in sei che parlavano:
'allora ti devi occupare dei palazzinari perche' dobbiamo
tirare fuori i 200.000 appartamenti della gente che gli manca la
casa' (...) Sto senatore parlava cosi' adesso La Russa non ho
capito cosa diceva di La Russa''. (ANSA).
BRU-Y6N/FRF
01-MAR-11 17:21 NNNN
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giovedì, febbraio 24, 2011
mercoledì, febbraio 23, 2011
Gramellini da Fabio Fazio a Che tempo che fa. Le notizie della settimana...
Da guardare giusto gli ultimi due minut quando viene smontata la strategia difensiva della PDL
Facciamo come ci pare
Quanti deliri tra i filo Cav.
di Marco Travaglio
Fonte l'espressonline
Dicono che se il concusso nega di esserlo stato, il reato non c'è. Dicono che se Berlusconi ignorava la minore età della ragazza, il reato non sussiste. Tutte balle: urge un corso accelerato di diritto penale
Sentendo parlare Berlusconi, viene il dubbio che i suoi onorevoli avvocati, forse per un eccesso di umana pietà, non l'abbiano bene informato su quel che rischia dal processo Ruby. Infatti dice serafico: "Accuse infondate e risibili: il dirigente della polizia che sarebbe stato concusso nega di esserlo mai stato e la minorenne nega di aver mai avuto avances o rapporti sessuali e afferma di essersi presentata come ventiquattrenne". Non gli hanno spiegato che, per la concussione, non è necessario che il concusso si dichiari tale: trattandosi di un'estorsione commessa da un pubblico ufficiale, essa pone il concusso in uno stato di sudditanza. Di solito, nei processi per estorsione, la vittima del racket nega di aver pagato il pizzo, eppure chi gliel'ha imposto viene condannato lo stesso. Per la prostituzione minorile, basta provare che la prostituta era minorenne, non che l'indagato lo sapesse; se non lo sapeva, peggio per lui (altrimenti non si riuscirebbe mai a condannare nessuno).
È dunque consigliabile un corso accelerato di diritto penale non solo per il premier imputato, ma anche per la legione di commentatori che si esercitano sul caso Ruby. Maurizio Belpietro, giurista per caso, ripete che il Cavaliere è in una botte di ferro: "Se la Procura non incrimina i funzionari della Questura per aver rilasciato Ruby dopo la sua telefonata, è evidente che lui non li ha costretti a fare nulla di illecito". Ma per la concussione non occorre che il concusso faccia qualcosa di illecito: basta che il concussore, "abusando della sua qualità o dei suoi poteri", lo "induca" a "dare o promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità". Ora, il pm minorile aveva raccomandato di trattenere Ruby o di affidarla a una comunità, invece i funzionari la affidarono "indebitamente" alla consigliera regionale Nicole Minetti ed, essendo vittime di concussione, non sono perseguibili. Piero Ostellino, in uno dei venti-trenta articoli pro Berlusconi scritti sul "Corriere", sempre con l'aria di difendere il liberalismo a nome di Locke, Stuart Mill, Tocqueville e gli altri suoi spiriti guida, insinua che "l'inchiesta sul capo del governo, e le relative intercettazioni, sarebbero partite prima della famosa telefonata in Questura, cioè prima di qualsiasi notitia criminis... un abuso di potere tipico dei regimi dittatoriali".
Due giorni dopo, sempre sul "Corriere", Ernesto Galli della Loggia ripete: "Qual era la notitia criminis che prima della famosa notte della Questura ha indotto a mettere sotto controllo la villa di Arcore?". Tutte balle. L'indagine partì a giugno e le intercettazioni a luglio, dunque dopo la notte della Questura (27 maggio); e mai fu controllata la villa di Arcore: lo furono solo i cellulari delle ragazze invitate dal trio Mora-Fede-Minetti, sospettato di organizzare un giro di prostituzione. Per scoprirlo non occorre nemmeno conoscere i codici. Basterebbe che gli opinionisti del "Corriere" leggessero le cronache del "Corriere".
di Marco Travaglio
Fonte l'espressonline
Dicono che se il concusso nega di esserlo stato, il reato non c'è. Dicono che se Berlusconi ignorava la minore età della ragazza, il reato non sussiste. Tutte balle: urge un corso accelerato di diritto penale
Sentendo parlare Berlusconi, viene il dubbio che i suoi onorevoli avvocati, forse per un eccesso di umana pietà, non l'abbiano bene informato su quel che rischia dal processo Ruby. Infatti dice serafico: "Accuse infondate e risibili: il dirigente della polizia che sarebbe stato concusso nega di esserlo mai stato e la minorenne nega di aver mai avuto avances o rapporti sessuali e afferma di essersi presentata come ventiquattrenne". Non gli hanno spiegato che, per la concussione, non è necessario che il concusso si dichiari tale: trattandosi di un'estorsione commessa da un pubblico ufficiale, essa pone il concusso in uno stato di sudditanza. Di solito, nei processi per estorsione, la vittima del racket nega di aver pagato il pizzo, eppure chi gliel'ha imposto viene condannato lo stesso. Per la prostituzione minorile, basta provare che la prostituta era minorenne, non che l'indagato lo sapesse; se non lo sapeva, peggio per lui (altrimenti non si riuscirebbe mai a condannare nessuno).
È dunque consigliabile un corso accelerato di diritto penale non solo per il premier imputato, ma anche per la legione di commentatori che si esercitano sul caso Ruby. Maurizio Belpietro, giurista per caso, ripete che il Cavaliere è in una botte di ferro: "Se la Procura non incrimina i funzionari della Questura per aver rilasciato Ruby dopo la sua telefonata, è evidente che lui non li ha costretti a fare nulla di illecito". Ma per la concussione non occorre che il concusso faccia qualcosa di illecito: basta che il concussore, "abusando della sua qualità o dei suoi poteri", lo "induca" a "dare o promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità". Ora, il pm minorile aveva raccomandato di trattenere Ruby o di affidarla a una comunità, invece i funzionari la affidarono "indebitamente" alla consigliera regionale Nicole Minetti ed, essendo vittime di concussione, non sono perseguibili. Piero Ostellino, in uno dei venti-trenta articoli pro Berlusconi scritti sul "Corriere", sempre con l'aria di difendere il liberalismo a nome di Locke, Stuart Mill, Tocqueville e gli altri suoi spiriti guida, insinua che "l'inchiesta sul capo del governo, e le relative intercettazioni, sarebbero partite prima della famosa telefonata in Questura, cioè prima di qualsiasi notitia criminis... un abuso di potere tipico dei regimi dittatoriali".
Due giorni dopo, sempre sul "Corriere", Ernesto Galli della Loggia ripete: "Qual era la notitia criminis che prima della famosa notte della Questura ha indotto a mettere sotto controllo la villa di Arcore?". Tutte balle. L'indagine partì a giugno e le intercettazioni a luglio, dunque dopo la notte della Questura (27 maggio); e mai fu controllata la villa di Arcore: lo furono solo i cellulari delle ragazze invitate dal trio Mora-Fede-Minetti, sospettato di organizzare un giro di prostituzione. Per scoprirlo non occorre nemmeno conoscere i codici. Basterebbe che gli opinionisti del "Corriere" leggessero le cronache del "Corriere".
Nord Corea
SEUL (ats/ansa) Gruppi di cittadini hanno protestato apertamente
in tre città della Corea del Nord per chiedere cibo ed elettricità.
Un evento più unico che raro a conferma delle severe difficoltà
economiche e alimentari cui è sottoposta la popolazione del regime
comunista.
Secondo le ricostruzioni del quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo,
che cita una fonte nordcoreana, le dimostrazioni hanno avuto luogo
il 14 febbraio, due giorni prima del compleanno del leader Kim Jong-
il, nelle città di Jongju, Yongchon e Sonchon, nella provincia di
Pyongan del Nord, non lontane dal confine occidentale con la Cina.
Le proteste hanno visto all'inizio la partecipazione di una o due
persone, cui col passare del tempo se ne sono aggiunte numerose
altre attraverso un'adesione definita «spontanea». Lo dimostra,
rileva il Chosun Ilbo, l'uso di megafoni improvvisati ricavati dai
giornali da cui sono stati scanditi slogan del tipo «Dateci
elettricità e riso!» oppure «Non possiamo più vivere! Vogliamo
elettricità e riso!».
Il famigerato dipartimento per la sicurezza di stato avrebbe
cercato di individuare i responsabili delle manifestazioni di
protesta, arenandosi tuttavia di fronte all'inusuale riluttanza dei
cittadini a fornire informazioni, che hanno dato vita a un autentico
muro di silenzio.
«Quando eventi del genere si sono verificati nel passato -
racconta la fonte nordcoreana -, la gente non esitava a denunciare i
propri vicini alle autorità, mentre adesso le persone si coprono a
vicenda».
Alla base delle dimostrazioni popolari, scrive il quotidiano, vi
sarebbe la decisione del regime di interrompere la già scarsa
fornitura di energia elettrica, in gran parte generata dalle vecchie
centrali costruite dai giapponesi nel periodo di occupazione
coloniale, nelle aree di Jongju e Yongchon, per destinare tutte le
risorse disponibili a Pyongyang e permettere di illuminare la
capitale «come fosse giorno» proprio durante i festeggiamenti per il
compleanno del 'caro leader'.
«La fornitura - continua la fonte - è stata limitata a sole poche
ore al giorno, in aggiunta alle croniche difficoltà a portare il
cibo in tavola con il rialzo dei prezzi del riso». Il disagio,
almeno nella provincia, è arrivato al punto critico da interessare
allo stesso modo soldati e civili.
Secondo un nordcoreano rifugiatosi anni fa in Corea del Sud, le
aree di Jongju e Yongchon hanno creato più di un grattacapo alla
famiglia Kim. Nel 2004, infatti, una forte esplosione si registrò
alla stazione ferroviaria di Yongchon, proprio poco dopo il
passaggio del treno superblindato di Kim Jong-il. Un episodio che
fece subito pensare a un tentativo di attentato.
in tre città della Corea del Nord per chiedere cibo ed elettricità.
Un evento più unico che raro a conferma delle severe difficoltà
economiche e alimentari cui è sottoposta la popolazione del regime
comunista.
Secondo le ricostruzioni del quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo,
che cita una fonte nordcoreana, le dimostrazioni hanno avuto luogo
il 14 febbraio, due giorni prima del compleanno del leader Kim Jong-
il, nelle città di Jongju, Yongchon e Sonchon, nella provincia di
Pyongan del Nord, non lontane dal confine occidentale con la Cina.
Le proteste hanno visto all'inizio la partecipazione di una o due
persone, cui col passare del tempo se ne sono aggiunte numerose
altre attraverso un'adesione definita «spontanea». Lo dimostra,
rileva il Chosun Ilbo, l'uso di megafoni improvvisati ricavati dai
giornali da cui sono stati scanditi slogan del tipo «Dateci
elettricità e riso!» oppure «Non possiamo più vivere! Vogliamo
elettricità e riso!».
Il famigerato dipartimento per la sicurezza di stato avrebbe
cercato di individuare i responsabili delle manifestazioni di
protesta, arenandosi tuttavia di fronte all'inusuale riluttanza dei
cittadini a fornire informazioni, che hanno dato vita a un autentico
muro di silenzio.
«Quando eventi del genere si sono verificati nel passato -
racconta la fonte nordcoreana -, la gente non esitava a denunciare i
propri vicini alle autorità, mentre adesso le persone si coprono a
vicenda».
Alla base delle dimostrazioni popolari, scrive il quotidiano, vi
sarebbe la decisione del regime di interrompere la già scarsa
fornitura di energia elettrica, in gran parte generata dalle vecchie
centrali costruite dai giapponesi nel periodo di occupazione
coloniale, nelle aree di Jongju e Yongchon, per destinare tutte le
risorse disponibili a Pyongyang e permettere di illuminare la
capitale «come fosse giorno» proprio durante i festeggiamenti per il
compleanno del 'caro leader'.
«La fornitura - continua la fonte - è stata limitata a sole poche
ore al giorno, in aggiunta alle croniche difficoltà a portare il
cibo in tavola con il rialzo dei prezzi del riso». Il disagio,
almeno nella provincia, è arrivato al punto critico da interessare
allo stesso modo soldati e civili.
Secondo un nordcoreano rifugiatosi anni fa in Corea del Sud, le
aree di Jongju e Yongchon hanno creato più di un grattacapo alla
famiglia Kim. Nel 2004, infatti, una forte esplosione si registrò
alla stazione ferroviaria di Yongchon, proprio poco dopo il
passaggio del treno superblindato di Kim Jong-il. Un episodio che
fece subito pensare a un tentativo di attentato.
giovedì, febbraio 10, 2011
Una donna da sposare
Fonte corsera
Sara Tommasi: «Berlusconi mi ha delusa, lui dovrebbe dare il buon esempio»
La showgirl: «Non sono una escort. Sono vittima di persecuzioni e ricatti continui e non mi sento tutelata»
«il mio problema è un impulso insopprimibile a fare sesso»
Sara Tommasi: «Berlusconi mi ha delusa, lui dovrebbe dare il buon esempio»
La showgirl: «Non sono una escort. Sono vittima di persecuzioni e ricatti continui e non mi sento tutelata»
MILANO - «Non sono una escort. Sono vittima di persecuzioni e ricatti continui e non mi sento tutelata»: così Sara Tommasi, la showgirl e attrice che avrebbe avuto rapporti con il premier e anche con esponenti legati alla camorra, attualmente in vacanza a Dubai, parla all'Ansa dello scandalo che l'ha travolta.
BERLUSCONI - «Berlusconi mi ha colpita positivamente la prima volta che l'ho visto - aggiunge - Oggi posso dire di essere delusa. Uno scandalo del genere può coinvolgere una starlette come me ma non un politico, che dovrebbe dare il buon esempio». Sara Tommasi si dice poi «assolutamente tranquilla» e spiega: «Il mio lavoro mi porta a contatto con un certo ambiente e con personaggi del calibro di Berlusconi, Gheddafi, Putin. Non mi pento di niente, cosa avrei dovuto fare? Non lavorare nello spettacolo?».
Le parole della Tommasi arrivano proprio nel giorno in cui le forze dell'ordine hanno perquisito la sua casa milanese nell'ambito dell'inchiesta di Napoli che la vede coinvolta. E del botta e risposta indiretto con la figlia del premier Marina Berlusconi, che ha replicato alla pubblicazione del testo di alcuni sms dell'attrice che la coinvolgevano dicendo: «Scopro dalla lettura dei giornali che una signorina che non ho mai conosciuto, in un messaggino inviato ad una persona che non ho mai conosciuto, sostiene che farei parte di un non meglio precisato giro squallido, come è noto, gli unici "giri" che frequento sono quelli di mio marito e dei miei figli».
IL RAPPORTO CON LA MINETTI - In un'altra intervista, questa volta a Novella 2000 in edicola giovedì la Tommasi precisa alcuni aspetti del suo carattere: «Il mio problema è un impulso insopprimibile a fare sesso. Ma non sono una prostituta. È che mi sciolgono la droga nei bicchieri...» Però ammette: «Certo, se un ministro mi offrisse 15mila euro... ma è solo un'ipotesi». E poi ancora su Ronaldhino: «Frequenta gente che sembrano narcotrafficanti», racconta Sara. E su Sgarbi: «Mi ha portato con Berlusconi in Bulgaria, il giugno scorso». Infine della Minetti, attuale fidanzata del suo ex Giancola, la Tommasi dice che «pensa solo ai soldi ed è malata di shopping».
IL MISTERO DEL CELLULARE - In un'intervista a La7 poi ha dato la sua versione su suoi sms al premier: «Il cellulare l'ho perso un migliaio di volte. Il numero di Berlusconi ce l'ho in rubrica: avendolo perso in taxi, magari qualcuno ha trovato il cellulare e ha mandato dei messaggi. Magari un agente, un agentucolo, gente legata a Corona, a Lele Mora, che poi l'ha usato per far casino, per far le serate». Sull'ambiente in cui si sta sviluppando l'inchiesta ha aggiunto: «Vuol dire che c'è un sistema che mette droga nei bicchieri. Capita con Corona, capita con Lele Mora». Alla domanda se intende andare dai Pm di Napoli ha risposto: «Spero di sì, spero che mi chiamino perchè finora mi hanno chiamato soltanto i giornalisti».
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lunedì, febbraio 07, 2011
Barbareschi: un uomo piccolo piccolo?
Secondo quanto dice Angela Napoli (Fli):
«Così Barbareschi ha cambiato il suo voto»: «Giovedì ha scelto tasto rosso (voto contrario) e ha scattato una foto, poi però ha premuto il tasto bianco»
Barbareschi ha cambiato il suo voto»
«Giovedì ha scelto tasto rosso (voto contrario) e ha scattato una foto, poi però ha premuto il tasto bianco»
Angela Napoli davanti alla Camera dei Deputati a Montecitorio (Ansa)
Angela Napoli davanti alla Camera dei Deputati a Montecitorio (Ansa)
MILANO - «Barbareschi ha premuto il rosso, cioè contrario al deliberato della Giunta, così come era stato concordato da tutto il Fli. Poi ha messo il telefonino sulla lucetta rossa e ha scattato una foto. Che cinema... quindi ha lasciato il telefonino sopra la lucetta rossa. Ho capito che stava per fare qualcosa e ho toccato il braccio di Buonfiglio, facendogli segno di guardare lì. Alla fine, mentre il presidente Fini stava dicendo "votazione chiusa", Barbareschi ha cambiato premendo il bianco, e dunque votando l'astensione, così come è apparso sul quadro generale d'Aula». Angela Napoli, deputata di Futuro e Libertà e capogruppo di Fli in commissione Antimafia racconta così all'Adnkronos il voto di Luca Barbareschi, giovedì a Montecitorio sulla proposta di restituire gli atti sul caso Ruby alla Procura di Milano.
«RESPONSABILITÀ» - «Quando è apparsa la lucetta bianca sul quadro - aggiunge Napoli - in mezzo a tutti i rossi, dagli scranni in alto alle mie spalle ho sentito gridare dai banchi del mio gruppo: "Chi è stato?". Io ho subito detto: Barbareschi. Perché l'avevo visto. Ma lui mi ha mostrato la foto che aveva sul cellulare. A quel punto gli ho risposto che era uno sciocco». «Il voto - rimarca l'esponente di Fli - è quello che appare sul quadro e viene registrato. Quando ha capito che aveva fatto un'eresia, Barbareschi ha detto "ho sbagliato" ed è andato giù a dirlo agli stenografi. Ma il suo voto non è stato cambiato e non sappiamo se si sia realmente avvicinato a loro e abbia detto qualcosa». «Da venerdì - spiega - non l'ho più sentito. Ammesso che effettivamente abbia voluto scherzare - conclude Angela Napoli - ritengo che questo non sia però il momento di farlo, perché credo che in ogni parlamentare, considerata la situazione politica, debba prevalere il senso di responsabilità». (fonte: Adnkronos)
«Così Barbareschi ha cambiato il suo voto»: «Giovedì ha scelto tasto rosso (voto contrario) e ha scattato una foto, poi però ha premuto il tasto bianco»
Barbareschi ha cambiato il suo voto»
«Giovedì ha scelto tasto rosso (voto contrario) e ha scattato una foto, poi però ha premuto il tasto bianco»
Angela Napoli davanti alla Camera dei Deputati a Montecitorio (Ansa)
Angela Napoli davanti alla Camera dei Deputati a Montecitorio (Ansa)
MILANO - «Barbareschi ha premuto il rosso, cioè contrario al deliberato della Giunta, così come era stato concordato da tutto il Fli. Poi ha messo il telefonino sulla lucetta rossa e ha scattato una foto. Che cinema... quindi ha lasciato il telefonino sopra la lucetta rossa. Ho capito che stava per fare qualcosa e ho toccato il braccio di Buonfiglio, facendogli segno di guardare lì. Alla fine, mentre il presidente Fini stava dicendo "votazione chiusa", Barbareschi ha cambiato premendo il bianco, e dunque votando l'astensione, così come è apparso sul quadro generale d'Aula». Angela Napoli, deputata di Futuro e Libertà e capogruppo di Fli in commissione Antimafia racconta così all'Adnkronos il voto di Luca Barbareschi, giovedì a Montecitorio sulla proposta di restituire gli atti sul caso Ruby alla Procura di Milano.
«RESPONSABILITÀ» - «Quando è apparsa la lucetta bianca sul quadro - aggiunge Napoli - in mezzo a tutti i rossi, dagli scranni in alto alle mie spalle ho sentito gridare dai banchi del mio gruppo: "Chi è stato?". Io ho subito detto: Barbareschi. Perché l'avevo visto. Ma lui mi ha mostrato la foto che aveva sul cellulare. A quel punto gli ho risposto che era uno sciocco». «Il voto - rimarca l'esponente di Fli - è quello che appare sul quadro e viene registrato. Quando ha capito che aveva fatto un'eresia, Barbareschi ha detto "ho sbagliato" ed è andato giù a dirlo agli stenografi. Ma il suo voto non è stato cambiato e non sappiamo se si sia realmente avvicinato a loro e abbia detto qualcosa». «Da venerdì - spiega - non l'ho più sentito. Ammesso che effettivamente abbia voluto scherzare - conclude Angela Napoli - ritengo che questo non sia però il momento di farlo, perché credo che in ogni parlamentare, considerata la situazione politica, debba prevalere il senso di responsabilità». (fonte: Adnkronos)
giovedì, febbraio 03, 2011
Banane per cena
Fonte Repubblica
E sul Tg1 va in onda
l'intervista brezneviana
di SEBASTIANO MESSINA
C'ERA una volta il videomessaggio a reti unificate, con librerie di scena e telecamere velate. Oggi anche Berlusconi s'è adeguato ai tempi: gli bastano quattro minuti all'apertura del Tg1. Un Tg1 al cui confronto il mitico telegiornale Vremia dell'era brezneviana brilla ormai per indipendenza, autonomia e spirito critico. Chi ha visto ieri sera l'edizione delle 20 ha assistito a un evento scientificamente rilevante, una mutazione genetica in diretta televisiva: il videomessaggio con intervistatore embedded.
Nel pieno di una tempesta che sta squassando la sua maggioranza, mettendo in pericolo il passaggio del federalismo fiscale e la stessa sopravvivenza del governo, nel bel mezzo di una bufera giudiziaria che vede il presidente del Consiglio indagato per reati infamanti, nel cuore di uno scandalo senza precedenti sugli eccessi imbarazzanti della sua vita privata, il principale telegiornale del servizio pubblico ottiene una "intervista esclusiva" con Berlusconi, la mette in cima al suo menù dell'ora di cena, la annuncia con toni emozionati nei titoli di testa, e poi cosa gli va a domandare l'intervistatore presidenziale? La verità sui cinque milioni promessi a Ruby, già "nipote di Mubarak" prima della rivolta del Cairo? La sua versione sul giro di denaro e di regali alle disponibili signorine del residence Olgettina? La sua linea di difesa al processo che lo aspetta a Milano? Macché. Il telegiornalista Renzulli, evidentemente appena tornato da un lungo viaggio nel pianeta Papalla, gli fa i complimenti per i brillantissimi risultati ottenuti dal governo italiano nel contenimento dei conti pubblici, la cui eco - ci informa con un sussurro zelante - si è ormai diffusa in tutta l'Europa.
Dopodiché indossa la maglia della mezzala di complemento e invece di fargli non diciamo delle contestazioni, ma anche solo delle garbate domande, fa partire verso il premier uno dietro l'altro dei passaggi sotto rete, degli assist imbarazzanti a porta vuota, fino a raggiungere l'apice con un quesito con risposta incorporata: "Dietro il no dell'opposizione, secondo lei, aleggia il partito della patrimoniale, la vecchia ricetta che per risolvere i nodi della nostra economia punta sempre sulla scorciatoia dell'aumento della pressione fiscale?".
A una simile domanda, perfetta nella sua efficacia propagandistica, il presidente del Consiglio avrebbe potuto limitarsi a rispondere, annuendo con soddisfazione: "È proprio così, amico mio, vedo che lei ha capito tutto". E invece, nel generoso intento di corroborare con parole sue la tesi così splendidamente esposta dallo sparring partner speditogli dall'amico Minzolini, Berlusconi ci ha spiegato che lui sta facendo i conti con un debito pubblico che "dal 1980 al 1992", è stato moltiplicato "otto volte" dai governi di allora, "con i comunisti in primo piano". Ed è stato a questo punto che è venuta a galla la classe, l'eleganza, lo stile del buon Renzulli. Un altro gli avrebbe domandato: scusi, sta parlando dei governi dei suoi amici socialisti e democristiani, quando il Pci stava all'opposizione? E invece lui, che è un artista dell'intervista senza domande, non ha voluto inquinare quel momento con un'obiezione, un "ma" o un sopracciglio inarcato. E ha infiocchettato con il suo sorriso rassicurante il pacco regalo del videomessaggio presidenziale, che il "direttorissimo" s'è incaricato di consegnarci giusto in tempo per l'ora di cena.
Nel paese dei viados
Nel paese dei limoni puo' accadere che due criminali, due trans coscienti di essere sieropositivi, si fanno 600 clienti al mese (quanti senza preservativo) e quando vengono presi vengono espulsi. In USA sarebbero condannati per omicidio colposo e prenderebbero 20 anni minimo. Qui li buttano fuori sapendo che fra due settimane questi rientrano. Via, fuori dall'Europa a calci in culo un paese cosi'.
Fonte Corsera
I due viados sieropositivi
Ogni mese 600 clienti
Fermati i brasiliani. Timori per il contagio
MILANO - Due monolocali a Milano, in via Ferrante Aporti, vicino alla stazione Centrale. Il marciapiede, il sesso, la paura di morire da un momento all'altro di Aids. Due viados brasiliani che nei rispettivi 45 metri quadrati vendevano il proprio corpo minato dall'Hiv. Trecento clienti a testa al mese per un giro complessivo di affari di 250 mila euro all'anno. Una sorta di untori, indagati l'altro giorno dagli agenti della polizia locale. Due brasiliani clandestini. Uno di 26 anni, già espulso. L'altro di 38 anni, con un ordine di espulsione della questura di Rimini.
I due sono stati sorpresi a prostituirsi. Ma, di fronte agli agenti che pensavano di arrestarli perché già espulsi, hanno detto di essere sieropositivi e di essere in cura in ospedale. Una malattia grave che gli ha evitato l'arresto, ma che non gli impedisce di continuare a prostituirsi.
«Il pm - dice il vicesindaco Riccardo De Corato - ha negato l'arresto. In questo modo il contrasto alla clandestinità, in particolare di chi è recidivo e non rispetta gli ordini di allontanamento, risulterà sempre più virtuale. E' infatti presumibile che queste persone li ritroveremo ancora in giro, creando problemi di sicurezza e un rischio per la salute pubblica vista la condizione di sieropositività della quale dubito informassero i clienti».
I brasiliani in Italia possono venire senza visto. E rimanere nel nostro Paese per tre mesi dal timbro di ingresso sul passaporto. Così viados e prostitute brasiliani iniziano a battere i marciapiedi. Anche se sanno di avere l' Aids. E quando i tre mesi scadono, si presentano in ospedale per farsi rilasciare un documento che attesti l'infezione: così possono chiedere un permesso di soggiorno «per cure mediche». Un permesso concesso per dare loro la possibilità di curarsi: da noi ci si cura gratis, nei loro Paesi no. E la legge è chiara: «Questo permesso ha una durata pari a quella del trattamento, è rinnovabile finché durano le necessità terapeutiche e deve essere richiesto insieme con un visto specifico per cure mediche della durata massima di un anno». Quindi gli immigrati sieropositivi, anche se irregolari, hanno diritto di restare in Italia se nel loro Paese di origine non hanno la possibilità di ricevere cure adeguate. In casi di sieropositività conclamata non si può procedere con l'espulsione e il malato va assistito qui. Ma il problema non è la malattia, è che molti continuano a prostituirsi.
«I due transessuali sieropositivi indagati - spiega l'assessore alla salute Giampaolo Landi di Chiavenna - non sono le uniche mine vaganti presenti sui nostri marciapiedi. Il fenomeno è ampio: una "lucciola" su due, tra prostitute e trans, è positiva al virus Hiv. L'unica soluzione che potrebbe arginare l'emergenza sanitaria è legalizzare la prostituzione. E il problema non è solo quella su strada, ma anche quella negli apparenti centri estetici, dello scambio di coppie e più in generale della mancanza di educazione sulla buona salute anche nei rapporti sessuali. La legalizzazione comporterebbe miglioramenti igienico sanitari, farebbe emergere il "nero" ed aiuterebbe, tra l'altro, le casse nazionali. Disarmando così la malavita. Basti pensare che ogni giorno delle 11 persone che contraggono il virus dell'Aids in Italia, due vivono a Milano».
Michele Focarete
lunedì, gennaio 31, 2011
sabato, gennaio 29, 2011
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