Lo sfigatissimo premier italiano che rosica di fronte alle prese di posizione di Sarkozy
fonte il secolo XIX
Su il Secolo XIX in edicola sette pagine dedicate alla crisi con la Libia
Parigi - «Sono sicuro che il popolo libico saprà distinguere tra chi ha chiuso con coraggio l’epoca fascista e chi invece ancora mantiene una logica colonialista». Silvio Berlusconi si sfoga con alcuni ministri. La Francia ha messo il piede sull’acceleratore e l’Italia ha dovuto regolarsi di conseguenza. Ma a malincuore: «Occorreva – questo il rimpianto del premier – più cautela, era necessario mettere in atto l’ultima mediazione, bisognava aspettare». Ciò non significa che l’Italia non sia al fianco degli insorti in Libia. Ma Sarkozy e Cameron «si sono mossi troppo frettolosamente». Il premier si aspettava anche il distinguo di Mosca che ieri ha preso le distanze dagli attacchi. Il dito è puntato proprio contro il presidente francese che, questo il ragionamento del Cavaliere, si presenta come «il salvatore della Libia» soltanto per interessi personali ed economici. Sarkozy, in compagnia del ministro degli Esteri Juppé, ha organizzato un summit con il segretario di Stato americano Clinton e il premier inglese Cameron: Berlusconi non è stato invitato, e non l’ha presa bene. È stato in quel vertice ristretto che, in realtà, si è deciso di stringere sull’intervento. Roma è stata tagliata fuori, relegata a un ruolo di comprimario. A inviare un messaggio chiaro è stato il ministro della Difesa: «Non faremo da affitta camere, non daremo le chiavi delle nostre basi ai nostri amici alleati», ha spiegato La Russa dando sfogo a quanto Berlusconi per ora dice solo in privato: «La Francia pensa di fare tutta da solo, sbaglia. Le basi sono nostre, siamo stati noi a metterci la faccia. Occorreva coinvolgere la Lega araba e l’Unione Africana, invece ha voluto intestarsi la guerra. Una mossa azzardata». Poco importa al Cavaliere che gli Usa e l’Inghilterra abbiano “sposato” la linea di Sarkozy. Il timore é che in ogni caso l’Italia avrà la peggio, perderà gas e petrolio nonostante il suo ingresso nei volenterosi. E allora il Capo del governo si trova tra due fuochi: da una parte una vera e propria coalizione di guerra che da ieri bombarda la Libia, dall’altra la posizione della Lega che ieri ha attaccato duramente l’esecutivo. Provocando l’indignazione dei ministri La Russa e Frattini che sono stati accusati dal “Senatur” di parlare a vanvera. Questa volta il premier non si é limitato a esprimere una semplice irritazione per le uscite di Bossi. «Può avere anche ragione, ma così rischia di delegittimarci in un momento delicato», si è sfogato con rabbia. Berlusconi non ha gradito che non siano state prese in considerazione le posizioni dell’Italia e della Germania. Ma di fronte all’intransigenza della Francia il premier ha dovuto abbassare il capo: «Non possiamo sfilarci, altrimenti verremo travolti», ha ripetuto Berlusconi. E ieri a Parigi la cosa era evidente: al pranzo ufficiale, il Cavaliere (seduto tra Zapatero e il ministro degli Emirati arabi, lontano da Sarkozy e Ban Ki Moon, ma vicino alla Ashton), ha parlato per penultimo, offrendo la disponibilità italiana per le basi e dicendosi pronto, se richiesto, a fare anche di più. Cameron, che aveva parlato prima, non poteva più ringraziarlo pubblicamente: lo ha fatto con un biglietto scritto a mano. Illary Clinton, che ha parlato dopo, come raccontano gli sherpa presenti all’incontro, lo ha invece direttamente ringraziato. Ma era tutta facciata: chi era vicino al premier racconta che dopo il vertice era molto teso, e avrebbe detto che «è vero, Gheddafi è un dittatore che sta massacrando il suo popolo, ma non è peggiore di altri che stanno facendo la stessa cosa e contro i quali nessuno interviene. Con lui avevamo stretto un accordo che ora di fatto devo rompere, è giusto farlo, in queste condizioni, ma non è una posizione facile». Nervosismo evidente all’incontro con i giornalisti in ambasciata (durato 9 minuti): non ha mai sorriso. Il Cavaliere avrebbe voluto dire di no, ma si rende conto che, «se richiesto», non potrà dire di no.
Pentma vuol dire pietra, ma questo blog è solo un sassolino, come ce ne sono tanti. Forse solo un po' più striato.
domenica, marzo 20, 2011
venerdì, marzo 18, 2011
giovedì, marzo 03, 2011
martedì, marzo 01, 2011
Le cimici di B
...se questo è un padre...
++ RUBY: PADRE B.GUERRA,PREMIER VUOLE CIMICE IN SEDE FLI? ++
UOMO DEFINISCE LOCALI 'TANA DEI COSPIRATORI'; BERLUSCONI RIFIUTA
(ANSA) - MILANO, 1 MAR - C'e' anche la proposta fatta a
Silvio Berlusconi di mettere una microspia nelle sede milanese
di Futuro e Liberta' nelle intercettazioni depositate dai pm di
Milano - e che l'ANSA ha potuto consultare - nello stralcio
dell'inchiesta sul caso Ruby e per il quale il premier sara'
processato con rito immediato per concussione e prostituzione
minorile a partire dal prossimo 6 aprile.
E' l'idea, che non ha avuto seguito in quanto il Capo del
Governo ha ritenuto ''meglio non farlo'', di Innocenzo Guerra,
padre della show girl Barbara, una delle ragazze ospiti delle
serate ad Arcore.
L'uomo, impegnato nei lavori di
risistemazione dei locali della sede di Fli in via Terraggio
(inaugurati ufficialmente lo scorso 24 gennaio), e che definisce
''tana dei cospiratori'', l'11 gennaio, parlando all'ora di cena
al telefono con la figlia le dice: ''Io gli volevo proporre se
vuole mettere una microspia (ride)...'' . Poco piu' avanti:
''io..c'ho le chiavi io dell'ufficio (...) ieri e' venuto anche
il senatore Valditara''. La figlia: ''e si puo' fare?''. Il
padre le ripete: ''io c'ho le chiavi''. La show girl: 'allora
glielo dico sub... cacchiarola. Non e' qui senno' cazzo andavamo
a casa sua subito''. Innocenzo Guerra: ''annuisce. Perche' gia'
ieri parlava di La Russa questo qui, io son stato dentro 10
minuti...''. E ancora: ''eran dentro in sei che parlavano:
'allora ti devi occupare dei palazzinari perche' dobbiamo
tirare fuori i 200.000 appartamenti della gente che gli manca la
casa' (...) Sto senatore parlava cosi' adesso La Russa non ho
capito cosa diceva di La Russa''. (ANSA).
BRU-Y6N/FRF
01-MAR-11 17:21 NNNN
++ RUBY: PADRE B.GUERRA,PREMIER VUOLE CIMICE IN SEDE FLI? ++
UOMO DEFINISCE LOCALI 'TANA DEI COSPIRATORI'; BERLUSCONI RIFIUTA
(ANSA) - MILANO, 1 MAR - C'e' anche la proposta fatta a
Silvio Berlusconi di mettere una microspia nelle sede milanese
di Futuro e Liberta' nelle intercettazioni depositate dai pm di
Milano - e che l'ANSA ha potuto consultare - nello stralcio
dell'inchiesta sul caso Ruby e per il quale il premier sara'
processato con rito immediato per concussione e prostituzione
minorile a partire dal prossimo 6 aprile.
E' l'idea, che non ha avuto seguito in quanto il Capo del
Governo ha ritenuto ''meglio non farlo'', di Innocenzo Guerra,
padre della show girl Barbara, una delle ragazze ospiti delle
serate ad Arcore.
L'uomo, impegnato nei lavori di
risistemazione dei locali della sede di Fli in via Terraggio
(inaugurati ufficialmente lo scorso 24 gennaio), e che definisce
''tana dei cospiratori'', l'11 gennaio, parlando all'ora di cena
al telefono con la figlia le dice: ''Io gli volevo proporre se
vuole mettere una microspia (ride)...'' . Poco piu' avanti:
''io..c'ho le chiavi io dell'ufficio (...) ieri e' venuto anche
il senatore Valditara''. La figlia: ''e si puo' fare?''. Il
padre le ripete: ''io c'ho le chiavi''. La show girl: 'allora
glielo dico sub... cacchiarola. Non e' qui senno' cazzo andavamo
a casa sua subito''. Innocenzo Guerra: ''annuisce. Perche' gia'
ieri parlava di La Russa questo qui, io son stato dentro 10
minuti...''. E ancora: ''eran dentro in sei che parlavano:
'allora ti devi occupare dei palazzinari perche' dobbiamo
tirare fuori i 200.000 appartamenti della gente che gli manca la
casa' (...) Sto senatore parlava cosi' adesso La Russa non ho
capito cosa diceva di La Russa''. (ANSA).
BRU-Y6N/FRF
01-MAR-11 17:21 NNNN
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giovedì, febbraio 24, 2011
mercoledì, febbraio 23, 2011
Gramellini da Fabio Fazio a Che tempo che fa. Le notizie della settimana...
Da guardare giusto gli ultimi due minut quando viene smontata la strategia difensiva della PDL
Facciamo come ci pare
Quanti deliri tra i filo Cav.
di Marco Travaglio
Fonte l'espressonline
Dicono che se il concusso nega di esserlo stato, il reato non c'è. Dicono che se Berlusconi ignorava la minore età della ragazza, il reato non sussiste. Tutte balle: urge un corso accelerato di diritto penale
Sentendo parlare Berlusconi, viene il dubbio che i suoi onorevoli avvocati, forse per un eccesso di umana pietà, non l'abbiano bene informato su quel che rischia dal processo Ruby. Infatti dice serafico: "Accuse infondate e risibili: il dirigente della polizia che sarebbe stato concusso nega di esserlo mai stato e la minorenne nega di aver mai avuto avances o rapporti sessuali e afferma di essersi presentata come ventiquattrenne". Non gli hanno spiegato che, per la concussione, non è necessario che il concusso si dichiari tale: trattandosi di un'estorsione commessa da un pubblico ufficiale, essa pone il concusso in uno stato di sudditanza. Di solito, nei processi per estorsione, la vittima del racket nega di aver pagato il pizzo, eppure chi gliel'ha imposto viene condannato lo stesso. Per la prostituzione minorile, basta provare che la prostituta era minorenne, non che l'indagato lo sapesse; se non lo sapeva, peggio per lui (altrimenti non si riuscirebbe mai a condannare nessuno).
È dunque consigliabile un corso accelerato di diritto penale non solo per il premier imputato, ma anche per la legione di commentatori che si esercitano sul caso Ruby. Maurizio Belpietro, giurista per caso, ripete che il Cavaliere è in una botte di ferro: "Se la Procura non incrimina i funzionari della Questura per aver rilasciato Ruby dopo la sua telefonata, è evidente che lui non li ha costretti a fare nulla di illecito". Ma per la concussione non occorre che il concusso faccia qualcosa di illecito: basta che il concussore, "abusando della sua qualità o dei suoi poteri", lo "induca" a "dare o promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità". Ora, il pm minorile aveva raccomandato di trattenere Ruby o di affidarla a una comunità, invece i funzionari la affidarono "indebitamente" alla consigliera regionale Nicole Minetti ed, essendo vittime di concussione, non sono perseguibili. Piero Ostellino, in uno dei venti-trenta articoli pro Berlusconi scritti sul "Corriere", sempre con l'aria di difendere il liberalismo a nome di Locke, Stuart Mill, Tocqueville e gli altri suoi spiriti guida, insinua che "l'inchiesta sul capo del governo, e le relative intercettazioni, sarebbero partite prima della famosa telefonata in Questura, cioè prima di qualsiasi notitia criminis... un abuso di potere tipico dei regimi dittatoriali".
Due giorni dopo, sempre sul "Corriere", Ernesto Galli della Loggia ripete: "Qual era la notitia criminis che prima della famosa notte della Questura ha indotto a mettere sotto controllo la villa di Arcore?". Tutte balle. L'indagine partì a giugno e le intercettazioni a luglio, dunque dopo la notte della Questura (27 maggio); e mai fu controllata la villa di Arcore: lo furono solo i cellulari delle ragazze invitate dal trio Mora-Fede-Minetti, sospettato di organizzare un giro di prostituzione. Per scoprirlo non occorre nemmeno conoscere i codici. Basterebbe che gli opinionisti del "Corriere" leggessero le cronache del "Corriere".
di Marco Travaglio
Fonte l'espressonline
Dicono che se il concusso nega di esserlo stato, il reato non c'è. Dicono che se Berlusconi ignorava la minore età della ragazza, il reato non sussiste. Tutte balle: urge un corso accelerato di diritto penale
Sentendo parlare Berlusconi, viene il dubbio che i suoi onorevoli avvocati, forse per un eccesso di umana pietà, non l'abbiano bene informato su quel che rischia dal processo Ruby. Infatti dice serafico: "Accuse infondate e risibili: il dirigente della polizia che sarebbe stato concusso nega di esserlo mai stato e la minorenne nega di aver mai avuto avances o rapporti sessuali e afferma di essersi presentata come ventiquattrenne". Non gli hanno spiegato che, per la concussione, non è necessario che il concusso si dichiari tale: trattandosi di un'estorsione commessa da un pubblico ufficiale, essa pone il concusso in uno stato di sudditanza. Di solito, nei processi per estorsione, la vittima del racket nega di aver pagato il pizzo, eppure chi gliel'ha imposto viene condannato lo stesso. Per la prostituzione minorile, basta provare che la prostituta era minorenne, non che l'indagato lo sapesse; se non lo sapeva, peggio per lui (altrimenti non si riuscirebbe mai a condannare nessuno).
È dunque consigliabile un corso accelerato di diritto penale non solo per il premier imputato, ma anche per la legione di commentatori che si esercitano sul caso Ruby. Maurizio Belpietro, giurista per caso, ripete che il Cavaliere è in una botte di ferro: "Se la Procura non incrimina i funzionari della Questura per aver rilasciato Ruby dopo la sua telefonata, è evidente che lui non li ha costretti a fare nulla di illecito". Ma per la concussione non occorre che il concusso faccia qualcosa di illecito: basta che il concussore, "abusando della sua qualità o dei suoi poteri", lo "induca" a "dare o promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità". Ora, il pm minorile aveva raccomandato di trattenere Ruby o di affidarla a una comunità, invece i funzionari la affidarono "indebitamente" alla consigliera regionale Nicole Minetti ed, essendo vittime di concussione, non sono perseguibili. Piero Ostellino, in uno dei venti-trenta articoli pro Berlusconi scritti sul "Corriere", sempre con l'aria di difendere il liberalismo a nome di Locke, Stuart Mill, Tocqueville e gli altri suoi spiriti guida, insinua che "l'inchiesta sul capo del governo, e le relative intercettazioni, sarebbero partite prima della famosa telefonata in Questura, cioè prima di qualsiasi notitia criminis... un abuso di potere tipico dei regimi dittatoriali".
Due giorni dopo, sempre sul "Corriere", Ernesto Galli della Loggia ripete: "Qual era la notitia criminis che prima della famosa notte della Questura ha indotto a mettere sotto controllo la villa di Arcore?". Tutte balle. L'indagine partì a giugno e le intercettazioni a luglio, dunque dopo la notte della Questura (27 maggio); e mai fu controllata la villa di Arcore: lo furono solo i cellulari delle ragazze invitate dal trio Mora-Fede-Minetti, sospettato di organizzare un giro di prostituzione. Per scoprirlo non occorre nemmeno conoscere i codici. Basterebbe che gli opinionisti del "Corriere" leggessero le cronache del "Corriere".
Nord Corea
SEUL (ats/ansa) Gruppi di cittadini hanno protestato apertamente
in tre città della Corea del Nord per chiedere cibo ed elettricità.
Un evento più unico che raro a conferma delle severe difficoltà
economiche e alimentari cui è sottoposta la popolazione del regime
comunista.
Secondo le ricostruzioni del quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo,
che cita una fonte nordcoreana, le dimostrazioni hanno avuto luogo
il 14 febbraio, due giorni prima del compleanno del leader Kim Jong-
il, nelle città di Jongju, Yongchon e Sonchon, nella provincia di
Pyongan del Nord, non lontane dal confine occidentale con la Cina.
Le proteste hanno visto all'inizio la partecipazione di una o due
persone, cui col passare del tempo se ne sono aggiunte numerose
altre attraverso un'adesione definita «spontanea». Lo dimostra,
rileva il Chosun Ilbo, l'uso di megafoni improvvisati ricavati dai
giornali da cui sono stati scanditi slogan del tipo «Dateci
elettricità e riso!» oppure «Non possiamo più vivere! Vogliamo
elettricità e riso!».
Il famigerato dipartimento per la sicurezza di stato avrebbe
cercato di individuare i responsabili delle manifestazioni di
protesta, arenandosi tuttavia di fronte all'inusuale riluttanza dei
cittadini a fornire informazioni, che hanno dato vita a un autentico
muro di silenzio.
«Quando eventi del genere si sono verificati nel passato -
racconta la fonte nordcoreana -, la gente non esitava a denunciare i
propri vicini alle autorità, mentre adesso le persone si coprono a
vicenda».
Alla base delle dimostrazioni popolari, scrive il quotidiano, vi
sarebbe la decisione del regime di interrompere la già scarsa
fornitura di energia elettrica, in gran parte generata dalle vecchie
centrali costruite dai giapponesi nel periodo di occupazione
coloniale, nelle aree di Jongju e Yongchon, per destinare tutte le
risorse disponibili a Pyongyang e permettere di illuminare la
capitale «come fosse giorno» proprio durante i festeggiamenti per il
compleanno del 'caro leader'.
«La fornitura - continua la fonte - è stata limitata a sole poche
ore al giorno, in aggiunta alle croniche difficoltà a portare il
cibo in tavola con il rialzo dei prezzi del riso». Il disagio,
almeno nella provincia, è arrivato al punto critico da interessare
allo stesso modo soldati e civili.
Secondo un nordcoreano rifugiatosi anni fa in Corea del Sud, le
aree di Jongju e Yongchon hanno creato più di un grattacapo alla
famiglia Kim. Nel 2004, infatti, una forte esplosione si registrò
alla stazione ferroviaria di Yongchon, proprio poco dopo il
passaggio del treno superblindato di Kim Jong-il. Un episodio che
fece subito pensare a un tentativo di attentato.
in tre città della Corea del Nord per chiedere cibo ed elettricità.
Un evento più unico che raro a conferma delle severe difficoltà
economiche e alimentari cui è sottoposta la popolazione del regime
comunista.
Secondo le ricostruzioni del quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo,
che cita una fonte nordcoreana, le dimostrazioni hanno avuto luogo
il 14 febbraio, due giorni prima del compleanno del leader Kim Jong-
il, nelle città di Jongju, Yongchon e Sonchon, nella provincia di
Pyongan del Nord, non lontane dal confine occidentale con la Cina.
Le proteste hanno visto all'inizio la partecipazione di una o due
persone, cui col passare del tempo se ne sono aggiunte numerose
altre attraverso un'adesione definita «spontanea». Lo dimostra,
rileva il Chosun Ilbo, l'uso di megafoni improvvisati ricavati dai
giornali da cui sono stati scanditi slogan del tipo «Dateci
elettricità e riso!» oppure «Non possiamo più vivere! Vogliamo
elettricità e riso!».
Il famigerato dipartimento per la sicurezza di stato avrebbe
cercato di individuare i responsabili delle manifestazioni di
protesta, arenandosi tuttavia di fronte all'inusuale riluttanza dei
cittadini a fornire informazioni, che hanno dato vita a un autentico
muro di silenzio.
«Quando eventi del genere si sono verificati nel passato -
racconta la fonte nordcoreana -, la gente non esitava a denunciare i
propri vicini alle autorità, mentre adesso le persone si coprono a
vicenda».
Alla base delle dimostrazioni popolari, scrive il quotidiano, vi
sarebbe la decisione del regime di interrompere la già scarsa
fornitura di energia elettrica, in gran parte generata dalle vecchie
centrali costruite dai giapponesi nel periodo di occupazione
coloniale, nelle aree di Jongju e Yongchon, per destinare tutte le
risorse disponibili a Pyongyang e permettere di illuminare la
capitale «come fosse giorno» proprio durante i festeggiamenti per il
compleanno del 'caro leader'.
«La fornitura - continua la fonte - è stata limitata a sole poche
ore al giorno, in aggiunta alle croniche difficoltà a portare il
cibo in tavola con il rialzo dei prezzi del riso». Il disagio,
almeno nella provincia, è arrivato al punto critico da interessare
allo stesso modo soldati e civili.
Secondo un nordcoreano rifugiatosi anni fa in Corea del Sud, le
aree di Jongju e Yongchon hanno creato più di un grattacapo alla
famiglia Kim. Nel 2004, infatti, una forte esplosione si registrò
alla stazione ferroviaria di Yongchon, proprio poco dopo il
passaggio del treno superblindato di Kim Jong-il. Un episodio che
fece subito pensare a un tentativo di attentato.
giovedì, febbraio 10, 2011
Una donna da sposare
Fonte corsera
Sara Tommasi: «Berlusconi mi ha delusa, lui dovrebbe dare il buon esempio»
La showgirl: «Non sono una escort. Sono vittima di persecuzioni e ricatti continui e non mi sento tutelata»
«il mio problema è un impulso insopprimibile a fare sesso»
Sara Tommasi: «Berlusconi mi ha delusa, lui dovrebbe dare il buon esempio»
La showgirl: «Non sono una escort. Sono vittima di persecuzioni e ricatti continui e non mi sento tutelata»
MILANO - «Non sono una escort. Sono vittima di persecuzioni e ricatti continui e non mi sento tutelata»: così Sara Tommasi, la showgirl e attrice che avrebbe avuto rapporti con il premier e anche con esponenti legati alla camorra, attualmente in vacanza a Dubai, parla all'Ansa dello scandalo che l'ha travolta.
BERLUSCONI - «Berlusconi mi ha colpita positivamente la prima volta che l'ho visto - aggiunge - Oggi posso dire di essere delusa. Uno scandalo del genere può coinvolgere una starlette come me ma non un politico, che dovrebbe dare il buon esempio». Sara Tommasi si dice poi «assolutamente tranquilla» e spiega: «Il mio lavoro mi porta a contatto con un certo ambiente e con personaggi del calibro di Berlusconi, Gheddafi, Putin. Non mi pento di niente, cosa avrei dovuto fare? Non lavorare nello spettacolo?».
Le parole della Tommasi arrivano proprio nel giorno in cui le forze dell'ordine hanno perquisito la sua casa milanese nell'ambito dell'inchiesta di Napoli che la vede coinvolta. E del botta e risposta indiretto con la figlia del premier Marina Berlusconi, che ha replicato alla pubblicazione del testo di alcuni sms dell'attrice che la coinvolgevano dicendo: «Scopro dalla lettura dei giornali che una signorina che non ho mai conosciuto, in un messaggino inviato ad una persona che non ho mai conosciuto, sostiene che farei parte di un non meglio precisato giro squallido, come è noto, gli unici "giri" che frequento sono quelli di mio marito e dei miei figli».
IL RAPPORTO CON LA MINETTI - In un'altra intervista, questa volta a Novella 2000 in edicola giovedì la Tommasi precisa alcuni aspetti del suo carattere: «Il mio problema è un impulso insopprimibile a fare sesso. Ma non sono una prostituta. È che mi sciolgono la droga nei bicchieri...» Però ammette: «Certo, se un ministro mi offrisse 15mila euro... ma è solo un'ipotesi». E poi ancora su Ronaldhino: «Frequenta gente che sembrano narcotrafficanti», racconta Sara. E su Sgarbi: «Mi ha portato con Berlusconi in Bulgaria, il giugno scorso». Infine della Minetti, attuale fidanzata del suo ex Giancola, la Tommasi dice che «pensa solo ai soldi ed è malata di shopping».
IL MISTERO DEL CELLULARE - In un'intervista a La7 poi ha dato la sua versione su suoi sms al premier: «Il cellulare l'ho perso un migliaio di volte. Il numero di Berlusconi ce l'ho in rubrica: avendolo perso in taxi, magari qualcuno ha trovato il cellulare e ha mandato dei messaggi. Magari un agente, un agentucolo, gente legata a Corona, a Lele Mora, che poi l'ha usato per far casino, per far le serate». Sull'ambiente in cui si sta sviluppando l'inchiesta ha aggiunto: «Vuol dire che c'è un sistema che mette droga nei bicchieri. Capita con Corona, capita con Lele Mora». Alla domanda se intende andare dai Pm di Napoli ha risposto: «Spero di sì, spero che mi chiamino perchè finora mi hanno chiamato soltanto i giornalisti».
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lunedì, febbraio 07, 2011
Barbareschi: un uomo piccolo piccolo?
Secondo quanto dice Angela Napoli (Fli):
«Così Barbareschi ha cambiato il suo voto»: «Giovedì ha scelto tasto rosso (voto contrario) e ha scattato una foto, poi però ha premuto il tasto bianco»
Barbareschi ha cambiato il suo voto»
«Giovedì ha scelto tasto rosso (voto contrario) e ha scattato una foto, poi però ha premuto il tasto bianco»
Angela Napoli davanti alla Camera dei Deputati a Montecitorio (Ansa)
Angela Napoli davanti alla Camera dei Deputati a Montecitorio (Ansa)
MILANO - «Barbareschi ha premuto il rosso, cioè contrario al deliberato della Giunta, così come era stato concordato da tutto il Fli. Poi ha messo il telefonino sulla lucetta rossa e ha scattato una foto. Che cinema... quindi ha lasciato il telefonino sopra la lucetta rossa. Ho capito che stava per fare qualcosa e ho toccato il braccio di Buonfiglio, facendogli segno di guardare lì. Alla fine, mentre il presidente Fini stava dicendo "votazione chiusa", Barbareschi ha cambiato premendo il bianco, e dunque votando l'astensione, così come è apparso sul quadro generale d'Aula». Angela Napoli, deputata di Futuro e Libertà e capogruppo di Fli in commissione Antimafia racconta così all'Adnkronos il voto di Luca Barbareschi, giovedì a Montecitorio sulla proposta di restituire gli atti sul caso Ruby alla Procura di Milano.
«RESPONSABILITÀ» - «Quando è apparsa la lucetta bianca sul quadro - aggiunge Napoli - in mezzo a tutti i rossi, dagli scranni in alto alle mie spalle ho sentito gridare dai banchi del mio gruppo: "Chi è stato?". Io ho subito detto: Barbareschi. Perché l'avevo visto. Ma lui mi ha mostrato la foto che aveva sul cellulare. A quel punto gli ho risposto che era uno sciocco». «Il voto - rimarca l'esponente di Fli - è quello che appare sul quadro e viene registrato. Quando ha capito che aveva fatto un'eresia, Barbareschi ha detto "ho sbagliato" ed è andato giù a dirlo agli stenografi. Ma il suo voto non è stato cambiato e non sappiamo se si sia realmente avvicinato a loro e abbia detto qualcosa». «Da venerdì - spiega - non l'ho più sentito. Ammesso che effettivamente abbia voluto scherzare - conclude Angela Napoli - ritengo che questo non sia però il momento di farlo, perché credo che in ogni parlamentare, considerata la situazione politica, debba prevalere il senso di responsabilità». (fonte: Adnkronos)
«Così Barbareschi ha cambiato il suo voto»: «Giovedì ha scelto tasto rosso (voto contrario) e ha scattato una foto, poi però ha premuto il tasto bianco»
Barbareschi ha cambiato il suo voto»
«Giovedì ha scelto tasto rosso (voto contrario) e ha scattato una foto, poi però ha premuto il tasto bianco»
Angela Napoli davanti alla Camera dei Deputati a Montecitorio (Ansa)
Angela Napoli davanti alla Camera dei Deputati a Montecitorio (Ansa)
MILANO - «Barbareschi ha premuto il rosso, cioè contrario al deliberato della Giunta, così come era stato concordato da tutto il Fli. Poi ha messo il telefonino sulla lucetta rossa e ha scattato una foto. Che cinema... quindi ha lasciato il telefonino sopra la lucetta rossa. Ho capito che stava per fare qualcosa e ho toccato il braccio di Buonfiglio, facendogli segno di guardare lì. Alla fine, mentre il presidente Fini stava dicendo "votazione chiusa", Barbareschi ha cambiato premendo il bianco, e dunque votando l'astensione, così come è apparso sul quadro generale d'Aula». Angela Napoli, deputata di Futuro e Libertà e capogruppo di Fli in commissione Antimafia racconta così all'Adnkronos il voto di Luca Barbareschi, giovedì a Montecitorio sulla proposta di restituire gli atti sul caso Ruby alla Procura di Milano.
«RESPONSABILITÀ» - «Quando è apparsa la lucetta bianca sul quadro - aggiunge Napoli - in mezzo a tutti i rossi, dagli scranni in alto alle mie spalle ho sentito gridare dai banchi del mio gruppo: "Chi è stato?". Io ho subito detto: Barbareschi. Perché l'avevo visto. Ma lui mi ha mostrato la foto che aveva sul cellulare. A quel punto gli ho risposto che era uno sciocco». «Il voto - rimarca l'esponente di Fli - è quello che appare sul quadro e viene registrato. Quando ha capito che aveva fatto un'eresia, Barbareschi ha detto "ho sbagliato" ed è andato giù a dirlo agli stenografi. Ma il suo voto non è stato cambiato e non sappiamo se si sia realmente avvicinato a loro e abbia detto qualcosa». «Da venerdì - spiega - non l'ho più sentito. Ammesso che effettivamente abbia voluto scherzare - conclude Angela Napoli - ritengo che questo non sia però il momento di farlo, perché credo che in ogni parlamentare, considerata la situazione politica, debba prevalere il senso di responsabilità». (fonte: Adnkronos)
giovedì, febbraio 03, 2011
Banane per cena
Fonte Repubblica
E sul Tg1 va in onda
l'intervista brezneviana
di SEBASTIANO MESSINA
C'ERA una volta il videomessaggio a reti unificate, con librerie di scena e telecamere velate. Oggi anche Berlusconi s'è adeguato ai tempi: gli bastano quattro minuti all'apertura del Tg1. Un Tg1 al cui confronto il mitico telegiornale Vremia dell'era brezneviana brilla ormai per indipendenza, autonomia e spirito critico. Chi ha visto ieri sera l'edizione delle 20 ha assistito a un evento scientificamente rilevante, una mutazione genetica in diretta televisiva: il videomessaggio con intervistatore embedded.
Nel pieno di una tempesta che sta squassando la sua maggioranza, mettendo in pericolo il passaggio del federalismo fiscale e la stessa sopravvivenza del governo, nel bel mezzo di una bufera giudiziaria che vede il presidente del Consiglio indagato per reati infamanti, nel cuore di uno scandalo senza precedenti sugli eccessi imbarazzanti della sua vita privata, il principale telegiornale del servizio pubblico ottiene una "intervista esclusiva" con Berlusconi, la mette in cima al suo menù dell'ora di cena, la annuncia con toni emozionati nei titoli di testa, e poi cosa gli va a domandare l'intervistatore presidenziale? La verità sui cinque milioni promessi a Ruby, già "nipote di Mubarak" prima della rivolta del Cairo? La sua versione sul giro di denaro e di regali alle disponibili signorine del residence Olgettina? La sua linea di difesa al processo che lo aspetta a Milano? Macché. Il telegiornalista Renzulli, evidentemente appena tornato da un lungo viaggio nel pianeta Papalla, gli fa i complimenti per i brillantissimi risultati ottenuti dal governo italiano nel contenimento dei conti pubblici, la cui eco - ci informa con un sussurro zelante - si è ormai diffusa in tutta l'Europa.
Dopodiché indossa la maglia della mezzala di complemento e invece di fargli non diciamo delle contestazioni, ma anche solo delle garbate domande, fa partire verso il premier uno dietro l'altro dei passaggi sotto rete, degli assist imbarazzanti a porta vuota, fino a raggiungere l'apice con un quesito con risposta incorporata: "Dietro il no dell'opposizione, secondo lei, aleggia il partito della patrimoniale, la vecchia ricetta che per risolvere i nodi della nostra economia punta sempre sulla scorciatoia dell'aumento della pressione fiscale?".
A una simile domanda, perfetta nella sua efficacia propagandistica, il presidente del Consiglio avrebbe potuto limitarsi a rispondere, annuendo con soddisfazione: "È proprio così, amico mio, vedo che lei ha capito tutto". E invece, nel generoso intento di corroborare con parole sue la tesi così splendidamente esposta dallo sparring partner speditogli dall'amico Minzolini, Berlusconi ci ha spiegato che lui sta facendo i conti con un debito pubblico che "dal 1980 al 1992", è stato moltiplicato "otto volte" dai governi di allora, "con i comunisti in primo piano". Ed è stato a questo punto che è venuta a galla la classe, l'eleganza, lo stile del buon Renzulli. Un altro gli avrebbe domandato: scusi, sta parlando dei governi dei suoi amici socialisti e democristiani, quando il Pci stava all'opposizione? E invece lui, che è un artista dell'intervista senza domande, non ha voluto inquinare quel momento con un'obiezione, un "ma" o un sopracciglio inarcato. E ha infiocchettato con il suo sorriso rassicurante il pacco regalo del videomessaggio presidenziale, che il "direttorissimo" s'è incaricato di consegnarci giusto in tempo per l'ora di cena.
Nel paese dei viados
Nel paese dei limoni puo' accadere che due criminali, due trans coscienti di essere sieropositivi, si fanno 600 clienti al mese (quanti senza preservativo) e quando vengono presi vengono espulsi. In USA sarebbero condannati per omicidio colposo e prenderebbero 20 anni minimo. Qui li buttano fuori sapendo che fra due settimane questi rientrano. Via, fuori dall'Europa a calci in culo un paese cosi'.
Fonte Corsera
I due viados sieropositivi
Ogni mese 600 clienti
Fermati i brasiliani. Timori per il contagio
MILANO - Due monolocali a Milano, in via Ferrante Aporti, vicino alla stazione Centrale. Il marciapiede, il sesso, la paura di morire da un momento all'altro di Aids. Due viados brasiliani che nei rispettivi 45 metri quadrati vendevano il proprio corpo minato dall'Hiv. Trecento clienti a testa al mese per un giro complessivo di affari di 250 mila euro all'anno. Una sorta di untori, indagati l'altro giorno dagli agenti della polizia locale. Due brasiliani clandestini. Uno di 26 anni, già espulso. L'altro di 38 anni, con un ordine di espulsione della questura di Rimini.
I due sono stati sorpresi a prostituirsi. Ma, di fronte agli agenti che pensavano di arrestarli perché già espulsi, hanno detto di essere sieropositivi e di essere in cura in ospedale. Una malattia grave che gli ha evitato l'arresto, ma che non gli impedisce di continuare a prostituirsi.
«Il pm - dice il vicesindaco Riccardo De Corato - ha negato l'arresto. In questo modo il contrasto alla clandestinità, in particolare di chi è recidivo e non rispetta gli ordini di allontanamento, risulterà sempre più virtuale. E' infatti presumibile che queste persone li ritroveremo ancora in giro, creando problemi di sicurezza e un rischio per la salute pubblica vista la condizione di sieropositività della quale dubito informassero i clienti».
I brasiliani in Italia possono venire senza visto. E rimanere nel nostro Paese per tre mesi dal timbro di ingresso sul passaporto. Così viados e prostitute brasiliani iniziano a battere i marciapiedi. Anche se sanno di avere l' Aids. E quando i tre mesi scadono, si presentano in ospedale per farsi rilasciare un documento che attesti l'infezione: così possono chiedere un permesso di soggiorno «per cure mediche». Un permesso concesso per dare loro la possibilità di curarsi: da noi ci si cura gratis, nei loro Paesi no. E la legge è chiara: «Questo permesso ha una durata pari a quella del trattamento, è rinnovabile finché durano le necessità terapeutiche e deve essere richiesto insieme con un visto specifico per cure mediche della durata massima di un anno». Quindi gli immigrati sieropositivi, anche se irregolari, hanno diritto di restare in Italia se nel loro Paese di origine non hanno la possibilità di ricevere cure adeguate. In casi di sieropositività conclamata non si può procedere con l'espulsione e il malato va assistito qui. Ma il problema non è la malattia, è che molti continuano a prostituirsi.
«I due transessuali sieropositivi indagati - spiega l'assessore alla salute Giampaolo Landi di Chiavenna - non sono le uniche mine vaganti presenti sui nostri marciapiedi. Il fenomeno è ampio: una "lucciola" su due, tra prostitute e trans, è positiva al virus Hiv. L'unica soluzione che potrebbe arginare l'emergenza sanitaria è legalizzare la prostituzione. E il problema non è solo quella su strada, ma anche quella negli apparenti centri estetici, dello scambio di coppie e più in generale della mancanza di educazione sulla buona salute anche nei rapporti sessuali. La legalizzazione comporterebbe miglioramenti igienico sanitari, farebbe emergere il "nero" ed aiuterebbe, tra l'altro, le casse nazionali. Disarmando così la malavita. Basti pensare che ogni giorno delle 11 persone che contraggono il virus dell'Aids in Italia, due vivono a Milano».
Michele Focarete
lunedì, gennaio 31, 2011
sabato, gennaio 29, 2011
giovedì, gennaio 27, 2011
Postribolo parlamentare
Fonte Corsera
La Camera voto no alla sfiducia
Bondi resta ministro
I voti contrari sono stati 314, mentre i sì sono stati 292
e 2 gli astenuti.
Il voto sul ministro dei beni culturali A Montecitorio
MILANO - L'Aula della Camera ha respinto le mozioni di sfiducia nei confronti del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi: 314 no, mentre i sì sono stati 292 e 2 gli astenuti. I presenti al voto erano 608, i votanti 606, la maggioranza richiesta 304. La maggioranza ha espresso lo stesso numero di voti registrato il 14 dicembre sul voto di fiducia al governo.
L'appuntamento era iniziato alle 16 e il programma prevedeva che i deputati di maggioranza e opposizione votassero la mozione di sfiducia contro il ministro dei Beni culturali, presentata dall'opposizione dopo i crolli a Pompei. La bocciatura appariva abbastanza prevedibile, vista anche l'assenza di diversi deputati del Centrosinistra, impegnati a Strasburgo al Consiglio d'Europa. Il ministro, nel suo intervento in Aula, aveva respinto al mittente le accuse e aveva contrattaccato: «La cultura è stata uccisa dalla sinistra».
DIFESA - Prima del dibattito il Pdl aveva fatto quadrato attorno al titolare della Cultura e anche il leader della Lega, Umberto Bossi, guardava con ottimismo al voto. Il Senatùr si era infatti detto convinto che Bondi sarebbe rimasto ministro, anche se aveva ribadito che «non bisognava ridursi così. Hanno lasciato andare tutto in malora perché pensavano che tanto poi il Nord gli avrebbe mandato i soldi. È stato un modo per spillarci soldi - attacca Bossi riferendosi alle condizioni di degrado dei siti archeologici pompeiani costati a Bondi la mozione di sfiducia - perché non è possibile che in tanti anni nessuno si sia accorto che crollava tutto». La maggioranza, d'altra parte, ha continua a premere in queste ore perché venga ridiscusso il ruolo del presidente della Camera Gianfranco Fini. Bossi non usa mezzi termini a riguardo. «Mi pare che si debba dimettere» sottolinea il numero del Carroccio, secondo il quale un passo indietro del leader di Montecitorio sarebbe una «opportuna»
Fiducia a Bondi, lite al Senato Fiducia a Bondi, lite al Senato Fiducia a Bondi, lite al Senato Fiducia a Bondi, lite al Senato Fiducia a Bondi, lite al Senato Fiducia a Bondi, lite al Senato Fiducia a Bondi, lite al Senato Fiducia a Bondi, lite al Senato
SFIORATA RISSA - Durante la votazione si è anche sfiorata la rissa nell'aula della Camera tra i finiani Fabio Granata e Nino Lo Presti sulla mozione di sfiducia al ministro Bondi. I deputati segretari avevano chiamato Fabio Granata a votare che però si stava attardando a rispondere alla chiama. Giampaolo Dozzo lo esorta ad andare a votare. Granata gli risponde male. A un certo punto, però, scoppia un alterco tra lui e Lo Presti, sedato poco dopo. Ma non finisce qui: mentre i due vengono divisi dai commessi, Lo Presti ha un altro alterco con il deputato leghista Stefano Allasia che si prende uno schiaffo. Il vicepresidente Maurizio Lupi ha fatto appello alla calma, ma non ha sospeso la seduta, contrariamente a quanto reclamavano dai banchi del Pd. Poco dopo, Lo Presti ed Allasia si sono «chiariti»: il deputato finiano è andato a chiacchierare con il leghista ai banchi del Carroccio. Il sereno, pare, non dovrebbe essere invece tornato tra Granata e Lo Presti: prima di lasciare l'Emiciclo, Lo Presti ha gridato al suo compagno di partito e corregionale (sono entrambi siciliani) «ti aspetto all'uscita».
TERZO POLO - Prima di entrare in aula il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini aveva chiarito che il Terzo Polo avrebbe votato la sfiducia, perché «non condivide l'operato» del ministro. Comunque, aggiunge il leader centrista, «lo sanno anche i bambini dell'asilo che Bondi avrà la maggioranza». Dello stesso avviso Francesco Rutelli, leader di Api.
SIT-IN - Intanto i 100 autori e in generale il movimento "Tutti a casa", che raggruppa varie associazioni e lavoratori dell'audiovisivo, hanno organizzato un un sit-in in Piazza Montecitorio nel pomeriggio. Successivamente è prevista la consegna di una lettera ai capigruppo dell'opposizione per sollecitare i parlamentari a votare la sfiducia a Bondi.
La Camera voto no alla sfiducia
Bondi resta ministro
I voti contrari sono stati 314, mentre i sì sono stati 292
e 2 gli astenuti.
Il voto sul ministro dei beni culturali A Montecitorio
MILANO - L'Aula della Camera ha respinto le mozioni di sfiducia nei confronti del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi: 314 no, mentre i sì sono stati 292 e 2 gli astenuti. I presenti al voto erano 608, i votanti 606, la maggioranza richiesta 304. La maggioranza ha espresso lo stesso numero di voti registrato il 14 dicembre sul voto di fiducia al governo.
L'appuntamento era iniziato alle 16 e il programma prevedeva che i deputati di maggioranza e opposizione votassero la mozione di sfiducia contro il ministro dei Beni culturali, presentata dall'opposizione dopo i crolli a Pompei. La bocciatura appariva abbastanza prevedibile, vista anche l'assenza di diversi deputati del Centrosinistra, impegnati a Strasburgo al Consiglio d'Europa. Il ministro, nel suo intervento in Aula, aveva respinto al mittente le accuse e aveva contrattaccato: «La cultura è stata uccisa dalla sinistra».
DIFESA - Prima del dibattito il Pdl aveva fatto quadrato attorno al titolare della Cultura e anche il leader della Lega, Umberto Bossi, guardava con ottimismo al voto. Il Senatùr si era infatti detto convinto che Bondi sarebbe rimasto ministro, anche se aveva ribadito che «non bisognava ridursi così. Hanno lasciato andare tutto in malora perché pensavano che tanto poi il Nord gli avrebbe mandato i soldi. È stato un modo per spillarci soldi - attacca Bossi riferendosi alle condizioni di degrado dei siti archeologici pompeiani costati a Bondi la mozione di sfiducia - perché non è possibile che in tanti anni nessuno si sia accorto che crollava tutto». La maggioranza, d'altra parte, ha continua a premere in queste ore perché venga ridiscusso il ruolo del presidente della Camera Gianfranco Fini. Bossi non usa mezzi termini a riguardo. «Mi pare che si debba dimettere» sottolinea il numero del Carroccio, secondo il quale un passo indietro del leader di Montecitorio sarebbe una «opportuna»
Fiducia a Bondi, lite al Senato Fiducia a Bondi, lite al Senato Fiducia a Bondi, lite al Senato Fiducia a Bondi, lite al Senato Fiducia a Bondi, lite al Senato Fiducia a Bondi, lite al Senato Fiducia a Bondi, lite al Senato Fiducia a Bondi, lite al Senato
SFIORATA RISSA - Durante la votazione si è anche sfiorata la rissa nell'aula della Camera tra i finiani Fabio Granata e Nino Lo Presti sulla mozione di sfiducia al ministro Bondi. I deputati segretari avevano chiamato Fabio Granata a votare che però si stava attardando a rispondere alla chiama. Giampaolo Dozzo lo esorta ad andare a votare. Granata gli risponde male. A un certo punto, però, scoppia un alterco tra lui e Lo Presti, sedato poco dopo. Ma non finisce qui: mentre i due vengono divisi dai commessi, Lo Presti ha un altro alterco con il deputato leghista Stefano Allasia che si prende uno schiaffo. Il vicepresidente Maurizio Lupi ha fatto appello alla calma, ma non ha sospeso la seduta, contrariamente a quanto reclamavano dai banchi del Pd. Poco dopo, Lo Presti ed Allasia si sono «chiariti»: il deputato finiano è andato a chiacchierare con il leghista ai banchi del Carroccio. Il sereno, pare, non dovrebbe essere invece tornato tra Granata e Lo Presti: prima di lasciare l'Emiciclo, Lo Presti ha gridato al suo compagno di partito e corregionale (sono entrambi siciliani) «ti aspetto all'uscita».
TERZO POLO - Prima di entrare in aula il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini aveva chiarito che il Terzo Polo avrebbe votato la sfiducia, perché «non condivide l'operato» del ministro. Comunque, aggiunge il leader centrista, «lo sanno anche i bambini dell'asilo che Bondi avrà la maggioranza». Dello stesso avviso Francesco Rutelli, leader di Api.
SIT-IN - Intanto i 100 autori e in generale il movimento "Tutti a casa", che raggruppa varie associazioni e lavoratori dell'audiovisivo, hanno organizzato un un sit-in in Piazza Montecitorio nel pomeriggio. Successivamente è prevista la consegna di una lettera ai capigruppo dell'opposizione per sollecitare i parlamentari a votare la sfiducia a Bondi.
Culo flaccido il "martello" di Arcore?
Signora mia non c'è più religione....
Fonte Repubblica
Ruby, alla Camera appunti scottanti
Minetti intercettata: "Rovinata da Silvio"
Le carte trasmesse alla Giunta. Invito a comparire per la consigliera regionale, mentre spuntano tre chili di cocaina nell'appartamento della Polanco all'Olgettina. Una nuova supertestimone. Una lista con le donazioni alla ragazza marocchina. E nella casa di un'altra ragazza agenda con i regali. Il Cavaliere: "E' tutto scandaloso". "Famiglia Cristiana": "Una parte del mondo cattolico fatica ad aprire gli occhi"
Ruby, alla Camera appunti scottanti Minetti intercettata: "Rovinata da Silvio" Nicole Minetti
ROMA - Arrivano altri documenti sul caso Ruby, carte che indeboliscono la linea difensiva del premier. Sono stati inviati dai pm di Milano alla Camera dei deputati. Si tratta di 227 pagine di "ulteriore documentazione integrativa di quella già inviata il 14 gennaio scorso" a sostegno della richiesta di l'autorizzazione ad eseguire perquisizioni negli uffici del tesoriere di Berlusconi, Giuseppe Spinelli. Documenti che il presidente della Camera Gianfranco Fini ha trasmesso al presidente della Giunta per le autorizzazioni, Pierluigi Castagnetti. Dentro, tra l'altro, gli sfoghi di Nicole Minetti contro Berlusconi: "E' un pezzo di m... Si sta comportando da pezzo di m... pur di salvare il suo c... flaccido...". E vengono alla luce due episodi inquietanti: nell'abitazione all'Olgettina della Polanco sono stati sequestrati due chili e 800 grammi di droga. Secondo gli inquirenti, gli stupefacenti sarebbero del convivente della giovane, Ramirez Della Rosa.
Ma di particolare importanza sembrano essere gli appunti sequestrati a Ruby, come scrive anche il sito dell'espresso. 1
Il premier, però, ostenta tranquillità: "Non ho nulla da dichiarare, è tutto scandaloso. Ne ho viste tante in vita mia e ne sono sempre uscito benissimo". Lapidario Umbero Bossi: "Solo scartoffie".
Le nuove carte. I nuovi documenti supportano l'invito a comparire per il consigliere
regionale del Pdl Nicole Minetti, già indagata per induzione e favoreggiamento della prostituzione e prostituzione minorile. Minetti, insieme a Spinelli avrebbe provveduto alle spese delle ragazze e all'organizzazione delle feste e dovrà comparire il primo febbraio. Chi ha visto le carte parla di perquisizioni nelle abitazioni delle ragazze, verbali degli interrogatori e altre intercettazioni. Alla Minetti, inoltre, sarebbero state sequestrate fatture riguardanti canoni di Via Olgettina per importi che in un anno arrivano a oltre 50mila euro.
E proprio la Minetti sarebbe la protagonista di una nuova intercettazione nella quale si scaglia contro il Cavaliere. "E un pezzo di m... Se vuole vedermi mi chiama lui, ma se vado ci vado con gli avvocati" avrebbe ancora detto, intercettata, la consigliera regionale. In particolare il colloquio della Minetti avviene con la sua assistente Clotilde Strada: "Non me ne fotte un c... se lui è il presidente del Consiglio o, cioè, è un vecchio e basta. A me non me ne frega niente, non mi faccio prendere per il culo. Si sta comportando da pezzo di m... pur di salvare il suo culo flaccido". Altre intercettazioni segnalano lo sconforto di altre ragazze finite nell'affare Ruby: "Mi ha rovinato la vita. E' un vecchio..." si leggerebbe nelle carte. Tra le altre ci sono anche le lamentele di Barbara Fagioli che direbbe: "So che mi stanno ascoltando ma queste cose le dico lo stesso. A lui gli fa comodo mettere te e me in Parlamento perchè dice 'bene me le sono levate dai coglioni, lo stipendio lo paga lo Stato'".
"Lo sapevamo", le risponde Clotilde. "Perchè uno che fa così è un pezzo di m...", insiste Minetti, "perchè lui mi ha tirato nei casini in una maniera che solo Dio lo sa. In cui non sarei finita neanche se ci mettevo tutto l'impegno. Gli ho parato il c... e non si può permettere di fare così". In un'altra telefonata sempre a Clotilde, la Minetti dice: "Tu hai mai sentito dire dalla sua bocca: 'oh, fermi un attimo, guarda che lei e' una brava ragazzà? Lui pur di salvare il suo c... flaccido non se ne frega di niente". Le intercettazioni, ovviamente, precedono la "performance" dell'altra sera nell'intervento telefonico del premier all'"Infedele" di Gad Lerner. Nell'occasione, Berlusconi si è lanciato in lodi sperticate della Minetti: ".. Una che ha due lauree, che si è fatta da sé, che è di madre lingua inglese...". Non sembra assurdo ipotizzare che il Cavaliere sapesse delle invettive telefoniche della consigliera regionale Pdl.
Ma dalle carte emergono alcuni fatti nuovi. Anzitutto un nuovo testimone, Maria Makdoum, che avrebbe confermato i 'festini' a luci rosse ad Arcore. Ed ancora alcuni appunti di Ruby con l'indicazione di cifre considerevoli che avrebbe ricevuto da premier e di altre che avrebbe dovuto ricevere.
Ecco il dettaglio: Diamanti
50 mila per il libro
12.000 campagna intimo
200000 da Luca Risso
70 mila Conservati da Di Maria
170 mila conservati da Spinelli
4 milioni e mezzo da Silvio Berlusconi che ricevo tra due mesi
29/10/2010 rinuncia avvocato giuliante
29/10/2010 nomina avvocato di maria
Inoltre ci sarebbero delle intercettazioni che riguarderebbero una convocazione del premier di tutte le ragazze che hanno subito le perquisizioni da parte degli inquirenti all'Olgettina, per fare il punto della situazione con i legali del presidente del Consiglio. La prima telefonata sarebbe partita da un numero riservato riconducibile a Berlusconi, le altre sarebbero dei passa parola tra le stesse ragazze. Infine un bonifico di 10mila euro ad Alessandra Sorcinelli, una delle ospite delle feste di Arcore.
La nuova testimone. Ma anche dalle vecchie carte emergono alcuni fatti nuovi. Anzitutto un nuovo testimone, Maria Makdoum, che avrebbe confermato i 'festini' a luci rosse ad Arcore. Ed ancora alcuni appunti di Ruby con l'indicazione di cifre considerevoli che avrebbe ricevuto da premier e di altre che avrebbe dovuto ricevere. Inoltre ci sarebbero delle intercettazioni che riguarderebbero una convocazione del premier di tutte le ragazze che hanno subito le perquisizioni da parte degli inquirenti all'Olgettina, per fare il punto della situazione con i legali del presidente del Consiglio. La prima telefonata sarebbe partita da un numero riservato riconducibile a Berlusconi, le altre sarebbero dei passa parola tra le stesse ragazze. Infine un bonifico di 10mila euro ad Alessandra Sorcinelli, una delle ospite delle feste di Arcore. E, ancora, a casa di un'altra delle ospiti delle feste - Iris Berardi - sono stati sequestrati gioielli vari e una agenda dalla quale risulta che la ragazza avrebbe ricevuto nei mesi di gennaio, febbraio e aprile scorsi circa 40mila euro.
La droga. E spunta anche la cocaina. Ne sono stati sequestrati 2,8 chili nell'abitazione di Maria Esther Polanco a via Olgettina 65. Secondo gli inquirenti, gli stupefacenti sarebbero del convivente della giovane, Ramirez Della Rosa, che è stato trovato alla guida di una Mini-Cooper di proprietà di Nicole Minetti. Ramirez Della Rosa avrebbe usato l'auto della Minetti mentre quest'ultima si trovava in vacanza alle Seychelles. Ma sarebbe stato proprio Ramirez, al quale in un altro appartamento a via Portaluppi hanno trovato altri 10 chili di droga, a suggerire "a Nicole", di fare "una denuncia della macchina", presumibilmente di furto.
Domattina la Giunta. Intanto, la Giunta è stata riconvocata per domattina alle 10. I parlamentari nelle prossime potranno visionare la nuova documentazione, che conterrebbe riscontri ottenuti in seguito alle recenti perquisizioni effettuate negli appartamenti dell'Olgettina. La consultazione, assicura il presidente della giunta, avverrà nella massima riservatezza: verrà fatta una copia per gruppo della documentazione della procura e ogni membro potrà prenderne visione nella giunta stessa alla presenza di un funzionario senza la possibilità di duplicarla.
La reazione del Pd. "Le nuove carte sono una pietra tombale sul tentativo dei legali del premier di edulcorare e rappresentare come normali le serate ad Arcore. Da una prima sommaria lettura emerge un quadro ancora più grave" commenta il capogruppo nella giunta Marilena Samperi.
Il Pdl minimizza. "Ai fini della decisione della Giunta non serviranno, è un'integrazione di quello che già c'è" taglia corto Antonio Leone relatore di maggioranza. Mentre Fabrizio Cicchitto punta il dito contro la Procura: 'E' gravissimo e incomprensibile che la notizia del materiale aggiuntivo da parte di Milano sia stata battuta dalle agenzie di stampa in anticipo e che gli organi di informazione ne fossero a conoscenza già mezz'ora prima dei componenti della Giunta".
Carfagna: "Un atto di persecuzione". Rompe il silenzio sulla vicenda Ruby il ministro Mara Carfagna. E parla di "un atto di persecuzione, spionaggio e invadenza senza precedenti nella storia della Repubblica italiana con la casa del presidente del Consiglio tenuta sotto osservazione da più di un anno". Ma, pur schierandosi con il premier, il ministro delle Pari opportunità sembra prendere tempo: "Non spetta a me dare un giudizio morale su comportamenti che per altro non sono stati accertati. Se verrà accertato che i fatti che leggiamo sui giornali corrispondono al vero, il mio giudizio andrà in una direzione, sennò andrà in un'altra", sottolinea il ministro.
Famiglia Cristiana. Torna, però, a farsi sentire la stampa cattolica. In particolare Famiglia Cristiana, già in passato severa con il premier. "La misura era colma. Così come l'indignazione. Al punto che era impossibile tacere di fronte alle squallide vicende del presidente del Consiglio" scrive il direttore, don Antonio Sciortino, in risposta alle lettere di protesta dei lettori. "Il mondo cattolico ha reagito compatto, più che in passato - si legge sul numero oggi in edicola - e se una parte di esso fatica ad aprire gli occhi e, giustamente, chiede prudenza e attesa dell'esito dei procedimenti, a torto tace sul rispetto delle istituzioni e sulla chiarezza da fare nelle sedi competenti. E in tempi rapidi, per fugare anche il minimo sospetto che chi guida il paese e lo rappresenta, lo fa calpestando il decoro che l'alto ruolo richiede. Anche secondo la carta costituzionale". Sono ben quattro le pagine che ospitano le lettere di protesta dei lettori. A loro don Sciotino dice che "la vera gogna mediatica è quella di un Paese sbertucciato nel mondo, non certo per colpa dei media che 'mettono a nudo il re'. I nostri ragazzi all'estero sono apostrofati come 'italiani bunga bunga', e non è una lusinghiera definizione".
Archiviato esposto della Fiorillo. Il Plenum del Csm ha appena deciso di archiviare l'esposto del pm del tribunale dei minori di Milano, Anna Maria Fiorillo, in relazione alla vicenda Ruby. In questo modo è stata accolta l'indicazione della Prima Commissione di Palazzo dei Marescialli che si era già espressa per l'archiviazione. La versione del pm dei minori e quella del ministro, riconosce il csm nella delibera approvata nel pomeriggio, "sono tra loro diverse" ma "non spetta al csm chiarire eventuali contrasti". "Eventualmente sarà la competente autorità giudiziaria, nelle modalità previste dalla legge, a verificare la corretta ricostruzione dei fatti".
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