domenica, aprile 27, 2008

In onore di Fausto Bertinotti

Il bellissimo,intelligentissimo, alternativissimo e fichissimo Fausto Bertinotti



Riccardo Barenghi per La Stampa

L’ultima spiaggia si chiama Roma. E se per caso Rutelli dovesse perdere, «sarebbe un disastro - ci dice Franco Giordano, ex segretario di Rifondazione -. Un disastro per il Paese che subirebbe un’ulteriore svolta a destra, per la città che finirebbe nelle mani di un ex fascista. E un disastro pure per noi della Sinistra: la disperazione prenderebbe il sopravvento». E se invece Rutelli ce la fa? «Beh, allora, non dico che i nostri problemi sarebbero risolti, tuttaltro: però avremmo un po’ di ossigeno per ricominciare, per ricostruire...».

Oddio, c’è anche chi nel suo partito pensa che, paradossalmente, una sconfitta non sarebbe poi così disastrosa: perché insieme a Rutelli perderebbe anche - anzi soprattutto - Veltroni. E tutta la sua strategia politica che per la sinistra radicale è stata esiziale, come si è visto due settimane fa. Ma chi ha questa idea in testa non vuole comparire, per ora prevale la voglia di vincere e il terrore di ri-perdere.

Anche perché dentro il Prc ne stanno succedendo di ogni colore. Giovedì scorso, per esempio, Giordano ha aperto il sito del suo partito per rispondere alle domande, le polemiche, le richieste e gli interventi di militanti ed elettori. Ma il suo blog non c’era più: scomparso, cancellato senza una riga di spiegazioni e senza neanche una telefonata per comunicarglielo. Ovviamente c’è rimasto malissimo, e si è sfogato in privato: «Siamo a un livello di brutalità incredibile. Di questo passo finiranno per cancellare pure le immagini, esattamente come fece Stalin con quella di Trotzky al funerale di Lenin. E poi leggo un’intervista di Paolo (Ferrero) che invoca l’unità del partito: ma quale unità è mai possibile se si comportano in questo modo...».

Giordano comunque ha evitato polemiche pubbliche con il Comitato di gestione (che a maggioranza fa riferimento appunto a Ferrero), e lo sgarbo finora è rimasto chiuso nelle stanze di Rifondazione. Così come altri episodi che in pochi giorni si sono succeduti. Per esempio l’elezione di un portavoce del Comitato stesso, con la minoranza bertinottiana che ha votato contro. Si tratta di Maurizio Acerbo, il quale ha anche chiesto all’ufficio stampa di inviare una lettera a tutti gli organi di informazione per comunicare che d’ora in poi avrebbero dovuto parlare solo ed esclusivamente con lui.

E’ scoppiata una dura polemica, l’ex parlamentare Graziella Mascia (area Giordano) ha accusato i suoi avversari interni di «comportarsi in modo antipatico e ridicolo. Noi siamo un organo provvisorio, non previsto dallo Statuto: non abbiamo poteri se non quelli appunto di gestire il percorso verso il congresso, un percorso il più possibile unitario. Il portavoce, per quanto mi riguarda, porta solo la voce di se stesso». La lettera è stata bloccata fino a nuove ordine.

Ma non è finita qui, per lunedì prossimo il Comitato ha convocato separatamente il direttore di Liberazione, Piero Sansonetti, e l’amministratore Sergio Boccadutri. Sansonetti è nel mirino, e già prima del ribaltone interno di domenica scorsa era girata la voce di una sua sostituzione con Giovanni Russo Spena. Il blitz è rapidamente rientrato anche perché la notizia è uscita sui giornali. Adesso all’ordine del giorno non c’è più il siluramento ma un sua «messa in riga»: deve adeguarsi alla nuova linea del partito.

Replica Mascia: «Da quando esiste Rifondazione, con tutti gli scontri e le scissioni che abbiamo avuto, la libertà del giornale non è mai stata messa in discussione. Io mi batterò perché Liberazione mantenga la sua piena autonomia». L’amministratore invece sarà chiamato a rendere conto dell’ufficio stampa, chi ci lavora, quanti sono, cosa fanno. E qui sotto tiro ci sono soprattutto due ex giornalisti del “manifesto”, Andrea Colombo e Cosimo Rossi, entrambi collaboratori di Giordano.

Questo il clima nel quale Rifondazione si prepara al suo congresso di luglio, uno scontro durissimo tra due linee e due gruppi dirigenti. Anche perché è probabile che chi perde se ne vada via, dando vita all’ennesima scissione dell’atomo della Sinistra. Ferrero comunque si candiderà alla segreteria proponendo di ricominciare dal Prc, stringiamoci a coorte e poi si vede. Gli altri tenteranno di vincere giocando la carta Nichi Vendola e proponendo di andare oltre il vecchio Prc.

E a proposito del governatore pugliese, qualche giorno fa Giovanni Russo Spena (legato a filo doppio con Ferrero) ha avvisato Nicola Latorre, luogotenente di D’Alema: «Guarda che se Nichi diventa segretario di Rifondazione, toccherà rivotare in Puglia. E la sconfitta sarebbe certa». In altre parole: se D’Alema convincesse Vendola a restare governatore, sarebbe molto meglio per tutti...

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