venerdì, luglio 31, 2009

Ma che paese è?




Sotto l’ombrellone accanto a un morto
L’indifferenza dei bagnanti: c’è chi spalma la crema e chi si tuffa

Fonte: corriere.it

C’è un ombrellone rovesciato sulla battigia sotto il quale è adagiato il cadavere di un uomo interamente coperto da un lenzuolo e da un asciugamano. A un paio di metri, una borsa e una sedia da bar vuota. Siamo sulla cosiddetta Mappatella Beach, pieno lungomare di Napoli, su via Caracciolo, dove ai napoletani piace fare il pic nic.
Quel che è successo, si può anche raccontare dopo, ma sono le fotografie a colpire per prime. Intorno al corpo senza vita, c’è una spiaggia estiva moderatamente affollata: una donna dalla schiena abbondante di pieghe che spalma la crema sulle spalle di una signora con cappellino bianco, un gruppetto di uomini che sembra chiacchierare le mani incrociate sul dorso, chi continua a prendere la tintarella, chi si sistema sulla sdraio, chi stende il suo telo sulla sabbia, chi si bagna i piedi, chi legge, un ragazzino che corre a tuffarsi nel mare calmissimo. C’è anche un cane accucciato dietro una sedia. Agghiacciante normalità da solleone. Normalità con morto. Solo un bambino e un anziano poco distanti gettano uno sguardo a quell’uomo disteso sotto il lenzuolo, con un’aria di attesa, le mani sui fianchi.

Il resto sono occhi che guardano altrove, anzi che fanno di tutto per evitare di incrociare l’immagine della morte così sfacciatamente immobile. O forse no, non evitano niente, non la vedono e basta. L’ombrellone rovesciato li aiuta a schermare uno scandalo tanto intollerabile. L’uomo aveva 73 anni, si chiamava Antonio Sommaripa, abitava nel quartiere Miano e in mattinata i bagnanti hanno visto galleggiare il suo corpo (che per quanto ne sapevano poteva essere ancora in vita) su quell’innocuo e piccolo specchio d’acqua chiuso dagli scogli, dove dicono che non annegherebbe neanche un bambino lasciato solo. Invece di soccorrerlo, hanno preso un telefonino e hanno chiamato il 118, perché ci pensassero i medici del Pronto Soccorso a fare il possibile (l’impossibile).

Solo dopo, qualcuno ci ha ripensato e ha deciso di trascinarlo a riva. I medici non hanno potuto che constatarne il decesso per annegamento. Niente bagnini, sulla spiaggia centrale di Napoli? Niente bagnini, a quanto pare. Ma soprattutto, nessuna pietà sulla spiaggia centrale di Napoli? Nessuna pietà. A giudicare dall’agghiacciante normalità di quelle scene, dove nulla riesce a turbare i sacri rituali preagostani, un morto vale una sedia vuota, una borsa abbandonata, un cestino dei rifiuti. Rifiuto esso stesso, se si può continuare a leggere un libro o il giornale con un cadavere a due passi, se si riesce ad aprire un tubetto per spalmarlo sulle spalle arrossate dell’amica, se si può rimanere sdraiati pancia all’aria e gambe divaricate ad abbronzarsi.


Neanche i sassi che circondano la Mappatella Beach sembrano capaci di tanta indifferenza di fronte a un uomo morto. C’è una famosa poesia di Ungaretti, intitolata «Veglia», in cui un soldato evoca una nottata di guerra del ’14 passata a fianco di «un compagno / massacrato / con la sua bocca / digrignata / volta al plenilunio / con la congestione delle sue mani»: ricorda che in quella notte, disteso a fianco della morte («penetrata nel mio silenzio »), non si è sentito mai «tanto attaccato alla vita» e ha cominciato a scrivere «lettere piene d’amore». Ci vuole il massacro di una guerra per avere tanto rispetto della morte, e perciò della vita? O lo si può avere non solo sotto il plenilunio ma nel solleone, non solo al fronte ma anche su una spiaggia, non solo in divisa ma anche in costume da bagno? Con le pance sporgenti, con le gambe adipose? Insomma, in tempo di pace. E di benessere.

giovedì, luglio 30, 2009

Persone serie

Fonte Repubblica
Grazie, ma no. Grazie e un cortese, fermo rifiuto. I turisti giapponesi che hanno pagato un conto salatissimo in un noto ristorante romano dicono no all'offerta di tornare in Italia come ospiti del governo: "Perché è una spesa inutile fatta con le tasse del popolo italiano".

Yasuyuki Yamada, giapponese di 35 anni, vittima con la sua fidanzata del conto-truffa da 695 euro al ristorante "Il Passetto" di Roma, è netto nei confronti della proposta del ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, di tornare in Italia a spese del governo.

Nonostante la brutta esperienza nel locale romano, il ricordo del viaggio non è negativo. "Le persone che fanno truffe esistono in tutto il mondo", dice Yamada. E non esclude di tornare nel Bel Paese, ma a spese proprie. "La prossima volta - spiega all'Ansa - vorrei visitare meglio il Vaticano, tornare a Capri e godermi lo splendido panorama".

Alè, l'occupazione è completa




Fonte www.Dagospia.com

1 - PISSI 23 LUGLIO - BOATOS! FELTRI A "IL GIORNALE", GIORDANO AL TG5 E MIMUN A LA7
Una cosa è certa: il prossimo anno la legge permetterà a Mediaset di inglobare nella sua pancia "Il Giornale". Il resto è mera indiscrezione. A dirigere l'ammiraglia di carta di Berlusconi dovrebbe essere Vittorio Feltri, Mario Giordano occuperebbe il Tg5 e Mimun sarebbe diretto a La7 come direttore dei programmi e del Tg.

martedì, luglio 28, 2009

E da allora non è successo nulla

...Il decreto anti-crisi taglia i fondi per l'efficienza energetica (l'iva di sky è solo una scusa)
Post n°1025 pubblicato il 02 Dicembre 2008 da kudablog

Fino a ieri la spesa per montare pannelli solari, installare infissi isolanti o cambiare la caldaia ad alto consumo con una più efficiente, poteva essere detratto al 55% dalla dichiarazione dei redditi, ma d'ora in avanti non sarà più così. La normativa introdotta un paio di anni fa dall'allora ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani prevede infatti l'opportunità di detrarre dalla dichiarazione dei redditi il 55% delle spese sostenute, ad esempio, per installare un pannello solare o sostituire un impianto di climatizzazione o cambiare gli infissi alle finestre. Ma ora, con l'entrata in vigore del decreto anticrisi, accedere a questo incentivo sarà molto più difficile. L'iter per avere accesso alle detrazioni Irpef e Ires diventa decisamente più complesso. Il decreto prevede che per le spese sostenute dopo il 31 dicembre 2007, i contribuenti debbano inviare all'Agenzia delle entrate, esclusivamente in via telematica, "un'apposita istanza per consentire il monitoraggio della spesa e la verifica del rispetto dei limiti di spesa complessivi". Il provvedimento stabilisce ancora che l'Agenzia delle entrate esamini le domande secondo l'ordine cronologico di invio e comunica entro 30 giorni l'esito della verifica agli interessati. Decorsi i 30 giorni senza esplicita comunicazione di accoglimento "l'assenso si intende non fornito" e il cittadino non potrà usufruire della detrazione. Finora il bilancio della norma è stato infatti molto positivo con un +56% nel settore della caldaie a condensazione (giungo 2007-giugno 2008) e un +42% nei metri quadri di solare termico, dati in controtendenza con altri settori, soprattutto in un momento di difficoltà economica come quello attuale. Per le richieste di sgravio viene introdotta la strana formula del “silenzio dissenso” (mentre in precedenza vigeva il “silenzio assenso”): l’agenzia dell’entrate, che vaglierà e giudicherà le richieste, ha a disposizione 30 giorni per comunicare l’accettazione delle richieste, richieste vagliate in base all’ordine cronologico di invio. La mancata comunicazione da parte dell’agenzia dell’entrate significa automaticamente la bocciatura della richiesta senza possibilità di appello o di spiegazioni in proposito. In sintesi il metodo per eliminare le detrazioni è il seguente:
Il decreto legge n. 185/2008, il cosiddetto “decreto anticrisi” prevede l’obbligatorio assenso dell’Agenzia delle Entrate per chi vuole ottenere la detrazione al 55% per il risparmio energetico per gli anni dal 2008 al 2010. Tale assenso dovrà essere richiesto via internet (su un portale dell’Agenzia delle Entrate ancora inesistente). In caso di mancato assenso entro 30 giorni la domanda si considererà rifiutata.
I fondi previsti, oltre i quali non saranno accolte le domande, sono 82,7 milioni di euro per il 2008; 185,9 milioni per il 2009 e 314,8 milioni per il 2010. Ossia una piccolissima parte delle possibili richieste.
Si prevede che solo un 5% di richieste potrà essere soddisfatto. Considerato che nel 2007 (primo anno di detrazioni e con obbligo di certificazione anche per infissi e pannelli solari termici) le richieste sono state di 825 milioni, gli 82,7 milioni previsti per il 2008 sono il 10%, ma sicuramente le domande quest’anno sarebbero state molte di più, si stima anche il doppio proprio grazie all’assestamento della legge e all’eliminato obbligo della certificazione energetica per infissi e pannelli solari termici.
Quindi:
il 95% delle persone rimarrà a bocca asciutta, perchè questa norma è retroattiva per tutto il 2008, chi ha predisposto la documentazione (bonifici, certificazione energetica, allegati) potrebbe non ottenere nulla, tranne il 36% in 10 anni, ammesso che vi siano le condizioni
gli italiani che non hanno internet non potranno richiedere le detrazioni, alla faccia della legge uguale per tutti
le aziende dei settori delle energie alternative subiranno un collasso di ordinazioni visto che nessuno penserà di ottenere una detrazione che è “illusoria” coloro che hanno investito nel 2008 pensando di ottenere già un 18,3% nel 2009 resteranno a bocca asciutta ed è probabile che eviteranno nuovi investimenti ci saranno seri problemi tra i clienti e i tecnici che hanno consigliato le detrazioni metto solo in fondo le conseguenze sull’ambiente che a quanto pare non interessano affatto al governo

lunedì, luglio 27, 2009

Who wants to kill Brüno?



Source The Times

Terrorist threat to Sacha Baron Cohen over Bruno ridicule
Sacha Baron Cohen as Brüno: the actor is said to be taking the threat seriously

David Brown, Kartik Mehta

The al-Aqsa Martyrs’ Brigades, a coalition of Palestinian militias in the West Bank, said it was “very upset” that it featured in the film starring Baron Cohen’s homosexual fashionista alter ego.

Baron Cohen’s Austrian character ridicules the terrorist group when he attempts to get himself kidnapped during a meeting with Ayman Abu Aita, who is identified in the film as the leader of the Martyrs’ Brigades.

The London-born actor is reportedly taking the threat seriously and has improved security arrangements for himself and his family in preparation for violent reprisals.

The Martyrs’ Brigades has issued a statement to a Jerusalem-based journalist including a veiled threat against Baron Cohen, 37. “We reserve the right to respond in the way we find suitable against this man,” it said. “The movie was part of a conspiracy against the al-Aqsa Martyrs’ Brigades.”

The group condemned the use of the interview with Mr Abu Aita. “According to what we checked there was was no meeting about the real context of the film,” the statement said. “This was a dirty use of our brother, Ayman, and we don’t accept that the al-Aqsa Martyrs’ Brigades is part of the film.”

The group is alleged to be responsible for dozens of suicide bombings and shootings. It has been designated as a terrorist organisation by the European Union and United States. Baron Cohen’s Austrian character is shown telling Mr Abu Aita: “I want to be famous. I want the best guys in the business to kidnap me. Al-Qaeda is so 2001.”

Before Mr Abu Aita can respond, Brüno suggests that he remove his moustache, explaining: “Because your king Osama looks like a kind of dirty wizard or homeless Santa.”

Mr Abu Aita claims that he was tricked into appearing in the film and has insisted that he is no longer involved in the Martyrs’ Brigades. He has threatened to sue Baron Cohen. “This man, I think he is not a man,” Mr Abu Aita said. “He is not saying the truth about me.”

Mr Abu Aita’s lawyer, Hatem Abu Ahmad, has said that he is preparing a legal action against Baron Cohen and Universal Studios, alleging that the terrorist reference could get his client in trouble with the Israelis and that the homosexual association could get him killed by the Palestinians.

Mr Abu Ahmad said: “This joke is very dangerous. We are not in the United States, we are not in Europe, we are in the Middle East and the world operates differently here.”

Baron Cohen, who is Jewish, also angered Orthodox Jews in Israel. During the filming of Brüno he nearly provoked a riot in an ultra-Orthodox Jewish neighbourhood in Jerusalem when he strutted down the street in a sexed-up Hasidic outfit that included skintight shorts.

Baron Cohen is reported to have received death threats in America and Kazakhstan after his previous film, Borat: Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of Kazakhstan.

A spokesman for Baron Cohen refused to comment.

Aaron Klein, a WorldNet reporter who received the statement from the Martyrs’ Brigades, said: “These are terrorists who are fundamentalist Islamists. They are offended by Hollywood in general. They are against feminism, gay rights and abortion.

“Once I asked them what would they do if they found out one of their members was a homosexual. They said they would cut off his head. That’s what they think of that issue

domenica, luglio 26, 2009

An italian week




Source: the Times

My Week: Silvio Berlusconi
According to Hugo Rifkind

Lunedi “A tape?” I say to my private secretary. “Impossible!” My private secretary is loyal. Without my patronage, she would still be predicting cold fronts on Il Bazookas!, Italy’s finest, nude, cable weather channel, which I own. Normally, she is a fine girl, firm-buttocked and unflappable. But today, standing there in her miniskirt, on the huge mirror that covers the floor surrounding my desk, she looks distinctly uncomfortable. “It does not sound like a fake, Signor Berlusconi,” she says.

“But where could she have put the tape recorder?” I ask. My private secretary says she doesn’t know. “The things we did,” I breathe. “It is not possible. I shall draw you a diagram.” My private secretary says this won’t be necessary.

“Anyway,” I continue. “I have nothing to hide. What does this so-called tape have me say?” My private secretary blushes and says something about a bed.

“A flower bed?” I suggest. “Clearly I was considering making her Minister for Agriculture!” “You called it the Putin bed,” she says. “You said it had curtains.” “These Russians!” I say, grandly. “Notoriously flashy gardeners.” “And anyway,” says my private secretary, “you made me Minister for Agriculture. Remember? When I wore those heels.”

Martedi I am hiding out in my office. In the morning, Putin calls. He’s pretty angry. “Now whole vorld is knowing that Putin bed is next to Silvio bed,” he says. “I am looking nancy. Thees schleepover voz to be our secret. If you say I cry at scary ghost stories, I deny everything. Lasht varning. Or no more gas for Italy.”

“He is just bitter,” I say to my private secretary, once he has hung up. “Because all his women look like potatoes! Ha!” My private secretary says that I ought to stop making jokes like that.

“This is becoming a real issue,” she says. “Especially for women voters. They’re starting to think you might be a misogynist.” “A misogynist?” I scoff. “Even with so many hot pieces of ass in my Cabinet?” “Even so,” says my private secretary.

She’s not thinking straight. Misogynist indeed. It must be her time of the month.

Mercoledi Still in the office. A Cabinet meeting. It’s an unusually terse and uncomfortable affair, mainly because, unusually, we're not having it in a hot-tub. Even so, I still allow all the women to wear tiny bikinis, and rub sun cream into each other as much as they like.

Misogynist indeed.

Giovedi My God. Can it be true? Apparently there is another tape!

“Seriously,” I say to my private secretary, when she wakes me up on the sofa. “It’s just not physically possible. The woman must work in a circus.”

My private secretary rubs her eyes. Perhaps, she says, it’s time for a new strategy. One tape even suggests that I don’t usually use condoms, for heaven’s sake. It doesn’t look good. So, my press officer has decided that maybe it’s time to sound contrite. Release a statement.

To all newspapers. Not just the ones I own. “And no jokes,” she continues. “OK?” “Fine,” I sigh. “Tell them I’m not a saint.” My private secretary writes this down.

“Although,” I add, “a saint wouldn’t use a condom either, eh? Eh?” “Oops,” says my private secretary, grimly, “broken pencil.”

Venerdi Another night in the office. Where else can I go? I have many homes, but they are all full of young women in bikini bottoms and big sunglasses, who spend their time drinking champagne and calling me Papi. I’m suddenly worried that they might all have tape recorders. Somewhere. Would a misogynist find himself in a situation like that?

All the same, I’m lonely. Who can I invite over, without causing scandal? I pick up the phone, and dial Moscow.

“Vladimir,” I say. “Fancy a sleepover? Scary ghost stories? I’m sleeping on the sofa, but there’s another sofa for you.”

“Will it have curtains?” says Putin, sulkily.

“Sure,” I say.

Putin says he’ll be here in time for a midnight feast.

Che cazzo sono gli "insurgents"?



Una incapace al Tg1. Ovvero Monica Maggioni che parla di Taliban e insurgents. Peraltro un servizio girato da cani con lei, la coraggiosa collega, con un cappello in piena ombra che non permette di poter vedere il viso. E questi sono giornalisti? Ma andiamo, su.
Segue un pezzo parafascista in difesa dei buoni soldati italiani che aiutano l'Afghanistan e in missione di pace bombardano per difendersi con gli elicotteri Mangusta. Grandissimo TG1.

Quanto ci manchi maestro



Fonte: la Repubblica

Luigi racconta la De Filippo dinasty
"Che lite tra Eduardo e Peppino..."
di LUIGI DE FILIPPO

FU UNA bella lite, accesa, mio padre si ribellò in maniera non solo violenta, ma, se vogliamo, anche ironica. Stavano provando al teatro Diana di Napoli, era il 1944. L'atmosfera era già tesa da un po' di tempo, due galli in un pollaio non ci possono stare. Peppino voleva fare una cosa, Eduardo un'altra. Quella mattina Eduardo notò un atteggiamento svogliato da parte di mio padre alle prove e lo rimproverò davanti agli altri attori. Mio padre si risentì parecchio di quello che gli sembrò un gesto dittatoriale e si rivolse a Eduardo facendo il saluto romano e gridandogli in faccia: "Duce... duce... duce...". Gli astanti dovettero intervenire per separarli.

Anni e anni dopo, quando mio padre si ammalò, avvisai Eduardo. Un po' si fece pregare, ma poi riuscii ad accompagnarlo in clinica; li lasciai da soli. Avevano tante cose da dirsi e poco tempo. Devo ammettere che come famiglia siamo stati molto uniti in scena, ma una volta chiuso il sipario, ognuno faceva la sua vita.

Ho continuato a vedere Eduardo anche dopo il litigio. Andavo spesso nella villetta di via Nomentana a Roma e sono stato il primo ascoltatore di Filumena Marturano. Una mattina, a Napoli, mi fece sedere e cominciò a leggere, interpretando da solo tutti i personaggi. Quella commedia in origine aveva un altro titolo, Filumena Maisto, ma il cognome della protagonista corrispondeva a quello di una nota famiglia napoletana che si risentì moltissimo di vedersi rappresentata da una prostituta. Così Maisto diventò Marturano. Mia zia Titina ha interpretato moltissime volte quella parte e un giorno, nel camerino del teatro romano Eliseo, un gruppo di signore entrò per complimentarsi, ma soprattutto per chiederle di svelare il nome del padre dei tre ragazzi Marturano. Titina, come se confidasse un segreto, rispose: "Lo so ma non ve lo posso dire, mio fratello Eduardo farebbe una tragedia!".

La famiglia De Filippo si trasferì nella capitale nel '42, due anni prima della celebre rottura. A Roma c'erano i grandi palcoscenici, Cinecittà, la radio e, soprattutto, non c'erano i bombardamenti. I De Filippo erano accaniti antifascisti e non perdevano occasione per sfottere il regime. Mi viene in mente un episodio che riguarda La fortuna con la effe maiuscola. Durante una replica serale al Quirino, eravamo in pieno conflitto, Peppino cambiò il copione: "Finalmente ho trovato un lavoro. Mi sono iscritto all'Unpa", proferì, rivolto a Eduardo, con lui in scena.

Ora, l'Unpa era l'Unione nazionale protezione antiaerea: quando squillava la sirena intervenivano le forze per aiutare i cittadini ad andare al ricovero. Questa Unione era formata da gerarchetti fascisti, gente anziana che non poteva andare al fronte, mezzi rimbambiti. Eduardo capì al volo la battuta improvvisata e rilanciò: "Ma come? Tu sei cretino". "Appunto mi hanno preso all'Unpa". La cosa venne riferita al federale di Roma, che decise di mandare una squadraccia per dargli una lezione. Fu lo stesso Mussolini a salvarli decretando: "Lasciateli perdere, sono la mia valvola di sicurezza".

I De Filippo da una certa area politica non sono mai stati amati. Eduardo è stato molto vicino al Pci e rammento la sua commozione ai funerali di Berlinguer; mi ricordo anche che Togliatti portava la figlia al Teatro delle Arti a Roma e andavano a salutare mio padre, che allora lo gestiva. La Dc invece ha sempre osteggiato Eduardo, per esempio impedendogli di aprire la sua scuola di recitazione. Non hanno mai censurato le sue commedie in tv perché sarebbe stato come "tagliare" un monumento nazionale, ma queste sue simpatie di sinistra gli sono costate care.

Peppino De Filippo ha girato cento film, ha scritto una cinquantina di commedie, con lui ho conosciuto tantissima gente. Fellini, per esempio. Scherzava sempre e, come me, aveva il problema della perdita dei capelli. Un giorno sul set di Boccaccio '70 mi fermò per dirmi: "Luigi, ho trovato che cosa impedisce la caduta dei capelli... il pavimento".

La televisione è stato un mezzo di comunicazione che i due fratelli De Filippo, in maniera diversa, hanno saputo usare: ero a casa di Eduardo quando arrivò una telefonata della Rai. Mio zio, finita la conversazione, ce la raccontò: "Pronto, qui è la televisione...", "Piacere, adesso le passo subito il frigorifero". Peppino accettò di condurre Scala Reale negli anni Sessanta ma gli ascolti non erano soddisfacenti. Allora gli venne in mente il personaggio di un cuoco che si esprimeva per strafalcioni e che aveva usato in teatro. Pappagone diventò più di una maschera, la gente parlava come lui ("ecque qua...").

La Titanus gli offrì di fare una serie di film con Pappagone, ma lui rifiutò. Di B-movie, come si direbbe adesso, ne aveva girati tanti; ma insieme a Totò, era un'altra faccenda.
(testo raccolto da Alessandra Rota)

And the Daily Telegraph



Mildly contrite Silvio Berlusconi woos the church with a nod and a wink
Italians might scarcely countenance it, but the braggadocio is slipping just a little.

By Nick Pisa in Rome

Over the next few weeks, Silvio Berlusconi, Italy's libidinous prime minister, is to play a role little seen in his testosterone-fuelled repertoire to date: the penitent.

Faced with a drip-feed of ever more lurid revelations about his private life, he has undertaken a mission to finesse his tainted image. The hope is to show Italians that he can act the responsible, devout leader just as well as the cavorting, septuagenarian playboy.

Mr Berlusconi is therefore resisting the temptation of spending his Summer holiday at his Sardinian retreat, scene of some of the orgiastic bacchanals that have got him into trouble in the past. Instead, in a reprise of one of his most successful domestic policy successes, he will spend his break overseeing construction in Abruzzo, the central Italian region struck by an earthquake in April.


It is an astute gesture by a man whose populist instincts are better honed than any other European leader. There is also sense in avoiding the Villa Certosa, a 300-acre estate that lends itself to moral turpitude with its whirlpool baths and hidden coves.

Taking his new-found asceticism a step further, there is growing talk that the prime minister will even pay homage at the shrine of one of Italy's most revered stigmatics, St Pio of Pietrelcina.

"The Lord accepts all and as the Lord said: "I have come for sinners not the just,'" a Cappuccin friar at the shrine near Foggia in southern Italy, told La Repubblica.

Observers suggest that through these stunts, the prime minister is seeking the propitiation of Italy's conservative Catholics, the only community that has viewed Mr Berlusconi's antics with a degree of disapprobation.

Even before the release of an audiotape recording Mr Berlusconi's nocturnal encounter with a Bari escort girl, Patrizia D'Addario, the Vatican had spoken censoriously of the need for greater sobriety in the government.

Italy's leading Catholic newspaper, Avvenire, yesterday condemned the prime minister in some of its most strident language yet.

Still, Mr Berlusconi is hardly donning sackcloth. With conservative Catholics lacking a significant political force to defect to, most observers reckon that Mr Berlusconi is only slightly chastened.

He still enjoys popularity ratings unrivalled in much of the European Union, and for many Italians the revelations have elicited either indifference or admiration.

Berlusconi's antics deserve our censure




Source the Observer

As a political defence goes, it has the merit of being irrefutable: "I'm no saint," said Silvio Berlusconi, Italian prime minister, in response to an ongoing scandal around the release of tapes purporting to capture him having sex with a prostitute.

While Mr Berlusconi is, in the words of one opposition leader, trapped in his own reality TV show, the affair needn't stop him from continuing to serve as PM.

Plenty of reasons have been cited for his apparent immunity: the scandal burnishes the macho credentials that appeal to some of his supporters; Italy is used to corruption; enough voters prefer stability and brazenness under Mr Berlusconi to instability and hypocrisy under past premiers.

Besides, Mr Berlusconi has weathered scandals that include allegations far more sinister than cavorting with call girls.

While it is true that Italian politics has its own peculiar dynamics, cultural exceptionalism does not excuse rotten government. The real scandal is the way the story has been suppressed.

Mr Berlusconi controls enough Italian media outlets to stymie negative reporting. Where he does not directly own newspapers and TV stations, he owns companies that control advertising revenue. News of the sex scandal has been limited to a few websites and one major newspaper - La Repubblica. Mr Berlusconi has described its coverage as "subversive".

Meanwhile, in the entirely hypothetical event that some evidence of serious wrongdoing should emerge, Mr Berlusconi is safe from prosecution under a law he himself introduced.

Does it matter if Italian democracy is warped in this way? It is certainly sad to witness. But more important, Italy is still an influential power - currently chair of the G8 and a major player in the EU with a big economy inside the euro zone. Fellow European countries should be less forgiving of a partner who brings their club into such disrepute. Would other EU leaders tolerate, in a country applying for membership today, a situation where civil society is so flagrantly bent to the will of the prime minister? Surely not.

Mr Berlusconi may try to protect himself from criticism inside Italy; he should not enjoy any such immunity abroad.

giovedì, luglio 23, 2009

Mario Biondi & Fiorello

Perle del Giornale



Uno dei più attivi difensori del "Cavaliere del Cialis", come scrive Dagospia, è il Giornale. Amano fare le vittime, soprattutto il loro direttore, ma poi cassano sistematicamente (molto più di Libero) ogni commento contrario (ma documentato) sul loro forum. Questa l'ennesima dimostrazione, fatta proprio da loro, del perché Silvio B debba dimettersi. Invece il Giornale cerca di usare l'articolo unicamente per screditare la D'Addario come testimone: ma una persona così, se davvero fosse tutto vero, si fa entrare a contatto col Premier? Berlusconi non è in grado di fare il PM. Non basta dare tutte le responsabilità a servizi segreti talmente ridicoli che nemmeno le isole di Tonga. È evidente che SB non sta bene. Lo stesso Libero ha mantenuto per mesi un corsivo sul proprio sito che recitava: "il problema è la figa". A questo paese ridicolo che è l'Italia di oggi B piace, vigliaccamente in tantissimi lo votano, m poi negano (anche perché dall'altra parte c'è gentaglia). Io sperò che l'Europa non voglia tollerare questo stato di cose. Spero che non lo faccia.

GIAN MARCO CHIOCCI PER "IL GIORNALE"

Questa è l'altra faccia dell'inchiesta per tentato omicidio nei confronti di Patrizia D'Addario, inchiesta nata nel 2006 dalle denunce dell'ex convivente, Giuseppe Barba, che accusò la donna di averlo tamponato di proposito in autostrada per mandarlo a morire fuori strada. Nel fascicolo figurano sia le numerose denunce di Barba che quelle sottoscritte dall'ex moglie e dalle figlie che alla polizia, a più riprese, hanno raccontato delle molestie, delle tentate aggressioni e dei danneggiamenti delle loro auto ad opera dalla D'Addario.

Uno spaccato inedito di questo filone processuale, che s'è concluso - in assenza di riscontri - con una sentenza di non luogo a procedere nei confronti della escort barese. Ma vediamolo questo violentissimo affaire-domestico culminato, il 13 dicembre 2006, nella denuncia di Barba alla polizia.

«CI HA BUTTATO FUORI STRADA»
«Nell'area di servizio di Canne della Battaglia sulla A/14 la mia auto veniva urtata sulla fiancata laterale da una 147 con alla guida Patrizia D'Addario che mi fissava con espressione minacciosa». Dopodiché, tornato in autostrada, «venivo sistematicamente tamponato dalla 147» fino a quando «vicino Bitonto mi ha urtato nella parte sinistra con l'intento di farmi uscire di strada, cosa che si è verificata». Anche Michaela S., amica di Barba presente nell'auto dell'uomo, aggiunge a verbale: «... ci ha raggiunto iniziando a tamponarci, zigzagando con l'intento di farci uscire di strada, ho chiamato il 112 (...)».

«LO SGUARDO SPIRITATO...»
«La stessa riusciva nell'intento. Ho pensato che fosse finita per me. Ricordo che quando ha urtato l'auto al distributore, aveva lo sguardo spiritato...». Ad aiutare la D'Addario a uscire indenne dal processo, una ritrattazione di Barba, che fa seguito a una precedente raccontata sotto interrogatorio il 9 giugno 2006: «L'ho ritirata perché piangeva e gridava al telefono, perché aveva paura che le togliessero la bambina, allora mi sono fatto uno scrupolo di coscienza, le dissi: "Va bene, l'importante è che te ne vai"...».


Un rapporto, quello fra Patrizia e Giuseppe, costellato dalle denunce. Il 21 agosto 2003, Bernardina M., moglie di Giuseppe Barba, rivela alla polizia: «Ero in auto con mia figlia quando la D'Addario, accortarsi della mia presenza, cambiava direzione di marcia, indirizzando la sua auto a tutta velocità, con chiare intenzioni di collidere con la mia macchina (...). Da quando ho scoperto la relazione che ha con mio marito sono iniziati i problemi. Da fine giugno per due volte (la D'Addario, ndr) ha chiamato a casa, parlando una volta con me, soprattutto con mia figlia: "Vi devo distruggere. Digli a tua madre che è una grandissima puttana troia"». Due mesi dopo, il 24 ottobre, nuova denuncia al commissariato Bari-Nuova.

«TI DEVO PORTARE LE MUTANDINE?»
«Mi continuano ad arrivare telefonate, la voce che ho riconosciuto con certezza è quella della D'Addario. Diceva: "Puttana, mi sto scopando tuo marito, sentilo come gode... tu non ci sai fare, sono più troia io di te (...)". Poi a mia figlia (...) di 11 anni, al telefono, ha detto: "Tesoro vuoi che ti porto le mutandine?"». A dicembre la signora Bernardina scopre che il marito e la D'Addario sono di ritorno da un viaggio all'estero. Si reca con la figlia in aeroporto, dove viene aggredita dalla D'Addario: «Le ho chiesto di poter parlare con mio marito, lei senza alcuna giustificazione iniziava a urlare e a offendere: "Sei una lesbica, fai gli scambi di coppia!".

Dopodiché "manifestava odio e rabbia anche nei confronti di mia figlia poiché la donna cercava di assalirla cercando di tirarle i capelli, senza riuscirvi, grazie all'intervento di un militare». Passano due anni, e il 2 aprile 2005 la moglie (in via di separazione) di Barba si reca in commissariato. «Il 24 marzo mia figlia (...) di 17 anni ha ricevuto una telefonata dalla D'Addario che le diceva di stare molto attenta perché se l'avesse trovata per strada le avrebbe tagliato la faccia (...). Il 27 marzo, sempre mia figlia, ha risposto al citofono: era la D'Addario: "Siete delle puttane e marchettare, ve la farò pagare"».

SE TI PRENDO, T'AMMAZZO»
L'altra figlia di 20 anni, presa a verbale il 19 aprile, aggiunge: «Prima di Ferragosto sul cellulare di papà arrivò un sms della D'Addario che diceva: "Se non torni per Ferragosto mi faccio di cocaina"(...). Poi da dicembre iniziarono le sue telefonate sui nostri cellulari. Ricordo... "puttana, marchettara, tuo padre mi ha comprato un appartamento, alla fine distruggerò tuo padre" (...).

Dopo le festività pasquali incontrai la D'Addario in viale Einaudi. Mi disse urlando: "Se ti prendo ti ammazzo". Per evitare che la situazione degenerasse mi allontanai col motorino». Il 29 aprile, sempre la ragazzina, fa un altro verbale: «Al semaforo venivo raggiunta da un'auto Honda Crv (...). La conducente D'Addario ha iniziato ad avvicinarsi e stringermi verso destra tanto da farmi cadere rovinosamente a terra...».

«FREQUENTAVA ASSESSORI...»
Il 19 settembre 2005 è Giuseppe Barba a dire la sua al commissariato di San Nicola. Spiega che con la D'Addario c'era una relazione, ma niente di più. «E quando ho cercato di allontanarla perché sapevo che si vendeva, ogni volta mi minacciava, dicendo che sarebbe andata dalla polizia». Precedentemente, col pm che lo interrogava, Barba s'era lasciato andare a una confidenza politica: «Quando ho iniziato a conoscerla ho visto che si circondava di persone, da assessori, mai un'amica donna... E ho iniziato a capire».

Uno dei tanti episodi molesti, a dire di Barba, avvenne a casa dei suoi genitori: «Urlava contro i miei dalla strada: "A tuo figlio lo devo ammazzare col coltello"». Analoghe situazioni - continua Barba a verbale - riguardano il danneggiamento delle mie auto, Porsche, Audi A6, Peugeot, con un corpo contundente. Sulla Smart e sull'Audi ha lasciato scritto "Porco-Luri-Bastardo" e sulla fiancata ha inciso "puttane-nere"...».

La risposta del Pd a Grillo

mercoledì, luglio 22, 2009

La memoria corta


Gli asini della PdL ragliano di "gravità inaudita" se un deputato fa valere il suo diritto a parlare e criticare persino il Presidente, non Dio. Capisco che in certi schieramenti non si possa aprir bocca se il manovratore non da il permesso, ma io posto questa ennesima news. La rileggerò da vecchio e forse ne riderò a vedere il mio ex paese ridotto al livello di una nazione da barzelletta sudamericana

Fonte Repubblica

ROMA - "La prego, signor Presidente, mi risponda nel merito, invece di offendermi anche Lei gratuitamente". Così Antonio Di Pietro riaccende la lunga polemica con Giorgio Napolitano attraverso una lunga lettera aperta indirizzata al Capo dello Stato, nella quale contesta una serie di atti del Quirinale, come la controfirma del ddl sicurezza, del Lodo Alfano o la mancanza di iniziative dopo la cena tra Berlusconi e due giudici costituzionali.

Secondo l'ex magistrato di Mani Pulite, il Presidente avrebbe potuto, "prima di promuovere la legge, con messaggio motivato alle Camere, chiedere una nuova deliberazione. Insomma, a norma di legge costituzionale, poteva e doveva non controfirmare né promulgare la legge ma rinviarla al Parlamento con le stesse identiche motivazioni con cui ha scritto la 'letterina di rimprovero a Berlusconi".

Inoltre, Di Pietro rimprovera a Napolitano di aver polemizzato contro chi lo aveva invitato a non firmare, avendo dichiarato che "chi invoca polemicamente e di continuo poteri e perfino doveri che non ho, mostra di aver compreso poco della Costituzione".

La lettera, pubblicata sul blog del leader dell'Idv, prosegue con una serie di domande con le quali Di Pietro vuole mettere in luce quelle che ritiene essere le contraddizioni del Presidente della Repubblica: "E' vero o no che, in questi casi, Lei ha il potere di non promulgare immediatamente la legge ma di rinviarla alle Camere, con un messaggio motivato?".

Dura la replica della maggioranza. "E' un fatto di gravità inaudita che il signor Di Pietro continui a insolentire il Capo dello Stato", sostiene il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone. "Non è ammissibile che un garante super partes sia ogni giorno oggetto di attacchi, offese e insinuazioni da parte dell'Italia dei Valori. Ecco perché c'è da augurarsi che il nuovo segretario del Pd abbia la forza e la visione necessari per rompere l'alleanza con l'Idv".

Anche dall'opposizione si alzano proteste contro l'ex magistrato. "Il Pd vada dove vuole ma abbia il coraggio di liberarsi del grillismo e di Di Pietro che inietta veleno allo stato puro sul Pd, spiega Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc. "Ora il Pd non sa nemmeno se difendere le istituzioni del paese o seguire Di Pietro nella sua deriva".

Il Verbo della Lega nord

Quando razzisti (o semplici idioti) come Matteo Salvini. Gente come Umberto Bossi, (incapaci o che comunque non hanno mai lavorato in vita loro) continuano a fare carriera, a circondarsi di belle donne, a fare la bella vita vigliaccamente a spese di Roma Ladrona. Quando un secessionista diventa ministro degli interni, ecco che ci capisce perché le nuove generazioni diventano così. L'Italia di oggi è purtroppo persa, non c'è nulla da fare. Forse, quando si ritroverà al livello dell'Ucraina, o gli italiani rifaranno il fascismo (molto probabile) oppure, forse, si rimboccheranno le maniche. Intanto accade questo.

«Puzzi perché sei meridionale». La mamma gli fa cambiare scuola
Gli altri alunni intonavano canzoni contro i napoletani, e disinfettavano le penne che lui toccava

Fonte Corsera

TREVISO - I compagni di scuola lo hanno preso di mira fino a quando sua madre, una donna napoletana ha deciso di trasferire il figlio 12enne in un'altra scuola media. Era stanca delle offese e dei comportamenti razzisti che il ragazzino subiva dai compagni. È accaduto a Treviso. La donna, che ha raccontato la vicenda all'emittente televisiva "Antenna Tre Nordest", ha sostenuto che il figlio veniva preso di mira in quanto «meridionale».

NESSUNA DENUNCIA - La signora, che non ha presentato però alcuna denuncia, ha spiegato che gli altri alunni lo sbeffeggiavano, intonando canzoni contro i napoletani, dicevano che avevano paura di lui, «perché figlio di un camorrista», e lo emarginavano durante le attività scolastiche e ricreative. Tra i gesti più odiosi riferiti dalla donna, anche l'abitudine di alcuni compagni del figlio di disinfettare le penne dopo che lui aveva toccate «perché puzzava». La signora ha provato a far presente la situazione alle insegnanti della scuola - un istituto del centro di Treviso - ma si sarebbe sentita rispondere che era il suo ragazzo ad essere problematico.

lunedì, luglio 20, 2009

Soldi suoi o soldi pubblici?


LAVORO, GUADAGNO, PAGO, PRETENDO – IL CAV. HA FATTO TALMENTE TANTI REGALI AI LEADER G8 CHE IL PREMIER CANADESE TEMEVA PROBLEMI CON IL “COMMISSARIO ALL’ETICA” IN PATRIA – I LIBRI IN MARMO DEL CANOVA COSTATI 150MILA € A PEZZO: QUANTO UNA CASA RICOSTRUITA…

Il Congiurato per "l'Unità"

Quando lo racconti in Transatlantico non ti crede nessuno. «Non è possibile, uno schiaffo alla miseria!». Però l'opera merita. E poi il presidente del Consiglio italiano non è un qualsiasi premier, da lui non ci si aspettano regali banali. Tanto più in un G8, come quello dell'Aquila, quello dei «disagi logistici». Coi regali bisognava strafare.

Anche a costo di mettere in imbarazzo gli ospiti, come è capitato al premier canadese
che, di fronte a tanta opulenza, ha dichiarato di temere problemi in patria con il «commissario all'etica». Peccato che non se ne sia accorta nessuna delle affilatissime penne che si sono scatenate contro Carla Bruni.

Avrebbero potuto scrivere, per esempio, che il primo ministro canadese, più che del garante etico, si preoccupava dei suoi conti visto che il suo paese è l'organizzatore
del prossimo G8. Stava mettendo le mani avanti. Ma quanto sono costati quei regali? Parecchio, se è vero quel che si dice a Montecitorio.

Però l'oggetto vale. Un libro su Antonio Canova per ognuno degli otto del G8. Ventiquattro chili di libro che nemmeno l'atletico Obama si è sentito di sollevare. Un volume di circa 70 centimetri per 45, la cui copertina è un bassorilievo di marmo che riproduce Le Grazie e Venere di Canova e con rilegatura in broccato e fili d'oro.

All'interno, su una speciale carta velata di puro cotone e impreziosita dalla filigrana, sono stati impresse al torchio selezioni di testi di autori coevi del Canova. Ogni componente dell'opera è stato rilegato a mano. Insomma uno di quegli oggettini che trovi al primo negozietto sotto casa. Soprattutto se abiti a Roma, in via del Plebiscito 102, a Palazzo Grazioli.

Praticamente lo stesso condominio dove abita e riceve i suoi ospiti Silvio Berlusconi. Il
«libraio» è proprio lì. Si chiama «Fondazione Marilena Ferrari». Non c'è la vetrina, ma il prezzo, secondo quanto si dice alla Camera, si aggira intorno ai centocinquantamila. A pezzo. Per un totale di un milione e duecentocinquantamila. Lire?

No. Euro. Se fosse vero ogni volume sarebbe costato praticamente quanto una casa ricostruita. Il fatto che a pagare siano stati gli sponsor non elimina il dubbio che, forse, quei soldi sarebbe stato possibile spenderli più utilmente, e senza creare imbarazzi.

Ma Ghedini sta bene?

Una cosa che tanti politici italiani amano. Vivere facendo i fatti propri, adattando le regole e le leggi alle proprie esigenze sempre con un crocefisso in bella vista....



Persino in Italia vale la pena di gettare anni di carriera alle ortiche con affermazioni talmente assurde? Basta è stato beccato, si dimetta e il PdL presenti un'altra persona. Come si fa, persino in Italia, a dire che delle registrazioni sono frutto di invenzioni. Berlusconi è stato un pollo. Si è fatto beccare. Ha dimostrato di non poter stare dove sta. Cambiare un leader non è la fine del mondo. Ghedini, parafrasandoti: ma valà valà valààààààààààà...


Fonte Repubblica

"Materiale senza alcun pregio, del tutto inverosimile, e frutto di invenzione". L'avvocato di Silvio Berlusconi, e deputato Pdl Niccolò Ghedini, commenta le registrazioni dell'Espresso che testimoniano gli incontri fra il presidente del Consiglio e la escort Patrizia D'Addario a Palazzo Grazioli. Chiede alla magistratura di "verificare", e annuncia azioni legali. Parla dopo un incontro con il premier, nel pomeriggio, ad Arcore.

Sostiene Ghedini che "come risulta dagli atti, la D'Addario ha consegnato delle registrazioni asseritamente eseguite, alla Procura della Repubblica di Bari, e che sono tuttora in possesso di tale Procura, sottoposte a regime del segreto di indagine e del divieto assoluto di pubblicazione. La veridicità e la liceità delle asserite registrazioni erano già state contestate".

"Alla luce della lettura di quelle pubblicate sul sito di Repubblica, e l'autorità giudiziaria competente si auspica verifichi come i giornalisti ne siano entrati in possesso - prosegue Ghedini - non si può che ritenere trattarsi di materiale senza alcun pregio, del tutto inverosimile e frutto di invenzione. Comunque la pubblicazione integra è di per sé un illecito che dovrà essere perseguito, e nei confronti di chiunque ritenesse di riprendere tale materiale saranno esperite tutte le azioni legali del caso".

Reazioni dall'opposizione. Le registrazioni "ristabiliscono il confine tra realtà dei fatti e pietose bugie tese a nasconderla", afferma il responsabile Comunicazione del Pd Paolo Gentiloni, secondo il quale dagli audio emerge che la D'Addario "non era affatto una sconosciuta e che i compensi alle partecipanti alle feste del premier erano una consuetudine". Solidarietà all'Espresso dall'Italia dei valori: "Si guardi la spazzatura e non chi rovista - afferma Antonio Di Pietro - le conversazioni arrivano da una delle due parti perciò non c'è violazione del segreto. Doveva pensarci prima di frequentare l'altra parte...".

Fine

Fonte Corriere

’INTERVISTA LA PRESIDENTE DEL FAI: SPERO CHE BONDI MANTENGA LA PAROLA
«Svendono l’Italia solo per fare cassa»
Giulia Maria Crespi: il piano casa, rovina irreversibile


Corteo dell'associazione «Salviamo la valle del Curone» (Angelini)ROMA—«Stanno svendendo l’Italia solo per ricavare un utile immediato. Sul paesaggio, sul territorio italiani non c’è più da nutrire preoccupazione: ma autentica disperazione. Sarà una rovina irreversibile di cui soffriranno le nuove generazioni. E poi ne risentiranno il turismo, che abbandonerà il nostro Paese, e già sta avvenendo. Poi la salute, l’identità, le radici stesse degli italiani». Giulia Maria Crespi parla dalla sua casa in Sardegna, ma è in continuo collegamento con gli uffici del Fai, il Fondo ambiente italiano, trust privato che negli anni è riuscito a sottrarre straordinari beni culturali italiani alla speculazione e alla scomparsa. Un’esperienza citata in Europa come un modello di tutela in mano ai privati.

Qual è la ragione del suo allarme, signora Crespi?
«Prima di tutto la sorte del Codice dei Beni culturali, varato dal ministro Giuliano Urbani, in mezzo a mille difficoltà, sotto il precedente governo Berlusconi e concluso da Francesco Rutelli. Sandro Bondi mi aveva dato la sua parola d’onore davanti a quattro testimoni che la parte relativa al paesaggio sarebbe entrata in vigore a gennaio scorso, poi a giugno di quest’anno. Infine lo slittamento alla fine di dicembre... ».

Parla dell’articolo 146 che attribuisce ai soprintendenti il potere di esprimere un parere obbligatorio e vincolante sugli interventi nelle aree protette e che non è ancora andato in vigore? C’è un regime di proroga...
«Penso proprio a quel problema. I soprintendenti calano di numero e hanno sempre meno mezzi a disposizione. Ora c’è questa proroga che consente ai soprintendenti di pronunciarsi solo a cose fatte, a progetto varato. Intanto le regioni stanno approntando i loro piani. Il Veneto prevede la possibilità di intervenire nel 40% del territorio. La Lombardia nel 35% con la possibilità di intervenire anche nei parchi regionali. Allucinante. L’Umbria le sta seguendo. Altra tragedia: ora i comuni permettono ai costruttori di autocertificarsi l’idoneità del progetto. Sono insegnamenti che definirei di gravissimo scadimento morale dell’intero sistema italiano».

Bondi ha assicurato che la proroga finirà a dicembre...
«Spero. Anche se non ci credo più. Senza il Codice completo, il Piano Casa potrà avere effetti devastanti, purtroppo irreversibili sul paesaggio».

Dice però Berlusconi: con le nuove regole del Piano Casa verranno rimessi in circolazione tra i 70 e i 150 miliardi di euro ora inoperosi nelle banche. Non temete di apparire come ostacoli alla ripresa dell’economia?
«Questo è quello che dice Berlusconi, poi bisogna vedere se gli effetti economici saranno davvero quelli... Ma io guardo al futuro. Il Piano Casa prevede la possibilità di abbattere vecchi edifici, di aumentarne la cubatura, di stravolgere insomma interi panorami. Unico Paese in Europa: guardiamo cosa avviene in Francia o altrove. Ma qui non c’è solo il Piano Casa. È tutto un sistema... ».

A cosa si riferisce in particolare, signora Crespi?
«Ho tanti altri esempi che addolorano solo al pensarli. In Lombardia, nel cuore del parco del Curone, cioè della Brianza ancora ben conservata, un meraviglioso parco di 2.700 ettari, è pronto uno studio di fattibilità per permettere alla società australiana Australian Po Valley, per il 50% di proprietà Edison, di estrarre petrolio. Petrolio lì! Con conseguente emissione di acido solforico che avrà un’azione intossicante nell’arco di dieci chilometri, col problema dello smaltimento dei fanghi. Tutti i 21 comuni, di qualunque colore, e la provincia di Lecco protestano ma non hanno potere di bloccare il piano perché è stato dichiarato di pubblica utilità! Come si può solo immaginare tutto questo?».

Altri esempi che la preoccupano?
«Ho ancora un esempio legato alla Lombardia che, nel suo piano prevede la possibilità di intervenire addirittura nelle aree protette. Per esempio nel meraviglioso Parco Agricolo Sud: 47 mila ettari! Altro massacro che resterà indelebile che distruggerà un’area ricca di fontanili antichi, terreno ad alta fertilità, piena di antiche abbazie e cascine forzesche. Un polmone verde per i milanesi».

Se la prende con questo governo?
«Io credo che ormai circoli un ragionamento trasversale: fare soldi subito. E poi, dopo di me il diluvio. Lo disse Luigi XV, ma dopo ci fu la Rivoluzione francese. E dopo, per noi, ci sarà solo un territorio devastato per sempre. E qui nessuno è più sensibile. Non lo è la destra. Ma non lo è nemmeno la sinistra: neanche l’attuale opposizione colloca l’ambiente tra le sue priorità. Anzi, se ne disinteressa totalmente. Guardiamo cosa sta avvenendo in Toscana e presto in Umbria... Rimaniamo solo noi associazioni: Fai, Italia Nostra, Lipu, Wwf. Siamo visti da tutti come scomodi cretini. Poi, un giorno, forse qualcuno dirà che quegli scomodi cretini avevano ragione. Ma sarà troppo tardi. Un padre non svende la figlia per far cassa. Qui, lo ripeto, stanno svendendo la nostra Italia davanti all’indignazione del resto d’Europa».

Paolo Conti

Ognuno

domenica, luglio 19, 2009

AU LECTEUR

La sottise, l'erreur, le péché, la lésine,
Occupent nos esprits et travaillent nos corps,
Et nous alimentons nos aimables remords,
Comme les mendiants nourrissent leur vermine.

Nos péchés sont têtus, nos repentirs sont lâches ;
Nous nous faisons payer grassement nos aveux,
Et nous rentrons gaiement dans le chemin bourbeux,
Croyant par de vils pleurs laver toutes nos taches.

Sur l'oreiller du mal c'est Satan Trismégiste
Qui berce longuement notre esprit enchanté,
Et le riche métal de notre volonté
Est tout vaporisé par ce savant chimiste.

C'est le diable qui tient les fils qui nous remuent !
Aux objets répugnants nous trouvons des appas ;
Chaque jour vers l'enfer nous descendons d'un pas,
Sans horreur, à travers des ténèbres qui puent.

Ainsi qu'un débauché pauvre qui baise et mange
Le sein martyrisé d'une antique catin,
Nous volons au passage un plaisir clandestin
Que nous pressons bien fort comme une vieille orange.

Serré, fourmillant, comme un million d'helminthes,
Dans nos cerveaux ribote un peuple de démons,
Et, quand nous respirons, la mort dans nos poumons
Descend, fleuve invisible, avec de sourdes plaintes.

Si le viol, le poison, le poignard, l'incendie,
N'ont pas encor brodé de leurs plaisants dessins
Le canevas banal de nos piteux destins,
C'est que notre âme, hélas ! N'est pas assez hardie.

Mais parmi les chacals, les panthères, les lices,
Les singes, les scorpions, les vautours, les serpents,
Les monstres glapissants, hurlants, grognants, rampants,
Dans la ménagerie infâme de nos vices,

Il en est un plus laid, plus méchant, plus immonde !
Quoiqu'il ne pousse ni grands gestes ni grands cris,
Il ferait volontiers de la terre un débris
Et dans un bâillement avalerait le monde ;

C'est l'ennui ! - l'œil chargé d'un pleur involontaire,
Il rêve d'échafauds en fumant son houka.
Tu le connais, lecteur, ce monstre délicat,
Hypocrite lecteur, - mon semblable, - mon frère !

Charles Baudelaire

sabato, luglio 18, 2009

In mezzo a tanti buffoni

.... una delle poche che non ti fa vergognare di essere italiano.....ITW a Giorgia Meloni

I 99 Posse si riformano?

...purtroppo senza MEG

Bravo Donadoni




L'etica non c'entra niente. Si chiama buona educazione. Quanto mi piacerebbe che il Napoli facesse risultati allenato da uno così.

Fonte Corriere

Con decolleté e minigonna non si entra. San Pietro? No, è il ritiro del Napoli. Vietato l'accesso alle donne con abiti troppo provocanti. Una ragazza costretta al cambio-short col fidanzato


LINDABRUNN – Il bunker Napoli si arricchisce di un’altra regola ferrea. Che magari può anche far scattare qualche sorriso, ma che di sicuro rende il senso di quan to austero, spartano e senza fronzoli sia il ritiro nel mo­nastero di Lindabrunn. Ma prima facciamo un passo in dietro e ricapitoliamo: si parte dal silenzio stampa e dal le regole interne al gruppo azzurro, con tanto di multe, anche salatissime, per i trasgressori; si passa al divieto assoluto per stampa e tifosi di tenere attiva la suoneria dei cellulari durante le sedute di allenamento, accompa gnato dall’invito di parlare al telefono lontano dai cam pi.

REGOLAMENTO FERREO - C’è quindi l’obbligo per i tifosidi entrare nel centro sportivo a piedi e rigorosamente a scaglioni, in gruppi al massimo di 15 unità. Durante le sedute, poi, bisogna bisbigliare, e al termine dell’allenamento pomeridiano solo due giocatori, decisi dall’entourage azzurro, si avvi­cinano per foto e autografi. Se a ciò aggiungete che la Lindabrunn Sportschule è in collina, isolata e recintata, e che il Napoli alloggia nella stessa foresteria del centro, il quadro è completo. Anzi, quasi completo. C’è infatti la nuova regola di carattere morale che ha preso corpo in questi ultimi giorni, per diventare, proprio ieri, un diktat acclarato: le donne devono indossare abiti casti gati, altrimenti non si pas sa. A cadere nella rete pri ma una signora arrivata al centro sportivo (con marito e figlia) con scollatura troppo azzardata, quindi una ra gazza in shorts.

CAMBIO DI SHORT - Giovedì altri due episodi. La prima protago nista si chiama Marina, e arriva da Procida. I funzionari del Napoli hanno giudicato il suo decolletè un po’ gene roso, quindi niente accesso. La ragazza fortunatamente aveva una maglia in auto, l’ha infilata e tutto è andato liscio. Il secondo episodio chiama in causa Jolanda, arri vata fin qui da Zalaegerszeg, Ungheria (dove il Napoli giocò in amichevole l’anno scorso durante il ritiro pre campionato), insieme a Marko, il fidanzato (nella foto sopra). Indossava la maglia di Lavezzi e dei pantalonci ni. Giudicati troppo corti. I due hanno usato un escamo tage spiccio: si sono scambiati gli shorts, col risultato che il ragazzo sembrava uscito da un film anni ’70, e lei dava l’impressione di essere scappata da un circo. Ma l’etica era salva e i giocatori erano stati preservati da pensieri impuri. Per la gioia dei funzionari azzurri, che in questi giorni ricordano i «Matawa» (i guardiani del l’etica) citati da Donadoni l’altro giorno raccontando la sua esperienza in Arabia Saudita, o i vigili urbani degli anni ’60, che battevano le spiagge col metro, per misura re i primi bikini e controllare se erano ‘a norma’.

Dino Manganiello

Fanatici pericolosi



Fonte Corriere

Avere Fede non è un delitto. L'evasione fiscale si. La fanaticissima signora Kakà (quella che centrifugava i coglioni con questa storia di arrivare vergini al matrimonio) è stata fatta sacerdotessa di Renascer, chiesa i cui due fondatori sono inseguiti da mandati di cattura internazionale perché sono due truffatori. Questa tizia è una semplice, lo si vede da come parla, resta il fatto che non si può dare tanto spazio a una solo perché il marito lo ricoprono d'oro per tirare calci a un pallone. Forse il Real Madrid dovrebbe intervenire.

La moglie di Kakà diventa «pastora». Il sermone: «Segno di Dio i soldi del Real»
La compagna del calciatore brasiliano: «Mentre lui segna gol noi schiacceremo la testa al diavolo»

MILANO - «Mentre papà segna gol, noi schiacceremo la testa al diavolo». Un annuncio che potrebbe benissimo uscire dalla bocca di Ned Flanders, il religiosissimo vicino di casa di Homer Simpson. Invece a pronunciare queste parole è stata Caroline, moglie dell'ex fuoriclasse milanista Kakà oggi in forza al Real Madrid, che diventata «pastora» ha deciso di aprire un tempio della setta evangelica «Renascer em Cristo» nella capitale spagnola. E che su YouTube ha già postato il video in cui annuncia la sua nuova missione.


«UN SEGNO DI DIO» - Con il figlioletto Luca in braccio, Caroline ha spiegato quello che intende fare. «Ci sono vite che hanno bisogno della nostra testimonianza», ha detto la signora Kakà. Che poi ha parlato della necessità di mantenere la verginità fino al matrimonio: «Avevo fatto l'alleanza con il Signore, che mi aveva convinto in spirito a sposarmi vergine - dice la bella Caroline -. All'inizio dell'innamoramento con Kakà, ho pensato che per la mia decisione avrebbe finito per mollarmi. Allora gli ho detto chiaramente che volevo restare vergine fino al matrimonio». Secondo la moglie, Kakà si sarebbe emozionato e avrebbe risposto: «Era il segnale che avevo chiesto al Signore». Secondo Caroline, nel clamoroso passaggio del marito al Real c'è un altro un segno divino. «Come può qualcuno, in questo periodo di crisi, avere tanti soldi - si chiede -? Dio ha messo questo denaro nelle mani del Real per ingaggiare Kakà e noi potremo aprire una chiesa a Madrid, ci sono persone che devono sentire la nostra parola».
LA NOMINA DI CAROLINE - I due fondatori della Renascer, Sonia Hernandes e il marito Estevam, erano stati arrestati nel 2007 negli Stati Uniti per esportazione illegale di valuta, e sono ricercati in Brasile per evasione fiscale. La nomina di Caroline a «pastora» della setta è stata annunciata la stessa Hernandes in uno dei filmati ora visibili in rete.

Legendary newsman Walter Cronkite dead at 92

Source The Boston Globe

By Mark Perigard

Walter Cronkite, the CBS news anchor who was considered “the most trusted man in America,” died yesterday at his New York home at age 92, after suffering for many years from cerebrovascular disease, according to family members.

Cronkite anchored the “CBS Evening News” from 1962 to 1981 and was easily the most influential broadcast journalist of the 20th century.

Millions of viewers came to depend upon the St. Joseph, Mo., native for his stately reading of headlines. He ended each newscast with his trademark signoff,“. . . and that’s the way it is.”

In a 1996 interview, he talked about the standards of excellence that served as the bedrock of his career. “A professional journalist recognizes his or her prejudices and biases and avoids them in writing and reporting. There’s no place in journalism for biased reporting on the front page. There is no place for subjective, personal opinions to creep in,” he said.

He began his career as a radio announcer in Oklahoma in 1935. In 1937, he joined United Press and became one of its top reporters covering the war effort in Europe and flew on several bombing raids in Germany. Edward R. Murrow recruited him to work for CBS in 1950.

Cronkite was the first broadcast journalist to be referred to as an “anchor” for his work covering both the Republican and Democratic conventions in 1952 for the network.

One of Cronkite’s finest hours was also his most trying. On Nov. 22, 1963, Cronkite broke into CBS’ airing of the soap “As the World Turns” to tell a stunned nation that President John F. Kennedy had been shot while riding in a motorcade in Dallas. As the hours progressed, he sifted through the often conflicting information about Kennedy’s condition. Later that afternoon, choking back emotion, he informed viewers that the president had died.

After he criticized the Tet Offensive in Vietnam in a 1968 editorial, then President Johnson reportedly said, “‘If I’ve lost Cronkite, I’ve lost Middle America.”

During the Apollo 11 mission to the moon in 1969, Cronkite was on the air for 27 of the 30 hours, prompting some to dub it “Walter to Walter” coverage. When Neil Armstrong stepped out onto the moon’s surface, Cronkite was rendered speechless, much to his everlasting dismay.

Cronkite retired from the news desk at age 65, in keeping with CBS’ mandatory retirement policy at the time, but he later stated that he regretted giving up the job that he loved.

Post-“Evening News,” Cronkite remained busy, lobbying for campaign finance reform, providing voiceovers to documentaries, supporting NASA, writing a syndicated column, voicing the character of Ben Franklin for PBS’ animated series “Liberty’s Kids” and hosting the annual Kennedy Center Honors for many years. He can be heard every night introducing Katie Couric on CBS Evening News.

Cronkite maintained a summer home in Edgartown on Martha’s Vineyard and was a longtime opponent of plans to build a wind farm there.

He was married for almost 65 years to Mary Elizabeth “Betsy” Maxwell, until her death in 2005. He is survived by three children and several grandchildren.

Over the course of his career, Cronkite received just about every award a broadcast journalist could receive. He received the Presidential Medal of Freedom in 1981 and was inducted into the Television Academy Hall of Fame in in 1985. Arizona State University named its school of journalism and mass communication after him.

His family revealed in June that he had been suffering from cerebrovascular disease for some time and was not expected to recover.

Asked once by a reporter as to how he’d like to be remembered, Cronkite replied, “Oh, as a fellow who did his best. I’d like to be remembered as a person who tried to give the news as impartially, as factually, as possible, and succeeded most of the time.”

n today’s crowded cable universe, there are prettier news readers. There are anchors who scream from the right and from the left, but it seems unlikely that any of them will win the popularity and the trust Cronkite attained.

And that’s the way it is today.

Il Minzo

L'ottava potenza al mondo....




o la nona, o la decima o ....?

Sopravvivere senza welfare ecco le famiglie dei miracoli
di MARIA NOVELLA DE LUCA

fonte: la Repubblica

ROMA - Famiglie sole, piccole, povere. Cancellate dal welfare, dimenticate dallo Stato. Microcosmi con pochissimi figli e molti anziani, dove la rete di mutuo soccorso si è incrinata, e per la prima volta nella storia d'Italia la formidabile alleanza di mamme-nonne-figlie-sorelle dichiara forfait. È racchiuso in tre G il disastro dello stato sociale italiano: di genere, generazionale e geografico. Dietro queste tre G ci sono le storie di coppie troppo povere per avere più d'un figlio, di donne del Sud che hanno ormai abbandonato la speranza di trovare un lavoro, di anziani che la sera cenano con pane e latte, di bambini "parcheggiati" dove si può.

Siamo il primo paese occidentale dove gli over 60 hanno superato il 20% della popolazione, il tasso di fecondità di 1,4 figli per donna è uno dei più bassi del mondo, le risorse destinate alla voce "famiglia" sono la metà della media europea, i giovani laureati il 16% contro il 32% delle statistiche Ocse, il numero di posti nido disponibili per i piccoli da 0 a 3 anni è dell'11% contro il 50% della Norvegia e il 40% della Francia. E partono proprio dalle tre G di un paese impoverito due studiosi, Alessandro Rosina, professore di Demografia all'università Cattolica di Milano, e Daniela Del Boca, professore di Economia all'università di Torino, per raccontare quant'è duro sopravvivere in Italia con un welfare inefficiente. Nel libro "Famiglie sole", da poco uscito per il Mulino, un dato meglio di altri fotografa la situazione: chi è nato a metà degli anni Sessanta, in pieno baby-boom, ha circa un milione di coetanei, invece la generazione di chi ha 20-25 anni è ridotta del 40%, per effetto del "degiovanimento" della società italiana.

Al di là dei numeri però la famiglia italiana è molto vicina al crac per un fatto nuovo e probabilmente irreversibile. "La crisi di oggi è annunciata - spiega infatti Alessandro Rosina -. Da sempre la famiglia italiana è stata costretta ad arrangiarsi potendo contare su un welfare assai scarso. Anzi sono state proprio le "reti informali" , e cioè il mutuo soccorso tra parenti e congiunti, a costituire nel tempo il vero ammortizzatore sociale nei confronti dei più fragili, i bambini, gli anziani. Ma queste reti informali si sono basate storicamente sul ruolo delle donne di mezza età, le care givers. Un modello che da tempo si è spezzato con l'ingresso delle donne nel mondo del lavoro.

A questo non ha corrisposto però, come nel resto d'Europa, la creazione di una rete di supporti statali, il welfare appunto: asili nido, congedi parentali, orari flessibili, concreti aiuti economici per le coppie con i figli. Il risultato? Il declino che abbiamo sotto gli occhi".
Alice Monetti, 65 anni, insegnante in pensione, è oggi nonna di due bambine, di cui si occupa quasi a tempo pieno, quando non deve assistere la madre. "Mi sono sempre sentita schiacciata tra le generazioni - racconta -. Adoro tutti, figli, nipoti, mia madre, ma senza la mia presenza lei non potrebbe alzarsi dal letto e mia figlia non potrebbe andare a lavorare". E infatti , dice la ricerca, "finora i servizi pubblici per l'infanzia sono stati pensati come complementari al servizio gratuito fornito da madri e nonni".

Il welfare sostitutivo quindi, la rete parentale. Una situazione di fragilità su cui si è inserita la recessione. E a pagare il prezzo più alto è il Mezzogiorno, una delle aree europee "con il peggior rapporto tra anziani inattivi e persone occupate". Uno dei suoi grandi paradossi è infatti il calo demografico. Da sempre il Sud è stato una delle aree più prolifiche del Paese. Ma a partire dal 1995 la tendenza si inverte. Al Nord la crescita demografica riprende, mentre nel Sud continua il declino. Il risultato è che nel 2007, secondo l'Istat, il primato si rovescia, i bambini ricominciano a nascere, ma soltanto nelle aree più ricche del Centro Nord, dove i servizi per l'infanzia sono migliori, e in certe regioni come l'Emilia Romagna l'occupazione delle donne coinvolge il 60% della popolazione femminile. Proprio per usufruire del welfare sostitutivo della rete parentale, in Italia i giovani lasciano la famiglia d'origine a trent'anni passati. Quasi una scelta obbligata se si pensa che, secondo Almalaurea, nel periodo 2000-2007 gli occupati a un anno dalla laurea sono scesi dal 57 al 53% e tra questi i lavoratori atipici sono passati dal 37 al 48%. Numeri che raccontano un paese ormai impoverito di ricchezza umana e materiale. Eppure, scrivono Rosina e Del Boca nelle conclusioni, per invertire la rotta basterebbe la voglia di elaborare (e di finanziare) "un nuovo modello culturale, che sia alla base di un'alleanza virtuosa tra Stato e famiglie".

Beppe Grillo iscritto al Pd

venerdì, luglio 17, 2009

Brüno's top ten list

giovedì, luglio 16, 2009

Prime minister in a ridiculous country




SOURCE la Repubblica

Berlusconi and the tarts
by GIUSEPPE D'AVANZO


"Torte?" asked the public prosecutor. "Torte" (literally, "cupcakes", or "tarts") is a euphemism he had never heard. This occurred recently, in Bari, when the prosecutor was questioning a drug dealer and the man was relating the customs of his gang. The prosecutor went on to ask, "What do mean by 'tarts'?" The dealer answered, "Just 'tarts', sir. Orgies, parties, what do you call them?" That expression - 'tarts' - figures today in the words of a source close to the Bari investigation because these "tarts" are the critical point that render the reconstruction of the evenings with Silvio Berlusconi so politically embarrassing. Among the 19 young women, paid guests at the Prime Minister's residence who were questioned by the Bari public prosecutor, there is more than one witness who admits to spending the night with Silvio Berlusconi, "along with other girls."

Patrizia D'Addario has already talked about "parties" and "orgies". Patrizia was at Palazzo Grazioli for the first time on the evening of 15 October 2008. She refused to spend the night in "the big bed", a gift from Vladimir Putin to the Prime Minister. She did stay soon afterwards, on the night of 4 November; regarding those hours we know - more or less - everything. But why did Patrizia leave Palazzo Grazioli that first time?

She didn't leave on impulse, Patrizia maintains. She says she's never managed to enjoy orgies and she had a hunch that she was going to find herself in an unpleasant situation if she stayed on after the dinner, the dancing, the hoopla, the jokes, the songs and the music by Apicella. There were a lot of escorts (call girls) there that evening at the Prime Minister's residence. At least five. Two were very conspicuous: lesbians, "the only ones wearing pants; they always work as a couple." Dinner was still underway, Patrizia remembers, when Berlusconi wanted to show her the bedrooms. Especially the one with "the big bed". They weren't alone, Patrizia recalls. There were another two escorts with Berlusconi who began to nuzzle "the sultan". Berlusconi, Patrizia says, called to her, inviting her with words and gestures to join them. Instead, she chose to lock herself in the bathroom and leave only after the group had returned to the salon to finish dinner. It was then, in the bedroom with "the big bed", that Patrizia decided not to spend the night although she'd been hired for two thousand euros. Back at her hotel, the Valadier, she immediately told her friend Barbara Montereale about the episode. Barbara, though very reticent, does remember one thing quite clearly: "Patrizia preferred to leave because there were two other escorts." Besides, she herself witnessed similar scenes at Villa Certosa in January 2009, when "scores of foreign girls squeezed around Papi, fighting amongst themselves, almost attacking each other."


* * *

Patricia's account has been confirmed by the testimony of another woman, Maria Teresa De Nicolò, a 37-year-old from Bari. Her participation in an evening at Palazzo Grazioli followed along the same lines as Patricia's experience, almost a ritual. The same modality, identical rules to respect. A sudden, rather mysterious summoning to Rome. A little black dress, discreet makeup. Before going to bed, if requested by the host, show complete willingness to evince ecstatic admiration for "Silvio's" accomplishments, appreciation for the jokes and songs, and gratitude for the little "boutique" gifts. The same contact, Gianpaolo Tarantini. Poor 'Gianpi', a friend recounts, some days he was really desperate because although it's easy enough to organize "a little party" with a few days' notice, it's pretty tough to do it in a single afternoon. In the summer and fall of 2008, Berlusconi's sexual addiction was compulsive, a frenzied satyriasis. He sometimes called Tarantini ten times a day (calls intercepted by the magistrate of Bari). He'd ask him to get "the girls" together that very evening, with only a few hours' notice. Gianpi did what he could, his friends recall. But haste, without exception, makes waste. Thus he didn't always have time to "invite", to Rome from Milan, the "perfect courtesans" - i. e. "beautiful, very young, very professional and above all, mindful of maintaining the necessary confidentiality".

When pressed, Gianpi had to make do, his friends say, "with what he had at hand." And thus it was that people entered Palazzo Grazioli who would never have set foot inside, had more time been available. Maria Teresa was summoned (for the first and only time) in just such an emergency. She went to Rome, and as occurred with Patrizia, Barbara and Lucia R. ("guests" on 4 November), she discovered in the salons of the Russie that the destination for that evening's work would be Palazzo Grazioli. Maria Teresa admitted to the Bari investigators that she had sex with the Prime Minister and was "reimbursed" by Gianpi. But what matters here is the "tart", the number of "girls" who stayed over that night with the Prime Minister in his residence at Palazzo Grazioli. (It was "a Monday or Tuesday in September 2008", Maria Teresa recalls vaguely, probably Tuesday, 23 September.) Maria Teresa won't state the number (although she did tell the magistrate questioning her). However, she was disposed to admit to La Repubblica that "there were other girls". The following day, some of them followed Berlusconi to Melezzole, near Todi. Then, (as L'Espresso has revealed), the Prime Minister renounced a "mission" to go to New York and participate in the UN Millennium Campaign to end hunger and poverty in the world, in order to consort with his "girls" at the Marc Mességué health center (which was closed to outsiders).

* * *


The relevance of the most factual account of these evenings with Silvio Berlusconi rests therefore on this 'critical point', which has yet to be cleared up: the "tarts" at Palazzo Grazioli. So far, the story has been outlined this way. An ambitious young man (Tarantini) brings high-priced call girls to the residences of the head of the government, offering them to the "sultan" (Berlusconi) in order to lubricate business and boost his power and influence. The "sultan" - ignorant and ingenuous - has sex with one of these girls (Patrizia D'Addario). Once the episode comes to light, the "sultan" makes three moves: he denies the episode ("I don't remember this Patrizia's face"); he discredits the witness ("My political enemies paid her to accuse me"); and he trivializes what happened ("I just chose the wrong guests").

In the words of Nicolò Ghedini, Berlusconi is simply a "person caught unawares. If I'm going to the Prime Minister's home and I show up with a call girl, to make myself look good, it would be hard for him to know that. And, if there should be relations [sexual ones between the Prime Minister and that woman], he would continue not to know and therefore [the fact] cannot have any legal or moral implications." (Agi, 18 June).

Never mind justice (Bari does not argue that Berlusconi has committed any sort of crime and holds Tarantini guilty only of aiding and abetting prostitution; the guests were not induced into prostitution, it was their profession and nobody was ignorant of that). Never mind morality (and the right of every person to exercise the sexual habits he deems appropriate). What counts here is what happened and what it means.

What happened can be rationally stated this way. In contrast to what Berlusconi and his lawyer claim, the Prime Minister was aware that Tarantini's "girls" are call girls. He asked Gianpi expressly for them. Berlusconi knew what D'Addario's 'profession' is, as Patrizia said, as Barbara Montereale confirmed and as Maria Teresa De Nicolò has testified in other circumstances.

Therefore a well-defined tableau emerges from the Bari investigation. There is a very discrete, if reckless, organization around the Prime Minister that supplies the "sultan" with prostitutes for his evenings with a "tart" for dessert; a service network that moves according to forms, programs and desires that are always the same. Tarantini is merely one of the servers that the Prime Minister activates when he's in the grip of his sexual addiction. It is emerging from the investigation that the same "job" Gianpi executes is performed by at least two other people (a professional in Bari and a madam in Rome).

This happens. What it means (Stefano Rodotà has already written it here) calls public ethics into question. "A politician cannot lie. He must accept public divulgation of his every activity when this serves to evaluate the coherence between the values he espouses and the behavior he engages in." (La Repubblica, 10 July). From this point of view, the scenario is clear. Berlusconi has once again deceived this country about this story. He was not unaware that the "girls" swarming over Putin's "big bed" were prostitutes. He demanded prostitutes for his "tarts" from the very middlemen who were seated at his table (and he did not hesitate to fondle the girls before the eyes of those present).

The private behavior of the Prime Minister is in alarming contradiction with the values (God and family) he proclaims in public and the laws he proposes in Parliament (severe punishment for those who aid and abet prostitution and for those who have sex with prostitutes). And this is the state of things that Berlusconi must finally face up to in public, whatever the outcome may be for his reputation and his political destiny.

(traduzione a cura di Lynn Swanson)

No tg1? No party

Jacko on fire

mercoledì, luglio 08, 2009

Soffioni imbarazzanti



Assisto al Tg1. Che il telegiornale guidato da Minzolini dia notizie è effetivamente chiedere troppo, ma si tratta di uno spottone imbarazzante e difficilmente credibile anche dal più sprovveduto telespettatore. Poi Giorgino che si atteggia a Enzo Biagi agitando gli occhiali senza dire nulla è davvero troppo. Peccato che il primao canale Rai sia ridotto così.

Citato senza saperlo



Bòn, visto che il mio canale è stato citato e che la diretta l'ho fatta io....copincollo dal Corsera

Tra la morte (25 giugno) e il tributo (7 luglio) c'è stato un lasso di tempo che ognuno ha riempito secondo i propri gusti. Il media event tradizionale non era soltanto la rottura della normale routine di programmazione, era anche una liturgia pubblica che ognuno consumava a casa propria ma secondo il rituale imposto dai conduttori-celebranti. Con il MJ memorial è cambiato tutto, almeno nel mondo. Il tributo ha funzionato come una sorta di colonna audiovisiva. Migliaia di siti coniugavano la diretta con commenti personali, secondo le modalità del live blogging. Facebook ha chiamato a raccolta le sue comunità virtuali, con più di 8 milioni di fans connessi. Per quel che riguarda le nostre tv, la Rai si è data assente, Italia 1 non ha tradito la sua vocazione di rete generalista «giovane». In studio il direttore Giorgio Mulè con Tarak Ben Ammar, David Zard, il vecchietto Linus, di professione giovane, Kay Rush. Ma sul satellite si poteva seguire la diretta della cerimonia anche su SkyTg24, Euronews (con sobrio commento), Sky News, Cnn, Fox News, Bbc, Canal 24 horas, France 24, Zdf, ProTv (Romania) e naturalmente su Mtv Gold (MJ è stato il primo cantante afroamericano ad apparire su Mtv).

Aldo Grasso

Innocenti



Appena sei mesi di per gli assassini di Aldrovandi.

Se la sono cavata con 3 anni e mezzo, 3 dei quali indultati, il mantenimento del ruolo in divisa e anche lo stipendio.
Una sentenza storica la definisce uno degli avvocati di parte civile Fabio Anselmo. Io la ritengo pericolosa e diseducativa perché lancia un segnale pericoloso: ossia che anche se ammazzi, in Italia, in qualche modo te la cavi.

Dal sito di Daniele Martinelli

Quel pirla di Matteo Salvini (simpaticamente)



Ci sono un tedesco, un francese e Matteo Salvini... potrebbe cominciare così una barzelletta di quelle razziste che piacciono ai legaioli. Matteo Salvini dimostra comunque di essere un buffone. Perché? Perché come tutti i buffoni è un uomo senza palle. Incapace di assumersi le proprie responsabilità. Degno di far parte di un partito con un leader come Umberto Bossi. Andrà in Europa, magari dovrebbe imparare almeno una lingua straniera....

da Repubblica.

ROMA - E' un europarlamentare, quindi non perderà il posto. Ma quella di oggi non è stata una bella giornata per Matteo Salvini. Repubblica.it ha pubblicato il video di una sua sconcertante esibizione alla festa della Lega di Pontida. Chiama i napoletani "colerosi, terremotati". E' stato criticato da tutti i partiti, eccetto la Lega. E alla fine, ha almeno dovuto rassegnare le dimissioni dal Parlamento italiano. Anche se a Radio Capital ha voluto specificare: "I napoletani non c'entrano: "Dovevo optare fra Parlamento italiano e Parlamento europeo. E ho scelto l'Europa". Salvini è un esponente di primo piano della Lega Nord, capogruppo al consiglio comunale di Milano.

La giornata. "Salvini venga fatto dimettere". "Un atto pubblico deplorevole e vergognoso". "La performance canora dell'on. Salvini mette in luce la vera anima della Lega Nord nei confronti di Napoli e del Sud". Sono le prime reazioni al video sull'esibizione del deputato europeo pubblicato da Repubblica.it. E, quasi subito arriva anche la sua risposta: "Erano solo cori da stadio. Politica e razzismo non c'entrano. E' una triste polemica". E se Pd e Idv attaccano sottolineando la natura "razzista" della canzone, del Pdl parla il coordinatore Ignazio La Russa che chiede al leghista semplicemente di "chiedere scusa". "Sono sicuro che stava scherzando - dice il ministro della Difesa - basterebbe chiedere scusa. Certo, è una storia che fa girare le scatole". Il presidente della Camera Gianfranco Fini chiede spiegazioni all'esponente leghista. Il leader del Carroccio Umberto Bossi copre invece il suo eurodeputato: "Tutte stronzate, dovrebbe dimettersi perché canta male". Il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa chiede al governo: "Cosa ne pensa?".

"La canzonaccia razzista di Matteo Salvini non può essere liquidata come semplice folklore e per questo non può passare impunita. Non è la prima volta che il parlamentare leghista rende pubblica la sua vena razzista" sostiene il vicepresidente dell'Italia dei valori alla Camera, Fabio Evangelisti. "Non solo Salvini deve chiedere scusa ai napoletani, ma è bene che la Lega prenda le distanze e chieda le sue dimissioni".

"Sono scandalizzata dalla volgarità delle sue parole dice la deputato Pd, Pina Picierno: "Per questo motivo e per denunciare la gravità di un tale atteggiamento che tradisce una preoccupante deriva razzista di alcuni esponenti della maggioranza, presenterò un'interpellanza parlamentare sulla condotta dell'on. Salvini, che non è nuovo ad uscite di questa natura".

Il suo collega di partito Vinicio Peluffo: "Salvini chieda scusa e si dimetta". In parte è successo. Angelo Chianese, responsabili dei giovani Udc della Campania, parla di "espressioni di infimo profilo". Alessandra Mussolini risponde con un rap in dialetto con traduzione annessa. "Ehi Matteo, tu sei curioso, porti l'orecchino e sei un invidioso, lavati la bocca prima di parlare, sei un pezzente e non ci scocciare!". Più tardi in aula si è scatenata: "Coro vergognoso e offensivo". Ed è andata vicino ai banchi della Lega con fazzolettini e disinfettante. Un'altra deputata del Pdl, Nunzia De Girolamo promette: "Voterò contro tutti i provvedimenti della Lega in Parlamento se il leghista non chiede scusa". Italo Bocchino (Pdl) definisce Salvini "simpatico" ma lo invita a chiedere scusa. "Poi lo inviterò a Napoli".

L'Ansa registra anche la reazione di Mariano Apicella, il menestrello preferito da Berlusconi: "Salvini è un uomo privo di intelligenza".

"Non c'è che dire - commenta l'on. Riccardo Villari, del gruppo Misto - Una performance degna del peggior razzismo da stadio e che la dice lunga sull'alto senso di appartenenza alle istituzioni dell'esponente della Lega. Chissà cosa ne pensano i colleghi del Pdl dell'on. Salvini, soprattutto quelli orgogliosi di essere napoletani come lo sono io. Se stessimo parlando di una persona civile, ci aspetteremmo delle scuse".

Ma Salvini cerca di giustificarsi: quella sera, il gruppo di amici leghisti si stava solo esercitando in una piccola "rassegna" di cori da stadio. E dice: "Qui la politica non c'entra nulla, non c'entra nulla il razzismo, e chi si stupisce o si scandalizza vuol dire che sono almeno 30 anni che non mette piede in uno stadio...".

Salvini dimentica che con le leggi attuali, promulgate dal suo governo, in caso di cori del genere la partita verrebbe sospesa.

Secondo Salvini "la politica è questo governo che ha ripulito Napoli da rifiuti e schifezze dopo anni di degrado. Il video in cui canto invece è un'altra cosa, è una festa tra amici che nulla c'entra con la politica, nel corso della quale si sono cantate canzoni da stadio. Quella messa in rete è la canzone sfottò che si canta ai tifosi del Napoli e poi ne abbiamo cantata subito dopo una contro il Verona. Ci si sfotte tra tifoserie e io ero appunto con tifosi bergamaschi che facevano coretti da stadio, e non in una sede politica".

Parole che non toccano il suo collega al Parlamento europeo, Enzo Rivellini (Pdl): "Ho chiesto l'intervento del capodelegazione del Ppe a Bruxelles, Mario Mauro".

Alla fine, Salvini annuncia le dimissioni dal Parlamento italiano. Altro che cori da stadio.

Salvini sei un buffone....!

martedì, luglio 07, 2009

Infrattiamoci che è meglio

Pochi hanno fato gli errori di Frattini e sono stati più eterei nella loro presenza politica in Eruropa e a Roma, eppure continua a pontificare



Corsera

Il Guardian: «Italia fuori dal G8» Frattini: «È una buffonata»
Il giornale: «I piani del summit sono nel caos. Intervenuti gli americani». Il ministro: «Solo sciocchezze»

ROMA - Il Guardian spara sull'Italia, a proposito dell'organizzazione del summit dell'Aquila: «Italia fuori dal club del G8». E Frattini risponde ad alzo zero: «È una buffonata, spero che il Guardian esca dal club dei grandi giornali». Tutto è nato dalla tesi sostenuta dal quotidiano britannico, in un commento dell'editorialista che si occupa di diplomazie, Julian Borger, secondo le quali «all'interno del G8 crescono le voci di un'espulsione dell'Italia, perché i piani del summit sono caduti nel caos». Il commento prevede anche un futuro scenario di vertici senza l'Italia, «sostituita dalla Spagna che ha un più alto reddito pro capite» e riporta alcune affermazioni di alti funzionari occidentali, secondo i quali «il G8 è un club, con la sua quota partecipativa da pagare. L'Italia non lo sta facendo».

«ITALIANI TERRIBILI» - Secondo la fonte citata dal Guardian, «gli italiani - nell'organizzazione del summit - sono stati terribili. Non ci sono né metodi, né programmi». Il giornale scrive anche che, negli ultimi giorni, in assenza di iniziative concrete in agenda, gli Usa hanno preso il controllo della situazione, organizzando una «teleconferenza tra gli sherpa, in un ultimo disperato tentativo di inserire degli obiettivi nel summit». Un analista della New York University citato dal giornale, Richard Gowan, critica duramente la presidenza di Berlusconi: «Gli italiani non hanno idee e hanno deciso che la cosa migliore è propagandare un'agenda molto sintetica per nascondere il fatto che non hanno realmente un'agenda».

FRATTINI: «È UNA BUFFONATA» - «Spero che esca il Guardian dai grandi giornali del mondo» ha dunque replicato il ministro degli Esteri Franco Frattini da Bucarest quando gli è stata rivolta una domanda sull'articolo del quotidiano britannico. Il ministro ha definito una «buffonata» la notizia, riportata dal Guardian, che gli Usa abbiano preso in mano l'organizzazione del summit dell'Aquila con una videoconferenza tra gli sherpa. «È una sciocchezza», ha commentato Frattini. Fonti della Farnesina sottolineano che sulla notizia che gli Usa abbiano preso in mano la situazione c'è «un evidente fraintendimento» perché in effetti una videoconferenza tra gli sherpa c'è stata, ma è stata organizzata da Washington in vista del G20 di Pittsburgh.

LA RUSSA: «NON LEGGO GIORNALI STRANIERI» - «È una sciocchezza, basta non comprare il quotidiano inglese. L'Italia fuori dal G8? Se mai il "Guardian" sarà fuori dalle edicole...». Con una battuta anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, liquida l'articolo del 'Guardian «In questi giorni -dice La Russa- non leggo i giornali stranieri, nè le notizie riprese dai giornali stranieri».

BOSSI: «COPIANO I GIORNALI ITALIANI DI SINISTRA» - Anche Umberto Bossi dice di non essere minimamente preoccupato per le continue accuse della stampa estera nei confronti di Silvio Berlusconi. «Sono critiche - spiega mentre pranza in un bar vicino alla Camera dei deputati con il figlio Renzo - che vengono dall'interno, all'estero copiano i nostri giornali, i giornali della sinistra. Ma Berlusconi - aggiunge Bossi - non cade e non cadrà... Un governo cade se non fa niente ma lui di cose ne ha fatte tante...».

NYTIMES: «G8 COMMEDIA, TRAGEDIA O FARSA. DIPENDE DA BERLUSCONI» - A creare un clima di ulteriore attesa sul G8, con riflettori sempre più puntati su Berlusconi, arriva anche il New York Times che scrive come il vertice potrebbe assumere le caratteristiche della commedia, della tragedia o dell'impresa seria auspicata dai suoi organizzatori. Il più importante quotidiano Usa precisa che l'esito del vertice dipende dal premier Silvio Berlusconi, e dagli «scandali da soap opera a sfondo sessuale» da cui è costretto a difendersi. Ma non solo: a condizionare la riuscita o meno del vertice potranno contribuire anche altri due fattori, il sisma e i no global.

Italy out




Calls grow within G8 to expel Italy as summit plans descend into chaosWhile US tries to inject purpose into meeting, Italy is lambasted for poor planning and reneging on overseas aid commitments
Comments (235)

Julian Borger, diplomatic editor
guardian.co.uk, Monday 6 July 2009 19.30 BST

Preparations for Wednesday's G8 summit in the Italian mountain town of L'Aquila have been so chaotic there is growing pressure from other member states to have Italy expelled from the group, according to senior western officials.

In the last few weeks before the summit, and in the absence of any substantive initiatives on the agenda, the US has taken control. Washington has organised "sherpa calls" (conference calls among senior officials) in a last-ditch bid to inject purpose into the meeting.

"For another country to organise the sherpa calls is just unprecedented. It's a nuclear option," said one senior G8 member state official. "The Italians have been just awful. There have been no processes and no planning."

"The G8 is a club, and clubs have membership dues. Italy has not been paying them," said a European official involved in the summit preparations.

The behind-the-scenes grumbling has gone as far as suggestions that Italy could be pushed out of the G8 or any successor group. One possibility being floated in European capitals is that Spain, which has higher per capita national income and gives a greater percentage of GDP in aid, would take Italy's place.

The Italian foreign ministry did not reply yesterday to a request to comment on the criticisms.

"The Italian preparations for the summit have been chaotic from start to finish," said Richard Gowan, an analyst at the Centre for International Co-operation at New York University.

"The Italians were saying as long ago as January this year that they did not have a vision of the summit, and if the Obama administration had any ideas they would take instruction from the Americans."

The US-led talks led to agreement on a food security initiative a few days before the L'Aquila meeting, the overall size of which is still being negotiated. Gordon Brown has said Britain would contribute £1.1bn to the scheme, designed to support farmers in developing countries.

However, officials who have seen the rest of the draft joint statement say there is very little new in it. Critics say Italy's Berlusconi government has made up for the lack of substance by increasing the size of the guest list. Estimates of the numbers of heads of state coming to L'Aquila range from 39 to 44.

"This is a gigantic fudge," Gowan said. "The Italians have no ideas and have decided that best thing to do is to spread the agenda extremely thinly to obscure the fact that didn't really have an agenda."

Silvio Berlusconi has come in for harsh criticism for delivering only 3% of development aid promises made four years ago, and for planning cuts of more than 50% in Italy's overseas aid budget.

Meanwhile, media coverage in the run-up to the meeting has been dominated by Berlusconi's parties with young women, and then the wisdom of holding a summit in a region experiencing seismic aftershocks three months after a devastating earthquake as a gesture of solidarity with the local population.

The heavy criticism of Italy comes at a time when the future of the G8 as a forum for addressing the world's problems is very much in question. At the beginning of the year the G20 group, which included emerging economies, was seen as a possible replacement, but the G20 London summit in April convinced US officials it was too unwieldy a vehicle.

The most likely replacement for the G8 is likely to be between 13- and 16-strong, including rising powers such as China, India, Brazil, Mexico and South Africa, which currently attend meetings as the "outreach five" But any transition would be painful as countries jostle for a seat. Italy's removal is seen in a possibility but Spanish membership in its place is unlikely. The US and the emerging economies believe the existing group is too Euro-centric already, and would prefer consolidated EU representation. That is seen as unlikely. No European state wants to give up their place at the table.

Il vergognoso Matteo Salvini

Questo buffone non ha nessuna remora a prendere lo stipendio da Roma ladrona. Pecunia non olet.

domenica, luglio 05, 2009

Uno o più bugiardi a Palazzo Chigi



Critiche "prima" di aver visto le foto. Coniderate manipolate "prima" di essere state rese pubbliche. Bugiardi.

Fonte: la Repubblica

Palazzo Chigi interviene con un lunga nota su quella che descrive come "una morbosa campagna" della stampa estera - tra cui cita il servizio del Sunday Times, "del gruppo Murdoch" - a proposito del fatto che si starebbero per pubblicare "a ridosso del G8, alcune foto asseritamente scattate a Villa Certosa". Nella nota del governo si sottolinea che "nessuna immagine scattata a Villa Certosa può avere alcunché di imbarazzante per il presidente Berlusconi", si aggiunge che le foto di cui ha parlato il giornale inglese tuttavia "non corrispondono a fatti avvenuti e sono certamente frutto di manipolazione o di fotomontaggi digitali". E si conclude che, in ogni caso, pubblicare foto scattate a Villa Certosa "è inibita" da un provvedimento del Garante sulla Privacy.

'La scorsa settimana aveva copiato alcune frasi dell'Espresso riportandole come proprie e attribuendole a fonti anonime. Anche stavolta - prosegue la nota - questa stampa si fa portavoce di personaggi definiti 'ben informati', ma riprende in sostanza articoli già pubblicati in Italia. Siamo di fronte, con tutta evidenza, ad un gioco di rimbalzo, ad un attacco concertato, ad una morbosa campagna di stampa che però non ha elementi fondati sui quali basare le proprie accuse".

Living with Michael

No Silvio, no party



Source: dailymail

Berlusconi 'asks topless model-turned-minister to replace wife at G8'
By NICK PISA

Silvio Berlusconi has reportedly solved the problem of not having a First Lady co-host at next week's G8 summit – by asking a topless model-turned-minister to step in.

The divorcing Italian Prime Minister is understood to have asked Mara Carfagna to look after the partners of the world’s top leaders at the conference in L'Aquila.

And the idea is sure to put a smile on the face of German Chancellor Angela Merkel’s husband Joachim Sauer, who is the only man among the leader’s spouses.


Solution: Silvio Berlusconi hired Mara Carfagna (right) because he is divorcing

Italy's Equal Opportunities Minister Miss Carfagna is set to be joined by cabinet colleague, Education Minister Maria Stella Gelmini, according to Italian reports.

The idea is said to have been thought up by former cruise ship crooner Mr Berlusconi himself, who also moved the talks to L'Aquila after an earthquake struck there in April.

The 72-year-old has been hit by a series of sleazy scandals in recent months and in May his long-suffering wife Veronica Lario, 52, announced she was divorcing him.

Ms Lario claimed that she had had enough of her husband ‘frequenting minors’ after it emerged that he had attended the 18th birthday party of model Noemi Letizia.#


Problem: Mr Berlusconi with wife Veronica Lario in 2005 - before they split up

He even gave her a £5,000 gold and diamond necklace.

In recent weeks Berlusconi has been at the centre of a sex scandal after it was claimed that escort girl Patrizia D”Addario had been paid to spend the night at his Rome residence Palazzo Grazioli.

Since then it has emerged that regular parties were held at Palazzo Grazioli and at his Villa Certosa estate in Sardinia at which girls were paid to attend.

Billionaire media tycoon Berlusconi also has a history with Ms Carfagna as two years ago - before she became an MP - he told her during a TV awards dinner that if he ‘wasn’t already married,’ he would ‘run off’ with her.

As a result of what he said his furious wife demanded - and got - a public apology from Berlusconi after she wrote to an Italian newspaper complaining of his behaviour.

Last year there were also further controversy between Berlusconi and Ms Carfagna after a comedian claimed she had performed a sex act on the politician.

It came after Italian newspapers had been buzzing with wild rumours that Berlusconi and an unnamed woman minister took part in the sort of activity not written about since the days of Bill Clinton and Monica Lewinsky.

During an anti-Berlusconi rally in Rome, comedian Sabina Guzzanti named the woman Ms Carfagna and she hit back and said she would sue as the claims were ‘vulgar and fanciful.’

Miss Carfagna is the youngest member of his Cabinet and she entered politics in 2006 after a career in TV.

Many were surprised at her appointment, given her inexperience and before joining the cabinet she had posed topless and semi-naked, but always highlighted her family values and insisted none of the pictures was ‘erotic’.

Today a spokesman at Ms Carfagna’s office said: ‘We are aware of the reports but there is nothing to say at the moment as the agenda for the G8 summit is still being drawn up.’

The world’s leaders will gather in the central Italian city of L’Aquila on Wednesday to discuss the economy, climate change, development and food security.

Prime Minister Gordon Brown is attending with his wife Sarah and she will have a day in Rome before joining her husband in the city on Wednesday night for the rest of the summit.

Along with other leaders they will stay at the financial police barracks in Coppitto which is the summit venue and they will also see for themselves first hand the effects of April’s earthquake which killed 300 people.

The area is still being hit by aftershocks including a large one today which measured 4.1 on the Richter scale compared to the 5.8 one which struck in April.

Despite the continuing aftershocks Berlusconi has assured the delegations that the summit is quake proof and a British diplomat in Rome revealed all delegates including Mr Brown had been given ‘tremor training.’

The source said: ‘Because of where the summit is being held and because of the aftershocks everyone in the 40 strong British delegation, including the PM have been given advice on what to do in an earthquake.

‘In essence it’s the basics such as keeping calm and not panicking, stand in a doorway but keep the door open in case the building shifts and jams it shut.’

Berlusconi moved the summit to the area to help boost morale and put the region back on its feet.

Also, once the delegations have left the compound, people made homeless by the quake will move in until new houses are ready.

sabato, luglio 04, 2009

A tribute to mister Jackson



Tourists visiting Buckingham Palace in London were treated to a Coldstream Guards remix of Michael Jacksons Thriller in a spectacular show on Wednesday (July 1).

Avevo 23 anni

e adesso a questo vogliono intitolargli una strada. Una grande idea del sindaco Alemanno. Se ne attendono altre....



Fonte la Repubblica

Alemanno: "Avviata la procedura per intitolare una strada a Craxi"

ROMA - Nel corso della prima seduta del Consiglio comunale, lo scorso anno, l'allora neosindaco Gianni Alemanno annunciò la sua intenzione di intitolate alcune strade della capitale a personaggi politici del passato: Giorgio Almirante, Enrico Berliguer, Amintore Fanfani e Bettino Craxi. E oggi il primo cittadino rivela che l'iter, almeno per quanto riguarda il leader socialista, è già cominciato: "E' stata avviata la discussione - dichiara, a margine di un'iniziativa all'Auditorium - in sede di commissione toponomastica". Il che significa, aggiunge, che "appena avremo il parere lo porteremo in Consiglio".

E dunque presto a Roma si potrà passeggiare in una via Craxi. Personaggio senza dubbio importante, anche se controverso, della storia d'Italia. Nato a Milano nel 1934, morto latitante ad Hammemet ("esule, diceva lui) nel 19 gennaio del 2000, a 65 anni, Craxi è stato il primo esponente del garofano a ricoprire la carica di presidente del Consiglio. In due governo consecutivi, dal 1983 al 1987: un record di stabilità, ai tempi travagliati della Prima Repubblica. Con la famosa formula del pentapartito.

Politico decisionista, ispiratore della famosa "Milano da bere" degli anni Ottanta, protagonista di eventi clamorosi come la crisi di Sigonella con gli Usa (nel 1985 fece fuggire in Egitto i sequestratori dell'Achille Lauro), negli anni Novanta Craxi fu - come quasi tutti i suoi colleghi dell'epoca - investito in pieno dalla bufera tangentopoli. Nella seconda fase della tempesta giudiziaria che sconvolse l'Italia, quella in cui furono celebrati i processi, fu condannato due volte in via definitiva. Per corruzione nel processo Eni-Snai; per finanziamento illecito nella vicenda delle mazzette per la metropolitana milanese. In altri casi, la sua posizione processuale fu stralciata a causa della morte, avvenuta sei anni dopo la sua fuga nella villa di Hammamet, in Tunisia.

E adesso, l'iniziativa di Alemanno. Che sicuramente sarà accolta con soddisfazione dalla famiglia. Ma che potrebbe anche provocare qualche polemica. Perché, anche tanti anni dopo la sua avventura politica, la sua figura continua a dividere.

Pirla a Roma

Ah, i giovani d'oggi: internet, telefonini, informazione. Poi però il sogno è sempre quello di farcela in breve. Guardate i pirla che hanno creduto a questo annuncio....




Fonte: La repubblica

Un'agenzia romana inventa una ricerca di volti nuovi. Un manifesto improbabile e un invito ammiccante: "Non serve diploma". Centinaia di ragazze aderiscono. "Una scorciatoia per il successo"
E molte abboccano al falso casting. L'ideatore: "Abbiamo pensato alla 'mentalità Noemi'. Non credevamo che tante
ci sarebbero cadute. Ora diventerà un gioco... E i book li manderemo al premier"

di RANIERI SALVADORINI

ROMA - Michael W. Colletti offre una "scorciatoia" alle "belle presenze" per "entrare nel mondo che conta", così dicono i volantini che tappezzano la capitale. E la bufala satirica che fa la parodia di Berlusconi fa presa davvero, al punto che "meglio dirlo, che è solo uno scherzo".

"Claim starbiz your chance". "Non serve un diploma o una lunga carriera politica, ma solo cortesia, una faccia pulita, una piacevole presenza e, perché no, un po' di spirito d'avventura". Sullo sfondo, una ragazza seminuda, focus sul lato B, dove è impresso lo slogan: "Yes we can". E l'invito a presentarsi per un "casting", perché "possiamo offrirti una corsia preferenziale per la tua carriera". L'Agenzia di Michael W. Colletti, ha un sito Internet e una pagina Facebook, con amicizie "curiose", come la rivista di satira Frigidaire, l'umorista Diego Bianchi, o La Nuova Ecologia.

E allora facciamo amicizia. Anche perché Michael W. Colletti in fondo sente di volersi "svelare". "Era talmente grottesco il manifesto che non pensavamo che qualcuno ci potesse credere davvero" - spiega "Kajano", fumettista, uno dei ragazzi del gruppo di "satiri" che ha messo in giro la bufala. E invece centinaia di ragazze, "incuriosite" dall'idea che è "questo il momento, tra elezioni, scandali e rimescolamenti, che si aprono spazi per i volti freschi dello spettacolo italiano" hanno "bussato" al profilo fantasma di Michael, chiedendo di fare amicizia.

Il casting ci sarà davvero, mercoledì 8 luglio (al Beba Do Samba, a San Lorenzo, ore 20), e "quando me le sono raffigurate lì, magari accompagnate dalle mamme, come mi è capitato spesso di vedere per annunci assurdi, mi ha fatto molta tristezza - dice Arnald, un altro del gruppo, di cui fanno parte anche "bradipo nevrotico" e "pseudonimo"". Ma anche nomi più "noti" della satira "impegnata", come Gianpiero Caldarella. "Il nostro obiettivo - prosegue Arnald - non è certo umiliare le persone, ma evidenziare che si è perso ogni rapporto con la realtà perché il lavoro non è più pensato come qualcosa che si costruisce giorno per giorno, tutti cercano una scorciatoia".

"Qualcuno deciderà per me". Racconta Kanjano che "Noemi è stata la vera ispiratrice, è emblematica: una ragazza carina, un po' frivola e probabilmente ignorante, che crede che politica e spettacolo siano interscambiabili". Ma quello che ha colpito gli umoristi non è solo la confusione tra i due mondi, ma anche la "delega", il fatto che "fa lo stesso, perché tanto a decidere sarà Papi". Così come quelle mamme che Arnald si sarebbe imbarazzato a vedere mentre accompagnavano le figlie a farsi fotografare da Michael, "una sorta di Fabrizio Corona senza tatuaggi, un "ammanicato" sulla scia di Tarantini, uno che ha fatto una carriera veloce, il cui slogan è: "Il mio obiettivo è il tuo successo"".

Il calendario di Michael. "Lo vedrete domenica per le strade di Roma , dice Arnald, nei luoghi simbolo della città, a fare foto a una bella modella, in costume, sfruttando la strada come set e a fare pubblicità al suo studio di Casting". Il tutto, ovviamente, sarà messo in circolazione su YouTube, ma per il momento clou si deve aspettare mercoledì, quando ci sarà il Casting. "Speriamo che le persone che verranno abbiano voglia di giocare - dice Kanjano, che però non vuol anticipare troppo - useremo gli spazi del locale, dal bancone al bagno, ma saranno soprattutto i personaggi e l'abbigliamento a parlare, attraverso lo scatto ciascuno potrà raccontare la sua storia". Spiegano i ragazzi che il book verrà poi stampato e mandato alle sedi del Governo, "a cominciare - se ci fosse il bisogno di dirlo - dal Presidente del Consiglio, ma anche alle redazioni giornalistiche che hanno omesso questa vicenda degradante o alle trasmissioni che incoraggiano le varie veline o meteorine".

Chi lo dirà a April Reyes? Una delle tante ragazze che hanno contattato Michael mostra una lattina di birra tra i seni. Ce ne sono di più sobrie, certo, ma alcune "sono talmente grottesche - va avanti Kanjano - che non puoi che leggerle come finestre su altri mondi, cose di cui nemmeno immagineresti l'esistenza". Forse, le conosceremo mercoledì. "Se verranno sul serio, non ci sono dubbi, una foto ben fatta se la sono meritata".

venerdì, luglio 03, 2009

Why Berlusconi Loves a Good Gaffe

By Jeff Israely Tuesday, Nov. 11, 2008
Italian Prime Minister Silvio Berlusconi

Stand aside, Joe Biden. The American Vice President-elect may have made a few verbal missteps during the campaign, but the title of Prince of Gaffe belongs unassailably Silvio Berlusconi. Last week's election victory of Barack Obama and his garrulous running mate offered the Italian Prime Minister another chance to prove he is the world leader with the loosest lips. Speaking in Moscow alongside Russian President Dmitry Medvedev, Berlusconi flashed a Cheshire-cat grin as he listed the reasons that Obama would be an effective leader: "He's young, handsome, and even has a good tan." (See pictures of Barack Obama's campaign behind the scenes.)

Berlusconi's apparent attempt at humor sparked charges of racism from political opponents, though most inside and outside Italy simply shook (or buried) their heads at the terrible timing — both historic and comedic — of such a remark in the wake of Obama's election as the first black U.S. President. As he's done before when accused of stepping out of line on the world stage, the 72-year-old billionaire lashed out at anyone who criticized him or called for an apology as "imbeciles," insisting his comment was meant to be "cute."

On Sunday, Carla Bruni-Sarkozy, the Italian-born wife of the French President said Berlusconi's comment made her "pleased to have become French." Otherwise, however, the incident has predictably blown over within diplomatic circles. Berlusconi's aides said that he'd received a friendly call over the weekend from Obama, who was making the telephone rounds with world leaders, and that the Moscow comments were not mentioned. What could anyone say?

But the question lingers: What drives this gaffeur from Milan to continue an unbroken series of comments guaranteed to offend someone? What, for example, was the Italian Prime Minister thinking three years ago when he credited his own "playboy" powers for persuading Finland's female prime minister to agree that a key European Union agency be accorded to Italy? And what prompted him to compare a German member of the European Parliament to a Nazi prison guard, or to flash two fingers of the cuckold behind the head of the Spanish foreign minister during the family photo at a European summit in 2002.

Berlusconi's propensity for crossing the rhetorical line remains one of the central mysteries of his rise to become the most influential Italian politician of his generation. At times, one sees that the former real estate and media mogul is aching to be considered a leading statesman, with all the gravitas that entails. But all too often, it seems, he just can't resist another juvenile jape.

Interpretations among those in the know in Italy vary. Some say the man known as Il Cavaliere sees the world as his personal stage, simply letting it all hang out in public like other super-rich and powerful people do in private, convinced that his humor and Italian charm will win over the world. Others discern a calculation in his off-the-cuff quips: to divide his opponents, to keep allied pretenders to his throne off balance, and most of all to simply keep the spotlight on himself. By now, having been elected Prime Minister three times, most see his occasional outrageousness as an integral part of his leadership style, a kind of imperious one-man show.

"Sometimes it's spontaneous," says one insider from Italy's center-left opposition who admires Berlusconi's political agility even as he cringes at his public antics. "But sometimes I think he wakes up and says: 'I'm going to say something outlandish today. They'll see I'm still with it, that I don't miss a beat.'" (See pictures of Italy.)

As one of the last remaining loyal allies of George W. Bush, Berlusconi may worry that his influence could wane under an Obama presidency. And he may reason that the only response is to try to be the most 'simpatico'(likeable) ally on the world stage, even if it means a few jokes that backfire.

Antonio Amadori, an experiential psychologist and author of a book on Berlusconi, Mi Consenta (Allow Me), believes the Prime Minister is ultimately driven by a desire to "completely fill" the public consciousness. "Asking why he does things is like asking why Jerry Lewis does things," he says. "This is who he is. He is theatrical and believes in his own charisma and abilities to improvise."

In fact, Amadori wonders if the arrival of Obama, and the prospective of such a fascinating — and indeed young and handsome — figure on the world stage, has thrown Berlusconi for a loop. "Obama has an extraordinary physical and scenic presence. You can imagine Berlusconi's jealousy," he says.

Nevertheless, with his advancing age, toothy smiles, and acknowledged struggle with hair loss, Berlusconi still will have a counterpart to turn to in Washington: Vice President Joe Biden. They may both have to resort to gaffes to get a piece of the limelight.

A cavalier preparing to host the world

From The Economist print edition

The host of the G8 summit, Silvio Berlusconi, faces many lurid scandals at home. But the biggest should be his refusal to accept the extent of Italy’s economic woes

WHEN the leaders of the world’s largest economies meet on July 8th near the Italian city of L’Aquila for this year’s G8 summit, they will find themselves in an apposite setting. Three months ago L’Aquila was hit by an earthquake that left 300 people dead and much of the city centre in ruins. The area is still experiencing powerful aftershocks: on June 22nd there was yet another one.

It might be imagined that none of the assembled leaders would deny that their economies have also been shaken to their foundations. But one does: the host. Italy’s prime minister, Silvio Berlusconi, has from the outset insisted that in Italy the recession will be neither as severe nor as prolonged as elsewhere.

At first, this view had some credibility. With a banking system leery of derivatives and relatively isolated from the rest of the world, Italy did not suffer disaster of the sort that brought financial institutions crashing to the ground in America and Britain. But analysts have since given progressively greater weight to other considerations. The Italian economy is highly dependent on exports (partly because of weak domestic demand) and so exposed to a decline in world trade. What is more, the public debt is huge (worth well over 100% of GDP), so the government has little scope to copy others in borrowing for costly stimulus measures. An “anti-crisis” package unveiled by Mr Berlusconi on June 26th was unhelpfully modest: its main provision was a 12-month, 50% tax break on reinvested profits.

In recent weeks, respected organisations inside and outside Italy have lowered expectations for the economy, predicting not merely a savage recession, but at best a fragile recovery in 2010. The European Commission and the International Monetary Fund both now estimate that in 2009 Italy’s GDP will shrink by 4.4%. The Bank of Italy and the employers’ association, Confindustria, have plumped for 4.9%. And in the most recent gloomy analysis, the OECD on June 24th put the likely shrinkage of the economy this year at 5.5%. True, three other G8 countries are doing worse still (see chart). But the notion that Italy, which has a 20-year history of underperformance, will miss the full impact of the recession is fanciful.

The OECD survey, in particular, clearly embarrassed Mr Berlusconi. He responded this week angrily that it was time to “shut the mouths” of those who spoke of “crisis here and crisis there”. He also suggested that companies should withdraw advertising from newspapers that spread gloom (even though his own finance ministry had in May quietly altered its own estimate of the fall in GDP to 4.2%).

In Italy appearance and reality seldom coincide. Many economists and businesspeople assume that, as so often, Mr Berlusconi’s provocative rhetoric masks a subtler purpose. “I think that [Berlusconi and his finance minister, Giulio Tremonti] are most afraid of a drop in internal consumption and are trying to drive it up,” says Michele Tronconi, president of the fashion industry’s trade body, Sistema Moda Italia. Mr Berlusconi has all but admitted as much. “We need to try to revive consumption. People should go back to their previous lifestyles,” he declared recently.

Yet if the plan is indeed to compensate for the loss of exports by hoodwinking the Italian consumer into spending more, it is a risky one, for both Italy’s government and for the country. Mr Berlusconi already has a credibility problem at home over his private life, having refused to make good his pledge to explain to parliament his relationship with an 18-year-old aspiring model. He is now having to put up with a raft of stories about call-girls being entertained at his home in Rome. He can ill afford to have his claims about the health of the economy contradicted by the evidence of voters’ own eyes and ears.

Mr Tronconi, who backs the government’s optimism offensive, acknowledges that “my experience is of a crisis that is biting very hard”. He heads a small, family-owned textile finishing company and output in his sector was down “nearly 30%” compared with 12 months ago.

Fabio Pammolli of CERM, an economics think-tank, notes that “being a country with a very fragmented economy, made up of small businesses, the moment at which the recession becomes visible is delayed. The collapse of thousands of micro-enterprises does not make the front pages in the same way as the bankruptcy of a Chrysler or General Motors.” But it does show up in the figures. Istat, the government statistical office, says that 204,000 jobs were lost in the first quarter of 2009. In April industrial production was down by 22% and orders by 32% on a year earlier.

By insisting that nothing is amiss, Mr Berlusconi and Mr Tremonti are also passing up an opportunity to embark on reforms that would not only speed the economy’s recovery but actually improve Italy’s productivity and public finances. Confindustria is pressing the government for more reform of the unsustainable pension system (Italy spends 13% of GDP on the elderly, almost four percentage points more than the average for the EU 15 richer economies). And it wants a programme of liberalisation and privatisation to promote competition, increase productivity and cut consumer-price inflation. A recent Bank of Italy study concluded that in three years such a programme could boost Italy’s GDP by as much as 5%.

Since it returned to office last year, however, the Berlusconi government has become wary of free-market ideas. Guided by Mr Tremonti, author of a book foreshadowing the credit crunch, the government has embraced Sarkozyite ambiguity. It has no programme for deregulation or asset sales. It is not prepared even to raise the retirement age for women. Ministers have hinted that they fear courting unpopularity at an already delicate juncture.

It might be possible to steer through pension reforms and take on the vested interests opposed to liberalisation and privatisation if it were done in the name of national belt-tightening. Italians responded heroically in the mid-1990s when the then prime minister, Romano Prodi, called for sacrifices to clean up the national accounts to prepare for euro membership.

Yet although Mr Berlusconi may survive the scandals that have engulfed him, he can scarcely appeal to voters for blood, sweat and tears so long as he insists that Italy has emerged almost unscathed from the world’s economic meltdown—rather as the barracks in which the G8 summit is being held weathered the earthquake.

Your tragedy

Berlusconi’s scandal, Italy’s tragedy
Geoff Andrews, 29 - 06 - 2009
The Italian prime minister's corrosion of the country’s public life means that even his departure would offer Italy no clear route to renewal, says Geoff Andrews.

Silvio Berlusconi, the most successful populist politician of modern times, has long mastered the art of appealing over the heads of professional politicians to reach the "bellies" rather than the "brains" of ordinary Italians. In his three periods as Italy's prime minister (May 1994-January 1995, June 2001-May 2006, and from May 2008) he has seen off seven centre-left leaders to remain the dominant figure in Italy's political landscape. Berlusconi's ability to dominate the media and turn even critical attention to his advantage have been invaluable assets in this regard.

Could this pattern of domination now be changing? Is Berlusconi's long hegemony approaching its end? The most recent flurry of stories and scandals - concerning his relations with young women, beginning with Noemi Letizia, his 18-year-old friend from Naples who calls him "Papi" - are certainly among the most damaging he has faced; and there is great significance in the fact that he is no longer in control of events.

Marco Brazzoduro, "Italy's choice: risk from Roma vs Roma at risk" (24 June 2008)
But there is a sense in which even Silvio Berlusconi's own fate has already become a secondary factor in what is happening. For the series of events which have engulfed the 72-year-old premier and which now dominate large sections of the press inside and outside Italy can no longer be reduced - if they ever could - to a question of his own personal behaviour. Rather, Berlusconi's crisis has become the peculiar tragedy of modern Italy itself.

The media-political storm

Silvio Berlusconi has attracted negative media coverage in the past. What looks different this time is that the near-daily exposures from young women, alleging that he paid for sex, reveal a web of deceit at the heart of Italian politics. True, the private and the public domains have - the prime minister's denials to the contrary - rarely been distinct in his career. What recent events reveal most vividly is the extent to which Silvio Berlusconi's own values have become embedded in Italian public life.

The manner of Berlusconi's contemptuous response to the claims from various women - that he paid for sex with them, or offered them jobs for his TV network or as candidates for his party - reveals a lack of transparency in the Italian political system as well as threats to media freedom that would be unacceptable in any other western democracy. Berlusconi ignored these claims for several weeks, and refused to answer any of the questions posed to him (including in open Democracy - see "Silvio Berlusconi: ten more questions" [5 June 2009] and "Silvio Berlusconi: answers, please" [9 June 2009]).

It was typical that the prime minister should then ignore normal channels of democratic accountability and turn to the gossip magazine, Chi, which he owns, to state his denials. His behaviour suggests that in Italy politics has been replaced by the display of personal omnipotence. How much further will Italy's decrepit political culture and degenerate body-politic be allowed to sink?

Italy hosts the Group of Eight (G8) summit in L'Aquila on 8-10 July 2009, and the performance of the Italian premier will be the primary focus. Berlusconi is more isolated than ever within the international community; he counts only the Russian president, Dmitry Medvedev, as a close ally. The signs that his diminishing status is further tarnishing Italy's own reputation are widespread, from the embarrassed responses of other leaders to his behaviour to the effort by a group of academics to persuade the G8 "first ladies" to boycott the L'Aquila summit. Even his relations with the Catholic church are strained: after a brief rapprochement when he tried to push through a decree to keep Eluana Englaro alive, his latest indiscretions have caused a series of leading clergy to reproach him (Archbishop Angelo Bagnasco of Genoa pointedly condemned "men drunk on a delirium of their own greatness...").

The crisis goes deeper than his relations with young women. On 21 May 2009, Berlusconi described the Italian parliament as "useless", saying that only 100 MPs were necessary to get the business done and contrasting legislators unfavourably with businessmen. In February 2009, a court ruled that he had bribed the British lawyer David Mills to provide false testimony, even as he himself is protected from prosecution by parliamentary-immunity legislation passed by his own government. Berlusconi has offered no explanation for this. The pattern here of an absence of any commitment to democratic accountability by the country's elected leader has led La Repubblica - which has done an exemplary job in pursuing the truth of Berlusconi's actions - to issue a further ten questions for him to answer (see "Le dieci domande mai poste al Cavaliere" [14 May 2009] and "Le dieci nuove domande al Cavaliere" [La Repubblica, 26 June 2009].

At the same time, the government's own attitudes to the media its does not control are problematic. Berlusconi has urged companies not to advertise in the weekly L'Espresso (a publication from the same media group as La Repubblica). His minister for culture and close ally Sandro Bondi has described La Repubblica as a "threat to democracy" - an extraordinary way to characterise the normal functioning of a newspaper in a free society. In addition, the director of the public broadcaster RAI - part of Berlusconi's media empire - has declined to broadcast details of the claims against Berlusconi (something equivalent to the BBC refusing to cover the parliamentary-expenses scandal in Britain).

Berlusconi and after

Italy is a very divided country, and the adverse international press coverage of its leader - even now - influences only part of the population. Yet, what it has created is a climate of shame and embarrassment amongst Italians within and beyond Italy; that their identity is now bound up with the persona of Silvio Berlusconi. There is growing recognition that things cannot continue as they are. As foreign press criticism has increased, more Italians have been stirred to vent their anger and to call on allies in the west to continue their investigations.

Indeed, some of Silvio Berlusconi's closest allies have suggested to Guy Dinmore, Rome correspondent for the Financial Times, that they are preparing for life without him (see Berlusconi whispers grow louder", Financial Times, 25 June 2009). They are clearly very worried where the current web of dubious and perhaps criminal actions will lead.

Giuliano Ferrara, editor of Il Foglio and one of Berlusconi's most astute intellectual allies, has warned that Italy could have another "24 July" on its hands; a reference to the date in 1943 when Mussolini was dismissed by King Victor Emmanuel III and subsequently set up the Republic of Salo`. Once again, Italy finds itself with a leader obsessed with power, who, having positioned himself above the law and believing himself invincible, may be predisposed to bring others down with him in a last gesture of defiance.

These are worrying times for all who care about Italy, irrespective of their political views. Silvio Berlusconi will not resign easily. If he does relinquish power voluntarily or as the result of pressure, he will lose parliamentary immunity and could face further prosecution. There is no obvious successor from his party who has wide appeal. Yet the opposition remains very weak. There is no prospect for much needed reforms to the Italian constitutional system and, so far, no sign of a popular groundswell for change.

The only political beneficiaries to date from Berlusconi's troubles have been the xenophobic Northern League, which performed well in Italy's elections to the European parliament on 6-7 June. The league can still prove an awkward government partner, as it did in December 1994 when the first Berlusconi government fell. The demise of Silvio Berlusconi's reign, if it is coming, could be protracted and painful; and it could leave Italy's long-term prospects remaining bleak. A tragedy indeed.

Cecchinaggio mediatico



Al solito, prima Libero e il Giornale, e adesso Panorama, si concentrano nella distruzione di un teste: Patrizia D'Addario. In realtà in un Paese serio questo articolo non farebbe che "corroborare" l'indignazione nei confronti del premier. Sarebbero ancora più rapide le sue dimissioni. La D'Addario ormai si è capito che razza di persona sia e portarsi in casa una del genere vuol dire essere "almeno" dei sempliciotti. Ma questo Panorama non lo dice. Non potrebbe parlar male del proprietario. Inverosimile come si stravolga la realtà. Il fatto che una persona del genere abbia avuto una vita talmente ricca di avventure non dimostra altro che il premier non è evidentemente in grado di far bene il suo mestiere. Già il fatto che un uomo, all'epoca sposato e che si considera difensore dei valori cristiani, viva così è scandaloso, ma che razza si servizio segreto è quello che fa entrare questa gente in contatto col premier? Ah, Nuzzi, Nuzzi che brutta cosa voler essere più papisti del Papa.

Gianluigi Nuzzi per "Panorama"

La trappola si è inceppata. Le manette che dovevano scattare alla vigilia del G8 nell'inchiesta sul sexgate all'italiana sono rimaste appese al muro. Niente arresti, niente retate nel filone che vuole la cocaina stivata in valigie alla volta della villa dell'imprenditore Gianpaolo Tarantini, a Capriccioli in Costa Smeralda, dominus del gossip su spartiti giudiziari. In procura a Bari volano le colombe.

Il capo, Emilio Marzano, prima si è spazientito per le deformazioni apparse sui giornali, le fughe di notizie sull'inchiesta. Poi, anticipando di suo e di poche ore il monito del presidente Giorgio Napolitano sulla «tregua» per il simposio all'Aquila, ha impartito la linea della prudenza. Manette rinviate, spazzate via le nubi e la pioggia acida che poteva cadere sui grandi della Terra con i fumi velenosi di intercettazioni, i nuovi gossip e le delazioni nel ventilatore.

Che si trattasse di una trappola non lo fa supporre solo una certa sincronia giudiziaria, apparente replica del 1994 a Napoli, il summit internazionale sulla criminalità organizzata e quell'avviso di garanzia che dal pool di Milano azzoppò il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

È la genesi stessa di questo rozzo sex-gate, la storia opaca di Patrizia D'Addario, le sue frequentazioni e i piani d'assalto, le confessioni delle sue amiche, a imporre questa deduzione.

Serve anzitutto conoscere D'Addario, al di là della lieta trilogia precotta finora sapientemente distribuita. Prima scena: Patrizia prostituta vittima del suo protettore che si ribella e lo fa arrestare. Seconda: Patrizia donna avvenente che si concede al premier per una notte registrando scene dell'incontro dopo essere stata pagata 1.000 euro da un imprenditore, che Berlusconi incautamente ha per amico.

Terza e ultima scena: Patrizia chiede al premier la solita, italica spintarella su un progetto edilizio. Lamenta di essere stata illusa (ma illudere una prostituta pare una contraddizione in termini, in genere avviene il contrario) e si vendica raccontando ai giornali fatti privati del presidente del Consiglio.

La storia è andata diversamente. Lo svelano gli investigatori, che loro malgrado hanno avuto a che fare con D'Addario negli ultimi 5-6 anni a Bari. Tutti mostrano diffidenza, fastidio nei suoi confronti. Lo raccontano i faldoni di atti su questa donna, custoditi negli archivi della questura e dei carabinieri in città. Patrizia, donna che fa degli altrui segreti e debolezze arma impropria di sopravvivenza.

«Ogni volta che D'Addario veniva a questuare» racconta un inquirente «lasciavo sempre la porta dell'ufficio aperta. Perché? È una donna contraddittoria, crea problemi, è pericolosa». Come mostrano alcuni retroscena della sua vita.

Berlusconi fotografato il 31 maggio 2009 davanti all'ingresso dell'hotel Palace di Bari, alle sue spalle Patrizia D'Addario
Tutto inizia nel 2005. Patrizia vive di prostituzione. Adesca i clienti nella discoteca di Bisceglie, la vedono allo Sheraton di Bari, nelle masserie della zona. Alle forze di polizia è pressoché sconosciuta, sebbene abbia alcuni singolari primati. È una delle poche, forse l'unica italiana, a risalire i flussi migratori delle colleghe slave. Nel 2007 compie infatti trasferte in Montenegro, dove va a lavorare, raccontano in questura, accompagnando alcuni ladri che s'occupano di esportare auto di lusso.

La storia si ingarbuglia. Sulla scena compare Giuseppe Barba, che divide la sua vita tra la casa di Patrizia e la sua famiglia, con moglie e figli. Barba, a detta di D'Addario, la costringe a prostituirsi. Sono anni bui. Le denunce fra i due si incrociano. Patrizia una volta bussa in questura con un braccio fasciato: «Mi picchia» dice. Un'altra volta scatta l'oltraggio a pubblico ufficiale perché non si ferma a un posto di blocco e insulta i poliziotti. Un'altra volta presenta una denuncia per molestie addirittura contro alcuni agenti che rispondono ipotizzando la calunnia.

La donna si attrezza e usa metodi più sofisticati, nemmeno Stefania Ariosto, che aveva presentato fior di denunce, predisponeva telecamere, microfoni e scatti fotografici. Patrizia filma un amplesso con il suo protettore Giuseppe. Chi l'ha esaminato racconta che nel video Patrizia si lamenta, dice che non ce la fa più a prostituirsi... E lui replica che hanno bisogno di soldi. Insomma, la prova dello sfruttamento. Il filmino finisce in procura, Barba viene arrestato, Patrizia affrancata, libera.

È il lieto fine atteso per ogni prostituta? Macché, quando il terribile magnaccia esce di galera, Patrizia delude tutti e torna a convivere con l'aguzzino. Gli apre le porte di casa. Strano no? La scelta la rende inaffidabile agli occhi degli investigatori. Ma lei cerca sempre comprensione e conforto. Punta in alto.

Non si sa per quale canale (ed è un mistero che si ritrova in tante storie di Patrizia) riesce ad avvicinare addirittura il questore Vincenzo Speranza. Teme di fare la fine di Marisa Scopece, un'amica prostituta finita carbonizzata che tempo prima aveva accompagnato dagli inquirenti. Ma anche qui le sue paure si rivelano infondate.

Arriviamo agli ultimi anni. Patrizia comincia a frequentare politici. Politici di sinistra che finora non sono emersi nell'inchiesta barese. Eppure, i racconti si sovrappongono facendo della cosiddetta questione morale un problema comunque senza colore politico. È la storia della villa disabitata alle porte di Matera dove è stata vista D'Addario. Una casa protetta da allarmi e soprattutto dall'omertà che lega certa politica agli appalti. A quelle commistioni che solo ora hanno convinto il governatore Nichi Vendola ad azzerare la giunta regionale. Con buona pace della procura di Bari.

La villa, a un'ora dall'epicentro del sexgate all'italiana, in terra lucana, viene tirata a lucido e aperta solo per le feste. Il padrone non vuole mischiare la famiglia agli affari. Così «i saloni, le camere si spalancano a festa tra balli e fiumi di champagne, cinque, sei volte l'anno» racconta il professionista barese rintracciato da Panorama e che ha partecipato a quegli incontri «fino all'alba.

Imprenditori che hanno tirato su imperi sul pubblico (sanità, infrastrutture, costruzioni soprattutto), gioiosi politici pugliesi targati Pd e un tripudio di bellezze locali, ragazze sfrontate nei loro modi spicci e diretti. Escort, insomma, a iniziare dall'intramontabile Patrizia D'Addario».

Che qui come in mille altri appuntamenti del potere pugliese era ora vicina, ora amica, ora qualcos'altro. Perché a suggerire di infilare le sue mosse in uno scacchiere studiato dalla sinistra per fare cadere Berlusconi sono vicinanze, fatti e racconti di amiche. Come quelli di Manila Gorio, un transessuale assai vicino a D'Addario: in un'intervista rilasciata a Grazia Longo sulla Stampa sostiene che «è stata direttamente Patrizia a chiedere aiuto a dei politici pugliesi spiegando il materiale bomba che aveva tra le mani». Ovvero i nastri di Palazzo Grazioli.

Peraltro la storia non sta in piedi. Come può essere credibile questo cambio strategico? Prima la prostituta decide di costituire prove audio e video dei suoi incontri nella capitale, lasciandoci ipotizzare che un domani avrebbe potuto rinfacciarli. Poi, solo per un'apparente delusione su un progetto edilizio, decide di azzerare il potenziale credito e ogni futuro «professionale» svelando le sue preziose informazioni. Segue, subito dopo, una serie infinita di coincidenze.

È una coincidenza che il suo avvocato, Maria Pia Vigilante, abbia in città rapporti solidi con la sinistra e con la procura, saldati fin dai tempi della difesa dei pentiti di Cerignola. Vigilante è collegata alla giunta regionale Vendola, che la sostiene finanziariamente nei suoi progetti contro la tratta di esseri umani; è in ottimi rapporti con il sindaco di Bari Michele Emiliano e con il senatore Alberto Maritati, entrambi del Pd ed ex magistrati; ha dispensato a D'Addario efficaci consigli di strategia mediatica.

A questo punto, saltata la trappola, per il G8, rimangono i fantasmi. Le foto della Sardegna, tra annunci e smentite di nuovi clic, o magari qualche spifferata dagli armadi blindati che custodiscono le «prove», non sui patti per dividersi gli appalti, tra feste, festini e accordi sottobanco, o sulla longa manus della Sacra corona unita, ma sugli incontri di Patrizia con il premier.

Truffatori a Roma

Conto da incubo per due giapponesi


Fonte il Corriere

Pranzo da 695 euro al Passetto
Nel conto inclusa una mancia da 115,50 euro. Denunciato per truffa il titolare. Alemanno: non deve più riaprire

Il menu
Il ristoratore: ma loro erano soddisfatti del pranzo (1 luglio'09)

Il ristorante il Passetto in via Zanardelli, dietro piazza Navona

Doveva essere una pranzetto romantico nella città più bella del mondo. Ci sono arrivati dal Giappone. Tavolo all'aperto, al fresco del venticello romano, a due passi da piazza Navona. Lui e lei, fidanzati e innamorati. Solo che il conto ha rovinato tutto: 695 euro per due antipasti, due primi, due secondi, due coppette di gelato. Nella salata ricevuta inclusa anche la mancia: 115,50 euro.

LA CENA - È accaduto venerdì 19 giugno nel pomeriggio al Passetto, noto ristorante romano medio-alto nel cuore della città, dietro piazza Navona, a due passi dal Senato. Quando la coppia di fidanzati è arrivata nel locale, nessuno ha dato loro un menu dove poter scegliere cosa mangiare. È stato invece mandato un cameriere che parlava in inglese. Ed è stato lui che con modi gentili e affabili li ha convinti: «Fidatevi di me, faccio io». E così il menu del pranzo non è stato scelto dai ragazzi che quindi non conoscevano il costo di ogni piatto. Però hanno mangiato ed apprezzato.

IL CONTO - Meno piacevole è stato invece il conto. Totale: 695 euro. In un primo momento i due turisti hanno pensato a un errore, ma i dubbi sono venuti meno quando sono tornati in possesso della carta di credito: sulla ricevuta risultava che al totale era stata addirittura aggiunta una «piccola» mancia di 115,50 euro, prelevata senza la loro autorizzazione. Di fronte alle proteste, il ristoratore è rimasto irremovibile ribadendo che quelli erano i prezzi normali del locale. Ma la coppia non si è rassegnata e uscita dal ristorante ha raccontato l'accaduto alla polizia.


DENUNCIA E CHIUSURA - Così i due hanno presentato una denuncia al commissariato Trevi Campo Marzio. Gli agenti hanno compiuto i controlli nell'esercizio commerciale ed è emerso che i prezzi applicati ai due giapponesi non corrispondevano a quelli del menu. Gli agenti hanno anche richiesto i controlli sanitari da parte del Servizio igiene alimenti e nutrizione della Asl RmA, che ne ha disposto l'immediata chiusura per gravi carenze igienico sanitarie, dopo aver riscontrato carenze strutturali, ambienti sporchi e frigoriferi non funzionanti.

ALEMANNO - «Per quanto mi riguarda questo ristorante non deve più aprire e per casi di questo genere si deve arrivare alla revoca della licenza«. Così il il commento del sindaco di Roma Gianni Alemanno: «Ho dato mandato alla Polizia Municipale di predisporre dei controlli straordinari, anche di personale in borghese, per smascherare queste truffe - ha aggiunto Alemanno - che devono essere perseguite con fermezza fino ad arrivare alla revoca della licenza. Questi singoli casi, che rappresentano una minima parte, rischiano di infangare la reputazione della stragrande maggioranza dei ristoratori romani, conosciuti in tutto il mondo per l'ottima qualità del cibo e del servizio e per i prezzi equi».

Il. Sa.

The last will

LAST WILL OF MICHAEL JOSEPH JACKSON

I, MICHAEL JOSEPH JACKSON, a resident of the State of California, declare this to be my last Will, and do hereby revoke all former wills and codicils made by me.

I declare that I am not married. My marriage to DEBORAH mAN ROWE JACKSON has been dissolved. I have three children now living, PRINCE MICHAEL JACKSON, JR., PARIS MICHAEL KATHERINEJACKSON and PRINCE MICHAEL JOSEPH JACKSON,IT. I have no other children,living or deceased.

It is my intention by this Will to dispose of all property which I am entitled to dispose-of by wiil. I specificallyrefrain from exercising aU150wersof appointment that I may possess at the time of ~y death. I give my entire estate to the Trustee or Trustees then acting under that certain Amendedand Restated Declarationof Trust executed on March 22, 2002 by me as Trustee and Trustor which is called the MICHAELJACKSONFAMILYTRUST, giving effect to any amendmentsthereto made prior to my death. All such assets shall be held, managed and ,distributed as a part of said Trust accordingto its terms and not as a separate testamentary trust.
..
If for any reason this gift is not operativeor is invalid, or if the aforesaid Trust fails or has been revoked, I give my residuaryestatd'tothe Trustee or Trustees named to act in the MICHAEL JACKSON FAMILY TRUST, as Amended and Restated on March 22,2002,

and I direct said Trustee or Trustees to divide, administer,hold and distribute the trust estate pursuant to the provisio~s of said Trust, as hereinabovereferred to as such provisions now.' exist to the same extent and in the same manner as though that certain Amended and Restated Declarationof Trust, were herein set forth in full, but without giving effect to any
subsequent amendments after the date of this Will. The Trustee, Trustees, or any successor Trustee named in such Trust Agreementshall serve withoutbond.

IV

I direct that all federal estate taxes and state inheritanceor successiontaxes payable A upon or resulting ftom or by reason of my death (herein "Death Taxes") attributable to Il/ property which is part of the trust estate of the MICHAEL JACKSON FAMILY TRUST, including property which passes to said trust from my probate estate shall be paid by the Trustee of said trust in accordance with its terms. Death Taxes attributable to property passing outside this Will, other than property constituting the trust estate of the trust inentionedin the precedingsentence,shall be chargedagainst the taker of said property.

V
I appoint JOHN BRANCA,JOHN McCLAINand BARRY SlliGEL as co-Executors

Y

of this Will. In the event of anyof their deaths,resignations,inability,failureor refusaltM " serve or continueto serve as a co-Executor,the other shall S'erveand no replacementneed be named. The co-Executors serving at"any time after my death may name one or more replacementsto serve in the event that none of the three named individualsis willing or able
to serve at any time.
The term "my executors" as used in this Will shall include any duly acting person~ A 11 fl representative or representatives of my estate. No individual acting as such need post a vv {f-' bond. I hereby give to my Executors, full power and authority at any time or times to sell, lease, mortgage, pledge, exchange or otherwise dispose of the property, whether real or,
personal comprising my estate, upon such terms as my Executors shall deem best, to continue any business enterprises,to purchase assets ftom my estate, to continuein force and

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pay insurance premiums on any insurancepolicy, including life insurance, owned by my estate, and for any of the foregoingpurposesto make, execute and deliver any and all deeds, contracts, mortgages, bills of sale or other instruments necessary or desirable therefor. In addition, I give to my Executorsfull power to invest and reinvest the estate funds and assets in any kind of property, real, personal or mixed, and every kind of investment, specifically including, but not by way of limitation, corporate obligations of every kind and stocks, preferred or common, and interests in investment trusts and shares in investment companies, and any common trust fund administered by any corporate executor here under, which men of
prudent discretion and intelligence acquire for their own account.
VI
Except as otherwise provided in this Will or in the Trust refeITedto in Article m A11 here of, I have intentionally omitted to provide for my heirs. I have intentionally omitted to(V \;1 provide for my fonner wife, DEBORAH JEAN ROWE JACKSON.
vn
If at the time of my death I own or have an interest in property located outside of the State of Californiar equiring ancillary administration, I appoint my domiciliary Executors as ancillary Executors for such property. I give to said domiciliary Executors the following additional powers, rights and privileges to be exercised in their sole and absolute discretion,
with reference to such property: to cause such ancillary administrationto be commenced, caI Tiedon and completed; to detennine what assets, if any, are to be sold by the ancillary Executors; to pay directly or to advance funds from the California estate to the ancillary Executors for the payment of all claims, taxes, costs and administrationexpenses,including
compensation of the ancillary Executors and attorneys' fees incUITedby reason of the ownership of such property and by such ancillary administration;and upon completion of such ancillary administration, I authorize and direct the ancillary Executors to distribute, transfer and deliver the residue of such property to the domiciliary Executors herein, to be distributed by them under the tenns of this Will, it being my intention that my entire estate
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shan be administered as a unit and that my domiciliary Executors shall supervise and control, so far as pennissible by local law, any ancillaryadministrationproceedingsdeemed necessaryin the settlementof my estate. vm

If any of my children are minors at the time of my death, I nominate my mother, KATHERINE JACKSON as guardian of the persons and estates_ofsuch minor children. If nominate DIANA ROSS as guardian of the pers

I subscribe my name to this Will this On the date written below, MICHAEL JOSEPH J undersigned,that the foregoing instrument consistingof five (5) pages, including the page signed by us as witnesses, was his Will and requested us to act as witnesses to it. 'He thereupon signed this Will in our presence, all of us being present at the same time. We now, at his request, in his presenceand in the presenceof each other, subscribeour names as witnesses. ~.-
Each of us is now more than eighteen(18) years of age and a competentwitness and resides at the address set forth after his name.
Each of us is acquaintedwith MICHAELJOSEPH JACKSON. At this time, he is over the age of eighteen (18) years and, to the best of our knowledge, he is of sound mind and is not actingunder duress, menace,fraud, misrepresentationor undue influence.
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We declare under penalty of perjury that the foregoing is true and correct.

giovedì, luglio 02, 2009

Quando Berlusconi piangeva

Bye bye a un paese di merda

mercoledì, luglio 01, 2009

Moggi tutttocampo



Invece di stare al gabbio, o almeno in dignitoso silenzio Moggi fa trasmissioni televisive, scrive su certi giornali e adesso se lo
ritrovano al Bologna....

Fonte Corriere.it

Dal processo al Bologna. Moggi gioca a tutto campo

NAPOLI — La capacità di con quistare i riflettori non gli è mai mancata. Che sia stato il grande puparo del calcio combinato e degli arbitri obbedienti, come sostiene la Procura di Napoli e come tante intercettazioni tele foniche raccontano, o al contra rio quasi un’anima candida vitti ma dei poteri forti, come lui è convinto di poter dimostrare, Luciano Moggi resta un primat tore capace come pochi di sce gliere i tempi per l’entrata in sce na. E non è un caso che ieri ab bia deciso di presentarsi in aula al processo di Napoli in cui è ac cusato di essere l’uomo che gui dava la «cupola» del calcio che metteva gli arbitri giusti a dirige re le partite della Juventus e del le squadre che al potere bianco nero si sottomettevano. Non è un caso che sia sceso in campo a confrontarsi con il suo presente, fatto di aule di tribunali e avvo cati e presidenti di corte d’assi se, proprio nel giorno in cui prende corpo per lui un futuro che è ritorno al passato. Moggi consulente del Bologna (consu lente perché sol tanto quello può essere, con la so spensione inflitta gli dalla giustizia sportiva, ma di fatto Moggi del Bologna diventa il direttore om bra e forse pure qualcosa in più) è una storia concreta, quasi con­clusa, che forse solo la reazione dei tifosi e del mondo del calcio potrebbe fermare. E se questo è il momento di tornare in pista, Moggi sceglie di rientrare dalla porta più stretta, quella che si apre sull’aula in cui oggi sfilano i testimoni che raccontano di quelle schede telefoniche svizze re distribuite a designatori arbi trali e direttori di gara per parla re senza essere intercettati.

Quando arriva lui sta depo nendo Teodosio De Cillis, il tito lare del negozio dove Moggi si riforniva delle sim straniere, e uno degli avvocati dell’ex d.g. ju ventino lo sta incalzando chie dendogli se conosca anche altri dirigenti sportivi. E quello alla fi ne dice sì, «conosco Marco Bran ca », direttore area tecnica del l’Inter, «che veniva nel mio ne gozio, ma non per comprare schede, una volta comprò un te lefonino e un’altra volta una tele camera ». E comunque compra re schede svizzere non è un rea­to, taglia corto il presidente Tere sa Casoria che sta vedendo nelle domande dell’avvocato Priore schi un tentativo di dimostrare cose estranee al processo. Ma or mai il nome di Branca è risuona to, e basta questo a Moggi per venir meno all’annuncio di silen zio stampa fatto un attimo pri ma di entrare in aula e lanciarsi in una serie di allusioni che mi rano tutte in una direzione: l’In ter. Dice: «Certo se l’Inter si ser viva in quel negozio, e se schede svizzere sono venute fuori nel processo Telecom a Milano, per ché sono state sequestrate alla Polis d’Istinto (la società di Ema nuele Cipriani, sodale dell’ex re sponsabile della sicurezza Tele com Giuliano Tavaroli, ndr), io faccio uno più uno e sapete cosa penso? Che eravamo pedinati e telefonati a nostra insaputa».

Il tentativo di ribaltare il tavo lo è fatto. A questo punto può dedicarsi all’altra questione del la sua giornata: il Bologna. An dandosene dal tribunale dice: «Bologna è una bella città, ma gari di dare qualche consiglio ogni tanto mi piacerebbe an che. Ma il fatto è che troppi pre sidenti si fidano di me, se dico sì a uno, mi devo scusare con al tri sette o otto». Ma alla presi dentessa del Bologna, France sca Menarini, ha già detto sì, e non da ora, ma da quando ha pi lotato in aprile l’arrivo in pan china di Papadopulo in sostitu zione di Mihajlovic. I Menarini hanno con lui quasi un debito per la salvezza (e per aver con servato con la permanenza in A i relativi diritti tv), e lui ha sette o otto giocatori pronti per il club rossoblù. Il solito Moggi, insomma. Ieri sera è arrivato a Bologna con il figlio Alessandro con un volo privato: si è incon trato con i Menarini e accordato per ricoprire un ruolo esterno. L’ipotesi dell’ingresso in società di una finanziaria a lui legata è invece sfumata. Oggi alle 11 conferenza stampa della socie tà: sarà annunciata la nomina come direttore dell’area tecnica di Francesco Ceravolo, uno dei fedelissimi di Moggi (era a Li vorno). Bologna non condivide nulla. Gli umori della città li sin tetizza Gazzoni Frascara, ex pa tron rossoblù: «Sarebbe l’uomo sbagliato al posto sbagliato. Bo logna non lo merita».

Fulvio Bufi

Accadde a Viareggio

Accadde a Viareggio

Viareggio, chi sono i colpevoli




L'Italia è un paesello ridicolo. Quanti possono essere quelli che hanno bisogno di fare Milano - Roma in tre ore e Mezza? Poche centinaia. A fronte degli svariati milioni di pendolari che ogni giorno debbono sobbarcarsi dei viaggi in carrozze a pezzi, sporche, vecchie di decine d'anni. E l'Italia invece di rafforzare questi servizi pensa all'alta velocità? Lo sappiamo che gli unici a guadagnarci sono quelli della criminalità organizzata. Andiamo, ma chi vogliamo prendere in giro?


Fonte la Repubblica
di MAURIZIO RICCI

NON ci sono pesci piccoli nella catena delle responsabilità per la tragedia di Viareggio. Questo è quello che sappiamo finora. A muovere il treno è il gigante Fs. I vagoni sono della Gatx, un colosso del settore, che ne gestisce 20 mila. Gli standard di sicurezza a cui devono attenersi sono stati fissati al massimo livello, la Commissione europea di Bruxelles. Il contenuto dei vagoni è gpl prodotto dalla Sarpom, proprietà del maggior gruppo petrolifero mondiale, la Exxon. Che ha affidato la verifica finale degli stessi vagoni di nuovo alle Ferrovie dello Stato, nella veste privata di Fs logistica.

Non ci sono piccoli imprenditori disinvolti e faciloni, piccoli burocrati inesperti o poco competenti. Siamo di fronte ad una serie di protagonisti, con storia, esperienza, mezzi e strutture. Ma ognuno, in questa storia, sembra portare una porzione di responsabilità.

Il locomotore Trenitalia arriva alla stazione di Viareggio ad una velocità di 90 chilometri l'ora. La velocità massima prevista, su quel tratto di binari, è di 100 chilometri l'ora, ma c'è da chiedersi se 90 chilometri l'ora all'ingresso in una stazione non sia una velocità un po' troppo sostenuta quando si trasportano carichi così pericolosi. In ogni caso, a quanto pare, l'asse del carrello di un vagone cede, la cisterna si apre, il gpl, compresso a 15 atmosfere, schizza fuori con una forza enorme che lo trascina a distanza, si ritrasforma in gas, incontra una scintilla ed esplode. Fosse avvenuto di giorno, anziché di notte, il massacro si sarebbe moltiplicato. Il vagone è della Gatx, società con sede a Vienna. La normativa europea impone una revisione dei vagoni merci - carrelli compresi - ogni 4-6 anni. Non sappiamo ancora dove sia avvenuta. Non necessariamente in Italia: di fatto, nel paese in cui il vagone si è trovato, vuoto, al momento in cui gli scadeva il "bollino" quadriennale. Questo stabilisce la Commissione europea, spesso criticata - evidentemente al di là del dovuto - per l'eccesso di occhiuta scrupolosità. E' una garanzia sufficiente? Non pare proprio, soprattutto per un veicolo che, presumibilmente, la Gatx, che ci guadagna sopra, si sforza di tenere sui binari e in movimento 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per tutti i quattro anni di durata della revisione. Lo riconosce apertamente il vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, anche se il riconoscimento suona, a questo punto, un po' tardivo. Tajani ha comunque ragione ad indicare che maggiori garanzie si avrebbero da un sistema di revisione che, anziché su una scadenza a tempo, si basasse sul chilometraggio effettivamente percorso dal vagone e sul carico trasportato, cioè sullo sforzo sostenuto dalla sua struttura.

È la prima grossa falla di sicurezza, portata alla luce dalla tragedia di Viareggio. Ma non è l'unica. Osservano i dirigenti della Gatx che, una volta affittato il vagone, la sua gestione e manutenzione ricadono sotto la responsabilità di chi lo affitta. E la Sarpom sostiene di essersi affidata, per la verifica tecnica dei vagoni, a Fs Logistica. Rispuntano, insomma, le Ferrovie dello Stato, questa volta, però, nella veste di consulente tecnico privato, presente sul mercato, accanto e in concorrenza con altri consulenti, per fornire un servizio a pagamento ad un cliente. Una situazione che, bizzarramente, ricorda quella delle società di rating che, sulla qualità dei titoli-salsiccia all'origine dell'attuale crisi finanziaria, fornivano un giudizio in cambio di un pagamento da parte degli stessi presentatori dei titoli. È assolutamente prematuro individuare in Fs logistica l'anello finale delle responsabilità della tragedia di Viareggio. Saranno le inchieste a stabilirlo o a individuare altrove, come è perfettamente possibile, chi ha peccato di omissione o di leggerezza. Ma è con disagio e sconcerto che si registra come, in questo processo, dalla revisione alla verifica, la sicurezza e, di fatto, la vita delle persone siano affidate ad un processo sostanzialmente di autocertificazione, in cui l'autorità pubblica è presente solo all'inizio e non nel momento cruciale in cui il treno, materialmente, affronta i binari e parte verso le stazioni.

Manca, insomma, una presenza, esterna ed estranea al mercato, che imponga e, poi, controlli in proprio il rispetto delle regole. Non è questa assenza che si può intendere per "liberalizzazione". Un mercato liberalizzato non è una partita senza arbitro: è una partita in cui l'arbitro non gioca, ma accerta e fischia i falli. Anche se avere un arbitro efficiente può rappresentare un costo.

Per le Fs e per chi governa il sistema dei trasporti in Italia, è il momento di riflettere. Le Fs hanno colmato il disavanzo di bilancio pur portando, contemporaneamente, l'Italia nell'era moderna: con l'alta velocità, il Milano-Roma in tre ore e mezza e la concorrenza all'aereo. Ma bisogna chiedersi a quale prezzo: sulla rete, sul resto dei treni, sulla sicurezza. Se il prezzo deve essere lo scandalo quotidiano delle traversie di milioni di pendolari, il collasso di infrastrutture di rete, come due settimane fa sulla Firenze-Bologna, tragedie della sicurezza come a Viareggio, il prezzo è inaccettabile. Un Freccia Rossa efficiente e funzionale e un sistema ferroviario complessivamente obsoleto, fatiscente e pericolante è esattamente la fotografia del sistema ferroviario in India. Del resto, si diceva una volta che le catastrofi in cui, per cedimenti di un materiale obsoleto, muoiono un sacco di persone sono i disastri tipici del terzo mondo. E, adesso, Viareggio.

Da Gennaro



Fonte La repubblica Genova

G8, le intercettazioni "inchiodano" De Gennaro

Il G8 continua a tenere banco. Se n´è avuta l´ennesima conferma ieri, alla ripresa del processo a carico di due imputati eccellenti, entrambi «ex», Gianni De Gennaro, all´epoca dei drammatici fatti del luglio 2001 capo della polizia e Spartaco Mortola, che in quello stesso periodo era a capo della Digos di Genova. Si è praticamente in vista del traguardo, perché è scesa in campo l´accusa. Ha dato il via alle requisitorie il primo dei piemme, Francesco Albini Cardona, oggi sarà la volta del collega Enrico Zucca. De Gennaro e Mortola debbono rispondere di istigazione a deporre il falso, cioè che l´allora questore del capoluogo ligure Francesco Colucci sarebbe stato indotto a modificare la sua precedente versione su alcuni aspetti della violenta irruzione alla scuola Diaz. L´addebito, secondo gli inquirenti, avrebbe il supporto di alcune conversazioni intercettate, in particolare su una «chiacchierata» compiutamente registrata dalla quale emergerebbe che Colucci sarebbe stato convinto a «deporre circostante non rispondenti al vero» riguardanti soprattutto la fase di preparazione e organizzazione di polizia condotta alla Diaz.

In particolare ci sarebbero stati precisi «suggerimenti» e richieste esplicite di «modifiche» allo scopo di eliminare il principale punto di contrasto fra le dichiarazioni rese in precedenza, relative alla richiesta di fare intervenire il responsabile delle relazioni esterne Sgalla sui luoghi dell´operazione e rendere così omogenea la testimonianza di Colucci a quanto oggetto della propria. Secondo la ricostruzione della procura, si tratterebbe di un elemento fondamentale, perché dimostrerebbe come le alte gerarchie della polizia avessero gestito l´operazione Diaz affiancando o scalzando di fatto i responsabili locali. Quanto al coinvolgimento di Mortola, l´accusa è basata in particolare su alcune telefonate nelle quali Colucci, oltre a spiegare che il Capo (De Gennaro) lo avrebbe sollecitato ad aggiustare le precedenti dichiarazioni, gli chiedeva di rinfrescargli la memoria «in vista della sua deposizione al processo nel quale «rimedierà» l´accusa di falsa testimonianza su quanto avvenuto alla Diaz».

Il magistrato requirente avrebbe puntato tutto sulle carte (il condizionale è d´obbligo perché l´udienza, trattandosi del rito abbreviato chiesto dagli imputati si è svolta a porte chiuse, davanti al giudice Silvia Carpanini), avrebbe proiettato su un ideale schermo fatti e retroscena del blitz alla Diaz e le presunte sollecitazioni a modificare precedenti e compromettenti dichiarazioni, Il magistrato, ad eccezione di un breve break, ha parlato per cinque ore. Richiamandosi sempre a circostanze considerate assolutamente vere e citando i passaggi più significativi delle intercettazioni. C´è ovviamente molta attesa per avere conferma del peso che avranno in sede di decisione gli argomenti dibattuti. Per oggi è previsto l´intervento del pm Enrico Zucca, il quale dovrebbe affrontare il tema in diritto.

E i difensori, professor Franco Coppi e avvocato Carlo Biondi (per De Gennaro), Alessandro Gazzolo e Piergiovanni Iunca (per Mortola) non hanno voluto rilasciare alcuna dichiarazione, lasciando comunque intendere che sono più che decisi a dare battaglia.