domenica, novembre 22, 2009

Casa Mia



Fonte la Repubblica Bari
Taranto, le dichirazioni choc di Riva, "I morti di tumore sono un'invenzione"
La battuta in un'intervista a una televisione locale. Gli ambientalisti: "Ora deve chiedere scusa"

di Giuliano Foschini

Inutili le belle parole durante i tavoli con le istituzioni. Inutili le aperture di credito nei confronti delle associazioni ambientaliste e della politica. Emilio Riva ha sintetizzato in poche parole il suo pensiero sulla situazione di Taranto: "Il dibattito sui tumori in questa città - dice il patron dell'Ilva - è completamente inventato". La frase è dettata da Riva al giornalista Luigi Abbate di Bs Television, al termine della conferenza stampa che l'azienda ha tenuto sull'ambientalizzazione nei giorni scorsi. Appena conclusa la dichiarazione, si è avventato sul giornalista il responsabile per i rapporti istituzionali dell'Ilva, Girolamo Archinà, che ha strappato dalle mani del reporter il microfono e lo ha portato via. Le telecamere hanno però ripreso tutto. Ieri il filmato è finito su You Tube scatenando l'ira degli ambientalisti.
Da Alessandro Marescotti di Peacelink è arrivato il primo, durissimo, commento: "Di fronte a questi episodi - dice - la nostra associazione ritira ogni credito alle aperture di facciata della dirigenza Ilva al dialogo con le associazioni ambientaliste e con la società civile". Durissima anche Legambiente che con il presidente regionale, Francesco Tarantini e il direttore nazionale, Sebastiano Venneri, invita Riva a "chiedere immediatamente scusa alla gente di Taranto. Una tale arroganza non è più sopportabile". Sdegno tra la gente anche sui social network e nei forum.
Intanto prosegue l'organizzazione per la grande manifestazione del 29 novembre.

sabato, novembre 21, 2009

Mostri & malati

Donatella Papi: «Sposo Izzo per dimostrare la sua innocenza»
La giornalista in tv: «Farò riaprire il processo». RaiDue si dissocia: «Scuse ai familiari delle vittime»

ROMA - Donatella Papi sposerà Angelo Izzo per «dimostrare la sua innocenza», farà riaprire - garantisce - il processo sul delitto Ferrazzano e porterà nuove prove sulla strage del Circeo. La giornalista era stata invitata all'Italia sul due, il programma condotto da Lorenza Bianchetti e Milo Infante, per parlare del tema della puntata, "innamorarsi di un criminale'. Ma ha preferito leggere un comunicato - spiazzando tutti, conduttori e ospiti - nel quale ha difeso Izzo, condannato a suo giudizio «a una pena ingiusta». E in studio è scoppiata la bagarre. Dalle dichiarazioni della Papi hanno preso le distanze sia i conduttori, sia gli ospiti: in studio a Roma, con la Bianchetti, l'avvocato Nino Marazzita e l'avvocato di Izzo, Filomena Fusco, che ha ricordato come l'uomo si sia sempre dichiarato colpevole; in collegamento da Milano, con Infante, Silvana Giacobini, Lella Costa e la criminologa Roberta Bruzzone. In particolare Costa e Bruzzone hanno lasciato lo studio in segno di protesta. È inoltre intervenuta al telefono Daniela Lopez, sorella di una delle vittime, alla quale tutti i presenti hanno testimoniato la loro solidarietà.

LE DICHIARAZIONI - «Sono una giornalista, ho 53 anni, conosciuta e stimata, nell'ultimo anno mi sono occupata totalmente di solidarietà e casi difficili in cui ho acquisito esperienza e conoscenze specifiche», ha affermato la Papi. «Da oltre vent'anni seguo sia la vicenda del Circeo sia l'omicidio di Ferrazzano che hanno coinvolto il detenuto Angelo Izzo, condannato per ben due volte a una pena ingiusta», per questo assicura, «farò riaprire il processo per il delitto di Ferrazzano fin da oggi, porterò prove, documenti e spero testimonianze chiave. Così come farò in modo che si riparli soprattutto del primo caso che vide coinvolto Izzo, quello del Circeo, da cui ha origine tutto». «Purtroppo - prosegue - come anche nella società di oggi si conferma in tanti agghiaccianti casi, droga e ideologie (che in questo senso sono lo stesso) possono determinare nella vita di ciascuno di noi tragedie umani così immani. Cioè pagare cose mai commesse. Come è stato nel caso del Circeo, su cui porterò prove sconvolgenti e come accadde peggio nel caso di Ferrazzano, con modalità che vanno spiegate ai giovani e alla gente». Papi garantisce che prima di muovermi si è «ben preparata», raccogliendo «da mesi nelle strade la solidarietà della gente, e posso dire che a parte le perplessità iniziali, moltissimi mi incoraggiano a dire tutto». Rivolge anche «un appello accorato alle famiglie delle vittime, che in qualche modo conosco, e che vorrò andare a trovare dicendo loro che non c'è giustizia più grande della verità» e «un messaggio caloroso e rispettoso alla famiglia Izzo, Ghira e anche Guido», che essendo in libertà spera voglia «parlare» e unirsi a lei «in questa battaglia. Se non lo farà, almeno all'inizio, lo capisco e lo rispetto».

LA NOTA - Poco dopo Viale Mazzini fa diffondere una nota, spiegando che Raidue «si dissocia totalmente». «In relazione a quanto affermato nella puntata odierna di Italia sul Due dalla signora Donatella Papi in merito alle vicende giudiziarie del signor Angelo Izzo, già condannato con sentenza definiva a due ergastoli per omicidio - si legge- Raidue, come peraltro fatto più volte in diretta dagli stessi conduttori del programma, Lorena Bianchetti e Milo Infante, si dissocia totalmente dalle dichiarazioni rese dalla signora Papi, tanto nella forma che nel contenuto». «Tali affermazioni, del tutto gratuite, sono state fatte dalla signora, invitata in qualità di ospite, violando apertamente gli accordi preliminari alla trasmissione - continua la nota - il cui tema era esclusivamente legato alla relazione sentimentale che si sarebbe instaurata tra la signora Papi stessa e il signor Izzo, come peraltro riportato da alcuni quotidiani nazionali. Ogni altra valutazione è stata dunque fatta in modo arbitrario e senza che conduttori, responsabili del programma e redazione ne fossero a conoscenza». Raidue «esprime le proprie scuse e la propria vicinanza ai familiari delle vittime dei delitti commessi da Angelo Izzo, e respinge ogni tentativo fatto dalla signora Papi per inquinare una verità storica inequivocabilmente stabilita da due sentenze - definitive - di condanna».

mercoledì, novembre 18, 2009

Aliladri

Ho pagato Ginevra - Bogotà via Parigi 450 euro

Massimo Giannini per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

Venerdì 13 novembre. Con alcuni colleghi chiediamo informazioni sui voli del fine settimana. Alcuni di noi devono andare da Roma a Torino, altri volano su Milano. Si parte il sabato, e si rientra il lunedì mattina presto, per essere in redazione in tempo per la riunione di inizio settimana. Inoltriamo la richiesta, e in pochi secondi arriva la risposta: voli disponibili, andata Alitalia e ritorno AirOne (ormai sono la stessa cosa). Si tratta di scegliere la tariffa.

Ci serve la «Economy piena», cosiddetta «libera», per esigenze orarie. Risultato: 709,02 euro a testa. Avete capito bene, ma voglio ripeterlo: 709,02 euro a testa. Poco più del compenso di un co.co.pro, o poco meno del salario di un metalmeccanico appena assunto. Verrebbe da dire: è il mercato, bellezza. In realtà è il suo esatto contrario.
Per salvare «l'italianità» della nostra compagnia di bandiera il mercato l'hanno ammazzato. Hanno sospeso le norme antitrust, e lasciato che su diverse tratte la gloriosa fenice possa continuare a volare indisturbata in regime di monopolio. Il risultato è questo: tariffe pazzesche, prendere o lasciare.

British Airways e Iberia si sono appena fuse, facendo nascere il terzo vettore europeo. Gli analisti stimano che questa fusione anglospagnola possa generare sinergie per 663 milioni di dollari. È inutile girarci intorno. Apprezziamo il coraggio di Colaninno. Apprezziamo il lavoro di Sabelli. Speriamo che tutti i loro sforzi per risanare i conti e recuperare l'efficienza siano coronati dal successo.
PASSERA

Ma per il bene di Alitalia (e degli italiani) ci chiediamo se non sarebbe meglio arrivare quanto prima ad una analoga fusione anche tra Air FranceKlm e Alitalia. La «cordata tricolore» è stata una bella trovata da campagna elettorale, ma ci è costata una barca di soldi. Prima 2 miliardi di euro di denaro pubblico, sacrificati dal governo Berlusconi dentro un già disastrato bilancio dello Stato. Ora altre palate di euro, per comprare biglietti su tratte «blindate» dove non esiste concorrenza. Quante ci deve costare questa Alitalia, come contribuenti e come utenti?

venerdì, novembre 13, 2009

Banane for everyone

Due anni è la "durata ragionevole"
Dopo il processo si estingue

Due anni è la "durata ragionevole" Dopo il processo si estingue
ROMA - La maggioranza ha presentato al Senato il disegno di legge sul 'processo breve': 'Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell'articolo 111 della costituzione e dell'articolo 6 della convenzione europea sui diritti dell'uomo'. Tra le firme dei presentatori, quella del capigruppo e del vicecapogruppo del Pdl Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello e del presidente dei senatori leghisti Federico Bricolo.

Durata ragionevole. Nell'articolo 1 del disegno di legge si fissano le modalità per la durata "ragionevole" dei processi, oltre la quale, se il ddl diventasse legge, il processo verrà estinto: "Non sono considerati irragionevoli i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma".

Applicabilità ai processi pendenti. Nella conclusione dell'articolato viene chiarito che "le disposizioni dell'articolo 2 (sull'estinzione dei processi) si applicano ai processi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, ad eccezione di quelli che sono pendenti avanti alla corte d'appello o alla corte di cassazione".

Inizio del processo. Nel provvedimento si precisa che "il processo si considera iniziato, in ciascun grado, alla data di deposito del ricorso introduttivo del giudizio o dell'udienza di comparizione indicata nell'atto di citazione, ovvero alla data del deposito dell`istanza di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5, ove applicabile, e termina con la pubblicazione della decisione che definisce lo stesso grado. Il processo penale si considera iniziato alla data di assunzione della qualità di imputato", il che fissa l'inizio del processo alla data in cui l'accusa chiude le indagini e avanza la richiesta di rinvio a giudizio. "Non rilevano, agli stessi fini, i periodi conseguenti ai rinvii del procedimento richiesti o consentiti dalla parte, nel limite di 90 giorni ciascuno".

Quali processi si estinguono. Se vengono superati i limiti di ragionevole durata, il processo è estinto (articolo 2) "nei processi per i quali la pena edittale determinata ai sensi dell'art. 157 del codice penale è inferiore nel massimo ai dieci anni di reclusione".

Le eccezioni. Fanno eccezione alle disposizioni sull'estinzione del processo una serie di fattispecie penali. Questo il testo del paragrafo sui reati per i quali i processi non posso essere estinti anche oltre la 'ragionevole durata': "delitto di associazione per delinquere previsto dall'articolo 416 del codice penale; delitto di incendio previsto dall'articolo 423 del codice penale; delitti di pornografia minorile previsti dall'articolo 600-ter del codice penale; delitto di sequestro di persona previsto dall'articolo 605 del codice penale; delitto di atti persecutori previsto dall'articolo 612-bis del codice penale; delitto di furto quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall'art.4 della legge 8 agosto 1977, n.533, o taluna delle circostanze aggravanti previste dall'articolo 625 del codice penale; delitti di furto previsti dall'articolo 624-bis del codice penale; delitto di circonvenzione di persone incapaci, previsto dall'articolo 643 del codice penale; delitti previsti dall'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale; delitti previsti dall'articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale; delitti commessi in violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all'igiene sul lavoro e delle norme in materia di circolazione stradale; reati previsti nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286; delitti di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti previsti dall'art. 260, commi 1 e 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152".

giovedì, novembre 12, 2009

Vedremo come si comporteranno allora...

Fonte Corriere

Ddl processo breve, ira della Finocchiaro. E Baldassarre: «Legge imbarazzante»

L'ex presidente della Consulta: «E' incostituzionale» L'opposizione insorge contro le norme volute dal Pdl

MILANO - Non piace all'opposizione il disegno di legge sul processo breve presentato dalla maggioranza al Senato. Ma non piace neppure ad Antonio Baldassarre, ex presidente della Corte costituzionale ed ex presidente Rai in quota centrodestra, secondo cui il provvedimento sarebbe «incostituzionale» e «imbarazzante». Baldassarre, dicendosi «desolato innanzitutto come cittadino», spiega che il provvedimento viola il principio di uguaglianza soprattutto perchè si applica a «reati gravissimi, come quelli di corruzione e concussione» mentre tra quelli esclusi ce ne sono alcuni «lievi». «Non è una cosa seria,visto che stiamo parlando di leggi e non di regali».

I DUBBI DELL'ANM - Dubbi analoghi sono stati avanzati dal presidente e dal segretario dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara e Giuseppe Cascini: «Gli unici processi che potranno essere portati a termine saranno quelli nei confronti dei recidivi e quelli relativi ai fatti indicati in un elenco di eccezioni (articolo 2, comma 5 del disegno di legge) che pone forti dubbi di costituzionalità». «È impensabile - hanno sottolineato i due - che il processo per una truffa di milioni di euro nei confronti dell'imputato incensurato si estingua, mentre debba proseguire il processo per una truffa da pochi euro, commessa da una persona già condannata, magari anni prima, per altro reato» (ASCOLTA l'intervista a Luca Palamara).

L'IRA DELLA FINOCCHIARO - Il testo prevede che la prescrizione scatti dopo due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero per i processi in corso in primo grado e per reati «inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione». Contenuti che hanno fatto andare su tutte le furie Anna Finocchiaro. Dopo le interviste di rito con i giornalisti, la capogruppo dei senatori Pd ha letteralmente lanciato il testo del disegno di legge contro lo stipite della porta della sala Maccari dove un attimo prima aveva espresso le prime «perplessità» sul provvedimento. «Il ddl - ha tuonato - non si applicherà per il furto aggravato. Così per il rom che ruba il processo rimarrà, mentre processi come Eternit, Thyssen, Cirio e Parmalat andranno al macero». «Si tratta - aveva detto davanti alle telecamere prima del gesto di stizza - di una sorta di salviamo tutti per salvare uno».

«RISCHIO DI NON COSTITUZIONALITÀ» - Per il leader del Pd, Pierluigi Bersani, la legge sul processo breve «rischia» di essere incostituzionale. «Il mio slogan - ha spiegato il segretario democratico - è "processo breve, purché ci sia". Norme per snellire i processi sono auspicabili, ma se si vuole usare delle norme titolate "processi brevi" per non fare i processi o per non fare qualche processo, allora essa diventa non accettabile per l'opinione pubblica. La maggioranza se ne convinca». L'avvertimento di Bersani è chiaro: se la maggioranza tenterà una forzatura in Parlamento sarà inevitabile uno «scontro». E anche la Presidente dell'Assemblea nazionale dei democratici, Rosy Bindi, fa sentire la sua voce. «Non siamo disponibili né ad una riforma tagliata sulle esigenze processuali di Berlusconi né ad una revisione dell'immunità parlamentare che trasformi le garanzie, peraltro già esistenti, in una sorta di impunità parlamentare». Chiediamo, ha aggiunto la Bindi, «chiarezza e verità» su quanto accade nelle carceri italiane, alla luce della morte di Stefano Cucchi e Giuseppe Saladino.

«PRONTI AL REFERENDUM» - Assai critico nei confronti del ddl è il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. «Il disegno di legge dice che dopo due anni il processo non si deve fare più e per questa ragione migliaia di processi dei maggiori scandali italiani andranno tutti dichiarati estinti - ha spiegato l'ex pm -. È la più grossa amnistia mascherata della storia e ancora una volta l'Italia dei valori, dal 5 dicembre si impegnerà a raccogliere le firme per un nuovo referendum perché anche questa volta questa legge è incostituzionale, immorale e contro gli interessi del Paese». A Di Pietro fa eco il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero: «Se passerà il ddl sul processo breve Rifondazione avvierà la raccolta di firme per il referendum abrogativo».

«IL TEMA ESISTE E VA RISOLTO» - La maggioranza si difende: «È evidente che ci saranno polemiche sui beneficiari di questa norma o meno, ma il tema esiste e va risolto» ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani. «Questa iniziativa - ha aggiunto - tende ad attuare il principio della ragionevole durata dei processi, sostenuto sia nella Convenzione europea dei diritti dell'Uomo e sia dalla nostra Carta costituzionale». Per Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, «o la politica, nel suo complesso, si riappropria della propria responsabilità di guidare il Paese verso traguardi di sviluppo economico e civile, oppure il rischio che si profila è quello di una grave alterazione degli equilibri democratici e di una sostanziale ingovernabilità». «Legge ad personam? No, è una legge che riguarda tutti» è la rassicurazione di Gaetano Pecorella, deputato Pdl nonché avvocato del premier.

mercoledì, novembre 11, 2009

Deliri & sciocchezze

Pericolosissimo commentare i deliri del Rossella perché la querela è dietro l'angolo. Sempre dell'opinione che in un paese serio uno così non lo ascolterebbe nessuno, ma che si dica anche cossuttiano. Ed è considerato un grande giornalista....

Barbara Romano per "Libero"

Carlo Rossella è l'unico uomo al mondo che gira per casa in doppiopetto blu, cravatta e Tod's. Sarà che a Palazzo Ruspoli nessuno se ne starebbe in canotta su cuscini di velluto alti un metro, tra pareti a specchio e tende di broccato. Ma lui è proprio dandy dentro. È stato il suo british style, più del suo chilometrico curriculum giornalistico (direttore di Tg1, Tg5, Stampa, Panorama), ad aver spinto Berlusconi a nominarlo suo frontman in tv nei giorni più caldi del gossip sessual-politico. Rossella è anche diventato uno dei pochi a poter sussurrare all'orecchio del Cavaliere. Lui, ovviamente, si schermisce: «Io non Sono un consigliere del premier».

E allora perché va sempre a Ballarò a fare il suo difensore? «Perché sono un amico di Berlusconi, gli voglio bene, lo considero un uomo unico al mondo».

Ora non esageriamo.
«Chi c'è come lui? È partito dal niente e ha costruito un impero, è un uomo di un'intelligenza straordinaria e di una cultura profondissima, ha ottimi rapporti con tutti i grandi della terra, mentre in Italia si dà di lui l'immagine di un politico isolato. Sono tutte stronzate quelle che dicono i giornali di sinistra».

Sì, ma lei va fin nella tana del lupo a difendere il capo.
«Mi trovo a mio agio nella tana del lupo, l'importante è avere l'antidoto».

Cioè?
«Quell'affare urticante che dà tanto fastidio alla sinistra: l'ironia, che è la forza di Berlusconi, un uomo pieno di battute».

Qualche volta fuori luogo.
«Quella su Obama abbronzato, per cui lo hanno legato al palo come Tex Willer, ha divertito moltissimo il presidente degli Stati Uniti. La sinistra, invece,non sa ridere. E i suoi comici mi fanno piangere».

Tipo?
«Vauro, Ellekappa, Dandini. Solo Crozza mi fa un po' ridere. I talk show non sono divertenti in Italia, non c'è un David Letterman o un Jay Leno. Sono tutti seriosi. Tranne Vespa e Matrix, sono tutti incazzati con Berlusconi».

Lei ha un curriculum giornalistico come pochi. Non teme di sputtanarsi andando nei talk show a difendere Berlusconi?
«Mi sputtanerò con la sinistra, ma non me ne frega niente, perché vado a svolgere un compito civile: difendere una persona linciata ingiustamente. C'è una character assassination, una denigrazione, nei confronti di Berlusconi, da parte della sinistra. Spero che Bersani cambi un po'il tono».

A sentire Berlusconi, con Bersani al vertice del Pd non è cambiato niente.
«Per ora così sembra. Però l'uomo è di Bettola, vicino Piacenza, abita vicino a me. Gli emiliani hanno più cuore».

Lo conosce?
«Sì, mi è molto simpatico, abbiamo cantato insieme ».

Canzoni di Vasco Rossi?
«Certo, ma anche Lucio Battisti. Una volta a un convegno confindustriale in Calabria dove c'era anche Diego Della Valle cantammo "Eppure mi sono scordato di te"».

Visto di recentoe?
«Ho fatto con lui il viaggio in aereo la domenica delle primarie. E cosa ha letto Bersani da Milano a Roma il giorno in cui sarebbe stato incoronato nuovo leader del Pd?».

Che cosa?
«Il supplemento letterario del Sole 24 Ore».

Lei è presidente della Medusa Film. Percepisce anche un'indennità di consulente politico?
«Macché. Anche perché a Berlusconi dei miei consigli non frega niente».

Quindi è vero che lei gliene dà.
«Sì, ma è come dire a Filippo La Mantia, lo chef siciliano più famoso a Roma, come deve fare la caponata di melanzane».

Dev'essere tosta dare consigli politici al premier con gli alleati che si ritrova.
«In effetti, gli alleati del premier a volte sono molti difficili. Per non dire urticanti».


Ce l'ha con Bossi o con Fini?
«Più che alleati, Bossi e Fini sono compagni di viaggio che lo disturbano con i boatos delle loro polemiche. Quando andavo a scuola a Corte Olona, provincia di Pavia, sull'autobus c'era un cartello: "Si prega di non disturbare il conducente". Noi invece facevamo casino, allora l'autista fermava il pullmino e diceva: "Non rompetemi i coglioni sennò vi faccio scendere" ».

Il premier è tentato di scaricarli e tirare dritto per la sua strada?
«Ogni tanto lui si rompe veramente. Ma ha la pazienza di Giobbe e di Buddha messi insieme».

Cosa dovrebbe fare con Fini, mandarlo in Europa al posto di D'Alema, regalarlo alla sinistra o sostituirlo con Pier Ferdinando Casini?
«Sarebbe un grande errore regalare Fini alla sinistra, come lo sarebbe regalarle Casini. Ma il problema chiave di questo Paese è la giustizia. Bisogna assolutamente fare la riforma».


Gli alleati non vogliono saperne di prescrizione breve e riduzione dei poteri del pm.
«Bossi e Fini fanno male. Devono dimostrare la loro buona volontà su questo problema chiave, altrimenti che alleati sono? È inutile discutere».

Berlusconi dovrebbe imporre loro un aut-aut?
«Deve picchiare un pugno sul tavolo e dire: "La riforma della giustizia si fa. E subito". Berlusconi ha avuto diversi processi per reati dai quali è stato sempre assolto. Tutte le volte che c'è di mezzo lui si mette in moto la macchina orwelliana di una certa giustizia».

È stato lei a consigliare a Berlusconi di chiamare Piero Marrazzo per avvertirlo che circolava quel video nelle redazioni della Mondadori?
«No, ma ha fatto benissimo a chiamarlo».


obamaNon ha aspettato un po' troppo? Repubblica ha subito gridato al ricatto.
«Tu fai un favore a uno e questi pensano al complotto ».

Forse perché Alfonso Signorini, direttore di "Chi", il filmato se l'è tenuto due settimane.
«Cosa vuol dire? Copie di quel video le hanno avute tutti. Qualcuno ci ha pensato su, ma poi nessuno l'ha pubblicato».

Il Cav non ha accolto come una manna lo scandalo Marrazzo?
«Le rispondo con una battuta che ho fatto a un mio amico che in treno mi chiedeva come mai questi della sinistra vengono sempre beccati con i transessuali: perché le donne belle gliele scopa tutte Berlusconi».

A proposito: lei ha fatto parte della "war room" allestita dal premier per fronteggiare il caso D'Addario.
«Quello della D'Addario è un caso sospetto».

Un complotto?
«Una signora che si infila in casa con microfono direzionale, strumenti d'intercettazione ed evidenziazione da 007 ha dietro qualcuno».

Chi?
«Qualcuno dell'ambiente politico avverso a Berlusconi. Si è molto indagato sul premier, ma non sappiamo quasi nulla di lei. Indaghiamo sulla D'Addario, no? Fossi stato direttore di un giornale, le avrei messo alle costole sei cronisti».

Lei ha fatto di più: ha proclamato «lo stato di emergenza sulla gnocca».
«Ho invocato un'emergency room: bisogna vigilare su chi ti entra in casa».

Forse al premier basterebbe avere un atteggiamento consono al suo ruolo e alla sua età.
«A settant'anni Charlie Chaplin scopava, Sartre pure. Anche Borges ha sempre scopato. Pur cieco, il tatto l'aveva».

Ma non erano capi di governo.
«Fidel Castro era uno scopatore eccezionale. Stalin, Chirac, Mitterrand, scopavano tutti. L'unico che non può fare allora è Berlusconi?».

Repubblica preferirebbe di no.
«Che deve fare il premier, andare a dormire nella redazione di Repubblica? Allora che gli preparassero un appartamento sulla Cristoforo Colombo».

Ha fatto bene Berlusconi a difendersi pubblicamente?
«Io non sarei andato da Vespa».

Ha fatto bene a non rispondere alle domande di Repubblica?
«Certo. Che si metteva a rispondere a D'Avanzo?».

Lo ha fatto per interposta persona sull'ultimo libro di Vespa.
«Ha fatto benissimo a rispondere a Vespa».

Non sarebbe stato meglio andare a chiarire in Parlamento?
«Se tu organizzi una festa a casa tua e trovi una donna che ci sta, cosa diavolo devi chiarire e a chi? Se Berlusconi avesse avuto ancora una moglie, a lei forse avrebbe dovuto dare qualche spiegazione».

Come giudica l'atteggiamento di Veronica Lario?
«Ha commesso due errori: confidarsi con la stampa e con il giornale nemico dichiarato di Berlusconi. I panni sporchi si lavano in casa».

La Lario avrebbe addirittura usato la parola «maiale» contro il marito nella mail che inviò all'agenzia Ansa per annunciare l'intenzione di divorziare.
«Mi sembra una bufala. Conoscendo la signora, non credo possa aver usato una simile espressione».

Veronica finora non ha smentito. Se non fosse una bufala, ha fatto bene il direttore dell'Ansa a censurarla?
«Benissimo. Nelle agenzie di stampa ufficiali non si mettono le brutte parole».

Insomma, Berlusconi è solo una vittima.
«Una volta che ti fidi di un amico e questo ti porta delle ragazze, non vai mai a pensare che facciano le escort».

Quindi è vero che Tarantini era amico di Berlusconi.
«Era un invitato come altri. Se il premier, che vive a Roma ormai separato di fatto dalla moglie da sette anni, organizza delle feste a casa sua, io non ci trovo nulla di scandaloso».

Anche perché lei ha preso parte ad alcune di quelle feste. Figura tra i cinque uomini, compreso Fabrizio Del Noce, che si trattenevano fino a tardi.
«Fino a tardi vuol dire mezzanotte. A quell'ora Berlusconi manda via tutti, arrivano i dossier e comincia a lavorare».

Lei non ha mai incrociato una escort a Palazzo Grazioli?
«Lì ho sempre visto le ragazze dei club "Meno male che Silvio c'è", che gli cantavano pure la canzone quando arrivava. Non ne ho mai viste altre».

Si è mai appartato con una escort?
«Io non mi apparterei mai con una escort. A Palazzo Grazioli poi. Sarebbe irrispettoso nei confronti dell'ospite».

Però lei ballò il tango con una delle ragazze che si trattenevano a Palazzo Grazioli per il dopo cena, come ha ricordato Signorini a Libero.
«Forse una volta, sollecitato da Apicella. Ma non sono mai stato a Villa Certosa. Io ho ballato una sola estate».

Quando?
«Nel 1964. Stavo per laurearmi, ma mi presi un anno sabbatico e mi divertii come un pazzo».

Sesso folle e disperato?
«Non solo nel 1964, anche prima e dopo. A me le donne piacciono, anche se sono sposato da 32 anni».

Non sembra l'identikit del marito fedele.
«Non mi piace la doppia vita».

Lei è il principe della mondanità, mentre di sua moglie non si sa niente. Che tipo è?
«Il contrario di me: io abito a Roma, lei a Pavia. Io sto sempre in giro e sui giornali, lei è un medico pediatra, insegna all'università e passa il tempo a studiare. Io oggi sto qui a cazzeggiare, lei è a un convegno a Napoli ».

Vi vedete mai?
«Nel week-end».

Dove vi siete conosciuti?
«A una conferenza dell'organizzazione giovanile del Rotary, nel 1971, io ero il relatore in quanto inviato di Panorama. Fu subito colpo di fulmine».

Lei è mai stato con un trans?
«Non è il mio genere. Dal barbiere ho sfogliato la rivista "Chiamami" dove ho visto questi viados con grandi seni ed enormi falli: dei mostri. Io sono per l'amore tradizionale, che certa gente oggi considera banale. Ma leggete il Kamasutra, il Kamashastra, il buddismo tantrico...».

Scusi ma lei la prima volta lo fece Kamasutra alla mano?
«No, lo feci sul plaid, sotto le stelle, con una mia amica austriaca con dei bellissimi seni, sui colli di Rimini, a Covignano. Avevo 18 anni, ebbi una eiaculatio precox. Una figura di merda».

Ha mai preso cocaina?
«Mai fatto uso di droghe pesanti».

Le canne sì.
«Da ragazzo mi è capitato di fumare marijuana a Copenaghen ».

Cosa ricorda degli anni in cui militava in Lotta Continua?
«Non ho mai militato, ero à-côtés. Quando scoppiò il '68 entrai in crisi. Fino ad allora avevo fatto politica universitaria nell'Unione goliardica italiana. Mi accostai al movimento studentesco. Stavo con una ragazza di Lotta Continua, che mi fece incuriosire. Ma non mi piaceva quel clima di violenza, quindi entrai nel Pci».


Però firmò l'appello dell'Espresso contro il commissario Mario Calabresi.
«Lo feci perché firmavano tutti negli ambienti intellettuali di sinistra e se non lo facevi ti sputavano in faccia. Fu un gravissimo errore. È l'unica cosa di cui mi vergogno del mio passato comunista. Anche nel Pci mi dissero tutti che avevo fatto una grande stronzata a firmare l'appello».

Sono tanti i firmatari di quell'appello che oggi occupano posti di potere in Italia.
«Dovrebbero abiurare tutti come ho fatto io, ma quasi nessuno finora l'ha fatto. Calabresi... Vede, mi commuovo.Io ero in questura a Milano come inviato di Stampa Sera quando l'anarchico Pino Pinelli cadde dalla finestra. Andai in bagno perché avevo avuto un attacco di diarrea. Uscii e non c'era più nessuno nel salone dei cronisti. Li trovai tutti nel cortile attorno al corpo di Pinelli. Io ed Enzo Passanisi del Corriere andammo subito a casa della vedova. Ci raggiunsero anche Camilla Cederna e Corrado Stajano ».

Ha detto che frequentava gli ambienti extraparlamentari perché trovava splendide fidanzate.
«Sì, mi sono fatto delle gran scopate, erano donne libere ».


Lei era comunista di famiglia?
«No, i miei erano cattolici. Mio padre aveva un laboratorio di confezioni sartoriali dove lavorava con mia madre. Anch'io sono cattolico, praticante. Seguo la messa in latino, secondo il rito di San Pio V, tutte le domeniche alle 9,30, nella Chiesa di San Giovanni Domnarum, a Pavia».

Perché era cossuttiano?
«Perché mi piaceva Armando Cossutta, è una persona molto onesta, di grandi ideali. Ci sentiamo ancora al telefono».

Poi però uscì dal Pci per andare in Forza Italia. Opportunista?
«No, è il comunismo che uscì da me».

Cosa è rimasto del compagno Rossella?
«Un grande amore per le persone umili e bisognose, che ho riscoperto in Berlusconi».

Quindi anche il Cav è comunista.
«Berlusconi è l'uomo più a sinistra che ci sia in Italia».

A lui l'ha detto?
«Sì, e si è messo a ridere. Ma è vero. Infatti, lui a certi aristocratici al caviale non piace».

Fu nella fase cossuttiana che conobbe Massimo D'Alema?
«Sì, e non ho mai smesso di stimarlo. Spero davvero che diventi lui Mister Pesc».


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Veramente lei lo aveva sponsorizzato anche per il Quirinale.
«Sì, facemmo l'appello sul Foglio con Giuliano Ferrara. Ma oggi mi auguro che ci vada Berlusconi al Colle. O, se non lui, Gianni Letta».

La portò Cesare Romiti alla direzione della Stampa. Che rapporto aveva con l'Avvocato?
«Gli piaceva il mio cosmopolitismo, diceva che avevo "il viaggio incorporato". Avevamo un'ottima relazione che conservammo anche quando lasciai la direzione della Stampa per andare a fare l'inviato speciale a Washington. Mi chiamava sempre perché voleva sapere della Lewinsky».

Berlusconi le ha mai proposto una candidatura?
«Sì, mi ha proposto di fare il senatore alle ultime Politiche. Gli ho risposto: "Senatores boni viri, Senatus mala bestia"».

Non vorrà far credere che non è attratto neanche un po'dalla "mala bestia".
«Altroché. Alle prossime elezioni vorrei candidarmi ».

Punta al governo o si accontenta di un posto in Parlamento?
«No, farò il buon soldato Sc'vèik».

lunedì, novembre 09, 2009

La grande programmazione Rai

Perché naturalmente Milioni di persone ascoltano la soporifera Palombelli

Fonte: l'Espresso

Piovono Crocs
Un lancio dei noti zoccoli di plastica, contro la sede di Radiodue. E' la protesta che stanno preparando gruppi di internauti contro la cancellazione di alcuni programmi, quelli dal taglio più anticonformista e ironico, dal palinsesto della radio Il sito di RadiodueUn lancio di Crocs - le note scarpe di plastica - contro la sede di Radiodue. È l'iniziativa che stanno preparando i gruppi spontanei - su Facebook ma non solo - nati a difesa dei programmi cancellati dal nuovo direttore Flavio Mucciante. Dopo 'Sumo' (condotto da Giovanna Zucconi) spariranno anche 'Condor' (Luca Sofri e Matteo Bordone) e 'L'altro lato' (Federico Taddia), definiti da Mucciante "prodotti non eccellenti e non in linea con l'emittente". In compenso arriveranno Tiberio Timperi e un non meglio definito 'reality show radiofonico'.

Confermatissima invece Barbara Palombelli ('28 minuti'), decisione che qualcuno ha messo in relazione con l'avvicinamento di Rutelli all'Udc (il partito di Mucciante). Alcune delle trasmissioni (come 'Condor') avevano un taglio anticonformista e ironico molto amato dai blogger, altre (come 'Sumo') erano state violentemente attaccate dal 'Giornale' di Feltri. Alle centinaia di mail di protesta, finora Mucciante ha risposto con una lettera standard, in cui definisce 'zoccolo duro' gli ascoltatori delle trasmissioni cancellate. Di qui l'idea di un lancio di Crocs su via Asiago, perché "non fanno male ma sono indistruttibili", come spiegano gli ideatori della protesta.
A. G.

domenica, novembre 08, 2009

Fini & Sting

Fonte la Repubblica

Si farà il vertice sulla giustizia. Fini: "Firme? Le chiedano a Sting"
Al centro del summit il piano del Cavaliere per sfuggire ai processi a suo carico

ROMA - "Quello che scrive Feltri mi lascia del tutto indifferente. Mi preoccuperei se alcuni intendimenti attribuiti a Berlusconi fossero veri ma al momento non ci sono elementi per pensare così". Gianfranco Fini bolla così l'idea preannunciata da Vittorio Feltri sul Giornale secondo cui in settimana ai parlamentari della maggioranza verrà fatto sottoscrivere un documento di impegno personale a favore della riforma della giustizia. "Gli autografi si chiedono a Sting - ironizza il presidente della Camera durante la trasmissione di Fabio Fazio - Il presidente della Camera non firma nulla". Fini torna ancora sull'affondo di Feltri e, con un sorriso ironico, lancia una stilettata: "Berlusconi sa per certo che Feltri quando spara a palle incatenate nel campo amico danneggia il premier stesso in primo luogo. Il fatto è che lui è l'editore, e questo è quello che non mi quadra".

Poi il "compagno" Fini ("centrodestra e centrosinistra sono etichette su contenitori, c'è chi cerca di mettere come me qualcosa nei contenitori") torna al tema della giustizia, con un nuovo stop alla prescrizione breve, invocata dal premier: "Il problema è dare al cittadino danneggiato il diritto di veder tutelata la propria volontà di arrivare a una sentenza. Se con una leggina si annullano processi il cittadino che ha già pagato l'avvocato, che si è imbarcato in un processo, quel cittadino si arrabbia".

Fini rilancia, poi, tutte le sue perplessità sul Pdl: "Così come è organizzato non mi seduce al 100%. Non mi piace la caserma. Vorrei che ci fosse un po' più di rispetto delle opinioni degli altri, anche se queste dovessero apparire eretiche". E a Berlusconi manda a dire: "Quando si è leali con una persona, occorre dire cosa non si condivide, se no non si è leali, si è supini".

Duro il monito che il presidente lancia sulla lotta alla criminalità organizzata. Anche in relazione al dibattito sulle candidature in vista delle regionali. "Certe candidature sono inopportune, anche se portano voti, magari quei voti dipendono da poteri non trasparenti". Parole che suonano come un nuovo stop alla scelta del Pdl in Campania che punta su Nicola Cosentino.

Giustizia. Tema delicato quello della giustizia, che porterà ad un vertice tra Berlusconi, Fini e Bossi nei primi giorni della settimana. Il premier spinge per una soluzione che lo metta al riparo dai processi dopo la bocciatura del lodo Alfano. Una fretta che non piace a Fini che punta a riforme condivise con l'opposizione. Per trovare una soluzione servirà un summit per verificare se esiste nella maggioranza la volontà dichiarata di "scudare" politicamente il presidente del Consiglio sulle questioni della giustizia. L'attenzione è tutta sulla "durata del processo", cioè sulla prescrizione. Accorciarla significherebbe mettere al riparo Berlusconi dai processi milanesi. Agli alleati il premier chiederà un impegno chiaro e deciso su cinque punti: la riforma del processo penale e delle intercettazioni (i due provvedimenti, approvati alla Camera, sono fermi al Senato); la riforma costituzionale della giustizia; la riforma del meccanismo di elezione del Csm; e, appunto, la durata dei processi. Resta da capire che farà Fini.

La posizione di Casini. Il leader dell'Udc oggi ha detto che "'è bisogno di una grande modernizzazione del Paese e c'è bisogno anche di una riforma della giustizia, mi chiedo perchè Berlusconi abbia aspettato fino ad oggi a impostare un grande rinnovamento della giustizia che non sia penalizzante per qualcuno, che sia rispettosa di tutti, dell'autonomia dei magistrati in primis, ma che sia anche finalmente la risposta che i cittadini attendono".

L'ottimismo della Lega. "Sono ottimista sul fatto che si sia vicini a una soluzione condivisa, credo che si sia quasi al testo finale. Risolto questo si creerà il clima per poter lavorare per l'interesse del Paese, con le riforme". Il ministro leghista Roberto Calderoli sottolinea che "va superato il problema che tutti sono uguali davanti alla legge ma anche la legge è uguale per tutti e Berlusconi non può essere stato un santo finchè era un imprenditore e poi è entrato in politica ed è cambiato tutto". "Deve essere messo nelle condizioni di governare - conclude - perchè così ha deciso il popolo".

Pd, "si discuta la nostra proposta". "Perché non discutiamo la proposta sull aprescrizione già depositata dal Pd alla Camera che ripristina termini ragionevoli per la celebrazione dei processi e la sanzione dei comportamenti dilatori che possono mettere in atto le parti?". Lo chiede la capogruppo del Pd in commissione Giustizia, Donatella Ferranti

La Lega (un'opinione)

sabato, novembre 07, 2009

Ma si offendono se li chiamano ladri




Fonte Corriere

IL SINDACO SICULO E PDL DI CASTROFILIPPO PORTA IN GITA AL COLUMBUS DAY I SUOI “CARI” (VIGILI, BANDA AMMINISTRATORI, ECC.) - SPESA COMPLESSIVA: 80MILA € - QUESTO IN UN PAESE CHE HA CHIUSO LE ELEMENTARI PER MANCANZA DI FONDI!...

Gianantonio Stella per "Corriere della Sera Magazine"

Cosa direste se Letizia Moratti portasse in gita a New York, a spese del Comune, 23.074 milanesi o se Gianni Alemanno ci portasse 48.349 romani? Verrebbe giù il diluvio. Eppure c'è chi l'ha fatta, la pazzia di andare in America con un cittadino ogni poco più di 56 abitanti.
sindaco salvatore ippolito

Si chiama Salvatore Ippolito, è il sindaco berlusconiano di Castrofilippo, un paese di 3.104 anime sperso tra Canicattì e Agrigento; e solleva una curiosità: ma gente così la paga la Lega Nord per sputtanare, per dirla col Cavaliere, il Mezzogiorno?

Pareva impossibile, infatti, dopo tutte le polemiche divampate in passato per altri leggendari viaggi siculi, come quello di120 persone che volarono a Oslo a spese della Regione per vedere come i norvegesi avessero organizzato i mondiali di ciclismo, o quello organizzato per andare in 231 a Fukuoka per vedere come avessero organizzato i giapponesi le Universiadi.
Columbus Day

Macché, il signor Salvatore Ippolito aveva un«american dream»: il suo sogno era sfilare al Columbus Day. Cosa hanno mai i castrofilippesi meno di Clemente e Alessandrina Mastella, che ci andarono nell'ottobre 2006 con una delegazione così ampia che il viaggetto costò 680.000 euro, di cui 250.000 stanziati dalle cinque Province campane (si sa: navigano nell'oro...) e 300, spiegò la presidentessa, presi dai fondi europei destinati ai Por, i Progetti operativi regionali? O meno dei pugliesi che ci andarono con Nichi Vendola spendendo per 4 giorni newyorchesi («non ne so niente: era tutto organizzato dal mio predecessore») 345.000 euro?
tremonti

E così, indifferente ai problemi finanziari italiani e del «suo» compagno di partito Giulio Tremonti, il 7 ottobre scorso, l'Ippolito si è imbarcato per la Grande Mela, come ha raccontato Emanuele Lauriasu La Repubblica di Palermo, con un po' di amministratori, sette dipendenti comunali, quattro vigili urbani, due cuochi e trenta musicisti della banda del paese «per offrire ai paisà d'Oltreoceano degustazioni di prodotti tipici e un'esibizione folk».

Spesa complessiva, 80mila euro: 33milaper i biglietti, 16.500 di vitto e alloggio, 24.500per la «logistica», 6milaper la «rappresentanza» e l'organizzazione tra l'altro di un dibattito sulla crisi dello zolfo anche se da quelle parti, secondo l'opposizione (i soliti comunisti!), «le miniere non ci sono mai state».

Peccato che il paese avesse dovuto chiudere la scuola elementare per le ristrettezze finanziarie. Amen. In ogni caso, pensa il sindaco, Dio vede e provvede. Oppure provvederà San Silvio. O almeno la Madonna. Che campeggia sul sito web del municipio grazie a una webcam che trasmette in diretta 24 ore su 24 da Lourdes: «Bedda Matri, facci 'a grazia...».

Barbari nell'era di Internet

Nel paese che racconta a sé stesso di essere il sesto più ricco al mondo (forse a cominciare dal basso) accadono cose così. Faccio presente che a Bogotà esiste, ad esempio, un internet a ogni angolo di strada e persino nei paesi più sperduti ci sio può connettere. Nelle città anche medio-piccole si viaggia a molti mega. In Italia....

Banda larga, Confindustria contro lo stop ai fondi
Dure critiche dagli operatori del settore. Presa di posizione della Federazione concessionarie pubblicitarie-Assointernet: "Grave errore. Era una strada per uscire dalla crisi" di ALESSANDRO LONGO

Banda larga, Confindustria contro lo stop ai fondi
ROMA - Contro lo stop ai finanziamenti per la banda larga protesta anche la Confindustria."Un danno al Paese. Il Piano anti digital divide è strategico. Come Confindustria - afferma il delegato del presidente della confederazione allo Sviluppo della Banda Larga, Gabriele Galateri - continueremo a sostenere la priorità di questo intervento. In due anni potrebbero essere investiti 1,5 miliardi di euro in infrastrutture per ridurre il digital divide, che riattiverebbero la filiera dell'ICT e gli investimenti in innovazione digitale delle imprese. Ogni euro investito nella banda larga ne produce almeno due di aumento di attività economica e di Pil. Il Paese non può rimandare questi interventi".

Le proteste dal mondo web. "Siamo stupefatti dalla decisione del governo di rinviare i fondi per il piano banda larga di Paolo Romani (vice ministro allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni). Significa rallentare la ripresa economica". Carlo Poss, presidente dell'osservatorio Fcp (Federazione concessionarie pubblicitarie)-Assointernet non ha dubbi: "Il governo non ha capito, a differenza delle aziende, che la banda larga serve per uscire dalla crisi, creare posti di lavoro, aumentare il prodotto interno lordo".

Secondo uno studio dell'Unione Europea, la banda larga porterà un milione di posti di lavoro fino al 2015 e una crescita dell'economia europea di 850 miliardi di euro. "Tutti i paesi europei l'hanno capito e infatti stanno investendo tantissimo contro il digital divide. Eppure non sono più o meno in crisi di noi", dice.

"Ma abbiamo deciso di andare a fondo a questa cosa. Metteremo insieme le associazioni di categoria, gli editori, per far capire al governo che sta sbagliando valutazione e che deve cambiare idea sui fondi banda larga", aggiunge Poss, che ha anche una serie di proposte "pratiche e concrete" per sostenere internet in Italia. "Il governo dovrebbe sostenere l'e-commerce con campagne istituzionali per l'utilizzo della carta di credito", dice per esempio. Secondo Eurostat, l'Italia è in fondo alla classifica dei principali Paesi europei per l'uso dell'e-commerce: lo fa l'11 per cento della popolazione (contro il 20 della Spagna e il 55 del Regno Unito).

Una famiglia su due non ha il pc: un altro record negativo dell'Italia. "Il governo dovrebbe incentivare l'uso di internet e l'acquisto di pc da parte delle famiglie disagiate", dice Poss.

Del resto, "misure concrete per stimolare la domanda informatica delle famiglie italiane risalgono a due legislazioni fa, con le iniziative del Ministro Stanca", conferma Maurizio Decina, ordinario di Reti e Comunicazioni del Politecnico di Milano e uno dei massimi conoscitori del settore, "mentre ora- continua Decina - l'attenzione del governo è rivolta soprattutto al passaggio al digitale terrestre". La tv, non internet, è nei pensieri del governo, conferma Poss: "bisognerebbe rivedere la legge Mammì, che stabilisce gli investimenti pubblicitari della pubblica amministrazione e mette internet in una quota di investimenti dove c'è anche la tv, a cui va quindi tutto, lasciando a internet le briciole".

Fcp-Assointernet è in buona compagnia. C'è stato un vero e proprio coro di proteste, da tutti gli schieramenti, contro il rinvio dei fondi banda larga deciso dal governo. Una scelta che, secondo Anie (federazione di Confindustria di imprese elettrotecniche ed elettroniche) e Cgil rischia di ritardare la ripresa dell'economia. Proteste anche da Assintel-Confcommercio e da Fimi (Federazione industria musicale italiana), mentre Corrado Calabrò (presidente dell'Authority tlc) non trattiene la delusione: "purtroppo lo prevedevo", ha dichiarato. Il rischio è di ritardare l'ammodernamento complessivo del sistema Italia. Il piano Romani infatti doveva servire anche per sostenere, con una rete più efficiente, gli imminenti servizi per comunicare via internet con la pubblica amministrazione (sanità, scuole, uffici), come previsto dal piano Brunetta, eGovernment 2012.

Lo stesso Renato Brunetta (ministro per la pubblica amministrazione) pochi giorni fa ha affermato che il suo piano e quello di Romani sono strettamente legati. Si rischia di piombare in un circolo vizioso. Dall'arrivo di questi servizi eGovernment, l'industria si aspetta infatti uno sprone della domanda di banda larga (come stima Confindustria). E risolvere così un problema tutto italiano: solo il 20 per cento della popolazione infatti ha la banda larga, molto meno che negli altri principali Paesi europei.

venerdì, novembre 06, 2009

Repubblica, quando la geografia è un'opinione




Accade un grave fatto di sangue negli USA (qui)

"Malik Nidal Hasan, maggiore dell'esercito degli Stati Uniti d'America, professione psichiatra, non partirà più per l'Iraq. E non partiranno più neppure quella decina di ragazzi finiti sotto i suoi colpi: uccisi, sterminati nel Soldier Readiness Facility, il centro medico di Fort Hood, Texas".

Repubblica ha un inviato. Da dove? Da New York, alla bazzecola di 1475 chilometri di distanza. Quando si dice essere sul posto.

NEW YORK - Malik Nidal Hasan, maggiore dell'esercito degli Stati Uniti d'America, professione psichiatra....

El mercader



"- Me ha arruinado... se ha reído de mis pérdidas y burlado de mis ganancias, ha afrentado a mi nación, ha desalentado a mis amigos y azuzado a mis enemigos. ¿Y cuál es su motivo? Que soy judío. ¿El judío no tiene ojos? ¿El judío no tiene manos, órganos, dimensiones, sentidos, afectos, pasiones? ¿No es alimentado con la misma comida y herido por las mismas armas, víctima de las mismas enfermedades y curado por los mismos medios, no tiene calor en verano y frío en invierno, como el cristiano? ¿Si lo pican, no sangra? ¿No se ríe si le hacen cosquillas? ¿Si nos envenenáis no morimos? ¿Si nos hacéis daño, no nos vengaremos?"

giovedì, novembre 05, 2009

La "difesa" di Barbareschi




ma una pernacchia, no?

Fonte Corsera

 

Barbareschi, lo stipendio e le assenze
La replica del deputato-attore al Corriere

«Le mie assenze non giustificate ma non cediamo a facili populismi»




Le parole di Luca Barbareschi
Dispiace che un professionista come Gian Antonio Stella (sul Corriere della Sera di ieri) faccia affidamento su di una intervista pubblicata su Il Fatto Quotidiano del 31 ottobre, manipolata in modo evidente in cui non ho mai dichiarato che lo stipendio di politico non mi basta, così come non mi aspettavo che si continuasse la prassi giornalistica di estrapolare alcune affermazioni dal contesto nel quale erano inserite. Quest’anno, come deputato, ho presentato 5 proposte di legge, tre sulla pedofilia, una contro la pirateria e una sullo spettacolo, ottenendo una legge che istituisce la giornata nazionale contro la pedofilia, uno dei pochissimi (purtroppo) disegni di legge di iniziativa parlamentare andati a buon fine. La mia lotta per i fondi per lo spettacolo è stata appoggiata da uno schieramento bipartisan, così come la mia attività di imprenditore dello spettacolo porta lavoro a decine di donne e uomini che lavorano in campo culturale, in un Paese ancora incapace di valorizzare appieno il proprio patrimonio e le proprie eccellenze. Impegni antecedenti la mia candidatura hanno ostacolato per brevi periodi la mia presenza in aula. Questo non giustifica le mie assenze, che sono al 50%, e per questo il mio impegno nel prossimo futuro sarà di ridurle quanto più è possibile. Forse il momento sarebbe maturo per non cedere a facili populismi, a favore di un impegno concreto e reale per il miglioramento del nostro Paese, come nel mio piccolo sto cercando di fare.
Luca Barbareschi
Roma
Posso capire l’imbarazzo di Barbareschi. Ma che mi rinfacci di aver riportato una frase uscita su un altro giornale che poi lui stesso ha ribadito («tolte tutte le spese, i collaboratori messi in regola e così via, non è che lo stipendio di parlamentare mi basti») in una sua telefonata a me martedì pomeriggio è curioso. Si chiederà il lettore: come mai Barbareschi ha telefonato a Stella mentre scriveva la rubrica su di lui? La curiosità è anche mia. Anzi, giriamola a Gianfranco Fini: come mai la mia richiesta di informazioni sulle presenze in commissione dell’onorevole Barbareschi rivolta all’ufficio stampa della Camera (dove stanno dipendenti pubblici pagati con soldi pubblici e tenuti a dare informazioni pubbliche) non solo è rimasta senza risposta («i dati non ci sono») ma è magicamente arrivata nel giro di tre minuti alle orecchie dell’attore-deputato? Il presidente Fini trova questo normale? E lui, Barbareschi, dopo essere stato eletto anche sull’onda delle polemiche feroci della destra contro la sinistra additata come simbolo della «casta», trova normale invitare oggi a «non cedere a facili populismi» chi sottolinea il suo monte assenze del 52,3%?
Gian Antonio Stella

mercoledì, novembre 04, 2009

M'arrazzo

Dall'estero guardo queste miserie e mi fanno sorridere. Non si può essere così idioti.

Fonte Corriere

Marrazzo:«Carabinieri violenti,m'impedirono di tirar su i pantaloni»
«Nell'abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza»

ROMA - «Ribadisco che nell'abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza e con violenza. Mi spinsero in un angolo impedendomi di tirare su i pantaloni che mi stavo levando quando sono entrate». È uno dei passi della deposizione di Piero Marrazzo fatta il 2 novembre scorso davanti al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed al sostituto Rodolfo Sabelli.

«STATO PSICOLOGICO D'INFERIORITÀ» -Tale versione contraddice quella dei carabinieri accusati del ricatto secondo il quale nell'appartamento di via Gradoli si trovava anche il pusher Gianguarino Cafasso, morto nello scorso settembre. «In tale modo, per il mio abbigliamento - ha aggiunto Marrazzo - mi trovavo in uno stato psicologico di inferiorità e umiliazione. Inoltre in più occasioni vennero a contatto con me quasi a volermi intimidire, come per farmi capire che erano armati. Per tutto quel tempo sono stato costretto a stare nella stanza da letto e solo in un'occasione mi sono affacciato sulla soglia della porta ed ho potuto vedere con chiarezza che vi erano solo due persone, oltre a Natalie». «Mi sentivo come fossi stato sequestrato. Natalie invece per qualche tempo mi è sembrata essere stata collocata fuori dal balcone; ho dedotto questo dalla circostanza che l’ho vista passare davanti alla stanza da letto spinta verso il balcone e dal luogo dove mi trovavo per qualche tempo non l’ho più vista».

«SOLO 1000 EURO ERANO PER NATALIE» - Ai magistrati che indagano sul presunto ricatto ordito ai suoi danni Piero Marrazzo ha spegato la questione soldi. Non era di 5000 mila euro la cifra pattuita per la prestazione «mercenaria con il trans Natalie», ma di 1000 euro. «Preciso - ha dichiarato - che la somma che avevo nel portafogli al momento di entrare nell'appartamento di Natalie era di soli 3000 euro; 1000 euro e non 3000 come ho detto in precedenza li ho appoggiati su un tavolinetto e gli altri 2000 euro erano rimasti nel mio portafoglio per mie necessità. Non dovevo, in altri termini, consegnarli a Natalie». Marrazzo ha quindi aggiunto che «successivamente, come ho detto, la somma di 2000 euro contenuta nel portafogli è stata sottratta dai due carabinieri entrati». «Mi sono confuso nelle dichiarazioni rese in precedenza sull'entità della somma - ha precisato - perché ricordavo che il giorno precedente avevo effettuato un prelievo dal conto corrente a me intestato presso l'agenzia Unicredit di viale Mazzini, dentro la Rai, una somma di 5000 euro; mi era rimasta la somma di 3000 euro dopo aver effettuato alcuni pagamenti per esigenze familiari per un importo di circa 2000 euro».

COCAINA - Nell'audizione del 2 novembre, come si legge dai verbali, Marrazzo precisa di far uso di droga, rispondendo ad una domanda dei pm, solo occasionalmente ed in compagnia di transessuali. «Mi è capitato sporadicamente di aver consumato cocaina solo durante questa tipologia di incontri». Parlando di Natalie, Marrazzo afferma di conoscerlo «già da qualche tempo e di essere stato con lei in qualche altra occasione, ma non più di due-tre volte dal gennaio di quest'anno. Non so dire con precisione da quanto conosco Natalie». Marrazzo riconosce poi di aver avuto «altri incontri di questo tipo con un'altra persona, un certo Blenda (e non Brenda come è stato scritto in questi giorni ndr), nome che ho letto sui giornali e che mi sembra di ricordare». «Nell'occasione di un incontro con Blenda ricordo che è passato anche un altro trans del quale non rammento il nome. Mi sembra che ho avuto solo due incontri con Blenda».

RICATTATO - «Né Blenda né Natalie mi hanno mai chiesto del denaro o ricattato in relazione a foto o video che mi ritraevano», sottolinea Marrazzo ai magistrati che indagano sul presunto ricatto messo a punto da quattro carabinieri. «Non sono a conoscenza di video o foto - ha aggiunto - scattate da Blenda in occasione di questi incontri, ma il mio stato confusionale negli stessi incontri, dovuto all'assunzione occasionale della cocaina non mi mette nelle condizioni di saperlo». Marrazzo afferma inoltre che il 3 luglio, quando entrò in casa di Natalie, di non aver «visto alcun piatto con la cocaina». «Ho visto invece la cocaina nel piatto - si legge nel verbale di interrogatorio - solo dopo l'irruzione dei due carabinieri e non ho visto chi l'ha collocata». Quanto a Natalie, l'ex presidente della Regione Lazio afferma di non ricordare se gli abbia dato assegni «per pagare le sue prestazioni, assegni poi restituitimi in cambio di contanti». Marrazzo, infine, ritorna su una telefonata arrivata su un'utenza della presidenza della Regione: «per quanto ricordo - dichiara - ho ricevuto solo una telefonata sull'utenza fissa della mia segreteria da parte di persona che, per come si è qualificata al telefono alla mia segretaria, ho pensato fosse uno dei due carabinieri che è intervenuto il 3 luglio; la telefonata è stata presa dalla mia segretaria ed è stata effettuata pochi giorni dopo il 3 luglio».

IL RINVIO- Il verbale dell’ultimo interrogatorio reso dall’ex governatore è stato depositato oggi al tribunale del riesame e proprio per questo è stata rinviata, dopo pochi minuti l’udienza, davanti al tribunale del riesame per l’esame dei ricorsi delle difese dei 4 carabinieri in carcere. Il collegio, presieduto da Francesco Taurisano, ha accolto la richiesta di termini a difesa fatta dagli avvocati degli indagati e ha disposto il rinvio a lunedì 9 novembre proprio perché i pubblici ministeri hanno depositato proprio stamane il verbale.

martedì, novembre 03, 2009

Il matto

La politica nel paese dei limoni

Alessandro Ferrucci per "il Fatto Quotidiano"

"Non faccio niente. Ma con un impegno della madonna...", recita Luca Barbareschi nel suo ultimo lavoro teatrale. Lui è regista e primo attore di un musical nato da un'idea di Giorgio Gaber. Gira l'Italia. Ancona, Roma, Napoli, Crotone e ancora...

Mi scusi, come concilia un impegno del genere con la sua attività parlamentare?

"Beh, non capisco la domanda: ho oltre l'80% di presenze"

Sicuro? I dati ufficiali della Camera raccontano di un 47,70%...

"Ah si. Vabbè, è quasi la metà. È la stessa cosa".

Non proprio...

"Senta, io lavoro molto più di lei (è la prima volta che ci parliamo,ndr). Dormo quattro ore a notte, sono in piedi dalle sei del mattino e sono in grado di organizzare il lavoro".

Però dalla commissione Trasporti, della quale lei è vice-presidente, lamentano le continue assenze...

"Saranno i suoi amici a dire certe cose. In un anno e mezzo ho presentato quattro proposte di legge e ne ho portato a casa una. Sono uno dei più efficienti!"


Bene. Lei però, ha spesso denunciato il malaffare italiano, il lassismo politico: non crede che la complessità della macchina statale meriterebbe un po' più d'attenzione?

"Nooo. Eppoi non potrei permettermelo: non ce la farei ad andare avanti con il solo stipendio da politico"


Ma sono circa 23mila euro lordi al mese, più tutti i benefit...

"E allora? Non sono mica nato da una famiglia ricca. Nessuno mi ha lasciato niente".

Per lei, Montecitorio è un secondo lavoro...

"È facile parlare per voi! Voi giornalisti siete la vera casta, la feccia. Ora avete chiamato me come se fossi il male assoluto".

Eravamo incuriositi dalla sua poliedricità...

"No! I nemici sono i giornalisti ladri. Sono la maggior parte, solo che non li becca mai nessuno. Intoccabili. Inoltre i problemi della vita sono altri..."


Quali?

"I ladri, i farabutti e tutti quelli come loro".


Ma proprio non vede la necessità di maggiore impegno parlamentare?

"In Israele chi fa il deputato deve lasciare ogni altro lavoro"

Appunto...

"Da noi non è così. Ho anche una attività imprenditoriale da mandare avanti..."


Pure...

"Sì. E sono bravissimo. Mi basta un'ora per dare le direttive giuste e farle eseguire".

Sarà stanchissimo...

"Cosa? Non ho capito..."

Sento la sua voce molto affaticata...

"Ah! Lo ripeto: mi sveglio presto, lavoro, e poi alle cinque vado a teatro per le prove. Anzi, la saluto, devo andare. Saluti Travaglio, mi piace molto come lavora" Sì, sono le 16.30, è ora di correre al Quirino di Roma. Sono gli ultimi giorni, poi via per una lunga tournee, lontano dalla Capitale. Buon viaggio, e non si stanchi troppo, onorevole Barbareschi.

lunedì, novembre 02, 2009

È morta Alda Merini


 

 

Ai giovani

Bella ridente e giovane
con il tuo ventre scoperto,
e una medaglia d'oro
sull'ombelico,
mi dici che fai l'amore ogni giorno
e sei felice e io penso che il tuo ventre
è vergine mentre il mio
è un groviglio di vipere
che voi chiamate poesia
ed è soltanto tutto l'amore
che non ho avuto
vedendoti io ho maledetto
la sorte di essere un poeta.