mercoledì, giugno 25, 2008

Una vita violenta

Sabrina Minardi e l'ex marito Bruno Giordano



IL BOSS E LA BELLA TRA AEREI PRIVATI E REVOLVERATE, FESTE E COCAINA
Valentina Errante e Cristiana Mangani per “Il Messaggero”
Sabrina Minardi ed Enrico De Pedis, storia di amore e di coltelli. Si conoscono e lei ne diventa l’amante per qualche anno. Sono anni di delitti, di violenze, ma anche di conoscenze altolocate, di benessere e denaro a fiumi. Sabrina si è appena separata dal “bomber” della Lazio, Bruno Giordano, dal quale ha avuto una figlia, con una vita sfortunata quanto la sua. Proprio un paio di mesi fa la ragazza, Valentina, è in auto con Stefano Lucidi, il giovane che ha travolto e ucciso due sue coetanei in motorino sulla Nomentana, Alessio Giuliani e la sua fidanzata Flaminia Giordani. Stava litigando con lei perché voleva lasciarlo. Sabrina ha parlato spesso della figlia, forse ha fatto anche intuire che vorrebbe cercare il modo per aiutarla.

Ma sono i due anni con De Pedis il momento di gloria. «Roberto Calvi (il banchiere dell’Ambrosiano, il cui cadavere venne rinvenuto sotto il ponte dei Frati Neri a Londra) mi metteva a disposizione un aereo privato per viaggiare», ha raccontato la donna lasciando intravedere i rapporti dell’alta finanza con la banda della Magliana. Gli stessi rapporti dei quali ha parlato anche il figlio del banchiere ucciso.

È proprio il legame con la Minardi, però, che costa caro a De Pedis, perché, nel dicembre 1984, viene catturato grazie al pedinamento della donna. Le manette ai polsi di “Renatino” scattano nell'appartamento di Via Vittorini 63 dove lei viveva. Negli anni successivi Minardi attraversa periodi segnati dalla cocaina. E oggi si trova in una comunità di recupero.
De Pedis è il boss, uno dei capi del sodalizio criminale più famoso e misterioso degli anni ’80. Viene ucciso a colpi di pistola in un agguato a Roma, vicino Campo de’ Fiori. Un regolamento di conti tra compari, viene definito.
Però, al contrario degli altri suoi complici, a De Pedis venne riconosciuto uno spirito imprenditoriale fuori del comune. Mentre gli altri sperperavano il bottino nei vizi, “Renatino” investiva in attività legali, imprese edili, ristoranti, boutique. Al punto che è arrivato il giorno in cui non ha più voluto dividere “la stecca”: uno smacco da far pagare caro. Così, nell’89, quando esce dal carcere Edoardo Toscano detto “Operaietto” il suo obiettivo è cercare De Pedis per ammazzarlo. Ma “Renatino” gioca d’anticipo e lo fa uccidere dai suoi killer personali (Ciletto e Rufetto), dopo averlo fatto cadere in una imboscata. È il 2 febbraio del ’90 quando gli assassini, assoldati per l’occasione, lo raggiungono fuori da una bottega di via del Pellegrino e lo freddano.

Criminale in vita, un’autorità da morto: al boss della Magliana va il riconoscimento di essere seppellito nella Basilica di Sant’Apollinare tra le alte sfere del clero e la nobiltà patrizia. «Ha fatto tante offerte - giustifica la decisione il rettore - L’ha deciso il cardinal Poletti». E su quelle spoglie nessuna indagine potrà mai essere fatta, perché la Basilica è territorio del Vaticano.

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