martedì, giugno 30, 2009

Il sederino arrossato de "il Giornale"


Il Giornale della famiglia Berlusconi sempre in prima linea incurante del ridicolo. Con un premier deriso in tutto il mondo, tranne che in un paese dove l'informazione fa schifo (al pari di un'opposizione incapace, collusa e corrotta), il timore che il papino possa doversi togliere di mezzo provoca articoli ridicoli come il seguente. Aria fritta e il tentativo di mettere in ridicolo una semplice dichiarazione: esiste un premier squalificato e senza più alcuna credibilità internazionale che dovrebbe farsi da parte per il bene della sua stessa coalizione. Ed ecco che gli stipendiati del gruppo si scagliano contro chi osa ventilare un'ipotesi che è semplicemente buonsenso. E poi si chiedono perché il giornalismo è morto in Italia?

Letta chiede la carità politica: «Il Pdl rinunci a Berlusconi»

di Francesco Cramer

da ilGiornale.it

È un po’ come se gli avversari del Brasile di Didì e Vavà avessero implorato la Seleção: «Per favore, giocate senza Pelè». La spolmonata squadra del Pd ha il fiato talmente corto che un suo big, quell’Enrico Letta già sottosegretario del governo Prodi, arriva a chiedere a mezzo stampa un «aiutino» da niente al Pdl. In un’intervista alla Stampa dice papale: «Penso sarebbe molto utile se il centrodestra tentasse di terminare la legislatura con un altro premier senza far nascere governi tecnici. Questo consentirebbe la fine dell’anomalia Berlusconi, stabilizzando la maggioranza su una linea “normale” e a noi di costruire un’alleanza con l’Udc e altre forze». Davvero rivoluzionaria la proposta del centrosinistra per risorgere. «Letta continua».
In soldoni: per non finire la partita sommersi di gol, togliete di mezzo il vostro bomber; soltanto così potremo vincere o, meglio, smettere di straperdere. Ora, se dall’altra parte ci fosse Madre Teresa di Calcutta e soprattutto se si giocasse a Monopoli, uno sarebbe anche disposto a dare una mano all’avversario così nelle pesti. «Toh, ti regalo parco della Vittoria, vicolo Corto e vicolo Stretto e ti abbono due alberghi», si concedeva a chi era sull’orlo della bancarotta, perché sennò sai che noia stravincere. Ma trattandosi delle sorti del Paese, l’idea di Letta ha un che di paradossale: siccome non siamo capaci di fare bene l’opposizione, aiutateci voi suicidandovi. Cosicché il Pd ha l’acqua talmente alla gola che, invece di nuotare, chiede i braccioli ai rivali. Togliete Pelé dal campo e vedrete che il Pd sarà visto come «alternativa di governo».
A Letta in versione Paperino, in ginocchio e a mani giunte a chiedere la fine delle sfighe elettorali, va dato atto di aver reso un mea culpa che più esplicito non si può: «Troppe volte abbiamo tentato di battere Berlusconi con scorciatoie e se rifacessimo questo errore lo pagheremmo caro». Una candida ammissione: in passato s’è giocato duro, si è entrati in tackle sulle ginocchia e non sul pallone per fare quel gol che resta un miraggio.
Così, invece di riorganizzare la squadra, giocare, capire il perché alle urne gli italiani preferiscono dare il consenso ad altri, i piddini si perdono nello scontato gioco di vedere quando e se inciamperà il Cavaliere. Tifano per le Noemi, le Veroniche, le Patrizie, i Mills di turno. Auspicano «scosse» e si aggrappano alle inchieste di Bari e ai voli di Stato, planando sempre lì: Berlusconi metterà un piede in fallo oppure no? Prenderà una storta o continuerà imperterrito a correre? Spettatori, più che protagonisti, per di più divisi e confusi. Perché all’analisi dell’uno viene sempre contrapposta quella dell’altro: apposta opposta. «Credo sia cominciato il declino finale del premier», discetta Letta. «Comincia il declino del Cavaliere», strombazza Franceschini. «Berlusconi è declino», fa l’eco D’Alema. «Siamo illusi se pensiamo che Berlusconi sia in fase di declino», contesta Penati. Che pure spiega: «Se domani ci fossero le Politiche, dove andrebbero i voti di chi ha disertato le urne alle amministrative? A loro. Perché noi in tutti questi anni non siamo riusciti a costruire un’alternativa credibile». Certo, se però il Brasile lasciasse Pelé in tribuna...

Vergogna leghista

La Lussana col marito deputato PdL e calabrese (ah, l'amore delle prodi leghiste). A completamento dell'informazione il consorte Giuseppe Galati è indagato sia in Why Not che in Poseidone (la sua posizione è stata archiviata).



L'ennesima dimostrazione come anche la Lega ormai sia totalmente squalificata. Peccato era un bel sogno. Ora solo un covo di mascalzoni.

Il 23 giugno il DDL Lussana è passato all’esame della II Commissione Giustizia. La proposta di legge prevede nuove disposizioni in materia della tutela della privacy su Internet, in particolare sul cosiddetto "Diritto all’oblio".

I politici ci hanno già provato con l’emendamento D’Alia e con la legge Carlucci. Ora ci riprovano con un nuovo emendamento: diritto all’oblio su Internet. La proposta è stata presentata il 20 maggio scorso, ma soltanto alcuni giorni fa il testo è passato all’esame della II Commissione Giustizia. Il politico di turno a cui spetta difendere nuovamente la Casta è stavolta Carolina Lussana, eletta tra le file della Lega Nord. Sua infatti la proposta che è passata al vaglio della commissione, di cui la Lussana è la vicepresidente.

Il Diritto all’oblio è stato recepito da tempo dalla legislazione italiana. In pratica la legge prevede che un individuo che abbia commesso un reato, una volta che l’opinione pubblica ne sia stata correttamente informata e il reo abbia scontato la pena, al fine di favorirne il reinserimento nella società, si obbligano gli organi di stampa o chiunque voglia tentare di rievocarne i reati commessi a non renderli più noti.

La baldanzosa leghista ha presentato un DDL diviso in più articoli.
L’art. 1 recita così: Salvo che risulti il consenso scritto dell’interessato, non possono essere diffusi o mantenuti immagini e dati, anche giudiziari, che consentono, direttamente o indirettamente, l’identificazione della persona già indagata o imputata nell’ambito di un processo penale, sulle pagine internet liberamente accessibili dagli utenti o attraverso i motori di ricerca esterni al sito in cui tali immagini o dati sono contenuti. E in base alla gravità dei delitti commessi, si decide per quanto tempo la fedina penale del reo può essere consultabile su Internet.

L’art. 2 stabilisce le sanzioni in caso di inottemperanza alla legge. Se dalla denuncia dell’interessato trascorrono tre mesi senza che i dati personali riguardanti vecchi reati vengano rimossi, il Garante della Privacy può applicare nei confronti dei soggetti responsabili un’ammenda che va dai 5.000 ai 100.000 euro e disporre la rimozione dei dati personali trattati illecitamente.

L’art. 3 è una sorta di "contentino", in quanto stabilisce una serie di tutele in cui tale legge non si può applicare, ovvero in caso di condanna all’ergastolo, di reato di terrorismo, di genocidio o di strage. Inoltre il DDL non si applica al trattamento dei dati per ragioni di giustizia da parte degli organi giudiziari, del CSM e del Ministero della Giustizia o per ragioni di ricostruzione storica e giornalistica.

L’art. 4 riconosce all’interessato il diritto al risarcimento del danno.

L’art. 5 compie delle modifiche sostanziali al decreto legislativo n. 196 del 30 giugno 2003, applicando la stringa "su Internet" alle disposizioni vigenti in materia di tutela di diritto all’oblio.

Premesso che politici ovviamente non interessa un fico secco della tutela dei cittadini, il DDL è semplicemente l’ennesimo provvedimento governativo volto a limitare sempre più la libertà su Internet. Una sorta di lottizzazione che, dopo aver intaccato televisione e giornali, mira anche ad Internet. Anche perchè la semplice minaccia pecuniaria di 100.000 euro indurrà automaticamente i provider ad oscurare quelle pagine che riportano dei dati sensibili.

Ci chiediamo ora: è giusto che un diritto sacrosanto come quello all’oblio venga strumentalizzato per fini politici? Perchè poi mirare direttamente alla Rete? Il forte rischio è che i reati commessi da politici ed industriali vengano per legge cancellati e dunque dimenticati dall’opinione pubblica.

Simpsons' tribute to Michael Jackson

lunedì, giugno 29, 2009

Iulènza!




Protagonista un uomo di 68 anni a Cavasso Nuovo (Pordenone)

(ANSA) - CAVASSO NUOVO (PORDENONE), 29 GIU - Il computer va in tilt e lui gli spara. E' accaduto a Cavasso Nuovo (Pn), protagonista un pensionato di 68 anni. Evidentemente esasperato dalle 'lentezze' e dalle 'bizze' del suo pc, l'uomo, secondo il racconto dei Carabinieri intervenuti per sequestrare l'arma, ha atteso invano lunghissimi minuti, sperando che la situazione si sbloccasse. Poi, spazientito, ha sparato 5 colpi al pc con la sua calibro 22 regolarmente
denunciata. L'arma è stata sequestrata.

New town old habits




L'Aquila, le amicizie pericolose all'ombra della prima new town

Fonte la Repubblica

dal nostro inviato ATTILIO BOLZONI

L'AQUILA - Nel primo cantiere aperto per ricostruire L'Aquila c'è un'impronta siciliana. L'ha lasciata un socio di soci poco rispettabili, uno che era in affari con personaggi finiti in indagini di alta mafia.

I primi lavori del dopo terremoto sono andati a un imprenditore abruzzese in collegamento con prestanome che riciclavano, qui a Tagliacozzo, il "tesoro" di Vito Ciancimino.

Comincia da questa traccia e con questa ombra la "rinascita" dell'Abruzzo devastato dalla grande scossa del 6 aprile 2009. Comincia ufficialmente con un caso da manuale, una vicenda di subappalti e di movimento terra, di incastri societari sospetti. Tutto quello che leggerete di seguito è diventato da qualche giorno "materia d'indagine" - un'informativa è stata trasmessa dalla polizia giudiziaria alla procura nazionale antimafia - ma l'intreccio era già rivelato in ogni suo dettaglio da carte e atti di pubblico accesso.

Partiamo dall'inizio. Dai fatti, dai luoghi e dai nomi di tutti i protagonisti e dei comprimari di questo primo lavoro per il terremoto d'Abruzzo. Partiamo dalla statale 17, la strada tortuosa e alberata che dall'Aquila passa per Onna, il paese che non c'è più, il paese spazzato via alle 3,32 di quasi ottanta notti fa. È qui, sotto la collina di Bazzano, dove sorgerà la prima delle venti "piccole città" promesse da Berlusconi agli aquilani per la fine di novembre - sono le famose casette, i 4500 alloggi per ospitare fra i 13 mila e i 15 mila sfollati - che è stato dato il via in pompa magna alla grande ricostruzione. È qui che sarà costruita la prima "new town". È qui che hanno alzato il primo cartello: "Lavori relativi agli scavi e ai movimenti di terra lotto Ts". Ed è qui che l'imprenditore Dante Di Marco, alla fine di maggio, ha cominciato a spianare la collina con le sue ruspe e i suoi bulldozer. Così si chiama l'amico degli amici siciliani che nascondevano in Abruzzo i soldi di don Vito, l'ex sindaco mafioso di Palermo.

Dante Di Marco ha 70 anni, ha amicizie importanti in tutto l'Abruzzo, è residente a Carsoli che è un piccolo paese fra l'Aquila e Roma. L'appalto per rosicchiare la collina di Bazzano e sistemare una grande piattaforma di cemento - è là sopra che costruiranno quelle casette sostenute dai pilastri antisismici - è stato aggiudicato da un'"associazione temporanea di imprese". La capogruppo era la "Prs, produzione e servizi srl" di Avezzano, la seconda ditta era la "Idio Ridolfi e figli srl" (anch'essa di Avezzano, sta partecipando anche ai lavori per la ristrutturazione per il G 8 dell'aeroporto di Preturo), la terza era la "Codisab" di Carsoli, la quarta era l'impresa "Ing. Emilio e Paolo Salsiccia srl" di Tagliacozzo e la quinta l'"Impresa Di Marco srl" con sede a Carsoli, in via Tiburtina Valeria km 70.

L'impresa Di Marco è stata costituita nel 1993, ha una ventina di dipendenti e un capitale sociale di 130 mila euro, l'amministratore unico è Dante Di Marco (gli altri soci sono il figlio Gennarino e la figlia Eleana), la ditta non è mai stata coinvolta direttamente in indagini antimafia ma il suo amministratore unico - Dante - risulta come socio fondatore della "Marsica Plastica srl" con sede a Carsoli, sempre in via Tiburtina Valeria km 70. È questo il punto centrale della storia sul primo appalto del terremoto: un socio della "Marsica Plastica srl" ha praticamente inaugurato la ricostruzione.

Quest'impresa, la "Marsica Plastica srl", è molto nota agli investigatori dell'Aquila e anche a quelli di Palermo. È nata il 22 settembre del 2006 nello studio del notaio Filippo Rauccio di Avezzano. Tra i soci di Dante Di Marco c'era l'abruzzese Achille Ricci, arrestato tre settimane prima del terremoto per avere occultato i soldi di Vito Ciancimino in un villaggio turistico a Tagliacozzo. C'era Giuseppe Italiano (il nome di suo fratello Luigi è stato trovato in uno dei "pizzini" del boss Antonino Giuffrè quando era ancora latitante), che è un ingegnere palermitano in affari di gas con Massimo Ciancimino. C'era anche Ermelinda Di Stefano, la moglie del commercialista siciliano Gianni Lapis, il regista degli investimenti del "tesoro" di Ciancimino fuori dalla Sicilia.

Il 22 settembre del 2006, nello studio dello stesso notaio di Avezzano Filippo Rauccio, era stata costituita anche un'altra società, l'"Ecologica Abruzzi srl". Fra i suoi soci ci sono ancora alcuni della "Marsica Plastica srl" (la moglie di Lapis e il palermitano Giuseppe Italiano per esempio) e poi anche Nino Zangari, un altro imprenditore abruzzese arrestato il 16 marzo del 2009 per il riciclaggio del famigerato "tesoro" di don Vito. Erano due società, la "Marsica Plastica" e l'"Ecologica Abruzzo", che con la "Ricci e Zangari srl" - se non ci fosse stata un'inchiesta del Gico della finanza e i successivi arresti - avrebbero dovuto operare per la produzione di energia, lo smaltimento rifiuti, nel settore della metanizzazione. Un labirinto di sigle, patti, commerci, incroci. Tutto era stata pianificato qualche anno fa. E tutto alla luce del sole.

Ecco come ricostruisce le cose Dante Di Marco, l'imprenditore che ha vinto il primo sub appalto per la ricostrizione dell'Aquila: "Ho presentato una regolare domanda per accreditarmi ai lavori di Bazzano e sono entrato nel consorzio di imprese, che cosa c'è di tanto strano?". A proposito dei suoi vecchi soci siciliani ricorda: "Quella gente io nemmeno la conoscevo, mi ci sono ritrovato in società così, per fare il mio lavoro di movimento terra". E consiglia: "Chiedete in giro chi è Dante Di Marco, tutti diranno la stessa cosa: uno che pensa solo a lavorare con tutti quelli che vogliono lavorare con lui".

Proprio con tutti. Dante Di Marco ha una piccola impresa, tanti lavori e tantissimi amici in Abruzzo. È entrato in società non soltanto con i siciliani amici di Ciancimino ma anche con Ermanno Piccone, padre di Filippo, senatore della repubblica e coordinatore regionale del Pdl. Sono insieme dal 2006 - e con loro c'è pure il parlamentare del Pdl Sabatino Aracu, sotto inchiesta a Pescara, accusato di avere intascato tangenti per appalti sanitari - nella "Rivalutazione Trara srl", quella ha comprato alla periferia di Avezzano 26 ettari di terreno e un antico zuccherificio per trasformarlo in un termovalorizzatore. Fili che si mescolano, finanziamenti, compartecipazioni, una ragnatela. E appalti. Come quello di Bazzano, l'opera prima della ricostruzione. Per il governo Berlusconi è la splendente vetrina del dopo terremoto in Abruzzo. Per Dante Di Marco da Carsoli, socio dei soci dei Ciancimino, era un'occasione da non perdere.

Pausa

Travaglio cambiato con questo?


Travaglio può non piacere, ma è un giornalista. Cambiarlo con Paolo Vilaggio che dimostra con questa ennesima intervista "controcorrente" di non starci più con la testa è una cazzata. Avanti così compagna direttora! Senza paura verso il fallimento. Così farete incazzare i cattolici antiberlusconiani e anche quelli di sinistra. Siete geniali. Non ci sono altre parole!

Barbaro Romano per Libero

Appese al chiodo le braghe ascellari, il ragionier Fantozzi Ugo se ne sta appollaiato in camicia da notte nel gazebo del suo giardino a due passi da Villa Ada. Piantonato da due cagnoni e da un ventilatore a palla, studia il suo nuovo copione: un taccuino zeppo di appunti da rovesciare nelle colonne dell'Unità, da dove, secondo il direttore Concita De Gregorio, dovrà dettare la linea al Pd in agonia.

Che c'azzecca Paolo Villaggio con il giornale fondato da Antonio Gramsci?
«Avevo già collaborato con l'Unità per cinque anni, ai tempi di Veltroni. L'altro giorno è venuta Concita De Gregorio, che tra l'altro è una bella donna, a dirmi: "Sarei felice se scrivesse per noi", e io ho accettato.

Da buon genovese, chissà quanto avrà chiesto...
«No, il vero taccagno è il piccolo impiegato statale romano».

Che lei ha incarnato per anni. Spari: quanto la pagherà l'Unità?
«Giuro. Ho accettato senza sapere il compenso».

Fantozzi prenderà il posto di Marco Travaglio. La pensano allo stesso modo? Il ragionier Ugo è giustizialista e forcaiolo?
«E chi è 'sto Travaglio? Io non l'ho mai letto. È stato deificato da per anni sull'Unità, ma non lo conosco. E poi io non sono giustizialista, né forcaiolo».

Ma lei si considera di sinistra o di destra?
«Nessuno dei due. Io voglio fare il progressista, l'illuminato. Io mi schiero con il movimento che punta a migliorare la felicità degli uomini».

La vecchia promessa del comunismo. Che giudizio dà oggi della sinistra?
«Tragico. Il Pd è una massa di politicanti in perenne rissa. Alla direttora dell'Unità ho chiesto la libertà assoluta di dire: con questi qua siamo già morti. La libertà di bastonare questa sinistra che cerca di risorgere dicendo che Berlusconi si porta Apicella nell'aereo di Stato. Questi avanzi del Pci vanno rinnovati tutti. D'Alema è bravo come velista, no?».

Dario Franceschini?
«Non lo conosco, ma mi sembra della stessa classe».

E Veltroni?
«Potrebbe fare l'aiuto regista. Gli animali politici nascono così: cercano prima di fare i registi, come lui, che però era scarso, glielo posso garantire, io l'ho conosciuto all'Unità. Non avendo avuto successo nello spettacolo ha ripiegato sul partito».

E Berlusconi che animale politico è?
«Non è un animale politico. Lui è un grande imprenditore che è sceso in campo proprio per battersi contro la cultura politica che impera in Italia. Berlusconi è un uomo straordinario perché in trent'anni è diventato l'uomo più ricco d'Europa e il più potente d'Italia. Ed è sceso in politica per autodifesa».

Crede anche lei che sia in atto un complotto?
«Certo. Repubblica ha scatenato contro di lui una campagna mediatica di livello a dir poco mediocre. Le dieci domande: ma suvvia...».

L'Unità ha fatto la stessa campagna. Sicuro di voler scrivere su un giornale così?
«Non mi pongo il problema, anche perché è l'unico giornale che mi ha scritturato».

Avrebbe accettato anche l'offerta di altri giornali?
«Certo. Dica a Vittorio Feltri che se mi propone una collaborazione di prestigio, io per lui scrivo subito. Anche gratis».

Intanto chi sarà a scrivere sull'Unità, Villaggio o Fantozzi?
«Le svelo il tranello: io fingo di essere la voce della Lega e cerco di difendere a spada tratta la filosofia leghista, la banalità della cultura televisiva, il celentanismo, il qualunquismo, il grillismo».

Finge? Ma non aveva detto che votava Lega?
«Ho detto che il ragionier Fantozzi oggi voterebbe Lega, perché è l'unica che risponde alle paure di un piccolo impiegato intimorito dalla società multietnica. Noi non ci siamo resi conto che la Santa Lega ha terrorizzato chi votava Pci».

Anche lei votava Pci?
«Sì».

Le hanno mai proposto di candidarsi?
«Una sola volta. Mi chiesero di fare una kermesse per il Partito di unità proletaria. Dissi di sì e mi sbatterono fuori da Domenica in, dove prese il mio posto Lino Banfi. Ma fu una fortuna».

Le piacque fare il testimonial di un partito?
«No, perché scoprii che Capanna & co erano degli animali politici: scemi, mediocri, disonesti. Come la Bonino e Pannella, quelli con la stella di David appuntata al petto».

Perché accettò la candidatura del Pdup?
«Solo perché me lo aveva chiesto un mio caro amico d'università, Franco Tibì, che poi si uccise perché si sentì tradito da questi stronzi».

Cos'ha votato alle ultime elezioni?
«Pd. Ho sempre votato a sinistra».

Tanti di sinistra oggi votano Bossi. Perché?
«Perché si sono imborghesiti e hanno il terrore che i rumeni rubano e i negri gli fottono le fidanzate».

Ma esiste o no un problema criminalità correlato all'immigrazione clandestina?
«Certo, è un problema enorme. È una conseguenza dell'accrescimento del numero e dell'invenzione ripugnante delle megalopoli. Il problema vero è questo: che il mondo alla fine del secolo avrà 100 miliardi di abitanti».

E come si risolve?
«Visto che la Chiesa impedisce la distribuzione dei preservativi e il controllo delle nascite, bisognerebbe ricorrere alla castrazione».

Quali altri consigli darà ai lettori dell'Unità?
«Suggerirò a tutti di ripescare i valori cristiani e l'amore per il prossimo. Era questa l'idea vincente di Cristo su un impero in decadenza: l'uguaglianza».

E come la coniugherà al presente?
«Parlerò dei pericoli dei poveracci, di fatto mandati a morire, noi cattolici ci dimentichiamo di essere cristiani». Ha già pensato al primo articolo?elle megalopoli, dei 150 miliardi di affamati. Dirò che rispedendo in Libia tutti quei poveracci, di fatto mandati a morire, noi cattolici ci dimentichiamo di essere cristiani».

Ha già pensato al primo articolo?
«Sarà una serie di suggerimenti al Papa. Gli dirò: "Togliti le scarpine di Prada e mettiti i sandali e il saio". Questo Papa vestito da francescano o da Gandhi deve andare a Gaza, nel cuore della guerra tra religioni, e fare un conclave tra islamici, induisti, buddisti, socialisti reali, atei, cristiani cattolici e protestanti».

Per dire cosa?
«Signori e signori, omosessuali e mignotte, musulmani, ebrei e ortodossi, noi stiamo facendo una cazzata. Stiamo per scatenare una guerra planetaria. Molti di voi hanno già i missili puntati. Cosa facciamo, ci ammazziamo tutti? Abbiate pietà, cerchiamo di metterci d'accordo».

Nell'universo di Paolo Villaggio c'è posto per Dio?
«È inutile prendere per il culo il futuro: Dio è un'invenzione».

A 77 anni non si pone il problema dell'aldilà?
«Certo. Ma non c'è niente. Niente alla portata dell'intelligenza dell'uomo. Mi piacerebbe vivere nel 34.000 dopo Cristo. Allora sì che ci avvicineremo all'idea del Creatore, a capire se c'è o non c'è. Ma non è giusto dire "sono ateo", come fa Margherita Hack».

Ha paura della morte?
«No. Mi dispiace solo lasciare un'esperienza straordinaria, che mi ha reso così felice, come la vita. Se lei mi chiede, come fanno spesso: "Ha un sogno nel cassetto?", domanda che non sopporto».

Se l'è fatta lei...
«Il mio sogno è tornare giovane. Il futuro è la cosa che mi affascina di più».

Come immagina il suo futuro?
«Io ho esaurito ogni tipo di programmazione. Quando viene a mancare la sessualità, sei costretto a fingerla, come Berlusconi...».

Provi a guardare con gli occhi di Fantozzi la vagonata di ragazze che sbarcano a Villa Certosa. Cosa vede?
«Il paradiso islamico. La promessa fatta ai kamikaze è che se muoiono per la guerra santa non aspettano il giorno del giudizio, ma vanno subito in paradiso: non più il deserto, ma una vegetazione meravigliosa come c'era a Cordova, nella Spagna moresca, fontane che versano vino gelato, colombe bianche. E ogni povero ha diritto ad avere delle uri, vergini belle sette volte più delle donne del suo paese: è Villa Certosa».

Fantozzi ci si sarebbe tuffato a occhi chiusi?
«Anche Paolo Villaggio adesso».

Ci racconti la giornata tipo di Fantozzi a Villa Certosa.
«Si parte da Arcore alle 7. Elicottero. Il Dottore decide che si va a Linate, dove ci aspetta un aereo Grumman. Dentro c'è Apicella: "Come prima, più di prima, ti amerò...". E Marinella, la segretaria: una donna... Che dolcezza! Ha una certa età, ma è un computer mentale».

Dove si va?
«Passiamo da Ciampino a raccogliere le veline. Si atterra ad Olbia. Il profumo della Sardegna. Ri-elicottero. Villa Certosa. La piscina. E lì ci sono già le veline che sguazzano. "Fantozzi, lei cosa vuol mangiare?", chiede il Dottore, "vogliamo andare tutti all'isola di Cavallo, in Corsica, a fare il bagno?". Ma io non ho il costume... "Ma quale costume", dice il Cavaliere, "nudo, no? Le veline sono tutte nude...". Poi, a una certa ora: "Fantozzi, si svegli!".

Sua moglie.
«Già...».

Sembra che lei ci sia stato sul serio a Villa Certosa...
«No. Sono stato ad Arcore, un'altra villa meravigliosa».

Quando?
«Metà anni Ottanta, quando il Cavaliere mi scritturò per fare un programma. Mi portò lì Sandro Parenzo. C'era anche Fedele Confalonieri. Cenammo. Poi Berlusconi mi fece vedere il giardino, degli alberi meravigliosi. Appena entrato ad Arcore, gli dissi: "Mi dai subito 200 milioni?"».

E lui?
«Si alzò, prese il telefono e disse: "Dai subito 200 milioni a Paolo Villaggio. Com'è il tuo conto corrente?", chiese rivolto a me».

Per quale programma aveva chiesto tutti quei soldi?
«Io gli avevo proposto di fare la satira del talk-show con Renzo Arbore».

Ma non l'avete mai fatto...
«No, perché Berlusconi in queste cose non è uno di parola. Di sottobanco poi ho saputo da una mia amica che lavorava a Canale 5 che Berlusconi voleva farmi fare "Risatissima". Mi riconvocò ad Arcore. Io andai con mia moglie. Ma il giorno dopo, all'alba, chiamammo un taxi e ce ne andammo. Gli diedi buca. Arrivati a Nizza, la sera, accesi la tv e vidi che c'era Banfi a condurre "Risatissima". Berlusconi si incazzò al punto che mi voleva mangiare vivo e mi scatenò contro i suoi avvocati. Ma quando lo rividi, mi disse "Tu sei il più grande comico con Sordi e con Totò"».

Il Cavaliere conosceva il suo talento dai tempi in cui facevate assieme gli animatori sulle navi da crociera...
«Tutte cazzate».


Ma come, l'ha raccontato lei nel suo libro "Vita, morte e miracoli di un pezzo di merda"...
«L'ho scritto per vendere più copie. Berlusconi non c'era. C'era solo Fabrizio De André».

Lei ha fatto film con Medusa.
«Parecchi».

Quanti soldi ha preso complessivamente da Berlusconi?
«Pochi. Soldi io ne ho presi soprattutto da Cecchi Gori».

Quanti?
«Guadagnavo due miliardi e mezzo di lire a film».


Col successo arrivarono anche le donne?
«Il successo ti cambia la vita».

Approfittò della notorietà per rimorchiare?
«Non ne approfittai, perché mia madre era così gelosa che ha fatto di me e di mio fratello gemello Piero due castrati».

Addirittura.
«Era gelosa in modo patologico. Buttava giù il telefono appena sentiva una voce di donna. Lei si era laureata a Lipsia e insegnava Glottologia alla Cà Foscari di Venezia, mentre mio padre era un genio del cemento armato. Si vedevano poco, lui si rifugiava nel lavoro, anche perché, con una moglie di marmo come mia madre, totalmente frigida, si era preso una cotta pazzesca per la segretaria che si chiamava Flora e aveva delle tette meravigliose. Una notte l'ho sentito bisbigliarle al telefono: "Io vorrei portarla sul bagnasciuga e leggerle le Memorie del sottosuolo di Dostoevskij"».

Lei ha avuto tante donne?
«Tantissime».

Il suo primo amore?
«Mia moglie Maura».

La sua prima volta?
«Con mia moglie! Ci siamo conosciuti ai Bagni Lido di Genova. Lei aveva 15 anni, io 22».

Come l'ha conquistata?
«Non l'ho conquistata. Dopo una settimana di uscite, lei mi ha detto: "Ti prego, mi sono rotta i coglioni, dammi un bacio". Io ho cercato di mangiarla viva. Un'emozione... Sa cosa mi ha dato la felicità più intensa nella vita?».

Cosa?
«L'odore che aveva mia moglie a 15 anni. Se avessi potuto, l'avrei conservato in una boccetta sigillata».

È stato un marito fedele?
«Non esistono uomini fedeli, ma neanche donne. Dopo il matrimonio sono stato fedele una quindicina d'anni, sempre però corteggiando le mogli degli amici, e cercando anche di farlo capire, per vanità, perché ero uno con la patente di sfigato».

Come Fantozzi. Ma queste mogli erano tutte come la Mazzamauro?
«Un po' sì... Con la tv però sono arrivate le fighe vere»

Ha tradito molte volte sua moglie?
«Tutte le volte che ne ho avuto la possibilità».

Ma siete ancora sposati...
«Se potessi dare un consiglio a tutti gli adulteri: non cambiate mai moglie, fate una stronzata. Io ho avuto molti amici che lo hanno fatto: Tognazzi sei mogli, Gassman cinque. Non migliora la vita. Castagna ha cambiato moglie, poi è andato a morire con la prima. Io sono felice solo con mia moglie, dormo con lei, ho i figli, i nipoti, i cani con lei. È la solo donna che ho amato».

Le altre sono state scappatelle?
«Beh, no».

Quante donne importanti ci sono state nella sua vita?
«Prima di mia moglie, due o tre non dichiarate. Poi una compagna di classe dichiarata, ma senza mai toccarla. Dopo il matrimonio, due cotte. Vuole sapere quante scopate?».

Se proprio insiste...
«Dopo l'arrivo in tv, ho perso il conto. Ma io e Maura siamo sposati da 52 anni, perché io sono un uomo molto saggio».


E sua moglie una santa.
«Al contrario. Anche lei ha fatto quello che cazzo ha voluto. Io lo sapevo. Di notte, tormentato dalle corna di mia moglie, rimuginavo: "Che faccio? La lascio, non lascio, la lascio...". Quando arrivavo al bivio, mio fratello gemello, che fingeva di dormire a un metro da me, mi diceva: "Continua, non mollare", anche se non gli avevo confidato nulla. Tra noi c'è un rapporto telepatico. Da bambini non abbiamo mai litigato. Abbiamo dormito assieme per vent'anni. Ci completiamo».


Com'è il gemello di Fantozzi?
«Lui ha sempre avuto un atteggiamento protettivo nei miei riguardi, perché era più forte fisicamente, tenace e intelligente».

Chi era lo sfigato tra i due?
«Tutti e due. La domenica andavamo alle feste pomeridiane a casa di Paolo Fresco, futuro presidente della Fiat. Io e mio fratello eravamo faccia alla parete per la vergogna».

E come facevate a rimorchiare?
«Che rimorchiare! La speranza era sentirsi picchiettare alla spalla da una ragazza che ci invitava a ballare».

Ci provavano spesso con lei?
«Mai. Un insuccesso sensazionale, quasi affascinante. Niente!».

Qual è stato il periodo più bello della sua vita?
«Rimpiango molto il liceo classico e quella gente straordinaria che purtroppo non c'è più: Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Marco Ferreri, Luciano Salce. Gli anni più straordinari della mia vita sono stati quelli lì. La mia generazione credeva ciecamente nei valori della cultura nella quale era cresciuta: il nozionismo nelle scuole, la maturità classica, la meritocrazia».

Nella vita lei si è sentito uno sfigato o un vincente?
«Un pigro. Uno che se avesse avuto qualche qualità in più, come la tenacia di mio fratello o di Berlusconi, sarebbe diventato un grand'uomo. Invece mi sono fermato. Anche se oggi, alla fin fine, mi sento un vincente. Fantozzi è una grande invenzione, perché è stato una critica assoluta della possibilità di essere tutti felici. No, ci sono anche gli sfigati».

domenica, giugno 28, 2009

Let's party!




Source: the Observer
How to be ...Berlusconi's party planner
Eva Wiseman
The Observer, Sunday 28 June 2009

We all love a party with a happy atmosphere, one which starts with a documentary about the achievements of an Italian leader and ends upstairs in a bedroom, atmosphere everywhere. You are an entertainment acrobat, performing a complicated balancing act of blondes and brunettes; of Eastern Europeans and ribboned trinkets; of antipasto, puppies and concealed camera phones. You are in charge of distributing envelopes of travel expenses to the more accommodating guests, the ones who followed your strict dress code and have political ambitions. Since puberty, your hormones have been nagging you to plan parties like this, parties heavy with the scent of duty-free perfume and male menopause. Dawn will break on a long table of regret, a stereo playing Berlusconi's ballads on repeat, shivering teenagers making no eye contact as they wait for their taxis. You will hum to yourself as you clear the glasses, as you launder the boss's manscara from a satin pillowcase.

Mal che vada mi butto in politica



Fonte: la Repubblica

Le tre fan del premier bisticciano sulla foto."Io non ci sono". "No, a Olbia c'eri pure tu"
"Andammo in Sardegna qualche settimana dopo che lo incontrammo in un hotel ai Parioli"
di CONCHITA SANNINO

BARI - Prima erano solo Virna, Emanuela e Francesca. Quando partivano per Villa Certosa, nel 2006, portavano in dono a Berlusconi "un barattolino con l'aria di Napoli, gadget che gli piacque molto". Ora qualcuna non ricorda più.

"Io sono stata a Villa Certosa, è vero. Ma mi pare che non vi ho dormito. Forse quella stessa sera l'aereo privato ci riaccompagnò a Napoli. Ma non c'è niente di male, no?", mormora la prima, l'esuberante Virna Bello. "Io non c'ero. Non conosco lo scalo di Olbia, forse era Vicenza", nega la seconda, Emanuela Romano, che arriva a non riconoscersi nella foto, insieme con le (ex) amiche. Mentre la terza ragazza ritratta nel servizio de L'espresso, l'imprevedibile Francesca Pascale, lo rivendica. "Ma scherziamo? Come faccio a dimenticare, come fa Emanuela a dire che non c'era? Siamo state ovunque, noi tre, a Olbia, a Vicenza, ovunque al seguito del presidente, anche quando non era premier".

Francesca parla, con entusiasmo, quasi per tutte e tre. "Noi siamo quelle che si inventarono il comitato "Silvio ci manchi" e la cosa colpì molto Berlusconi. Io lo conobbi proprio con Emanuela e con Virna: ci dissero che lui avrebbe volentieri incontrato i giovani attivisti del partito e andammo tutte e tre all'hotel Duke, ai Parioli. Ad ottobre ci presentammo, e appena qualche settimana dopo partimmo per Villa Certosa - prosegue Francesca - La prima volta nella sua residenza di Porto Cervo è stata bellissima. Io dico che non c'è niente di cui vergognarsi, era una convention politica. Ricordo tutto molto bene. Chiamavo a casa per dire "Sapeste che cos'è questa villa!". Ho ancora in mente la visita al parco, i dettagli. E poi i miei palleggi con il presidente. Sì, con il pallone. Io sono malata di calcio, tifosa del Napoli, e mi calmo solo così. Per il resto ho un carattere vulcanico e possessivo. Berlusconi stesso scherzando dice che, per il mio carattere, sono una fascista".

Eccolo il terzetto vesuviano immortalato in quella foto dell'autunno 2006, altre tre ragazze scese dall'aereo privato di Berlusconi e diretto nel cuore verde della residenza sarda. Un trio prediletto dal Cavaliere anche nelle trasferte napoletane: dagli incontri in Prefettura alle cene corali all'hotel Vesuvio. Uno scatto emblematico, in fondo, della politica e della selezione della classe dirigente ai tempi di re Silvio: già prima che il Noemigate e poi l'inchiesta di Bari rivelasse il giro di pericolose relazioni del presidente del Consiglio.

La svolta della loro vita era dietro l'angolo di Villa Certosa. Oggi Virna è assessore comunale all'Istruzione, nel comune di Torre del Greco per il Pdl. E conferma, con un largo sorriso, che a una delle prime interviste ufficiali si presentò come "braciolona. Così in effetti mi chiamano per gioco gli amici. D'altro canto non sono mai stata filiforme. E poi anche con il linguaggio si possono avvicinare i giovani alla politica".

Emanuela Romano frequenta un master in Publitalia come manager in gestione delle "risorse umane": ma, già delusa da una mancata candidatura alle politiche, è stata depennata anche dalle liste europee, dopo il noto j'accuse di Veronica Lario. Al punto che suo padre con un gesto inconsulto, il 28 aprile, tentò di darsi fuoco dinanzi a Palazzo Grazioli.

E infine ecco l'eclettica Francesca, appena eletta consigliere della Provincia di Napoli. In poco tempo è passata dagli 88 voti raggranellati alla municipalità Posillipo di Napoli ai 7600 consensi di oggi.

Prima, erano solo Virna, Emanuela e Francesca, ragazze con lavoretti precari, cliché delle sveglie & belle napoletane. Oggi discutono con i vertici Pdl. Due su tre siedono su poltrone pubbliche. Alle spalle, lo snodo di Villa Certosa.

King Silvio

Source: the Independent

The last days of the court of King Silvio
Berlusconi always seemed immune to scandal, but lurid reports of the sexual carousel of parties, models and money are taking their toll. Now the Catholic Church has turned on him. Peter Popham reports

There is a sudden stench of decay coming off the court of King Silvio.

The faithful retainers who have stood by him for decades, and grown immensely rich as a result, are still at his side: the pianist who tinkled along behind his singing on the cruise ships, the Sicilian lawyer fighting a long sentence for mafia crimes, the lawyer who did time for bribing Roman judges on Mr Berlusconi's account; none of them has dropped even a hint of dissidence or doubt in their padrone. But on the fringes of the circle, the unstoppable gusher of revelation and innuendo about the dozens of beautiful young women who flocked to his homes for all-night parties is beginning to do him palpable damage.

It is no longer only his political enemies in the media who are drawing attention to the grotesque spectacle of a 72-year-old Prime Minister cavorting with bimbos young enough to be his granddaughters. This week, after a long, pregnant silence, powerful forces in the Catholic Church have begun to speak out against his excesses. First it was L'Avvenire (The Future), the daily paper of the Italian bishops, which asked the Prime Minister to give Italy "clarification" about what had been going on. Then an important Catholic weekly, La Famiglia Cristiana, published stern comments about "moral decadence". And now three senior churchmen have criticised him publicly. One of them, the Bishop of Mazara del Vallo in Sicily, called on him to consider resigning. And one of the most powerful church figures in the country, Cardinal Angelo Bagnasco, head of the Italian Bishops Conference, warned, without mentioning Mr Berlusconi by name, of "men drunk on a delirium of their own greatness, who touch the illusion of omnipotence and distort moral values".

Mr Berlusconi's court has no soothsayers to warn him of the Ides of March, but the sudden emergence of hostile noises from the Catholic Church is the modern Italian equivalent of that – especially as the Catholic Church continues to hold immense sway over public opinion.

So far, Mr Berlusconi has given no indication that the Church's opprobrium is having any effect on him, let alone that he is minded to heed calls to resign. On the contrary, at a press conference in the city of L'Aquila this week, where world leaders will be his guests for next month's G8 summit, he was in buoyant, defiant form.

"This is the way I'm made," he told journalists who asked if he was planning on changing his ways in the face of weeks of bad publicity, "and I don't change. People take me as they find me. And the Italians want me: I have the support of 61 per cent. They want me because they feel that I am good, generous, sincere, loyal, that I keep my promises."

Should the Prime Minister not adopt behaviour more becoming to a head of government, another reporter pursued, avoiding "dangerous situations" in future? "But why?" retorted Mr Berlusconi indignantly. "Life is so beautiful ... It's much better to live life normally, taking things as they come. Besides, at my age change is out of the question..." The campaign against him, he insisted, was nothing but "lies and rubbish".

It was another bravura performance by a man whose self-confidence is legendary. But the danger signs are accumulating. If the core of intimates around him remain solid, others formerly very close are beginning to peel away. One of the few intellectuals in his circle, an obese, red-bearded former Communist and CIA agent called Giuliano Ferrara who edits a slim but influential daily called Il Foglio, recently drew a dire analogy between Mr Berlusconi's present situation and that of Mussolini on 24 July 1943, the day before he was dismissed as Duce by the king and slunk up to Lake Garda to run the puppet statelet of Salo.

Mr Ferrara, whose political chat show was for years one of the liveliest and most unpredictable forums of debate on Italian television, was a minister in Mr Berlusconi's first government, and has remained loyal to his cause through thick and thin ever since. His defection is part of the collateral effect of Veronica Lario's divorce suit: Il Foglio is partly owned by Mr Berlusconi's estranged wife. Mr Ferrara admitted he was embarrassed when the rift between the two became open war, and it is now clear that his loyalties are split.

Mr Berlusconi, on the other hand, gives every indication of believing that the best is yet to come: the life force still flowing through him almost luminously, his ambition is still phosphorescent. Left-wing critics may jeer that "the swan has turned out to be a lame duck", but he has nearly four years of his term left to run, has a

large parliamentary majority, and his coalition allies, massaged by his money and favours, are giving him far less trouble than they did in his last term.

But it is the new sense of estrangement emerging from the Church and its friends which is shaping up to be his real problem. One of his loyalists, Claudio Scajola, a long-serving minister, remarked recently that "more prudence" might be good for him. Relations with the Catholic Church have long been ambivalent. He was unfaithful to his first wife and had three children outside his marriage before divorcing and marrying Veronica Lario in a civil ceremony. Like many other Italians he pays lip service to the Church, taking care not to cross it or defy it; as an arch anti-Communist, he has been regarded by the Church hierarchy as their worst enemy's enemy, even if not exactly their friend. Earlier this year that rather lukewarm relationship suddenly began heating up. Without warning he embraced a church-backed campaign to prevent a woman called Eulana Englaro, who had been in an irreversible coma for 17 years, from being taken off life support – a first step, the Church protested, towards legalising euthanasia. Mr Berlusconi had shown little interest in the subject before, but now he pulled out all the stops to keep Ms Englaro alive, in defiance of the Supreme Court. In the event she died before the emergency law he tried to rush through could be passed. But his campaign was an indication that he had grasped the vital importance of having the Church on his side as he attempted the boldest move of his extraordinary career: changing the constitution to give the President – today a ceremonial figure – enormous powers. It was an open secret that Mr Berlusconi was looking forward to moving up to the presidency at the end of his current term.

All that seems a long time ago. Mr Berlusconi insists now that nothing could be further from his mind than becoming President. And as the sleazy revelations about the "harem parties" in Sardinia and Rome continue to pour out, the Church is quietly putting him at arm's length.

Almost since the beginning of what the Italian press have begun to call "Sexgate", Mr Berlusconi has been claiming that there was a complotto, a conspiracy to bring him down, orchestrated by the usual suspects, the Italian left. We've heard it all before: Mr Berlusconi has always been quick to spot reds under the bed, even when disguised as journalists of the Financial Times or The Economist. But the relentless nature of the coverage of "Sexgate", when nothing of a criminal nature pertaining directly to Mr Berlusconi has yet emerged, suggests one of two things: either Italy's usually rather staid papers, suffering from steep circulation losses in recent months, have decided that British-style tabloid tales are the way to claw back their readers; or alternatively (or additionally), they really are out to get the Prime Minister, whatever it takes.

Last week the affair shifted up a gear as prosecutors in Bari, capital of the southern region of Puglia, became involved, investigating claims that anti-prostitution laws were violated when girls were allegedly paid to attend the Sardinian parties. As a result the scandal has now entered the realm of the judiciary. All eyes are now fixed on the second week of July, when the leaders of G8, including Barack Obama and Gordon Brown, fly to Italy for the summit in the earthquake-hit city of L'Aquila.

It is not inconceivable that the prosecutors of Bari are preparing a nasty surprise for the Prime Minister. In November 1994, a few months into his first term in office, Mr Berlusconi fatally lost face when he was served with notice that he was under investigation for corruption during a summit in Naples. It may be that something equally embarrassing – before the leaders and cameras of the world – will happen in L'Aquila. And given the importance of face in the Italian context, the consequences of that would be unpredictable. Even the most devoted Berlusconi courtiers are now beginning to think the unthinkable.

Friends turned foe: The models, the politicians, the wife and the priest

BARBARA MONTEREALE

She was invited to dinner at Mr Berlusconi's apartment in Rome with dozens of other women, then went on to join him at his villa in Sardinia, for which a man from Bari in southern Italy, Gianpaolo Tarantini, who is under investigation by anti-prostitution police, paid her €1,000. Montereale, 23, said that Mr Berlusconi gave her "rings and necklaces that he said he designed" and a CD of Neapolitan love songs. At the end of her stay he gave her a bag with "a very generous sum of money". This week, after her revelations became public, she said her car had been set alight and destroyed outside her home.

PATRIZIA D'ADDARIO

The 42-year-old prostitute from Bari in southern Italy claims the businessman Gianpaolo Tarantini paid her €2,000 to attend a party in Mr Berlusconi's Rome apartment. "I went down a long corridor that opened into a room where I found there were already many girls ... In total we were around 20." She said that the Prime Minister said: "How lovely you are!" She added: "He wanted me to sit next to him ... they put on a really long video of his meetings with international leaders ..." Barbara Montereale said she believed that Ms D'Addario spent the night with Berlusconi.

VERONICA LARIO

She was a busty young actress when Berlusconi saw her performing topless on stage and fell for her 30 years ago. The estrangement from her husband has been an open secret for more than a decade. In April she described Berlusconi's decision to put up showgirls as candidates for the European Parliament as "shameless rubbish", forcing him to drop the idea. Days later she sued for divorce.

GIULIANO FERRARA

A brilliant journalist and politician who served as the minister for relations with parliament in Berlusconi's short-lived first government, he has defended his ex-boss through thick and thin ever since. But his closeness to Berlusconi's estranged wife, a major investor in the paper he edits, now seems to be dragging him away from his original padrone.

ANGELO BAGNASCO

The president of the Italian Bishops' Conference and one of the most important clerics in the country. Attacked recently by a priest in his diocese for "treating Berlusconi too well", his oblique criticism of the Prime Minister this week may be a sign that he and the Conference are preparing to take a more robust stand.

CLAUDIO SCAJOLA

The Minister for Economic Development has served loyally at his master's side since throwing in his lot with him in 1995. But Scajola's roots are in the Christian Democrat party, and this week he became the first close political ally to issue a warning about behaviour and the need for the premier to be "more prudent" about his private life.

Asshole



This guy is an asshole. Michael's father shows a disgusting behavior in front of the villa where his son just died....

sabato, giugno 27, 2009

Neverland




A surreal journey into Michael Jackson's Neverland

Chris Ayres
Neverland was deserted. After crossing a wooden stile, we reached a railway station with an elderly couple sitting on a bench. At first I thought they were real; then I noticed their yellowing, milky eyes, and their dead, waxwork stares. They were waiting an eternity for a train they would never board. A pink flamingo tiptoed by. I could hear an elephant, then a tiger.

It was already clear that Neverland’s owner was the victim of a rare and possibly celebrity-induced psychosis. There were waxworks everywhere: more elderly couples; a clown holding out a cooler full of ice cream; a grandfather in Dickensian costume brandishing a platter of English toffees. Their faces were all set in the same zombie glare. I began to wonder if there were recording devices in the waxworks’ eye sockets. Where had Jackson managed to find all this crap? Above, cameras gleamed in the treetops. A Walt Disney soundtrack played through loudspeakers disguised as rocks.

The only real people we could see were Jackson’s radio-wired henchmen, buzzing around on the horizon in golf buggies. I felt as if we were on a private island owned by some whacked-out Third World dictator. Perhaps this was all a trap, I thought; perhaps we were about to be imprisoned, nipple-clamped, and forced to listen to Earth Song for the rest of our lives.

Adding to the general sense of unease were the statues of children everywhere: some of them partly clothed, others completely naked. Given Jackson’s legal history, and the fuss over the documentary in which he talked about sleeping with other people’s kids, you would have thought he might have replaced them with something less provocative by now – bearded gnomes, perhaps. Then again, Jackson probably thought the Peter Pan theme justified it all.

With nothing better to do, we continued our odyssey through Jackson’s ranch, eventually reaching the other side. A collection of rustic-looking bungalows sat next to a little bridge and a flamingo pond. In one direction was an even larger train terminal (and, I assumed, Jackson’s private residence), outside which was a giant outdoor clock, dug into the side of the hill. Above was the word “Neverland”, spelt out in yellow blooms. In the other direction was a paved driveway and the ranch’s main entrance, at which stood a pair of huge gold-leafed gates featuring Jackson’s fake royal crest and a silhouette of Peter Pan, gazing down from a painted moon. In a nearby bush was another statue of a naked boy, his little foot raised above a plastic slug.

I wondered if Jackson had always been this unhinged, or if it was just fame, mass adulation, an authoritarian father, unlimited wealth, and a staff of nodding flunkies that had driven him to it. I once read that Jackson had always loved to shock people, loved to pull stunts and confuse the press or lie to them. But at some point he became the stunt, and by then he’d forgotten how to even pretend to be normal. That’s the trick, I suppose – knowing when normal is no longer normal.

We were disturbed by clattering metal and the shriek of a whistle. And then, as if from another dimension, a little red steam train appeared. It scared the hell out of me. I didn’t even realize we had been standing on train tracks. The train’s miniature carriages were all empty. “All aboard!” shouted the conductor, in a sickly tenor. He was some kind of circus midget, and he was dressed like the waxworks in Victorian costume.

To another shriek of the whistle, we boarded. The train began to shudder forward. As the carriages bucked and rattled, we passed the by now familiar sight of more nude children. Then came a stone bridge, a swimming pool, a video-games arcade, another flamingo pond, an Indian village complete with wigwams and a waxwork chief, a wooden fort, and then, finally, a fairground with a Ferris wheel, carousel, dodgems and other rides. Everything looked slightly dilapidated, as though the machines hadn’t been oiled or painted since the Eighties, when Jackson was still earning more than he could spend. No doubt some fairground contractor was ripping him off, along with everyone else.

We got off the train near the zoo, petted one of Jackson’s elephants for a while, explored a dank outhouse in which a snake the width of tree hissed and squirmed in a filthy tank, then ducked into Neverland’s cinema, near a basketball court. There was a glass window in the cinema’s lobby, behind which was a wooden model of Jackson moonwalking. It reminded me of a Christmas window display on Fifth Avenue — only a cheap, Chinese-made, imitation. Perhaps Jackson had bought the wooden moonwalking doll from the same place he bought the waxworks.

We allowed ourselves to be carried by the swell of the crowd into a marquee, by the merry-go-round. It was packed. Young girls were sobbing with joy. Grown men were dancing to Kylie Minogue. The marquee darkened when the music ended.

Lasers swooped. Fake thunder boomed. And then Jackson emerged, Jesus-like, on a steel platform 10ft above the crowd. Was this as close to him as we were going to get? I was struck by his tiny figure; it was that of a teenage girl, not a middle-aged man. He wore a black sequined suit. But no amount of sequins could distract from his terrible, broken face. From somewhere behind his flame-retardant hairpiece — or perhaps it was real — Jackson squeaked out a thank you and riffed with merciful brevity on the themes of children, hope and the future. Then he hung back as Mike Tyson joined him on the platform and began to cut his birthday cake. It seemed like as good a time as any to leave.

Somewhere out in the gloom of the estate we found a shuttle to take us back to the car park. I sat next to a man in a leather jacket. He said he was Michael’s dermatol- ogist, and started to tell me all about Bubbles, Jackson’s chimpanzee. It turned out that Bubbles had been evicted from Neverland after turning inexplicably violent. I knew exactly how the poor chimp felt.

Reunited with the Jeep, we wobbled our way back down Neverland’s driveway, then headed southwest, back to the San Marcos Pass and the relative sanity of LA.

Chris Ayres 2008. Edited extract from Death by Leisure: A Cautionary Tale, published by John Murray in July 2008 at £12.99

A strategy (of sorts) for Silvio Berlusconi: keep calm and carry on



Source: The Times

Richard Owen

Two months after Silvio Berlusconi set off the worst crisis in his political career by attending the 18th birthday party of an aspiring model in a Naples suburb, his team has finally come up with a defence strategy.

This week Mr Berlusconi, instead of losing his temper and attacking “the press, plotters and Communists”, appeared serene and jaunty. He claimed that Italians “like me the way I am”. If “the wrong kind of guests” had attended his parties, it was because they took advantage of his generosity as a host.

The other tactic is to muddy the waters by claiming that the Left is also guilty of sleazy behaviour. Yesterday Il Giornale, owned by Mr Berlusconi’s brother Paolo, devoted pages to allegations that aides to Massimo D’Alema, the former centre-left Prime Minister, were supplied with prostitutes in exchange for favours in the award of public contracts when he was in office a decade ago.

The publication’s other target was Lorenzo Cesa, a Christian Democratic leader, who it claimed had past links to a “madam” who had organised “red-light parties” involving drugs.

Will it work? Mr Berlusconi seems to think so: on Monday he is to put forward his programme for the forthcoming G8 summit at a press conference in — of all places — Naples, where the scandal surrounding him was triggered after the Letizia birthday party.

But he has left it too late: failure to do more than react helplessly to a daily barrage of revelations has left his team in state of siege. “We are reaching the point where it is no longer possible to go on like this,” said La Stampa.

The economy continues to decline, with Mario Draghi, head of the Bank of Italy, mooted by some as a possible caretaker prime minister, accusing the Government this week of having no “credible exit strategy” from recession.

A Bill laying down fines for the clients of prostitutes — devised by Mara Carfagna, the former topless model who is Minister for Equal Opportunities — has been postponed because of embarrassment over a remark by Mr Berlusconi’s lawyer that to be the “end user” of prostitutes was not a crime.

Even the right-wing newspaper Libero yesterday described this as an “own goal”.

Mr Berlusconi increasingly leaves Gianni Letta, his chief lieutenant, to stand in for him publicly, blaming crippling arthritis of the neck, for which he has cortisone injections.

Health could be an excuse to bow out — but Mr Berlusconi is not the resigning kind. He will preside at the G8, hoping that it will restore his image as a statesman. But the headlines will be as much about him as the world agenda, and the pressure on him to step down is likely to continue into the autumn.

“From the start Berlusconi has been incapable of distinguishing between public and private,” says Beppe Severgnini, author of La Bella Figura: A Field Guide to the Italian Mind. “He is now paying the price.”

Tutto normale



Fonte: l'espressonline
Consulta, la cena segreta

di Peter Gomez
Un incontro carbonaro tra il premier, Alfano, Ghedini e due giudici della Corte Costituzionale. Per parlare di giustizia. Ma sullo sfondo c'è anche l'immunità di Berlusconi


Le auto con le scorte erano arrivate una dopo l'altra poco prima di cena. Silenziose, con i motori al minimo, avevano imboccato una tortuosa traversa di via Cortina d'Ampezzo a Roma dove, dopo aver percorso qualche tornante, si erano infilate nella ripida discesa che portava alla piazzola di sosta di un'elegante palazzina immersa nel verde. Era stato così che in una tiepida sera di maggio i vicini di casa del giudice della Corte costituzionale Luigi Mazzella, avevano potuto assistere al preludio di una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzanti riunioni, organizzate dal governo Berlusconi. Un incontro privato tra il premier e due alti magistrati della Consulta, ovvero l'organismo che tra poche settimane dovrà finalmente decidere se bocciare o meno il Lodo Alfano: la legge che rende Silvio Berlusconi improcessabile fino alla fine del suo mandato.

Del resto che quello fosse un appuntamento particolare, gli inquilini della palazzina lo avevano capito da qualche giorno. Ilva, la moglie di Mazzella, aveva chiesto loro con anticipo di non posteggiare autovetture davanti ai garage. "Non stupitevi se vedrete delle body-guard e se ci sarà un po' di traffico, abbiamo ospiti importanti...", aveva detto la signora Mazzella alle amiche. Così, stando a quanto 'L'espresso' è in grado ricostruire, a casa del giudice si presentano Berlusconi, il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini. Con loro arriva anche un altro collega di Mazzella, la toga Paolo Maria Napolitano, eletto alla Consulta nel 2006, dopo essere stato capo dell'ufficio del personale del Senato, capo gabinetto di Gianfranco Fini nel secondo governo Berlusconi e consigliere di Stato.


Più fonti concordano nel riferire che uno degli argomenti al centro della riunione è quello delle riforme costituzionali in materia di giustizia. Sul punto infatti Berlusconi e Mazzella la vedono allo stesso modo. Non per niente il giudice padrone di casa è stato, per scelta del Cavaliere, prima avvocato generale dello Stato e poi, nel 2003, ministro della Funzione pubblica, in sostituzione di Franco Frattini, volato a Bruxelles come commissario europeo. Infine l'elezione alla Consulta a coronamento di una carriera di successo, iniziata negli anni Ottanta, quando il giurista campano militava in un partito non certo tenero con i magistrati, come il Psi di Bettino Craxi (ma lui ricorda di aver mosso i primi passi al fianco dell'avversario di Craxi, Francesco De Martino), diventando quindi collaboratore e capo di gabinetto di vari ministri, tra cui il suo amico liberale Francesco De Lorenzo (all'epoca all'Ambiente), poi condannato e incarcerato per le mazzette incassate quando reggeva il dicastero della Sanità.

La cena dura a lungo. E a tenere banco è il presidente del Consiglio. Berlusconi sembra un fiume in piena e ripropone, tra l'altro, ai presenti una sua vecchia ossessione: quella di riuscire finalmente a riformare la giustizia abolendo di fatto i pubblici ministeri e trasformandoli in "avvocati dell'accusa".

L'idea, con Mazzella e Napolitano, sembra trovare un terreno particolarmente fertile. Il giudice padrone di casa non ha mai nascosto il suo pensiero su come dovrebbero funzionare i tribunali. Più volte Mazzella, come hanno in passato scritto i giornali, ha ipotizzato che la funzione di pm fosse svolta dall'avvocatura dello Stato. Solo che durante l'incontro carbonaro l'alto magistrato si trova a confrontarsi con uno che, in materia, è ancora più estremista di lui: il plurimputato e pluriprescritto presidente del Consiglio. E il risultato della discussione, a cui Vizzini, Alfano e Letta assistono in sostanziale silenzio, sta lì a dimostrarlo.

'L'espresso' ha infatti potuto leggere una bozza di riforma costituzionale consegnata a Palazzo Chigi un paio di giorni dopo il vertice. Una bozza che adesso circola nei palazzi del potere ed è anche arrivata negli uffici del Senato in attesa di essere trasformata in un articolato e discussa. Si tratta di quattro cartelle, preparate da uno dei due giudici, in cui viene anche rivisto il titolo quarto della carta fondamentale, quello che riguarda l'ordinamento della magistratura. Nove articoli che spazzano via una volta per tutte gli 'odiati' pubblici ministeri che dovrebbero essere sostituiti da funzionari reclutati anche tra gli avvocati e i professori universitari.

Per questo è previsto che nasca un nuovo Consiglio superiore della magistratura (Csm) aperto solo ai giudici, presieduto sempre dal presidente della Repubblica, ma nel quale entrerà di diritto il primo presidente della Corte di cassazione, escludendo invece il procuratore generale degli ermellini.

L'obiettivo è evidente. Impedire indagini sui potenti e sulla classe politica senza il placet, almeno indiretto, dell'esecutivo. Del resto il progetto di Berlusconi di incrementare l'influenza della politica in tutti i campi riguardanti direttamente o indirettamente la giustizia trova conferma anche in altri particolari. Per il premier va rivisto infatti pure il modo con cui vengono scelti i giudici della Corte costituzionale aumentando il peso del voto del parlamento. Anche la riforma della Consulta è un vecchio pallino di Mazzella.

Nei primissimi anni '90 il giurista, quando era capogabinetto del ministro delle Aree urbane Carmelo Conte, aveva tentato di sponsorizzare con un articolo pubblicato da 'L'Avanti' l'elezione a presidente della Corte dell'ex ministro della Giustizia Giuliano Vassalli e aveva lanciato l'idea di modificare la Carta per affidare direttamente al capo dello Stato il compito di sceglierne in futuro il presidente.

Allora i giudici non l'avevano presa bene. Da una parte, il pur stimatissimo Vassali, era appena entrato a far parte della Consulta e se ne fosse diventato il numero uno per legge avrebbe ricoperto quell'incarico per nove anni. Dall'altra una modifica dell'articolo 138 della Costituzione avrebbe finito per far aumentare di troppo il peso del presidente della Repubblica che già nomina cinque giudici. Per questo era stato ricordato polemicamente proprio dagli alti magistrati che stabilire una continuità tra Quirinale e Consulta era pericoloso. Perché la Corte costituzionale è l'unico giudice sia dei reati commessi dal capo dello Stato (alto tradimento e attentato alla Costituzione), sia dei conflitti che possono sorgere tra i poteri dello Stato, presidenza della Repubblica compresa. Altri tempi. Un'altra Repubblica. E un'altra Corte costituzionale.

Oggi, negli anni dell'impero Berlusconi, un imputato che fonda buona parte del proprio futuro politico sulle decisioni della Corte, che dovrà pronunciarsi sul Lodo Alfano, può persino trovare due dei suoi componenti disposti a discutere segretamente a cena con lui delle fondamenta dello Stato. E lo fa sapendo che non gli può accadere nulla. Al contrario di quelli dei tribunali, le toghe della Consulta, non possono ovviamente essere ricusate. E dalla loro decisione passerà la possibilità o meno di giudicare il premier nei processi presenti e futuri. A partire dal caso Mills e dal procedimento per i fondi neri Mediaset.

LA RISPOSTA

Manzella scrive all'Espresso e con l'Ansa rivendica il diritto di cenare con chi gli pare: "Stiamo scherzando? Allora dovrei astenermi da tutti i lavori della Corte. A cena invito chi voglio. A casa mia vengono tutti, dall'estrema sinistra alla destra, sono amico personale di Bertinotti e di tante altre persone che vivono nel mondo della politica".

Ma non è scorretto che chi deve decidere sul lodo Alfano vada a cena con lo stesso Alfano e con Berlusconi? Replica secca: "Non credo che io, da individuo privato, debba dar conto delle cene che faccio". Neppure se in ballo c'è una decisione delicata? "In casa mia invito chi voglio e parlo di quello che voglio".

Adesso, in paesi seri (Inghilterra, Stati Uniti, Germania) una dichiarazione fuori dal mondo come questa costituirebbe l'atto di morte di una persona pubblica. Ormai è purtroppo passato in Italia il principio per cui "tutto" è normale. No caro Mazzella. Lei non può "invitare chi vuole" nel suo ruolo. È poco serio. Punto.

Corrispondenza




Non ho postato, perché mi sembrava sciocco e noioso farlo, l'intervista ad Angelo Rizzoli, un signore che è stato sottomesso a quintalate di processi. Dice lui che ne è uscito pulito e che chiederà risarcimenti. Vedremo cosa dirà la magistratura. Posto invece la, a mio parere sacrosanta, lettera di risposta di Veronica Lario a uno che dispensa consigli (non richiesti), e offese. È però un po' ridicolo questo vezzo della Lario di mandare lettere. Dia un'intervista in esclusiva a qualcuno e finiamola. Non è cosa "loro" la stampa, né di Berlusconi, né di Veronica Lario. Ci sarà un giornale popolare a cui parlare? E non faccia che va a dare un'altra intervista a Micromega. In questo momento non sarebbe intelligente.

Fonte corsera

Egregio Direttore,

Evidentemente il fermo proposito mio e del mio avvocato, di mantenere la vicenda della separazione da mio marito sul piano della compostezza, infastidisce (non capisco perché) persone che non dovrebbero avere alcun interesse per la questione, e che certamente non hanno alcun titolo per esprimere pubblicamente giudizi al riguardo.
Constato, leggendo il Corriere della Sera del 25 giugno (pagina 15), che questo è ora il caso del signor Angelo Rizzoli, persona che non ho mai conosciuto, la cui moglie Melania, che pure non ho mai conosciuto, era già stata prodiga nei miei confronti, qualche tempo fa, di consigli non richiesti né graditi (Corriere della Sera del 23 maggio). Che queste persone—non si sa da quale cattedra o pulpito — insultino quattro mie «amiche milanesi», non meglio identificate, tacciandole di crassa ignoranza, è increscioso ma anche ridicolo. È grave e intollerabile, invece, che il signor Rizzoli mi accusi, dalle colonne del Suo giornale, di «destabilizzare» i miei figli, e in particolare «il più piccolo, Luigi, che andrebbe invece sostenuto: a volte ci si ritira nella religione come fuga dal mondo»: così mostrando, oltre a tutto, di considerare i sentimenti religiosi di mio figlio, che riguardano solo lui e che non sono certo nati in queste settimane, come un fenomeno anomalo e patologico; cosa forse naturale, purtroppo, per chi non riesce nemmeno a immaginare che possano esistere valori diversi da quelli materiali. Per buona fortuna, Luigi non è affatto in fuga dal mondo, e ha sufficiente forza morale per valutare lo squallore di quelle parole. Ma vorrei ugualmente che venisse lasciato in pace, come me e le mie figlie. E possibilmente anche le mie amiche.
Grata per l’attenzione Le invio i miei saluti.

Veronica Berlusconi

Parole all'aria



Il corsera sta coprendo bene l'evento anche se il povero De Bortoli è costretto a nascondere i pezzi sul sexy gate nelle pagine interne e a non dargli il risalto principale sulla pagina web. C'è da dire però che non è che si possano pubblicare o riportare bugie del genere proprie del Tarantini. Che lo facciano Libero o il Giornale, che hanno deciso di sposare le tesi difensive del presidente del Consiglio, si può capire. Che lo faccia il corrierone un po' meno. E continuare con questa stronzata della stampa "di sinistra" è un'offesa di cui il Tarantini dovrebbe rispondere. E piantiamola con questa storia che delle ragazze giovani possano correre dietro a un vecchio (perché questo è Berlusconi) di oltre 70 anni. Se vogliamo ridurre tutto a meretricio questa sarà l'Italia del Tarantini. In tanti però non siamo d'accordo.

Tarantini e le cene a Palazzo Grazioli: «Le ragazze? Per fare bella figura»
L'imprenditore al centro dell'inchiesta barese: «Che cavolata che ho fatto, il premier mi scusi»


ROMA - Le ragazze invitate da Gianpaolo Tarantini alle feste del premier Silvio Berlusconi erano pagate «solo per rimborsare le spese che dovevano sostenere per gli spostamenti». Lo afferma l’imprenditore al centro dell’inchiesta di Bari in un’intervista al Giornale che sarà in edicola sabato, sottolineando che il presidente Berlusconi «non poteva neppure lontanamente immaginare che io - ammette -, per fare bella figura con lui, rimborsassi a delle ragazze le spese che dovevano sostenere per venire a Roma e soggiornare in albergo. La stampa di sinistra poi ha avanzato la tesi che addirittura le pagassi per una loro prestazione "intima". Figuriamoci».

«D'ADDARIO? NON SAPEVO FOSSE UNA ESCORT» - Nelle dichiarazioni rilasciate al Giornale, l'imprenditore parla anche di Patrizia D'Addario: «Se avessi saputo che faceva la escort non l’avrei mai frequentata e tantomeno l’avrei portata ad una cena col presidente», assicura Tarantini. «Lei - aggiunge - si era presentata come figlia di un imprenditore del settore edile. Ho letto che avrebbe chiesto a me e al presidente di intervenire su una pratica edilizia. Ma vi rendete conto? Ma come si può pensare che il presidente potesse fare qualcosa in un Comune, in una Provincia, in una Regione, tutte amministrate dalla sinistra? Una vera assurdità. Ne viene fuori che questo è stato soltanto un alibi per coprire la vera "missione", ovvero che qualcuno avesse progettato con lei di tendere un’imboscata al presidente a fini politici e che tutto fosse stato progettato con cura. Il registratore, le testimonianze delle amiche e infine quella dichiarazione davvero incredibile: "Io sono una escort e costo mille euro a prestazione". Quanto deve farsi dare una persona per una patente di questo tipo che le segnerà la vita? La risposta di tutti è: molti, molti soldi».

«STANCO DI QUESTO GIOCO AL MASSACRO» - «Sono stanco di questo gioco al massacro, stanco di leggere tante falsità, stanco di essere definito un procacciatore di escort», aggiunge Tarantini. «Che cavolata che ho fatto, che stupido sono stato...». «Quando ho avuto la possibilità di conoscere Berlusconi - racconta l'imprenditore -, ho toccato il cielo con un dito. Non mi sembrava vero. Poi l'ho conosciuto sul piano personale, con la sua simpatia, il suo calore umano, il suo rispetto per gli altri, la sua genialità. Davvero irresistibile. E ho creduto che sarebbe stato più facile frequentarlo facendomi accompagnare da bellissime ragazze. Da qui è venuta fuori la storia che ha occupato i giornali e che è nella realtà molto diversa da come è stata raccontata». L'imprenditore chiede scusa a Berlusconi «per aver dato il pretesto a Repubblica, all'Espresso e agli altri organi della sinistra di coinvolgerlo in questo tipo di storie. Spero che mi perdoni perché so che è un uomo che non sa portare rancore».

«LE DONNE PAGHEREBBERO PER UNA STORIA COL PRESIDENTE» - Nell'intervista Tarantini torna sulla cena a Palazzo Grazioli del 4 novembre. Racconta che si è trattato di «una cena del tutto normale, durante la quale, e data anche la ricorrenza delle elezioni Usa, si è prevalentemente parlato di politica. Quanto ho letto sui giornali in merito a quella sera è fuori dalla realtà. Non risponde a verità». Molte donne «pagherebbero per una storia con il presidente» Silvio Berlusconi, dice ancora l'imprenditore al Giornale. ««'è la fila per incontrare e frequentare» il premier, spiega Tarantini. «Quanto alle ragazze, alle donne in generale - aggiunge -, sono loro che corrono dietro a lui, e non viceversa. Molte signore mi hanno detto che dopo aver conosciuto lui tutti gli altri sembrano incolori e inesistenti. Pagherebbero loro per una storia col presidente!».

venerdì, giugno 26, 2009

Un intervento scarsino




Bagnasco deve mantenere equidistanza. Lo capisco, ma l'italiano non è una opinione. "Italia aliena da derive ed eccessi" vuol dire che derive ed eccessi non sono proprie dell'Italia. Ciò è falso ed esponenti politici come il nostro premier ne sono un triste esempio (vedi video). Non è possibile in nome di alcuni favoritismi immediati chiudere tutti e due gli occhi. Forse, visto lo stato delle cose, bisognerebbe avere un po' più di coraggio. Il rischio è perdere ben più di un Governo amico con cui teoricamente si può discutere. E nemmeno la Cei può permettersi di perdere la faccia di fronte al mondo.

Fonte: la Repubblica

Il giudizio di Bagnasco sulla politica. "Italia aliena da derive ed eccessi"
"I giovani hanno diritto di vedersi presentare ideali alti e nobili e modelli di comportamento coerenti"

CITTA' DEL VATICANO - Gli italiani e specie i giovani, chiedono alla politica "comportamenti coerenti" e lontani dal "clamore e dai riflettori", perché l'Italia "è aliena da derive e eccessi di qualunque tipo siano". E' quanto ha detto il presidente dell'episcopato italiano, cardinal Angelo Bagnasco, intervenuto ad un convegno della Cei sulla preparazione al matrimonio.

Il suo intervento è stato rilanciato anche dall'Osservatore Romano. Sotto il titolo "I giovani chiedono alla politica comportamenti coerenti", il giornale del papa pubblica ampi stralci dell'intervento pronunciato ieri da Bagnasco in un convegno della Cei in corso a Crotone.

Le parole del porporato sembrano, se pur indirettamente, riferirsi all'appello lanciato tre giorni fa dal direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, che rispondendo alle lettere dei lettori aveva definito "indifendibile" il comportamento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. "E' stato superato il limite della decenza", aveva detto don Sciortino, aggiungendo che la Chiesa italiana "non può ignorare l'emergenza morale" di fronte allo scandalo-escort.

Bagnasco non cita in alcun passaggio le vicende personali del presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Il cardinale parla del degrado del clima morale in Italia sul significato della famiglia e dell'amore di coppia e chiede alla politica di dare il buon esempio. "Il contesto socioculturale - ha spiegato il presidente della Conferenza episcopale italiana - dovrebbe accompagnare i giovani in generale nei loro progetti di vita. Le responsabilità sono di ciascuno ma conosciamo l'influsso che la cultura diffusa, gli stili di vita, i comportamenti conclamati hanno sul modo di pensare e di agire di tutti, in particolare dei più giovani che hanno diritto di vedersi presentare ideali alti e nobili, come di vedere modelli di comportamento coerenti".

Il cardinal Bagnasco domanda dunque alla politica di "onorare quella moltitudine silenziosa che questi ideali umani ed evangelici vive ogni giorno con umiltà e concretezza, senza clamore e riflettori". Moltitudine - ha concluso - che esprime "il vero ethos di fondo del nostro popolo e che è aliena da derive ed eccessi di qualunque tipo siano".

Simpatia colpisce ancora

il piccolo Silvio colpisce ancora....

Sono passati 32 anni

magari Bassolino può prendere spunti...

R.I.P.

Ricordarlo così: un bel ragazzo nero e non la macchietta che era diventato




Fonte: Ansa

ADDIO A MICHAEL JACKSON, RE DEL POP
di Cristiano Del Riccio

WASHINGTON - Michael Jackson, il ragazzo prodigio diventato Re del Pop ma poi coinvolto in umilianti vicende giudiziarie, e' morto a Los Angeles all'eta' di 50 anni per arresto cardiaco. La notizia della morte del cantante e' stata confermata da fonti dell'ospedale di Los Angeles dove era stato portato d'urgenza dopo che dalla sua abitazione era giunta la richiesta di un'ambulanza.

Il dramma era cominciato giovedì poco dopo mezzogiorno, ora di Los Angeles, con una telefonata dalla villa del cantante, nel quartiere di Holmby Hills, ai servizi di emergenza. Il personale paramedico aveva trovato Jackson in condizioni gravissime. Avevano cercato di rianimarlo durante il tragitto dalla abitazione all'ospedale Ucla di Los Angeles. Le sue condizioni erano apparse disperate. All'ospedale avevano cominciato a giungere i suoi familiari mentre all'esterno si affollavano i media e i fans che avevano cominciato ad apprendere dalle Tv le condizioni disperate di Michael Jackson.

Il cantante avrebbe dovuto cominciare dal prossimo mese a Londra un tour mondiale che avrebbe segnato il suo ritorno al mondo dello spettacolo dopo le vicende giudiziarie che lo avevano portato alla ribalta della cronaca per l'accusa di molestie sessuali a minorenni, . Ma il ritorno sul palcoscenico dell'ex Re del Pop appariva una corsa ad ostacoli e alcuni di coloro che l'avevano visto impegnato nelle prove dello spettacolo avevano espresso l'opinione che il cantante non fosse ancora pronto, fisicamente, all'impegnativo compito. Timori che erano stati confermati dalla decisione degli organizzatori di ritardare l'inizio dell'atteso tour mondiale che avrebbe potuto fruttargli oltre 50 milioni di dollari ponendo denaro sul suo conto di cui aveva assoluto bisogno a causa delle spese sfrenate sostenute negli ultimi anni che lo avevano portato ad indebitarsi pesantemente. Nonostante la vendita in tutto il mondo di milioni di copie dei suoi dischi - l'album 'Thriller' aveva battuto tutti i primati in materia - il suo stile di vita eccentrico e costoso lo aveva messo in cattive acque finanziarie.

Rovinoso per la sua carriera era stato il processo del 2005 in California per rispondere della accusa di molestie sessuali verso un minorenne ospitato nel suo ranch Neverland: il cantante era stato assolto ma la vicenda giudiziaria aveva distrutto per molti anni la sua attivita' artistica e l'aveva provato anche in modo pesante sul piano fisico riducendolo all'ombra del personaggio pieno di energia e vitalita' su cui aveva basato la sua carriera.

FRATELLO JERMAINE, SUO MEDICO ERA IN CASA
Il medico personale di Michael Jackson ha tentato di prestare soccorso al cantante, nella sua abitazione, ancora prima dell'arrivo della ambulanza. Lo ha rivelato il fratello del cantante, Jermaine, nella prima dichiarazione fatta ai media da un familiare dell' ex Re del pop. Ai tentativi del medico di Jackson si erano poi uniti i paramedici dell'ambulanza chiamata via telefono. Il cantante era stato poi trasferito nel veicolo per essere portato al pronto soccorso. ''L'ambulanza e' giunta all'UCLA Medical Center alle 13.14 - ha detto Jermaine - per oltre un'ora i medici dell'ospedale hanno cercato di rianimare Michael. Ma non ci sono riusciti''. ''La nostra famiglia chiede ai media di rispettare la nostra privacy in questo difficile momento - ha aggiunto il fratello del cantante - Il nostro amore sia con te, Michael, per sempre''.

LA DRAMMATICA CHIAMATA, 'NON RESPIRA'
''E' un uomo di 50 anni. Non respira piu'''. Questo il messaggio giunto ai servizi di emergenza dalla abitazione di Michael Jackson alle 12.21 locali (ora di Los Angeles). La prima squadra di soccorso ad arrivare nella abitazione di Bel Air affittata dal cantante era a bordo di un camion rosso dei vigili del fuoco. I paramedici hanno tentato di rianimare Jackson, che non mostrava piu' segni di vita, mentre lo trasportavano all'UCLA Medical Center. All'ospedale, mentre il cantante veniva trasportato freneticamente su una barella all'interno dell'edificio medico, qualcuno che accompagnava Jackson ha cominciato ad urlare ''Dovete salvarlo, dovete salvarlo!'', hanno riferito alcuni testimoni.

L'ULTIMA IMMAGINE, ESANIME SU UNA BARELLA
L'ultima foto di Michael Jackson mostra l'ex re del Pop sdraiato su una barella mentre viene portato d'urgenza al pronto soccorso dell'Ucla Medical Center di Los Angeles. Gli occhi del cantante sono chiusi, alla bocca e' stata applicata una maschera ed un medico comprime un palloncino collegato con un tubo alla mascherina. L'immagine e' stata diffusa, in esclusiva, dal programma Entertainment Tonight. Quando i mezzi di emergenza sono giunti alla abitazione del cantante, riferiscono testimoni, Michael Jackson aveva gia' smesso di respirare. I medici hanno tentato per 42 minuti di rianimarlo ma non c'e' stato niente da fare.

CORPO TRASFERITO IN ELICOTTERO
Il corpo di Michael Jackson e' stato trasferito in elicottero dall'UCLA Medical Center, dove il cantante e' deceduto giovedi', all'ufficio del medico legale della Contea di Los Angeles. Il breve volo dell'elicottero e' stato seguito in diretta dalle Tv americane. Dopo l'atterraggio dell'elicottero il corpo del cantante, avvolto in una protezione bianca, e' stato trasferito su una ambulanza per essere trasferito nei laboratori del coroner.

CORONER, AUTOPSIA ACCERTERA' CAUSE MORTE
Il coroner di Los Angeles ha annunciato una autopsia sara' effettuata per accertare le cause esatte della morte. Il medico legale Fred Corral ha detto che la morte di Michael Jackson e' avvenuta alle 14.26 ora locale di Los Angeles.

POLIZIA LOS ANGELES APRE INDAGINE
La polizia di Los Angeles ha aperto una indagine sulla morte di Michael Jackson, anche se niente per il momento lascia pensare ad una componente criminale. La inchiesta e' stata avviata dalla squadra omicidi di Los Angeles. Gli agenti parleranno nelle prossime ore con i familiari, gli amici ed i medici di Michael Jackson per cercare di capire quali eventi hanno portato alla morte del celebre cantante. Il luogotenente Gregg Strenk, parlando all'esterno della abitazione di Los Angeles dove viveva Michael Jackson, ha esortato a ''non leggere troppe cose'' nel fatto che la polizia abbia aperto una indagine. ''E' un fatto normale nel caso di una morte di questo tipo - ha detto Strenk in una breve conferenza stampa - Michael Jackson era una celebrita' e questo spiega l'intervento della squadra omicidi''. Il luogotenente ha aggiunto che adesso la polizia e' in attesa di ricevere dal medico legale un rapporto sulla autopsia che sara' effettuata nelle prossime ore.

Sarebbe il mio segretario



... e lo dico da terrone orgoglioso

Fonte: l'espressonline

Siamo la compagnia degli sconfitti

di Paolo Forcellini

Dirigenti che da anni sbagliano tutto. E che vanno sostituiti. Un partito che non sa più leggere la realtà. Specie quella del Lombardo-Veneto. Il j'accuse del sindaco di Venezia e la sua ricetta per il congresso. Colloquio con Massimo Cacciari

All'ultimo tratto del suo terzo mandato come sindaco di Venezia, Massimo Cacciari è ormai una mosca rossa: dopo le elezioni dei giorni scorsi, al Nord i primi cittadini del centrosinistra in città importanti si contano sulle dita di una mano, lo smottamento è stato assai significativo. C'è la possibilità di risalire la china? In che modo? Cosa ci si può attendere dal prossimo congresso del Pd? Ne abbiamo parlato con il sindaco-filosofo.

Ci si può consolare col fatto che l'"azzeramento del Pd al Nord", che molti auspicavano o paventavano, non ci sia stato?
"Beh, comunque ci siamo andati vicino. C'è una valanga che dilaga ben oltre il Nord, basta vedere i risultati della Lega in Emilia Romagna, quelli di Firenze al primo turno, la sconfitta di Prato. Quanto al 'problema Nord', la considero una categoria fasulla. Un rischio sradicamento, più che smottamento, minaccia soprattutto quel territorio assolutamente specifico, anche rispetto alle altre aree del settentrione, che è il Lombardo-Veneto. Pd e centrosinistra hanno confermato di non essere in grado di offrire alternative politiche in questa zona dove il duo fondamentale dell'attuale Repubblica, Berlusconi-Bossi, esercita un'egemonia indiscussa".

Quali le peculiarità del Lombardo-Veneto rispetto ad altre aree del Nord?
"È insensato parlare di un Nord general-generico. Il Pd ha tenuto in due capitali dell'ex triangolo industriale, Torino e Genova, perché lì c'è una composizione sociale ancora fortemente centrata sulla grande industria spesso a partecipazione statale o comunque strettamente ammanigliata con le politiche statali, vedi la Fiat. Invece nel Lombardo-Veneto, che ha conosciuto la più radicale trasformazione degli ultimi 30-40 anni, cioè l'esplosione del capitalismo personale, della fabbrica diffusa, insomma nella Terza Italia vera e propria, siamo di fronte a fenomeni di sradicamento del centrosinistra".


Insomma, da sindaco del Pd nel Lombardo-Veneto si sente come una foca monaca: chiederà soccorso al Wwf?
"Non credo. In realtà i risultati per le amministrazioni comunali anche nel Veneziano o nel Vicentino non sono del tutto negativi. Abbiamo vinto in città importanti come Valdagno, Schio, Bassano, Portogruaro. C'è stata una nettissima differenza tra voto provinciale, molto più negativo, e comunale: in quest'ultimo caso abbiamo ancora qualcosa da dire. Certo, durerà poco se il Pd non capisce la lezione".

Sembra che i maggiorenti del Pd non si rendano conto della drammaticità della situazione. Si pensi alle dichiarazioni ottimistiche, all'indomani del voto, di un Dario Franceschini ("Comincia il declino della destra") ma anche di alcuni suoi oppositori interni, ad esempio Livia Turco: "Il risultato positivo è frutto di un grande gioco di squadra". Che ne pensa?
"Ci si può anche tirare su il morale, per carità. Ma il Pd sta diventando sempre più un partito appenninico con qualche appendice. Ormai c'è una concentrazione del voto per il Pd nelle regioni tradizionalmente forti, dove però le perdite percentuali sono talvolta spaventose: il margine di vantaggio era però tale da consentire ancora una tenuta. Mi pare che la leadership del Pd non riesca a leggere la realtà. Io non ho più fiato. E credo neppure studiosi come Ilvo Diamanti o Aldo Bonomi, che da decenni analizzano il Nordest, cercando di trarne alcune conseguenze pratiche-politiche. Ancora nei mesi della fondazione del Pd e dopo la sconfitta del 2008 abbiamo cercato di spingere il nascente partito ad articolarsi territorialmente, in modo da poter risultare nel Lombardo-Veneto una credibile forza alternativa al centrodestra. Questi tentativi sono stati respinti e anche l'odierno verdetto delle urne ne è una conseguenza".

A ottobre ci sarà il congresso Pd. Dopo questi risultati è auspicabile un nuovo cambio di leadership?
"Vedremo i programmi. Ma certo uno degli elementi su cui valutare i candidati sarà la dimostrazione di una piena consapevolezza del dramma che si sta vivendo in generale al Nord e in particolare nel Nordest. Bisogna capire se i candidati hanno metabolizzato la lezione e quindi si presentano con un'analisi corretta di queste realtà e con proposte che vi rendano praticabile una presenza del centrosinistra".


Piena autonomia al Pd del Nordest: cos'altro prevede la sua ricetta?
"Al di là di questo fattore, che potrebbe sembrare soltanto organizzativo, formale, ma non lo è affatto, vi sono numerosi temi strategici da approfondire".

Faccia qualche esempio.
"In primo luogo il Pd deve decidere la propria linea in materia di riforme istituzionali e costituzionali. Inoltre deve impostare una dura battaglia sul tema del federalismo fiscale che scavalchi, per coerenza e radicalità, anche le proposte di un Calderoli che sono 'sine die'. Più in generale, sui temi delle riforme elettorali, cassati i quesiti referendari, cosa si vuol fare? E, sul piano dei rapporti sociali, si dovrà vedere quali analisi, e con quali differenze tra loro, i candidati formulano sulla situazione economica e se si intendono avanzare proposte ad esse coerenti. Il che significa definire precise priorità su scuola, formazione, ricerca, innovazione. Se si tratterà ancora una volta di aria fritta, come spessissimo è stato in passato, la frana proseguirà".

Il centrosinistra l'ha spuntata in alcune città solo grazie all'apporto dell'Udc nei ballottaggi. Una strada su cui proseguire?
"Sì, se non altro per senso della realtà. È assai improbabile che l'Udc possa tornare sui suoi passi, anche se probabilmente il grembo del Cavaliere è sempre aperto. Penso proprio che Casini abbia tutt'altre intenzioni, l'Udc senz'altro si sfascerebbe se ci fosse una maggioranza che proponesse il ritorno a Palazzo Grazioli insieme alle 'signorine'. Nel Pd deve però emergere una posizione molto chiara: non si può essere costantemente in bilico tra nostalgie uliviste, di unione larga, e la costruzione di relazioni organiche e politiche con l'Udc. Anche questo sarà un tema che il congresso dovrà affrontare".

Sembra realpolitik. Ma non è altrettanto realistico constatare che il centrosinistra, in passato, ha vinto grazie ai consensi della sinistra detta radicale?
"Vittorie di Pirro. Come quando si vince una battaglia entrando nel territorio nemico e trovandovi terra bruciata. Poi diventa difficile tornare indietro senza perdere tutto. Il centrosinistra ha vinto nel 2006 e poi si è ritrovato in un'agonia lunga molti mesi".

Condivide l'idea che alla direzione del Pd ci voglia un cambio generazionale?
"Non c'è dubbio. Quella che oggi guida il Pd è una generazione sconfitta. Se ne dovrebbero rendere conto tutti con grande disincanto e anche una certa dose di generosità. Gli attuali leader avevano in mano il pallino vent'anni fa: hanno perso la loro partita e ora dovrebbero cercare immediatamente di promuovere i 30-40 enni. Gli 'anziani' sono stati protagonisti di una serie clamorosa di cazzate tattiche inserite in una marcata indigenza strategico-politica. Cito solo alcuni degli errori più madornali, dal modo in cui Achille Ochetto ha gestito la trasformazione del Pci invece di fondare un nuovo partito, facendosi condizionare esclusivamente da chi se ne sarebbe comunque uscito, dai Cossutta e dagli Ingrao, per arrivare alla gioiosa macchina da guerra. E poi sbagli strategici come quello di non capire che chi si era salvato da Tangentopoli aveva in realtà perso la guerra e avrebbe dovuto aprirsi immediatamente a un rapporto per salvare il salvabile del ceto politico della prima Repubblica. Ancora: si doveva mettere un cuneo possente fra Berlusconi e Bossi dopo il fallimento della loro la prima esperienza di governo; si doveva praticare con coraggio una politica federalista invece di credere al Berlusconi della Bicamerale e aspettare quindi che il Cavaliere e Bossi facessero pace. Potrei continuare a lungo. Non si può pensare che si possa sbagliere praticamente tutto per vent'anni senza pagarne lo scotto. Insomma questa generazione, me compreso, ha finito. Se hanno un mestiere tornino a farlo, altrimenti vadano in pensione".

Roberto D'Agostino on Michael Jackson




Fonte: dagospia.com

1999 - ODIOGRAFIA DI MICHELINO DI ROBERTO D'AGOSTINO
Si spengono le luci, tacciono le voci, e nel buio senti sussurrar una voce "quadrisex". Una specie di incrocio tra Orietti Berti e il mago Solange. Provatevi un po' a passare una serata in compagnia dell'ultimo cd di Michael Jackson, stroncato sui due lati dell'Oceano da qualsiasi critico dotato di orecchio, e vi accorgerete subito che la razza umana si divide in tre categorie: uomini, donne e Michael Jackson. Per la veritα, il nostro Bambi da discoteca nasce "afro" colle chiome a cespuglio e il naso a tronchetto, però per i genitori cominciarono subito le tribolazioni: riuscirono a farlo iscrivere all'anagrafe tra i maschietti solo per insufficienza di prove...

E' interessante seguire la mutazione fisica del pupo nero non solo per mera malvagitα pettegola-mondana, gusto bieco della battuta, gratuita voglia di dissacrare un mito contemporaneo; ma perché Cicciolino Jackson rappresenta, nel suo piccolo, uno scoraggiante capitolo della nuova antropologia di fine Novecento. Uno degli obiettivi conclamati degli anni Ottanta è stato il mito della bellezza. Petto in fuori. Pancia in dentro. Endovena di creme antirughe. Guai ad avere la ciccia ai fianchi o un volto "spettinato" da Madre Natura. Tutti belli e in perfetta forma, pena il lifting o il jogging.

La teoria più accreditata attribuisce tale perfidia, tanta cattiveria, a un tema ben noto alla psicoanalisi: quello dell'identitα. E insomma la bellezza sarebbe una risposta, malata, alla ricerca, irrisolta, del proprio significato nel mondo, e alle conseguenti sofferenze emotive esplose col famigerato "crollo dei valori" politici, ideologici, religiosi. Da "Servire il popolo" a servire il proprio corpo, il passo è stato violento e spesso demente in direzione di una sorta di destino artificiale. Questo destino artificiale è quello di divenire protesi, vergine frutto di un'estetica glaciale, spogliata di tutta la sessualitα, androide di cui si è potuto fare prodotto di sintesi, individuo geneticamente 1-2-X.

Nel corso degli anni Ottanta, ossessionato dal peso razziale e dal mito della bellezza, Michael Jackson è riuscito a passare quella linea invisibile che separa due colori. Il nero e il bianco si sono fusi per dare per dare vita a un'inedita specie: la razza "biegra", terribile crasi dei termini bianca e negra.

Dall'evoluzione della specie all'involuzione della pelle, ci sono voluti una dozzina di interventi di chirurgia plastica. Nel 1979, quando ancora assomigliava a Toto Cutugno, Michael si affida a un celebre chirurgo di Hollywood - un tipino capace di trasformare in levriero anche un bassotto - e ne esce con la pelle più liscia e più chiara, praticamente scartavetrata, il setto nasale abbattuto a colpi di piccone, punta del naso rialzata con il crick, il mento allargato con applicazione sottocutanea di cariche di tritolo.


Di follia in follia, Bambi-Jackson abbandona definitivamente il feeling per il leasing della pelle. Gli ultimissimi ritocchi al faccino dell'efebico pupo riguardano l'assorbimento delle sacche lacrimali, una nuova riduzione delle narici, la diminuzione del labbro superiore, una fossa sul mento, gli zigomi rinforzati con iniezioni di sostanze sintetiche, la minigonna accorciata di cinque centimetri.

Si è rifatto tante di quelle volte che ormai il suo corpo l'ha donato alla scienza. Persino sua madre lo riconosce ormai solo dalla voce. Dai più distratti, viene scambiato per Diana Ross. Del viso "originale" di Michelino, infatti, è rimasto ben poca cosa. Un gomito, un dente del giudizio, l'alito (cattivo). Dice Beppe Grillo: "Gli auguro che diventi bianco, e al governo vadano i negri, così gli fanno un culo così".

Reazione omuncolare tra Mick Jagger e Tiramolla, questo fichetto di 40 anni canta come una Gigliola Cinquetti raffreddata, ma veste come un Mago Zurlì accaldato. Simbolo di quei tempi, in cui ognuno cercava di essere quello che non è, possiede in realtα la perizia e il gusto di un piccolo Mozart - il suo album "Thriller" è di sicuro un capolavoro del decennio trapassato.

Sospeso in superficie, tra il sesso maschile e quello femminile (i volgarotti direbbero che è cappone), appeso alle giravolte di un bisturi, per l'artista che ha saputo dimostrare che non esiste lo sporco impossibile in natura, resta un sol cruccio: la denuncia per avere abusato sessualmente di un tredicenne.


Di nuovo si spengono le luci, ritacciono le voci, e nel buio senti sussurrar accuse infamanti, insulti irripetibili, dicerie ignobili. Così dopo aver ricevuto circa 2O milioni di dollari dal suo sponsor, la Pepsi Cola, non è più il testimonial della bibita con le bollicine. Inseguito dalla giustizia americana, protestato dallo sponsor, tartassato dai mass-media, avvolto da un'ombra sempre più densa e notturna, Jackson avrebbe tentato di uccidersi.

Quindi lo scandalo si arricchisce di un siparietto da tragedia greca, zona fratricidio. In un conferenza stampa tenuta in un hotel di Tel Aviv, LaToya, sorella della pop star, è leggera come un bull-dozer nel tagliare il pisellino di Michelino. Davanti alle telecamere racconta per filo e per segno l'ossessione pedofila del fratello, lo tartassa brutalmente rivelando che persino la mamma lo definiva una "checca". "Non posso più rimanere zitta sui reati commessi da Michael su bambini piccoli e innocenti. E' molto difficile per me, perché Michael è mio fratello e l'amo molto, ma non posso essere una muta collaboratrice dei suoi crimini. Mi sento addolorata per questi bambini che non hanno più vita".


Con un tono bisogna dire da gran figlia di buona donna, LaToya ha proseguito: "Ho visto assegni intestati ai genitori di questi bambini. Me li ha fatti vedere mia madre e le cifre sono consistenti, non si tratta certo di noccioline". Ai giornalisti che la incalzavano sperando di farla capitombolare rendendola incredibile (va detto che LaToya ha una faccia talmente falsa, ricucita dal bisturi da non suggerire una immediata adesione alla sua pretesa buona fede), la sorellina ha svuotato a microfono aperto la fogna di famiglia: "Non vi sembra strano che un uomo di trentacinque anni trascorra trenta giorni insieme a un ragazzino o che stia con lui cinque giorni e cinque notti in una stanza senza mai uscire?".
La favola dorata di Michael Jackson è finita così: trucidamente, con spettacolare cattiveria, catastrofica come certi temporali d'estate. L'octopus della celebrità ha tirato fuori ventose e tentacoli, e poi l'ha sommerso nel nero seppia.

Il presidente del Milan

Ennesima presa in giro del premier...

Diritto alla privacy un cazzo




Quando mi chiedono all'estero, come sia possibile che Berlusconi sia per la terza volta premier io rispondo che "anche dall'altra parte il migliore c'ha la rogna". La dimostrazione? Il pezzo tratto da l'espressonline su Giampi e le sue frequentazioni. Bipartisan, come dicono quelli che non sanno l'inglese. Per questo, almeno finora il PD non è credibile. Perché non si candida gente talmente chiacchierata. Sei sotto inchiesta? Stai fermo un giro. Come in qualsiasi altro paese civile. E l'Italia, almeno politicamente, civile non lo è.

Fonte l'espressonline

No Giampi no party

di Peter Gomez e Antonio Massari

Le ville. Le ragazze. Gli affari. Le mire sulla sanità e sulla Protezione civile. Amici e ascesa di Tarantini. Molto caro a Silvio

Giampaolo Tarantini Con lui, per telefono, Silvio Berlusconi era particolarmente esplicito. In decine di colloqui, ad ogni ora del giorno e della notte, parlava di cene, politica, feste e di donne. Sì, soprattutto di donne, perché con il trentaquattrenne Giampaolo "Giampi" Tarantini, l'attempato premier non aveva né imbarazzi né segreti. Tanto da arrivare a descrivere nei particolari, dal colore dei capelli fino alle misure delle curve, il tipo di ragazze che voleva fossero invitate a palazzo Grazioli o a villa La Certosa. Le conversazioni diventavano così goliardiche e spesso, dopo le sue serate, il premier si dilungava in commenti su quanto era accaduto la notte precedente.

Telefonate su telefonate. Con Tarantini che annuiva, organizzava viaggi, portava accompagnatrici, hostess e modelle. Incautamente. Perché in qualche occasione, dinanzi al leader del Pdl, stando a quanto "L'espresso" ha verificato, sono persino arrivate donne legate ai clan. Frequentazioni pericolose che espongono il Cavaliere al rischio ricatto da parte della criminalità organizzata.

Sembra un film, ma è il racconto straordinario del Berlusconi segreto, regalato dalle intercettazioni della Guardia di finanza, nell'inchiesta barese sugli appalti sanitari conquistati, secondo l'ipotesi di accusa, a colpi di mazzette dalle aziende di Tarantini. Un'indagine che già l'estate scorsa, dopo le prime settimane di ascolti, è improvvisamente virata su una serie di starlette e di ragazze a pagamento che frequentavano il premier. Niente di sorprendente. Perché l'incensurato Giampi, più volte incappato a Bari, a partire dal 1999, nelle attenzioni della magistratura, è sempre stato un tipo effervescente. E, in fondo, il suo incontro con l'escort Patrizia D'Addario e con "l'utilizzatore finale" Berlusconi pare davvero l'inevitabile epilogo di una vita sopra le righe, a cavallo tra la politica, gli affari e i party da jet set. Eppure, fino a qualche anno fa, su di lui nessuno avrebbe scommesso un centesimo. Nemmeno i carabinieri che ascoltavano le sue telefonate già nel lontano 2002. Per loro all'epoca Giampi era solo un ragazzino della buona borghesia che, rimasto da poco orfano di padre, sembrava destinato a mandare a carte quarantotto il piccolo impero familiare, basato sulla vendita di protesi sanitarie. Troppe feste, troppe ragazze e troppa cocaina tra Bari e Milano per poter pensare che Tarantini potesse avere successo anche nel mondo del lavoro.


Ma Giampi è sveglio, simpatico, e soprattutto cresce accanto agli amici giusti. Due in particolare. Il primo è l'ex onorevole Tato Greco, figlio del senatore di Forza Italia Mario Greco e nipote dei potentissimi Matarrese. Il secondo è Giuseppe Tedesco, all'epoca titolare, come Tarantini, di imprese di forniture sanitarie e figlio di Alberto: già assessore della giunta regionale di Nichi Vendola, oggi indagato per una maxi truffa sanitaria e in procinto di diventare parlamentare del Pd, dopo l'elezione a Strasburgo del deputato Paolo De Castro. Nel 2005, come "L'espresso" è in grado di rivelare, Greco junior (attraverso la fidanzata) diventa socio occulto dell'amico nella Global System Hospital. Giampi e Tato si sentono per telefono di continuo. Gli investigatori li ascoltano mentre pianificano strategie, intervengono tramite i loro canali politici (Greco all'epoca era già consigliere regionale) su Asl e policlinici. E quando si tratta di risolvere i problemi più grandi, come quelli con la Casa sollievo della sofferenza, l'ospedale di San Giovanni Rotondo fondato da Padre Pio, non esitano a far intervenire lo zio di Tato, il vescovo di Frascati, Giuseppe Matarrese.

Insomma non deve sorprendere se quattro anni dopo, alle amministrative del 2009, sarà proprio il giovane Greco a candidare in Comune la escort Patrizia, che pagata da Tarantini aveva trascorso una notte col premier. E a presentare alla circoscrizione la sua amica Barbara Montereale, ospite di Berlusconi (come semplice ragazza immagine, dice lei) prima a palazzo Grazioli e poi a villa Certosa. Entrambe entrano in "Puglia prima di tutto", la lista fondata dal ministro Raffaele Fitto, pure lui vecchio conoscente di Tato e di Giampi.

I rampolli sono cresciuti. E Tarantini ha imparato che ingraziandosi i politici gli affari vanno a gonfie vele. Il suo pallino, raccontano oggi a Bari, è quello di infilarsi nel piatto ricco della Protezione civile, un settore in cui le gare di appalto sono poche e i fornitori vengono spesso scelti con procedure d'urgenza direttamente da Palazzo Chigi. In più Giampi vuole fare intermediazione anche con gli enti pubblici. Per questo fonda a Roma, il 20 gennaio scorso, la CG consulting, una srl dall'oggetto sociale amplissimo. Insomma il ragazzo pensa in grande e si trasforma in lobbista.

È nell'estate del 2008 che Tarantini spicca il volo. In Sardegna affitta una villa hollywoodiana, noleggia aerei privati, partecipa a feste e cene importanti: da quelle con Abramovich e Berlusconi a villa Certosa fino agli incontri conviviali sulla barca di uno dei figli di Gheddafi, dove porta con sé un'ottantina di ospiti. Al suo fianco ha sempre soubrette e belle donne: da Manuela Arcuri a Francesca Lana, da Sara Tommasi a Carolina Marconi sino alla popolarissima Belen. Il Cavaliere lo adora, se ne accorgono tutti. E così in molti prendono a contattarlo per ottenere raccomandazioni e incontrare gli uomini che contano. Nei mesi scorsi gli investigatori della Finanza restano a bocca aperta quando ascoltano due alti ufficiali del corpo, in servizio a Roma, che gli chiedono informazioni e favori. Poi ci sono gli imprenditori. Uno di loro, il pugliese Enrico Intini, amministratore di un gruppo da 140 milioni l'anno, considerato molto vicino a Massimo d'Alema, racconterà d'essere andato con Tarantini da Guido Bertolaso, il sottosegretario alla Protezione civile, per proporre la propria azienda.

A ben vedere, comunque, la tecnica che Giampi applica negli affari è sempre la stessa. Oggi usa le donne. Mentre nel 2005, quando si trattava di piazzare protesi e macchinari, si ingraziava medici e primari regalando buoni benzina, viaggi, abbonamenti allo stadio, prestando auto e in qualche caso, secondo gli investigatori, allungando mazzette. Certo allora era un po' pasticcione: le telefonate di un primario che si lamenta perché uno dei due assegni circolari a lui destinati è andato perso, resteranno a lungo negli annali della storia delle inchieste sulle tangenti. Ma il guaio più grosso Giampi lo combina portando le ragazze sbagliate al Cavaliere. Si può capirlo. L'estate sta finendo. Ormai la Sardegna è lontana. E soddisfare le richieste di nuove amiche da parte di Berlusconi non è più come organizzare i party in Costa Smeralda.

Anche per questo a palazzo Grazioli arrivano in autunno Patrizia D'Addario e le sue amiche. Giampi le recluta a Bari senza pensare che, alla lunga, la bionda e bellissima escort potrebbe rivelarsi pericolosa. Ormai dal 2006, l'anno in cui denunciò e fece arrestare il suo sfruttatore, Patrizia ha infatti preso l'abitudine di registrare tutti i suoi incontri. E poi, come racconta lei stessa a "L'espresso", tra le amiche che frequenta e presenta a Tarantini ce ne sono "alcune legate alla malavita". Ragazze che finiranno per vedere anche il premier.

Il rischio dello scandalo diventa insomma altissimo. E appena in città si sparge la voce dell'esistenza di nastri imbarazzanti per il premier, qualcuno svaligia la casa della escort. Patrizia racconta: "Mi hanno svuotato completamente l'appartamento. Hanno portato via tutto: i vestiti, la biancheria intima, il computer, la foto con dedica che Berlusconi mi aveva regalato, e i miei cd. Tutti, compresi quelli che la prima sera mi aveva donato Apicella". Un lavoro da professionisti utile per spaventarla, ma non per far sparire le tracce.

The king is dead


LAFD Capt. Steve Ruda says paramedics responded to a call at Jackson's home around 12:26 p.m. He was not breathing when they arrive

giovedì, giugno 25, 2009

Manie di grandezza

Berlu & Lamu

Zzzzzzzzzzzzz




«Non bisogna confondere la crisi della politica con la crisi della democrazia» e bisogna trovare un punto di riferimento nelle istituzioni «che hanno bisogno del necessario rispetto». (Giorgio Napolitano)

parole sante, se l'Italia fosse la Svizzera.....

Notizie varie


Pensioni: procedura Ue contro l'Italia: La Commissione europea ha deciso di aprire una nuova procedura d'infrazione contro l'Italia per non essersi adeguata alla sentenza della Corte di Giustizia Ue che prevede l'equiparazione dell'età pensionabile tra uomini e donne nel settore pubblico

Corte dei Conti: «Corruzione nella P.A. è una tassa occulta da 60 miliardi»
«L'evasione è una tassa da 100 miliardi, recupero arduo. Deluse le aspettative di miglioramento dei conti pubblici»

....ottava potenza al mondo, vero?....

Articolo noioso per terroni




...perché le cose a Bari vanno così, dall'Università alla sanità pubblica.

Alla conquista della sanità ecco il "sistema Tarantini". Non c´erano solo i politici nel giro delle feste organizzate da Gianpi ma anche molti medici responsabili degli acquisti. Neurochirurgia e ortopedia sono i reparti al centro del business. Ore di intercettazioni al vaglio della guardia di finanza. L´indagine della procura sulla corruzione per conquistare spazio nel mercato delle forniture ospedaliere in Puglia
di Gabriella De Matteis e Giuliano Foschini

Fonte: Repubblica Bari

Favori in cambio di appalti. Donne per ottenere un trattamento privilegiato, per accedere alle stanze del potere. E fare affari, accumulare ricchezza. L´inchiesta della procura di Bari fa luce anche su un sistema. Racconta delle ragazze che avrebbero partecipato alle feste del premier, ma ricostruisce anche un meccanismo consolidato del quale Gianpaolo Tarantini era il principale ideatore.

L´imprenditore barese ha 34 anni. Ha ereditato le società del padre. Eppure nella strada della sanità, in poco tempo, aveva fatto strada. Era conosciuto. Noto anche ai politici più navigati. A destra e a sinistra, Gianpaolo Tarantini aveva stretto rapporti personali, amicizie d´interesse. E anche nel mondo delle cliniche e degli ospedali aveva conoscenti, amici. Come alcuni primari, medici che, alle sue società, chiedevano le forniture. È questo il nodo dell´indagine. Perché al di là del presunto giro di escort e cocaina, al di là dei politici che avrebbe chiesto incontri "galanti", nell´inchiesta del sostituto procuratore Giuseppe Scelsi ci sono anche le procedure con le quali alle società dell´imprenditore barese e del fratello Claudio sono state assegnate alcune forniture.

Incarichi milionari che hanno permesso ai due di far crescere il fatturato delle proprie aziende. Le indagini non sono concluse. Gli uomini della guardia di finanza stanno rileggendo le intercettazioni telefoniche che hanno permesso di scoprire il presunto scandalo. Neurochirurgia e ortopedia: sono questi i reparti (ma sul nome degli ospedali gli investigatori non si sbilanciano) dove Gianpaolo Tarantini e suo fratello hanno fatto affari e non in maniera lecita. Le aziende dei due imprenditori, è l´ipotesi della procura di Bari, sarebbero state favorite. Avvantaggiate nella corsa per l´aggiudicazione di forniture di protesi. Gianpaolo Tarantini, sarebbe comunque riuscito a ripagare medici e primari che, nei confronti delle sue società, avrebbero avuto un occhio di riguardo.

La strategia della procura, ora, chiara. Gli uomini della guardia di finanza non scoprono le proprie carte, non per il momento almeno. Sperano di trovare altri riscontri. A maggio hanno perquisito gli appartamenti e gli uffici, oltre che dei fratelli Tarantini, del primario della seconda clinica di ortopedia al Policlinico di Bari Vincenzo Patella e di Ilaria Tatò, fisiatra ed imprenditrice. L´accusa, per loro, è di associazione a delinquere, finalizzata alla corruzione: perché l´ipotesi della procura è che i quattro avessero dato vita ad un vero e proprio sistema.
Ilaria Tatò avrebbe consigliato ad alcuni pazienti di rivolgersi per una consulenza più approfondita al primario Patella che, poi, avrebbe prescritto l´applicazione di protesi. A fornirle la "Tecnohospital" dei fratelli Tarantino. Saranno le indagini a dire se, come sospettano gli investigatori, questo o altri meccanismi siano stati sperimentati anche in altri reparti e ospedali. Sarà l´inchiesta ad accertare se e da chi i due imprenditori siano stati favoriti.
Il fascicolo è molto complesso. Con il passare dei giorni si moltiplicano i filoni dell´indagine. E anche gli spunti investigativi diventano più numerosi. L´ascolto delle intercettazioni sta offrendo altri particolari. E soprattutto sta delineando la personalità di Gianpaolo Tarantini. L´imprenditore, al telefono, ha parlato anche con Silvio Berlusconi. Conversazioni frivole, ritenute non fondamentali per le indagini, che dimostrano però la familiarità tra l´imprenditore e il presidente del Consiglio.

Quest´ultimo non sapeva però che l´abitudine di Gianpaolo Tarantini era pagare le ragazze, disposte a partecipare a cena o alle feste, organizzate dal premier a Palazzo Grazioli o a Villa Certosa. Come ha fatto con Patrizia D´Addario che ha ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con Berlusconi. E che in un´intervista al giornale britannico Sunday Times, ieri, ha raccontato nuovamente i suoi due incontri con il premier.

«Ma questo è un harem» ha detto Patrizia di aver pensato quando alla prima festa a Palazzo Grazioli ha visto altre venti ragazze. E la escort barese ha reso nuove dichiarazioni, ha aggiunto altri particolari sulla vicenda, ieri mattina, quando agli uomini della guardia di finanza ha consegnato video e registrazioni audio, materiale che sarà allegato agli atti dell´inchiesta.
E in queste ore il pubblico ministero Giuseppe Scelsi sta valutando la possibilità di ascoltare anche coloro che, così come emerge dalle intercettazioni, hanno incontrato le ragazze, reclutate da Tarantini, indagato per induzione alla prostituzione. L'obiettivo è capire se sapessero che l´imprenditore barese, per la partecipazione alle feste o agli incontri a luci rosse, pagasse le giovani donne.

E si continua




....sono originario di quei luoghi. Non sono cose che avvengono a caso

Inchiesta su squillo, politici e droga. Bruciata l'auto di Barbara Montereale
di Gabriella De Matteis e Giuliano Foschini
Misterioso incendio questa notte sotto l'abitazione di Barbara Montereale (foto), una delle ragazze che hanno accompagnato Patrizia D'Addario a Palazzo Grazioli la sera del 4 novembre scorso. Ignoti hanno appiccato il fuoco all'auto della giovane parcheggiata sotto la casa di Modugno, alle porte di Bari. Nel giorni scorsi la ragazza era stata interrogata dalla Finanza sia sul viaggio a Roma e sull'incontro con Berlusconi che sul giro di feste organizzate dai fratelli Tarantini al centro dell'inchiesta nella qualle 19 ragazze hanno parlato di festini a base di sesso e cocaina

Chiamate papi allora


CORTE DEI CONTI: "LA CORRUZIONE FRENA LO SVILUPPO DEL PAESE"...

se ne sono accorti adesso? Ovvio che Berlusconi non è il responsabile della situazione, ma con lui le cose non è che siano cambiate.

La sera andavamo a Palazzo Grazioli 2

...e certo, che una così si dimentica facilmente...




Fonte: la Repubblica

La verità di Patrizia sulla notte a Palazzo Grazioli: "Le ragazze lo chiamavano Papi". "Indossavamo abiti neri corti, tranne due in pantaloni. Erano escort lesbiche che lavoravano in coppia". "Silvio sapeva tutto di me ecco perché
non può dire di avermi dimenticata". "Mi rimase la sensazione di un harem. Ma qua esisteva solo lo sceicco"
di CONCHITA SANNINO e CARLO BONINI


BARI - Patrizia D'Addario infila la mano nella borsa. Ne estrae il registratore più noto d'Italia. Ha un sorriso teso: "Se registrate voi, registro anch'io...". "Io lo faccio sempre. Grazie a questo registratore ho potuto vedere condannato l'uomo che abusava di me. Io non ricatto. Dico la verità. Ma nella vita, spesso, per farti credere servono delle prove". Patrizia accetta di parlare con Repubblica a una condizione. "Eviterò di affrontare i dettagli dell'inchiesta".

Il presidente del Consiglio dice: "Quella donna? Ne ignoravo il nome e non ne avevo in mente il viso".
"Se avessi voglia di scherzare, direi che non ricorda perché girano troppe ragazze che mi somigliano tra Palazzo Grazioli e, a leggere i giornali, Villa Certosa. Invece io la faccia di quell'uomo me la ricordo bene. L'ho avuta troppo vicina per dimenticarne i dettagli. Ma non ho voglia di scherzare. Mi stanno massacrando".

Lei stessa ha detto di essere una escort.
"Avrei potuto continuare a fare quella vita senza svelarmi e prendermi le buste del presidente con 10 mila euro. Io, invece, quando ho capito di essere stata ingannata, ho deciso di ribellarmi. Io sono l'unica che ha il coraggio di dire il mestiere che fa. Le altre tacciono, frequentano Papi, incassano le buste, fanno carriera e chiedono rispetto".

Partiamo dall'inizio. Lei ha detto che a presentarla a Gianpaolo Tarantini è stato un amico comune, tale "Max". E' Massimiliano Verdoscia?
"Non lo so. Io lo conoscevo come Max".

Può chiarire quanti soldi ha avuto in totale per i due incontri a Palazzo Grazioli?
"Mille euro. Li ho avuti solo la prima volta per partecipare alla cena a Palazzo Grazioli. La seconda volta, quando sono rimasta tutta la notte, non ho avuto nulla. Se non la promessa che sarei stata aiutata a costruire finalmente quel residence per il quale ho le carte in regola e ho pagato già per ben quattro volte gli oneri di edificabilità".

Andiamo alla prima volta a palazzo Grazioli. Metà ottobre 2008.
"Io, a differenza di Silvio Berlusconi, ricordo ogni dettaglio. Quando arrivai saranno state le 22. Presi l'ascensore. Attraversai un lungo corridoio che si apriva in un salone dove trovai già molte ragazze. Altre arrivarono dopo. In totale saremo state una ventina".

Ne conosceva qualcuna?
"Alcune ricordavano dei volti televisivi. In realtà, mi colpì un altro particolare".

Quale?
"Mentre la gran parte di noi, come ci era stato detto, indossava abiti neri corti - il mio era di Versace - e trucco leggero, due ragazze che stavano sempre vicine, avevano pantaloni lunghi. Ho saputo, ascoltando quello che dicevano in pubblico, che erano due escort lesbiche che lavoravano sempre in coppia".

C'erano ragazze minorenni?
"Non mi misi a chiedere le età".

C'erano ragazze straniere?
"Mi sembrarono tutte italiane. E tutte mostravano, a differenza mia, una grande familiarità con la casa e il presidente. Lo chiamavano tutte Papi".

Lei non lo chiamava Papi?
"Io lo chiamavo Silvio. Mi disse di getto: "Come sei carina". Aveva una camicia nera. Quando si sedette notai i tacchi delle scarpe. Volle che mi sedessi accanto a lui nel salone con divani, dove proiettarono un lunghissimo video. Si vedevano i suoi incontri con i leader internazionali, i comizi, una folla che cantava "Meno male che Silvio c'è". Tutte le ragazze, a quel punto, fecero la "ola"".

E lei?
"Ero distratta da un barboncino bianco che leccava i miei piedi e quelli del presidente. Lui lo chiamava Frufrù e mi disse che glielo aveva regalato la moglie di Bush".

Quanto durò il video celebrativo?
"Fu lunghissimo. Il Presidente si alzava per chiedere champagne e focaccine. Poi, finalmente andammo in sala da pranzo. Un tavolo lunghissimo su cui volteggiavano tantissime farfalle. Di tulle, carta velina e altro materiale. Di vari colori. Farfalle ovunque, attaccate ai centro tavola e ai candelabri. Ho fatto indigestione di farfalle. La cena andò avanti fino all'alba. Ma non una cena da gourmet. Bresaola con sottaceti. Tagliatelle ai funghi. Cotolette con le patate. Torta di yogurt, che poi fu la cosa che mi piacque di più. Ne presi tre porzioni. Era morbida, come quelle della nonna".

Una cena così non può finire all'alba.
"Ci si interrompeva continuamente. Per canti, balli, barzellette. Berlusconi usò anche una storiella per parlare di me. Mi fissava e diceva. "Conosco una ragazza che non crede più agli uomini. La farò ricredere. La andrò a prendere con il mio jet privato". Poi, con il Presidente ballai. Un lento suonato dal pianista della casa. Era "My way". Ballammo molto vicini. Non si ricorda il mio volto?".

Quando lei andò via, qualcuna delle ragazze rimase?
"Non posso rispondere. Posso solo dire che era quasi mattina".

Il presidente dice: "Mi è stato insegnato a non andare a dormire se c'è anche un solo documento di cui occuparsi sulla scrivania". Lei ricorda se il presidente si è assentato per esaminare qualche dossier? Per rispondere a qualche telefonata?
"Il presidente ci parlava di molte cose del suo lavoro. Ma si è alzato soltanto per prendere i regalini. Ci teneva a distribuirli lui. Noi aprivamo e c'era l'obbligo di indossarli. Le solite farfalline, tartarughine, bracciali, collanine, anelli".

Che sensazione le rimase di quella sera?
"Un harem. Anzi. Gli harem sono una cosa seria che io conosco bene. Perché sono stata tre volte a Dubai. Gli sceicchi, a modo loro, rispettano le loro mogli. Se ne circondano, le precedono, ma le mostrano con orgoglio. Quello che vidi, invece, non mi piaceva. Esisteva solo lo sceicco: lui".

Ha mai sentito parlare di Noemi Letizia?
"Dopo la nota vicenda, sì. Ma non posso entrare nei dettagli. In generale, ripensando a quella storia, posso solo dire che non ho parole".

Lei tornò a palazzo Grazioli la sera del 4 novembre. Tarantini disse "lui vuole te".
"Evidentemente si ricordava di me".

E' la sera in cui resta l'intera notte. La notte dell'elezione di Obama, durante la quale, inutilmente si cerca di tirare fuori dalla stanza il presidente. Almeno fino alla colazione.
"Su quella notte non posso dire".

Ma è vero che lui la invitò a rimanere per la colazione?
"Sì. Non in sala da pranzo. Fu una cosa più intima".

La accusano di aver ordito un complotto a pagamento. La definiscono una "ricattatrice".
"E' ridicolo. In questa storia non ho mai preso un soldo da nessuno. Ho deciso di parlare il 31 maggio. Quando capii di essere stata ingannata. Che nessuno mi avrebbe aiutato nel mio progetto di vita: la costruzione del residence. Il premier era a Bari. Mi riconobbe e mi salutò. Poi, mi fece bloccare dalla scorta, nonostante fossi una delle sue candidate. Per altro, riconobbi chi mi fermò. Uno degli uomini della scorta che avevo visto a palazzo Grazioli fare altre cose".

Cosa?
"Guardarmi la sera del 4 novembre mentre il presidente, seduto su divano, mi accarezzava esplicitamente".

Quindi decise quel giorno?
"Fu l'ultima goccia. Parlai subito con un fotoreporter di Oggi. Ma c'era già stato dell'altro".

Il furto nel suo appartamento?
"Stranissimo furto. Avvenne in maggio. Pochi giorni dopo che avevo confidato a un amico che ero in possesso delle registrazioni dei miei incontri con il presidente".

L'amico era Gianpaolo Tarantini?
"No. E non ne posso fare il nome".

Cosa rubarono?
"Computer, cd musicali, tutta la biancheria intima, i miei vestiti di Versace, compreso quello che avevo indossato a Roma. Mi spaventai e cominciai a capire".

Per questo motivo cercò un avvocato?
"Cercai un avvocato per l'intervista che volevo fare con Oggi. Poi non se ne fece nulla e il mio avvocato rimase accanto a me quando, con mia grande sorpresa, l'8 giugno venni convocata come testimone dal pm".

L'inchiesta ha accertato festini organizzati in cinque residenze con esponenti politici locali.
"Non ho mai partecipato".

Ha frequentato il vicepresidente della Regione, il Pd Sandro Frisullo?
"Non so chi sia".

Vice and Spice

Watch out Maureen. If he sees you, he could invite You to a party.....




By MAUREEN DOWD
Published: June 23, 2009

Sneaking a smoke now and again is not the worst presidential flaw imaginable.

Our president is positively monkish compared with Silvio Berlusconi, whose Vesuvial vices spurred a trio of women academics in Italy to write an “Appeal to the First Ladies.” It urges Michelle Obama and other wives of world leaders to boycott next month’s G-8 summit in L’Aquila, Italy, to protest the Italian prime minister’s “sexist” and “offensive” manner toward women.

One of the things the petitioners objected to, according to The Times of London, was Berlusconi’s attempt to put up actresses and showgirls as candidates in the European elections (not to mention as allegedly remunerated ornaments for wild parties at his posh villas).

His wife, Veronica Lario, a former actress who met him while she was starring topless in “The Magnificent Cuckold” and who is now divorcing him, has operatically upbraided him twice: once two years ago after he had a public flirtation with a TV starlet whom he later appointed as Minister of Equal Opportunities; and again last month when Lario charged her randy hubby with “consorting with minors” after he went to the 18th birthday party of a model and gave her a diamond and gold necklace.

Naturally, Berlusconi, who likes to be called “Papi” by his flock of chicks, upped the antics.

The paparazzi splashed photos of topless babes — or “L’harem di Berlusconi,” as they’re known — and a buck naked ex-Czech prime minister romping at Berlusconi’s villa in Sardinia.

And a comely 23-year-old starlet named Barbara Montereale told La Repubblica this week that she got paid by a hospital equipment vendor for going to the villa in January — an incident now under police investigation.

“We played with a little puppy that Bush had given him as a present,” she said.

She claimed she went with another girl, an “escort” named Patrizia D’Addario, who told her that she had had sex with the 72-year-old prime minister and asked for a favor about a building project but never got it. Now a disillusioned D’Addario has released a secret recording she made in which Berlusconi’s voice is heard saying: “Go and wait for me in the big bed.”

The Wall Street Journal reported Tuesday night that Berlusconi, in an interview with the Italian society magazine Chi, which is owned by his holding company, denied that he had ever paid a woman to spend the night with him. “I’ve never understood what would be the satisfaction if there isn’t the pleasure of conquest,” he said, adding that he had “no memory” of D’Addario.

Given Berlusconi’s louche ways, L’Aquila is a safe place for President Obama to indulge his lingering smoking habit.

It’s interesting that someone with such daunting discipline can’t apply his willpower to cigarettes. The day after he signed a historic tobacco bill, the president conceded at a White House news conference that he “constantly” struggles with his vice and falls off the wagon sometimes.

He got testy with the McClatchy reporter who asked him about his bill and his habit, pointing out that the legislation was meant to stop “the next generation of kids” from smoking. Then he got even snippier with Major Garrett of Fox News, who referred to the president’s strong opening statement on Iran, noting: “You said about Iran that you were ‘appalled’ and ‘outraged.’ What took you so long to employ those words?”

The president protested that he had been consistent in trying not to let the White House and C.I.A. become foils that the Iranian government could blame.

When CBS News’s Chip Reed later asked Mr. Obama if he was “influenced at all by John McCain and Lindsey Graham accusing you of being timid and weak,” the president grinned dismissively.

But Mr. Obama regularly has to be cajoled by supporters and critics into using bolder rhetoric. It happened in his battle against Hillary during the campaign and with the A.I.G. bonuses and now Iran.

Privately, he gets irritated at those who make him out to be a wimp just because he tends not to react dramatically or visibly to events. That doesn’t mean he’s not responding or that he’s not tough, he says; it just means he’s not doing it on the timetable or at the decibel levels that some would prefer. Like the Bushes, he will point out, as he did at the press conference, he is the president and his critics are not.

He also got prickly with NBC News’s Chuck Todd when Todd said the president had “hinted” that there would be consequences for a repressive Iran.

“Well, I’m not hinting,” Mr. Obama said. “I think that when a young woman gets shot on the street when she gets out of her car, that’s a problem.”

When Todd asked why he wouldn’t spell out the consequences, the president shot back, “I know everybody here is on a 24-hour news cycle. I’m not. O.K.?”

It was enough to make a guy sneak out to the Truman balcony for a smoke.

mercoledì, giugno 24, 2009

Tutti dovrebbero leggere questa intervista




...povero Signorini che cosa gli fanno fare, ma forse è d'accordo...

"Io, Patrizia e Veronica. Ecco la verità"

Fonte: il giornale.it (intervista precedentemente apparsa su "Chi")

Berlusconi si confessa a Chi e ribatte alle accuse: "Mai pagata una donna". E su Veronica: "Una ferita dolorosa, ma i grandi amori non si cancellano"

Alfonso Signorini

Silvio Berlusconi nell’occhio del ciclone. Da almeno un paio di mesi a questa parte per lui non c’è tregua. Sul piano privato, ma anche su quello pubblico, visto che alcuni episodi della sua vita privata hanno finito per influenzare pesantemente il clima politico. La miccia si è accesa il 28 aprile, a seguito di un breve articolo del quotidiano La Repubblica, in cui veniva riportata notizia della partecipazione del premier alla festa di compleanno di Noemi Letizia, figlia di amici, in un ristorante di Casoria, a una ventina di chilometri da Napoli. Da lì la situazione è andata precipitando. Prima le dichiarazioni pesantissime della moglie Veronica Lario, poi l’annuncio, il 3 maggio, della loro separazione. Il tutto alla vigilia delle elezioni europee. Non si erano ancora spenti gli echi dei risultati elettorali, che Massimo D’Alema annuncia da Bari nuove «scosse» per Berlusconi e il suo governo. E la scossa, puntuale, arriva due giorni dopo: la procura di Bari avvia un’inchiesta su un giro di prostituzione, che vede tra i principali testimoni Patrizia D’Addario, una squillo di lusso (ma candidata alle comunali di Bari, dove raccoglierà solo 7 voti). Patrizia confessa di essere stata ospite a Palazzo Grazioli, residenza romana di Berlusconi, e di aver passato anche una notte con il presidente del Consiglio. Gli inquirenti chiamano a testimoniare altre due ragazze, Lucia Rossini e Barbara Montereale. Tutte e tre portate a casa del premier da un comune amico: Gianpaolo Tarantini, imprenditore pugliese, indagato per induzione alla prostituzione. Questi gli antefatti. Da quando è scoppiato lo scandalo, Berlusconi sull’argomento ha concesso sempre pochissimo ai media. Non ha mai voluto fare commenti pubblici, ribadendo con forza che il suo lavoro a capo del governo avrebbe risposto meglio di qualsiasi discorso alle illazioni. Affronta ora la spinosa questione per la prima volta con Chi, dopo una giornata di relax trascorsa a Villa Bonomi Bolchini, nei pressi di Paraggi, tra gli affetti familiari. Cioè nel clima ideale per affrontare con serenità anche le domande più difficili.

Presidente, partiamo dall’inchiesta di Bari. Lei conosce Patrizia D’Addario?
«Non ne ho alcun ricordo. Ne ignoravo il nome e non ne avevo in mente il viso».

Non si era reso conto che potesse essere una prostituta d’alto bordo che voleva tenderle una trappola?
«Se sospettassi di una persona una cosa del genere, le starei lontano mille miglia».

Ha mai pagato una donna perché restasse con lei?
«Naturalmente no. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia se non c’è il piacere della conquista».

Ha detto che non ricorda il viso di Patrizia D’Addario. Ricorda, invece, Lucia Rossini e Barbara Montereale?
«Incontro ogni giorno decine e decine di persone per le ragioni e le occasioni più diverse. Non voglio far torto a nessuno, ma è evidente che non posso ricordarle tutte».

Come ha conosciuto Gianpaolo Tarantini? Che cosa pensa ora di lui?
«L’ho conosciuto la scorsa estate in Sardegna e mi è stato presentato come un imprenditore serio e stimato. So che in Puglia è conosciuto e stimato da molti. Non avevo mai saputo di inchieste giudiziarie che lo riguardassero. Ora che è al centro di un’indagine penso che per lui, come per ogni cittadino coinvolto in un’azione giudiziaria, debba valere la presunzione di innocenza. Sono un garantista e per questo sospendo ogni giudizio».

Non trova insolito che gli ospiti di Palazzo Grazioli non vengano controllati dagli uomini della vigilanza?
«Nessuno dei miei ospiti è mai stato sottoposto a una perquisizione personale. Se poi qualcuno abusa della mia cortesia e della mia buona fede e viola la mia privacy, questo è un comportamento che squalifica lui, non me».

A proposito di privacy, c’è chi pensa che sia molto strano che il fotografo Antonello Zappadu abbia potuto lavorare indisturbato per tanto tempo attorno a Villa Certosa, la sua residenza in Sardegna, senza che i servizi segreti se ne accorgessero. Lei che risposta si è dato?
«Penso che i servizi segreti siano stati occupati in cose più serie delle foto di Zappadu».

Ritorniamo all’inchiesta di Bari. Chi c’è dietro questa inchiesta secondo lei?
«C’è qualcuno che conosceva molto bene la data delle elezioni a Bari e che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora D’Addario».

La famosa “scossa” di D’Alema si riferiva secondo lei a questa inchiesta?
«È a lui che deve chiederlo. Un leader politico normalmente non si occupa di pettegolezzi e di dicerie. Si occupa, invece, di cose concrete».

Francesco Cossiga sul «Corriere della Sera» la esorta a non chiedere scusa a nessuno: secondo lui il privato non influisce sulla vita pubblica. Cosa gli risponde?
«Ringrazio il mio caro amico Cossiga per il suo intervento a mio sostegno. In effetti, io non ho nulla di cui dovermi scusare con nessuno. Non c’è nulla nella mia vita privata di cui io mi debba scusare. Sono, invece, in tanti, dagli editori ai direttori dei principali quotidiani italiani, che debbono vergognarsi e che dovrebbero scusarsi con me».

Lo faranno secondo lei?
«Non lo faranno, certo. Ma alla fine di questi miserevoli attacchi si ritroveranno con meno credibilità e con meno lettori».

Silvio Berlusconi guiderà il G8 dell’8 luglio?
«Se non defungo prima...» (intanto fa gli scongiuri, ndr).

Passiamo al suo incontro con il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Un bilancio?
«Molto positivo. Il presidente Obama è persona di grande lucidità, concretezza, simpatia e sense of humour. Ci siamo trovati subito bene insieme. E questo non soltanto perché Stati Uniti e Italia sono da sempre vicini, hanno gli stessi valori, hanno la stessa visione dei principali problemi internazionali, ma anche perché Barack Obama e io abbiamo in comune la stessa cultura del fare, della concretezza».

Quanti saranno i detenuti di Guantanamo che arriveranno in Italia e dove saranno accolti?
«Tre per cominciare. Poi vedremo, in sintonia con gli altri Paesi europei. La decisione su dove accoglierli la assumeranno le autorità di pubblica sicurezza».

Il terremoto in Abruzzo. Perché la ricostruzione procede lentamente?
«Lentamente? Vorrà scherzare. Mai in Italia, e nemmeno nel mondo, si è data una risposta così tempestiva a un’emergenza così grave. Ce lo riconoscono tutti. Entro il 30 novembre quindicimila persone avranno una casa vera, confortevole e addirittura ammobiliata. Le famiglie che usufruiranno di queste case ritorneranno nelle loro vecchie abitazioni quando saranno ricostruite a spese dello Stato. E i nuovi appartamenti diventeranno dei “campus” per gli studenti dell’Università dell’Aquila, che potrà offrire così agli studenti che verranno da tutto il mondo un’ospitalità unica e fantastica».

Ritiene che certa stampa stia strumentalizzando anche il disagio dei terremotati?
«Trovo vergognoso che certa stampa riesca a strumentalizzare persino il disagio e le attese delle vittime del terremoto. Gli italiani hanno dato una grande risposta di civiltà, di unità e di compostezza di fronte alla tragedia del terremoto. Mi piacerebbe che anche la classe politica e la stampa fossero all’altezza del Paese che le esprime».

Si è mai chiesto cosa accadrà al Pdl dopo di lei? Chi è potenzialmente il suo erede?
«Solo i monarchi hanno eredi. Io non sono un monarca, non ho ricevuto investiture se non dalla gente. Sono convinto che il Pdl sarà l’asse portante della politica italiana del XXI secolo, come lo sono stati la Destra storica o la Democrazia cristiana in altre stagioni politiche. E i leader nasceranno, come avviene sempre in politica, sul campo e dal consenso della gente».

Vorrei toccare un tema sul quale lei non si è mai espresso apertamente. Quello di sua moglie Veronica. Molti sperano ancora in una vostra riconciliazione. C’è qualche possibilità che ritorniate a vivere insieme?
«È stata una ferita molto dolorosa. Non so se il tempo potrà rimarginarla. Quello che è certo è che la nostra è stata una grande storia d’amore. E le vere storie d’amore non si cancellano mai».

La separazione da sua moglie ha messo in crisi anche i rapporti tra lei e i vostri figli, Barbara, Eleonora e Luigi?
«Il rapporto che mi lega a loro è più forte di prima. Il dolore per il fango che hanno provato a gettarci addosso ci ha unito ancora di più. La risposta di tutti i miei figli di fronte alle incredibili affermazioni del leader dell’opposizione (Dario Franceschini aveva chiesto pubblicamente agli italiani: “Fareste educare i vostri figli da Berlusconi?”, ndr) è stata per me la più grande gioia da molto tempo a questa parte».

Come hanno reagito i suoi figli di fronte a questa separazione?
«Come ogni figlio. Con dolore, ma anche con rispetto per entrambi i genitori. Hanno confermato di essere ragazzi splendidi, hanno dato prova di grande sensibilità e maturità».

La vediamo in queste pagine in foto privatissime accanto ai suoi nipoti. Pare esserci un grande feeling tra voi.
«Fare il nonno è bellissimo. In un certo senso è perfino meglio che fare il genitore. C’è la stessa dolcezza, ma ci sono meno responsabilità. Ci si può permettere di viziare un nipotino come non si è mai potuto fare con i figli. Tanto ci pensano i genitori a far loro rispettare le regole».

Anche Alessandro, il figlio di sua figlia Barbara, ha doti canore, a giudicare da un’immagine di questo servizio...
«In effetti ha molto senso musicale. Conosce e canta decine di canzoni. La sua sensibilità per la musica, che naturalmente incoraggio in ogni modo, mi fa dire: “Tutto suo nonno”».

Come convive Berlusconi nonno con il Berlusconi Superman?
«L’idea di avere un nonno Superman piace moltissimo ai miei nipotini, li affascina. Gabriele e Silvio, i figli di Marina, che sono anche loro dei bambini “speciali”, sono convinti per davvero che io sia Superman. Questo mi impone, a volte, delle esibizioni particolari e impegnative. Non le racconto... per amor di patria».

A proposito, è vero che i suoi più stretti collaboratori la chiamano Duracell?
«In mia presenza non osano. Può darsi che tra loro, in privato, succeda. In effetti qualche volta mi accorgo che loro sono esausti, mentre io continuo imperterrito a darmi da fare. Ma sono molto più giovani di me: se ce la faccio io, devono farcela anche loro».

Si favoleggia che Berlusconi dorma pochissime ore a notte. Qual è il suo ultimo pensiero prima di addormentarsi?
«Mi è stato insegnato a non andare a dormire se c’è anche un solo documento di cui occuparsi sulla scrivania. Ogni sera mi chiedo se ho fatto tutto quello che dovevo fare».

E il primo pensiero della giornata?
«Al risveglio, un grazie per la bellezza della vita. E una sintesi mentale, spesso un po’ preoccupata, di tutto ciò di cui dovrò occuparmi durante la giornata».

Bisogno di vacanze? Dove andrà questa estate?
«Non ho ancora un programma».

Ritornando a Palazzo Grazioli, lei ci ha incontrato anche Fiorello. Che qualche giorno fa, ribadendo con forza «mai più a Mediaset», ha descritto così il vostro incontro: «Avevo davanti il presidente del Consiglio che si occupava di me, un guitto, un saltimbanco, e che mi diceva: “La tua strada è senza ritorno”. Me la sono data a gambe». Che ne pensa?
«Fiorello si è semplicemente dimenticato di avere dichiarato, dopo l’incontro con me, che io gli avevo chiesto di rimanere dov’era. Cioè nel servizio pubblico. Alla Rai».

Da ultimo, in questi mesi così difficili sul piano privato, le è mai capitato di pensare a sua madre?
«Penso a mia madre ogni giorno. In un anno ho perso lei e mia sorella, due delle persone che mi amavano di più. Mia madre mi ha insegnato a non avere paura di nulla, a non farmi scoraggiare da nulla. Io sono molto sereno. Sono triste, ma sereno. E sono convinto che mia madre continui a proteggermi».

Vivaddio un po' di coraggio



Fate repulisti. Ascoltate la base e non perdete gente come Cacciari.....

Bonaiuti!!!



ascoltate dalla metà in poi...

Scontro finale?




...viene voglia di dire finalmente...

Fonte la Repubblica

Accuse di "eversione" e "niente pubblicità". Il gruppo Espresso querela Berlusconi
Il Cavaliere: "Non tengono vergogna". E insiste: "Giusto non dargli pubblicità"

MILANO - Il gruppo editoriale L'Espresso ha dato mandato ai legali Carlo Federico Grosso e Guido Rossi di "avviare tutte le azioni a tutela della società, vista la rilevanza sia penale che civile individuabile nelle dichiarazioni" del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rese a Santa Margherita Ligure durante l'assemblea dei giovani di Confindustria.

In quell'occasione - spiega una nota - Berlusconi "ha accusato il quotidiano La Repubblica di un attacco eversivo nei suoi confronti e nel contempo ha istigato gli industriali a boicottare ed interrompere gli investimenti pubblicitari".

A Santa Margherita Ligure, il 1 giugno, il premier aveva detto di non dare pubblicità a media "disfattisti e catastrofisti" e poi aveva parlato di "progetto eversivo" contro di lui. Una trama, secondo il Cavaliere, che vedeva il Gruppo Espresso e La Repubblica in prima fila. Un concetto, quello dell'eversione, che Berlusconi ha poi ribadito più volte nei giorni successivi.

Il Cavaliere insiste: "Sbagliato dargli pubblicità".
Bisogna rilanciare l'immagine dell'Italia anche per "rimediare" ad una "campagna, alimentata dall'odio e dall'invidia personale, che certamente non fa bene al paese". Così oggi Berlusconi è tornato sulla vicenda presentando a Palazzo Chigi il logo Magic Italy. Per poi, commentando direttamente la notizia della querela, rilanciare: "Non tengono vergogna...".

Il presidente del Consiglio poi ribadisce: "Non posso che ribadire quello che ho detto, e cioè che è masochista chi dà la pubblicità ai media che, a furia di parlare di crisi, diventano essi stessi fattori di crisi".

O' miracolo



...avere contro le proteste di proprio tutti i giornalisti, anche quelli della sua parte.

"Le notizie non si occultano". I Cdr chiedono che il direttore sia ascoltato dalla Vigilanza. Slittano ancora le nomine
Rai, Garimberti porta il caso Tg1 in Cdr. Protesta dei giornalisti contro Minzolini

di GIOVANNA VITALE

ROMA - Slittano ancora le nomine Rai, a dispetto dell'ordine del giorno in cda che aveva al primo punto la designazione dei direttori di Tg2 e Raisport. La mancanza di un accordo complessivo ha costretto il dg Masi a rimandare tutto alla prossima settimana, quando si dovrebbe discutere pure di Raidue, Radio Rai e forse Raitre e Tg3. Una necessità dettata anche dal "caso Minzolini" e dalla clamorosa protesta dei giornalisti, questione che il presidente Paolo Garimberti porrà oggi con forza all'attenzione del consiglio.

D'altra parte non era mai accaduto. Mai a Viale Mazzini i comitati di redazione di tutte le testate s'erano riuniti in assemblea plenaria per condannare la disinformazione diffusa dai telegiornali sullo scandalo Berlusconi-D'Addario. "Siamo tutti Tg1, siamo tutti, noi giornalisti della Rai, contro le scelte editoriali di chi occulta le notizie e rende agli italiani un pessimo servizio pubblico radiotelevisivo" afferma un documento. Nel mirino c'è Augusto Minzolini, da meno di un mese direttore del Tg1, autore lunedì sera di un editoriale per difendere la sua linea del silenzio. Ebbene è ora che egli "comprenda", sottolineano i rappresentanti sindacali dei giornalisti, "qual è il compito del direttore di una testata del servizio pubblico, tenuta a raccontare e rappresentare, con tutti i punti di vista, i fatti che hanno rilevanza nella vita del Paese. Un impegno che mai può venir meno e mai può permettersi di tacere notizie o impedire una loro corretta e completa lettura". E ciò vale "anche per il Tg2, responsabile di analoghe omissioni" e per tutte le redazioni. I comitati di redazione concludono chiedendo alla Commissione di Vigilanza di convocare Minzolini. Un'audizione che l'ufficio di presidenza potrebbe decidere già oggi, insieme a quella dei direttori degli altri Tg Rai.

Nel frattempo, almeno finché Minzolini "non avrà chiarito le sue scelte sulle vicende del premier", l'associazione Libertà e Giustizia invita a non guardare più il Tg1. E il direttore viene bacchettato perfino da un deputato del Pdl, già direttore di QN Giancarlo Mazzuca: "Ha sbagliato. Io avrei dato la notizia, ma mettendo in rilievo le forzature".

Una protesta inedita, quella dei giornalisti Rai, che incassa subito la solidarietà del consigliere in quota Pd, Giorgio Van Straten: "La presa di posizione dei cdr dimostra che il richiamo a una maggiore correttezza non era un'invenzione né del presidente Garimberti, né del consigliere Rizzo Nervo, che ha invocato la possibilità di licenziamento per giusta causa. Perché se dare notizie in modo distorto è grave, non darle affatto è peggio". Un'ipotesi, quella ventilata da Rizzo Nervo, rilanciata ieri da Antonio Di Pietro. "Minzolini è un gossipparo", anzi "l'Emilio Fede del servizio pubblico", ha attaccato il leader Idv. Annunciando una lettera al Capo dello Stato completa di dossier sul tema e denunciando le future nomine di Viale Mazzini: "Noi abbiamo rifiutato la spartizione e un mercimonio di posti su cui ora deve intervenire la magistratura".

Nomine che tuttavia oggi non si faranno. Colpa dello stallo sui direttori di Rete. Perché se il Tg2 dovrebbe andare a Mario Orfeo, Raidue è ancora contesa tra Fi e Lega. La quale potrebbe accontentarsi della direzione della Tgr con Simonetta Faverio. Per Radio Rai si profila la "super direzione" di Bruno Socillo, mentre su Raisport il condirettore Eugenio De Paoli non convince. Resta infine il rebus Raitre-Tg3, che vedrebbe il direttore del Tg3, Di Bella, trasmigrare alla Rete. E Bianca Berlinguer al suo posto.

Brrrr, se fosse vero

Lettera a Dagospia

E ti pareva che Cossiga non si facesse vivo con Berlusconi. Per dirgli in buona sostanza tre cose:
1 - non c'è nessun complotto, te lo dico io che me ne intendo:
2 - il casino nasce dalla tua ingenuità. In buona sostanza sei un fessacchiotto;
3 - per uscire dall'impasse e andare sicuramente a elezioni anticipate, un consiglio: presentati in Parlamento (al Senato, mi raccomando. Ricordati che alla Camera c'è Fini). Poni la fiducia su una mozione e fatti votare contro dai tuoi. A questo punto il Quirinale non potrà fare altro che sciogliere le camere e il gioco è fatto. Elementare Watson!
Saverio D.

martedì, giugno 23, 2009

Travaglio lo aveva detto


ci sarà immediatamente qualcuno del soccorso rosso che accorrerà in aiuto del cavaliere di Hardcore. E puntualmente:

LETTERA APERTA SUL NUOVO MORALISMO
Ubaldo Casotto per Il Riformista

Gentili colleghi scandalistici e gentili lettori scandalizzati della sinistra progressista
Faccio questo mestiere da vent'anni e capisco quanto possano prudere le mani sulla tastiera, prurito che segue quello che ha tormentato le orecchie e il gonfiore che affligge gli occhi dopo il lungo stropiccio per tenerli ben desti e incollati al buco della serratura... Capisco. Però allora non capisco più che mondo volete.

Mi spiego. Ho una figlia in età di liceo e dal prossimo anno potrà fornirsi liberamente di preservativi a scuola (non credo che sulle confezioni ci saranno scritte tipo quelle che campeggiano sui nostri pacchetti di sigarette: "Il sesso in età precoce nuoce all'equilibrio psichico") e vivere "gioiosamente" e "liberamente" le sue "avventure" (avventure che potranno indifferentemente essere con un uomo, una donna, più uomini, più donne, un mix tra i due generi e... perché no?, anche con il concorso di qualche animale, come teorizzato da illustre pensatore tempo addietro).

Ho un figlio di undici anni, non credo sappia che alle sue compagne di classe verrà consigliato il vaccino contro il papillomavirus, responsabile di alcuni tumori dell'utero e che si trasmette attraverso i rapporti sessuali. Non lo sa ma presto glielo spiegherete voi, o provvederà un insegnante di educazione sessuale, magari lo stesso che in seconda media spiegò a mia figlia (quella di prima) che la gravidanza è un "inconveniente" del rapporto sessuale dal quale tutelarsi, appunto con il preservativo.

Leggo da anni interviste a sindacaliste delle prostitute che spiegano l'assoluta liceità della professione (e quindi della dazione di denaro) e la necessità della sua legalizzazione. Non c'è rivista che con l'approssimarsi dell'estate non spieghi che «l'avventura extraconiugale fa bene alla coppia». Preti, suore e monaci dovrebberro, sempre secondo voi, smetterla con questa anticaglia della castità, sposarsi, liberarsi, emanciparsi... insomma scopare.

Finalmente trovate uno che (pare) attua tutto quello che ci avete predicato e che a me non piace; lo fa ostentando gioia, allegria, sfrontatezza e senza limiti... E voi che fate? Citate con faccia triste le preoccupazioni di qualche tonaca vescovile (le stesse che irridete negli altri 364 giorni dell'anno) e lo impiccate alla corda del vostro moralismo.

Ma andate a farvi fottere!

Mia postilla: Adesso, che qualcuno debba/voglia mantenere il posto di potere (e non lo dico del povero estensore di questa lettera), io lo poso capire. Ma che poi sul serio ci si faccia domande sul perché il PD è precipitato e il centrosinistra annaspi... mi sembra che il Riforimista sia dalemiano. Quindi devo dire che il lupo perde il pelo.....
Sappiamo tutti caro Casotto, che il tema del contendere non è solo l'andare a puttane. È tipico buttare tutto in caciara per far perdere di vista the big picture. Spero Lei lo abbia fatto in buonafede. Mi permetta di dubitarne.

Deliri




(AGI) - Roma, 23 giu. - Gli attacchi di Famiglia Cristiana al premier sono dettati da "odio ideologico" piu' che dalla "carita' cristiana". E' il duro commento del sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella all'editoriale di don Sciortino che definisce "indifendibili" i comportamenti privati di Berlusconi. "Con Dio, dice don Sciortino, non e' possibile stabilire un lodo. Ma don Sciortino - afferma la Roccella in una nota - non puo' sostituirsi, nel giudizio, a Dio o anche semplicemente al confessore del presidente del Consiglio. E' nel mondo islamico che esiste l'identita' tra reato e peccato, non in quello cristiano fondato su una distinzione laica tra Cesare e Dio; ed e' in ambito protestante, non cattolico, che il peccato assume immediatamente valenza sociale e qualifica l'appartenenza del singolo alla comunita'". L'attacco di Famiglia Cristiana al presidente del Consiglio, sostiene Roccella, "smentisce lo stesso titolo del giornale. Tanta acredine e fretta nel giudicare e' piu' vicina all'odio ideologico che alla carita' cristiana ed evangelica del 'chi e' senza peccato scagli la prima pietra'. Inoltre se la coerenza, come afferma sempre don Sciortino, e' una virtu' allora dovrebbe tuonare contro l'incoerenza di chi sfoggia un'esemplare vita familiare e poi propone leggi devastanti per la famiglia".

Chi è la Roccella: Eugenia Maria Roccella (Bologna, 15 novembre 1953) è una giornalista e politica italiana. Attualmente è sottosegretario al welfare. Figlia di uno dei fondatori del Partito Radicale, Franco Roccella, entra a 18 anni nel Movimento di liberazione della donna diventandone leader. Si fa portavoce in quegli anni di molte battaglie femministe.

Poi, su "cattolici in rete" trovi:

Nel distacco dall’impegno politico, pur non perdendo i contatti con i movimenti internazionali delle donne, ha avviato un personale bilancio critico dell’esperienza femminista, che l’ha portata su posizioni di difesa della dimensione materna come costitutiva dell’identità femminile e di cautela nei confronti delle trasformazioni che le biotecnologie introducono nella vita quotidiana. Ha quindi sostenuto con interventi pubblici e articoli la scelta astensionista nel referendum sulla legge per la procreazione assistita.
Da quel momento si è impegnata in modo sempre più attivo sui cosiddetti temi “eticamente sensibili”, fondando “Safe”, un comitato per la salute femminile, e schierandosi contro la selezione genetica, l’eutanasia, l’espropriazione tecnoscientifica della maternità.

Aesso, il minimo che viene da dire è che questa signora sia una voltagabbana. Se sei laica (o laicista) fai la laica (o laicista). Se sei cristiana ne rispetti i precetti. Se sei femminista, fai la femminista. Si tratta dell'ennesima ex radicale alla Capezzone che ha trovato modo di fare carriera. Lo apprendano i suoi elettori e anche chi la fa/faceva/farà scrivere su Avvenire.

Uno dei due




sulla base di queste semplici affermazioni uno dei due è un buffone (o peggio). Si querelino vicendevolmente (e B rinunci all'immunità)

In un'intervista al settimanale "di famiglia" Chi Silvio Berlusconi torna a parlare dell'inchiesta di Bari e attacca la teste-chiave Patrizia D'Addario: "C'è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora", afferma.
Ma la D'Addario nega: "Smentisco che ciò sia accaduto. E sfida "l'onorevole Berlusconi, qualora sia in possesso della minima prova a sostegno della sua affermazione, a volerla trasmettere all'autorità giudiziaria. Se così non fosse - conclude - vorrei pregarlo di astenersi da simili affermazioni".

A questo punto "Chi" offra il diritto di replica alla D'Addario altrimenti saremo autorizzati a pensar male.

Facciamo un po' come cazzo ci pare



È questo il vero tema del contendere: la sicurezza e il fare strame delle istituzioni

Fonte Corsera

«Gianpaolo disse: tutti invitati A villa Certosa senza controlli». Parla Mannarini, l'ex collaboratore del re delle protesi

BARI—«A Villa Certosa siamo entrati senza essere sottoposti ad alcun controllo. Abbiamo superato tre varchi dove c’erano addirittura dei blindati, ma nessuno ci ha perquisito né ha controllato nelle borse delle signore». Alessandro Mannarini, 35 anni, è indagato nell’inchiesta della procura di Bari per detenzione di sostanze stupefacenti. Ex amico e collaboratore di Gianpaolo Tarantini, ha trascorso l’estate del 2008 nella splendida dimora che l’imprenditore barese aveva affittato a Porto Cervo. Ma sulle ragazze portate a casa del premier giura di non sapere nulla. «Perché—spiega—il 6 settembre i nostri rapporti si sono interrotti ». La vita spericolata del «re delle protesi » ha però avuto modo di conoscerla bene: «Sono amico d’infanzia della moglie e con lui mi frequentavo da quando si sono sposati». E adesso ricorda quella festa «poco prima di ferragosto alla quale Gianpaolo fu invitato e decise di portarci». Ma soprattutto conferma quanto i magistrati avevano già evidenziato: gli accessi incontrollati nelle dimore del presidente del Consiglio. «Ho fatto un video e scattato foto con il telefonino », ricorda, confermando così l’eventualità che molte altre persone— soprattutto tra le ragazze invitate per feste e vacanze—possano avere materiale analogo.

I magistrati lo hanno convocato dopo aver ascoltato le telefonate intercettate sul suo telefonino durante quei due mesi trascorsi in Sardegna. Numerose conversazioni durante le quali si fa riferimento alla droga. «Chiarirò tutto — assicura Mannarini—perché quel telefono era a disposizione della casa e dunque è possibile che non fossi io a parlare ». Lo ha detto anche al magistrato, aprendo così la strada ad altri accertamenti che riguardavano il proprietario della villa, Tarantini appunto, e gli altri suoi ospiti. Gli indizi sull’utilizzo della cocaina sono più d’uno. Lo stesso imprenditore in una conversazione promette ad una ragazza una notte di sesso e droga. Mannarini si chiama fuori: «Sono fatti suoi, ognuno risponde di sé, ma io di coca in quella casa non ne ho mai vista, altrimenti avrei buttato tutti fuori ». In realtà le verifiche riguardano i numerosi eventi organizzati nella villa. Feste con centinaia di ospiti alle quali avrebbe partecipato anche un ragazzo di nome Nick, sospettato di essere un pusher della Bari che conta. Come il «white party» che lo stesso Mannarini si premurò di organizzare. «Accuse infondate— giura lui—millanterie. L’obbligo per gli ospiti era soltanto quello di essere vestiti di bianco».

Nessuna imposizione c’era invece per accedere a Villa Certosa: «Un giorno, verso le 18, Gianpaolo ci disse che eravamo tutti invitati da Berlusconi. In casa eravamo una decina,ma poi lui, generoso come al solito, fece aggiungere anche altri». Mannarini non sa se il premier avesse chiamato direttamente «però ricordo che comunicò a qualcuno i nomi degli ospiti che si erano accodati ». Dice di non essersi affatto stupito «perché noi lì frequentavamo anche persone più importanti». Ma «escluderei che il tramite fra i due possa essere stata Sabina Began, io la conosco e non credo sia andata così». «Alla cena—ricorda—eravamo una sessantina di persone, tutte sedute intorno allo stesso tavolo. Io sono capitato proprio di fronte a Berlusconi. Vicino a me c’era una ragazza e subito dopo Gianpaolo». Aveva portato ragazze? «Lo escluderei, perché quella sera c’era sua moglie». E all’ingresso non siete passati neanche sotto i metal detector? «No. Abbiamo lasciato le auto tra il primo e il secondo portone e siccome bisognava fare circa sei chilometri per arrivare su, ci hanno portato con le macchinette elettriche come quelle del golf». Durante il suo interrogatorio Mannarini, assistito dall’avvocato Marco Vignola, ha fornito i dettagli di quella festa e ha aggiunto che «qualche giorno dopo Gianpaolo fu invitato di nuovo a pranzo perché c’era Abramovich». Poi conferma come le domande mirassero a «conoscere i rapporti tra Tarantini e Berlusconi, ma anche quelli con altri politici, volevano sapere con chi facesse affari ». E lei? «Ho detto che il nostro rapporto si era interrotto, ma avevo saputo che continuava a vedere il premier. Me lo raccontò un amico e io risposi "buon per lui"». Soltanto questo? «Il magistrato mi ha chiesto di Sandro Frisullo. Io ho risposto che lo conosco personalmente perché è di Lecce e li ho visti qualche volta passeggiare insieme. Ma che cosa si siano detti io proprio non lo so».

F. Sar.

Il fido Fede



...il giorno che all'Ordine decideranno di sanzionarlo sul serio sarà sempre troppo tardi.....ah! se non temessi le querele che cosa direi su questo signore.

Fonte: Corsera

Fede: ora mi ricordo della cena con Barbara
Il direttore del Tg4: «Mi chiami, c'è ancora un posto da meteorina»


MILANO — «È vero, la conosco ».

Direttore Fede, si riferisce a Barbara Montereale?
«Sì, a lei. Ci ho pensato su e ora, all’improvviso, me la sono ricordata ».

Ma scusi, non più di due giorni fa, in un’intervista al «Corriere», lei smentiva. «Mai conosciuta», ha detto. E davanti alle fotografie che vi ritraevano insieme ha spiegato: «Le ho viste, ma non so chi sia».
«Eh, che devo dire. A volte la memoria fa brutti scherzi. Forse è colpa di quel cognome complicato...».

Montereale.
«Sì, per me è complicatissimo».

E che cosa le ha fatto ricordare questa ragazza?
«L’episodio da lei riportato della cena con Berlusconi al Billionaire».

Barbara Montereale racconta:«Con Emilio Fede ci vedemmo la prima volta nel 2006 o 2007, era venuto a cena al Billionaire con Berlusconi. Come sempre, furono scelte due billionairine per tenere compagnia al tavolo. Una delle due ero io. E Fede in quell’occasione mi presentò Berlusconi». È andata così?
«La cena c’è stata. Ma non eravamo certo in quattro. Saremo stati almeno dodici intorno a quel tavolo. Tra questi, pensi, anche la figlia dell’ex premier spagnolo, Ana Aznar, assieme al marito Alejandro Agag. Insomma, non si trattò certo di una cenetta intima a quattro. E c’era anche un signore simpatico che raccontava barzellette. Non era il premier, ma forse Barbara ricorda il nome. Un’altra imprecisione: non eravamo al Billionaire ma al Grill, che è il ristorante interno. È stata la prima e unica volta di Berlusconi in quel locale, tra l’altro. Dopo aver letto questo episodio, ho ricordato il volto di questa ragazza. Mi dispiace della dimenticanza. La saluto affettuosamente e mi impegno, qualora fosse necessario».

Si impegna a far cosa?
«Il meteo è sempre disponibile. Se ha ancora il mio cellulare...».

Dice che lei glielo diede.
«Può darsi, certo. Beh, se quindi ha ancora il mio cellulare mi chiami».

E le farà quel provino da meteorina che le aveva promesso, stando sempre ai racconti di Barbara Montereale?
«Non mi ricordo come era andata la cosa. La maggior parte di queste ragazze che incontro mi chiedono di fare tv. C’è un esercito di persone che vive nell’illusione di intraprendere una carriera cinematografica e televisiva. All’ufficio personale di Mediaset, per dire, ci sono 47 mila persone che hanno fatto casting. Per quanto riguarda quel provino da meteorina, invece, dando per scontato che quello che dice Barbara è assolutamente la verità, sì, glielo avrò promesso. Anche se poi alla fine non ho scelto lei».

Barbara Montereale racconta anche di aver partecipato a un aperitivo in barca con lei, Lele Mora e Flavio Briatore.
«Sì, è vero. Anche questa cosa me la sono ricordata adesso. Ma se poi la ragazza è andata al Gran Premio di Montecarlo con Flavio Briatore, beh, quello non lo so. Semmai sono arrabbiato con Flavio per non aver invitato anche me. Per il resto, che devo dire. Erano episodi che non rammentavo più. E me ne dispiace profondamente. Approfitto di quest’intervista, anzi, per salutare Barbara affettuosamente. E le lancio un appello: fatti viva. Quel posto da meteorina è sempre libero».

Angela Frenda

La superficiale Santanché

La Santanché mentre esprime un suo punto di vista politico


Uno dei politici più insiginificanti del dopoguerra che si crede davvero un leader. Che non sa fare altro che brillare di luce riflessa (Briatore?), che non ha mai dimostrato di saper fare alcunché a livello politico. Ripetutamente bocciata dalle urne quando si è davvero votato, apre la bocca e bercia. Una maleducata che si permette di criticare il primo settimanale italiano in questo modo? Gruppo eversivo? Ma vada a lavorare!

Daniela Santanchè, leader del Movimento per l'Italia, la prima risposta all'attacco del settimanale cattolico: "Famiglia Cristiana rappresenta solo un gruppetto eversivo all'interno della Chiesa, Berlusconi non si deve preoccupare". Dello stesso tenore anche il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ("Per fortuna la Chiesa è altra cosa e normalmente non esprime giudizi sommari sulle persone") e il vicepresidente dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello, che biblicamente avverte: "A furia di sostituire il moralismo alla morale si rischia di fare la fine dei farisei". "Grottesco che chi fino a qualche
settimana fa su altre vicende si proponeva come interprete e campione delle fede cattolica, oggi si produca in un attacco così scomposto nei confronti di un giornale che costituisce un importante punto di riferimento per milioni di famiglie italiane come Famiglia Cristiana" E' invece il commento del portavoce del Pd, Andrea Orlando.

Polizia muscolare

Come peti nella pioggia

Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire...
Unità NEXUS6 Roy Batty N6MAA10816 Ment.LEV A

BENE! dopo aver sentito le assurde scuse di Minzolini al Tg1 adesso possiamo dire al signor Nexus6 che ci fa una pippa.

lunedì, giugno 22, 2009

Porchetta e spionismo

Come minimo il premier è un ingenuo e non può stare dove sta.....

Fonte Corsera

Autoscatti a Palazzo Grazioli. La serata delle tre ragazze
La D'Addario: «Silvio mi disse: stavolta devi restare, so del problema e voglio darti una mano, risolverò tutto»

Dal nostro inviato Fiorenza Sarzanini

BARI - Patrizia si è soffermata sui particolari delle stanze, sui quadri, ha cercato i dettagli. Loro invece hanno preferito mettersi in primo piano. Pri­ma una, poi l’altra, poi tutte e due in­sieme. Sempre nel bagno. Eccole le fo­to scattate all’interno di palazzo Gra­zioli (GUARDA). Ecco il riscontro a quanto rivela­to dalla D’Addario e poi confermato dalle altre due ragazze: la sua amica Barbara Montereale e Lucia Rossini, anche lei barese reclutata da Gianpao­lo Tarantini. Sono proprio loro a com­parire nelle tre foto finite adesso agli atti dell’inchiesta. Entrambe con i ca­pelli neri, Lucia è quella che indossa l’abito a sottoveste.


È la notte tra il 4 e il 5 novembre 2008. Mentre negli Stati Uniti si vota per eleggere Barack Obama, Silvio Ber­lusconi è a Roma e organizza una cena nella sua residenza privata. «Verso le 22 - come ha raccontato la stessa Pa­trizia, testimone chiave nell’inchiesta sulle ragazze a pagamento messe a di­sposizione del premier - siamo entra­ti nel salone. Eravamo noi tre donne. Oltre a Berlusconi, c’erano Gianpy e il solito pianista». Per lei era la seconda volta. Venti giorni prima aveva già par­tecipato a una festa, ma aveva rifiutato di rimanere. Quella sera sapeva invece che il suo ingaggio non poteva limitar­si alla cena. «Gianpy mi aveva avverti­ta: lui vuole che rimani. E io avevo ac­consentito», ha rivelato. Nel buffet ci sono dolci, frutta esoti­ca e champagne. «Quando Silvio è en­trato - afferma Patrizia - è venuto subito verso di me». Nella sua borset­ta ci sono il registratore e il telefonino. Ma pare evidente che anche Barbara - forse temendo di non essere credu­ta se avesse raccontato di aver trascor­so una serata a casa del premier - si fosse attrezzata per dimostrare a tutti la sua presenza.


Del resto lei stessa, avrebbe avvisato un amico fotografo che vive a Roma di appostarsi all’in­gresso di palazzo Grazioli «perché ti faccio fare un bel colpo». Promessa im­possibile da mantenere. Come ha fatto mettere a verbale Patrizia, le disposi­zione di Tarantini su questo punto era­no severe: «Quando arriviamo in pros­simità dell’ingresso, tirate su i finestri­ni dell’auto». Alla guida c’è Dino, l’autista dell’im­prenditore. Cortile, ascensore, salone. «Non ci hanno sottoposto ad alcun controllo», confermano le tre quando vengono interrogate in una caserma della Guardia di Finanza di Bari. La se­rata comincia con Berlusconi che mo­stra loro un video sulla sua visita a Bu­sh e poi alcune foto «delle sue ville, della sua famiglia e in particolare del suo nipotino». Patrizia entra nei detta­gli: «Si è seduto vicino a me e mi acca­rezzava. C’erano le guardie del corpo e io mi sentivo in imbarazzo. Lui guarda­va le altre due ma stava vicino a me. Poi mi ha sussurrato: 'Questa volta de­vi rimanere. So del tuo problema e vo­glio darti una mano. Ti manderò due persone al cantiere del residence che vuoi costruire e risolverò tutto'. Pri­ma di andare Gianpy mi aveva rimpro­verato dicendo che l’altra volta ero sta­ta troppo fredda e a quel punto ho ac­cettato».

La donna racconta che inizialmente «ci siamo spostati tutti e quattro verso la camera da letto. Barbara e Lucia sta­vano da una parte, lui era concentrato su di me». È a questo punto che le altre due vanno in bagno. Una fotografa l’altra e lo specchio rimanda la loro immagine con la macchinetta digitale in mano. Poi insieme, quasi a voler fornire la conferma definitiva della loro parteci­pazione. Quando escono, la serata di Patrizia è già stata definita e Tarantini le porta via. Si sono appena conosciu­te, ma hanno familiarizzato. E infatti si rivedono anche a Bari, effettuano nuove trasferte in coppia. È la stessa Barbara, in una telefonata con Patrizia avvenuta il 7 giugno scorso ad ammet­tere: «Sì, sì. L’altra l’ho vista. Abbiamo fatto dei lavori insieme». Gli accerta­menti svolti nelle ultime settimane avrebbero dimostrato che le due sono state ingaggiate per andare a svolgere la loro attività in un casinò della Croa­zia. E adesso si sta verificando quali al­tri appuntamenti abbia procurato loro Tarantini. Oltre alla permanenza a vil­la Certosa a metà gennaio, Barbara avrebbe lavorato in altre città, in parti­colare Venezia e Vicenza.

Della notte a palazzo Grazioli rima­ne traccia registrata su varie audiocas­sette. E anche la mattina successiva, «quando Silvio mi ha chiesto di rima­nere per fare colazione insieme», l’ap­parecchio viene messo nuovamente in funzione. «A un certo punto - raccon­ta Patrizia - è entrato un uomo con un vestito perché lui doveva fare una dichiarazione alla stampa. Io dovevo vestirmi e quindi sono andata in ba­gno». Anche lei scatta alcune foto, una che la ritrae davanti allo specchio. Ma con il telefonino aveva già immortala­to la stanza da letto. Immagini nitide che sono state consegnate al magistra­to e rappresentano il riscontro per smentire che le tre ragazze possano es­sersi accordate per fornire una versio­ne comune su quella serata. Un evento che per loro era certamente speciale.

Fiorenza Sarzanini

Anziani e parolai




Una lettera di quello che siamo in tanti a considerare il peggior presidente della Storia repubblicana, uno che ama rivendicare le radici cristiane della sua formazione. Ma almeno abbia il buon gusto di tacere.

Fonte Corsera

LETTERA APERTA

«Silvio, non chiedere scusa a nessuno»
Cossiga scrive al premier: «Non credo che tu sia vittima di un com­plotto, ma delle tue imprudenze e ingenuità»

Caro Silvio, ti scrivo da amico e da politico, non da «amico politico», benché legato a te da un’ami­cizia personale che data dal 1974 e che non è mai venuta meno. Non sono mai entrato nella tua vita privata pur, come tu ben sai, non con­dividendo alcune manifestazioni di essa. Ri­tengo che i giudizi sulla vita privata di una per­sona che non attengano alla funzione pubblica esercitata - e in particolare la vita eufemisti­camente chiamata «sentimentale» ma più esattamente «sessuale» - debbano essere di­stinti dai giudizi politici.

Non mi sembra che il giudizio politico di al­lora e il giudizio storico di oggi abbiano bollato con il marchio dell’infamia John Fitzgerald e Robert Kennedy, le cui attività galanti supera­rono di gran lunga le tue, e ebbero anche aspet­ti inquietanti sui quali la giustizia americana non volle inquisire fino in fondo. E che dire del primo ministro britannico Wilson, che fece no­minare dalla Regina, che non batté un ciglio, alla carica di Pari a vita con il titolo di barones­sa una sua collaboratrice, collaboratrice per così dire, in senso piuttosto lato? E qui mi fer­mo… Ora tu ti trovi, a torto o a ragione, in un brutto impiccio: per motivi «sentimentali» e anche per motivi, diciamo così, mercantili. Vi è chi, movimenti politici e potentati economi­ci, con o senza giornali di loro proprietà, sono terrorizzati che tu possa governare il Paese per altri quattro anni; e sperano che titolari di alte cariche istituzionali, al primo, al secondo o al terzo posto nelle precedenze, riescano a farti uno sgambetto.

Vorrei darti qualche consiglio, anche se so che tu ritieni che pochi consigli possano darti quelli che furono attori o, come me, solo com­parse in quello che tu chiami il «teatrino» del­la politica della Prima Repubblica. È vero che una coincidenza è solo una coin­cidenza, che due coincidenze sono un indizio e che tre coincidenze possono essere una prova. Ma io non credo che tu sia vittima di un com­plotto. E poi, complotto di chi? Dei nostri servi­zi di sicurezza? Ma al loro apice, da Gianni Di Gennaro a Bruno Branciforte e Giorgio Picciril­lo, ci sono dei fedeli e capaci servitori dello Sta­to, sui quali non può gravare alcun sospetto e che sono impegnati, oltre che a svolgere le loro mansioni, ancora a capire, per colpa della leg­ge e del Governo, quali esse siano e quali siano i confini tra le loro competenze e quelle del ser­vizio di informazione e sicurezza militare dello Stato Maggiore della Difesa…

Complotto di un servizio estero? Di Cia o Dia americane? Certo, i mezzi e le competenze li hanno, eccome! E perché mai Barack Obama dovrebbe aver ordinato una tale campagna di «intossicazione»? Perché sei amico di Putin e della Federazione Russa? Ma immaginati. Al­la fine Putin preferirà Obama a te e viceversa. Noi siamo un grande Paese, ma non una gran­de potenza: smettiamolo di crederlo. Io penso che tu sia vittima dell’odio dei tuoi avversari ma anche delle tue imprudenze e ingenuità. L’odio dei tuoi avversari è eviden­te: e non penso al mite e sprovveduto Dario Franceschini, né al freddo, politico e onesto e corretto Massimo D’Alema, anche se si è la­sciato scappare una battuta che più che te e lui sta mettendo nei pasticci il «lotta-» o «lob­by- continuista» magistrato di Bari. Questo odio io l’ho patito sulla mia pelle. Perché a te il noto gruppo editoriale svizzero dà dello sciupa­femmine, ma a me per quasi sette anni ha da­to del golpista e del pazzo, nel senso tecnico del termine…

Lascia stare i complotti, e respingi anche l’odio che è un cattivo consigliere anche per chi ne è oggetto. Vendi Villa La Certosa, o meglio regalala allo Stato o alla Regione Sarda: è indi­fendibile e «penetrabilissima». Lascia anche Palazzo Grazioli, che ha ormai una fama equi­voca e trasferisciti per il lavoro e per abitarvi a Palazzo Chigi. Non chiedere scusa a nessu­no, salvo che ai tuoi figli, quelli almeno che hai in comune con Veronica. Non mi consta che gli altri due grandi sciupafemmine come Kennedy e Clinton abbiano mai chiesto scusa al loro po­polo… Fai la pace con Murdoch: tra ricchi ci si mette sempre d’accordo. Cerca un armistizio con l’Anm: porta alle lunghe la legge sulle inter­cettazioni e quella sulle modifiche del Codice di Procedura Penale e dai ai magistrati un con­sistente aumento di stipendio.

Vuoi, invece, fare la guerra? Allora vai in Parlamento: ma al Senato per carità! E non alla Camera, per non correre il rischio di ve­derti togliere la parola o espulso dall’aula. Tie­ni un duro discorso sfidando l’opposizione, fa presentare una mozione di approvazione delle tue dichiarazioni, poni la fiducia su di essa e, come ai gloriosi tempi della Dc con il Governo Fanfani, fatti votare contro dai tuoi, impeden­do con i voti la formazione di un altro gover­no, porta così il Paese a inevitabili nuove ele­zioni… Perché la guerra è sempre meglio per te, per l'opposizione e per il Paese, di questo rotolarsi nella melma.

Con affetto ed amicizia

Francesco Cossiga
presidente emerito della Repubblica

Postilla del blogger: torno ancora sulla genialata del presidente Fini che paventava il rischio di un disamore verso le istituzioni? Ma quale credibilità possono avere le istituzioni se uo che è stato Presidente della Repubblica scrive cose così e lo considerano pure arguto. Andiamo, il buon gusto di andarsene in pensione. Inoltre è inamissibile che il Corsera pubblichi cose così. Ma che scherziamo?

I comunisti sono pallosi




...ma gli ex comunisti proprio non si reggono....

Donnabbondi dixit
Fonte: la Repubblica

Da Bondi attacco a Repubblica: "Un pericolo per la democrazia"

ROMA - "L'insidia più grande per la nostra democrazia" è l'azione del quotidiano Repubblica, "un superpartito che concentra in sé la dimensione politica, quella economica, quella culturale e perfino quella giudiziaria". Lo afferma, in una lettera pubblicata dal Giornale, il ministro per i Beni e le Attività culturali Sandro Bondi, che definisce Repubblica "l'erede principale" della cultura giacobina.

"Nell'ipotesi che abbia successo il progetto destabilizzante" del quotidiano, si avrebbe "non la caduta di un regime, come ritiene Eugenio Scalfari, né la fuga di gerarchi felloni", ma "l'indebolimento della nostra democrazia e la rovina dell'Italia".

Secondo il ministro, Scalfari è abile nel "divulgare e accreditare nell'opinione pubblica una visione storiografica, politica e culturale che è esattamente agli antipodi della realtà" e nel "descrivere un regime corrotto e morente, contro il quale il suo quotidiano ha lanciato l'offensiva finale, trascinando con sè anche il Corriere della Sera e ciò che resta della sinistra".

La realtà, prosegue Bondi è invece che "un governo democraticamente eletto subisce un'aggressione sistematica (...) sulla base di una campagna scandalistica paragonabile alla pesca con lo strascico".

Italia-Brasile 0 -3



Il conducator (campionedelmondoleinonsachisonoio) di Confederations Cup.... senza parole... per carità di patria.

I finti cattolici italiani




Perfetta dimostrazione del finto perbenismo cattolico italiano. Lo spacciarsi per amico della chiesa e piatello è un classico che, ad esempio Gawronski ha fatto per anni. Ma l'uomo tiene famiglia. La dimostrazione della assoluta mancanza di senso morale è data, a mio modesto avviso, da questa intervista. È un po' il dramma dell'Italia: ci si atteggia a Machiavelli senza averne le capacità. Negare la gravità di accuse del genere, peraltro dimostrate, fa vedere chi siano i nostri rappresentanti politici. Negare che non sia normale un viavai di mignotte in un obiettivo sensibile come la dimora del premier. Negare che non ci ridano dietro e che non possa venire utilizzato contro di noi il fatto di essere rappresentati da questa persona non vuol dire solo essere troppo "cortigiani", vuol dire essere dei pessimi politici.

Fonte Corsera

Gawronski: «Nessun danno all'estero. Ma chi nega i problemi sbaglia»

L'ex eurodeputato: Berlusconi ha abituato il mondo alla sua anomalia, avrebbe dovuto rispondere "cavoli miei"

ROMA - «Berlusconi per ora non subi sce un danno d’immagine internazionale, ha abituato il mondo alla sua 'anomalia'. Ma do vrà far attenzione, come scrisse l’Economist a proposito del conflitto di interessi, che i problemi non lo rendano 'inadatto a gover nare'. Per questo certi suoi stretti amici che negano l’esistenza di qualsiasi problema, non gli fanno un favore. E lui dovrebbe capir lo». Jas Gawronski, europarlamentare dal 1980 a quest’anno, conosce bene sia Berlu sconi che il mondo politico internazionale.

L’immagine del Cavaliere, rispetto ai lea der europei e del resto del mondo, è dan­neggiata dalle «ragazze squillo»?
«Berlusconi ha abituato il mondo alla sua 'anomalia' di politico-non politico, leader di un Paese a sua volta 'diverso': mafia, senti mentalismo, Napoli... Perciò, nei riguardi di Berlusconi, magari ci sono critiche, sfottò, ironie. Ma sempre nel contesto della famosa 'anomalia'».

Quindi, lei dice che il problema non c’è...
«Non dico questo. Penso anzi che fanno male certi sostenitori un po’ fanatici, alcuni suoi cari amici a negare che il problema ci sia. Non lo aiutano e non gli fanno un favore. Bisogna forse discutere sulla vastità del pro blema».

Allora il problema c’è...
«Certo. Ed è stato gestito male dall’ini zio».

Un suggerimento al Cavaliere?
«Avrebbe dovuto rispondere subito: 'So no cavoli miei, affari privati'. Gli elettori ita liani e gli interlocutori internazionali lo avrebbero stra-capito. Invece è entrato in una spirale di spiegazioni e chiarimenti difficile da contenere. Ma l’arma di non risponde re può ancora funzionare».

Comunque qui parliamo di un giro di ra gazze che ruota intorno a un imprenditore indagato per induzione alla prostituzione.
«Le serate dal Cavaliere? Mi sembrano co se molto lontane dalla realtà. Se si invitano trenta ragazze insieme, non credo si progetti di fare qualcosa che non sia innocuo. Se uno vuole avere una storia di sesso con una ragaz za non ne invita venti perché ci sarà sempre una pronta a raccontare i dettagli».

Ma non crede che, in campo internazio nale, tutta questa storia di ragazze invitate dal presidente del Consiglio, di compensi versati, finisca col creare un «caso Berlu­sconi»?
«Nessuno pretende dai politici una vita privata irreprensibile. Perché la politica è un’ambizione, un obiettivo. L’unico pericolo è che nei vertici internazionali ci possano es sere ironie. Ma lo stile Berlusconi lo ha porta to, per esempio, a raggiungere un’ottima in tesa con Putin, quindi con la Russia. Magari Obama non lo prende sul serio come fa con Sarkozy ma è sincero quando dice: Silvio mi può consigliare nei rapporti con Mosca. Ve rissimo».

La politica estera italiana non le sembra in crisi?
«Non vedo problemi seri. Vedo invece qua si l’invidia di quei politici che si sognano di avere lo stesso appoggio elettorale di Berlu sconi. Andrà bene finché questi suoi compor tamenti non avranno influenza sulla sua ca pacità di governare».

Cosa intendere dire, Gawronski?
«L’unica incognita è quella immaginata anni fa da l’Economist a proposito del conflit to di interessi. Cioè andrà tutto bene finché il problema, in questo caso delle ragazze, non lo dovesse 'rendere inadatto a governa re'. Per questo ha bisogno di sincerità e chia rezza».

Chi ha in simpatia Berlusconi, in Euro pa?
«Sembra strano a dirsi. Ma Hans-Gert Po ettering, presidente dell’Europarlamento, quando si trova a tu per tu con Berlusconi non riesce a dissimulare una forte simpatia personale. E magari lascia trapelare, lui così rigido e formale, un pizzico di invidia per il successo personale del Cavaliere. Ma in pub blico deve tenere le distanze...».

Un vero nemico, invece?
«Il socialdemocratico tedesco Martin Schulz, che Berlusconi chiamò kapò. Lo di sprezza. Eppure dovrebbe ringraziarlo. Per ché se ora si ritrova presidente del gruppo so cialista lo deve alla popolarità ottenuta con quella lite...».

Paolo Conti

La Sarzanini




Esistono in Italia molti bravi giornalisti e Fiorenza Sarzanini del Corsera mi sembra una di questi. Quello che fa sorridere è che altrove questa signora rischierebbe, chessò, in America, di vincere il Pulitzer o qualche altro premio per le sue inchieste. Qui rischia, forse, la carriera. Basta vedere dove il coraggioso Corsera ha messo la storia del Berlusconi che dappertutto sta prendendo le prime pagine dei giornali. Sono notizia di una gravità scandalosa e il Corsera invece di metterle in testa cerca quasi di nasconderle. È serietà questa?

Fonte corsera
I pm di Bari: «Accesso incontrollato nella residenza del premier»
Si parla di giovani reclutate a Milano, Padova, Bologna, Lecce e Barletta. Il ruolo della «reclutatrice» De Nicolò

Dal nostro inviato Fiorenza Sarzanini

BARI - Prima di entrare nei saloni di Palazzo Grazioli le ragazze non venivano sotto poste ad alcun controllo. So no state le stesse giovani por tate alle feste dietro compen so a confermarlo di fronte ai magistrati baresi che adesso parlano di «accesso incontrol lato » nella residenza di Silvio Berlusconi. In Procura la circo stanza viene ritenuta «molto preoccupante» e adesso si in­daga per capire se altre ospiti - oltre a Patrizia D’Addario e alle sue amiche - possano aver scattato foto o effettuato registrazioni all’interno della residenza di via del Plebisci to. Gli accertamenti riguarda no infatti «altri episodi di pro stituzione », squillo che l’im prenditore Gianpaolo Taranti ni avrebbe coinvolto negli eventi. Non era l’unico.

Un ruolo chiave nel recluta mento viene assegnato dai pubblici ministeri a Terri De Nicolò, barese di 40 anni tra piantata a Milano, pure lei in dagata per gli stessi reati. Sa ranno proprio gli inquirenti lombardi a dover ricostruire la sua «rete», i contatti, i soldi versati per portarle a Roma e nella residenza di villa Certo sa. I nomi si moltiplicano, co sì come le circostanze da veri ficare. La stessa Barbara Mon tereale, che la prima volta era stata a Palazzo Grazioli il 4 no vembre, ha detto di essere an data in Sardegna a metà gen naio e di aver trovato molte al tre ragazze. «Berlusconi mi re galò 10.000 euro», ha aggiun to. E poi c’è la vacanza natali zia con la festa di Capodanno alla quale partecipò Noemi Le tizia con l’amica Roberta e al meno una ventina di altre ospiti. Si parla di giovani re clutate a Milano, Padova, Bo logna, ma anche a Lecce, Bar letta. Di certo ce n’è una che dopo aver confermato di esse re stata pagata per andare nel la residenza romana, ha chie sto al magistrato il permesso per poter andare all’estero «per un po’, perché temo per la mia sicurezza».

Tarantini nega che i soldi versati alle donne fossero il prezzo dell’ingaggio, giura che si è trattato soltanto di un rimborso spese, ma in Procu ra ripetono che quanto emer ge dalle intercettazioni - ed è stato poi confermato dalle dirette interessate - è ben di verso. Alcune giovani avrebbero infatti ammesso di aver preso 500 euro. La prima vol ta che è stata nella residenza romana - era il 15 ottobre 2008 - Patrizia D’Addario aveva concordato 2.000 euro, ma ha detto di averne ricevuti «soltanto 1.000 perché non ero rimasta». Dalle carte dell’inchiesta, Tarantini emerge come un personaggio affascinato dal potere e soprattutto interessa to a far prosperare le sue aziende grazie ai rapporti con i politici, anche locali. Diverse telefonate coinvolgono Ales sandroFrisullo, il vicepresidente della Regione e assesso re all’Industria, del Partito de mocratico. I due avrebbero parlato di incontri ai quali far partecipare le ragazze e l’im prenditore lo avrebbe invita to in una casa dove sarebbero stati organizzati alcuni festini.

Gli accertamenti svolti in queste ore riguardano poi le mazzette che Tarantini avreb be versato per ottenere gli ap palti. Il sospetto è che abbia mascherato il suo ruolo finan ziando alcuni eventi. La Guardia di Finanza sta verificando se abbia pagato lui una cena elettorale che si è svolta alla fi ne di marzo 2008 proprio a Ba ri per la presentazione dei can didati al Parlamento e alla quale avrebbero partecipato alcuni titolari di aziende del settore farmaceutico, lo stes so dove lui operava con la sua Tecnohospital. Era presente lo stesso Frisullo e anche Mas simo D’Alema - che con Ta rantini non ha invece alcuna conoscenza - avrebbe fatto una breve apparizione. Oggi Patrizia D’Addario consegnerà alla Guardia di Finanza altre sei cassette con le sue registrazioni. «Ma il suo racconto - fanno sapere in Procura - ha già trovato ri scontro».

Li chiamavano giornalisti





Fonte la Repubblica

Silenzi, omissioni, mezze notizie il Patrizia-gate cancellato dai tg
Il Tg1 di Minzolini ha evitato di collegare Berlusconi alla D'Addario
Solo "feste a Palazzo Grazioli", aggiungendo: "Potrebbe trattarsi di millanterie"
di SEBASTIANO MESSINA

È davvero possibile insabbiare uno scandalo che domina le prime pagine dei quotidiani nazionali, è al centro di un'inchiesta giudiziaria ed è finito immediatamente nei titoli della stampa internazionale? Sì, è possibile. In questa Italia dove il presidente del Consiglio ha anche l'ultima parola sulle nomine dei direttori di cinque dei sei maggiori telegiornali, ormai non c'è più bisogno di contestare i fatti, i sospetti e le accuse: basta nasconderli, e oplà, la notizia non c'è più.

Quei quindici milioni di italiani che ogni sera si affidano ai telegiornali per sapere quello che è successo in Italia e nel mondo, quell'80 per cento di telespettatori che non leggono i giornali - dunque non leggeranno neanche questo articolo - e hanno la tv come unica fonte d'informazione, non hanno la più pallida idea di quello che è successo la settimana scorsa.

Già, cos'è successo? Proviamo a mettere in ordine i fatti, e confrontiamoli con quello che il Tg1 e il Tg5 hanno riferito ai loro fiduciosi telespettatori.
Mercoledì 17. Il "Corriere della Sera" pubblica in prima pagina un'intervista a una signora di Bari, Patrizia D'Addario, che racconta di essere stata pagata 2000 euro per partecipare a due feste a Palazzo Grazioli (residenza romana di Silvio Berlusconi), e dichiara di avere le prove di aver passato una notte in compagnia del presidente del Consiglio. E poiché chi l'ha pagata è un imprenditore della sanità, oggetto a Bari di un'inchiesta per presunte tangenti, il magistrato ipotizza un reato preciso: "induzione alla prostituzione". Su Berlusconi, dunque, aleggia il bruciante sospetto di essersi intrattenuto con una donna pagata per fare sesso con lui.

All'ora di pranzo, accendiamo il televisore. Il Tg5 delle 13, riferendo di "presunte irregolarità negli appalti della sanità privata", dà la notizia con queste parole: "Uno degli imprenditori si vantava di essere stato invitato a partecipare con delle ragazze a feste a Palazzo Grazioli". E vabbè, pensa il telespettatore, che male c'è a vantarsene? Dopodiché il cronista riferisce di "indagini per induzione alla prostituzione", ma evita accuratamente di dire chi avrebbe indotto chi, e soprattutto con chi la donna sarebbe stata indotta a prostituirsi. Mezz'ora dopo, il Tg1 entra in argomento con le parole di Berlusconi, che un conduttore compunto scandisce con tono severo: "Ancora una volta si riempiono i giornali di spazzatura e di falsità". E mentre uno si domanda di cosa stia parlando, il conduttore precisa: "Si parla di feste con la partecipazione di alcune ragazze". Tutto qui? Sì, tutto qui.

Il telespettatore non capisce come mai Berlusconi sia così infuriato, ma aspetta l'ora di cena per saperne di più. Attesa vana, perché i due telegiornali ripetono le formule criptiche dell'ora di pranzo: "Si parla di feste...". Il Tg1, preoccupato di aver detto già troppo, aggiunge premuroso: "Tutto da verificare: potrebbe trattarsi di millanterie o altro". Dopodiché entrambi i tg rivelano che la faccenda ha un risvolto politico. Che non riguarda però il premier, ma D'Alema: colpevole di aver ipotizzato "una scossa" capace di destabilizzare il governo. Invece di spiegarci il nuovo "caso Berlusconi", dunque, entrambi apparecchiano un inesistente "caso D'Alema" sul quale concentrano la dose quotidiana di dichiarazioni in politichese stretto.

Giovedì 18 i magistrati di Bari interrogano cinque ragazze, i giornali inglesi titolano sulle "donne pagate alle feste di Berlusconi", ma il Tg1 delle 20 riesce a confondere ancora di più le idee al suo pubblico, spiegando che si indaga "sul presunto ingaggio di ragazze per avvicinare i potenti". Quali ragazze, e soprattutto quali potenti, non si sa. Il Tg5 della sera, invece, fa finalmente il nome di Patrizia D'Addario, e anche quello dell'imprenditore coinvolto, Gianpaolo Tarantini, spiegando che quest'ultimo potrebbe aver "tentato di ingraziarsi persone influenti". Il telespettatore immagina che queste "persone influenti" siano gli stessi "potenti" evocati dal Tg1, ma non gli viene dato neanche un indizio per capire chi siano.

Venerdì 19 Gianpaolo Tarantini - l'imprenditore indagato per "induzione alla prostituzione" - dà all'Ansa la sua versione dei fatti, l'opposizione chiede al premier di riferire in Parlamento e il quotidiano dei vescovi, "Avvenire", lo invita apertamente a discolparsi: "Occorre un chiarimento con l'opinione pubblica". Le notizie non mancano, ma il Tg1 di Minzolini comincia con un Berlusconi furioso: "Le trame giudiziarie e gli attacchi mediatici non mi butteranno giù!". Il nostro telespettatore è sempre più curioso di capire cosa diavolo stia succedendo, ma deve accontentarsi di quello che gli passa il convento di Mimun, ovvero il Tg5 delle 20: "Il premier ha commentato così le voci che per vari rivoli sono emerse in questi giorni". Quali voci? E dove sono emerse? Certo non al Tg5 (e neppure al Tg1).

Sabato 20 una delle ragazze coinvolte, Barbara Montereale, racconta a "Repubblica" cosa accadeva nelle feste di Palazzo Grazioli ("Tutte lo chiamavano papi"), mentre si apprende che dalle registrazioni consegnate da Patrizia D'Addario ai magistrati si sentirebbe la voce di Berlusconi che dice: "Vai ad aspettarmi nel letto grande". Con questi tasselli il puzzle è quasi completo, e infatti l'indomani i giornali stranieri racconteranno la storia con dovizia di particolari. Per il Tg1 e il Tg5, invece, il caso è chiuso. Non un titolo, non un servizio, non una parola. Una pietra tombale ha seppellito l'inchiesta di Bari, i sospetti dei magistrati, l'imbarazzo del premier e le domande dell'opposizione.

Cosa sia successo nelle misteriosissime feste di Palazzo Grazioli, il telespettatore italiano non è riuscito a saperlo. E forse non lo saprà mai, se aspetterà che glielo rivelino i tg di Berlusconia.

Santa innocenza

Ma davvero questa Montereale credeva che Emilio Fede avrebbe messo in difficoltà Berlusconi per lei? Non sarebbe il direttore del più scandaloso e inverosimile tg del mondo occidentale se così fosse. Beata innocenza.

Barbara Montereale: "Ecco le mie foto nel bagno di Palazzo Grazioli". "Quelle dell'est facevano a gara a chi stava più vicino a lui. Per tutti era Papi" "Ragazze slave a Villa Certosa erano vestite da Babbo Natale"
di PAOLO BERIZZI e CARLO BONINI

Fonte la repubblica

BARI - Barbara Montereale, una delle tre ragazze che la sera del 4 novembre 2008 erano a Palazzo Grazioli, la dice tutta di un fiato: "Credevo che aver raccontato la verità fosse sufficiente. Ma evidentemente mi sbagliavo. Ho scoperto che Patrizia, che ritenevo amica, registrava di nascosto le nostre conversazioni. Con il risultato, oggi, di farmi sembrare quello che non sono. Ho scoperto che Emilio Fede ora fa finta di non ricordare come mi ha conosciuta. Lo ribadisco: non sono una escort. Sono una modella. Non ho mai pensato di ricattare nessuno, né di arricchirmi con questa storia. E a questo punto ne voglio dare la prova".

Barbara apre un file del suo computer. Sono le foto che, il 4 novembre 2008, scattò prima e durante le tre ore trascorse a Palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi, Gianpaolo Tarantini, Patrizia D'Addario e Lucia Rossini (la ragazza "L." intervistata ieri da "Repubblica" e il cui nome ora è diventato di pubblico dominio). "Ecco le foto. Prendetele", dice. "Un settimanale mi aveva offerto di acquistarle in esclusiva. Ma io, da questa storia, non voglio ricavare nulla. Mi interessa solo raccontare la verità e far capire chi sono davvero".

Cosa ritraggono queste foto? Gli ambienti sembrano diversi.
"Una foto è stata scattata nella stanza di albergo a Roma che dividevo con Patrizia. Quella dove tornai a dormire da sola e dove Patrizia mi raggiunse alle 8 del mattino del 5 novembre, dopo aver trascorso la notte a Palazzo Grazioli".

Si vede poi anche un bagno.
"Si. Qui siamo a Palazzo Grazioli. Durante il dopocena io e Lucia ci assentammo e ci chiudemmo in bagno. E scattammo le foto".

Poi, ce ne è una in via del Corso.
"Io e Patrizia in giro per shopping. Tra l'altro, in una di quelle strade, c'è una boutique di Versace dove Patrizia compra spesso i suoi vestiti. Che fa segnare sul conto. Perché c'è uno che passa e paga per lei".

Uno chi?
"Non lo so".

Patrizia D'Addario, nelle conversazioni registrate con lei e depositate in Procura, riferendosi a Berlusconi, dice: "Ti ricordi come mi corteggiava?". E lei risponde: "Tutto davanti alle guardie del corpo. Uno schifo. Tu sei un'altra come Noemi che gli può fare male".
"Ricordo questo passaggio. E le cose brutte sono due. La prima è che mai avrei pensato che un'amica si mettesse a registrare una telefonata. La seconda è che qui sembra che io volessi spingerla al ricatto. Cosa che non è. Io, se non si è capito, sono berlusconiana. Quella era una chiacchiera tra amiche. Lei era furibonda e io volevo solo farle sentire che la capivo".

Lei ha detto di essere stata a Villa Certosa. Nell'indagine della Procura sono già entrate oltre trenta ragazze. Ricorda di quel suo soggiorno in Sardegna i nomi di qualcuna delle ospiti? Ne ha riferito alla Finanza?
"No. Non ricordo nomi. Anche perché a Villa Certosa non legai particolarmente con le altre".

Perché?
"La maggior parte di loro erano straniere".

Di dove?
"Slave, romene, una cosa così. Non so i paesi, ma erano ragazze dell'Est. Lo si capiva dall'accento con cui parlavano l'italiano. Sembravano di casa. Avevano una grande confidenza con il Presidente e infatti lo chiamavano tutte "Papi". Erano una più invidiosa dell'altra, in competizione una con l'altra. Facevano a gara a chi gli stava più vicina. Mi dissero che erano lì da parecchi giorni. Erano le stesse ragazze filmate in un video che io vidi in quell'occasione e girato durante le feste. Lì erano vestite da Babbo Nataline".

Erano ragazze portate da Tarantini?
"Che io sappia no. Non so chi le avesse portate".

Lei ha detto di aver lavorato al Billionaire e una foto la ritrae accanto a Emilio Fede, che le avrebbe promesso di farla lavorare come meteorina. Fede ora sostiene di non averla mai conosciuta.
"Allora aiuto Fede a ricordare. La prima volta che ci vedemmo, estate 2006 o 2007, era venuto a cena al Billionaire con Silvio Berlusconi. Come succede in questi casi, vengono scelte due billionairine per tenere compagnia al tavolo. E io fui una delle due. Fede, in quell'occasione, mi presentò Berlusconi. Tempo dopo, mi disse di salire a Milano, perché lì avrei fatto o la meteorina o, addirittura, avrei presentato Sipario. Un ruolo che, poi, diede a Raffaella Zardo. Fede mi diede il numero del suo cellulare e, durante l'estate, mi invitò spesso per gli aperitivi in barca con Briatore e Lele Mora. Che avrei dovuto fare la meteorina lo sapevano tutti, tanto che Mora mi chiamava "Barbarina che tempo fa" e mi regalò anche un orologio Chronotech. Fui invitata da Briatore anche al gran Premio di Montecarlo".

Chi è questo sceicco cui fa riferimento Patrizia D'Addario sempre nella conversazione registrata con lei e di cui lei chiede: "Ma ce li dà i soldi?"?
"Non ho mai chiesto soldi a uno sceicco. Per l'ultima volta: sono una modella e basta

Guzzanti furioso

Al Mignott



Fonte corsera
LO RIPORTA LA STAMPA SUDAFRICANA
Confederations Cup: giocatori egiziani rapinati da prostitute
Le avevano chiamate in albergo per festeggiare la storica vittoria sull'Italia


JOHANNESBURG - Pregare Allah per ringraziarlo per la storica vittoria sull'Italia va bene, ma i festeggiamenti sono un'altra cosa. Dopo l'1-0 sugli azzurri di giovedì scorso alla Confederations Cup in corso di svolgimento in Sudafrica, una volta tornati in hotel almeno cinque calciatori dell'Egitto hanno trovato le stanze svaligiate dai ladri. Così era stato raccontato il giorno dopo alla stampa. Pare però che le cose siano andate diversamente, come spiegano gli organi d'informazione sudafricani.

BECCATI CON I PANTALONI CALATI - Secondo il quotidiano City Press, che riporta informazioni fornite da fonti di polizia e dell'hotel, i calciatori egiziani sarebbero stati derubati da alcune prostitute che avevano chiamato per festeggiare la vittoria. Nelle stanze dei giocatori non sono stati individuati segni di effrazione. Nei filmati delle telecamere a circuito chiuso, inoltre, sono individuabili diverse donne che fanno la spola tra le camere. Il Sunday Independent aggiunge altri dettagli. «Abbiamo ragione di credere che i giocatori abbiano portato le donne nell'edificio e poi siano stati derubati», dice un anonimo funzionario di polizia. Secondo Rich Mkhondo, portavoce del comitato organizzatore della Confederations Cup, la vicenda è diventata «torbida». Il titolo del Sunday Independent («Egiziani festaioli beccati con i pantaloni calati») ha però fatto arrabbiare Samir Zahir, presidente della federcalcio egiziana. «Si sta provando a distogliere l'attenzione dall'argomento principale, la sicurezza, e si sta cercando di creare uno scandalo». La federcalcio ha preannunciato una nota ufficiale.

domenica, giugno 21, 2009

El desastre Air France en la Tv boliviana

Tarak Ben Ammar



Ai più il nome di Tarak Ben Ammar non dirà nulla, è un grande amico del Berlusconi e come tanti si scapicolla in difesa dell'amico, con balle che si possono raccontare solo in Italia. In Francia, caro Ben Ammar, uno come Berlusconi non sarebbe MAI diventato presidente del Consiglio. È una bugia anche il fatto che nell'esagono non si sarebbero interessati del fatto che Sarkozy andasse a puttane o con le ragazzine (due fra le accuse più sconvolgenti che vengano rivolte al premier). L'intervista è dignitosa, peccato solo che nessuno risponda per le rime alle balle del manager. Nemmeno Cazzullo

Fonte Corsera
«Silvio è solo, faccia come Sarkozy. Serve una first lady al suo fianco»
Da Gheddafi a Murdoch, parla il finanziere tunisino Ben Ammar: «Solo in Italia un leader viene trattato così»

Dal nostro inviato Aldo Cazzullo

PARIGI - Tarak Ben Ammar, rappresentante dei francesi in Mediobanca, socio e amico di Ber­lusconi e Murdoch, produttore di Spielberg e Mel Gibson, nipote di Bourghiba il liberatore della Tunisia - che nel ’57 introdusse il divor­zio per sposare sua zia Wassila -, è nella sua casa di Parigi, tra una Crocefissione di Bacon e il megaschermo che trasmette il talk-show della sua nuova tv del Maghreb, Nezma (Brezza): «Un progetto che è piaciuto subito molto al presiden­te Berlusconi». Ben Ammar è appena rientrato dall’Italia, dove ha incontrato sia Berlusconi sia Murdoch. «E posso confermare che tra i due non c’è nessuna guerra. C’è stato il malinteso sull’Iva, fino a quando prima io e il giorno dopo Tremonti abbiamo spiegato a Rupert che il go­verno fu costretto dall’Europa a equiparare l’im­posta sulle tv, e non poteva certo farlo abbassan­do l’Iva a Rai e Mediaset».

Se non c’è guerra, perché il Times di Murdo­ch attacca Berlusconi tutti i giorni?
«È quello che ho chiesto a Rupert. Lui mi ha risposto che quando ha preso il Times si è impe­gnato a non interferire sulla linea editoriale».

E lei ci crede?
«Sì. Murdoch sa benissimo che, se ha il mono­polio del satellite in Italia, lo deve a Berlusconi. Mario Monti e la Commissione europea erano contrari, come anche la stampa italiana, che so­spettava una fusione Sky-Mediaset. Anche i suoi collaboratori dissero a Berlusconi che si sta­va indebolendo. Lui rispose che era necessario aprire il mercato».

Non è che Murdoch si è seccato quando il Cavaliere stava per vendergli Mediaset e si è tirato indietro?
«Berlusconi non stava per vendere. Aveva praticamente venduto. Furono Marina e Piersil­vio a fargli cambiare idea. Infatti ora c’è una sa­na competizione tra i figli, Piersilvio e James. Di più: Murdoch è il tycoon che Berlusconi vorreb­be essere, se non fosse entrato in politica. Un tycoon 'globale'. E a Murdoch, che è ossessiona­to dalla politica, non dispiacerebbe essere lo sta­tista che è Berlusconi. La differenza è che Ru­pert è molto più a destra».

Berlusconi uscirà da questa crisi?
«La sua capacità di resistenza e di reazione è straordinaria, impressionante. In queste setti­mane ho avuto modo di incontrarlo spesso. L’ho visto superare attacchi che avrebbero mes­so in difficoltà chiunque».

Veronica ha scritto che il marito non sta be­ne.
«Io ho conosciuto il declino di un grande lea­der, invecchiato tra persone che non gli diceva­no la verità. Nell’84 andai da Bourghiba, con suo figlio Habibi junior, mia zia e mio padre, a dirgli che lui, padre della nazione, avrebbe dovu­to dimettersi ed entrare nella storia, come aveva fatto Senghor. Ci cacciò, e poco dopo si separò da mia zia. Ma la storia di Berlusconi è del tutto diversa. Silvio non è malato di certo. È un lavo­ratore instancabile, dorme quattro ore per not­te. Fa una vita terribile, che ha bisogno di pau­se. La sua 'malattia', caso mai, è il divertimen­to, la felicità, la compagnia. Che gli manca, per­ché da quando è finito il matrimonio con Vero­nica è un uomo solo».

Chissà cosa deve aver sopportato Veronica.
«Veronica non ha dovuto sopportare nulla, perché quando stava 'matrimonialmente' con lui, sino a qualche anno fa, era felicissima. Non ho mai visto una coppia così innamorata. Arriva­vo alla Certosa con mia moglie, e ci trovavamo quasi in imbarazzo: si baciavano, si cercavano, si carezzavano ogni momento. Quando ho cono­sciuto Silvio, nell’84...».

Ad Hammamet, a una festa con giovani don­ne, vero?
«Lo conobbi sulla spiaggia, con Craxi, e la sera dopo ci fu questa festa. Io stavo girando un film e portai modelle e attrici stupende. Silvio le ammirò, eccome. Ma parlava solo di Veronica. E quando nel '93 scese in campo, lo fece contro l’opinione di tutti noi, tranne due persone: sua madre e sua moglie. Peccato che Veronica non gli sia stata al fianco, eccetto che per la visita di Clinton. Una donna così bella, così elegante, co­sì intelligente è fondamentale per un leader. Guardi come Carla ha fatto bene a Sarkozy».

Che opinione ha di Sarkozy?
«Ottima. Sta facendo bene, ma all’inizio appa­riva nervoso, immaturo. Carla l’ha aiutato, gli ha portato gli intellettuali, l’ha avvicinato a un mondo che non era il suo. E regge il confronto con qualsiasi first-lady, compresa Michelle Oba­ma».

Berlusconi dovrebbe fare come Sarkozy?
«Silvio non ha certo bisogno dei miei consi­gli. Ma, certo, la solitudine non gli si addice e non gli giova. Spero che torni a innamorarsi pre­sto, di una donna che lo ami come lui ha amato Veronica e come Veronica l’ha amato. Avere una donna al proprio fianco sarebbe decisivo per un uomo così sensibile alla bellezza, all’eleganza, al talento».

Palazzo Grazioli e Villa Certosa non sono frequentate così bene, negli ultimi tempi.
«Io ci sono stato, e ho sempre trovato perso­ne di grande livello artistico e intellettuale. Non ho mai visto non dico una 'escort', ma una per­sona imbarazzante o volgare. Sono stato a cena di recente, c’erano anche Carlo Rossella, Emilio Fede e due coppie di amici francesi e americani, ed è stata una serata bellissima, con cantanti e artisti di qualità. Perché Silvio è un esteta. Ha il senso del bello, in ogni dettaglio. È incapace di volgarità».

Be', se sono autentiche le battute rivolte a Chirac e riferite dall'Express...
«Ma proprio oggi Chirac si è detto scioccato per le dichiarazioni che gli sono state attribuite e le ha smentite in modo pubblico e formale».

Ma voi amici non potevate metterlo in guar­dia dal fare entrare in casa certi personaggi?
«Silvio ama conoscere sempre anche persone nuove. Questa è la sua natura: la scoperta, l’ami­cizia, l’avventura. Senza questa curiosità, non sa­rebbe diventato quel che è. E poi nessuno, tra quanti lo criticano, ha lontanamente l’autorità per dargli una lezione morale».

Non si tratta dei comportamenti di un priva­to cittadino, ma del presidente del Consiglio.
«Ma il presidente del Consiglio non ha nulla di cui dover chiedere scusa. Solo in Italia un lea­der politico viene trattato in questa maniera. Qui in Francia non sarebbe assolutamente possi­bile. Nessuno ha scritto una riga sui mesi in cui Sarkozy era single. Nessuno ha scritto una riga negli anni in cui Mitterrand frequentava le sue amiche al piano di sotto e Danielle viveva al pia­no di sopra con il suo amico. Solo in Italia avete il gusto di criticare in modo così aspro, di scan­narvi tra voi. Ricordo bene la storia di Craxi, che patì una grave ingiustizia. Ma avevo dimentica­to il caso Leone. L’altra sera ho visto la trasmis­sione di Minoli che ricostruiva la demolizione di un presidente della Repubblica, e ho subito telefonato a suo figlio, Giancarlo Leone. Non si può consentire a certa stampa di demolire così un uomo che poi invece risulta innocente. Voi italiani dovreste ricordarvi della lezione di Agnelli, che nel '94 per amore dell’Italia rispose di brutto ai giornali stranieri che dicevano falsi­tà su Berlusconi».

Diranno che lei difende il Cavaliere con tan­ta energia proprio perché è davvero in difficol­tà.
«Non è in difficoltà. È oggetto di una precisa azione da parte di un gruppo editoriale che agi­sce in accordo con la sinistra. Ma è, oggi, il prin­cipale protagonista della politica internaziona­le. È lui che ha fatto superare le incomprensioni tra l’amministrazione americana e quella russa, è lui che ha convinto molti governi tra cui quel­lo americano a intervenire per salvare le ban­che, è lui che, con Sarkozy, ha fermato i carri armati russi a cinque chilometri da Tbilisi. Ber­lusconi non ha bisogno delle mie difese. Non so­no il suo portavoce. Questa storia tutta italiana passerà presto».

È stato anche a Villa Certosa?
«Ci sono stato nell’agosto scorso, per prepara­re l’incontro che avevo con Gheddafi il giorno dopo, e lui organizzò in mio onore una delle se­rate più memorabili della mia vita; e di serate memorabili ne ho vissute tante, a Cannes e a Hollywood. Berlusconi aveva predisposto nel te­atro all’aperto uno spettacolo straordinario. Un balletto russo a livello del Bolshoi. Musicisti bra­siliani. Cantanti d’opera. Un concertista straordi­nario. Lui era il regista, lo show-maker, come ai tempi di Canale 5. Io ero l’ospite d’onore e la giu­ria: alla fine premiai la migliore esibizione. Lui però aveva preparato regali per tutti: orologi per gli uomini e gioielli per le artiste».

Non è in discussione la generosità persona­le di Berlusconi, né la vostra amicizia. Pensa che la sua credibilità all'estero sia intatta?
«La percezione di Berlusconi tra i leader stra­nieri è esattamente l’opposto di quella che in Ita­lia volete far credere che sia. Uomini come Clin­ton, Blair, Schroeder lo guardavano con grandis­simo rispetto: il fatto che oltre ad essere un pro­tagonista della politica fosse anche un imprendi­tore di grande successo, creava, e crea, rispetto e ammirazione in persone che si erano occupate sempre e solo di politica. Berlusconi a giorni presiederà, unico leader nella storia, il G8 per la terza volta. Non penserà che queste cose non contino anche per Obama, per Sarkozy, per la Merkel?».

Berlusconi stesso lamenta che i giornali stranieri lo denigrino.
«Si riferisce a quei giornali che ripetono acriti­camente le notizie dei giornali italiani».

Cosa sarà del patrimonio di Berlusconi?
«Non vedo problemi di successione. E poi non è una questione di soldi. Di soldi ce ne so­no tanti da bastare per diverse generazioni. È una questione di sentimenti».

La visita di Gheddafi, in cui lei ha avuto un ruolo decisivo, ha suscitato parecchie ironie.
«Conosco Gheddafi dal '77. Lui non andava d’accordo con Bourghiba, ma adorava mia zia. È un originale. Molto intelligente, mai arrogante. È dolce, cordiale. Voi non capite Gheddafi. La tenda beduina per lui è come il kilt per gli scoz­zesi. Non è folklore, non è la tenda saudita con gli ori e l’aria condizionata. È il contatto con le sue radici: le pecore, i cammelli, il tè, il Sud del­la Libia dove cresceva il figlio unico di una fami­glia povera, che sognava di entrare nell’esercito per cambiare il suo paese».

Eni, Unicredit: qual è la strategia di Ghedda­fi in Italia?
«Un tempo i suoi erano semplici investimen­ti, come in Fiat. Ora qualcosa è cambiato. C’è ap­punto una strategia, un rapporto privilegiato. E tutto grazie a Berlusconi. Gheddafi gli ha persi­no offerto di diventare il suo successore in Libia...».

Potrebbe essere un'idea...
«E non troverebbe certo una stampa ostile. Berlusconi fir­mando l’accordo con la Libia ha compiuto un gesto storico. Non solo ha chiesto perdono per i crimini dei colonizzatori fascisti davanti a tutto il Parla­mento libico. Ha anche baciato la mano del figlio del martire Omar el Mukhtar. Un gesto che ha toccato anche me. Non avete idea dell’impatto che quel gesto ha avuto sugli ara­bi, che con Berlusconi in passa­to erano stati tiepidi. Ora lo adorano. E questo gli dà la cre­dibilità e l’autorevolezza per avvicinare i palestinesi a Netan­yahu, che vedrà la prossima settimana».

Parliamo di Generali. Bernheim ha fatto ca­pire che gradirebbe essere riconfermato alla presidenza.
«Lei conosce qualcuno che a quell’età gradi­rebbe dare le dimissioni, nelle aziende o nella politica? E lo dico per fare un complimento a Bernheim, che è talmente legato a Generali che vorrebbe 'morire' in Generali».

Detta così, pare che voi francesi pensiate a un altro candidato.
«No. Se aprissimo oggi il totonomine, da qui all’aprile 2010 spunterebbero 102 candidati. Non so chi riuscirebbe a mettere tutti d’accor­do. E se questo farebbe bene all’azienda».

Prima o poi Generali diventerà francese, magari grazie ad Axa?
«Questo no. Generali sarà sempre italiana».

Anche Telecom? O si fonderà con Telefoni­ca?
«Confermo che non c’è nessun progetto di fu­sione. L’ha detto Bernabé, lo hanno ripetuto gli spagnoli».

Gli investitori però c’hanno rimesso parec­chio.
«È il mondo che è crollato, non solo il titolo Telecom. Bernabé è lì da poco più di un anno. Aspettiamo a giudicarlo».

E Mediobanca?
«La sua indipendenza non è in discussione, così come l’armonia interna».

Finanza, grandi aziende. Lei conosce bene quelli che in Italia sono polemicamente defini­ti «poteri forti». Davvero qualcuno di loro vuo­le la fine di Berlusconi?
«Non mi piace l’espressione 'poteri forti'. In teoria, Berlusconi ha fatto tutte scelte ostili al­l’establishment. Ha fatto entrare in Italia Murdo­ch mentre la Francia ha bloccato il 'diavolo', lo 'squalo', quando Murdoch stava per comprare Canal Plus. Ha fatto entrare in Italia Gheddafi, chiedendo perdono a un 'beduino'. Berlusconi stesso è un 'diverso', un uomo che si è fatto da solo, uno che con l’establishment non aveva nul­la a che fare. Proprio come me. In Francia Chi­rac non l’ha voluto: il governo di Chirac fece pressioni sul suo amico Lagardère, pur di non lasciar prendere il controllo della Cinq a Berlu­sconi. Io invece ho portato in Italia un gruppo francese. L’establishment italiano ha lasciato che Murdoch avesse il monopolio della pay-tv; che il gruppo francese divenisse il socio chiave in Mediobanca; che gli spagnoli divenissero il gruppo chiave in Telecom; che le Generali aves­sero un presidente francese. La verità è che l’Ita­lia è il paese più aperto e con meno pregiudizi; altrimenti io, un tunisino, non sarei qui. Masso­neria? Lobby ebraica? Siamo seri. Ai complotti dell’establishment io non ci credo».

Cos'altro ancora?

Quest uomo è pericoloso anche per la sicurezza nazionale. Nemmeno questo è sufficiente?

Fonte Corsera

Patrizia, le telefonate e le intercettazioni. «Lui ti vuole vedere, devi tornare a Roma»
I colloqui tra Patrizia D'Addario, Silvio Berlusconi, l'amica Barbara e Gianpaolo Tarantini

Fiorenza Sarzanini

BARI - Il 27 gennaio scorso Patrizia D’Addario ricevette un nuovo invito per andare a palazzo Grazioli. Fu Gianpaolo Tarantino a proporle di tornare a Roma «perché lui ti vuole ». Le sue parole sono rimaste incise in un nastro che la donna ha registrato. Ci sono sei audio-cassette che aggiungono dettagli sui rapporti tra la candidata alle elezioni comunali con la lista «La Puglia prima di tutto» e l’imprenditore barese accusato di aver portato ragazze-squillo alle feste di Silvio Berlusconi. Nelle telefonate con Barbara Montereale - l’altra donna che ha ammesso di essere stata pagata per andare nella residenza presidenziale romana e a villa Certosa - spunta anche il nome di Noemi Letizia. Non è l’unica novità. Oltre a Patrizia, anche Barbara sarebbe riuscita a scattare alcune foto all’interno della residenza romana. Quando ha deciso di uscire allo scoperto e raccontare le due serate trascorse con il premier, la D’Addario ha spiegato che registra tutti gli incontri importanti «perché in passato ho avuto seri problemi con un uomo e so che questo mi serve a dimostrare che dico la verità». Una «mania» che si sta rivelando utile per ricostruire quanto è accaduto negli ultimi mesi.


La prima volta: «Siedi qui vicino a me»
Si torna così a quanto accade dopo il 15 ottobre 2008. Quel giorno Patrizia D’Addario avrebbe varcato per la prima volta il portone di palazzo Grazioli. Le tappe del viaggio le ha ricostruite lei stessa davanti al magistrato: volo da Bari fino a Roma, trasferimento in taxi verso un albergo di via Margutta, spostamento all’hotel De Russie dove Gianpaolo attende la stessa Patrizia insieme alla sua amica Barbara Montereale. Lì c’è una terza ragazza. Le disposizioni sono ferree: vestito nero e trucco leggero. Salgono in una berlina con i vetri oscurati e partono alla volta di via del Plebiscito. «Alla guida dell’auto - ha aggiunto - c’era Dino, l’autista di Gianpaolo». Un dettaglio apparentemente insignificante, che però serve a riscontrare la sua ricostruzione. Alla festa ci sono una ventina di donne. «Ma Berlusconi - assicura Patrizia - fu colpito da me. Mi si avvicinò e cominciammo a parlare». Il registratore comincia a girare. Dopo poco Berlusconi la prende per mano: «Tu siedi qui vicino a me». L’indomani Patrizia è a Bari. Ha rifiutato di rimanere per la notte e per questo il suo cachet è stato dimezzato. Ma Tarantini le offre un’altra chanche. La chiama per sapere se ha ricevuto telefonate. Lei dice che hanno chiamato con un numero anonimo ma non ha risposto. «Invece devi farlo - le spiega l’imprenditore - perché lui ti chiama da Roma e il numero non compare. Mi ha detto che voleva rivederti la prossima settimana, quindi tesoro rispondi». La donna appare compiaciuta: «Quindi se dobbiamo andare a Roma andiamo insieme?». Tarantini la rassicura: «Certo Alessia». È il nome di copertura che lei stessa aveva scelto quando si sarebbe presentata a Berlusconi.


La notte di Obama e le frasi alla stampa
La seconda volta, quando accetta di rimanere a palazzo Grazioli, Patrizia non solo registra, ma riesce a scattare numerose foto. Materiale che la scorsa settimana ha consegnato alla magistratura. Le sue dichiarazioni sono state ora confermate da Barbara. Con loro c’è una ragazza pugliese, Lucia Rossini. Racconta Patrizia: «Indossavo un bellissimo abito di Versace che mi era stato regalato in un atelier di Bari dove lavora una mia amica. Loro erano sul divano. Lui le accarezzava, ma guardava me. Poi decise che dovevo rimanere sola con lui e le altre andarono via con Gianpaolo». Ci sono nastri che raccontano dettagli intimi. Ma nel verbale è rimasto anche il ricordo della mattina successiva: «A un certo punto mi disse che doveva allontanarsi per fare una dichiarazione ai giornalisti sull’elezione del presidente americano. Mi disse di aspettarlo perché voleva fare colazione con me. Io andai in bagno, feci le fotografie, poi attesi il suo ritorno». Prima che arrivi il vassoio, il registratore ricomincia a girare. Si sente una voce maschile chiedere: «Vuoi the o caffè?». Poi altre frasi. Fino a quando Patrizia sta per uscire: «Berlusconi mi disse che mi avrebbe accompagnato un suo segretario. Mi fecero salire su un’auto per uscire dal palazzo. L’uomo mi disse che lavorava con Miti Simonetto». Il nastro con incise queste parole è già a disposizione della Procura di Bari.


L’incontro registrato: «È stato carino?»
Quando torna all’hotel Valadier Patrizia trova Barbara. L’amica le chiede se le sia stata consegnata una busta e dice che lei ha ottenuto soltanto mille euro. «Quando andai a villa Certosa - aggiunge adesso la Montereale - Berlusconi mi regalò 10.000 euro». Insieme vanno all’hotel De Russie dove le attende Tarantini. Il registratore di Patrizia ricomincia a girare.
«È andato tutto bene? Mi sembri un po’ stanca», afferma lui.
«No, tutto benissimo», assicura lei.
Le due donne ripartono per Bari in aereo. Quando Patrizia riaccende il suo cellulare il servizio «Losaidi- Tim» l’avvisa di una chiamata dal numero che la donna dice essere «il telefonino privato di Berlusconi». Dopo qualche ora, una nuova chiamata. Il numero è lo stesso. Patrizia risponde e registra la conversazione. «Bambina mia!» è il saluto di lui. Poi le domanda come mai abbia la voce rauca. Lei spiega che «sono state le docce». Parlano ancora, lui le chiede di tornare a Roma. In serata chiama Tarantini. Anche lui si stupisce per la voce rauca di Patrizia. Lei fornisce la stessa motivazione e aggiunge: «Mi ha detto che andava a Mosca e poi mi richiamava».
«È stato carino?», chiede l’imprenditore.
«Sì, sì. Ma tu dove sei?».
«Sono a Lecce. Ciao tesoro».

Il nuovo invito: «Ti vuole vedere»
Patrizia sostiene di aver atteso invano che Berlusconi mantenesse la promessa di inviare due persone per risolvere la sua pratica edilizia. E di avere per questo rifiutato tutti gli inviti di Tarantini. Mentre a metà gennaio Barbara partiva con destinazione villa Certosa, lei si negava. Ma Tarantini continuò a insistere. Il 27 gennaio scorso la chiama al telefono: «Ti vuole vedere la prossima settimana a Roma». Lei fa la preziosa: «Non lo so, io avevo chiesto di rispettare la promessa».
«Ha chiesto di te».
Appena due settimane prima Patrizia aveva incontrato Dino, l’autista dell’imprenditore, che l’accompagnò a verificare se la sua pratica al Comune fosse stata sbloccata. Scoprirono che invece era tutto fermo.

«Noemi ha la foto che ha dato a tutte»
Il tempo passa e non accade nulla, la rabbia di Patrizia monta. La donna fa sapere a Tarantini di avere «le prove delle serate a Roma». Ad aprile viene candidata nella lista «La Puglia prima di tutto». Ma quando Berlusconi arriva a Bari per presentare le liste, gli uomini della sicurezza e del partito le impediscono di entrare nella sala. Quanto basta perché Patrizia decida che «la mia avventura era terminata». Chiama Barbara, vuole capire se Tarantini le ha riferito qualcosa. Le racconta di aver «visto lui» soltanto in strada, davanti all’hotel Palace: «Mi ha abbracciata e baciata». Non è vero, ma lo dice per far ingelosire l’amica. Poi le chiede: «Tu hai ancora le foto di quando siamo andate a Roma?». Barbara risponde convinta: «Certo! C’ho le foto del bagno e pure quelle del soggiorno».
Patrizia passa ad altro argomento: «È arrivato lo sceicco, quello di Dubai».
Barbara si mostra interessata: «Ma ce li dà i soldi?».
Poi ritornano sulla vicenda che riguarda Berlusconi. Barbara s’informa: «Ma tu vuoi fare come Noemi? Quella deve fare il Festivalbar. Mi hanno detto che adesso le fanno fare la televisione». E ancora: «Hai visto Noemi che lui gli ha dato la foto come ce l’abbiamo noi? La foto sua, quella firmata. Allora la dava a tutte». Parlano ancora del risentimento di Patrizia, che chiede a Barbara della seconda volta che sono andate a palazzo Grazioli. «Ti ricordi come mi corteggiava?», domanda. L’amica risponde: «Tutto davanti alle guardie del corpo. Uno schifo. Tu sei un’altra come Noemi che gli può fare male».

La rebelión de las 'velinas' cerca a Berlusconi



Las denuncias de las modelos acaban con el encantamiento de la Iglesia católica y la admiración de muchos italianos hacia el primer ministro

Fuente: elPais
MIGUEL MORA - Roma - 21/06/2009

El viejo romance entre Silvio Berlusconi y los italianos navega hacia un final impredecible. El Noemigate abrió las alcantarillas hace un mes y medio, las fotos prohibidas de Antonello Zappadu ilustraron el ambiente, y hoy el fango rebosa sin censura por todas partes menos por una: el expresivo silencio de las televisiones controladas por el primer ministro, más conocido tras la desafortunada frase de su abogado como el "usuario final".


"Berlusconi me dio un sobre con dinero por ir a Villa Certosa"
Los italianos votan la reforma electoral con escasa afluencia a las urnas
Diarios conservadores han mudado la complacencia por la crítica a Il Cavaliere

El rotativo 'Libero', de su amigo Feltri, tituló: "Silvio: atento a la coca"

En un mitin cerca de Milán, el primer ministro fue recibido con silbidos

"Está en peligro la confianza del pueblo en la política", afirma Fini
El animado entourage del Cavaliere copa webs y periódicos: Patrizia D'Addario, una prostituta cuarentona de Bari que jura haber sido novia de David Copperfield y que trabaja armada de grabadora y vídeo, deja el país tras declarar a los jueces y al Corriere della Sera que cobró dinero por visitar al jefe de Gobierno en el palacio Grazioli. Giampaolo Tarantini, un empresario de Bari que frecuentaba a Berlusconi en los veranos de Cerdeña alquilando una mansión cercana a Villa Certosa por 100.000 euros, es acusado por los fiscales de trepar en la sanidad pública mediante sobornos y de reclutar meretrices para Papi. Barbara Montereale, una velina arrepentida, y como su amiga Patrizia candidata municipal por la lista La Puglia Prima di Tutto (Puglia Antes Que Nada), revela haber entrado en tales listas tras acudir a Certosa y Grazioli, cobrando pero sin cama. Alessandro Mannarini, chófer de Tarantini y supuesto camello de fiestas bien, asegura haber estado en la villa sarda.

Tras años de silencio, algo muy profundo parece haber cambiado en Italia. De repente, la lluvia contra Berlusconi es continua. Algunos periódicos citan a Calígula, otros a Nerón, a Fellini, a Petronio. Berlusconi, paralizado, no deja de repetirlo: "Es todo basura, pero yo soy experto en basura. Limpié la de Nápoles, limpiaré también ésta".

No será fácil. La simpatía que producían solo hace unos días sus chistes y sus bravatas, su casi milagrosa impunidad judicial, su desprecio por todo tipo de reglas está dando paso a un recelo y un descontento crecientes. El viernes, el primer ministro buscó darse un baño de masas en un mitin cerca de Milán, Cinisello Balsamo. Fue recibido con silbidos y pancartas que decían: "Soy una mujer, no una velina". Furioso, Berlusconi respondió a las protestas diciendo: "Sois solo unos pobres comunistas, unos analfabetos de la libertad".

En las huestes del centro derecha empiezan a surgir voces que exigen más explicaciones y menos insultos al adversario. Pocos creen ya en las conspiraciones de las togas rojas. El argumento suena gastado ante la fuerza de los hechos. Los obispos, a través de un editorial en Avvenire, han pedido "aclaraciones públicas" y han recordado a su sumiso aliado que "todo tiene un precio", aconsejándole de paso que prescinda del letrado que acuñó lo del utilizzatore finale. Gianfranco Fini afirma gélido que "está en peligro la confianza del pueblo en la política y las instituciones". El silencioso número dos del Gobierno, Gianni Letta, ha escrito un austero artículo en L'Osservatore Romano sobre crisis y moralidad pública. Y periódicos tan conservadores como el Corriere o Il Foglio empiezan a mudar la complacencia por la crítica. Giuliano Ferrara, director del Foglio y ferviente admirador del Cavaliere, le ha emplazado a "un cambio radical, a una regeneración del proyecto".

Berlusconi apenas sabe dónde están sus amigos. Libero, el diario teledirigido por otro fidelísimo, Vittorio Feltri, se atrevía a titular el viernes: "Silvio: atento a la coca". Mientras, Il Giornale de su hermano Paolo reproducía ayer las fotos de Villa Certosa que publicó EL PAÍS (pese a estar prohibidas) y algunas más, acusando a los servicios de seguridad de permitir a Zappadu trabajar dentro de la mansión.

Por la izquierda, L'Unità contaba sin tapujos que las velinas que han pasado por el "usuario final" han recibido un mini a cambio, añadiendo que es buen momento para comprarlos de segunda mano. Llegados a este punto que se diría de no retorno, todos esperan el próximo terremoto. Los ministros tratan de averiguar qué será lo siguiente, si les permitirá seguir invocando el derecho a la privacidad y acusando de moralista al enemigo. Aunque Berlusconi se dice seguro y determinado, su silencio no infunde confianza. Ya ni sus más fanáticos seguidores fantasean con que logre salir indemne de eso que los obispos, siempre poéticos, definen como "tanto veneno, tantas sospechas".

La esperanza de la mayoría se limita a que el Ejecutivo llegue incólume a la gran cita política del año, el G-8 (alargado a 20) que se celebrará en L'Aquila entre el 6 y el 9 de julio. La desgracia del terremoto quiso que la cumbre no se celebrara en Cerdeña como estaba previsto, y Berlusconi puede dar gracias. Es mejor no imaginar qué habrían sido capaces de hacer 4.000 periodistas globales por los parajes de Villa Certosa.

En todo caso, Berlusconi deberá lidiar con Barack Obama (que ya lo recibió con frialdad notoria esta semana en Washington), Nicolas Sarkozy, Angela Merkel, su amigo Vladímir Putin y una quincena más de mandatarios. Entre ellos estará Zapatero, acusado estos días de instigar el complot contra Il Cavaliere a medias con EL PAÍS por Antonio Mantovano, secretario de Estado de Interior. Agradecido por la invitación con silla al G-8, Zapatero ha decidido apoyar a Mario Mauro, el candidato de Berlusconi a presidir el Parlamento europeo.

Otros no serán quizá tan magnánimos. Según fuentes diplomáticas, Berlusconi ha buscado la solidaridad de varias cancillerías extranjeras. Pero el desconcierto es mayor que la comprensión. Lo indica la relevancia dada al Sexgate en muchos medios estadounidenses ("Clinton, perdónanos", ironizó John Stewart), o la anécdota narrada por Jacques Chirac sobre su visita chez Berlusconi en la que éste presumió de la calidad de las nalgas que se habían sentado en su bidé.

Lo que algunos juzgaban como una trama amarilla o rosa va revelando un alcance político evidente. Según ha recordado la oposición, Berlusconi es responsable de la seguridad del Estado italiano y de la Defensa del país. Como miembro de la OTAN, puede acceder a documentos secretos del armamento nuclear de la alianza. Tanto en Villa Certosa, que está sometida al secreto de Estado, como en Grazioli, el primer ministro recibe a colaboradores, se reúne con ministros, alterna con personalidades nacionales y extranjeras. A petición suya, las medidas de control que se aplican a los invitados privados son mínimas. Patrizia D'Addario salió de Grazioli con las grabaciones de audio y vídeo en el bolso. La impresión, dentro y fuera de Italia, es que Berlusconi es un político con demasiadas fisuras.

Como ha dicho Feltri, en casa la cosa empeorará si aparece la palabra coca. Los italianos están curados de espanto, pero eso lo soportarían mal. Vera Martini, una profesora romana que vota a Berlusconi, lo explica así: "La moral vaticana soporta machismo, cuernos y menores de edad; puede envidiar las fiestas con 25 velinas, admitir la corrupción e incluso los ajustes de cuentas. Pero los italianos jamás tolerarían que el nombre de un primer ministro se asocie con las drogas".

El problema es que la palabra está apareciendo. Y con profusión. Giampaolo Tarantini, el empresario de 34 años que llevó a D'Addario y a Montereale a las casas de Berlusconi, se mueve en círculos VIP donde vuela el polvo blanco. La investigación judicial de Bari, nacida como un caso más de corrupción en la sanidad, está siendo seguida por el jefe de los jueces antimafia. Los hermanos Tarantini vendían prótesis a través de la decaída empresa Tecno Hospital; a raíz de sus contactos con el poder, pasó a facturar seis millones anuales. El fiscal Giuseppe Scelsi indaga por posesión de estupefacientes a Alessandro Mannarini. El tipo ha declarado que estuvo en Certosa con Tarantini. Su abogado lo niega con estas palabras: "Todo es basura".

Come si fanno fuori i nemici

Un avversario, ma probabilmente anche un galantuomo



fonte www.paologuzzanti.it

ECCO IL TESTO DI QUESTA GRAVISSIMA LETTERA DI LEHNER CHE MOSTRA LO STATO DELLA DEMOCRAZIA NEL PARTITO DELLE LIBERTA’, NOME CHE APPARE OGGI DEL TUTTO COMICO, ANZI GROTTESCO.

Paolo Guzzanti,

come sai da gran tempo non condivido pressoché nulla di ciò che vai scrivendo.

Sono stato, anzi, assai duro e, talora, spietato verso di te, non perdonandoti mai niente. Tu, da parte tua, mi hai dato del poveraccio e del nulla eterno, pur avendo io dedicato la vita allo studio ed alla scrittura (23 volumi).

La guerra, però, è guerra.

Oggi, però, pur ribadendoti che potevi esprimere il tuo dissenso, senza perdere la misura e la tramontana lessicale, evitando, magari, di offendere i tuoi stessi colleghi, non mi unisco ai Maramaldi.

In tempo reale, chiesero proprio a me di esercitare come perito guzzantologo e guzzantofobo il diritto-dovere di darti il colpo di grazia.

Su di te - lo sai - avrei potuto scrivere un libro, ma ho rifiutato.

Ho rifiutato per l’ovvia ragione che tu, pur sbagliando, avevi mostrato nell’errore un indubitabile ed apprezzabile coraggio.

Per questo, non sono intervenuto, riservandomi soltanto la licenza di celiare senza cattiveria e senza accanimento, magari anche sui tuoi censori.

Ti esorto, infine, perché non ti voglio male e, anzi, ti auguro ogni bene, a lasciar perdere il presidente Berlusconi, che sta facendo benissimo, dedicandoti ad altri più giusti bersagli.

Non privarci della tua fantasia, della tua veemenza, financo della tua follìa, perché possono essere ancora utili alla battaglia anticomunista ed anti-islamica, all’impegno comune contro tutti i fondamentalismi.

Un abbraccio

Giancarlo Lehner

Tarantini



Fonte:corsera
IL PERSONAGGIO GIANPAOLO TARANTINI SI DIFENDE CON UN COMUNICATO: SONO PREDESTINATO AL RUOLO DI COLPEVOLE
L’ascesa del «re delle protesi» e l’invito in Sardegna

BARI — Il giorno in cui Berlusco ni l’invitò a Villa Certosa, era quasi incredulo per l’emozione. Dalla Sar degna chiamò gli amici: «Ma lo sai chi mi è successo? Vado stasera, poi ti racconto». E il giorno dopo de scrisse le meraviglie della residenza estiva del premier, come un bambi no appena tornato da Disneyland: la cena, le musiche, la bella gente, la visita del parco gui data dal capo del go verno in persona.

È stato in quella sfarzosa serata del l’agosto 2008 che la vita di Gianpaolo Tarantini è cambia ta. Fino a un certo punto nella direzio ne che voleva lui.

Tanto che dal rapporto sempre più stretto col presidente del Consiglio (o che lui descriveva così) è discesa la decisione di lasciare Bari e l’im presa che se non ne aveva fatto un nababbo di certo l’aveva arricchito, per trasferirsi a Roma e avventurar si in una nuova quanto imprecisata attività. Gli ultimi successi sono sta ti lavori ottenuti con la Protezione civile, poco tempo prima del con gresso fondativo del Popolo della li bertà che ha seguito da un posto as segnato nelle prime file, subito die tro i big del partito di governo.

Poi sono arrivati gli interrogatori della escort Patrizia D’Addario, che davanti ai magistrati l’ha indicato come colui che l’ha fatta andare — dietro pagamento — a Palazzo Gra zioli, al cospetto di Silvio Berlusco ni, e la vita del trentaquattrenne im prenditore è cambiata ancora. Sta volta in direzione opposta a quella desiderata, ma sem pre per via di quel l’invito a Villa Certo sa e di ciò che ne è seguito. Perché da quel momento a Ta rantini è sembrato di poter scalare il cielo.

Adesso a Bari tut ti parlano del ragaz zo cresciuto forse troppo in fretta e delle sue «relazioni sociali» coltiva te in ogni direzione per guadagnare terreno, visibilità, crediti; apparire generoso e pieno di contatti giusti. C’è chi tradisce un po’ d’acredine e chi lo descrive in maniera bonaria, ma nessuno nega l’esuberanza e l’in traprendenza del rampante piazzi sta di protesi mediche, sbarcato a Roma per fondare la C. G. Consul ting, dal variegato oggetto sociale: «Consulenza contabile e finanziaria, organizzazione di eventi, viaggi d’af fari, ricevimenti, servizi di comuni cazione », come riferito dal Sole 24 ore.

Che l’operazione sia legata all’in contro con Berlusconi e al «mondo relazionale» apertosi con le visite a Villa Certosa e poi a Palazzo Grazioli lo dicono tutti. Anche chi continua a parlare bene di Gianpaolo Taranti ni e non dà retta alle voci che si acca vallano, anche le più incredibili. L’ultima riferisce che il premier gli avrebbe chiesto di uscire allo scoper to come amante di Noemi Letizia, per mettere fine al «caso» della sua partecipazione al compleanno della ragazza di Portici; voce rigettata da chi conosce bene Tarantini, sua mo glie e le due figlie. Non trova riscon tri nemmeno la partecipazione a una cena ufficiale a Villa Madama, mentre sembra vero che al congres so del Pdl Tarantini aveva accesso al salottino dietro il palco riservato ai pasti di Berlusconi e dei ministri, con gli altri partecipanti relegati a mangiare nei capannoni.

Sono indizi di un rapporto diretto fin troppo ostentato, come i suoi stessi amici rimproverano al giova ne «re delle protesi». Che ieri ha dif fuso un comunicato per smentire «il tenore di vita elevatissimo che mi si attribuisce, e temo che questa falsa rappresentazione della realtà sia funzionale a precostituire a mio danno l’immancabile e predestinato ruolo di colpevole». Prima che dal l’inchiesta per induzione alla prosti tuzione, temeva conseguenze dal l’indagine sulla presunta corruzio ne. Si difendeva dicendo che gli in quirenti lo volevano in combutta con un noto ortopedico di Bari «col quale non ho mai lavorato». Certo però, aggiungeva, il mestiere lo por tava a parlare e contattare la gente più diversa.

A livello politico, prima di Berlu sconi, le sue relazioni sono andate in tutte le direzioni, ma a parte chi ammette di averlo conosciuto e fre quentato (seppure «non assidua mente ») come il vicepresidente del la Giunta regionale Frisullo, del Pd, non è facile attribuirgli legami stabi li. Gero Grassi, deputato pd, area ex-Margherita, dice di non averci mai parlato. Sul fronte del centrode stra, i rapporti col ministro degli Af fari regionali Fitto vengono definiti solidi ma altalenanti.

Quelle di Tarantini più che amici zie sono relazioni, spiega chi ha cer cato di convincerlo a volare basso quando a lui sembrava di avere pro spettive radiose, sulle quali ha co struito un’impresa solida. Dalla ca sa- ufficio affittata a Roma in una tra versa di via Veneto contava di salire ancora molti gradini. Finché non so no saltate fuori le intercettazioni con le ragazze e il verbale della escort sulle visite pagate a Palazzo Grazioli.

Giovanni Bianconi

...e poi passammo a Villa Certosa...

Barbarella immagine

sabato, giugno 20, 2009

La sera andavamo a palazzo Grazioli

Le battute del vecchiaccio



Il grande leader, un altro di quelli che non hanno mai lavorato in vita loro, se ne esce con l'ennesima stupidaggine. Che bello sarebbe se fossero proprio quelli del nord a prendere a calci questo gruppo dirigente leghista e metterci qualcuno di capace al posto. La Lega è qualcosa di troppo importante per lasciarla in mano a uno come Bossi.

Bossi: questa è tutta una montatura, la verità verrà a galla Il leader della Lega Nord: con tutti i problemi che ci sono in Puglia, non hanno di meglio da fare?

MONZA (20 giugno 2009) - "Con tutti i problemi che ci sono in Puglia, la magistratura non ha di meglio da fare che occuparsi di Berlusconi?".
Lo ha detto il ministro per le Riforme Umberto Bossi. Il leader della Lega Nord a Cesano Maderno ha chiuso così venerdì sera la campagna elettorale del ballottaggio per il sindaco.

Per Umberto Bossi "è una montatura fatta ad arte e la verità verrà a galla". Bossi ha aggiunto: "Abbiamo mantenuto tutte le promesse, in particolare sull'immigrazione, con Maroni che sta in mezzo al mare a respingere i clandestini".

ISPEZIONE - L'ispezione voluta dal ministro della Giustizia Angelino Alfano sui pm di Bari che hanno con condotto le indagini su Fitto si è conclusa con alcuni rilievi. Gli ispettori del ministero hanno consegnato il loro rapporto in cui sarebbe stata appurata una ritardata iscrizione nel registro degli indagati dell'attuale ministro per gli Affari Regionali. Spetterà ora al Guardasigilli decidere se avviare o meno l'azione disciplinare nei confronti dei magistrati di Bari che hanno condotto due inchieste su Fitto.

Adesso riguardo a Bossi, onde evitare di beccarmi una querela io posto un paio di link e chi vuole se li vada a leggere. Se le notivzie ivi contenute fossero vere si capirebbero tante cose:

http://www.ilsismografo.tv/index.php?option=com_content&view=article&id=84&Itemid=29
http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&friendID=167853078&blogID=379256375
enjoy

Meno male che Silvio c'è



Imperdibile la solita giaculatoria di Carlo Rossella a favore del suo datore di lavoro...e soprattutto il disprezzo verso una donna rea di avere più di 40 anni...

Un ubriaco?

Distruggete Zappadu

Fonte la Repubblica

Zappadu: "Mai violata la privacy. Così tentarono di incastrarmi"
"Poi - racconta il professionista - si miseri in mezzo Belpietro e Ghedini
La Simonetto mi chiese di fare il prezzo. Cercavano di accusarmi di estorsione"
di CARLO BONINI

ROMA - Accompagnato da uno dei suoi avvocati, il fotografo sardo Antonello Zappadu arriva a Roma per difendersi, tornare a definire il perimetro della partita che lo oppone al presidente del Consiglio, rispondere alla domanda che da venerdì fibrilla i palazzi della politica: a quando nuove foto di Villa Certosa?
Zappadu sembra tutt'altro che a disagio, né mostra di volersi sottrarre. Si muove sul filo. Rimane per due ore abbondanti negli uffici di Francesco Pizzetti, Garante per la privacy. E, una volta fuori, riprende il suo racconto, seduto ai tavolini di un bar alle spalle di piazza Colonna. "Me lo ha chiesto il Garante e non ho difficoltà a ripeterlo - dice - Io posso dire che, personalmente, quelle foto non le farò uscire. Ma ho ceduto tutto il mio archivio fotografico alla Eco Prensa, agenzia colombiana con sede a Bogotà. Dunque, non sono io che decido se, quando e a chi quelle foto verranno vendute". E del resto - aggiunge - per convincere il Garante, "per rompere un po' la tensione", ha pensato che valesse la pena anche improvvisare una gag. "Ho messo su la faccia da monello e ho fatto come quei bambini presi con le mani nella marmellata. "Prometto che non lo farò più"".
Ride di cuore, Zappadu. Perché sa che quell'archivio colombiano, su cui ha comunque l'ultima parola, è al riparo dalla giurisdizione italiana. "Perché - dice il suo avvocato Cristian Mazzetto - sfido qualunque magistrato a dar corso a una richiesta di sequestro generica, e per giunta all'estero, che riguardi l'attività di un fotoreporter". Perché da quando questa storia è cominciata la notorietà ha portato qualche buona notizia, come "la richiesta di un importante editore di scrivere un libro sul mio lavoro, e dunque anche sui miei giorni fuori da Villa Certosa". Perché - a sentire lui - esistono "buoni argomenti" per ridurre gli effetti del contenzioso giudiziario che lo oppone a Berlusconi. "Sapete come è finita in sede civile la causa per le mie foto pubblicate da Oggi nel 2007? L'agenzia fotografica che le aveva acquistate è stata condannata a un risarcimento di diecimila euro".

A ben vedere, la sicurezza con cui Zappadu guarda a quel che potrebbe accadere domani non è solo nella consapevolezza di avere in mano le carte importanti del mazzo, ma anche nella scelta di difendersi attaccando. "Non ho violato la privacy di nessuno - dice - Perché non ho spiato proprio nessuno. Semmai ho documentato quel che accadeva nella villa del presidente del Consiglio. L'ho detto al Garante. Non è colpa mia se il parco della Certosa è grande 100 ettari ed è visibile dall'esterno. Per altro, nelle mie foto, i volti di tutti gli ospiti, uomini e donne, erano "pixelati", resi irriconoscibili. Non sono stato io a svelarne le identità. Né ho tentato di truffare o estorcere nulla a nessuno. Semmai, sono stati "loro" a tentare di chiudermi in una trappola".

"Loro" - a sentire Zappadu - sono Niccolò Ghedini, avvocato del Presidente del Consiglio, il direttore di "Panorama" Maurizio Belpietro, Miti Simonetto, da vent'anni consulente per l'immagine di Berlusconi. Ribaltando la ricostruzione proposta nel suo esposto dal presidente del Consiglio, Zappadu sostiene infatti che non fu lui a cercare "Panorama", ma il contrario. Non fu lui a fare un prezzo (1 milione e mezzo di euro), vantando una trattativa avanzata con "Gente" e il gruppo "Hachette", ma "loro a chiedermelo con insistenza".

Dice il fotografo: "Non sono uno scemo e Panorama era l'ultimo giornale a cui avevo pensato di vendere le foto. Ma conosco da una vita uno dei suoi giornalisti: Giacomo Amadori. Ci lega un rapporto che va oltre il lavoro. Per dirne una, mi ha fatto conoscere quella che sarebbe diventata mia moglie. Per farla breve, Amadori mi convinse a consegnargli il famoso dischetto con una quarantina di foto, sostenendo che magari "Panorama" ne avrebbe pubblicate solo alcune e messe in un cassetto le altre. Dopodiché si sa come sono andate le cose. Il dischetto passa da Belpietro a Ghedini e da Ghedini a Berlusconi. E qui, decidono di incastrarmi".

La prova, a dire del fotografo, è in un colloquio con Miti Simonetto. "Non si era parlato di soldi, finché non mi telefona questa signora Simonetto e mi chiede quanto voglio. Io rispondo che tratto solo con la Mondadori. Lei dice che trattare con lei o con la Mondadori è la stessa cosa e aggiunge: mandami il prezzo con un sms sul mio cellulare. Per fortuna non l'ho fatto". L'avvocato Mazzetto annuisce: "Se avesse mandato quel sms, lo avrebbero accusato di estorsione, lo avrebbero arrestato e oggi non staremmo qui a parlare".

Un che di pecoreccio




Ormai delle scelte del Corriere non parliamo. Se Repubblica mette nome e fotografia, non si capisce perché il presunto primo quotidiano italiano non possa fare altrettanto. Ma sono fatti loro. Torno a sorridere pensando all'ambientino pecoreccio che esce da tutta questa storia (che avrebbe portato alle immediate dimissioni di qualsiasi primo Ministro del sistema solare). Nell'Italia pecoreccia di oggi non accade nulla (almeno finora). Comunque mi permetto di sottolineare anche questa storia di un tizio (l'ex della signorina M) che l'aspetta sotto casa e le smonta la mandibola a botte. Un ex che si permette di fare queste cose? Anche se non dovrebbe farle nemmeno un fidanzato ufficiale....

Fonte: corsera

Bari, interrogata la seconda ragazza «Anch’io pagata per andare alle feste»
L’amica di Patrizia: non mi sono fermata a Palazzo Grazioli, lei sì

BARI — Il racconto di Patri zia D’Addario trova una nuova conferma. Arriva dall’altra ra gazza che Gianpaolo Tarantini avrebbe ingaggiato per trascor rere le due serate nella residen za romana di Silvio Berlusconi. La prima si sarebbe svolta a me tà ottobre. La seconda il 4 no vembre, giorno dell’elezione di Barack Obama. Durante l’inter rogatorio che si è svolto in una caserma della Guardia di Finan za, la giovane ha ammesso i viaggi a Roma, i trasferimenti, le soste negli alberghi. E pure lei ha detto di essere stata paga ta.

Il racconto di Barbara M.
Barbara M. (omettiamo il co gnome perché si tratta di una testimone e il suo verbale è sta to segretato per ordine del pub blico ministero), ha 23 anni. Gli investigatori l’hanno prele vata ieri mattina alle 8 nella sua abitazione. Tre ore di do mande per ricostruire i dettagli dei due incontri avuti con il premier. Le sue dichiarazioni coincidono con quelle della donna che era stata candidata alle elezioni comunali con la li sta «La Puglia prima di tutto» schierata con il Pdl, e invece ha deciso di rivelare i suoi incon tri con il presidente del Consi glio. Nuova verifiche dovranno adesso essere compiute per ot tenere i riscontri. I primi accertamenti avreb bero consentito di verificare che Patrizia D’Addario è effetti vamente salita sui voli che ave va indicato ed ha alloggiato in sieme all’amica negli alberghi di Roma che erano stati indica ti loro proprio da Tarantini. La stanza non sarebbe stata regi strata a loro nome, ma entram be hanno consegnato i docu menti alla reception. In partico lare, il 4 novembre, furono ac colte all’hotel Valadier e da lì sa rebbero state poi portate a Pa lazzo Grazioli. È questa la circo stanza più difficile da ricostrui re perché riguarda la dimora privata del presidente del Con siglio. Durante l’interrogatorio Bar bara ha chiarito di essere anda ta via al termine della serata e di aver lasciato Patrizia nella re sidenza del premier. Ha indica to le modalità, ha ricordato i particolari dei due eventi, an che il nome dell’autista e il tipo di automobile utilizzata. Su que sti particolari si stanno concen trando adesso gli accertamenti dei finanzieri, per escludere che le due possano essersi mes se d’accordo. Barbara dice di es sere spaventata, quasi grida quando afferma che «questa storia mi demolisce perché ho solo 23 anni, non posso permet termi di portare addosso un’eti chetta così». Non vuole rilevare l’entità del compenso, però afferma: «Certo che ho preso soldi. Io non faccio per piacere di anda re alle feste di non so chi. Io per piacere vado alle feste dei miei amici, di mia cugina, di mio fra tello. Da una vita faccio questo lavoro di ragazza-immagine. Ho fatto Miss Italia, Miss Mon­do, Uomini e Donne, faccio im magine e animazione per lavo ro. Se tu mi chiami sapendo chi sono, se mi inviti ovvio che mi paghi, perché io sto prestando un lavoro di immagine».

«Botte dal mio ex»
Subito dopo si scaglia contro Patrizia: «L’altra sera sono tor nata a casa e ho preso botte dal mio ex fidanzato. L’ho trovato sotto casa con un giornale che parlava di Patrizia e lui sa che lei è una mia amica. A me infat ti non mi interessa quello che tu fai per vivere, puoi essere professore o escort, per me è uguale. Io guardo la parte uma na. Noi eravamo proprio ami che, lei mi raccontava della sua vita, io della mia. E invece ades so torno a casa e prendo botte, mi ha quasi rotto la mandibola. Lui lo fa per gelosia, non è un estraneo. Mi ha detto: 'Allora quando sei andata a Roma hai fatto le stesse cose pure tu'. E invece no. Però vaglielo a spie gare che io non sono Patrizia ma Barbara e lavoro come ra­gazza immagine. Lui ha dato tutto per scontato. Ormai lui non ci crede che io non sono ri masta a dormire. E invece è pro prio così, io sono andata via e lei è rimasta. Però noi siamo di verse. Lei ha 42 anni ed era al l’ultima spiaggia, per me la sto ria è diversa». Nega di aver no minato un legale: «Non ne ho bisogno. Quando è arrivata la Finanza ho chiamato l’avvoca to, ma ora non mi serve».

I rapporti con Tarantini
Durante l’interrogatorio Bar bara ha parlato anche dei suoi rapporti con Tarantini. Alle ra gazze gli inquirenti sono infatti arrivati indagando sulla sua at tività imprenditoriale. Fino al 2008 l’uomo ha gestito con il fratello Claudio una società ba rese — la Tecno Hospital — specializzata nelle tecnologie ospedaliere. L’ipotesi dell’accu sa è che abbia versato tangenti per ottenere gli appalti. In cam bio delle commesse avrebbe da to soldi, ma — ed è questa la circostanza emersa dall’ascolto delle sue conversazioni telefo niche — avrebbe offerto anche le prestazioni di squillo di lus so. Ragazze giovani e belle che si sarebbero vendute per 500 euro a notte. Patrizia ha detto che la pri ma proposta per andare a Palaz zo Grazioli prevedeva «un com penso di 2.000 euro, ma Gianpaolo me ne diede soltan­to 1.000 perché non avevo ac cettato di rimanere». La secon da volta «non presi soldi per ché Berlusconi mi aveva pro messo che mi avrebbe aiutato a sbloccare la mia pratica edili zia ». Al magistrato la donna ha consegnato anche alcune regi strazioni degli incontri e un vi deo che sostiene di aver girato all’interno del palazzo.

Fiorenza Sarzanini

Hardcore...

Dannata tecnologia

Adesso sapete che se invitate una escort dovete sequestrarle i registratori...



Fonte la Repubblica

Nelle registrazioni audio che la D'Addario ha eseguito a Palazzo Grazioli sono raccontati gli incontri col premier. Si distingue la voce del premier. Quell'invito del premier a Patrizia
"Vai ad aspettarmi nel letto grande". La mattina dopo, lui la chiama. Lei ha la voce rauca: "Strano, questa notte non ho sentito strilli"

di CARLO BONINI

BARI - Cosa documentano le registrazioni audio che Patrizia D'Addario ha clandestinamente inciso nell'autunno dello scorso anno a Palazzo Grazioli e quindi consegnato alla Procura di Bari a sostegno dell'attendibilità del racconto delle sue due visite?
La magistratura, mercoledì scorso, le ha secretate, apponendo i sigilli agli originali dei nastri su cui sono incise, e ha disposto che non ne venissero effettuate le trascrizioni. Negli ultimi otto mesi, quelle registrazioni sono state libere da vincoli, perché nella piena ed esclusiva disponibilità della donna.

Ora, tre fonti diverse e indipendenti che hanno avuto nel tempo accesso diretto all'ascolto delle registrazioni, o, quantomeno, ad alcuni dei loro passaggi salienti, riferiscono a Repubblica parte del contenuto. Con indicazioni coincidenti. A cominciare dalla cattiva qualità del sonoro, disturbato da fruscii di fondo.

Eccone dunque il dettaglio.
Ottobre 2008. Patrizia D'Addario è per la prima volta a Palazzo Grazioli. La si ascolta mentre si presenta con un nome di battesimo che non è il suo ("Alessia", come racconterà al Corriere della Sera il 17 giugno scorso) al presidente del Consiglio, la cui voce, a sua volta, si riconosce benché sovrapposta ad una musica di fondo che accompagna la conversazione. La D'Addario dice di essere la titolare di un'agenzia immobiliare. Aggiunge che non è facile per una donna single mandare avanti un'attività di quel genere. Si sente quindi ancora la voce del presidente del Consiglio impegnato a mostrare quelli che si intuisce siano dei quadri.

4 Novembre 2008. Patrizia D'Addario è per la seconda volta a Palazzo Grazioli. Non è un giorno qualunque. Mentre in Italia si fa notte, negli Stati Uniti mancano poche ore allo spoglio che dichiarerà presidente eletto Barack Obama.

Si distingue la voce del presidente del Consiglio che si rivolge a Patrizia spiegandole che si assenterà per fare una doccia e mettere un accappatoio. Il presidente invita la donna ad aspettarlo nel "letto grande". Patrizia risponde affermativamente - "Sì nel letto grande" - aggiungendo un dettaglio che si riferisce al letto e non risulta comprensibile all'ascolto.

Una successiva sequenza registra un qualche trambusto con voci di estranei che avvertono il presidente dell'elezione di Obama e lo sollecitano ai suoi impegni istituzionali. Patrizia - riferiscono due fonti diverse - spiegherà che il personale di Palazzo Grazioli ha urgenza di ricordare al presidente che è atteso da un appuntamento esterno. Una circostanza, questa, che per altro trova conferma in un dato obiettivo. In quelle ore, Silvio Berlusconi è atteso allo spazio Etoile a Roma dove la Fondazione Italia-Usa ha organizzato una serata ufficiale (ripresa in diretta da Skytg24) per la notte elettorale americana. Un evento cui partecipano almeno 500 ospiti, tra cui un centinaio di parlamentari, e onorata da un messaggio video dell'allora ambasciatore americano in Italia Ronald Spogli e a cui il Presidente del Consiglio (la cui presenza era stata annunciata da almeno due settimane) non arriverà mai.

5 novembre 2008. Patrizia D'Addario registra una chiamata telefonica in entrata. Si riconosce la voce del presidente del Consiglio che le chiede "come va". La donna risponde di essere "un po' rauca". Il presidente, di rimando, si dice ironicamente sorpreso perché la notte precedente non ha sentito "strilli".

Quello stesso giorno, c'è una seconda telefonata registrata. L'interlocutore di Patrizia è Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore che le ha negato il compenso pieno (2000 euro) pattuito per la prima volta a Palazzo Grazioli ("Perché non ero rimasta", spiega lei nella sua intervista al "Corriere della Sera"). La D'Addario è arrabbiata. Dice di aver ricevuto soltanto "una tartarughina" per la notte e chiede conto dei 2000 euro.

Alle registrazioni si accompagnano, come detto, anche delle fotografie, scattate dalla D'Addario con il suo telefonino all'interno di Palazzo Grazioli. Di queste, "Repubblica" ha avuto conferma solo di un dettaglio, per altro anticipato dal Corriere della Sera, due giorni fa. Vale a dire, un'immagine che ritrae la foto incorniciata di Veronica Lario. Le altre istantanee - per quanto è dato sapere al momento - ritraggono altrettanti dettagli delle stanze della residenza privata del presidente del Consiglio.

Il cavaliere di Hardcore



Fonte la Repubblica

Barbara racconta le visite a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa. "Dopo la cena io me ne andai. Patrizia, che faceva la escort, restò col presidente". "Io, Silvio e le altre ragazze tutte lo chiamavano Papi"- "Reclutata" da Giampaolo Tarantini. Difende il premier: "E' stato simpaticissimo

Mi ha regalato dei gioielli e una busta con una cifra generosa solo per la presenza"
di PAOLO BERIZZI e GABRIELLA DE MATTEIS

BARI - Barbara Montereale ha 23 anni. È di Modugno. È una bellissima madre single di una bimba di un anno e tre mesi. Sull'avambraccio sinistro ha tatuato: "Sbagliare e soffrire". Ha vissuto per un periodo a Milano con un uomo che, all'epoca era bodyguard di Domenico Dolce.

"Lavoro come modella in un atelier per abiti da sposa", dice Barbara. Ha partecipato a "Uomini e donne" e - aggiunge - ha fatto altre comparsate in tv. "Quando ci riesco faccio la ragazza immagine. Per esempio sono stata Billionerina per tre anni. Ricordo che Fede mi promise di fare la Meteorina. Ci tengo però a dire che non sono una escort".

È Barbara "l'amica modella" con cui Patrizia, nel novembre del 2008, entra a Palazzo Grazioli. È lei la ragazza che "riscontra" con la Guardia di Finanza il suo racconto. È lei che, reclutata da Gianpaolo Tarantini, incontrerà il Presidente una seconda volta, nel gennaio di quest'anno, a Villa Certosa. È lei che, ora, svela "il metodo" del Presidente.

Andiamo con ordine. Ricorda come, quando e chi la introdusse a Palazzo Grazioli?
"Il giorno esatto non lo ricordo. Inizi di novembre del 2008, direi. La mia amica Patrizia mi chiese se mi andava di accompagnarla a una festa a Roma. E io accettai".

Come arrivaste a Roma?
"Non lo ricordo".

In aereo?
"Probabile, ma davvero non ricordo anche perché viaggio molto per lavoro".

Lei pagò per il viaggio?
"No".

Chi pagò?
"Seppi dopo che pagava Gianpaolo Tarantini".

Patrizia le disse che era una festa a casa del
Presidente del Consiglio?
"Sì. E, dopo, ricollegai una cosa accaduta, sempre a Roma, una settimana prima di quel viaggio. Ero con Patrizia all'inaugurazione di un negozio Versace. Un tipo che Patrizia mi disse essere uno degli autisti di Berlusconi le disse: "Carina la tua amica. Portala alla prossima festa"".

Torniamo a novembre 2008. Patrizia le fece il nome di Gianpaolo Tarantini prima di partire?
"No. Conobbi questo Gianpaolo solo quando arrivammo a Roma. Lo incontrammo all'hotel De Russie. Mentre noi eravamo alloggiate all'hotel Valadier".

Tarantini era da solo?
"No. Con il suo autista".

Ricorda il nome dell'autista?
"Dino".

Eravate solo lei, Patrizia e Tarantini?
"C'era anche un'altra ragazza di Bari, che non conosco".

Il nome?
"Non lo ricordo".

Che vi disse Tarantini?
"Ci disse che saremmo andati a casa del Presidente del Consiglio".

Concordaste un compenso?
"No. Non dissi nulla a Gianpaolo perché mi aveva portato Patrizia".

Come andò la cena?
"Mangiammo e scherzammo con il Presidente. Ebbi un'impressione straordinaria. Il Presidente è una persona bellissima e disponibilissima. Mi regalò degli anelli e delle collane che, disse, disegnava lui. Mi diede anche il cd di quel cantante napoletano, come si chiama...?".

Apicella?
"Apicella".

Eravate solo voi ragazze e il Presidente?
"No. C'era anche Gianpaolo".

Che rapporti hanno Tarantini e Berlusconi?
"Gianpaolo dà del lei al Presidente. Il Presidente gli dà del tu. Noi, comunque, avevamo capito che Gianpaolo lavorava per Berlusconi".

Finita la cena, cosa accadde?
"L'accordo era che io, Gianpaolo e l'altra ragazza lasciassimo sola Patrizia con il Presidente e così facemmo".

Perché Patrizia rimase?
"Per lavorare".

Lavorare?
"Sapevano tutti a quella cena che lei era una escort".

Anche il Presidente?
"Presumo proprio di si".

Dunque, ve ne andate e dove?
"Io e Giampaolo veniamo riaccompagnati nei nostri alberghi. E la mattina dopo, alle 8, rientrò anche Patrizia nella stanza che condividevamo".

Le disse qualcosa?
"Mi raccontò di aver avuto un rapporto sessuale con il Presidente. E aggiunse di non essere stata pagata. Aggiunse anche però che non le interessavano tanto i soldi quanto che lui le desse una mano con una questione che riguardava la costruzione di un residence".

Lei venne pagata per quella cena?
"No".

Sentì di nuovo Tarantini?
"Sì. A fine novembre 2008. Ero con Patrizia a Dubai, in vacanza. Mi chiama Gianpaolo al telefono e dice che il Presidente mi vuole incontrare di nuovo. Io mi lamento che la prima volta non ho neppure avuto il gettone di presenza. Lui risponde che questa volta è tutto a posto. Che avrei avuto i soldi e mi avrebbe pagato i biglietti aerei. A quel punto, Patrizia si arrabbia. Prende il telefono e grida a Tarantini: "Ma come, te l'ho portata io e adesso tu vuoi lei e non me?"".

E come finì?
"Non se ne fece niente".

Rivide il Presidente del Consiglio?
"Si. A Villa Certosa".

Quando?
"Metà gennaio di quest'anno. Fu sempre Tarantini a chiamarmi. Questa volta mi diede mille euro di gettone e andai".

Come ci andò?
"Una macchina con autista, sempre Dino, da Bari a Ciampino. E qui in aereo".

Che aereo?
"Un aereo privato. Piccolo".

Ricorda insegne dell'Aeronautica militare?
"No".

Chi la accolse a Villa Certosa?
"Licia Ronzulli. È lei che organizza la logistica dei viaggi delle ragazze. Che decide chi arriva e chi parte. E smista nelle varie stanze".

Chi c'era nella villa?
"Una ventina di ospiti. Molte ragazze e qualche uomo.
Oltre a Berlusconi e Tarantini, ricordo Susanna Petrone, quella che sta con Marco Borriello, il calciatore. E ricordo anche Carolina, quella del Grande Fratello che poi doveva fare una fiction".

Che si faceva nella villa?
"Balli, canti. Coreografie tra ragazze brune e bionde. C'era anche Apicella che cantava".

Incontrò Berlusconi?
"Sì, dopo che aveva finito di fare un massaggio mi portò insieme ad altre ragazze con la macchinina a visitare il parco. Giocammo con il cane che gli ha regalato Bush".

Lei come si rivolgeva a Berlusconi?
"Io lo chiamavo Silvio. Tutte le altre lo chiamavano Papi".

Tutte?
"Tutte. Io non avevo confidenza e mi limitavo a Silvio".

C'erano minorenni nella villa?
"Non saprei. Eravamo tutte molto giovani".

Vi parlaste?
"Fu molto dolce. Come un padre. Gli raccontai che avevo perso i genitori. Che la mia bimba non stava bene. Che non ce la facevo a tirare avanti da sola. Lui mi diede un bacio sulla fronte e prima che partissi mi consegnò una busta".

Cosa c'era dentro?
"Una cifra molto generosa in contanti. Fu un gesto bellissimo. E io, lo giuro su mia figlia, con lui non ebbi nessun rapporto sessuale. Posso solo dire che Tarantini diceva a noi tutte che per chi andava con il Presidente c'era la busta con cifra a piacimento. Io, lo ripeto, ho avuto la busta ma senza fare nulla perché non sono una escort".

Fu invitata di nuovo?
"Si. Un'altra volta, alla fine di febbraio, sempre a Villa Certosa, ma la cosa saltò perché morì la sorella del Presidente".

Anche quella visita doveva essere a gettone?
"Sì. Fosse stato per Tarantini mi avrebbe pagato ogni visita. Perché questo è l'accordo che aveva con me".

Sapeva che Patrizia aveva deciso di raccontare la sua storia?
"Patrizia meditava vendetta da Natale scorso. Mi disse che avrebbe fatto lo scoop perché non era stata aiutata dal Presidente. Io non ero d'accordo. Perché quello che penso io è: "Meno male che Silvio c'è". Scrivetelo, mi raccomando. Ci tengo. Difenderò Berlusconi fino alla morte".

Lei è mai stata invitata a presentarsi alle elezioni con il centro-destra?
"Sì, alle ultime elezioni ero candidata alle comunali nella circoscrizione Madonnella a Bari con la lista "La Puglia prima di tutto". Ho preso 91 voti".

Chi le ha offerto la candidatura?
"Patrizia".

Quello che lei ci ha appena riferito lo ha detto anche alla Finanza?
"La Finanza mi ha fatto meno domande di voi. Ma le cose che ho detto sono le stesse".

venerdì, giugno 19, 2009

Senti chi parla

Il presidente Fini paventa il rischio di un disamore verso le istituzioni e la politica. Ma perché? Uno si chiede su cosa fondi, l'ex presidente di AN, queste sue paure. Io mi permetto di postare questo articolo sul suo ex portavoce. Ovviamente se qualcuno vuole vederci un rapporto sono fatti suoi. E ringraziamo ancora i geni che hanno fatto passare l'indulto.

Fonte la Stampa

Accompagnava la Gregoraci con l'auto blu: 8 mesi a Sottile

L'ex portavoce di Fini, Salvatore Sottile

L'ex portavoce di Gianfranco Fini è stato condannato dal Tribunale di Roma per il reato di peculato
Otto mesi di reclusione. Questa la condanna inflitta a Salvatore Sottile, ex portavoce di Gianfranco Fini, dai giudici della II sezione penale del Tribunale di Roma in merito alla vicenda dell’uso improprio dell’auto di servizio che, secondo le accuse, Sottile utilizzava per accompagnare le soubrette Elisabetta Gregoraci e Maria Di Majo nei locali della Farnesina (Fini era in quel momento Ministro degli Esteri).

Il processo nasce da un’inchiesta, ribattezzata poi Vallettopoli, aperta a Potenza nel 2006 dal pubblico ministero John Woodcock. I reati ipotizzati, che determinarono anche un arresto di Sottile per alcuni giorni, erano, oltre a quello di peculato, quelli di concussione sessuale e corruzione. Quest' ultimi, però, erano decaduti durante l'inchiesta. In particolare, l’accusa di concussione sessuale, finalizzata, secondo la procura potentina, per la Gregoraci ad ottenere raccomandazioni per poter lavorare in Rai venne archiviata dopo le dichiarazioni della showgirl. In un interrogatorio con il pm di Potenza parlò infatti di scambio di coccole e affettuosità con Sottile: un rapporto, insomma, da cui non sarebbe scaturito sesso.

In una precedente udienza, Sottile aveva spiegato che le attrici citate negli atti si recavano da lui per parlare di lavoro e, qualche volta, di problemi personali. «Mi sembrava normale e logico mandarle a prendere e portarle nel mio ufficio alla Farnesina» si era giustificato Sottile «così come ho fatto con altre persone che chiedevano di incontrarmi. Non dimentichiamoci che io per dodici anni sono stato anche capo ufficio stampa di un partito politico».

Quanto all’auto che gli era stata assegnata dalla presidenza del Consiglio, un’Alfa 156, l'ex parlamentare di An aveva detto di considerarla «un benefit per il lavoro che svolgevo e quando l’ho presa nessuno mi ha detto niente sulle prescrizioni vigenti. Posso dire che con quella vettura non ho mai fatto viaggi privati nè curato interessi personali. Mai usata neppure di domenica e nei festivi. Ammetto però di essermene servito per mandare a prendere persone che chiedevano un incontro per ragioni di lavoro. Non ci vedevo nulla di male».

Poppe

Se telefonando

Equilibrismi




Carlo Rossella: considerato un grande giornalista nel passato, in realtà uno che ha sempre ben saputo muoversi, ma che ha inventato "Verissimo" per dire, che di giornalistico ha davvero pochino. Carlo Rossella viene ormai usato dal Corsera per fare da controparte agli articoli e ai reportages seri che dimostrano la sempre maggiore inadeguatezza di un tizio, Berlusconi, che non dovrebbe stare dove sta. Il presidente di Medusa (quindi stipendiato dal presidente del Consiglio) si ammanta della sua fama di bon vivant, di una certa aura internazionale (una patente datagli non si sa bene da chi, né perché) per dare maggiore importanza ad affermazioni e difese d'ufficio che non troverebbero spazio su nessun giornale serio di alcun paese al mondo. Trucchetti ridicoli come iniziare un intervento che si sa dapprincipio di difesa a oltranza, con un "non capisco"? Sono cose che si usavano 30 anni fa, ma magari ancora qualcuno ci casca in Italia. Strano però, un uomo di mondo certe cose dovrebbe saperle. O forse funzionano in un piccolo stivaletto gettato nel mediterraneo che crede davvero di essere la ottava (o settima?) potenza al mondo. Almeno però, stavolta, l'intervista l'hanno fatta fare a Cremonesi che un po' di schiena diritta ce l'ha e non ha iniziato il pezzo coprendo di stomachevoli complimenti l'intervistato. Se non ci credete cercate le altre interviste a Rossella su questo blog.

Fonte Corsera

Carlo Rossella: «Vi racconto le cene a Palazzo Grazioli»

Il presidente di Medusa: «Il premier non può chiedere i documenti. Tarantini portò anche un’attrice famosa»


MILANO — «C’è una cosa che non capisco: come sia possibile che a una donna va da bene il passare per sempre come quella dei mille più mille, cena e dopocena». Carlo Rossella, presidente di Medusa Film, già di­rettore della Stampa, del Tg5 e di Panora ma, alle cene di palazzo Grazioli c’è stato. Ma del racconto di Patrizia D’Addario, la donna che sostiene di esser stata pagata per partecipare ad alcune serate nel quartier ge nerale romano del premier, proprio non si capacita. Patrizia D’Addario dice di aver ricevuto delle promesse che poi non sono state mantenute. «Ma scusi. Questa signora si è autoaccu sata di essersi... diciamolo pure, venduta per mille euro per partecipare a una cena. E per duemila per una cena più il resto. Ma chi glielo ha fatto fare? E, visto che ci siamo, a quale prezzo lo ha fatto?».
È arrabbiata, forse...
«Va bene, ma d’ora in avanti chiunque parlerà di lei, sarà su quello. Devono averla pagata parecchio». Chi? Secondo lei esiste un complotto, da Noemi fino a questa vicenda?
«Io ritengo una cosa sola. Che questa si gnora deve avere avuto un bel tornaconto. Quanto alla storia di Noemi Letizia, è stata chiarita. Fine. Conclusa. Berlusconi ha pre so i voti che ha preso e, ha notato? Nessuno ne parla più».
Ma queste cene a palazzo Grazioli come si svolgono?
«Sono cene. Semplicemente questo. Ber lusconi invita qualche amico, molto spesso gente giovane. Ci sono belle ragazze, certo. E spesso arrivano altri amici, che magari portano altre ragazze».
Anche Giampaolo Tarantini?
«Anche. Un giovane brillante, simpatico a cui piace farsi vedere in compagnia di bel le donne. Un modo per mettersi in mostra? Sono affari suoi, e non mi sembra così gra ve ».
E poi?
«E poi si mangia. Berlusconi racconta qualche barzelletta. Tra l’altro, mai scollac ciate. Barzellette normali».
Le cene non saranno soltanto a base di barzellette.
«No. Si parla anche parecchio di politica. Berlusconi parla dei fatti del giorno, li com menta, li rivive. Il tono non è certo quello della conferenza stampa. E poi c’è la musi ca».
Mariano Apicella?
«Non solo. Spesso ci sono musiciste, an che affermate. Per dire, una volta c’era Lola Ponce. A volte, una cantante napoletana molto brava, Filomena mi pare si chiami. E poi, una musicista argentina che è stata per seguitata dalla dittatura».
E il presidente? Non canta?
«A volte, certo. Capita. Perlopiù sono can zoni francesi. Anzi, quella che canta più spesso è Pigalle di Henry Salvador. Non sol tanto perché ha un timbro di voce abbastan za simile: il fatto è che una volta ha cantato quel brano a Parigi, in un locale, proprio in sostituzione di Salvador».
Nient’altro?
«Ma no, che altro? Si mangia. Cose molto semplici: pasta, verdure. Un antipastino di pesce. Il gelato al pistacchio per finire. Spes so le cose vanno un po’ per le lunghe per ché Berlusconi è di continuo chiamato al te lefono, e si deve alzare per rispondere. In ogni caso, a mezzanotte e mezza arriva sem­pre un maggiordomo con una pila di dos sier, e lui ci congeda».
Va bene. Ma tutte queste belle ragazze non sono fuori luogo?
«Ma perché? Le ripeto, sono amiche di amici. E se una non fosse una persona per bene, Berlusconi che ne può sapere? In ogni caso, si tratta quasi sempre di persone note. Proprio Tarantini una volta ha portato una delle più belle attrici italiane. Molto nota e molto bella». Pietà: il nome. «Mai. Non vedo perché dovrei metterla in difficoltà».
Lo stesso Giuliano Ferrara ha parlato di «stile di vita esposto ai noti meccanismi di condizionamento e di ricatto».
«Ma il premier cosa dovrebbe fare? Chie dere i documenti? Sono cene. E a Palazzo Grazioli credo possa fare quel che vuole. A Berlusconi piacciono queste serate in alle gria, e non è certo per rincorrere le donne. Semmai, sono loro a rincorrere lui. È poten te, l’uomo più potente d’Italia, è simpatico, affabile, alla mano...».
Appunto. Il rischio aumenta. Magari, chi lo sa, in buona fede: una battuta galan te del premier, e ci si illude.
«Illusioni perdute, ambizioni sbagliate... cose che lasciano il tempo che trovano». Insomma, nessuna critica? Persino Chi rac ha raccontato di alcuni irrituali discor si che gli avrebbe fatto il nostro premier. «Chirac dovrebbe guardare la trave nel proprio occhio, visto come è stato chiac chierato. Su di lui, ce n’è una collezio ne... ».
Marco Cremonesi

giovedì, giugno 18, 2009

Una nota che non dice nulla

Questa foto non c'entra nulla col tema del dibattere. Esattamente come questo articolo.


Alla luce di quanto ho postato in precedenza ecco un, a mio parere, pessimo articolo. Una finta nota di approfondimento che si conclude sempre con la solita stupidaggine: mttere in dubbio che ci possa essere una questione morale. È un vecchio trucco. C'è chi la fa bene e chi, come in questo caso, lo fa male. Tutti sapevano di queste indagini da mesi e adesso si accusa D'Alema di essere un manovratore. Poi si mettono in mezzo i dalemiani che sarebbero dubbiosi circa l'utilizzo della questione morale come arma politica. Caro Franco, ma credi davvero che i lettori, proprio tutti, portino l'anello al naso? Andiamo su, qua si parla di induzione alla prostituzione.

FOnte: corriere.it
L’offensiva prelude a sorprese per tutti

Nel governo prevedono che l’offensiva arriverà almeno fino ai ballottaggi di domenica e lunedì. Sono ottimisti: se davvero l’opposizione ha deciso di insistere nella delegittimazione di Silvio Berlusconi, il traguardo minimo sarà la riunione del G8 all’Aquila a luglio. Il premier continua a denunciare questa manovra, e aggiunge che non si lascerà travolgere. Ma il nervosismo appare palpabile. Il fatto stesso che i vertici del Pdl siano insorti per difenderlo evoca un logoramento.

Lo scontro violento con Massimo D’Alema, il dirigente del Pd che giorni fa aveva preannunciato «una scossa» contro palazzo Chigi, riaccredita un legame politico fra una parte della magistratura e pezzi d’opposizione in funzione antiberlusconiana. D’Alema minaccia di denunciare chiunque sostenga che lui manovra le inchieste giudiziarie. Ma il sospetto che palazzo Chigi insinua, è di una conoscenza preventiva di alcune indagini in corso: tesi tutta da provare, ma favorita dalle esternazioni dalemiane più recenti.

Sono gli ingredienti perfetti per declassare la politica a rissa; e su argomenti che con programmi e alleanze hanno ben poco a che fare. Il paradosso è che dopo i ballottaggi riemergano un leader premiato dagli elettori e tuttavia in difficoltà; ed un governo dotato di una maggioranza sempre solida, eppure indebolita da vicende extrapolitiche. La Lega giura che difenderà Berlusconi: atteggiamento che sottolinea il ruolo crescente nella coalizione, ed un segnale al Pd affinché non si aspetti sponde, qualunque cosa succeda.

Sempre che succeda. Per quanto bersagliato quotidianamente, il capo del governo non sembra disposto a farsi da parte; né, secondo il suo avvocato Niccolò Ghedini, è ricattabile. L’ostentazione di normalità che Berlusconi ieri ha offerto tornando all’Aquila e sorvolando le zone terremotate, è un modo per esorcizzare le ombre. Operazione non facile, anche per i riflessi internazionali. E’ passato rapidamente in secondo piano l’incontro alla Casa Bianca con Barack Obama: forse perché non è andato male. E sono state rilanciate le polemiche sulla sua vita privata: probabilmente per questo è stata annullata la conferenza stampa prevista ieri nel capoluogo abruzzese.

L’impressione è che la vicenda sia destinata ad offrire altre sorprese. Ma non soltanto negative per Berlusconi. Nel Pd si va facendo strada qualche dubbio sulla bontà di una campagna basata più su pretesi imperativi etici che su questioni politiche. L’invito al suo stesso partito di Pierluigi Bersani è indicativo. Anche perché non è chiaro se nel passato il Cavaliere abbia perso o non abbia vinto per le voci scandalose sul suo conto, o per degli errori politici. E’ un’incognita non da poco: non solo per Berlusconi, ma per i suoi avversari.

Massimo Franco

Mamma Rai accomoda

Antonio Dipollina per "Repubblica.it"

"No alla delegittimazione dei politici". Un invito alto e forte con cui il Tg1 ha introdotto oggi la sua edizione delle 13. Niente paura, non era un'iniziativa autonoma del principale tg del servizio pubblico. Lo ha detto invece, en passant, Gianfranco Fini e l'occasione era piuttosto ghiotta per non sfruttarla a dovere.

Quindi Fini nei titoli di testa, poi la Fiat e l'Iran e poi anche cosucce sparse: infine il problema dell'inchiesta barese che riguarda il Premier e comunque, e insomma, il Premier dice che è spazzatura e poi D'Alema come faceva a sapere tutte queste cose.


Delegato di oggi all'intervento finale e risolutivo, quello con cui si chiude il servizio con una dichiarazione forte, potente e convincente, quello che resta nella memoria dei telespettatori, era Maurizio Lupi. Non ce n'è, per qualche motivo i tg si ricordano all'improvviso solo verso la metà di ogni edizione, del problemino barese: il Tg1 è quello di richiamo e quindi ci si concentra di più su quello, ma gli altri stanno in zona, il Tg5 è sempre un po' più sulla notizia e si butta con maggiore sprezzo del pericolo. Servizio di punta di giornata: il Tg2 con il jackpot del superenalotto e la domanda: cosa fareste con 94 milioni in tasca? Per esempio una scommessa su cosa ci sarà nei titoli principali dei tg di stasera. Per fortuna ne parlano i siti di tutto il mondo.